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Allora, allora, allora...eccomi di nuovo qui a scrivere dopo un'altra frenetica settimana, in cui non sono di certo mancate le violenze, le strumentalizzazioni e, perché no, i deliri. Credo che la foto introduttiva esprima benissimo il sentimento di rabbia e insofferenza di tutte le donne italiane, che si sentono "abbastanza" prese per il culo: non per niente per il 7 e l'8 marzo sono in programma molte iniziative interessanti, ma di questo parlerò dopo...

Andiamo con ordine, cominciando dallo stupro della Caffarella: secondo i test effettuati sui campioni di DNA rinvenuti sulla vittima, i due romeni arrestati sarebbero innocenti. È a questo punto che sono iniziati i deliri: secondo un qualche giornalista simpaticone, attraverso il DNA è stato possibile capire che, chiunque siano i colpevoli, sono sicuramente di etnia romena. Probabilmente in un film di fantascienza...i giornalisti non sono praticamente in grado di dare le notizie, diffondono informazioni fasulle e ci pigliano per i fondelli: questo ormai è appurato. Ovviamente, in tutto questo can-can, nessuno si è sognato di chiedersi: ma la ragazzina che è stata stuprata come sta? La verità è che non frega niente a nessuno e di questo non mi meraviglio.

Intanto, la 41enne stuprata a Primavalle il 21 gennaio scorso avrebbe riconosciuto uno dei due romeni accusati della violenza alla Caffarella, Karol Racz,  per cui è scattata un'altra ordinanza di custodia cautelare in carcere. Staremo a vedere come andrà a finire, sperando che non si arrivi di nuovo ai deliri riportati sopra. Come sempre, mi auguro che, al di là di tutte queste strumentalizzazioni razziste, le vittime di questi delitti siano assistite, aiutate e seguite. Io lascio sempre e comunque in bella vista l'elenco dei centri antiviolenza presenti in Italia, in cui è possibile trovare tutto l'aiuto necessario. Nessuno ve lo dirà mai, perché sono troppo trogloditi per farlo, ma sappiate che questi centri esistono e le persone che ci lavorano vogliono davvero aiutarvi!

Proseguiamo con le violenze della settimana: a Capo d'Orlando un 50enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su una 40enne. A Modica un 32enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale sulla convivente e maltrattamenti in famiglia. Già nel 2007 era stato condannato per gli stessi reati. A Favara, in provincia di Agrigento, un uomo 45enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di due minorenni. A Brindisi un uomo è stato condannato a 10 anni di carcere per lo stupro di due donne. A Firenze una ragazza di 16 anni ha denunciato di essere stata stuprata nei bagni di una discoteca.

A Napoli un uomo di 31 anni è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su una bambina di 6, mentre a Milano un ragazzina di 14 anni è stata violentata ripetutamente dal patrigno ed è rimasta incinta. A Eboli un uomo di 50 anni è stato arrestato per aver violentato la figlia e condannato a 3 anni e due mesi di carcere: una pena tutta da ridere. Ogni tanto mi chiedo se i giudici ci sono o ci fanno, qualcuno dovrebbe andare in aula a gridargli nell'orecchio: "Guardate che ha stuprato la figlia! Non so se vi rendete conto!". Buona notte. A Milano una giovane è stata stuprata nei bagni di un supermercato. Intanto a Firenze si continua ad indagare sulla vicenda di stupro fuori da una discoteca ai danni di una ragazza di 17 anni.

Ulteriori violenze sulle donne si consumano negli ospedali, dove viene negata la prescrizione della pillola del giorno dopo e l'interruzione volontaria della gravidanza. È di pochi giorni fa la lettera di una donna che descrive il suo aborto terapeutico, alla 21esima settimana, tra dolori lancinanti e medici incuranti perché obiettori. C'è davvero da vergognarsi.

Notizie di violenze ai danni di donne arrivano anche dall'estero: in Gran Bretagna una ragazza si è recata alla polizia per denunciare uno stupro ed è stata nuovamente stuprata dal detective, già denunciato in passato per violenza sessuale; mentre in Brasile una bambina di 9 anni è stata stuprata dal patrigno ed è rimasta incinta: i medici che hanno somministrato i farmaci abortivi alla bambina sono già stati scomunicati dalla Chiesa Cattolica, che ovviamente non perde tempo per dimostrare che della vita di una bambina non gliene frega nulla. Sarò intollerante, ma dico a tutti i vermi che sono d'accordo con la scomunica, che una bambina di 9 anni rischia la vita a portare avanti una gravidanza; mettiamolo in chiaro una volta per tutte. Le vostre convinzioni religiose tenetevele per voi e lasciate stare una bambina di 9 anni, pezzi di merda. Quando si decideranno a scomunicare pedofili e stupratori? Penso mai, visto che la Chiesa ne è satura e li protegge pure...

In vista dell'8 marzo, Medici Senza Frontiere (MSF) ha lanciato il rapporto "Vite Spezzate", che riassume l'esperienza assistenziale nei confronti delle donne vittime di violenze sessuali, basato sulle attività in Liberia, Congo, Burundi, Sud Africa, Colombia e molti altri paesi. I medici offrono alle donne l'aiuto sanitario indispensabile per evitare di contrarre malattie sessualmente trasmesse, come l'AIDS, o per scongiurare l'eventualità di una gravidanza indesiderata. Il rapporto comprende anche una parte dedicata alle vittime di sesso maschile.

Anche Amnesty International mette in primo piano, per questo 8 marzo, il Coraggio delle Donne, con diverse informazioni sulle violazioni dei diritti delle donne in tutto il mondo e vari appelli da firmare.

