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In Afghanistan pochi giorni fa è stata firmata una legge che legalizza lo stupro della moglie da parte del marito, vieta alle donne di uscire senza il permesso di un uomo (il padre prima, il marito poi) e affida i/le figli/e solo ed esclusivamente ai membri maschili della famiglia. Questa notizia l’abbiamo trovata scritta dovunque e i commenti sono stati più o meno tutti gli stessi: “che orrore”, “che schifo”, “che gente disumana”, “che arretrati”, che di qui, che di lì e bla bla bla… però devo anche ammettere che ho trovato persone che mi hanno risposto: “ma non è stupro dai!”.

Dei primi commenti non mi interessa niente, perché la maggior parte delle persone è capace di vedere solo ciò che le fa comodo: è facile dire “che schifo” davanti a questa legge e girare la faccia dall’altra parte quando un brav’uomo italiano picchia/stupra/segrega sua moglie. Mi fanno molto più schifo queste persone della legge afghana in sé. Ora ci tengo a precisare che ripudio questa legge, così come ripudio qualsiasi tipo di sopraffazione nei confronti delle donne, sia essa evidente, come nel caso afghano, che subdola, come per esempio, in Italia, dove le leggi esistono, ma le vittime molto spesso non vengono credute, oppure si cerca di giustificare in tutti i modi chi compie certi atti.

L’approvazione della legge è stata sbraitata ai quattro venti, soprattutto per dimostrare ancora una volta che una cultura diversa dalla nostra, in questo caso la cultura islamica, è inferiore e deve essere pertanto eliminata. Ciò che sfugge ai più è che non esiste una cultura superiore alle altre e che le violenze non possono mai essere definite “cultura”. Purtroppo c’è ancora molta ignoranza da questo punto di vista: mi capita persino di trovare persone che citano alcune frasi del Corano per dimostrare che l’islam è una religione che mortifica le donne e si dimenticano di citare frasi molto simili presenti sulla Bibbia. Il male non sta nella religione, ma negli uomini che interpretano a loro piacimento i testi scritti e prendono in considerazione solo le parti che fanno loro comodo.

Così come i musulmani integralisti opprimono le donne, anche i cattolici hanno oppresso, e continuano tuttora ad opprimere, le donne, svalutandone le capacità, obbligandole a portare a termine gravidanze che non vogliono, relegandole al ruolo di madri e mogli, costringendole a restare con uomini violenti per il “bene” della famiglia, discriminando le lesbiche e molto altro ancora: e tutto questo avviene oggi in Italia, senza scatenare l’indignazione di nessuno, o perlomeno della maggioranza della popolazione. Di sicuro, l'emancipazione femminile non deve assolutamente nulla al cattolicesimo.

Eppure la violenza sulle donne esiste anche in Italia, per chi non lo sapesse: l’ultimo commento che ho citato ne è la dimostrazione lampante. Per la nostra mente è così difficile concepire che un marito stupri sua moglie, talmente difficile che arriviamo a pensare che non sia stupro se una moglie dice di no, perché, essendo una proprietà del marito, la donna ha il dovere di concedersi, non ha una volontà propria, tanto meno libertà.

Recenti fatti di cronaca ce ne hanno dato ampia dimostrazione: a Catania, un uomo ha sgozzato la moglie, perché, a suo dire, si intratteneva in chat con altri uomini. La sua gelosia verso quell’oggetto posseduto (ovvero la moglie) l’ha portato ad ucciderla. La mentalità comune secondo cui le donne non sono persone, ma oggetti di proprietà di qualcuno (ovviamente di sesso maschile), è talmente radicata nella nostra cultura (che noi stupidamente reputiamo superiore), che ancora oggi, nel 2009, le donne muoiono per mano dei loro possessori. Non me la sento di chiamarli mariti o compagni: il sostantivo più appropriato è aguzzini, nonché assassini.

A Torino una terribile storia di violenze e abusi “tramandata” di padre in figlio. Una donna di 34 anni ha denunciato di essere stata stuprata dal padre per 25 anni: aveva denunciato, molto tempo addietro, ma è stata ritenuta inattendibile e psicolabile (strano vero?). Se qualcuno si fosse degnato di ascoltarla le avrebbe evitato altri anni di abusi e sofferenze, ma ascoltare le vittime non ci piace e ci annoia, quindi meglio lasciarle nelle mani di bestie. Il fratello della donna, che l’ha violentata, abusava anche delle figlie e delle nipotine: la 34enne ha allora deciso di non restare con le mani in mano e denunciare tutto. Per fortuna, il suo coraggio e la sua tenacia sono riusciti a sconfiggere il muro di ignoranza, omertà e indifferenza che circonda le vittime di abusi in famiglia, sempre perché per la nostra cultura la famiglia è un nido d’amore in cui è impossibile si verifichino certi fenomeni, che si tende sempre a valutare come sporadici o frutto di ambienti “degradati”. Ma per fortuna c’è anche chi ci fa capire che non è proprio così

Sempre a dimostrazione della presunta civiltà del nostro paese ecco un’altra storia di violenza: la vittima è una donna della Costa d’Avorio, che ha partorito all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli ed è stata denunciata perché clandestina. I medici hanno pensato bene di sottrarle il bambino e non le hanno nemmeno permesso di allattarlo. Wow. Ma certo, una donna, che fugge dal suo paese in guerra e arriva in Italia disperata in cerca di aiuto, è di sicuro la peggiore delle criminali! Come si fa a commentare? Come si può separare un neonato dalla sua mamma proprio quando entrambi hanno più bisogno l’uno dell’altra? Come si può essere così incivili? È semplicemente inaccettabile...e pensare che ci sono medici che viaggiano per il mondo con l’obiettivo di aiutare persone povere bisognose di aiuto, mentre per altri medici il diritto alla salute vale solo per chi ha tutti i documenti in regola. Sembra un paradosso, eppure è così. È un insulto alla professione medica, che nasce come missione per l'aiuto del prossimo, mentre c'è chi vuole trasformarla in discriminazione e sopraffazione.

