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Cara,
ho deciso di usare queste parole e questo mio blog per comunicare con Te, per trasmetterTi appoggio, fiducia e speranza.
Non Ti conosco, ma mi sembra di conoscerTi da sempre. Conosco la tua rabbia, la tua voglia di giustizia e purtroppo conosco anche la codardia della gente che ti addita come colpevole e difende i tuoi aguzzini, quegli otto mostri che una sera di due anni fa ti hanno stuprata per ore.
So che il comune ha pagato i loro avvocati difensori, so che hanno ricevuto tutto il sostegno possibile e so anche che nessuno ha mai pensato a Te, se non per aggredirti e diffamarti.
Ho ascoltato le parole del padre di uno dei mostri, che ancora oggi, dopo una confessione e una sentenza di colpevolezza, continua a difendere il figlio, negando lo stupro. Conosco la sentenza che ha "condannato" gli otto mostri al reinserimento in società e che prevede in seguito l'estinzione del reato, come se nulla fosse accaduto; sappiamo bene tutti che se fossero stati romeni o marocchini o semplicemente "stranieri" le cose sarebbero andate in modo molto diverso.
Nel 2009 dobbiamo ancora chiederci se è giusto o meno mandare in galera chi stupra. Dobbiamo ancora domandarci se anche le donne hanno diritto alla libertà, al rispetto e alla giustizia.
È uno schifo, lo so. Una vergogna per il genere umano che possa essere considerato tale.
Penso che nessuna di queste ignobili persone si sia mai chiesta come stai Tu, ma io sì, sai, me lo chiedo tutti i giorni. Mi preoccupo per Te.
Non mi metterò mai dalla parte dei carnefici. Non sarò complice di un branco di vigliacchi stupratori. Sto con Te, sono qui e non me ne vado. Non lascerò questo campo di battaglia. Non diventerò anch'io una codarda che pugnala alle spalle una vittima di violenza.
Voglio ricordarTi, Cara, che là fuori ci sono persone buone, in prima linea, pronte a darTi tutto l'affetto, il sostegno e l'amore che meriti. Io mi schiero tra loro. Non sei sola.

Un Abbraccio di Sorellanza.
Messo in luce da wonderely alle 18:50 di lunedì, 26 ottobre 2009


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Argomenti trattati nel post: leggi, libertĂ , indifferenza, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , aggressione, stereotipi, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere


Per problemi personali il blog resterà chiuso a tempo indeterminato.

Saluti a tutti.
Messo in luce da wonderely alle 15:27 di domenica, 21 giugno 2009


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Argomenti trattati nel post:

Morire per un'emorragia, da sole, in casa, raccogliendo il proprio sangue in una bacinella per evitare di sporcare, sperando di stare meglio, mentre il sangue continua a uscire e sopraggiunge la morte, irreversibile, ignobile, nell'indifferenza più totale. Non si chiede aiuto perché ci si trova in un paese in cui non ci si può rivolgere a un ospedale, per paura di essere denunciati. Non si chiede aiuto anche per paura di perdere il proprio lavoro.

E così si muore. Si muore di indifferenza, si muore di razzismo. Si muore.

É accaduto a Torre a Mare a una badante ucraina di 40 anni, morta per un'emorragia in seguito, si pensa, ad un aborto spontaneo. Si chiamava Vira Orlova, ma era conosciuta come Ylenia, era badante di un'anziana non autosufficiente. È stato proprio il figlio dell'anziana a trovare la donna in una pozza di sangue e a chiamare i carabinieri. Ora è stata disposta l'autopsia, che chiarirà definitivamente le cause della morte.

Questa storia non mi è nuova, chissà com'è. Qualche mese fa una prostituta è morta di tubercolosi per paura di essere denunciata e un'altra donna a Napoli è stata denunciata dopo aver partorito: le hanno portato via il bambino.

In Italia si può morire di tubercolosi, in Italia si può morire per un aborto spontaneo. Non stiamo parlando dei paesi in via di sviluppo dove la sanità è precaria e dove medici di tutte le nazioni prestano aiuto alle persone bisognose, stiamo parlando dell'Italia, un paese europeo, che si vanta di essere civile, si vanta di fare questo e quello, si vanta di molte cose e intanto permette che uomini, donne e bambini muoiano in questo modo. Perché hanno deciso di negare loro le cure mediche. Hanno deciso di sterminarli così, violando uno dei principali diritti dell'individuo, quello alla salute.

Non posso non sentirmi triste di fronte a una notizia del genere, non posso non arrabbiarmi. Non posso restare impassibile sapendo che una donna è morta in questo modo orribile. Non posso pensare che se fosse stata aiutata ora sarebbe viva. Non posso non vergognarmi quando mi rendo conto che ci sono molti italiani che appoggiano questo schifo. Non posso non indignarmi.

Non è umanamente concepibile far morire una persona così. Ma tanto ormai là fuori non ci sono più degli esseri umani, ci sono solo delle bestie razziste assetate di sangue innocente.

Addio Vira Orlova.

Il tuo nome resterà qui, ben visibile, affinché nessuno dimentichi l'ennesima vittima del razzismo italiano.
Messo in luce da wonderely alle 21:18 di mercoledì, 10 giugno 2009


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Argomenti trattati nel post: salute, aborto, leggi, razzismo, libertĂ , indifferenza, notizie nazionali, inciviltĂ , la mia opinione

Nel post di oggi ho deciso di dare spazio ad un articolo molto interessante, proveniente da Femminismo a Sud.

Se qualcuno ha voglia di leggere qualcosa di diverso dai soliti giornali, questo è il momento giusto per informarsi sul serio e non essere vittime della strumentalizzazione.


Stupro di Stato

Mentre il premier, uomo autoritario, per nulla autorevole, dall'alto della sua mega villa e dei viaggi vacanze offerti su voli di stato ai suoi amici (fonte: El Pais), ancora prima di avere modificato la legge (agosto 2008) per legittimare il trasporto comitiva a spese dei contribuenti, dispensa lieto ottimismo sulla crisi che di certo non tocca lui ne tutti i pezzi grossi che gli fanno da corte dei miracoli: il suo sessismo fa scuola e legittima sempre più, anzi dona rinnovato "splendore" alla cultura dello stupro che condiziona le nostre vite.

La tivu' delle veline che offre corpi offesi tra una pubblicità e l'altra è la prima stupratrice del nostro paese. Così fanno le pubblicità sessiste, gli uomini che reiterano misoginia e odio verso le donne, i marchi aziendali che consumano le nostre vite per ridurci allo stato di semplici consumatrici.

Predatori sessuali si può esserlo in molti modi. La stessa definizione di "predatori" però è sbagliata perchè riconosce allo stupratore il ruolo di "cacciatore" mentre relega la donna al ruolo di "preda".