Tornando in Italia, ecco quali sono gli eventi e le città interessate da manifestazioni, fiaccolate e incontri contro la violenza sulle donne:

7 marzo - Firenze - Manifestazione per essere libere di essere - Informazioni QUI

7 marzo - Bologna - Corteo notturno - Informazioni QUI

7 marzo - Torino - Manifestazione contro la violenza sulle donne e le leggi razziste - Informazioni QUI

7 marzo - Catania - Diamo vita al pacchetto bellezza - Informazioni QUI

7 marzo - Cagliari - Libere di agire, capaci di reagire - Informazioni QUI

7/8 marzo - Bergamo - Donne sull'orlo di una crisi di... - Informazioni QUI

7/8 marzo - Napoli - Niente per cui festeggiare, molto per cui lottare - Informazioni QUI

7/8 marzo - Roma - Unite contro la violenza - Informazioni QUI

8 marzo - Taranto - Presidio contro la violenza sulle donne - Informazioni QUI

8 marzo - Palermo - Il nostro corpo non è un campo di battaglia - Informazioni QUI

8 marzo - Palermo - Non è un paese per donne - Informazioni QUI

8 marzo - Vicenza - Donne in piazza contro la base - Informazioni QUI

Per tutte le altre iniziative potete visitare il sito di Controviolenzadonne.org oppure Zeroviolenzadonne.it

Credo proprio di aver concluso. Buon 8 marzo di lotta a tutte!

"Ad Haiti essere stuprate significa essere rifiutate dalla società: non devi più studiare, non devi uscire, devi solo restare in disparte. Essere stuprata fa di te una persona senza diritti, una persona emarginata dalla società"

[Dalla testimonianza di Rose, 22 anni, vittima di stupro]

 

Negli ultimi anni, il numero di stupri perpetrati contro donne e ragazze di Haiti è cresciuto esponenzialmente; prevalentemente lo stupro da parte di bande di uomini armati, ma anche la violenza domestica è molto diffusa.

Già nei tre anni successivi al colpo di stato, che mise fine al primo governo Aristide nel 1991, si ricorreva alla violenza sessuale per punire e intimidire le famiglie dei sostenitori del governo; successivamente, la pratica dello stupro è stata adottata da bande criminali. Nel 2008, nel periodo precedente al carnevale, nella capitale Port-au-Prince, in soli tre giorni, sono stati segnalati 50 casi di violenze ai danni di donne e bambine.

Molto diffusa è anche la violenza domestica, che rimane spesso nascosta. Bambine e ragazze non denunciano le violenze subite tra le mura domestiche perché dipendono economicamente da chi abusa di loro. Il problema non è mai stato affrontato col risultato di una convinzione generalizzata della violenza domestica percepita come un fenomeno normale e inevitabile.

Alle ragazze che restano incinte in seguito a uno stupro non viene garantito un adeguato supporto sanitario: solo un quarto delle nascite avviene con l'assistenza di personale qualificato e molte donne e ragazze muoiono a causa di complicazioni legate alla gravidanza.

Le conseguenze della violenza sono durature e profonde. Oltre alle immediate ripercussioni fisiche, le vittime si trovano spesso a dover affrontare gravidanze indesiderate, malattie a trasmissione sessuale e problemi psicologici quali, stress post-traumatico, ansia o depressione. In particolare, le ragazze di età inferiore ai 18 anni rischiano maggiormente di morire per cause connesse al parto di vedere il proprio diritto a ricevere un'istruzione seriamente compromesso.

Nella maggior parte dei casi, le ragazze non hanno il coraggio di denunciare gli stupri a causa della paura, della vergogna e delle convenzioni sociali che fanno sì che la violenza commessa dagli uomini sia tollerata. Anche la mancanza di fiducia nei confronti del sistema giudiziario e della polizia gioca un ruolo importante nello scoraggiare le denunce.

Negli ultimi anni, le autorità haitiane hanno tentato di affrontare il problema della violenza. Il Ministero per le politiche e i diritti delle donne, istituito nel 1994, ha preso parte a diverse iniziative di sensibilizzazione. Nel 1995, è stato adottato il Piano nazionale di contrasto alla violenza sulle donne, le cui raccomandazioni se attuate, potrebbero fare molto per prevenire e perseguire questi reati.


Amnesty International chiede alle autorità haitiane di:

  • raccogliere dati sulla natura e sull'entità delle violenze contro donne e ragazze;
  • indagare e perseguire prontamente e in maniera esaustiva tutte le denunce di violenza;
  • fare in modo che la polizia fornisca alle donne e alle ragazze vittime di violenza sessuale luoghi sicuri dove effettuare la denuncia.

 ----> FIRMA L'APPELLO


Read the article in english: Don't turn your back on girls

Messo in luce da wonderely alle 17:37 di martedì, 24 febbraio 2009


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Argomenti trattati nel post: appelli, istruzione, maltrattamenti, violenza domestica, stupro, notizie internazionali, violenza sessuale, bambine, femminicidio, discriminazione sessuale, donne incinte, violenza di genere, gravidanza indesiderata, hiv / aids, conseguenze dello stupro

Qualche settimana fa avevo dedicato un post di questo blog alla storia di Carmela, ragazzina 13enne che, dopo aver denunciato uno stupro, è stata ritenuta instabile, internata in una clinica e "curata" con psicofarmaci, all'insaputa dei genitori. La ragazza si è poi suicidata il 15 aprile 2007 gettandosi dal settimo piano del palazzo in cui abitava.