Ma proseguiamo, perché le violenze non si fermano qui: a Caserta un imprenditore è stato arrestato con l’accusa di aver stuprato due sue dipendenti che lavoravano in nero, ora si trova agli arresti domiciliari. A Catania un uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza carnale, mentre a Brindisi un infermiere 54enne è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di tre donne ricoverate. A Caserta uno studente 17enne ha stuprato un’amica di 15 anni, mentre a Roma si torna a parlare dello stupro di Capodanno: Davide Franceschini, reo confesso, è accusato di violenza sessuale, lesioni gravi fisiche e lesioni gravissime psicologiche nei confronti di una ragazza 25enne, che è già stata largamente processata in televisione, esattamente in un programma-spazzatura chiamato Porta a Porta. Il pm, contrario alla scarcerazione del ragazzo, ha chiesto il giudizio immediato. A Milano una donna è stata avvicinata da uno sconosciuto, rapinata e violentata; stessa sorte è toccata a una donna russa di 22 anni, stuprata da un 32enne a Caserta. A Cesenatico una 25enne ha subito percosse e un tentato stupro da parte di un collega di lavoro, ora agli arresti. A Genova ritorna il mostro pedofilia: due uomini di 51 e 42 anni sono stati arrestati per aver violentato due ragazzini di 13 e 14 anni. A Matera un uomo di 61 anni è stato arrestato per aver abusato di due bambine di 6 e 7 anni; sono state arrestate anche le "madri" delle giovani vittime che preferivano tacere piuttosto che denunciare.

Davanti a tutto questo (e molto di più: bisogna sempre ricordare che le violenze riportate dai giornali rappresentano solo la punta dell’iceberg), abbiamo davvero poco da criticare all’Afghanistan, anzi, dovremmo abbassare la testa e riconoscere le nostre arretratezze e le nostre vergogne, prima di puntare il dito verso “gli altri”. Le donne in tutto il mondo sono vittime di abusi e violenze inarrestabili e drammaticamente sommerse: questa è la realtà. E sarebbe davvero bello che qualcuno cominciasse a vederla e, perché no, a mettersi d’impegno per cambiarla.

Ergastolo. Questa è la condanna pronunciata ieri a carico di Josef Fritzl, padre-mostro che ha segregato, stuprato e schiavizzato per 24 anni la figlia Elisabeth, da cui ha avuto sette figli, uno dei quali lasciato morire pochi giorni dopo il parto e bruciato in una stufa. Ergastolo. Per una volta, questa parola mi suona terribilmente riduttiva, nonostante rappresenti il massimo della pena. In realtà, qualsiasi parola, ahimé, non basterebbe a descrivere quello che è stato e ciò che una ragazza indifesa è stata costretta a subire per 24 lunghi anni; nessuna pena potrà mai risanare le ferite di una figlia tradita proprio da chi avrebbe dovuto proteggerla e amarla. Davanti a tutto questo orrore possiamo solo ammutolirci e mostrare rispetto per la forza e il coraggio di una donna che è finalmente riuscita a liberarsi del suo aguzzino, l’ha denunciato e ha testimoniato contro di lui, e come lei, molte altre.

Possiamo, però, renderci conto che, ancora una volta, la violenza si è consumata in famiglia, all’interno delle cosiddette “mura domestiche” che nulla hanno a che vedere con la tanto sbandierata sicurezza, la protezione e l’amore. Nel contesto famigliare avvengono le peggiori violenze nei confronti di donne e bambini: stupri, percosse, violenza psicologica e chi più ne ha, più ne metta. Non ci sono limiti e confini a questa strage di innocenti.

È davvero quanto di più falso ci sia al mondo trattare questi fenomeni come fossero episodi sporadici, compiuti da persone “malate”, in famiglie disagiate e via dicendo. Non è assolutamente questa la realtà: non esistono differenze di classe sociale o nazionalità quando si parla di violenza, è la società fallocentrica ad essere malata, è la cultura dello stupro la causa. La violenza è tanto universale quanto diffusa e distruttiva, come dimostrano recenti fatti di cronaca nera:

A Roma un uomo ha picchiato e violentato la moglie incinta; sempre a Roma due sorelle di 17 e 18 anni hanno denunciato dieci anni di abusi subiti dal padre. A Povegliano, un uomo è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti della nipotina di dieci anni e a Palermo tre fratelli sono stati arrestati per aver stuprato le loro quattro nipotine. A Matera un 78enne è stato accusato di ripetuti stupri nei confronti della figlia disabile, mentre a Foggia un uomo di 36 anni non ha accettato la separazione dalla moglie e l’ha quindi picchiata e violentata. E potrei andare avanti all’infinito…

Altro che ronde e decreti “antistupri”, altro che violenze solo per strada e per mano di sconosciuti (meglio se stranieri)…quello che vi fanno vedere rappresenta solo un milionesimo della violenza perpetrata nei confronti delle donne e quello che sconvolge è che se ne parla come se fosse l’unica esistente. Tutte le altre violenze sono invisibili, perché riconoscerle significherebbe mettere in discussione la famiglia e tutto il sistema patriarcale che, ancora oggi, ci circonda, ci segrega in casa e ci uccide. Ci fa sentire esseri inferiori, prive di dignità e di libertà, senza la possibilità di scegliere alcunché, perché la nostra vita deve essere programmata e decisa da un uomo, a cui noi dobbiamo appartenere senza se e senza ma e, se qualche volta ci arriva un pugno in faccia è perché, insomma, non abbiamo fatto il nostro dovere…e qui mi fermo. Ho già lasciato importanti spunti di riflessione, per chi li saprà e li vorrà cogliere, ovviamente.