Lo stupro non è neppure un "furto" perchè il corpo di una donna non è definibile in una "proprietà". Resterebbe altrimenti da decidere "di chi" e la risposta la trovate sulle pagine dei giornali di destra. Il corpo delle donne viene inteso di proprietà dello stato che ci obbliga a fare figli per risolvere problemi demografici, di welfare, di assetto socio-economico, di continuità delle politiche capitaliste. E' di proprietà delle corporation che ci vogliono "utili" a realizzare il loro "profitto". E' di proprietà degli uomini che dei nostri corpi si servono come luogo di scarico di sesso fisiologico.

Lo stupro non offende la morale perchè non è un problema di scarso decoro giacchè se si stupra una donna in casa, tra quattro mura al chiuso, non va tutto bene purchè non si disturbi la vista e l'udito di nessuno.

Lo stupro non ruba l'anima perchè quest'ultima, sebbene ci sia stata attribuita solo di recente nel momento in cui siamo state promosse dal grado di animali da soma a quello di esseri umani, è creazione di una teologia che si occupa di spirito, metafisica, interiorità riflessa nel dogma dominante. Lo stupratore non è un "diavolo" che ruba anime lasciando che le sue vittime siano condannate all'inferno. Lo stupratore non agisce per soddisfare una ritualità di stampo massonico e non ha nulla di mistico, non ha un titolo così "autorevole" come quello che può essere riconosciuto dalla cultura religiosa al nemico numero uno di dio. Lo stupratore è semplicemente un uomo, spesso supportato da altri uomini e anche dalle donne. Lo stupratore è un uomo che considera le donne oggetti per il suo piacere. Esattamente come le televisioni, le pubblicità e tanta cultura sessista. 

Lo stupro non è "etnico", non appartiene ad un ceto "degradato" e non fa capo ad una precisa religione. Soprattutto: non si combatte con le ronde (che a Firenze, provocatoriamente, si chiameranno rondìni) che agiscono per conto della stessa cultura razzista che punisce le donne se non dichiarano "obbedienza" all'uomo *bianco*.

Lo stupro è violenza, dominio, potere esercitato su una persona senza che sia contrattato un consenso.

Lo stupro è "sii donna, non ti lagnare anche se fa male la prima volta, perchè tanto poi ti passa tutto", come fosse una puntura, ed è "sei tu che mi hai provocato e quindi me lo devi lasciare fare".

Stupro è quello avvenuto ieri sera a Roma, la capitale più in-sicura del mondo, in un parcheggio, alle due di notte, ad una donna - una giornalista - che ha spiegato come il suo stupratore parlasse italiano corretto.

Chi l'ha stuprata aveva un passamontagna nero, l'ha immobilizzata, minacciata, violentata e poi se n'e' andato.

Lo stupratore a volto coperto è una novità tutta romana o comunque di una nazione che ha usato la questione degli stupri per motivi razzisti, xenofobi e poco attinenti alla lotta contro la violenza sulle donne.

Uno stupratore che parla italiano e che si presenta con il passamontagna è come se fosse uno stupratore di Stato. Nascosto dietro l'alibi degli "stupri etnici", protetto dal disinteresse verso tutte le violenze che riguardano gli italiani, per nulla preoccupato delle conseguenze giacchè tanto si dirà che era uno straniero - che aveva frequentato un corso intensivo di italiano per sviare le indagini - e anche se qualcuno risale a lui in ogni caso varranno le solite attenuanti: aveva bevuto, era depresso, colto da raptus, soprattutto: lei che cazzo faceva in giro da sola a quell'ora?

Abbiamo visto come finiscono i processi per stupro che coinvolgono italiani. Quello della cirenaica è finito con una assoluzione in secondo grado sulla base di un pregiudizio: una donna che concede qualche effusione poi non può dire di essere stata stuprata anche se ci ha ripensato e ha detto di no difendendosi con tutte le sue forze. Quello romano di capodanno finisce a tarallucci e vino. Prima aveva confessato, poi la mamma fece lo show in televisione dicendo che è un bravo ragazzo e si sa che i bravi ragazzi fanno brutte cose solo se incontrano ragazze cattive, così i giornali sono andati alla ricerca di dettagli per denigrare la ragazza e hanno trovato una donna che ogni tanto esce, si diverte con gli amici e se ne fotte. E questo, come sappiamo, in italia è proibito. Poi c'e' stato lo stupro di gruppo di tre rampolli bresciani su una ragazzina e anche su di lei si sono scagliati i lampi e i tuoni e l'hanno sezionata come se fosse già morta, una autopsia per ricavare notizie sull'anatomia tipica della ragazza "poco seria" (che è una che non sa ridere - disse una signora siciliana). I ragazzi sono stati prosciolti e lei accusata di calunnia, per la felicità delle organizzazioni che giustificano lo stupro dietro più nobili e ufficiali propositi.

Sicchè questo ultimo stupro è proprio uno stupro di stato. Viene dopo le pompose affermazioni di ministri, carfagna compresa, che giustificavano il rifinanziamento della militarizzazione delle città perchè secondo il loro parere i soldatini impedirebbero gli stupri. Viene dopo i protocolli che offrono l'alibi per reprimere le manifestazioni di dissenso e vengono usati per fare ostruzionismo persino a iniziative come il pride. Viene dopo i regolamenti per il decoro (e quel ddl carfagna contro il modello di prostituzione che non passa dalla mercificazione ad uso di soggetti terzi) che ricattano e perseguitano le sex workers perchè colpevoli di essere lavoratrici indipendenti senza arrendersi a tutti i magnacci, di qualunque genere, vallettopolai compresi, che vogliono essere gli unici a speculare e realizzare profitto sui corpi delle donne. Viene dopo quei regolamenti che salvano puttanieri, ipocriti, bacchettoni e pedofili, protetti dalla conventicola tutta dio-patria-famiglia, mentre si censura il consumo di cornetto caldo dopo l'una di notte. Viene dopo lo svuotamento delle piazze e delle strade per togliere di torno un po' di vita sana e lasciare spazio agli stupratori. Viene dopo tanto dichiarare che la sicurezza, anzi la SicureZZa, faceva parte della tante cose "risolte" (quante balle!) dal governo della nazione e di Roma Capitale, con tutto il carico di finanziamento extra mal-speso che la leggina di nomina a città stato ha riservato al sindaco con la celtica al collo. Peccato che nelle periferie romane, come al Quartaccio, dove gli abitanti del quartiere hanno di recente manifestato, non sia stata messa neppure una lampadina per illuminare i percorsi al buio. Peccato che sia tutta una gran balla con spreco di risorse pubbliche e nessun effetto reale.

