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Si chiamava Alicia Aristegui, 37 anni, di Villalba, Navarra, Spagna. Due anni fa passeggiava con un'amica, forse confidandosi con lei dei problemi con il marito, in carcere per reati non gravissimi e più volte denunciato dalla consorte per le violenze e i maltrattamenti subiti da lei e dai suoi due bambini.
Era il 9 aprile, pomeriggio, e fu l'ultima passeggiata per Alicia. Perché Jesus Gil, 38 anni, aveva giurato alla moglie che l'avrebbe uccisa se lei avesse chiesto il divorzio, e Alicia lo aveva richiesto, dopo anni di reiterate e inascoltate richieste di aiuto a polizia e istituzioni contro quell'uomo. Jesus, uscito di prigione il giorno prima, segue la donna, la affronta e con 10 coltellate la uccide, nel pieno centro di Villalba. È nel nome di Alicia, delle 34 ultime vittime fino ad oggi nel 2004, e delle migliaia di altre brutalizzate nel silenzio che un migliaio di intellettuali spagnoli, tutti uomini, ha clamorosamente firmato un manifesto in appoggio alla nuova legge contro la violenza di genere, (così si chiama, e per la prima volta viene nominato il genere e non la più usata dicitura "sessuale") presentata in parlamento dal governo Zapatero, già passata la settimana scorsa alla Camera dei deputati e in lettura al Senato.
Nei primi mesi del 2004, dopo una decina di assassinii tra le mura domestiche, persino Amnesty International aveva presentato un agghiacciante rapporto sulla situazione spagnola, non solo denunciando l'immobilità e il silenzio del precedente governo, ma puntando il dito sullo stato di arretratezza, e omertà sull'argomento nell'intero tessuto sociale. Per questo risultano così dirompenti le parole del testo del manifesto: «Noi firmatari, uomini, diciamo Sì alla legge contro la violenza di genere. Perché non possiamo essere complici rispetto alla realtà di una violenza che, anno dopo anno, uccide decine di donne e obbliga molte altre ad abbandonare il proprio lavoro, la propria casa e la propria città per cercare di sfuggire al loro aggressore; una violenza che provoca ogni anno il suicidio di centinaia di donne e ne maltratta fisicamente e psicologicamente centinaia di migliaia. Perché la violenza esercitata da uomini contro donne richiede misure specifiche, dato che non assomiglia in niente, né in quantità né come caratteristiche, ai casi isolati di violenza di donne contro uomini».
Affermazioni pesantissime e inequivocabili, che segnalano una svolta epocale in Spagna, soprattutto perché il senso delle parole del manifesto non è solo la denuncia di una situazione gravissima in generale: per la prima volta, in modo plateale, alcuni uomini, prima ancora che a partire dal loro ruolo sociale, e proprio in quanto appartenenti al genere maschile, si assumono delle responsabilità come genere sull'argomento più tabù: la violenza contro le donne.
La legge è stata definitivamente approvata il 28 dicembre 2004 e qui sotto ne pubblico lo schema riassuntivo:
• L’uguaglianza tra uomo e donna: la violenza è la manifestazione più eclatante della disuguaglianza esistente.
• La garanzia di continuità delle azioni e dei programmi volti a tutelare la donna vittima di violenza.
• La certezza e la pubblicità dell’assistenza come base per l’emersione dei casi non denunciati.
• La gratuità della giustizia
Obiettivi
• La Legge mira a prevenire e a proteggere le situazioni di violenza.
• Si introducono nell’ordinamento giuridico spagnolo misure di azioni positive con l’obiettivo di sovvertire la situazione di disuguaglianza che, essendo latente nella coscienza collettiva, colpisce direttamente la donna.
• L’obiettivo finale è lo sradicamento del fenomeno. La protezione integrale delle vittime sarà perseguita attraverso misure che incidono sulla prevenzione, sulla sanzione dell’aggressore e sulle misure di assistenza totale per le vittime.
Misure d’appoggio alle vittime
• Si riconosce alla vittima il diritto di riduzione del tempo di lavoro, alla sospensione della relazione professionale con riserva del posto con diritto di sussidio di disoccupazione.
• Si stabilisce un programma di reinserimento lavorativo per le vittime che hanno perso il lavoro e per chi non può seguire il programma, si stabilisce un aiuto economico in funzione dell’età e della responsabilità familiare.
• Si stabiliscono aiuti per la formazione delle donne a sottrarsi alla dipendenza economica dei propri aggressori.
• Priorità d’accesso a case d’accoglienza ufficiali.
• Sussidi addizionali alle imprese che offrono un contratto alle vittime.
• Omologazione dei “servizi d’informazione alla donna” in tutte le città e in tutti i comuni per garantire a tutte le vittime le stesse possibilità.
• Adattamenti delle attuali case di accoglienza che si convertano in centri specializzati di recupero integrale al fine di offrire terapia psicologica, appoggio legale, sociale e educativo.
Sicurezza
• Creazione di unità speciali del Corpo nazionale di Polizia e dei Carabinieri
• I corpi nazionali partecipano con tutte le Amministrazioni.
• Si provvede alla sospensione cautelare della licenza d’armi ai colpevoli o ai sospettati d’atti di violenza contro una donna.
Giustizia
• Creazione di 430 giudici speciali, con competenze civili e penali, dedicati alla lotta contro la violenza di genere, di coppia e domestica.
• Creazione della figura del Procuratore contro la violenza di genere, in funzione del delegato fiscale dello Stato, competente in materie penali e civili pertinenti al discorso di genere.