Dopo la morte della ragazza, i genitori hanno fondato l'associazione IoSoCarmela, in difesa dei diritti dei minori. La stessa associazione, in collaborazione con l'associazione L'urlo, ha promosso la campagna Controlliamo i controllori. Ecco di cosa si tratta:



Firme per l'Osservatorio sui servizi sociali

il Centro — 05 gennaio 2009 pagina 02 sezione: L'AQUILA

L’AQUILA. L’associazione aquilana “L’Urlo” congiuntamente all’associazione “Io so’ Carmela” (come la frase che la ragazzina, Carmela, suicida dopo uno stupro, pronunciava quando voleva attirare l’attenzione) sta avviando una petizione dal titolo “Controlliamo i controllori” che ha lo scopo di proporre «una sorta di Osservatorio nazionale che vigili e controlli i servizi sociali, affinché vengano garantiti con i fatti tutti i diritti umani e civili che molto spesso vengono calpestati proprio da coloro che sono preposti alla loro tutela. La funzione principale di questo Osservatorio deve essere quella di vigilare e controllare la reale professionalità degli addetti di questo servizio ed il regolare e doveroso rispetto della giustizia e dei diritti umani e civili delle famiglie e dei minori, e nei casi in cui venga riscontrato il contrario, denunciare subito quanto riscontrato alle sedi preposte per prendere i provvedimenti del caso». Le rappresentanti dell’associazione “L’Urlo” saranno presenti il giorno 8 gennaio nei pressi dell’azienda Transcom dalle ore 9 alle ore 17 per la raccolta delle firme a sostegno dell’Osservatorio.



È possibile firmare la petizione anche online cliccando QUI.

Chiedo a tutti di firmare la petizione (dobbiamo raggiungere le 500mila firme) e diffonderla a conoscenti e amici e, se avete un blog, pubblicare voi stessi il link.

Grazie a tutti.

Messo in luce da wonderely alle 12:35 di domenica, 11 gennaio 2009


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Argomenti trattati nel post: appelli, suicidio, denuncia, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , bambine, femminicidio, violenza di genere

È già passato quasi un anno da quando, per la prima volta, ho parlato dello sterminio di donne a Ciudad Juàrez in Messico. Bambine, ragazze, donne con un'età compresa tra i 10 e i 25 anni vengono rapite, stuprate, torturate e barbaramente uccise in questa città al confine con gli Stati Uniti in cui dominano il narcotraffico e la corruzione.

Si tratta in genere di donne povere che lavorano per guadagnarsi da vivere e mantenere la propria famiglia, si tratta di bambine o ragazze che escono di casa per andare a scuola e non vi fanno più ritorno. Finiscono nelle mani di bestie che fanno di loro ciò che vogliono, le tengono prigioniere e, quando sono stanche, le uccidono. I loro corpi vengono abbandonati nel deserto, molti non vengono mai più trovati, tanti sono irriconoscibili. L'unica cosa certa è che la giustizia non esiste e i colpevoli non sono ancora stati trovati, tant'è che gli omicidi continuano ancora oggi: nel 2008 sono state uccise almeno 24 donne, tra cui la comandante del reparto di polizia "Delitti sessuali" (leggi la notizia QUI).

Esiste però un'organizzazione che si chiama Nuestras Hijas De Regreso A Casa (Le nostre figlie di ritorno a casa) fondata dai famigliari delle vittime che chiedono giustizia per le figlie, le mogli, le sorelle, le madri, che hanno perso per sempre. Molto spesso i membri dell'associazione vengono minacciati di morte. Cliccando QUI potete entrare nel sito dell'organizzazione (tradotto in diverse lingue, anche in italiano) e informarvi voi stessi sulla tragedia quotidiana che le donne vivono ormai da anni.

Chi volesse leggere l'intero reportage pubblicato su questo blog l'anno scorso clicchi QUI: ricordo che si tratta di quattro post molto crudi che possono urtare la sensibilità dei lettori. Ho trattato diversi casi di violenze sulle donne in diverse aree del mondo, ma posso garantire che la carneficina di Ciudad Juàrez è una tra le peggiori di cui io mi sia mai occupata.

L'anno scorso avevo riportato stralci di un libro (L'inferno di Ciudad Juàrez di Victor Ronquillo) in cui si raccontano storie di bambine, ragazze e donne uccise; ho anche riportato alcuni tremendi dati, diversi numeri, che, nella loro freddezza, rappresentano il martirio di migliaia di donne (si stima che i corpi ritrovati siano più di 200, ma le scomparse sono più di 400: ci sono fonti che riportano numeri differenti; la verità è che nessuno sa quante siano le donne uccise o scomparse) che, fino ad oggi, non hanno ottenuto giustizia.

Non voglio che queste donne restino numeri, dietro ad ogni numero c'è una vita spezzata, una violenza inaudita, una ferocia bestiale. Per questo motivo traggo dal sito dell'associazione l'elenco delle vittime di Ciudad Juàrez: nome e cognome delle donne i cui corpi martoriati sono stati ritrovati e degnamente sepolti. Di tutte le altre, ahimé, nulla si sa, nulla si dice.