Questo ultimo stupro arriva dopo che la ministra alle pari opportunità ha portato la regina di svezia a passeggio per un centro antiviolenza senza che mai - nella pratica - abbia riconosciuto il loro effettivo valore. Ad oggi la regina di svezia ha donato ai nostri centri antiviolenza 3 milioni di euro. Il ministero ne ha prima tagliati 20 per coprire le strategie di Tremonti e poi si è allargata e ne ha promessi (da svariato tempo) 29. Non ci risulta che sia arrivato un soldo a nessuno. Anzi è assodato che vi siano centri in grossa difficoltà, alcuni dei quali - per mancato rinnovo convenzione da parte di sindaci di destra (il sindaco di palermo, per esempio) - hanno persino dovuto sospendere alcuni essenziali servizi (come il centro antiviolenza le Onde di Palermo).

Lo stupro arriva dopo che la capo dipartimento delle pari opportunità isabella rauti ha "narrato" in una conferenza internazionale a praga quanto le donne italiane siano felici: "da noi le donne che guadagnano meno degli uomini sono percentualmente meno degli altri paesi europei" - ha detto - e semmai questa non si rivelasse la gran balla che è viene da chiedersi se il dato c'entra qualcosa con il fatto che le donne italiane soffrono di disoccupazione e precarietà più che in ogni altro paese d'europa. Tra le altre cose ha anche detto che il ministero avrebbe finanziato corsi che affontano la questione di genere nelle università e nelle scuole secondarie (di quale stato parlava, di grazia?). Ci piacerebbe sapere dove, quando, chi, cosa, rispetto a questa notizia che ci sembra un'altra balla buona da smerciare all'estero o ci piacerebbe sapere se per momenti formativi che hanno a che fare con il genere non si intendano gli incontri a cura di azione giovani che parlano di contraccezione e interruzione di gravidanza con lo stesso tono degli inquisitori al tempo di giordano bruno. Proprio quello che poi fu bruciato. In ogni caso, se avete voglia di leggerlo, l'intero intervento sta qui.

Tutto ciò è stupro di stato. E' complicità, assenza, speculazione politica che si imbarazza negli incontri in luoghi di confronto con realtà più civili e coltiva arretratezza culturale in italia (come sarà stato difficile per la rauti comporre un intervento basato sulla filosofia che i sessismi sporchi bisogna gestirseli in quella grande famiglia a gestione patriarcale che è il nostro paese), è vigliaccheria, miseria, pochezza, mediocrità di stato. 

Gli uomini ci stuprano e ammazzano già abbastanza e davvero non ci meritiamo una ministra alle pari opportunità servile e senza alcuna autorevolezza che usa i momenti pubblici per allisciare i maschi potenti (vedi insulsa lettera inviata al corriere per difendere berlusconi).

Tutto ciò per dire che lo stupro di ieri, così come tante altre violenze si potrebbero evitare, se solo non fossimo le sole a volerlo. 

Tutta la nostra solidarietà alla donna che è stata stuprata ieri a Roma, da sola, in un garage, da un uomo con passamontagna che parlava italiano.

Riassumiamo dati e considerazioni sulla violenza maschile sulle donne. Buona lettura.

[La donna che vedete nelle immagini viene dal Tumblr di Hardcore Judas ed è una come tante: crede a ciò che dicono i giornali finendo per diventare cieca, muta e sorda. Tra questi: Il Giornale, Libero, Padania, sono giornali sessisti che giustificano lo stupro quando esso viene compiuto da italiani]

>>>^^^<<<

Dati sulla violenza maschile sulle donne

Alcune sintesi: qui, qui, qui.

Gli ultimi dati ufficiali risalgono al 2007 (fatti nel 2006 e presentati/rielaborati nel febbraio 2007).

Potete trovare tutto sul sito che descrive le indagini Istat.

Con particolare riferimento a:

Le violenze e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia visti in un quadro complessivo, con relativo documento in pdf completo dei dati.

Una indagine che parla di molestie e violenze sessuali (risalente al 2002 e diffusa nel dicembre 2004). Anche qui è riportato il documento integrale in pdf.

La ricerca del 2002 porta ad un intero volume su molestie violenze sessuali. Ecco: sintesi e documento integrale in pdf.

Quella del 2006 porta al capitolo su: "la sicurezza delle donne", con relative tavole di analisi. Ecco: Indice e pagina dalla quale poter scaricare le tavole in zip.

Esistono dati più recenti ma sono stati elaborati a carico dei comuni, delle province o delle regioni. Non tutti sono reperibili in rete. Non tutti sono dati che analizzano il fenomeno reale anzi gli ultimi sono stati resi noti dalle questure di varie città d'italia fondamentalmente per ricercare il dato che giustificava la repressione contro gli stranieri.

Interessanti invece i dati del 2009 della regione piemonte.

Altri dati ufficiali a parte quelli dell'Istat, che parlano sempre di violenze in Italia:

Rapporto Urban del 2006 a carico del dipartimento pari opportunità.

Rapporto Eures sugli omicidi in ambiente domestico (italia - 2006).

I dati dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) su una indagine fatta nel 2005.

Vari centri antiviolenza e organizzazioni che si occupano del problema hanno reso noti (difficilissimi da trovare online) i dati del fenomeno dal punto di vista dei casi trattati. Una sintesi della ricerca di Telefono Rosa conferma il dato sulla preponderanza di delitti e violenze sulle donne realizzate da persone di famiglia o comunque conosciute. 

La percentuale di violenze al di fuori dei contesti familiari o del giro di amicizie è bassissima. Lo dice l'Istat. Non lo diciamo noi.

La coincidenza di questi reati con la presenza degli stranieri in italia è stata elaborata di recente a cura del viminale (con la complicità del ministero per le pari opportunità) che ha messo a confronto i dati istat sulle violenze alle donne e i dati del ministero sui reati commessi in italia. L'incrocio tendeva ad analizzare esattamente l'aspetto razziale. Il dettaglio fotografato riguardava soprattutto le violenze sessuali. Eravamo nella fase della famosa emergenza stupri che doveva essere terreno giustificativo per pacchetto sicurezza ronde etc etc.

Cio' nonostante è emerso che "6 volte su 10 lo stupratore è italiano. Il 70% di violentatori è italiano mentre - continua il comunicato stampa -  i cittadini stranieri (comunitari ed extracomunitari) responsabili di circa il 40% dei reati di violenza sessuale commessi in Italia nel 2008 rappresentano meno del 6% della popolazione residente'' (in dettaglio, il 7,8% dei violentatori è di nazionalità romena, mentre il 6,3% risulta essere di origine marocchina, egiziana, infine, per un 3%). Le vittime sono donne nella gran parte dei casi (85,3%) e di nazionalità italiana (68,9%), 7 casi su 10." Potete leggervi l'intera comunicazione su Delta News.