• Modificazione della legge d’Assistenza Gratuita: le vittime di violenza domestica hanno diritto all’assistenza gratuita.
• La nuova norma ha modificato anche il Codice Penale, stabilendo pene più dure riguardo alla violenza di genere e di coppia, ma soprattutto stabilisce pene di peso differente a seconda che l’aggressore sia un uomo o una donna. All’aggressore di sesso maschile il maggior castigo (questo l’argomento maggiormente polemizzato che ha posto la Legge Integrale come oggetto di verifica d’incostituzionalità da parte del Tribunale Costituzionale spagnolo in quanto discriminatoria nei confronti degli uomini e violante il principio costituzionale secondo cui tutti gli uomini sono uguali dinanzi alla legge).
Educazione
• Creazione di una materia obbligatoria nelle scuole superiori: “Educazione per l’uguaglianza e contro la violenza di genere”.
• Incorporazione in tutti i Consigli d’Istituto, di tutte le scuole, di un membro incaricato di fornire mezzi educativi contro la violenza di genere.
Nuovi organismi
• Creazione di una Delegazione di Governo contro la violenza di Genere, in aggiunta al Difensore del Popolo e un Osservatorio incaricato di valutare le azioni di governo e le nuove misure.
• Creazione dell’Osservatorio nazionale sulla violenza sulla donna, che sarà l’occhio sulla situazione e sull’evoluzione della violenza sulla donna.
Sanità
• Sistemi di diagnosi precoci e sviluppo di programmi di sensibilizzazione e formazione del personale sanitario.
• Si stabiliranno protocolli sanitari per la prevenzione, la diagnosi precoce e l’intervento continuato, collaborando con l’amministrazione della giustizia.
• Creazione di una Commissione, in seno al Consiglio Interterritoriale del Sistema Nazionale di Salute, incaricata di appoggiare tecnicamente, coordinare e valutare le misure sanitarie stabilite dalla legge.
Minori
• Le situazioni di violenza sulle donne colpiscono anche i minori che si trovano nell’ambiente familiare, vittime indirette o mediate di questa violenza. La Legge contempla anche la loro protezione, non solo per la tutela dei diritti dei minori, ma anche per garantire in forma effettiva le misure di protezione adottate rispetto alla donna.
• I minori avranno diritto alle prestazioni dei servizi sociali nel caso si trovino sotto la patria potestà o in custodia della persona aggredita.
Altre misure
• Campagne informative di prevenzione e sensibilizzazione
• La pubblicità che utilizzi il corpo e l’immagine della donna in forma discriminatoria o vessatoria sarà qualificata come illecita e conseguentemente sanzionata.

Mi vedo costretta ad interrompere il "sogno spagnolo" per ritornare nella cupa realtà italiana: il secondo post sulla Spagna lo troverete sempre qui la settimana prossima.
Ora per favore guardate tutti bene questa foto:
Cito qui una parte dell'articolo scritto da Flavia Amabile su La Stampa: All'improvviso negli ultimi giorni sono apparsi dei manifesti in numerose zone di Roma. Dicono: «Nono comandamento: Non desiderare la donna d'altri. No alla violenza sulle donne», come potete vedere nella foto qui sotto inviata da una ragazza che li ha fotografati al volo ieri pomeriggio. Sono il seguito di una campagna organizzata da un'associazione chiamata Trifoglio, nata all'epoca del Family Day, formata da persone della destra papalina, fieramente antiabortista. Molti del Trifoglio hanno iniziato la loro attività come giovani di Storace in An. Sono molti vicini anche al movimento Con Cristo per la Vita che a Verona già dal 2001 al grido di “basta al peccato” organizzava incontri di preghiera settimanali davanti all’ospedale pubblico nei giorni in cui venivano realizzate le IVG, distribuendo volantini con immagini raccapriccianti e apostrofando le donne che si recavano nella struttura con l’epiteto di “assassine!”.
E adesso parlo io. Innanzitutto questo manifesto mi fa ribrezzo. "Non desiderare la donna d'altri", che vuol dire? Che la donna è un oggetto e appartiene a qualcuno? È proprio per questa stupida, incivile e schifosa credenza che le donne ancora oggi subiscono violenze, soprattutto in famiglia da mariti e compagni che si sentono in diritto di picchiarle, violentarle o ucciderle se gli va, perché le considerano di loro proprietà. Questa gente che appende manifesti del genere in giro per Roma non ci ha mai pensato? Io da donna mi sento offesa e presa in giro a vedere immagini e scritte che sembrano quasi incitare alla violenza domestica: tanto è commessa da chi possiede la donna, giusto? Finché in Italia ci sarà gentaccia del genere convinta di queste cose, la condizione delle donne non potrà mai cambiare. Pensano di difenderci in questo modo? Allora lasciate pure perdere, perché otterrete l'effetto contrario. Preferisco di gran lunga difendermi da sola, piuttosto che avere gente così che sostiene nel 2008 che le donne appartengano a qualcuno.