TODAS SON NUESTRAS HIJAS - TODAS SON NUESTRAS MUERTAS

1993 - 2004



  1. Adriana Martínez Martínez
  2. Adriana Saucedo Juárez
  3. Adriana Torres Márquez
  4. Aída Carrillo
  5. Alejandra Viescas Castro
  6. Alicia Herrera
  7. Alma García
  8. Alma Mireya Chavira (o Chavarría) Fávila
  9. Alma P. o Leticia Palafox Z.
  10. Amalia Saucedo Díaz de León
  11. Amelia Lucio Borja
  12. Amparo Guzmán Caixba
  13. Ana Gil Bravo
  14. Ana Hipólito Campos
  15. Ana Ma. Gardea Villalobos
  16. Apolonia Fierro P.
  17. Araceli Gómez Martínez
  18. Araceli Lozano Bolaños
  19. Araceli R. Martínez Montañés
  20. Aracely Esmeralda Martínez
  21. Aracely Gallardo Rodríguez
  22. Aracely Manríquez Gómez
  23. Aracely Núñez Santos
  24. Argelia Irene Salazar Crispín
  25. Bárbara Araceli Martínez Ramos
  26. Bertha Luz Briones
  27. Blanca Estela Velázquez Valenzuela
  28. Blanca Yadira Nuñez
  29. Brenda Alfaro Luna
  30. Brenda Berenice Delgado Rodríguez
  31. Brenda Herrera
  32. Brenda Lizeth Nájera Flores (leggi post QUI)
  33. Brenda Patricia Méndez Vásquez
  34. Brisa Narváez Santos
  35. Carolina Carrera
  36. Cecilia Covarrubias Aguilar
  37. Cecilia Sáenz Parra
  38. Celia Guadalupe Gómez de la Cruz
  39. Cynthia Rocío Acosta Alvarado (leggi post QUI)
  40. Clara Hernández Martínez
  41. Clara Zapata Zepeda Álvarez
  42. Claudia Ivette González
  43. Claudia Ramos López
  44. Cristina Quezada Mauricio
  45. Cynthia Portillo de González
  46. Dalia Maribel Prieto
  47. Deisy Salcido Rueda
  48. Domitila Trujillo Posadas
  49. Donna Maurine Striplin Boggs
  50. Dora Alicia Martínez Mendoza
  51. Elba Reséndiz Rodríguez
  52. Elba Verónica Olivas
  53. Elena García Alvarado
  54. Elena Salcido Meraz
  55. Elsa Rivera Rodríguez
  56. Elizabeth Castro García
  57. Elizabeth Flores Sánchez
  58. Elizabeth Gómez
  59. Elizabeth Martínez Rodríguez
  60. Elizabeth Ramos
  61. Elizabeth Robles Gómez
  62. Elizabeth Soto Flores
  63. Elodia Payán Núñez
  64. Elsa América Arrequín Mendoza
  65. Elva Hernández Martínez
  66. Elvira Carrillo de la Fuente
  67. Emilia García Hernández
  68. Eréndira Buendía Muñoz
  69. Eréndira Ivonne Ponce Hernández
  70. Erica García Moreno
  71. Erika Ivonne Ruiz Zavala
  72. Erika Pérez
  73. Esmeralda Juárez Alarcón
  74. Esmeralda Leyva Rodríguez (leggi post QUI)
  75. Esmeralda Urías Sáenz
  76. Estefanía Corral González
  77. Eugenia Martínez Poo
  78. Fabiola Zamudio
  79. Fátima Vanessa Flores Díaz
  80. Flor Idalia Márquez
  81. Francisca Epigmenia Hernández
  82. Francisca Lucero Gallardo
  83. Francisca Sánchez Gutiérrez
  84. Gabriela “La China” (2004)
  85. Gabriela Bueno Hernández
  86. Gabriela Domínguez Aguilar
  87. Gabriela Edith Márquez Calvillo
  88. Gladys Janeth Fierro Vargas (leggi post QUI)
  89. Gladys Lizeth Ramos Esc
  90. Gloria Betances Rodríguez
  91. Gloria Elena Escobedo Piña
  92. Gloria Escalante Rodríguez
  93. Gloria Olivas Morales
  94. Gloria Rivas Martínez
  95. Graciela García Primero
  96. Guadalupe Ivonne Estrada Salas
  97. Guadalupe Luna de la Rosa
  98. Guadalupe Verónica Castro Pando
  99. Guillermina Hernández Chávez
  100. Hester Van Nierop
  101. Hilda Fierro Olivas
  102. Hilda Rodríguez Núñez
  103. Ignacia Morales Soto
  104. Inés Silvia Merchant
  105. Irene Castillo
  106. Irma Angélica Rosales Lozano
  107. Irma Arellano Castillo
  108. Irma Márquez
  109. Irma Rebeca Fuentes
  110. Irma Valdez Sánchez
  111. Jacqueline Cristina Sánchez Hernández
  112. Jessica Lizalde León
  113. Jessica Martínez Morales
  114. Juana González Piñón
  115. Juana Iñiguez Mares
  116. Juana Sandoval Reyna
  117. Julia Luna Vera
  118. Julieta Enríquez González
  119. Karina Ávila Ochoa
  120. Karina Daniela Gutiérrez
  121. Karina Candelaria Ramos González
  122. Karina Soto Cruz
  123. Laura Alondra Márquez
  124. Laura Ana Inere
  125. Laura Berenice Ramos Monárrez
  126. Laura Georgina Vargas
  127. Laura Lourdes Cordero García
  128. Leticia Armendáriz Chavira
  129. Leticia Caldera Arvídez
  130. Leticia de la Cruz Bañuelos
  131. Leticia García Rosales
  132. Leticia Quintero Moreno
  133. Leticia Reyes Benítez
  134. Leticia Vargas Flores
  135. Lilia Alejandra García Andrade
  136. Lilia Juliana Reyes Espinoza
  137. Liliana Frayre Bustillos
  138. Liliana Hodging de Santiago
  139. Linda Ramos Sandoval
  140. Lorenza Isela González Alamillo
  141. Lourdes Gutiérrez Rosales
  142. Lourdes Ivette Lucero Campos
  143. Lucila Silva Dávalos
  144. Luz Adriana Martínez Reyes
  145. Luz Ivonne De la O García
  146. Manuela Hermosillo Quintero
  147. Marcela Hernández Macías  Marcela Macías Hernández
