Chi sono
Sul blog
Bacheca
Letture
Scelti da me
Argomenti
Documenti
Associazioni
Femminismo & Co.
Da Visitare
Archivio
About
Credits

Allora, allora, allora...eccomi di nuovo qui a scrivere dopo un'altra frenetica settimana, in cui non sono di certo mancate le violenze, le strumentalizzazioni e, perché no, i deliri. Credo che la foto introduttiva esprima benissimo il sentimento di rabbia e insofferenza di tutte le donne italiane, che si sentono "abbastanza" prese per il culo: non per niente per il 7 e l'8 marzo sono in programma molte iniziative interessanti, ma di questo parlerò dopo...
Andiamo con ordine, cominciando dallo stupro della Caffarella: secondo i test effettuati sui campioni di DNA rinvenuti sulla vittima, i due romeni arrestati sarebbero innocenti. È a questo punto che sono iniziati i deliri: secondo un qualche giornalista simpaticone, attraverso il DNA è stato possibile capire che, chiunque siano i colpevoli, sono sicuramente di etnia romena. Probabilmente in un film di fantascienza...i giornalisti non sono praticamente in grado di dare le notizie, diffondono informazioni fasulle e ci pigliano per i fondelli: questo ormai è appurato. Ovviamente, in tutto questo can-can, nessuno si è sognato di chiedersi: ma la ragazzina che è stata stuprata come sta? La verità è che non frega niente a nessuno e di questo non mi meraviglio.
Intanto, la 41enne stuprata a Primavalle il 21 gennaio scorso avrebbe riconosciuto uno dei due romeni accusati della violenza alla Caffarella, Karol Racz, per cui è scattata un'altra ordinanza di custodia cautelare in carcere. Staremo a vedere come andrà a finire, sperando che non si arrivi di nuovo ai deliri riportati sopra. Come sempre, mi auguro che, al di là di tutte queste strumentalizzazioni razziste, le vittime di questi delitti siano assistite, aiutate e seguite. Io lascio sempre e comunque in bella vista l'elenco dei centri antiviolenza presenti in Italia, in cui è possibile trovare tutto l'aiuto necessario. Nessuno ve lo dirà mai, perché sono troppo trogloditi per farlo, ma sappiate che questi centri esistono e le persone che ci lavorano vogliono davvero aiutarvi!
Proseguiamo con le violenze della settimana: a Capo d'Orlando un 50enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su una 40enne. A Modica un 32enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale sulla convivente e maltrattamenti in famiglia. Già nel 2007 era stato condannato per gli stessi reati. A Favara, in provincia di Agrigento, un uomo 45enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di due minorenni. A Brindisi un uomo è stato condannato a 10 anni di carcere per lo stupro di due donne. A Firenze una ragazza di 16 anni ha denunciato di essere stata stuprata nei bagni di una discoteca.
A Napoli un uomo di 31 anni è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su una bambina di 6, mentre a Milano un ragazzina di 14 anni è stata violentata ripetutamente dal patrigno ed è rimasta incinta. A Eboli un uomo di 50 anni è stato arrestato per aver violentato la figlia e condannato a 3 anni e due mesi di carcere: una pena tutta da ridere. Ogni tanto mi chiedo se i giudici ci sono o ci fanno, qualcuno dovrebbe andare in aula a gridargli nell'orecchio: "Guardate che ha stuprato la figlia! Non so se vi rendete conto!". Buona notte. A Milano una giovane è stata stuprata nei bagni di un supermercato. Intanto a Firenze si continua ad indagare sulla vicenda di stupro fuori da una discoteca ai danni di una ragazza di 17 anni.
Ulteriori violenze sulle donne si consumano negli ospedali, dove viene negata la prescrizione della pillola del giorno dopo e l'interruzione volontaria della gravidanza. È di pochi giorni fa la lettera di una donna che descrive il suo aborto terapeutico, alla 21esima settimana, tra dolori lancinanti e medici incuranti perché obiettori. C'è davvero da vergognarsi.