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Uscendo dall’ambito famigliare, vorrei tornare a parlare dello stupro di Capodanno: ci sono due notizie. La prima è che Davide Franceschini è stato portato in carcere, lì dove merita di stare, ma il suo avvocato ha già fatto sapere, indignato, che farà ricorso: il suo assistito, a suo dire, non è paragonabile agli stupratori della Caffarella, in quanto ha commesso un reato “differente”. Ma che significa “differente”? La risposta è semplicissima: Franceschini non è uno “sbandato romeno”, bensì un bravo ragazzo italiano, strappato ingiustamente alla sua casa e alla sua famiglia. Aveva anche dichiarato di essere pentito e questo basta per redimerlo: e che vogliamo di più dalla vita? Ma soprattutto, perché la vittima continua a rompere per ottenere giustizia? Non è contenta che si sia mostrato pentito? E basta no! Quante storie per uno stupro! Che volete che sia? Così la pensa anche il gip, che oggi ha deciso di scarcerare il ragazzo, non perché non abbia commesso lo stupro, ma perché, appunto, è un bravo ragazzo, si è pentito e può quindi tornare a casa. Solo per gli stranieri vale la custodia cautelare in carcere, anche senza prove, anche con il DNA che prova il contrario: si sa che la legge non è uguale per tutti.

A proposito della vittima, la seconda notizia è la seguente: pochi giorni fa, la 25enne vittima dello stupro è stata trovata in possesso di droga e qualche bravo giornalista, ligio al dovere, non ha perso l’occasione per redigere il solito articolo subdolo, in cui si descrive la ragazza come una poco raccomandabile. La regola è questa: non si può assolutamente stare con le mani in mano quando lo stupratore è un italiano; bisogna in tutti i modi cercare di salvargli il sederino, perché gli italiani sono bravi ragazzi, cocchi di mamma, che non stuprano quasi mai e, se lo fanno, è perché sono stati provocati in qualche modo da una qualche ragazzaccia, che non vedeva l’ora di essere violentata. Bisogna salvare il culetto a questi bravi ragazzi e qual è l’arma migliore per poterlo fare? Ovviamente screditare la vittima, come se c’entrasse qualcosa il successivo possesso di droga con lo stupro precedente.

Sinceramente, a noi che ce frega se la vittima è stata trovata con della droga? Si annulla lo stupro per caso? Come funziona? C’è una qualche regola matematica da applicare? Oltre alla patente a punti ora si inventeranno pure lo stupro a punti? In base alla "condotta" (e alla nazionalità, perché no) della vittima si tolgono o si aggiungono punti allo stupratore: va in galera chi accumula meno punti. "Vittima trovata in possesso di droga: +100 punti allo stupratore, hai stuprato una poco di buono, quindi puoi pure ritenerti soddisfatto della buona azione compiuta, l’hai castigata per bene, ti meriti un premio”. Se poi si stupra una donna straniera (la nazionalità prediletta resta sempre quella romena) o una prostituta, la quota sale a 200 e così via. È così?

Ancora una volta, come è stato per lo stupro di Primavalle, assistiamo al giudizio popolare di una donna, la cui unica colpa è quella di essere stata stuprata e aver avuto il coraggio di denunciare. Se la droga fosse stata trovata in possesso, per esempio, di un parlamentare, nessuno avrebbe fiatato, ma visto che si tratta della vittima di uno stupro (compiuto da un italiano) ci sono tutti gli elementi per poterla crocifiggere.

Perché in questo paese di falsi moralisti, razzisti e incivili, se vieni stuprata è colpa tua, non ci sono santi. Lo stupratore si giustifica tirando in ballo chissà quali scuse, tutti si commuovono davanti al suo pentimento e tu sei solo la puttana della situazione; nessuno si sognerà mai di chiederti come stai, nemmeno per sbaglio; tutti ti sbraiteranno contro che è ora di smetterla di frignare, senza mai cercare di capire cos'è che ti fa stare tanto male; ignoreranno qualsiasi tua emozione o sensazione, ti diranno che sentirsi male è sbagliato e penseranno che dicendoti questo per magia ti sentirai meglio; ti diranno che dovevi svegliarti prima, come se parlare di uno stupro fosse la cosa più semplice del mondo; ti diranno che se non hai denunciato subito sei una scema e non sei credibile: forse ignorano che nessuno ti caga e che tu ti senti talmente umiliata che l'unica cosa che vorresti fare è mandarli tutti al diavolo, andartene via e stare da sola; ti faranno sentire in colpa, in questo sono tutti bravissimi, e c'è persino chi ti dirà che ti sei inventata tutto, giusto per sentirsi realizzato, perché è così bello dare il colpo di grazia... 

È così che funziona, da sempre, dall'età della pietra, e noi ci viviamo ancora.