  148. Marcela Santos Garza
  149. Marcela Viviana Rayas Arellanes
  150. Margarita Briseño Rendón
  151. María Agustina Hernández
  152. María Ascensión Aparicio Salazar
  153. María Cristina Quezada Amador
  154. María de Jesús Fong Valenzuela
  155. María de Jesús González
  156. María de la Luz Murgado G.
  157. María de los Ángeles Acosta Ramírez
  158. María de los Ángeles  Alvarado Soto
  159. María del Refugio Núñez L.
  160. María del Rosario Cordero Esquivel (leggi post QUI)
  161. María E. Luna Alfaro
  162. María Elba Chávez
  163. María Elena Chávez Caldera
  164. María Elena Saucedo Meraz
  165. María Estela Martínez
  166. María Estela Martínez Valdez
  167. María Eugenia Mendoza Arias (leggi post QUI)
  168. María Inés Ozuna Aguirre
  169. María Irma Blancarte Lugo
  170. María Irma Plancarte
  171. María Isabel Chávez G.
  172. María Isabel Haro Prado
  173. María Isabel Martínez González
  174. María Isabel Nava Vázquez
  175. María Isela Núñez Herrera
  176. María López Torres
  177. María Luisa Luna Vera
  178. María Luisa y sus tres niños
  179. María Maura Carmona Zamora
  180. María Rocío Cordero Esquivel
  181. María Rosa León Ramos
  182. María Rosario Ríos y esposo
  183. María Sagrario González Flores
  184. María Santos Ramírez Vega
  185. María Santos Rangel Flores
  186. María Saturnina de León
  187. María Teresa Rentería Salazar
  188. María Victoria Arellano Z.
  189. Maribel Palomino Arvizo
  190. Maritza Toribio Flores
  191. Martha Alicia Esquivel
  192. Martha Arguijo Castañeda
  193. Martha Cecilia Navarrete Reyes
  194. Martha Claudia Pizarro Velásquez
  195. Martha Esmeralda Veloz Valdez
  196. Martha Francisca Hernández
  197. Martha Gutiérrez García
  198. Martha Yolanda Gutiérrez García
  199. Mayra Gema Alamillo González
  200. Mayra Juliana Reyes Solís 
  201. Merced Ramírez Morales 
  202. Mireya Hernández Méndez
  203. Miriam García Solorio
  204. Miriam Adriana Vázquez
  205. Miriam Aguilar Rodríguez
  206. Miriam Arlem Vázquez Mendoza
  207. Miriam de los Ángeles Deras
  208. Nancy Guillermina Quintero G. Nelly América Gómez H.
  209. Nora Elizabeth Flores Flores
  210. Norma Julissa Ramos Muñoz
  211. Norma Leticia Luna Holguín
  212. Norma Leticia Quintero M.
  213. Norma Mayela Palacios López
  214. Olga Alicia Carrillo Pérez
  215. Olga González López
  216. Otilia Santos Trujillo
  217. Paloma Angélica Escobar Ledezma
  218. Paloma Rodríguez Ruges
  219. Patricia Alba Ríos
  220. Patricia Cortés Campos
  221. Patricia Monroy Torres
  222. Paula Zepeda Soto
  223. Paulina León
  224. Perla Chávez Rodríguez
  225. Perla del Castillo
  226. Perla Parker Hopking
  227. Perla Patricia Sáenz Díaz
  228. Petra de la Rosa Masa
  229. Raquel Lechuga Macías
  230. Rebeca Contreras (2004)
  231. Reina Sarriá o Sarahí Lara Lucero
  232. Roberta Georgina Coronel Molina (2003)
  233. Rocío Agüero Miranda
  234. Rocío Barraza Gallegos
  235. Rocío Miranda Agüero
  236. Rocío Rincón
  237. Rosa Isela Carmona
  238. Rosa Isela de la Cruz Madrigal
  239. Rosa Isela Tena Quintanilla
  240. Rosa Ivonne Páez Márquez
  241. Rosa Margarita Arellanes García
  242. Rosa María Hernández
  243. Rosa María Lerma Hernández
  244. Rosa María Rivera
  245. Rosa Virginia Hernández Cano
  246. Rosalba López Espinoza
  247. Rosario Aguayo M.
  248. Rosario Fátima Martínez Ángel
  249. Rosario Rocío García Leal
  250. Sandra Corina Gutiérrez Estrada
  251. Sandra Henry Monreal
  252. Sandra Juárez V.
  253. Sandra Maribel Frías García
  254. Silvia Elena Rivera Morales
  255. Silvia Gabriela Laguna o Luna Cruz
  256. Silvia Guadalupe Díaz
  257. Silvia Marchant
  258. Silvia Ocón López
  259. Silvia Rivera Salas
  260. Sofía González Vivar
  261. Soledad Beltrán
  262. Soledad Sáenz Acosta
  263. Sonia Ivette Ramírez
  264. Sonia Yareli Torres Torres
  265. Susana Enríquez Enríquez
  266. Susana Flores Flores (leggi post QUI)
  267. Teodora de la Rosa Martínez
  268. Teresa de Jesús González Mendoza
  269. Teresa Mélida Herrera Rey
  270. Teresita López
  271. Tomasa Salas Calderón
  272. Vanessa Horcasitas
  273. Verónica Beltrán Manjarrez Máynez
  274. Verónica Guadalupe Castro Pando
  275. Verónica Huitrón Quezada
  276. Verónica Martínez Hernández
  277. Verónica Santillanes Madera
  278. Victoria E. Parker Hopking
  279. Violeta Mabel  Alvídrez Barrios
  280. Virginia Rodríguez Beltrán
  281. Viridiana Torres Moreno
  282. Yésica Martínez Morales (leggi post QUI)
  283. Yolanda Álvarez Esquihua
  284. Yolanda Tapia Vega
  285. Zenaida Bermúdez Campa
  286. Zulema Olivia Alvarado Torres