Per non parlare dell'aborto: ormai ne ho fin sopra i capelli. L'altra settimana mi è persino capitato di discutere con un intelligentone cattolico, antiomosessuali e razzista che è riuscito pure a dirmi che io ammazzo i bambini, perché sono favorevole. Venerdì scorso mi trovavo proprio a Roma e ho visto un manifesto simile con l'immagine di un feto e la scritta: "Quinto comandamento. Non uccidere. No all'aborto".Penso che certe persone non abbiano un minimo di intelligenza, oppure vedono la vita con i paraocchi. Ho parlato di prevenzione, di anticoncezionali, di educazione sessuale, di aiuti alle ragazze madri: ho parlato di tutto quello di cui si poteva parlare, perché pur essendo favorevole all'aborto, non credo che debba essere utilizzato come anticoncezionale, visto tutto quello che c'è a disposizione oggi per evitare le gravidanze indesiderate. Credo però che ogni donna debba essere libera di decidere, perché la maternità è una scelta libera e consapevole, non un obbligo. Addirittura mettersi a fare sceneggiate davanti a un ospedale PUBBLICO (non cattolico, perché l'Italia dovrebbe essere uno stato laico), mi sembra a dir poco osceno. Chi si permette di bollare una donna come assassina perché decide di abortire è un emerito ignorante che dovrebbe imparare a guardare di più se stesso, prima di sputare veleno sugli altri.
Tutto questo è la prova che il nostro è un paese incivile, maschilista e irrispettoso nei confronti delle donne e delle loro sofferenze. Certa gente medievale dovrebbe VERGOGNARSI! Facciamo vedere a tutti che cosa appendono in giro questi finti "difensori delle donne". Spero che qualcuno a Roma abbia la decenza di stracciare questo schifo che è un'altra (l'ennesima) offesa per tutte le donne.
Nei prossimi due post si parlerà della Spagna. Spagna femminista, Spagna con 9 donne al governo su un totale di 17 ministri. Spagna con Zapatero, uomo femminista, che non si ferma davanti a pregiudizi di genere e vince con le donne. Spagna che dal 2004 ha emanato una legge molto seria contro la violenza domestica per aiutare DAVVERO le donne.
Pubblico qui un'intervista tratta da Io Donna del 3 Maggio 2008. L'intervista è di Elisabetta Rosaspina, risponde Elena Valenciano, eurodeputata da 9 anni, responsabile Esteri del Psoe, il partito socialista spagnolo.
I più garbati hanno parlato di un governo da guinness. I più villani hanno alluso a una compagnia di sartine o, peggio, da circo, come se alla Difesa fosse stata delegata la donna cannone e, alle Pari Opportunità, una ballerina di flamenco.
Per disapprovare il gineceo al potere, in modo politicamente meno scorretto, si è insinuato che fosse un governo per allodole, composto dall'astuto José Luis Rodriguez Zapatero per distrarre con nove sottane gli spagnoli dalla penuria di liquidità, nelle banche e negli acquedotti di Barcellona e di Valencia. Non risulta che sospetti analoghi abbiano sfiorato il premier finlandese di centro destra, Matti Vanhanen, l'anno scorso, quando formò il suo consiglio dei ministri con dodici donne e otto uomini. Il primo in Europa a maggioranza muliebre. Né si può sapere che cosa accadrebbe in Italia, dove la ripartizione dei dicasteri sembra intenzionata a rispettare ancora un prudente rapporto di uno (per donna) a tre (per uomini). Ma i commenti del neo insediato capo del governo Silvio Berlusconi non sono passati sotto silenzio, a Madrid, dove la segretaria delle relazioni internazionali del Psoe, Elena Valenciano, si è incaricata di difendere dal sarcasmo del primo ministro italiano il "governo troppo rosa": colore che, tra l'altro, in Spagna, non evoca femminilità. Come dimostra il traje de luces, il costume dei toreri, spesso in tono confetto. «Ben venga la reazione di Berlusconi» assicura sorniona, Elena Valenciano, 47 anni, eurodeputata da nove.
Ben venga?
«Sì, è stata pedagogica. È servita a coalizzare, in difesa del governo, anche l'opposizione: la presidente della Comunità autonoma di Madrid, Esperanza Aguirre, otto o nove deputati e le giovani del partito popolare. Questo "machismo dolce", fatto di battute, ironia, scherzi è terapeutico, perché finalmente affiora e diventa visibile. È stata la nostra fortuna che tanti giornalisti spagnoli se ne siano fatti portavoce. Chi ha bollato il nuovo ministero dell'Uguaglianza come un ministero dell'Amore credeva di essere spiritoso, ma ha dimostrato soltanto di non conoscere la Costituzione, che tutela il diritto all'uguaglianza, e non all'amore.»
Anche in Italia: si chiamano Pari Opportunità.
«Non è la stessa cosa. L'uguaglianza è più delle pari opportunità. Include la difesa dalle ingiustizie e dalla violenza domestica.»
Che in Spagna marca record negativi: più di 70 donne assassinate l'anno scorso, 25 dall'inizio di quest'anno...
«È falso che in Spagna ci sia più violenza sulle donne che nel resto d'Europa. L'Italia o la Francia sono certamente agli stessi livelli e nelle nazioni nordiche è anche peggio. La differenza è che qui contiamo le donne uccise. Altrove non si tiene il bilancio, o la raccolta dei dati avviene secondo criteri differenti e quindi le cifre non sono paragonabili. In Svezia si inserisce nell'elenco anche una prostituta assassinata in un parco. Noi non conteggiamo le donne suicide, anche se molte di loro si sono tolte la vita perché non riuscivano più a sopportare la brutalità del marito o compagno. Molti soprusi non vengono denunciati. La legge approvata nella scorsa legislatura ha messo in campo una batteria di mezzi perché le vittime trovino la forza di ribellarsi. Spesso pagano con la vita. Ma è il prezzo della libertà di tutte.»