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Messo in luce da wonderely alle 20:34 di venerdì, 20 marzo 2009


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Argomenti trattati nel post: razzismo, molestie, libertĂ , maltrattamenti, pedofilia, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, la mia opinione, bambine, stereotipi, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, gravidanza indesiderata, violenza su figlia

No, non è il titolo di una fiaba, ma la mia personalissima interpretazione di un fatto realmente accaduto. Ne ho già parlato nel post precedente, ma ora voglio dargli ampio spazio.

In Brasile, una bambina di nove anni veniva stuprata dal patrigno da quando ne aveva sei ed in seguito alle continue violenze è rimasta incinta. Vista la giovanissima età, l'apparato riproduttivo della piccola non è ancora sviluppato, quindi portare avanti una gravidanza comporta un rischio serio per la sua vita. I medici hanno subito chiarito quali potevano essere le conseguenze: rottura dell'utero (e quindi sterilità permanente), morte per emorragia, fistole, e quant'altro. Le prime due sono chiare a tutti, ora vediamo di spiegare in parole povere cos'è una fistola: si verifica una lacerazione molto profonda a livello dell'utero e della vagina che arriva a metterli in comunicazione con il retto (sito posteriormente) e/o con la vescica (sita anteriormente): la bambina ne sarebbe uscita devastata, sempre che fosse sopravvissuta. Una delle conseguenze più gravi della fistola è l'incontinenza fecale e/o urinaria. Molte donne affette da fistole vengono anche emarginate dalla società.

Finita la presentazione della bambina, ora vi parlo delle Bestie: la numero uno è l'arcivescovo José Cardoso Sobrinho, che ha deciso di scomunicare i medici, che hanno somministrato i farmaci abortivi alla bambina e la madre, che ha deciso di far abortire la figlia. Tutte le altre Bestie sono gli esseri immondi che popolano il Vaticano (tra cui il Papa), che hanno ovviamente (avevate qualche dubbio?) appoggiato la decisione del talebano, ops scusate, dell'arcivescovo. Secondo le Bestie, la legge di Dio è superiore a qualunque legge umana e non si può rispondere ad una violenza con un'altra violenza (ovvero l'aborto).

Giunti a questo punto, è doveroso chiedersi: ma che cosa c'è di violento nel salvare la vita di una bambina? Dove sta il rispetto della vita se si condanna a morte una bambina di 9 anni che è incinta perché è stata STUPRATA? Qualcuno me lo spieghi: ma non con le parole di un qualche Vangelo strampalato...usate le vostre parole, usate la vostra testa! Sempre che ne abbiate una...

Proprio ieri il Papa ha fatto il suo discorso dell'8 marzo, parlando del rispetto delle donne e bla bla bla... forse non è ancora chiaro, ma io con le sue parole mi ci pulisco il didietro! Perché non si può parlare di rispetto delle donne e scomunicare dei medici che stanno cercando di salvare la vita di una bambina innocente. Piuttosto teniamo chiusa la boccaccia. Non me ne frega una mazza delle parole, quando poi nei fatti si commettono queste atrocità. Mi fa schifo questa IPOCRISIA. Mi fa vomitare.  

Bestie che non siete altro, VERGOGNATEVI. Vergognatevi perché la Chiesa scomunica chi salva la vita di una bambina e nasconde e protegge pedofili e stupratori. VERGOGNATEVI.

Per chi vuole indignarsi fino in fondo, lascio anche questo articolo: potete leggere i pareri-paraculo (perché non si può mai rischiare di tirare fuori i coglioni ed esprimere davvero la propria opinione) di altre Bestie (non voglio svelarvi l'identità, scopritela da voi). Si legge: "Probabilmente è stata la scelta giusta" (probabilmente???), oppure "...resto contrario all'aborto persino in un caso limite come questo. Però quella scomunica mi sembra eccessiva" (no comment), oppure "Non mi tirerà fuori un giudizio su questo episodio..." (non preoccuparti, la caccia alle streghe è finita, parla pure).

Eh già, è così difficile ammettere che questi preti sono CRIMINALI tanto quanto i pedofili e gli stupratori. Molti di loro lo sono già, ma voi non lo sapete perché nessuno ve lo dice: praticamente stuprano i/le bambini/e e, quando i genitori vogliono denunciare, loro si impongono affinché non vengano coinvolte le forze dell'ordine. E sapete come va a finire poi? Che i preti "per punizione" vengono trasferiti da un'altra parte....così possono trovare nuovi/e bambini/e da abusare. Insomma, proprio un bell'affare per questi pezzi di merda! Meglio di così non gli poteva andare!

Ed è sempre più difficile ammettere che sono CRIMINALI...Mamma mia com'è difficile...Quando aprirete gli occhi tutti quanti? Oppure vi fa comodo non vedere...e intanto la vostra omertà distrugge la vita dei bambini...


Tutto l'Amore del mondo alla piccola.


Vedi le altre immagini contro la pedofilia QUI.

Messo in luce da wonderely alle 21:59 di lunedì, 09 marzo 2009


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Argomenti trattati nel post: aborto, cattolicesimo, indifferenza, pedofilia, stupro, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, la mia opinione, bambine, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, gravidanza indesiderata, violenza su figlia

Allora, allora, allora...eccomi di nuovo qui a scrivere dopo un'altra frenetica settimana, in cui non sono di certo mancate le violenze, le strumentalizzazioni e, perché no, i deliri. Credo che la foto introduttiva esprima benissimo il sentimento di rabbia e insofferenza di tutte le donne italiane, che si sentono "abbastanza" prese per il culo: non per niente per il 7 e l'8 marzo sono in programma molte iniziative interessanti, ma di questo parlerò dopo...