Il ministero dell'interno - valutando dati che noi plebe della lotta contro la violenza sulle donne non abbiamo mai visto - ha perciò fatto vari sforzi per dimostrare che ogni straniero sarebbe anche un predatore sessuale. Nella campagna razzista fatta per promuovere il pacchetto sicurezza è stata usata la denominazione di "stupro etnico" quando invece sarebbe stato il caso di ribattezzarli "stupri utili".

Quello che salta agli occhi dai dati è un altra cosa abbastanza sconcertante: le donne straniere vittime di stupro (senza contare le vittime di violenza domestica, di stalking, maltrattamenti di varia natura) sarebbero solo 3 su 10.

Le pari opportunità, come sapete, sono rette dalla carfagna. Direttora del dipartimento è isabella rauti, moglie del sindaco alemanno.

Sul sito delle pari opportunità potete trovare una sintesi del quadro normativo (nulla sulla legge del 1996 - solo gli ultimi inutili provvedimenti antimmigrati). In nessuna pagina trovate una voce riferita alle donne straniere, comprese quelle senza permesso di soggiorno, vittime di violenza.

Dai dati in nostro possesso si evince che in italia si impongono molti stupri al giorno, compresi quelli non denunciati. Tante donne muoiono per mano di un uomo più che per malattie gravi o incidenti di varia natura.

La violenza contro le donne non ha passaporto, è maschile. Le modalità attraverso le quali si esercita sono tante ed è un fenomeno che attraversa tutte le culture, tutti gli strati sociali, tutte le etnie.

Le donne straniere, tra tutte, vivono un doppio problema. Se non hanno il permesso di soggiorno non possono difendersi e denunciare. Se l'uomo che fa loro del male è anche padre dei loro figli e non ha il permesso di soggiorno non lo denunciano perchè la caccia al clandestino ha avallato fondamentalismi, integralismi e quella ragionevole maniera di ritrovare un senso di familiarità tra la propria gente.

Tutto quello che accade in alcune comunità resta confinato al loro interno e può capitare di trovare donne straniere massacrate in casa che però non hanno altra scelta se non quella di restare con i mariti violenti confinate nelle case coniugali.

Per tutte manca la certezza del reddito. La certezza di una casa. Persino la certezza dell'assistenza sanitaria se il marito le picchia e avrebbero bisogno di andare al pronto soccorso.

Con il nuovo pacchetto sicurezza non si capisce neppure se i centri antiviolenza - che normalmente sono organizzazioni riconosciute e collegate alle istituzioni - potranno accogliere per via legale le straniere senza permesso di soggiorno.

Se in queste vicende si poteva essere vittime due volte le donne straniere sono vittime almeno dieci volte di più.

Noi sappiamo che la violenza maschile, lo stupro, derivano da una certa cultura sessista e misogina, di radice patriarcale, ampiamente legittimata anzi ribadita, coltivata dal governo attuale, premier in testa. Di cultura sessista si nutre il mondo della "cultura", della pubblicità, della televisione.

Prima di ogni violenza c'e' una cultura che giustifica quella violenza. Come per il razzismo. E' necessario rendere inumani gli stranieri per esercitare autoritarismo su di loro. Lo stesso avviene con le donne da millenni.

La cultura sessista ci tratta come cose. Siamo begli oggetti per il piacere degli uomini. O siamo descritte come cattive streghe che infastidiscono gli uomini.

Ecco tutto. E anche ripeterlo non basta mai, perchè se non c'e' chi ascolta, condivide e fa circolare le notizie, diventa tutto molto ma molto triste e quasi inutile.

Perciò ci siamo. Fastidiose, rumorose, indecorose e libere. Perciò è necessario farsi sentire.

Datevi e dateci una mano. Il nostro mondo è anche il vostro. Se fa schifo per noi, per voi non andrà molto meglio. Un mondo dove le donne sono trattate male non è mai un mondo buono per nessuno. La violenza contro le donne e i modi attraverso i quali viene affrontata, negata, glissata, rimossa, è uno dei segnali fondamentali per comprendere il livello di civiltà di un paese.


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Messo in luce da wonderely alle 11:22 di venerdì, 05 giugno 2009


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Una recente statistica dimostra che in Italia il 55% degli uomini, il 33% delle donne e il 74% dei giovani pensa che una donna vestita e truccata in un certo modo si cerca lo stupro. Ecco dimostrato come, ancora oggi, non è chiaro che la libertà di una persona è inviolabile: questa semplice nozione non è ancora stata acquisita dalla metà degli uomini, da un terzo delle donne e dalla stragrande maggioranza dei giovani. Tutto questo è a dir poco preoccupante. Non è ancora chiaro che il genere umano è dotato di una corteccia cerebrale davvero molto sviluppata (e naturalmente il testosterone, finta "scusa" per le violenze sessuali, non è in grado di corrodere i neuroni!), perché, a quanto pare, molte persone non hanno ancora imparato ad usarla. E faccio presente che queste risposte non sono state date da immigrati clandestini, a cui ci piace attribuire la colpa tutti gli stupri possibili e immaginabili, bensì da “civili” italiani, che forse poi tanto civili non sono. Da questo punto di vista, quindi, gli italiani non sono ancora usciti dalle caverne.

Ma godetevi l'intero articolo:


Donna te la sei cercata

Monica Lanfranco

Ma sì, facciamola finita con queste lagne. Ora è finalmente certificato da una indagine accurata: in Italia il 55% degli uomini, il 33% delle donne e ben il 74% dei giovani sotto i trent'anni lo dice apertamente, e si tratta di una persona su tre. Sono le donne che si cercano la violenza, se sono troppo disinibite, libere, scollate e ambigue. Insomma, alle volte le vittime "possono dare la colpa a loro stesse per l'aggressione subita". Tanto che, "se fossero meno provocanti, le violenze sessuali si ridurrebbero in modo drastico".

Questo, nero su bianco, emerge dalla ricerca durata tre anni, resa nota dall'Airs (Associazione italiana per la ricerca in sessuologia) dal titolo "Dalle molestie sessuali allo stupro", un lavoro che ha coinvolto con un questionario ad hoc tremila persone, per individuare le principali variabili all'origine della violenza sessuale. Gli stessi vertici dell'associazione sono allarmati. «Fra le risposte che ci hanno sorpreso e sconcertato maggiormente, - ha detto il presidente dell'Airs Avenia, c'è questa sorta di colpevolizzazione della vittima. Alla domanda 24 (Secondo lei, le donne sono spesso libere e ambigue sessualmente e ciò le rende alle volte responsabili della violenza sessuale che possono subire?) il 55,8% degli uomini ha risposto affermativamente, come pure il 43% delle donne e il 75% dei giovani. Dunque non stupisce troppo che poi - prosegue il sessuologo - il 56% dei maschi pensi che, se le donne fossero meno provocanti, la violenza sessuale diminuirebbe. La pensa così il 33% delle donne e il 74% dei giovani. Ci aspettavamo una piccola percentuale di giudizi di questo tipo, ma non certo dati simili».

