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Una mia cara amica, anneheche su splinder, ha pubblicato sul suo blog un bellissimo racconto scritto da lei. Non è mia abitudine pubblicare racconti qui, ma questo lo ritengo molto significativo e soprattutto straordinario. Mi complimento ancora con l'autrice: dedico l'intero post a lei e a tutte le bambine che possono riconoscersi nella protagonista.

La bambina camminava a piedi nudi nel mare e cercava una giustificazione nelle stelle.
Quella notte le sembravano strane. Era come se non volessero parlarle, e nemmeno mostrarsi nella piena lucentezza. La bambina era abituata ad ascoltare le loro voci, a guardarle: non erano mai fredde e spettrali, bensì calde e rassicuranti.
La bambina rispondeva sempre alle domande che le facevano, e a volte, senza aspettare di essere interrogata, raccontava i piccoli o grandi fatti della giornata appena trascorsa.
Abitava in una bella casa, a ridosso della spiaggia. Quando i genitori chiudevano la porta della loro stanza, lei usciva scalza, silenziosa. Osservava i giochi di luce sull'acqua, assaporava il profumo del vento, che ogni notte recava con sé nuove fragranze. Giungevano da lontano, forse dall'Africa. La bambina sapeva che quel grande continente si trovava dall'altra parte del mare. Lo aveva imparato a scuola, tuttavia, prima di farne una certezza, aveva chiesto conferma alle stelle.
Quella notte il silenzio era assoluto, lo scirocco taceva e l'acqua scura si stagliava immobile, senza un'increspatura.
Ma le stelle non erano ostili. Nella saggezza antica che le contraddistingueva, maturata in milioni di anni, sapevano che ogni parola si sarebbe dimostrata inutile. Chiamarono il vento, perché asciugasse le lacrime della bambina. Altro non potevano fare.
Il tempo sarebbe passato, simile ad altri infiniti tempi; la bambina sarebbe cresciuta, diventando una ragazza e poi una donna. Allora avrebbe capito che la malvagità dell'uomo è sempre presente, e si sarebbe dedicata al compito di lottare contro di essa, se non per mutare gli eventi, almeno per portare altre bambine al cospetto del cielo.
Le stelle avrebbero chiamato il vento perché asciugasse le loro lacrime. E lei avrebbe continuato. Ogni giorno. Senza mai arrendersi.
Sapendo che dietro al pianto di quelle bimbe c'era un padre come il suo.
Le stelle sarebbero state fiere di lei.
Lo scirocco avrebbe deposto ai suoi piedi un gelsomino.
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