Andiamo con ordine, cominciando dallo stupro della Caffarella: secondo i test effettuati sui campioni di DNA rinvenuti sulla vittima, i due romeni arrestati sarebbero innocenti. È a questo punto che sono iniziati i deliri: secondo un qualche giornalista simpaticone, attraverso il DNA è stato possibile capire che, chiunque siano i colpevoli, sono sicuramente di etnia romena. Probabilmente in un film di fantascienza...i giornalisti non sono praticamente in grado di dare le notizie, diffondono informazioni fasulle e ci pigliano per i fondelli: questo ormai è appurato. Ovviamente, in tutto questo can-can, nessuno si è sognato di chiedersi: ma la ragazzina che è stata stuprata come sta? La verità è che non frega niente a nessuno e di questo non mi meraviglio.

Intanto, la 41enne stuprata a Primavalle il 21 gennaio scorso avrebbe riconosciuto uno dei due romeni accusati della violenza alla Caffarella, Karol Racz,  per cui è scattata un'altra ordinanza di custodia cautelare in carcere. Staremo a vedere come andrà a finire, sperando che non si arrivi di nuovo ai deliri riportati sopra. Come sempre, mi auguro che, al di là di tutte queste strumentalizzazioni razziste, le vittime di questi delitti siano assistite, aiutate e seguite. Io lascio sempre e comunque in bella vista l'elenco dei centri antiviolenza presenti in Italia, in cui è possibile trovare tutto l'aiuto necessario. Nessuno ve lo dirà mai, perché sono troppo trogloditi per farlo, ma sappiate che questi centri esistono e le persone che ci lavorano vogliono davvero aiutarvi!

Proseguiamo con le violenze della settimana: a Capo d'Orlando un 50enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su una 40enne. A Modica un 32enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale sulla convivente e maltrattamenti in famiglia. Già nel 2007 era stato condannato per gli stessi reati. A Favara, in provincia di Agrigento, un uomo 45enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di due minorenni. A Brindisi un uomo è stato condannato a 10 anni di carcere per lo stupro di due donne. A Firenze una ragazza di 16 anni ha denunciato di essere stata stuprata nei bagni di una discoteca.

A Napoli un uomo di 31 anni è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su una bambina di 6, mentre a Milano un ragazzina di 14 anni è stata violentata ripetutamente dal patrigno ed è rimasta incinta. A Eboli un uomo di 50 anni è stato arrestato per aver violentato la figlia e condannato a 3 anni e due mesi di carcere: una pena tutta da ridere. Ogni tanto mi chiedo se i giudici ci sono o ci fanno, qualcuno dovrebbe andare in aula a gridargli nell'orecchio: "Guardate che ha stuprato la figlia! Non so se vi rendete conto!". Buona notte. A Milano una giovane è stata stuprata nei bagni di un supermercato. Intanto a Firenze si continua ad indagare sulla vicenda di stupro fuori da una discoteca ai danni di una ragazza di 17 anni.

Ulteriori violenze sulle donne si consumano negli ospedali, dove viene negata la prescrizione della pillola del giorno dopo e l'interruzione volontaria della gravidanza. È di pochi giorni fa la lettera di una donna che descrive il suo aborto terapeutico, alla 21esima settimana, tra dolori lancinanti e medici incuranti perché obiettori. C'è davvero da vergognarsi.

Notizie di violenze ai danni di donne arrivano anche dall'estero: in Gran Bretagna una ragazza si è recata alla polizia per denunciare uno stupro ed è stata nuovamente stuprata dal detective, già denunciato in passato per violenza sessuale; mentre in Brasile una bambina di 9 anni è stata stuprata dal patrigno ed è rimasta incinta: i medici che hanno somministrato i farmaci abortivi alla bambina sono già stati scomunicati dalla Chiesa Cattolica, che ovviamente non perde tempo per dimostrare che della vita di una bambina non gliene frega nulla. Sarò intollerante, ma dico a tutti i vermi che sono d'accordo con la scomunica, che una bambina di 9 anni rischia la vita a portare avanti una gravidanza; mettiamolo in chiaro una volta per tutte. Le vostre convinzioni religiose tenetevele per voi e lasciate stare una bambina di 9 anni, pezzi di merda. Quando si decideranno a scomunicare pedofili e stupratori? Penso mai, visto che la Chiesa ne è satura e li protegge pure...

In vista dell'8 marzo, Medici Senza Frontiere (MSF) ha lanciato il rapporto "Vite Spezzate", che riassume l'esperienza assistenziale nei confronti delle donne vittime di violenze sessuali, basato sulle attività in Liberia, Congo, Burundi, Sud Africa, Colombia e molti altri paesi. I medici offrono alle donne l'aiuto sanitario indispensabile per evitare di contrarre malattie sessualmente trasmesse, come l'AIDS, o per scongiurare l'eventualità di una gravidanza indesiderata. Il rapporto comprende anche una parte dedicata alle vittime di sesso maschile.

Anche Amnesty International mette in primo piano, per questo 8 marzo, il Coraggio delle Donne, con diverse informazioni sulle violazioni dei diritti delle donne in tutto il mondo e vari appelli da firmare.