Dal sondaggio emerge, inoltre, che per il 15,7% degli uomini e il 10% delle donne l'imposizione di un rapporto alla moglie o fidanzata non sia violenza. Per questa percentuale di uomini non c'è nulla di sbagliato, e per le donne non esiste motivo di ribellarsi. Ancora: sguardi, fischi e atteggiamenti che mettono a disagio la vittima per il 50% degli uomini non sono molestie, un'idea condivisa dal 43% delle donne.

Che serve aggiungere ancora, per avere la certezza che nella nostra cultura ormai è maggioritaria l'opinione che l'aggressività, la misoginia e il sessismo di parole, sguardi e allusioni esplicite sono da considerarsi normali e accettabili nelle relazioni tra i generi e che un molestatore, anche solo a parole, è a livello psicologico già un violentatore? A che serve sottolineare che, conclude la ricerca «in una società violenta le aggressioni sessuali aumentano; allusioni pesanti e un linguaggio irrispettoso devono far risuonare un campanello d'allarme nelle potenziali vittime».


Fonte: Liberazione, grazie a Gemisto per la segnalazione



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Messo in luce da wonderely alle 19:39 di martedì, 26 maggio 2009


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In Gran Bretagna questo spot contro la violenza domestica è stato censurato.

Motivo: è troppo violento.

Già, è troppo violento per chi preferisce chiudere gli occhi e far finta che la famiglia sia un nido d'amore in cui queste cose non possono mai accadere, è troppo violento per chi preferisce IGNORARE determinate situazioni che portano alla MORTE o all'INVALIDITA' PERMANENTE di milioni di donne.

Fa paura guardare in faccia alla realtà. Fa paura pensare che una donna provi DAVVERO sulla propria pelle quelle violenze e molto di più: e lì non ci sono né attori, né telecamere. C'è una donna TERRORIZZATA, una bestia che la ammazza di botte e il silenzio e l'indifferenza tutt'attorno.

Il silenzio e l'indifferenza hanno portato alla censura di questo spot, così come abbiamo assistito lo scorso novembre alla censura di un manifesto contro la violenza sulle donne.

Quello che non piace e dà fastidio si censura...

Fate voi due più due.
Messo in luce da wonderely alle 22:03 di venerdì, 22 maggio 2009


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Prologo


In questi ultimi giorni la violenza sulle donne non è andata in vacanza: stupri, violenza domestica, stalking, violenza psicologica, maltrattamenti sono all'ordine del giorno. Vengono sbraitati ai quattro venti se a commetterli sono stranieri, sono invece nascosti e giustificati quando i colpevoli sono italiani. Questo si sa, è innegabile e trova riscontro in ogni articolo di giornale, in ogni programma televisivo e nell'opinione pubblica.

Mi concentrerò ora su tre notizie che voglio appronfondire in questo post, non perché siano più importanti, ma per trarne degli spunti di riflessione (per tutte le altre il consiglio è sempre quello di visitare il sito di Zeroviolenzadonne.it e informarsi sulle violenze quotidiane, che non hanno importanza per i mass media).


Notizia numero 1

Il 24 settembre del 2006 una ragazza fu violentata da due uomini a Bologna. Si chiama Angy, all'epoca aveva 29 anni. In primo grado i due furono condannati a due anni e dieci mesi di carcere. Oggi, la sentenza di secondo grado ribalta la condanna di primo e assolve entrambi gli imputati dall'accusa di violenza sessuale, in quanto "il reato non sussiste". Uno dei due è però stato comunque condannato per lesioni ai danni della ragazza. Lei disse di essere stata picchiata da entrambi dopo lo stupro, loro sostengono che è caduta dalle scale. Sta di fatto che è stata ritrovata per strada pestata e sanguinante, con il naso rotto e varie ferite.

Il punto è sempre quello: la ragazza avrebbe inizialmente scambiato effusioni con i due ragazzi, ma successivamente si è rifiutata di proseguire. A quel punto sarebbe stata violentata. I due imputati invece continuano a sostenere che il tutto è avvenuto con il consenso della ragazza.

L'avvocato di uno dei due stupratori si dice ovviamente contento e esorta le femministe a scusarsi, perché non sia mai che una donna si permetta di denunciare uno stupro, non sia mai che due poveretti che volevano solo soddisfare le proprie pulsioni sessuali vengano in qualche modo colpevolizzati. Si sa che è un diritto dell'uomo possedere una donna, consenso sì, consenso no. Non è invece un diritto della donna opporsi, dire basta, anche se inizialmente aveva scambiato delle effusioni, non è suo diritto rifiutarsi di avere un rapporto sessuale. A quel punto è proprietà dell'uomo e non può più tirarsi indietro. Quindi, femministe, chiediamo scusa. Inginocchiamoci e chiediamo perdono davanti agli uomini padroni.

Angy, la vittima dello stupro, ha deciso di inviare una lettera al Corriere di Bologna. La pubblico qui:

Ho un nuovo tatuaggio. Oggi sul mio corpo la procura ha scritto: prendete pure, fate con comodo, non vi succederà nulla.
Nella mia anima è inciso: voto al silenzio. Significa che sono costretta ad ammettere che denunciare una violenza sessuale non serve a nulla.
Sì è vero, sono proprio io, quella che qualche anno fa incitava le donne molestate alla ribellione. La ragazza “che ha avuto il coraggio di parlare”….
Che ha avuto il coraggio sì, ma non una pena degna o un riconoscimento di colpevolezza per quelle immondizie che l’hanno profanata. In compenso, in seguito alla denuncia, la mia anima è stata stuprata da mille interrogatori, avvocati, mass-media; da minacce e diffamazioni di blog e forum, rivolte a me e alla mia famiglia.
Ragazza molestata ascolta bene: non ti ribellare se non vuoi essere picchiata, non denunciare se non vuoi essere insultata, questo ci stanno insegnando.
Consolati invece, c’è chi dice che ci stuprano perché siamo belle. Sentiti quindi desiderabile quando loro sono su di te, poi chiudi gli occhi e apri bene le gambe: se hai fortuna non durerà a lungo. Se stai buona e sono galanti ti risparmiano il pestaggio.
Quando sarà tutto finito, se hai ancora forze, striscia in silenzio fino a casa e lavati bene, molte volte: andrà tutto via. Tutto tranne quello schifoso odore di rancido, che resta indelebile: non viene dalle loro sudice mani, appartiene alla nostra società che marcisce in questa vergogna.

Parole dure, parole vere. Angy, donna coraggiosa e determinata, ha voluto dimostrare di esserlo fino alla fine. Tutta la mia solidarietà a lei e a tutte le donne come lei.

---> E rimando anche al post Vis Grata Puellae, per chi non l'avesse ancora letto.