Notizie di violenze ai danni di donne arrivano anche dall'estero: in Gran Bretagna una ragazza si è recata alla polizia per denunciare uno stupro ed è stata nuovamente stuprata dal detective, già denunciato in passato per violenza sessuale; mentre in Brasile una bambina di 9 anni è stata stuprata dal patrigno ed è rimasta incinta: i medici che hanno somministrato i farmaci abortivi alla bambina sono già stati scomunicati dalla Chiesa Cattolica, che ovviamente non perde tempo per dimostrare che della vita di una bambina non gliene frega nulla. Sarò intollerante, ma dico a tutti i vermi che sono d'accordo con la scomunica, che una bambina di 9 anni rischia la vita a portare avanti una gravidanza; mettiamolo in chiaro una volta per tutte. Le vostre convinzioni religiose tenetevele per voi e lasciate stare una bambina di 9 anni, pezzi di merda. Quando si decideranno a scomunicare pedofili e stupratori? Penso mai, visto che la Chiesa ne è satura e li protegge pure...
In vista dell'8 marzo, Medici Senza Frontiere (MSF) ha lanciato il rapporto "Vite Spezzate", che riassume l'esperienza assistenziale nei confronti delle donne vittime di violenze sessuali, basato sulle attività in Liberia, Congo, Burundi, Sud Africa, Colombia e molti altri paesi. I medici offrono alle donne l'aiuto sanitario indispensabile per evitare di contrarre malattie sessualmente trasmesse, come l'AIDS, o per scongiurare l'eventualità di una gravidanza indesiderata. Il rapporto comprende anche una parte dedicata alle vittime di sesso maschile.
Anche Amnesty International mette in primo piano, per questo 8 marzo, il Coraggio delle Donne, con diverse informazioni sulle violazioni dei diritti delle donne in tutto il mondo e vari appelli da firmare.

Tornando in Italia, ecco quali sono gli eventi e le città interessate da manifestazioni, fiaccolate e incontri contro la violenza sulle donne:
7 marzo - Firenze - Manifestazione per essere libere di essere - Informazioni QUI
7 marzo - Bologna - Corteo notturno - Informazioni QUI
7 marzo - Torino - Manifestazione contro la violenza sulle donne e le leggi razziste - Informazioni QUI
7 marzo - Catania - Diamo vita al pacchetto bellezza - Informazioni QUI
7 marzo - Cagliari - Libere di agire, capaci di reagire - Informazioni QUI
7/8 marzo - Bergamo - Donne sull'orlo di una crisi di... - Informazioni QUI
7/8 marzo - Napoli - Niente per cui festeggiare, molto per cui lottare - Informazioni QUI
7/8 marzo - Roma - Unite contro la violenza - Informazioni QUI
8 marzo - Taranto - Presidio contro la violenza sulle donne - Informazioni QUI
8 marzo - Palermo - Il nostro corpo non è un campo di battaglia - Informazioni QUI
8 marzo - Palermo - Non è un paese per donne - Informazioni QUI
8 marzo - Vicenza - Donne in piazza contro la base - Informazioni QUI
Per tutte le altre iniziative potete visitare il sito di Controviolenzadonne.org oppure Zeroviolenzadonne.it
Credo proprio di aver concluso. Buon 8 marzo di lotta a tutte!
permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (8) | commenti (8) (popup)
Argomenti trattati nel post: appelli, aborto, date importanti, razzismo, 8 marzo, molestie, libertĂ , maltrattamenti, cattolicesimo, indifferenza, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, la mia opinione, aggressione, bambine, libertĂ di scelta, femminicidio, discriminazione sessuale, centri antiviolenza, violenza di genere, gravidanza indesiderata, hiv / aids, violenza su figlia, iniziative femministe
Negli ultimi anni, il numero di stupri perpetrati contro donne e ragazze di Haiti è cresciuto esponenzialmente; prevalentemente lo stupro da parte di bande di uomini armati, ma anche la violenza domestica è molto diffusa.
Già nei tre anni successivi al colpo di stato, che mise fine al primo governo Aristide nel 1991, si ricorreva alla violenza sessuale per punire e intimidire le famiglie dei sostenitori del governo; successivamente, la pratica dello stupro è stata adottata da bande criminali. Nel 2008, nel periodo precedente al carnevale, nella capitale Port-au-Prince, in soli tre giorni, sono stati segnalati 50 casi di violenze ai danni di donne e bambine.