Tornando in Italia, ecco quali sono gli eventi e le città interessate da manifestazioni, fiaccolate e incontri contro la violenza sulle donne:

7 marzo - Firenze - Manifestazione per essere libere di essere - Informazioni QUI

7 marzo - Bologna - Corteo notturno - Informazioni QUI

7 marzo - Torino - Manifestazione contro la violenza sulle donne e le leggi razziste - Informazioni QUI

7 marzo - Catania - Diamo vita al pacchetto bellezza - Informazioni QUI

7 marzo - Cagliari - Libere di agire, capaci di reagire - Informazioni QUI

7/8 marzo - Bergamo - Donne sull'orlo di una crisi di... - Informazioni QUI

7/8 marzo - Napoli - Niente per cui festeggiare, molto per cui lottare - Informazioni QUI

7/8 marzo - Roma - Unite contro la violenza - Informazioni QUI

8 marzo - Taranto - Presidio contro la violenza sulle donne - Informazioni QUI

8 marzo - Palermo - Il nostro corpo non è un campo di battaglia - Informazioni QUI

8 marzo - Palermo - Non è un paese per donne - Informazioni QUI

8 marzo - Vicenza - Donne in piazza contro la base - Informazioni QUI

Per tutte le altre iniziative potete visitare il sito di Controviolenzadonne.org oppure Zeroviolenzadonne.it

Credo proprio di aver concluso. Buon 8 marzo di lotta a tutte!

Stamattina su buona parte dei giornali si parlava per l'ennesima volta di stupri, ma stranamente in modo diverso: qualcuno si è degnato di diffondere i dati veritieri (e sottolineo veritieri, quindi non fomentati da stereotipi) riguardo la violenza sulle donne. Secondo il Viminale il 60,9% degli stupratori è italiano, il 7,8% romeno e il 6,3% è marocchino.

Qualcuno potrà chiedersi: ma come? Allora cosa mi hanno fatto credere i giornali e i telegiornali fino a poco tempo fa? Non era mica tutta colpa dei clandestini? Non era mica tutta colpa dell'immigrazione? Non servivano mica le ronde a risolvere il problema? Eh no, mi spiace per voi, dovete rendervi conto che vi hanno preso in giro per l'ennesima volta, facendovi credere quello che per loro era più comodo in quel momento e nascondendo per bene la realtà dei fatti.

Purtroppo è andata così: vi hanno preso per i fondelli. Come vedete i romeni (che secondo l'opinione pubblica commettono la stragrande maggioranza degli stupri) rappresentano il 7,8%, seguiti dai marrocchini con il 6,3%. 

Quei bravi ragazzi italiani, quelli che vogliono andare in giro a fare le ronde per marcare il territorio (potrebbero anche fare qualche pisciatina qua e là per marcarlo meglio), quelli che fanno cortei e protestano perché devono difendere le "loro" donne (già, perché le donne da che mondo e mondo appartengono a qualcuno di sesso maschile), quelli che si raggruppano in folle inferocite, gridano "bastardi" e vogliono linciare i romeni, quelli che riempiono la città di manifesti razzisti con lo slogan "proteggiamo le donne" e palle varie, proprio quelli rappresentano il 60,9% degli stupratori.

A quanto pare ci troviamo immersi in un mare di ipocrisia, che serve solo ed esclusivamente a giustificare il razzismo e non ha nulla a che vedere con il rispetto per il genere femminile: noi donne non abbiamo bisogno di questi energumeni. Siamo in grado di lottare e di difenderci da sole. Non siamo bamboline intimorite e spaventate. Siamo leonesse con tanto di attributi! Non dipendiamo dai machi che sulla nostra pelle si macchiano di violenze contro chi è di nazionalità diversa dalla loro. Noi non siamo più disposte a tollerare che il nostro corpo venga sempre sfruttato per i motivi più svariati! È ora di dire basta!

È stato interessantissimo leggere ieri sul Corriere della Sera l'editoriale di Dacia Maraini, che riportava la domanda di una ragazza che si chiedeva come facesse a distinguere un gruppo di stupratori da un gruppo di rondaioli. La risposta è solo una: non è possibile, ma visti i tempi che corrono la preoccupazione più grande è mettere il piede dentro casa. In quel caso, se succedesse qualcosa, se il vostro fidanzato/marito/compagno vi mettesse le mani addosso, se vostro padre vi stuprasse, non importerebbe proprio a nessuno.

E visto che la violenza non si placa mai, nemmeno con le ronde, tanto meno grazie ai cortei di forza nuova, informiamoci un po' sui fatti dell'ultimo periodo:

A Ercolano, in provincia di Napoli, un uomo di 63 anni è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su minore.

Sempre a Napoli un ragazzino di 12 anni è stato violentato da un uomo di 52 anni, dipendente comunale.

A Bologna un imprenditore edile è stato condannato a 5 anni di reclusione per violenza sessuale su una donna romena che lavorava per lui.

A Trani un uomo andrianese è stato arrestato per violenza sessuale su una ragazza di 20 anni e per violenza privata e molestie a carico di altre quattro donne, alcune delle quali minorenni.

A Senigallia una ragazza di 17 anni ha denunciato di essere stata stuprata da un coetaneo fuori da una discoteca, mentre gli altri suoi amici stavano a guardare.

A Milano una donna di 83 anni è stata aggredita e violentata da un ragazzo di 26 anni; ricoverata in ospedale è morta poco dopo.

A Carini, in Sicilia, è stato arrestato un uomo di 50 anni che faceva prostituire la moglie e la figlia.