Come ha fatto la Spagna maschilista, reazionaria e cattolica, a diventare la Finlandia del Mediterraneo?
«È stato un processo più lungo di quanto possa apparire e più breve di quello che è avvenuto in altri stati europei. Quella spagnola è stata la società più veloce, da quando è entrata a tutti gli effetti nella comunità europea, 22 anni fa. Avevamo ansia di entrare in questo spazio di libertà. Il cambiamento delle donne, nello stesso arco di tempo, è stato radicale: ora convivono nonne che non avevano diritto di lavorare, di viaggiare e nemmeno di aprire un conto corrente, con nipoti che, a 20 anni, sentono di poter fare tutto, come e meglio degli uomini.»
Compreso il ministro della Difesa al settimo mese di gravidanza. Una mossa mediatica?
«È stato indubbiamente un gesto spettacolare, quello di Zapatero, non soltanto per il numero di ministre, 9 su 17 dicasteri, e per aver istituito il ministero dell'Uguaglianza. Ma soprattutto per aver messo una donna, Carme Chacón, alla Difesa. Il fatto che fosse incinta è stato un colpo di fortuna, non il motivo per cui è stata prescelta.»
Per i militari spagnoli è stata più una provocazione che un colpo di fortuna.
«Le critiche sono venute da un'associazione minoritaria. I due gruppi principali, quello conservatore e quello progressista, non lo hanno percepito come una provocazione.»
Due parole alla sinistra italiana, dopo la batosta elettorale?
«L'abbiamo presa pure noi, in passato, quando Aznar si affermò con una maggioranza assoluta. E, poi, è la prima volta che Veltroni si presenta come candidato premier.»
Anche Berlusconi si presentava per la prima volta nel 1994, ma vinse.
«La differenza è che Berlusconi non rappresenta un progetto politico, ma un modello di interessi. Veltroni ha un gruppo parlamentare abbastanza ampio per tenergli testa.»
E a quando la prima presidente di governo circondata di fotomodelli e showmen?
«Dopo aver tanto combattuto con gli stereotipi per arrivare al potere, una donna cade più difficilmente di un uomo nella tentazione di usare il gossip per aumentare la sua popolarità. No, tra tante trappole, quella sappiamo evitarla meglio di Putin e Sarkozy.»
L'intervista finisce qui. Ecco le nove ministre donne dell'attuale governo spagnolo:
Prima Vicepremier: Maria Teresa de la Vega
Ministra Infrastrutture: Magdalena Alvarez
Ministra Difesa: Carmen Chacon
Ministra Educazione e Sport: Mercedes Cabreara
Ministra per l'Uguaglianza: Bibiana Ado
Ministra Agricoltura e Ambiente: Elena Espinosa
Ministra Pubblica Amministrazione: Elena Salgado
Ministra Casa: Beatrix Corredor
Ministra Innovazione e Scienza: Cristina Garmendia
Ecco infine la statistica di presenza femminile nei parlamenti UE:
Svezia 47.0%
Finlandia 41.5%
Olanda 39.3%
Danimarca 38.0%
Spagna 36.6%
Belgio 35.3%
Austria 32.8%
Germania 31.6%
Portogallo 28.3%
Lussemburgo 23.3%
Lituania 22.7%
Bulgaria 21.7%
Estonia 20.8%
Polonia 20.2%
Lettonia 20.0%
Inghilterra 19.5%
Francia 18.2%
Italia 17.3%
Irlanda 13.3%
Malta 9.2%
Nel prossimo post si parlerà della legge spagnola emanata nel 2004 contro la violenza di genere e la violenza domestica.
VIENNA - Orrore in Austria per un nuovo «caso Natascha Kampusch»: ad Amstetten, un uomo avrebbe tenuto rinchiusa per oltre ventiquattro anni la figlia in una cantina, abusando sessualmente della donna, e oggi sarebbe il padre-nonno dei 7 figli nati dall'incestuosa relazione. La notizia è stata diffusa dalla radio pubblica austriaca Orf e dall'agenzia Apa, a cui le autorità hanno confermato i sospetti. Le autorità sono incappate nella drammatica vicenda quando un uomo ha portato nell'ospedale di Amstetten una giovane 19enne in gravissime condizioni. Lui ha detto di aver trovato la ragazza in stato semi-incosciente; i medici hanno voluto cercare la madre, per capire come si fosse ammalata e hanno scoperto la vicenda. A quel punto sono scattate le ricerche della madre, che sentendosi braccata, avrebbe fatto ritrovare un biglietto con scritto: «Non cercatemi, sarebbe inutile e potrebbe soltanto acuire il mio dolore e quello dei miei figli». L'uomo avrebbe abusato sessualmente per anni della figlia, che oggi ha 42 anni, e sarebbe non solo il padre della giovane internata, che versa tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva, ma anche dei suoi sei fratelli.
I FIGLI - La donna, Elisabeth F., ha detto alla polizia di aver avuto sette figli, uno dei quali morto subito dopo la nascita. Avrebbe iniziato a subire i primi abusi sessuali dal padre all'età di undici anni e che il 28 agosto del 1984 venne definitivamente rinchiusa in una stanza dello scantinato della loro casa. Ed è qui che la donna ha dato alla luce sette figli, di cui due gemelli, uno dei quali morto qualche giorno dopo la nascita perché non assistito abbastanza. Secondo il racconto di Elisabeth, il padre si occupò di liberarsi del corpo, bruciandolo. La polizia ha riferito che nel corso degli interrogatori la donna ha mostrato segni di «grandi disturbi» psicologici ed ha accettato di parlare solo dopo aver ricevuto l'assicurazione che non avrebbe più avuto alcun contatto con il padre e che le autorità si prenderanno cura dei suoi figli, tre ragazzi e tre ragazze di età compresa tra i 5 e i 20 anni. Il caso ricorda molto da vicino quello di Natasha Kampusch, la giovane tenuta segregata per 8 anni in una cantina di una casa alle porte di Vienna da il suo sequestratore- padrone.