Molto diffusa è anche la violenza domestica, che rimane spesso nascosta. Bambine e ragazze non denunciano le violenze subite tra le mura domestiche perché dipendono economicamente da chi abusa di loro. Il problema non è mai stato affrontato col risultato di una convinzione generalizzata della violenza domestica percepita come un fenomeno normale e inevitabile.
Alle ragazze che restano incinte in seguito a uno stupro non viene garantito un adeguato supporto sanitario: solo un quarto delle nascite avviene con l'assistenza di personale qualificato e molte donne e ragazze muoiono a causa di complicazioni legate alla gravidanza.
Le conseguenze della violenza sono durature e profonde. Oltre alle immediate ripercussioni fisiche, le vittime si trovano spesso a dover affrontare gravidanze indesiderate, malattie a trasmissione sessuale e problemi psicologici quali, stress post-traumatico, ansia o depressione. In particolare, le ragazze di età inferiore ai 18 anni rischiano maggiormente di morire per cause connesse al parto di vedere il proprio diritto a ricevere un'istruzione seriamente compromesso.
Nella maggior parte dei casi, le ragazze non hanno il coraggio di denunciare gli stupri a causa della paura, della vergogna e delle convenzioni sociali che fanno sì che la violenza commessa dagli uomini sia tollerata. Anche la mancanza di fiducia nei confronti del sistema giudiziario e della polizia gioca un ruolo importante nello scoraggiare le denunce.
Negli ultimi anni, le autorità haitiane hanno tentato di affrontare il problema della violenza. Il Ministero per le politiche e i diritti delle donne, istituito nel 1994, ha preso parte a diverse iniziative di sensibilizzazione. Nel 1995, è stato adottato il Piano nazionale di contrasto alla violenza sulle donne, le cui raccomandazioni se attuate, potrebbero fare molto per prevenire e perseguire questi reati.
Amnesty International chiede alle autorità haitiane di:
----> FIRMA L'APPELLO
Read the article in english: Don't turn your back on girls
permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (8) | commenti (8) (popup)
Argomenti trattati nel post: appelli, istruzione, maltrattamenti, violenza domestica, stupro, notizie internazionali, violenza sessuale, bambine, femminicidio, discriminazione sessuale, donne incinte, violenza di genere, gravidanza indesiderata, hiv / aids, conseguenze dello stupro
Qualche settimana fa avevo dedicato un post di questo blog alla storia di Carmela, ragazzina 13enne che, dopo aver denunciato uno stupro, è stata ritenuta instabile, internata in una clinica e "curata" con psicofarmaci, all'insaputa dei genitori. La ragazza si è poi suicidata il 15 aprile 2007 gettandosi dal settimo piano del palazzo in cui abitava.
Dopo la morte della ragazza, i genitori hanno fondato l'associazione IoSoCarmela, in difesa dei diritti dei minori. La stessa associazione, in collaborazione con l'associazione L'urlo, ha promosso la campagna Controlliamo i controllori. Ecco di cosa si tratta:
Firme per l'Osservatorio sui servizi sociali
il Centro — 05 gennaio 2009 pagina 02 sezione: L'AQUILA
L’AQUILA. L’associazione aquilana “L’Urlo” congiuntamente all’associazione “Io so’ Carmela” (come la frase che la ragazzina, Carmela, suicida dopo uno stupro, pronunciava quando voleva attirare l’attenzione) sta avviando una petizione dal titolo “Controlliamo i controllori” che ha lo scopo di proporre «una sorta di Osservatorio nazionale che vigili e controlli i servizi sociali, affinché vengano garantiti con i fatti tutti i diritti umani e civili che molto spesso vengono calpestati proprio da coloro che sono preposti alla loro tutela. La funzione principale di questo Osservatorio deve essere quella di vigilare e controllare la reale professionalità degli addetti di questo servizio ed il regolare e doveroso rispetto della giustizia e dei diritti umani e civili delle famiglie e dei minori, e nei casi in cui venga riscontrato il contrario, denunciare subito quanto riscontrato alle sedi preposte per prendere i provvedimenti del caso». Le rappresentanti dell’associazione “L’Urlo” saranno presenti il giorno 8 gennaio nei pressi dell’azienda Transcom dalle ore 9 alle ore 17 per la raccolta delle firme a sostegno dell’Osservatorio.
È possibile firmare la petizione anche online cliccando QUI.