Notizia numero 2

A Lerici, un 43enne ha appiccato un incendio nello stabile dove viveva la sua ex. Risultato: sono morte due persone, una bambina di cinque anni e la nonna cinquantenne, soffocate dal fumo, mentre il compagno della donna è ricoverato in gravissime condizioni. L'assassino che ha appiccato l'incendio si è difeso dicendo di averlo fatto per "dispetto".

Davanti a questa dichiarazione ci chiediamo se avrà mai un processo, se verrà condannato o se, poverino, verrà redento con qualche lavoro socialmente utile, una tiratina d'orecchio, come si fa con i bambini quando combinano qualche pasticcio. Insomma, in Italia si può uccidere, si può stuprare, si può perseguitare, ma visto che le vittime predilette sono donne non ci importa poi molto di punire chi compie questi gesti, che delle volte non vengono nemmeno considerati reati, ma solo degli sbagli, dei furti di caramelle, che possono essere cancellati con qualche avemaria.

Come è accaduto a Montalto di Castro per gli otto ragazzi accusati di aver stuprato una coetanea: per loro niente processo, solo lavori socialmente utili per un periodo di prova: superato questo, il reato sarà estinto. E vissero tutti felici e contenti. Gli stupratori sì, le vittime un po' meno.


Notizia numero 3

Vi ricordate Barbara Cicioni? La donna uccisa due anni fa vicino a Perugia, quando era incinta all'ottavo mese. All'inizio si pensava a un furto, così come è stato dichiarato dal marito. In realtà, chi ha soffocato la donna con un cuscino, dopo averla picchiata e tentato di strangolarla, è stato proprio lui, il marito. Arriva la notizia della condanna all'ergastolo per questo brav'uomo tutto casa e chiesa.

Così come dichiara la mamma di Barbara, in questa storia non ci sono vincitori. Ora bisognerà spiegare ai due bambini, figli di Barbara e del suo amorevole marito, cosa è successo. Bisognerà spiegare che papà picchiava la mamma, bisognerà spiegare che a un certo punto l'ha picchiata fino ad ucciderla, causando anche la morte della loro sorellina.
Già, bisognerà spiegare, bisognerà trovare le parole, bisognerà proteggere questi bambini da un padre mostro che per fortuna ora non potrà più nuocere a nessuno.

Addio Barbara. Hai avuto giustizia, anche se nessuna punizione potrà mai essere abbastanza.


Epilogo

Grazie alle persone che hanno avuto il coraggio di leggere per intero questo post.
Grazie alle persone che sono giunte fino alla fine e non hanno chiuso la pagina per paura di vomitare.
Grazie alle persone che si interessano a questi argomenti e non hanno paura di guardare in faccia alla realtà.
Grazie alle persone che non usano il razzismo per parlare di violenza sulle donne.
Grazie alle persone che si rendono conto che c'è ancora molto da fare e non dobbiamo arrenderci o restare a braccia conserte.
Grazie alle persone che si impegnano tutti i giorni per riportare alla vita queste donne, che altrimenti sarebbero abbandonate dalla società.
Grazie a queste persone; meritate più di un semplice grazie, ma da questa fredda piattaforma è l'unica cosa che posso dare. Sappiate che il mio cuore è con ciascuno di voi.
Messo in luce da wonderely alle 15:31 di domenica, 17 maggio 2009


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Argomenti trattati nel post: razzismo, molestie, libertĂ , maltrattamenti, indifferenza, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , la mia opinione, aggressione, violenza psicologica, stereotipi, femminicidio, uxoricidio, discriminazione sessuale, stalking, donne incinte, violenza di genere, sentenze shock

di Anna Maria Mori *

«Complimenti, signora: lei aspetta un bambino». Sono andata da sola allo studio medico per fare il controllo. Ed esco da sola.

Sola, sul marciapiedi che corre parallelo a una strada, sul Lungotevere, dove scorre, come sempre, un serpente ininterrotto di macchine, mi scopro a piangere. Piango silenziosamente e mi dico che non capisco perché. Perché questo bambino l’ho cercato, l’ho voluto, l’ho deciso. E piango.

Le lacrime mi offuscano la vista, cammino meccanicamente, e le lacrime mi fanno da corazza: sono chiusa dentro di loro, e non vedo, non guardo né il traffico a lato, né le persone che mi camminano di fianco o di fronte, e che vedendomi piangere penseranno a un lutto, a chi sa quale disgrazia, magari qualcuno, dio ne guardi, mi si avvicinerà dicendomi: «Posso aiutarla?», e io cosa potrò rispondergli? «No, sa, non è niente: è solo che mi hanno detto adesso che aspetto un bambino…». Già: non è niente.

Ma, come niente? È tanto, tantissimo, tutto. E però continuo a piangere. Piango e non guardo, non vedo neanche gli alberi sopra di me, che però, a loro modo, mi accarezzano: è autunno, novembre, quasi inverno, e c’è una pioggia di foglie che cade silenziosamente sul selciato, qualcuna anche mi sfiora, leggera. «Coraggio, siamo qui con te» sembra dirmi, o io ho bisogno di raccontarmi qualcosa del genere. Forse perché mi ricordo confusamente di qualcuno che mi spiegava che quando stai male devi abbracciare un albero, e l’albero ti restituirà la forza che senti di avere perduto. Piango senza volerlo, senza averlo deciso, è come se quel sale che mi esce dagli occhi e mi bagna il viso, la bocca, il collo della giacca, obbedisse a un comando che non so di avergli dato, che non è il mio.

«Complimenti, signora: lei aspetta un bambino…». E il comando che mi ero data da tempo per questo annuncio che aspettavo, magari non così presto, non così all’improvviso, era di essere felice. Invece sono qua che piango, da sola, per strada, e piango senza riuscire a fermarmi. In un barlume di lucidità, cerco una risposta al perché, perché piango. La trovo in un urlo che, per fortuna, rimane solo dentro di me, chiuso nello stomaco: «Vergognatevi».

Vergognatevi, tutti voi che non fate altro che riempirvi la bocca con le parole famiglia, maternità, protezione della famiglia e della maternità, diritti della famiglia e della maternità, voi che scendete in piazza usando la famiglia come spettacolo elettorale. Perché io so, sono perfettamente consapevole che a questo bambino, alla maternità che ho scelto e voluto, io sarò chiamata a pagare un prezzo altissimo, da sola.

Perderò quasi sicuramente, anzi senza quasi, il mio lavoro: le aziende private se ne fregano delle pari opportunità, del diritto alla maternità, del problema demografico che affligge il paese e minaccia le pensioni, i responsabili delle risorse umane magari si fanno il segno della croce la sera e la mattina, ascoltano devoti le parole del papa e votano di conseguenza, ma questo non impedisce che considerino la maternità di una loro dipendente, come io sono, una provocazione, un gesto di rivolta rispetto alla logica aziendale, che va debitamente punito.