L'ARRESTO - La polizia austriaca ha arrestato l'uomo che ha 73 anni. La donna, che si chiama Elisabeth Fritzl secondo la tv, ha raccontato alla polizia di essere stata invitata dal padre nel 1984, quando aveva 18 anni, nella cantina della sua casa, nella cittadina di Amstetten, in Bassa Austria, dove è stata drogata e ammanettata.
LA POLIZIA - «Durante i 24 anni di prigionia l'uomo ha abusato di lei in continuazione», spiega in una conferenza stampa il capo della polizia del land Bassa Austria, Franz Polzer. Per stabilire quali e quanti siano i figli ora dovranno essere eseguiti i test sul Dna. Il padre arrestato non ha rilasciato dichiarazioni.
Per ulteriori aggiornamenti è disponibile anche un altro articolo, sempre tratto dal Corriere, che potete visualizzare cliccando QUI.
A dire la verità, le parole non le trovo ancora. Posso solo dire che sono agghiacciata per quello che è successo a questa ragazza, che negli anni della prigionia è diventata donna e madre. Quello che mi fa più disgusto è CHI ha compiuto questo orribile crimine: suo padre; per me non è concepibile che un padre possa fare una cosa del genere a sua figlia. Eppure esistono anche padri così. Io spero con tutto il cuore che nessuno possa riservare la minima pietà o perdono a questo essere ignobile, nemmeno Dio. Nessuno potrà restituire a questa donna gli anni della sua esistenza che le sono stati strappati via in un modo così atroce.
Questo deve farci aprire gli occhi su una realtà che si tende a nascondere e a ignorare: le violenze sulle donne in FAMIGLIA. Ovviamente qui siamo arrivati agli estremi, ma molte donne sono vittime di violenze efferate proprio all'interno del nucleo familiare, dove dovrebbero essere al sicuro, e per paura di ripercussioni preferiscono non denunciare.
Come sempre, le persone più indifese sono vittime delle peggiori cattiverie. Non ho altro da aggiungere, qualsiasi commento è superfluo.
Questo post è per tutte le persone che vogliono vederci chiaro sullo stupro della studentessa universitaria a Roma: la verità potrebbe essere molto diversa da quella che ci hanno propinato. L'articolo che pubblico è tratto da Femminismo a Sud e nelle parole evidenziate in nero potete trovare link di approfondimento.
Riepiloghiamo: A roma si misura la penetrazione al millimetro, proprio come fanno nelle aule di tribunale, per vedere se lo stupro c'e' stato oppure no. Perciò alla fine si allude al fatto che possa essersi trattato "solo" di aggressione, con accoltellamento, ma non di stupro.
Dalla zona rutelliana si dice poi che c'e' qualcosa di sospetto e che la magistratura farà chiarezza (c'e' veramente una indagine in corso su questo). Inoltre c'e' chi trova dubbio il fatto che uno spiantato di rumeno abbia un difensore stranoto vecchio tesserato all'Msi e che uno dei testimoni, soccorritori, del fattaccio sia presumibilmente un elettore di alemanno. Dall'altro lato tacciano rutelli di essere un miserabile che non ha rispetto del dolore altrui.
Senza offesa, a me fanno abbastanza senso tutti e due perchè in tutto ciò non si capisce come sta la ragazza, non si è parlato del "suo dolore" quasi per nulla. Si è parlato invece tantissimo del fatto che bisogna cacciare via i rumeni e che questo brutto fatto ha fatto perdere qualche speranza e molti voti a rutelli. Avevo parlato di donne abusate. Avevo sottovalutato la questione. In fase di elezioni dopo gli show televisivi con la precaria di An che fa finta di opporsi a berlusconi e si becca in offerta speciale il figliolo come promesso sposo, evidentemente bisogna cominciare a pensare che ci sia anche un mandante, per stupri su commissione, o un pusher di tragedie personali.
Quando avvengono c'e' chi si presenta alle vittime per stabilire il valore di mercato della aggressione. Furto vale 100 punti, furto e aggressione in villa vale 500 punti, aggressione semplice vale 250 punti, aggressione con stupro vale 1000 punti tondi. Aggiudicarsene uno è da campioni. E' mercato aperto, belle donne, se vi fate stuprare ora può essere che scuciono persino qualche euro, tanto per loro siamo tutte puttane. Siamo carne da macello, siamo oggetto di allusioni e insinuazioni sessiste. Siamo niente. Siamo quelle cui viene tolta credibilità. Siamo quelle su cui si specula per mettere in pratica le deportazioni naziste di stranieri (perchè fa male immaginare che si sia potuto ordire un piano così terribile per mere questioni elettorali). Siamo niente.
Come dice Flavia Amabile in un suo articolo che parla di questo: "[...] non è l’effetto sul voto a provocarmi alcune difficoltà di digestione stasera. E’ il non sapere se è più umiliante pensare che un uomo abbia violentato una donna o che qualcuno possa aver fatto violentare una donna e piantarle un coltello in pancia per dare un corso più definito ad una campagna elettorale. [...]"