Chiedo a tutti di firmare la petizione (dobbiamo raggiungere le 500mila firme) e diffonderla a conoscenti e amici e, se avete un blog, pubblicare voi stessi il link.
Grazie a tutti.
permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (9) | commenti (9) (popup)
Argomenti trattati nel post: appelli, suicidio, denuncia, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , bambine, femminicidio, violenza di genere

È già passato quasi un anno da quando, per la prima volta, ho parlato dello sterminio di donne a Ciudad Juàrez in Messico. Bambine, ragazze, donne con un'età compresa tra i 10 e i 25 anni vengono rapite, stuprate, torturate e barbaramente uccise in questa città al confine con gli Stati Uniti in cui dominano il narcotraffico e la corruzione.
Si tratta in genere di donne povere che lavorano per guadagnarsi da vivere e mantenere la propria famiglia, si tratta di bambine o ragazze che escono di casa per andare a scuola e non vi fanno più ritorno. Finiscono nelle mani di bestie che fanno di loro ciò che vogliono, le tengono prigioniere e, quando sono stanche, le uccidono. I loro corpi vengono abbandonati nel deserto, molti non vengono mai più trovati, tanti sono irriconoscibili. L'unica cosa certa è che la giustizia non esiste e i colpevoli non sono ancora stati trovati, tant'è che gli omicidi continuano ancora oggi: nel 2008 sono state uccise almeno 24 donne, tra cui la comandante del reparto di polizia "Delitti sessuali" (leggi la notizia QUI).
Esiste però un'organizzazione che si chiama Nuestras Hijas De Regreso A Casa (Le nostre figlie di ritorno a casa) fondata dai famigliari delle vittime che chiedono giustizia per le figlie, le mogli, le sorelle, le madri, che hanno perso per sempre. Molto spesso i membri dell'associazione vengono minacciati di morte. Cliccando QUI potete entrare nel sito dell'organizzazione (tradotto in diverse lingue, anche in italiano) e informarvi voi stessi sulla tragedia quotidiana che le donne vivono ormai da anni.
Chi volesse leggere l'intero reportage pubblicato su questo blog l'anno scorso clicchi QUI: ricordo che si tratta di quattro post molto crudi che possono urtare la sensibilità dei lettori. Ho trattato diversi casi di violenze sulle donne in diverse aree del mondo, ma posso garantire che la carneficina di Ciudad Juàrez è una tra le peggiori di cui io mi sia mai occupata.
L'anno scorso avevo riportato stralci di un libro (L'inferno di Ciudad Juàrez di Victor Ronquillo) in cui si raccontano storie di bambine, ragazze e donne uccise; ho anche riportato alcuni tremendi dati, diversi numeri, che, nella loro freddezza, rappresentano il martirio di migliaia di donne (si stima che i corpi ritrovati siano più di 200, ma le scomparse sono più di 400: ci sono fonti che riportano numeri differenti; la verità è che nessuno sa quante siano le donne uccise o scomparse) che, fino ad oggi, non hanno ottenuto giustizia.
Non voglio che queste donne restino numeri, dietro ad ogni numero c'è una vita spezzata, una violenza inaudita, una ferocia bestiale. Per questo motivo traggo dal sito dell'associazione l'elenco delle vittime di Ciudad Juàrez: nome e cognome delle donne i cui corpi martoriati sono stati ritrovati e degnamente sepolti. Di tutte le altre, ahimé, nulla si sa, nulla si dice.
TODAS SON NUESTRAS HIJAS - TODAS SON NUESTRAS MUERTAS
1993 - 2004

L'elenco si ferma al 2004, ma altri nomi possono essere aggiunti a questa terribile lista di morte.
Gloria_Rivas.jpg)
Gloria Rivas Martinez
victims.jpg)
Juana Sandoval Reyna e Esmeralda Juarez Alarcon
victims.jpg)
(partendo dall'alto a sinistra) Claudia Gonzalez, Guadalupe Luna, Mayra Reyes Solis e Laura Ramos Monnarez
Queste giovani donne, e molte altre, hanno patito le pene dell'inferno prima di essere trucidate.
Amnesty International ha redatto un appello che è possibile firmare QUI e sul sito di Nuestras Hijas potrete informarvi su tutti i modi per attivarsi e non restare indifferenti. Ognuno di noi nel suo piccolo può fare qualcosa, basta volerlo.