A Trento un pediatra è stato sospeso per due mesi dall'incarico con l'accusa di violenza sessuale ai danni di due ragazze di 14 e 20 anni, entrambe affette da un lieve ritardo mentale.

A Matera è stato arrestato un 72enne con l'accusa di violenza sessuale su minore.

A Roma sono stati arrestati 11 bulgari che portavano in Italia minorenni da vendere come spose.

Sempre a Roma una ventenne è stata stuprata tutta la notte da un uomo; questa mattina è riuscita a fuggire e a dare l'allarme.

A Taranto tre persone, tra cui il padre della vittima, sono state arrestate per violenze, anche sessuali, ai danni di una disabile; gli abusi si sarebbero protratti per dieci anni.

A Treviso, madre e figlioletta sono state trovate sgozzate in casa; indagato per omicidio l'ex convivente.

Queste sono solo alcune delle violenze registrate negli ultimi giorni. Come si può notare non c'entra nulla la nazionalità degli aggressori, né l'età delle vittime. La violenza non ha nazionalità, né età, né classe sociale e lo dimostrano i fatti. Deriva sempre e comunque dalla mancanza di rispetto nei confronti della dignità e della libertà di donne e bambini, che sono visti come soggetti deboli, da comandare, sottomettere e (ab)usare.

Diffidate da chi vi inculca nella testa boiate razziste. Non diventate marionette di idioti fascisti, non fatevi plagiare da queste teste di bip. Diffidate soprattutto da chi fa battute vomitevoli sostenendo che si deve affibbiare ad ogni bella ragazza italiana un soldato come guardia del corpo e rincara la dose aggiungendo che non si deve mai perdere il senso dell'umorismo. Penso che nessuna di queste vittime ora stia ridendo, alcune non potrebbero nemmeno farlo visto che non ci sono più.

Prima di concludere però vorrei per l'ennesima volta (e non mi stancherò mai di farlo) ricordare a tutte le donne che leggono qui che chiunqe vi faccia del male non lo fa per amore. Chi ama non picchia e non violenta. Le violenze subite in famiglia e nella coppia non sono accettabili, bensì sono da denunciare e da perseguire, perché abusare della propria moglie/fidanzata/compagna/figlia è un fatto gravissimo e intollerabile. Nessuno ha il diritto di calpestare la vostra libertà. E soprattutto non vergognatevi mai di niente, non sentitevi mai in colpa: gli unici colpevoli sono gli animali che vi fanno questo, gli unici che si devono vergognare sono proprio loro! Forza e coraggio a tutte quante. La vostra vita è più importante di qualsiasi altra cosa: vivetela. Non fatevela portare via da chi dentro ha solo il vuoto e cerca di colmarlo rubando l'anima a chi finge di amare. L'amore è libertà e rispetto, di sicuro non è oppressione e non è violenza.

Disabiliterò i commenti al post: quello che mi importa non è che qualcuno venga qui e mi scriva il solito "sì, hai ragione". Mi importa, invece, che questo post sia uno spunto di riflessione per tutti. Per imparare ad usare la propria testa e a non farsi condizionare da chi è interessato solo a strumentalizzare le violenze, prendendosi gioco delle vittime, per giustificare ulteriori violenze nei confronti di chi non c'entra niente.

Magari mi illudo, ma spero davvero che qualcuno sia capace di farlo.

Vignetta presa da QUI.

Messo in luce da wonderely alle 20:13 di mercoledì, 25 febbraio 2009


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Argomenti trattati nel post: antifascismo, razzismo, molestie, maltrattamenti, violenza domestica, prostituzione, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , la mia opinione, aggressione, bambine, stereotipi, femminicidio, uxoricidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, spose bambine, violenza su figlia

"Ad Haiti essere stuprate significa essere rifiutate dalla società: non devi più studiare, non devi uscire, devi solo restare in disparte. Essere stuprata fa di te una persona senza diritti, una persona emarginata dalla società"

[Dalla testimonianza di Rose, 22 anni, vittima di stupro]

 

Negli ultimi anni, il numero di stupri perpetrati contro donne e ragazze di Haiti è cresciuto esponenzialmente; prevalentemente lo stupro da parte di bande di uomini armati, ma anche la violenza domestica è molto diffusa.

Già nei tre anni successivi al colpo di stato, che mise fine al primo governo Aristide nel 1991, si ricorreva alla violenza sessuale per punire e intimidire le famiglie dei sostenitori del governo; successivamente, la pratica dello stupro è stata adottata da bande criminali. Nel 2008, nel periodo precedente al carnevale, nella capitale Port-au-Prince, in soli tre giorni, sono stati segnalati 50 casi di violenze ai danni di donne e bambine.

Molto diffusa è anche la violenza domestica, che rimane spesso nascosta. Bambine e ragazze non denunciano le violenze subite tra le mura domestiche perché dipendono economicamente da chi abusa di loro. Il problema non è mai stato affrontato col risultato di una convinzione generalizzata della violenza domestica percepita come un fenomeno normale e inevitabile.

Alle ragazze che restano incinte in seguito a uno stupro non viene garantito un adeguato supporto sanitario: solo un quarto delle nascite avviene con l'assistenza di personale qualificato e molte donne e ragazze muoiono a causa di complicazioni legate alla gravidanza.

Le conseguenze della violenza sono durature e profonde. Oltre alle immediate ripercussioni fisiche, le vittime si trovano spesso a dover affrontare gravidanze indesiderate, malattie a trasmissione sessuale e problemi psicologici quali, stress post-traumatico, ansia o depressione. In particolare, le ragazze di età inferiore ai 18 anni rischiano maggiormente di morire per cause connesse al parto di vedere il proprio diritto a ricevere un'istruzione seriamente compromesso.