L'elenco si ferma al 2004, ma altri nomi possono essere aggiunti a questa terribile lista di morte.

Gloria Rivas Martinez

Juana Sandoval Reyna e Esmeralda Juarez Alarcon

(partendo dall'alto a sinistra) Claudia Gonzalez, Guadalupe Luna, Mayra Reyes Solis e Laura Ramos Monnarez

Queste giovani donne, e molte altre, hanno patito le pene dell'inferno prima di essere trucidate.

Amnesty International ha redatto un appello che è possibile firmare QUI e sul sito di Nuestras Hijas potrete informarvi su tutti i modi per attivarsi e non restare indifferenti. Ognuno di noi nel suo piccolo può fare qualcosa, basta volerlo.

Grazie dell'attenzione a tutti.

Fonti:

Lista delle vittime da Nuestras Hijas de Regreso a Casa

Foto da TruTv

Messo in luce da wonderely alle 13:05 di mercoledì, 07 gennaio 2009


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Argomenti trattati nel post: appelli, tortura, libertĂ , indifferenza, denuncia, stupro, persecuzione, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , aggressione, bambine, femminicidio, discriminazione sessuale, sequestro di persona, violenza di genere, omicidi seriali di donne, ciudad juĂ rez, iniziative femministe

25 Novembre

 

Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne


Quest'anno, in occasione di questa giornata speciale, che non deve durare solo un giorno, ma tutto l'anno, ho deciso di pubblicare qualcosa di diverso dai dati o dalle testimonianze. Mi interessa, invece, parlare di solidarietà e di come le persone possano contribuire ad aiutare le donne in difficoltà.

Tra un mese esatto sarà Natale e Fondazione Pangea Onlus propone l'iniziativa "La vita riparte da... un dono". Cliccando QUI accederete facilmente al sito e alle proposte regalo per il Natale 2008. Dovrete solo scegliere quale vi piace di più, anche in funzione delle possibilità economiche di ciascuno, e il vostro denaro andrà a finanziare i progetti umanitari dell'associazione.



Copio qui la presentazione di Fondazione Pangea, che potete visitare anche su questo sito.

La Fondazione Pangea Onlus è un’organizzazione no profit che dal 2002 lavora per favorire condizioni di sviluppo economico e sociale delle Donne e delle loro famiglie attraverso strumenti quali: l'istruzione, l'educazione ai diritti umani, la formazione professionale, l'educazione igienico-sanitaria e alla salute riproduttiva e la micro finanza, per la creazione di attività generatrici di reddito.
Pangea opera in collaborazione con associazioni e gruppi locali di donne che condividono la volontà di un’azione efficace che renda le donne protagoniste del loro stesso percorso di riscatto economico e sociale e che favorisca la loro partecipazione attiva allo sviluppo della comunità di appartenenza e dell’intero Paese.
Perché:

Una Donna è una moltiplicatrice di benessere
nella società in cui vive,
è il nodo di una rete sociale e di solidarietà.
Troppo spesso, però, essere
Donna
significa essere
vittima di situazioni politiche instabili,
di precetti religiosi e di pregiudizi sociali.
Troppo spesso, essere
Donna
significa essere privata dei propri diritti.
Per questo noi della Fondazione Pangea Onlus
vogliamo essere  solidali con le Donne,
per
individuare e denunciare ogni tipo di violazione dei loro Diritti in tutti quei Paesi che presentano situazioni radicate
di disagio e povertà.
Ma Pangea non è solo
DENUNCIA. È soprattutto AZIONE.
Perché è importante
aiutare ogni Donna
a costruire una vita ricca di certezze e di speranze per se stessa
e per la comunità in cui vive.
Perché una Donna può diventare una moltiplicatrice di Pace.


Oltre all'iniziativa di Pangea segnalo le proposte di Amnesty International per questo 25 Novembre.

Troverete appelli da firmare e da diffondere per aiutare le donne in difficoltà.




Basta veramente poco! Attiviamoci!

Messo in luce da wonderely alle 20:18 di lunedì, 24 novembre 2008


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Argomenti trattati nel post: appelli, non violenza, date importanti, libertĂ , notizie nazionali, la mia opinione, 25 novembre, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, iniziative femministe

Questa settimana propongo due petizioni. Leggerete di seguito di cosa si tratta.

Chiunque firmi le petizioni si impegni anche a diffonderle!!!!!!!


PRIMA PETIZIONE
(dal blog di maxfrassi)

SCOMPARSA DI FIONA ANTONINI (9 ANS)
E DI MILLA ANTONINI (5 ANS)
 
LA LORO MAMMA, MAOLONI MARIA-PIA, CHE VIVE IN ITALIA NON HA PIU’ NOTIZIE DELLE SUE DUE BAMBINE DOPO IL
19 MAGGIO 2007 !
LE DUE SORELLINE SONO STATE PRELEVATE, SEQUESTRATE  E VIOLENTATE DAL PADRE (ANTONINI ROCCO) E
DAL NONNO PATERNO (ANTONINI ROBERTO)
UNA ISTRUTTORIA PER VIOLENZA SU MINORI E’ STATA AVVIATA IN BELGIO ED ITALIA
CONTRO QUESTI DUE SOGGETTI. 
MA LE BAMBINE RESTANO INTROVABILI !!!