Grazie dell'attenzione a tutti.
Fonti:
Lista delle vittime da Nuestras Hijas de Regreso a Casa
Foto da TruTv
permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (10) | commenti (10) (popup)
Argomenti trattati nel post: appelli, tortura, libertĂ , indifferenza, denuncia, stupro, persecuzione, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , aggressione, bambine, femminicidio, discriminazione sessuale, sequestro di persona, violenza di genere, omicidi seriali di donne, ciudad juĂ rez, iniziative femministe
25 Novembre
Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

Quest'anno, in occasione di questa giornata speciale, che non deve durare solo un giorno, ma tutto l'anno, ho deciso di pubblicare qualcosa di diverso dai dati o dalle testimonianze. Mi interessa, invece, parlare di solidarietà e di come le persone possano contribuire ad aiutare le donne in difficoltà.
Tra un mese esatto sarà Natale e Fondazione Pangea Onlus propone l'iniziativa "La vita riparte da... un dono". Cliccando QUI accederete facilmente al sito e alle proposte regalo per il Natale 2008. Dovrete solo scegliere quale vi piace di più, anche in funzione delle possibilità economiche di ciascuno, e il vostro denaro andrà a finanziare i progetti umanitari dell'associazione.
Copio qui la presentazione di Fondazione Pangea, che potete visitare anche su questo sito.
La Fondazione Pangea Onlus è un’organizzazione no profit che dal 2002 lavora per favorire condizioni di sviluppo economico e sociale delle Donne e delle loro famiglie attraverso strumenti quali: l'istruzione, l'educazione ai diritti umani, la formazione professionale, l'educazione igienico-sanitaria e alla salute riproduttiva e la micro finanza, per la creazione di attività generatrici di reddito.
Pangea opera in collaborazione con associazioni e gruppi locali di donne che condividono la volontà di un’azione efficace che renda le donne protagoniste del loro stesso percorso di riscatto economico e sociale e che favorisca la loro partecipazione attiva allo sviluppo della comunità di appartenenza e dell’intero Paese.
Perché:
Una Donna è una moltiplicatrice di benessere
nella società in cui vive,
è il nodo di una rete sociale e di solidarietà.
Troppo spesso, però, essere Donna
significa essere vittima di situazioni politiche instabili,
di precetti religiosi e di pregiudizi sociali.
Troppo spesso, essere Donna
significa essere privata dei propri diritti.
Per questo noi della Fondazione Pangea Onlus
vogliamo essere solidali con le Donne,
per individuare e denunciare ogni tipo di violazione dei loro Diritti in tutti quei Paesi che presentano situazioni radicate
di disagio e povertà.
Ma Pangea non è solo DENUNCIA. È soprattutto AZIONE.
Perché è importante aiutare ogni Donna
a costruire una vita ricca di certezze e di speranze per se stessa
e per la comunità in cui vive.
Perché una Donna può diventare una moltiplicatrice di Pace.
Oltre all'iniziativa di Pangea segnalo le proposte di Amnesty International per questo 25 Novembre.
Troverete appelli da firmare e da diffondere per aiutare le donne in difficoltà.

Basta veramente poco! Attiviamoci!
permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (11) | commenti (11) (popup)
Argomenti trattati nel post: appelli, non violenza, date importanti, libertĂ , notizie nazionali, la mia opinione, 25 novembre, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, iniziative femministe
Questa settimana propongo due petizioni. Leggerete di seguito di cosa si tratta.
Chiunque firmi le petizioni si impegni anche a diffonderle!!!!!!!
PRIMA PETIZIONE
(dal blog di maxfrassi)

permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (10) | commenti (10) (popup)
Argomenti trattati nel post: appelli, tortura, libertĂ , denuncia, stupro, notizie nazionali, persecuzione, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, bambine, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, stupro di guerra, violenza su figlia
La violenza contro le donne è una delle più grandi piaghe del mondo, però troppo spesso si cerca di "risolvere il problema" agendo sulla parte lesa, ovvero le donne: si pensa di creare autobus per sole donne, luoghi in cui le donne possano stare da sole, senza il pericolo di incappare in uomini violenti.