«Aspetto un bambino, però io voglio continuare a lavorare, sono in grado di continuare a lavorare, lavorerò anche da casa, durante i mesi di assenza obbligatoria dal posto di lavoro…». Mi risponderanno come hanno risposto a un’altra mia collega che è già passata attraverso questa meravigliosa esperienza: «La maternità è come una malattia, bisogna stare e casa, e curarsi…».

Le radici cristiane dell’Europa. E dell’Italia in primis.

Vorrei che stessero zitti. E invece parlano, parlano, in televisione, sui giornali, tutti lì che difendono la famiglia e la maternità. Uno spettacolo di quart’ordine in cui tutti recitano a fare a gara su chi è più sensibile ai problemi della maternità e della famiglia: tutto finto, com’è appunto, in uno spettacolo. E invece io so che nessuno mi difenderà, se non sarò capace, chi sa come e con quali mezzi, di difendermi da sola. Di difendere me e il mio bambino. Da sola. Contro tutto e tutti.

Ce la faremo, bambino mio: io e te, insieme, due debolezze, forse, finiranno col fare una forza. Ma per adesso piango: lasciatemi piangere. E urlare. Vergognatevi.


*L'autrice è giornalista e scrittrice. Il pezzo che qui pubblichiamo è l'inizio del suo ultimo libro, Nove per due. L'ansia del diventare madre oggi, appena uscito presso Marsilio Editore.

Liberamente tratto da ItaliaOggi

Messo in luce da wonderely alle 20:17 di lunedì, 11 maggio 2009


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Argomenti trattati nel post: indifferenza, discriminazione sessuale, donne incinte, violenza sul luogo di lavoro

A Milano durante la MayDay Parade una ragazza di 23 anni di Roma è stata stuprata. Sui giornali troviamo diversi racconti e interpretazioni dell’accaduto, perché come sempre uno stupro deve essere strumentalizzato, altrimenti non siamo contenti. Chi se ne frega della ragazza, chi se ne frega di come sta, chi se ne frega di tutto, l’importante è strumentalizzare: diamo inizio alla gara a chi strumentalizza di più e meglio!

L’importante è dire che “lui era straniero”, l’importante è sottolineare che “lei era ubriaca”, l’importante è ribadire che abbiamo bisogno di soldati per impedire gli stupri; ci accorgiamo di come per gli organizzatori è importante difendere la MayDay, mentre per gli uomini di destra è importante trovare uno spunto per parlar male della sinistra, per altri è importante infierire sostenendo che le donne si cercano lo stupro, perché per loro è cosa buona e giusta che un uomo si approfitti di una ragazza incosciente…finisce sempre così. E scusate se vi dico che ho la nausea, ma non posso farci niente.

Nessuno ci informa sullo stato di salute della ragazza, nessuno spreca nemmeno una parola di solidarietà per lei (nemmeno i quattro idioti che hanno scritto il comunicato della MayDay, di cui parlerò tra breve), a nessuno importa che una ragazza sia stata STUPRATA. Tutti si stanno muovendo e scrivendo per i loro interessi, nei quali non rientra il benessere di una vittima di stupro. Questo non viene MAI preso in considerazione.

Veniamo al comunicato, leggiamo quello che hanno scritto gli organizzatori dell’evento del primo maggio, leggiamo in che modo si chiamano fuori da qualsiasi tipo di inconveniente e rendiamoci conto di come stanno SOLO ED ESCLUSIVAMENTE difendendo il loro cazzutissimo corteo.


Ieri al termine del corteo del Primo Maggio di Milano è avvenuto un fatto gravissimo. Nei pressi dei prati del Castello Sforzesco un uomo ha abusato (o ha cercato di abusare) di una ragazza. I partecipanti alla manifestazione sono intervenuti con una certa durezza, che non ci scandalizza, e lo hanno quindi accompagnato alla polizia.

Questi sono i fatti nella loro semplicità ma alcune precisazioni devono essere fatte per evitare strumentalizzazioni. Ciò che è avvenuto è la violenza di un uomo su una donna e non ha nazionalità né giustificazioni. I partecipanti alla manifestazione non hanno provato a linciare nessuno, hanno semplicemente reagito con l'enfasi conseguente alla gravità del fatto.

In una società intrisa da forme di violenza sempre più sottili, martellanti e pervasive, la violenza maschile sulle donne, elemento che ha storicamente attraversato tutte le collettività e tutti i sistemi, sembra conoscere, in Italia, perfino una nuova vitalità. Gli episodi si ripetono, sono comuni tra le mura di casa, ma arrivano a lambire e provano a lordare anche la nostra gioiosa giornata di festa, di solidarietà, di lotta. Le donne e gli uomini che da nove anni danno vita alla MayDay sono convinte e convinti che la diminuzione complessiva della conflittualità politica e sociale, anche come modalità di espressione di desideri alternativi e egualitari, stia avendo tragiche ripercussioni finanche nel rapporto tra i sessi.

Non ha importanza da dove venisse quest’uomo, il fatto che non avesse sfilato nel corso della Parade. Il suo gesto esprime comunque una cultura di sopraffazione che ci preoccupa e ci indigna. Ci sentiamo il respiro di una mentalità machista deprimente, che pretende di inchiodare le donne a un ruolo scontato. Non diversamente, purtroppo, da quanto viene manifestato in questo Paese anche ad alcuni dei suoi massimi livelli.

Ai giornalisti chiediamo di non parlare della MayDay 2009 solo per questo odioso episodio, di fronte al quale siamo stati i primi a reagire con decisione. Spendano qualche minuto del loro tempo per capire che cosa è stata la MayDay di ieri a Milano, a cui hanno partecipato 120 mila persone, combattive, propositive e radicate nei loro territori e nei luoghi di lavoro.

PS: segnaliamo, a margine, che la polizia invece ha dimostrato il più totale sbandamento. Prima caricando, senza ragione, le persone che avevano allontanato chi si era reso responsabile dell’episodio, e ferendone alcune (è dovuta intervenire un'ambulanza, chiamata dalla questura per una fantomatica “caduta”). Poi, alla reazione dei manifestanti ha contrapposto manovrette militari completamente fuori luogo, dimenticandosi, da ultimo, un mezzo (una jeep) fra la folla incazzata (non si trovavano più le chiavi).


Come potete leggere NON è stata sprecata nemmeno una parola di solidarietà per la vittima dello stupro. Questo è un comunicato paraculo in cui si è più preoccupati di salvaguardare l’immagine della MayDay, piuttosto che interessarsi delle condizioni di salute fisica e psicologica di una ragazza che ha subito una violenza terribile.