L'articolo prosegue QUI.
Voi non potete neanche immaginare la mia faccia in questo momento: provo un misto di indignazione, rabbia, schifo e voglia di prendere a calci nelle palle “qualcuno”. Questo post della politica se ne infischia. Destra e sinistra? Non so chi mi fa più schifo a dire la verità. Non ci sono tante parole per commentare una notizia del genere perché sono NAUSEATA, infatti sarò brevissima.
Innanzitutto la mia solidarietà va tutta alla vittima, anche se non la conosco, le sono vicina e comprendo la sua sofferenza (visto che nessuno si sogna mai di pensare alla donna stuprata: chissà perché passa sempre in secondo piano oppure viene additata come la “colpevole”).
Ora passiamo agli “infami”: la verità sulla faccenda non si sa ancora, però sanno tutti che a pensare male si fa peccato, ma spesso si azzecca. Nel caso in cui questo stupro sia stato strumentalizzato in un modo così vile e schifoso, io non posso che esprimere tutto il mio disprezzo per “uomini” (fossi un uomo mi offenderei a sentire che certa feccia viene definita in questo modo) che vengono addirittura identificati come “eroi” o “angeli”. Avrei altre parole per definirli che stanno agli antipodi di queste.
Infine vorrei spendere una "buona parola" per i razzisti ignoranti che sono venuti qui a citare versetti del Corano (manco la Bibbia fosse meglio) per farmi capire che l'Islam fa schifo e che noi siamo "evoluti". Non so voi, ma ditemi se trovate tanta differenza tra un Paese musulmano, dove le donne vengono lapidate, e lo Stato Italiano dove le donne sono considerate OGGETTI, umiliate e FATTE STUPRARE per una sudicia campagna elettorale. Se siete capaci (almeno per questa volta) di far funzionare il vostro cervello atrofizzato, evitate di venire a postare commenti del genere qui.

Dopo gli ultimi fatti di cronaca nera riguardanti le donne si è di nuovo aperto il capitolo “problema sicurezza in Italia”. Solo la settimana scorsa a Milano è stata violentata una ragazza americana da un egiziano conosciuto in una discoteca, mentre pochi giorni fa a Roma una studentessa di 30 anni è stata accoltellata e stuprata da un romeno. Gli animi si sono subito scaldati, soprattutto tra gli esponenti della Lega Nord, che hanno proposto di espellere tutti gli stranieri dall’Italia. Io mi sono posta questa domanda: ma c’è un vero interesse per la tutela delle donne oppure questo è il pretesto per organizzare “spedizioni punitive” contro persone che non c’entrano niente?
Se davvero i leghisti vogliono tutelare le donne dalla violenza, cosa ci facevano alle manifestazioni dell’8 marzo a urlare: “Venite qui t*** che vi stupriamo!”? È questo il rispetto delle donne? L’unico messaggio che colgo da tutto questo è che le donne italiane possono essere picchiate e stuprate solo da uomini italiani, a quel punto nessuno parla più. Una settimana fa a Milano in Stazione Centrale una ragazza 17enne ha rischiato di essere stuprata da un uomo di 38 anni sieropositivo, tra l’indifferenza dei passanti: qualcuno si è accanito così tanto su questo stupratore? Ovviamente no: è italiano, quindi può stuprare. Cosa vogliamo dire dell’uomo italiano che ha ucciso la moglie incinta all’ottavo mese di gravidanza? E dell’uomo, sempre italiano, che ha ucciso una ragazza 20enne incinta al nono mese perché non voleva che la sua famiglia sapesse del bambino?

La violenza sulle donne è un argomento talmente delicato che sarebbe meglio informarsi prima di parlare. È doveroso ricordare che il 69,7% degli stupri è opera di partner, l’80% delle violenze si consuma in famiglia e in Italia le donne vittime di violenza domestica sono 7 milioni: tutti questi atti di violenza sono compiuti da ITALIANI e ci tengo davvero tanto a sottolinearlo. Perché quando è un italiano a compiere un reato del genere tutti stanno zitti e muti? Anzi no, a dirla tutta, gli italiani non vengono neanche puniti: su 100 stupratori denunciati alle autorità solo 1 viene infine condannato (tenendo conto che le violenze denunciate rappresentano solo il 7% di quelle totali).
Ora, io non voglio essere buonista perché penso che se una persona commette un reato deve sempre essere punita, sia straniero che italiano. Se dobbiamo espellere i clandestini e tutti gli immigrati che non rispettano le nostre leggi io sono d’accordissimo (senza prendersela con tutti gli immigrati regolari), però non vorrei mai che si individuasse lo stupratore solo nello straniero, perché la realtà è ben diversa! La maggior parte degli stupratori sono italiani e sono ben conosciuti dalla vittima: più è stretto il rapporto tra carnefice e vittima, più è alta la possibilità che si consumi la violenza. Apriamo gli occhi su questo e non viviamo di stereotipi!
Un altro appunto va fatto sull’idea del braccialetto antistupro orridamente suggerita da Francesco Rutelli. Questo aggeggio dovrebbe essere indossato dalle donne, che possono usufruirne per chiedere aiuto alla polizia in caso di aggressione. Come se noi donne fossimo oggetti con l’antifurto incorporato: questa non è un’idea, ma una grandissima presa in giro, anzi, un’umiliazione per tutte le donne. Se il nostro stato ha davvero così a cuore la questione femminile perché non si impegna a controllare di più le strade? Perché non mette in galera sul serio gli stupratori? Perché se una donna va a denunciare il marito violento invece di riderle in faccia non la ascoltano?