Parliamoci chiaro: non è ghettizzando le donne (e quindi limitando la loro libertà) che si eviteranno le violenze nei loro confronti. Bisogna perciò agire direttamente sulla causa di queste violenze, ovvero gli uomini: bisogna "educarli" al rispetto della figura femminile in tutte le sue forme.
Girando per siti mi è capitato di visitarne uno molto bello (Maschile Plurale), creato da uomini: credo sia utile dare spazio a uomini così, uomini che riconoscono il problema della violenza sulle donne, uomini che vogliono iniziare essi stessi a ribellarsi al sistema patriarcale che vede le donne come degli oggetti. Per questo mi sembra doveroso pubblicare un vero e proprio appello scritto da questi uomini e pubblicato il 19 settembre 2006 sui quotidiani "Il Manifesto" e "Liberazione".
Tutti gli uomini possono aderire: per farlo basta cliccare qui ed inviare un'email all'indirizzo di posta elettronica che viene segnalato.
Ecco il testo dell'appello:
La violenza contro le donne ci riguarda: prendiamo la parola come uomini (19/09/2006)
Assistiamo a un ritorno quotidiano della violenza esercitata da uomini sulle donne. Con dati allarmanti anche nei paesi “evoluti” dell’Occidente democratico. Violenze che vanno dalle forme più barbare dell’omicidio e dello stupro, delle percosse, alla costrizione e alla negazione della libertà negli ambiti familiari, sino alle manifestazioni di disprezzo del corpo femminile. Una recente ricerca del Consiglio d’Europa afferma che l’aggressività maschile è la prima causa di morte violenta e di invalidità permanente per le donne fra i 16 e i 44 anni in tutto il mondo . E tale violenza si consuma soprattutto tra le pareti domestiche.
Siamo di fronte a una recrudescenza quantitativa di queste violenze? Oppure a un aumento delle denunce da parte delle donne?
Resta il fatto che esiste ormai un’opinione pubblica e un senso comune, che non tollera più queste manifestazioni estreme della sessualità e della prevaricazione maschile.
Chi lavora nella scuola e nei servizi sociali sul territorio denuncia poi una situazione spesso molto critica nei comportamenti degli adolescenti maschi, più inclini delle loro coetanee femmine a comportamenti violenti, individuali e di gruppo.
Forse il tramonto delle vecchie relazioni tra i sessi basate su una indiscussa supremazia maschile provoca una crisi e uno spaesamento negli uomini che richiedono una nuova capacità di riflessione, di autocoscienza, una ricerca approfondita sulle dinamiche della propria sessualità e sulla natura delle relazioni con le donne e con gli altri uomini.
La rivoluzione femminile che abbiamo conosciuto dalla seconda metà del secolo scorso ha cambiato radicalmente il mondo.
Sono mutate prima di tutto le nostre vite, le relazioni familiari, l’amicizia e l’amore tra uomini e donne, il rapporto con figlie e figli. Sono cambiate consuetudini e modi di sentire. Anche le norme scritte della nostra convivenza registrano, sia pure a fatica, questo cambiamento.
L’affermarsi della libertà femminile non è una realtà delle sole società occidentali. Il moto di emancipazione e liberazione delle donne si è esteso, con molte forme, modalità e sensibilità diverse, in tutto il mondo.
La condizione della donna torna in modo frequente nelle polemiche sullo “scontro di civiltà” che sarebbe in atto nel mondo. Noi pensiamo che la logica della guerra e dello “scontro di civiltà” può essere vinta solo con un “cambio di civiltà” fondato in tutto il mondo su una nuova qualità del rapporto tra gli uomini e le donne.
Oggi attraversiamo una fase contraddittoria, in cui sembra manifestarsi una larga e violenta “reazione” contraria al mutamento prodotto dalla rivoluzione femminile. La violenza fisica contro le donne può essere interpretata in termini di continuità, osservando il permanere di un’antica attitudine maschile che forse per la prima volta viene sottoposta a una critica sociale così alta, ma anche in termini di novità, come una “risposta” nel quotidiano alle mutate relazioni tra i sessi.
Un altro sintomo inquietante è il proliferare di mentalità e comportamenti ispirati da fondamentalismi di varia natura religiosa, etnica e politica, che si accompagnano sistematicamente a una visione autoritaria e maschilista del ruolo della donna. Queste stesse tendenze sono però attualmente sottoposte a una critica sempre più vasta, soprattutto – ma non esclusivamente – da parte femminile
La recente cronaca italiana ci ha offerto alcuni casi drammatici, eclatanti che rivelano anche modi diversi di accanirsi sul corpo e sulla mente femminile.