Visitate il  blog : http://salvarefionaemilla.blogspot.com

Petizione per Fiona e Milla : http://www.petitiononline.com/mariapia/petition.html

Iscrivetevi a COSAFM, Comitato di Sostegno e di Azione per Fiona e Milla : http://www.cosafm.nipox.com/


SECONDA PETIZIONE
(da Amnesty International)

LA SITUAZIONE NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

In un recente rapporto sulla Repubblica Democratica del Congo (RDC),
Amnesty International ha denunciato la ripresa degli stupri e del
reclutamento di bambini soldato nel paese
, in particolare nella
provincia del Nord Kivu, nella parte est della RDC.
Secondo Amnesty International, degli ex bambini soldato che erano stati
riuniti alle loro famiglie in questa regione, nell'ambito del programma
nazionale di smobilitazione, circa la metà sarebbero stati reclutati di
nuovo dai gruppi armati. Più hanno esperienza, infatti, più rischiano di
essere reclutati di nuovo.
I bambini soldato che provano a fuggire vengono uccisi o torturati, in
alcuni casi alla presenza di altri bambini, così da dissuaderli a non
fare lo stesso.
Un ex bambino soldato ha riferito ad Amnesty International di come due
giovani siano stati picchiati a morte davanti a lui e ad altri bambini,
"come lezione per tutti, affinché non scappassero".
l rapporto rivela, inoltre, la portata dei continui abusi sessuali e
psicologici subiti da donne e bambine nel conflitto, a dispetto
dell'impegno del governo e dei gruppi armati a porre fine a queste
atrocità.
"La situazione nel nord Kivu è sconvolgente" ha detto Andrew Philip,
esperto di RDC per Amnesty. "I gruppi armati e le forze governative
continuano a violentare donne e ragazze. Vengono violentate persino le
bambine e le anziane, alcune hanno subito stupri di gruppo
. La cosa che
inquieta particolarmente è che le violenze vengono commesse in pubblico,
alla presenza dei familiari, compresi i bambini."
Nel rapporto, Amnesty International ha rivolto una serie di
raccomandazioni ai gruppi armati, al governo e alla comunità
internazionale affinché agiscano per porre fine alle violazioni dei
diritti umani.


Per firmare online l'appello: http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1405

Cliccando QUI potete vedere un video informativo (in inglese, ma non preoccupatevi perché è molto semplice da capire) riguardo la situazione drammatica di donne e bambini in Congo.


FIRMATE LE PETIZIONI, MA SOPRATTUTTO DIFFONDETELE!
Messo in luce da wonderely alle 11:22 di sabato, 01 novembre 2008


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Argomenti trattati nel post: appelli, tortura, libertĂ , denuncia, stupro, notizie nazionali, persecuzione, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, bambine, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, stupro di guerra, violenza su figlia

La violenza contro le donne è una delle più grandi piaghe del mondo, però troppo spesso si cerca di "risolvere il problema" agendo sulla parte lesa, ovvero le donne: si pensa di creare autobus per sole donne, luoghi in cui le donne possano stare da sole, senza il pericolo di incappare in uomini violenti.

Parliamoci chiaro: non è ghettizzando le donne (e quindi limitando la loro libertà) che si eviteranno le violenze nei loro confronti. Bisogna perciò agire direttamente sulla causa di queste violenze, ovvero gli uomini: bisogna "educarli" al rispetto della figura femminile in tutte le sue forme.

Girando per siti mi è capitato di visitarne uno molto bello (Maschile Plurale), creato da uomini: credo sia utile dare spazio a uomini così, uomini che riconoscono il problema della violenza sulle donne, uomini che vogliono iniziare essi stessi a ribellarsi al sistema patriarcale che vede le donne come degli oggetti. Per questo mi sembra doveroso pubblicare un vero e proprio appello scritto da questi uomini e pubblicato il 19 settembre 2006 sui quotidiani "Il Manifesto" e "Liberazione".

Tutti gli uomini possono aderire: per farlo basta cliccare qui ed inviare un'email all'indirizzo di posta elettronica che viene segnalato.

 

Ecco il testo dell'appello:

 

La violenza contro le donne ci riguarda: prendiamo la parola come uomini (19/09/2006)

Assistiamo a un ritorno quotidiano della violenza esercitata da uomini sulle donne. Con dati allarmanti anche nei paesi “evoluti” dell’Occidente democratico. Violenze che vanno dalle forme più barbare dell’omicidio e dello stupro, delle percosse, alla costrizione e alla negazione della libertà negli ambiti familiari, sino alle manifestazioni di disprezzo del corpo femminile.  Una recente ricerca del Consiglio d’Europa afferma che l’aggressività maschile è la prima causa  di morte violenta e di invalidità permanente per le donne fra i 16 e i 44 anni in tutto il mondo . E tale violenza si consuma soprattutto tra le pareti domestiche.

Siamo di fronte a una recrudescenza quantitativa di queste violenze? Oppure a un aumento delle denunce da parte delle donne?
Resta il fatto che esiste ormai un’opinione pubblica e un senso comune, che non tollera più queste manifestazioni estreme della sessualità e della prevaricazione maschile.
Chi lavora nella scuola e nei servizi sociali sul territorio denuncia poi una situazione spesso molto critica nei comportamenti degli adolescenti maschi, più inclini delle loro coetanee femmine a comportamenti violenti, individuali e di gruppo.

Forse il tramonto delle vecchie relazioni tra i sessi basate su una indiscussa supremazia maschile provoca una crisi e uno spaesamento negli uomini che richiedono una nuova capacità di riflessione, di autocoscienza, una ricerca approfondita sulle dinamiche della propria sessualità e sulla natura delle relazioni con le donne e con gli altri uomini.

La rivoluzione femminile che abbiamo conosciuto dalla seconda metà del secolo scorso ha cambiato radicalmente il mondo.
Sono mutate prima di tutto le nostre vite, le relazioni familiari, l’amicizia e l’amore tra uomini e donne, il rapporto con figlie e figli. Sono cambiate consuetudini e modi di sentire. Anche le norme scritte della nostra convivenza registrano, sia pure a fatica, questo cambiamento.