Infine, vorrei parlare una volta per tutte dello spray antiaggressione: in Italia è illegale! È considerato alla pari di un’arma da fuoco e per quale motivo? Perché essendo urticante potrebbe causare un danno all’aggressore: assurdo! Un “uomo” può violentare una donna e lei non ha nemmeno il diritto di difendersi? È questo lo stato che ha a cuore la salute e l’incolumità delle donne? Direi proprio di no. Credo che questo sia invece uno stato in cui tutti puntano il dito verso gli “stranieri” e non si degnano nemmeno di guardare quello che combinano i cari italiani (che santi non sono).
Chiedo a tutti un aiuto per diffondere il comunicato che sto per pubblicare. Si parla della famosa pillola del giorno dopo, il contraccettivo di emergenza. Per colpa dell'ignoranza comune in materia, questa pillola viene spesso confusa con la pillola abortiva Ru486: ebbene, NON C'ENTRANO ASSOLUTAMENTE NIENTE!
La pillola del giorno dopo NON è abortiva semplicemente perché agisce PRIMA dell'inizio della gravidanza impedendo all'eventuale ovulo fecondato di annidarsi nell'utero: nessuna gravidanza viene interrotta, perché non le si dà la possibilità di iniziare. Come si può interrompere un qualcosa che non è nemmeno iniziato? È opportuno specificare questo, altrimenti si continua a parlare per sentito dire, per luoghi comuni e per false credenze che vedono nella pillola del giorno dopo un "attacco alla vita".
Ovviamente questa pillola, per essere efficace, deve essere assunta entro e non oltre 48 ore dal rapporto a rischio. Ma come può una donna riuscire ad assumerla in tempo se deve "giocare" alla caccia al tesoro per trovare il medico che la prescriva e il farmacista che si degni di vendergliela?
Pensate che negli Stati Uniti per le ragazze maggiorenni è disponibile senza ricetta medica, in Francia inoltre le ragazze minorenni possono acquistarla liberamente senza il bisogno di dichiarare la propria identità, in Svizzera e nel Regno Unito viene venduta senza ricetta medica e distribuita anche gratuitamente. Come mai qui in Italia c'è ancora questa voglia di negare il diritto a una donna di accedere ad un farmaco di cui ha bisogno? Chissà cosa succederebbe se si negasse agli uomini il viagra...
Per questo diffondo il comunicato dell'UDI (Unione Donne in Italia): perché noi donne ci siamo stancate di avere persone che vogliono decidere per noi e per il nostro corpo. Vogliamo che l'obbligo di ricetta per la pillola del giorno dopo sparisca e che le donne possano usufruire in tutta libertà del cosiddetto contraccettivo d'emergenza.
Contraccezione d'emergenza: anche noi "non possumus"
Non possiamo più tollerare la vergognosa indulgenza delle istituzioni sanitarie e di governo verso quei medici che fanno obiezione alla prescrizione della contraccezione d'emergenza, detta "pillola del giorno dopo". Episodio dopo episodio, denuncia dopo denuncia, ci troviamo di fronte ad una diffusa e vergognosa omertà. E diciamo questo proprio ora, dopo che finalmente si rompe, anche sulla stampa, il muro di silenzio che ha circondato le nostre denunce in tutti questi anni. Ora che, a elezioni ormai sopraggiunte, Livia Turco ha predisposto due numeri, pubblicati dai giornali (0659942378-0659942758) corrispondenti all'Ufficio relazioni con il pubblico del Ministero della Salute, per "segnalare casi di rifiuto di certificazione della contraccezione d'emergenza" (la Repubblica, 9 aprile 2008), ora che qualcuno, per esempio il PM della Procura di Roma, nel chiedere l'archiviazione della denuncia presentata nel 2006 da una donna che si era vista rifiutare la certificazione, incomincia a porre il quesito se "forse" sia il caso di legiferare sull'obiezione di coscienza dei medici (la Repubblica, 9 aprile 2008).
Ora, forse, si incomincia a capire che cosa è successo in questi anni di "ritardo", in realtà anni di copertura ideologica, maschilista e fondamentalista di gravi prevaricazioni contro le donne.
Facciamo dunque sapere che l'UDI-Unione Donne in italia segue con pena e vera angoscia le vicissitudini delle donne che girano da un posto all'altro, elemosinando ciò che spetta loro di diritto... ma aggiungiamo che daremo voce e azione alla nostra pena.
Quei medici buontemponi (molti uomini e qualche donna, ahimè) che sottopongono giovanissime terrorizzate e insicure, ma anche donne mature e consapevoli, all'umiliante gioco dell'oca che hanno inventato per loro (vai alla casella, salta, fai un passo indietro) debbono sapere che abbiamo tutta l'intenzione di togliere il giocattolo dalle loro mani.
A breve sarà attivo il Comitato nazionale delle donne "Quando decidiamo noi", promosso dall'UDI, che fra i suoi obbiettivi principali prevede proprio il monitoraggio (dalla parte delle donne) della corretta applicazione della 194, con tutti i suoi corollari.
Vedremo se nell'Italia e nell'Europa del terzo millennio si potranno ancora predisporre queste forche caudine per deridere e disprezzare le donne, se la definizione della funzione di un farmaco deve essere subordinata all'estro del momento o se esistono definizioni convenzionali che debbono valere per tutti.