Una ragazza incinta viene seppellita viva dall’amante, che non vuole affrontare il probabile scandalo. Un fratello insegue e uccide la sorella, rea di non aver obbedito al diktat matrimoniale della famiglia. Un immigrato pakistano uccide la figlia, aiutato da altri parenti maschi, perché non segue i costumi sessuali etnici e religiosi della comunità. In alcune città si susseguono episodi di stupro da parte di giovani immigrati ma anche di maschi italiani. Sono italiani gli stupratori di una ragazza lesbica a Torre del Lago. Italiano l’assassino che a Parma ha ucciso con otto coltellate la ex fidanzata, che perseguitava da qualche anno. Ultimo caso di una lunga scia di delitti commessi in questi ultimi anni in Italia da uomini contro le ex mogli o fidanzate, o contro compagne in procinto di lasciarli.
Il clamore e lo scandalo sono alti. In un contesto di insicurezza (in parte reale, in parte enfatizzata dai media e da settori della politica), di continua emergenza e paura per le azioni del terrorismo di matrice islamica e per le contraddizioni prodotte dalla nuova dimensione dei flussi di immigrazione, nel dibattito pubblico la matrice della violenza patriarcale e sessuale è stata spesso riferita a culture e religioni diverse dalla nostra.
Molte voci però hanno insistito giustamente sul fatto che anche la nostra società occidentale non è stata e non è a tutt’oggi immune da questo tipo di violenza. E’ anzi possibile che il rilievo mediatico attribuito alla violenza sessuale che viene dallo “straniero” risponda a un meccanismo inconscio di rimozione e di falsa coscienza rispetto all’esistenza di questo stesso tipo di violenza, anche se in diversi contesti culturali, nei comportamenti di noi maschi occidentali.
Si è parlato dell’esigenza di un maggiore ruolo delle istituzioni pubbliche, sino alla costituzione come parti civili degli enti locali e dello stato nei processi per violenze contro le donne. Si è persino messo sotto accusa un ipotetico “silenzio del femminismo” di fronte alla moltiplicazione dei casi di violenza.
Noi pensiamo che sia giunto il momento, prima di tutto, di una chiara presa di parola pubblica e di assunzione di responsabilità da parte maschile. In questi anni non sono mancati singoli uomini e gruppi maschili che hanno cercato di riflettere sulla crisi dell’ordine patriarcale.
Ma oggi è necessario un salto di qualità, una presa di coscienza collettiva.
La violenza è l’emergenza più drammatica.
Una forte presenza pubblica maschile contro la violenza degli uomini potrebbe assumere valore simbolico rilevante. Anche convocando nelle città manifestazioni, incontri, assemblee, per provocare un confronto reale.
Siamo poi convinti che un filo unico leghi fenomeni anche molto distanti tra loro ma riconducibili alla sempre più insopportabile resistenza con cui la parte maschile della società reagisce alla volontà che le donne hanno di decidere della propria vita, di significare e di agire la loro nuova libertà:
Il corpo femminile è negato con la violenza.
Ma viene anche disprezzato e considerato un mero oggetto di scambio (come ha dimostrato il recente scandalo sulle prestazioni sessuali chieste da uomini di potere in cambio di apparizioni in programmi tv ecc.). Viene rimosso da ambiti decisivi per il potere: nella politica, nell’accademia, nell’informazione, nell’impresa.
Lo sguardo maschile – pensiamo anche alle organizzazioni sindacali – non vede ancora adeguatamente la grande trasformazione delle nostre società prodotta negli ultimi decenni dal massiccio ingresso delle donne nel mercato del lavoro.
Chiediamo che si apra finalmente una riflessione pubblica tra gli uomini, nelle famiglie, nelle scuole e nelle università, nei luoghi della politica e dell’informazione, nel mondo del lavoro.
Una riflessione comune capace di determinare una sempre più riconoscibile svolta nei comportamenti concreti di ciascuno di noi.
Primi firmatari
permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (22) | commenti (22) (popup)
Argomenti trattati nel post: appelli, uomini, libertĂ , violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, paritĂ , violenza di genere