L’affermarsi della libertà femminile non è una realtà delle sole società occidentali. Il moto di emancipazione e liberazione delle donne si è esteso, con molte forme,  modalità e sensibilità diverse, in tutto il mondo.
La condizione della donna torna in modo frequente nelle polemiche sullo “scontro di civiltà” che sarebbe in atto nel mondo. Noi pensiamo che la logica della guerra e dello “scontro di civiltà” può essere vinta solo con un “cambio di civiltà” fondato in tutto il mondo su una nuova qualità del rapporto tra gli uomini e le donne.

Oggi attraversiamo una fase contraddittoria, in cui sembra manifestarsi una larga e violenta “reazione” contraria al mutamento prodotto dalla rivoluzione femminile. La violenza fisica contro le donne può essere interpretata in termini di continuità, osservando il permanere di un’antica attitudine maschile che forse per la prima volta viene sottoposta a una critica sociale così alta, ma anche in termini di novità, come una “risposta” nel quotidiano alle mutate relazioni tra i sessi.
Un altro sintomo inquietante è il proliferare di mentalità e comportamenti ispirati da fondamentalismi di varia natura religiosa, etnica e politica, che si accompagnano sistematicamente a una visione autoritaria e maschilista del ruolo della donna. Queste stesse tendenze sono però attualmente sottoposte a una critica sempre più vasta, soprattutto – ma non esclusivamente – da parte femminile

La recente cronaca italiana ci ha offerto alcuni casi drammatici, eclatanti che rivelano anche modi diversi di accanirsi sul corpo e sulla mente femminile.
Una ragazza incinta viene seppellita viva dall’amante, che non vuole affrontare il probabile scandalo. Un fratello insegue e uccide la sorella, rea di non aver obbedito al diktat matrimoniale della famiglia.  Un immigrato pakistano uccide la figlia, aiutato da altri parenti maschi, perché non segue i costumi sessuali etnici e religiosi della comunità. In alcune città si susseguono episodi di stupro da parte di giovani immigrati ma anche di maschi italiani. Sono italiani gli stupratori di una ragazza lesbica a Torre del Lago.  Italiano l’assassino che a Parma ha ucciso con otto  coltellate la ex fidanzata, che perseguitava da qualche anno.  Ultimo caso di una lunga scia di delitti commessi in questi ultimi anni in Italia da uomini contro le ex mogli o fidanzate, o contro compagne in procinto di lasciarli.

Il clamore e lo scandalo sono alti. In un contesto di insicurezza (in parte reale, in parte enfatizzata dai media e da settori della politica), di continua emergenza e paura per le azioni del terrorismo di matrice islamica e per le contraddizioni prodotte dalla nuova dimensione dei flussi di immigrazione, nel dibattito pubblico la matrice della violenza patriarcale e sessuale è stata spesso riferita a culture e religioni diverse dalla nostra.
Molte voci però hanno insistito giustamente sul fatto che anche la nostra società occidentale non è stata e non è a tutt’oggi immune da questo tipo di violenza.  E’ anzi possibile che il rilievo mediatico attribuito alla violenza sessuale che viene dallo “straniero” risponda a un meccanismo inconscio di rimozione e di falsa coscienza rispetto all’esistenza di questo stesso tipo di violenza, anche se in diversi contesti culturali, nei comportamenti di noi maschi occidentali.
Si è parlato dell’esigenza di un maggiore ruolo delle istituzioni pubbliche, sino alla costituzione come parti civili degli enti locali e dello stato nei processi per violenze contro le donne. Si è persino messo sotto accusa un ipotetico “silenzio del femminismo” di fronte alla moltiplicazione dei casi di violenza.

Noi pensiamo che sia giunto il momento, prima di tutto, di  una chiara presa di parola pubblica e di assunzione di responsabilità da parte maschile. In questi anni non sono mancati singoli uomini e gruppi maschili che hanno cercato di riflettere sulla crisi dell’ordine patriarcale.
Ma oggi è necessario un salto di qualità, una presa di coscienza collettiva.

La violenza è l’emergenza più drammatica.
Una forte presenza pubblica maschile contro la violenza degli uomini potrebbe assumere valore simbolico rilevante. Anche convocando nelle città manifestazioni, incontri, assemblee, per provocare un confronto reale.
Siamo poi convinti che un filo unico leghi fenomeni anche molto distanti tra loro ma riconducibili alla sempre più insopportabile resistenza con cui la parte maschile della società reagisce alla volontà che le donne hanno di decidere della propria vita, di significare e di agire la loro nuova libertà:

Il corpo femminile è negato con la violenza.
Ma viene anche disprezzato e considerato un mero oggetto di scambio (come ha dimostrato il recente scandalo sulle prestazioni sessuali chieste da uomini di potere in cambio di apparizioni in programmi tv ecc.). Viene rimosso da ambiti decisivi per il potere: nella politica, nell’accademia,  nell’informazione, nell’impresa.
Lo sguardo maschile – pensiamo anche alle organizzazioni sindacali – non vede ancora adeguatamente la grande trasformazione delle nostre società prodotta negli ultimi decenni dal massiccio ingresso delle donne nel mercato del lavoro.
Chiediamo che si apra finalmente una riflessione pubblica tra gli uomini, nelle famiglie, nelle scuole e nelle università, nei luoghi della politica e dell’informazione, nel mondo del lavoro.
Una riflessione comune capace di determinare una sempre più riconoscibile svolta nei comportamenti concreti di ciascuno di noi.  


Primi firmatari


1)    Sandro Bellassai,
2)    Stefano Ciccone,
3)    Marco Deriu,
4)    Massimo Michele Greco,
5)    Alberto Leiss,
6)    Jones Mannino,
7)    Claudio Vedovati.
Messo in luce da wonderely alle 13:05 di sabato, 12 aprile 2008


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