Troviamo le solite frasi di rito, in cui si ribadisce che non bisogna fare differenze di nazionalità, le solite parole al vento in cui si parla della cultura di sopraffazione e poi basta. Scusate eh, ma dopo questo incipit non si può evitare di esprimere la propria solidarietà nei confronti della vittima, non si può. Altrimenti quelle sono solo FALSITÀ: quattro parole di uguaglianza, usate giusto per riempire un foglio e per dare il contentino alle donne, e poi basta.

Chi se ne frega se alla MayDay hanno partecipato “120 mila persone, combattive e propositive”, chi se ne frega se lo stupratore non faceva parte del corteo, chi se ne frega dei giornalisti e dell’immagine della MayDay. È stata stuprata una ragazza: come sta? Ve lo siete chiesti? NO! Semplicemente perché non ve ne frega niente. E non dite che è “sottinteso” perché la solidarietà, quando è sincera, non si sottintende.

Avrei preferito il silenzio piuttosto che un comunicato schifoso come questo, dico davvero.


Al diavolo la MayDay e tutto quanto.

Solidarietà alla ragazza, questo sì. Solidarietà a lei, vittima di uno stupro prima e della strumentalizzazione poi. Solidarietà, tanta solidarietà. Di cuore.

Messo in luce da wonderely alle 16:04 di domenica, 03 maggio 2009


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Argomenti trattati nel post: molestie, indifferenza, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , la mia opinione, aggressione, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere

Come la chiamavano? Ah giusto, “emergenza stupri”: avviene in quel periodo dell’anno in cui tutti gli stupratori (ovviamente stranieri, perché gli italiani queste cose non le fanno!) si ritrovano e decidono di andare a stuprare una ragazza a caso. I giornali ci bombardano ogni giorni di notizie di violenze avvenute qui e lì, di coppiette aggredite qua e là e di manifestazioni di razzismo nei confronti degli immigrati, ritenuti il capro espiatorio di questi orrendi delitti. Poi, finito quel periodo dell’anno tutto torna ad andare bene, gli stupri si esauriscono, gli stupratori vanno in letargo e le donne sono felici e contente nelle loro stupende case, con i loro adorabili mariti forti e virili e i loro meravigliosi bambini.

O perlomeno, è questo che fanno credere a tutte le persone che guardano i telegiornali e leggono i quotidiani nazionali. Ma io sono un po’ strana, i telegiornali li guardo solo se ho voglia di ridere (perché so benissimo che quei giornalisti sono lì per prenderci tutti per i fondelli) e i giornali li leggo solo per rendermi conto di quante informazioni non vengono date, perché non interessano ai più. E poi c’è un sito che guardo spesso, si chiama Zeroviolenzadonne.it ed è tenuto in piedi da donne che tutti i giorni si impegnano a pubblicare online articoletti prelevati da giornali locali di tutte le parti d’Italia, in cui qualcuno si degna di riportare alcune violenze avvenute, mentre tutti credono che non ce ne siano.

Tutto questo è strabiliante: mentre l’Italia crede che l’”emergenza stupri” sia finita, in realtà gli stupri continuano e avvengono in famiglia, per strada, a scuola, sul luogo di lavoro, commessi da italiani e stranieri (sempre e comunque di stupratori si tratta, non vedo alcuna differenza).

E a questo punto ci vuole una rassegna che dimostri la veridicità delle mie affermazioni. Eccola:

20 Aprile: a Bergamo è stato arrestato un uomo di 40 anni per aver stuprato e derubato una prostituta 19enne un anno fa; a Roma una ragazza romena di 21 anni è stata segregata e stuprata per giorni e costretta a prostituirsi; a Milano una donna di 33 anni è stata minacciata con un coltello e violentata da un uomo di 32, che le aveva offerto un alloggio dove trascorrere la notte. A Teggiano (SA) un 35enne è stato arrestato per aver tentato di stuprare una ragazza di 19 anni; a Roma tre uomini sono stati arrestati per stalking, ovvero per aver perseguitato le ex mogli; a Genova due uomini di 25 e 31 anni sono stati arrestati con l’accusa di aver sequestrato, stuprato e rapinato una prostituta di 26 anni.

21 Aprile: a Lanuvio una ragazza canadese di 21 anni è stata stuprata da un uomo che le aveva offerto un passaggio; a Roma è stata scoperta un’associazione a delinquere che portava in Italia ragazzine nigeriane obbligate a prostituirsi; a Milano un ragazzino di 13 anni ha fatto arrestare il padre che perseguitava e picchiava la madre.

22 Aprile: a Jelsi un 69enne è stato arrestato per 18 anni di abusi sulla figlia, ora 25enne; a Bollate è stato arrestato un operaio di 29 anni che ha abusato per mesi della moglie; a Milano una donna di 42 anni è stata perseguitata per mesi dal suo ex, un finto avvocato, che infine è stato arrestato.

23 Aprile: a Brescia un carabiniere è stato condannato a 7 anni e 4 mesi per violenza sessuale nei confronti di una prostituta; a Genova un muratore di 41 anni è stato condannato a 8 anni e 2 mesi di carcere per aver abusato della figlia.

24 Aprile: a Torino è stato arrestato un uomo di 84 anni che per anni ha abusato della figlia disabile e della moglie inferma; a Roma un uomo di 46 anni è stato denunciato per aver molestato due studentesse di una scuola media; a Campomorone un uomo di 42 anni è stato arrestato per maltrattamenti nei confronti della moglie e della figlia ventenne.

25 Aprile: a Sondrio un 47enne è stato condannato a sei anni di carcere per aver abusato dei suoi figli; a Monteverde una studentessa delle medie ha denunciato di essere stata molestata da un uomo già accusato da altre due donne di violenza sessuale; a Milano una coppia è stata aggredita da un branco di quattro uomini: l’uomo è stato brutalmente picchiato e la donna ha subito uno stupro di gruppo; a Brescia una ballerina ucraina è stata aggredita da quattro uomini che hanno tentato di violentarla, ma è riuscita a fuggire.

Intanto ci fanno sapere che il comune di Roma non ha partecipato al processo contro i due uomini che nell’agosto scorso hanno aggredito una coppia di turisti olandesi, picchiando selvaggiamente l’uomo e stuprando la donna; stessa cosa è avvenuta per il processo contro il romeno responsabile dell’uccisione di Giovanna Reggiani. Da parte di Alemanno tante parole e niente fatti…

E ci fanno anche sapere che presto torneranno liberi i due romeni accusati di favoreggiamento nello stupro di Guidonia, perché i termini di custodia cautelare stanno per scadere e nessuno ha fissato l’udienza del Tribunale del riesame.

L’”emergenza stupri” è veramente finita? Ma soprattutto: che cos'è questa "emergenza"? Ogni donna violentata è un'emergenza, ogni donna violentata merita giustizia. Non solo quando fa comodo al governo.

Messo in luce da wonderely alle 14:33 di domenica, 26 aprile 2009


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