Gli ordini professionali di medici e farmacisti, le direzioni sanitarie e i sindaci (responsabili ultimi della salute dei cittadini) avranno in noi un pubblico attento, nel frattempo chiediamo al prossimo governo di liberalizzare subito la contraccezione d'emergenza, togliendo le donne dal ricatto di gente senza scrupoli e anche un po' perversa. Abbiamo aderito alla campagna radicale su questo tema e continueremo ad insistere su tale obbiettivo a breve termine.
Tutti sanno che la "pillola del giorno dopo" è un contraccettivo d'emergenza (definizione ufficiale dell'OMS), praticamente innocua, almeno come lo può essere un farmaco, che è distribuita senza ricetta in molti paesi europei e in alcuni (Norvegia, Olanda e Svezia) è distribuita anche fuori dalle farmacie. Dunque la ricetta è lo strumento di controllo e di filtro che dobbiamo togliere di mezzo.
Contemporaneamente certo pretendendo una sanità civile e sottoposta alla legge e non una giungla dove ciascuno fa quello che gli pare, pretendendo quindi che i santoni dell'embrione, anche virtuale, compiano le proprie pratiche lontani dai luoghi della salute pubblica, ma siccome potrebbe essere una cosa lunga e ci siamo fidate anche troppo della buonafede di dirigenti sanitari, medici e amministratori, intanto diciamo: via la ricetta dalla contraccezione d'emergenza!
Laura Piretti
Udi-Unione Donne in italia
Roma 15 Aprile 2008
Molti di voi avranno sentito parlare della bambina di 8 anni che in Yemen ha chiesto il divorzio dal marito, un uomo di 30. L'infanzia di una bambina è stata stroncata così: con violenze e abusi sessuali. Secondo il Centro Studi Donne e Sviluppo dell'università di Sana'a, capitale dello Yemen, il 52,1% delle donne nello stato vengono date in spose da bimbe, senza alcun controllo. Vi propongo quindi un articolo del Corriere della Sera del 14 Aprile, che racconta la storia di questa bambina-coraggio, scritto da Viviana Mazza. (in foto la bambina e il marito)
Tutta sola, avvolta in un’abaya nera, una bambina di 8 anni si è presentata il 2 aprile a un tribunale di Sana’a, la capitale dello Yemen, per chiedere il divorzio dal marito. Nojoud Muhammed Nasser ha denunciato il padre, che due mesi fa l’ha data in moglie a un uomo di 30 anni, e il marito, che l’ha picchiata e costretta ad avere rapporti sessuali.
«Ogni volta che volevo giocare in cortile, mi picchiava e mi faceva andare con lui in camera da letto – ha raccontato –. Era molto duro con me e quando lo imploravo di avere pietà, mi picchiava, mi schiaffeggiava e poi mi usava. Voglio avere una vita rispettabile e divorziare».
È la prima volta che una minorenne chiede il divorzio in Yemen. La legge non la protegge. Moltissime bambine vengono date in spose all’età di Nojoud in Yemen (oltre il 50% secondo uno studio del 2006). La legge fissa l’età minima per il matrimonio a 15 anni, per maschi e femmine, ma non punisce chi la viola, dice l’avvocato della Corte suprema Satha Muhammed Nasser, che ha assunto la difesa della bimba e le ha trovato un posto in un orfanotrofio.
All’uscita del tribunale, col sorriso teso ma lo sguardo deciso, Nojoud ha raccontato la sua storia al giornalista Hamed Thabet, 23 anni, dello Yemen Times. «Mio padre mi ha picchiato e mi ha detto che dovevo sposare quest’uomo. Lui mi ha fatto brutte cose, io non avevo idea di cosa fosse il matrimonio. Correvo da una stanza all’altra per sfuggirgli, ma alla fine mi acchiappava, mi picchiava e poi continuava a fare ciò che voleva. Ho pianto così tanto, ma nessuno mi ascoltava. Ho supplicato mia madre, mio padre, mia zia di aiutarmi a divorziare. Mi hanno risposto: “Non possiamo fare niente. Se vuoi, vai in tribunale da sola”. Ed è quello che ho fatto».
Dice Thabet al telefono da Sana’a: «Era così dolce e così triste. È una donna sposata, che capisce tante cose, e allo stesso tempo una bambina che vuole studiare e giocare». Anche il giudice Muhammad al-Qadhi si è impietosito: pur essendo Nojoud troppo giovane per testimoniare, ha fatto arrestare il padre, Muhammed Nasser, e il marito, Faez Ali Thamer.
L’avvocatessa Nasser sostiene che il matrimonio era illegale. Altri non ne sono certi: «A nessuno frega della legge, quello che conta è il sistema tribale», dice il giornalista Thabet. «Specialmente nelle zone rurali, i genitori danno le figlie in spose all’età di 7, 8 o 9 anni – spiega Amal Basha, direttrice di un gruppo per i diritti delle donne, Sisters Arab Forum for Human Rights –. Pongono la condizione che il marito non abbia contatto sessuale con la moglie finché non è matura. Ma vive con lui e non c’è controllo: è alla mercé del marito e del suo desiderio». Divorziare per Nojoud non sarà facile, aggiunge. «Non è un’adulta, quindi prevale ciò che dice il suo guardiano». Lo zio si è presentato come suo guardiano in aula. Ha detto che il padre di Nojoud ha perso il lavoro di netturbino e soffre di problemi mentali: è stato rilasciato. «La bambina deve anche restituire tutto il denaro che i