Nella maggior parte dei casi, le ragazze non hanno il coraggio di denunciare gli stupri a causa della paura, della vergogna e delle convenzioni sociali che fanno sì che la violenza commessa dagli uomini sia tollerata. Anche la mancanza di fiducia nei confronti del sistema giudiziario e della polizia gioca un ruolo importante nello scoraggiare le denunce.

Negli ultimi anni, le autorità haitiane hanno tentato di affrontare il problema della violenza. Il Ministero per le politiche e i diritti delle donne, istituito nel 1994, ha preso parte a diverse iniziative di sensibilizzazione. Nel 1995, è stato adottato il Piano nazionale di contrasto alla violenza sulle donne, le cui raccomandazioni se attuate, potrebbero fare molto per prevenire e perseguire questi reati.


Amnesty International chiede alle autorità haitiane di:

  • raccogliere dati sulla natura e sull'entità delle violenze contro donne e ragazze;
  • indagare e perseguire prontamente e in maniera esaustiva tutte le denunce di violenza;
  • fare in modo che la polizia fornisca alle donne e alle ragazze vittime di violenza sessuale luoghi sicuri dove effettuare la denuncia.

 ----> FIRMA L'APPELLO


Read the article in english: Don't turn your back on girls

Messo in luce da wonderely alle 17:37 di martedì, 24 febbraio 2009


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Argomenti trattati nel post: appelli, istruzione, maltrattamenti, violenza domestica, stupro, notizie internazionali, violenza sessuale, bambine, femminicidio, discriminazione sessuale, donne incinte, violenza di genere, gravidanza indesiderata, hiv / aids, conseguenze dello stupro

A Roma pochi giorni fa una coppia di fidanzatini è stata aggredita in un parco: i malviventi hanno picchiato lui e stuprato lei, una giovane ragazza di 14 anni. Le vittime hanno riferito che gli assalitori erano con tutta probabilità stranieri e nella capitale si è subito scatenata la furia cieca e razzista di alcune persone che, a volto coperto, hanno aggredito quattro stranieri a caso.

Si tratta ovviamente di animali che hanno colto al volo la triste vicenda di uno stupro per accanirsi senza pietà su persone innocenti, la cui unica colpa è la nazionalità sul passaporto. Non so se sia peggio chi stupra o chi arriva a sfruttare uno stupro per esternare il proprio io razzista: sta di fatto che stiamo parlando di delinquenti sia nel primo che nel secondo caso. Non hanno nulla di diverso: la violenza li accomuna.

In questi giorni, con mio grande rammarico, ho notato che i telegiornali hanno dedicato ampio spazio a questa terribile violenza, ma hanno lasciato da parte molte altre violenze che forse è il caso di ricordare, perché per queste vittime nessuno parla, nessuno protesta, nessuno si indigna. Forse perché i colpevoli sono italiani, forse perché alcuni di questi reati avvengono in famiglia e forse perché non servono granché a far credere a tutti gli italiani che si tratta sempre e solo di un problema di immigrazione.

Quanta ignoranza. Quanta stupidità. Ma soprattutto: che vergogna.

Violentata a 9 anni

PALERMO - Aveva appena 9 anni quando la violentarono. Erano sei: due adulti e quattro ragazzini poco più grandi di lei. Capitò nella primavera di due anni fa ma solo ieri i carabinieri hanno messo le manette agli aguzzini. Gente di Palermo che abitava nel quartiere della bambina, che conosceva i suoi genitori.

"Hanno abusato di lei fra l'aprile e il giugno del 2007", dice il giudice del Tribunale per i minori. Lo ha detto la bambina ai volontari del centro sociale dove la madre l'aveva accompagnata per proteggerla dai sospetti che circolavano in paese.
(Continua)

Fano: 34enne adesca 15enne in chat e la violenta

Fano - L'ha conosciuta su internet. L'ha convinta all'incontro. L'ha portata in un albergo e poi l'ha violenatta. Un 34enne di Cuneo è stato arrestato dalla polizia, avvertita dal personale dell'hotel, che lo ha sorpreso mentre stava usando violenza alla studentessa 15enne. È accaduto sabato scorso a Fano, ma la notizia è stata resa nota solo oggi. L’uomo, operaio, aveva conosciuto la ragazzina sul web un paio di anni fa. (Continua)

Tredicenne stuprata resta incinta e abortisce

BOLZANO - Sarà molto difficile dare un volto ad uno stupratore che a Bolzano ha violentato una ragazzina di appena 13 anni. La vittima della violenza era rimasta incinta ed aveva dovuto subire un aborto. Dopo che l'aggressione era stata denunciata, gli inquirenti si sono affrettati a sequestrate il feto, ma al momento dell'esame del Dna presso il laboratorio del Ris di Parma si è scoperto che la sostanza con la quale il feto asportato era stato conservato aveva distrutto la traccia genetica che avrebbe potuto condurre all'identità del padre naturale. (Continua)

Stuprata e venduta dal padre

Una 21enne ha denunciato il padre per aver abusato di lei quando era una bambina e per averla 'venduta' ai suoi amici in cambio di soldi o di regali. La ragazza ha chiesto di potersi costituire parte civile nel processo contro l'uomo al fine di ottenere un risarcimento pari a 500.000 euro per i danni morali e psicologici subiti. (Continua)

Mentre la strada si riempie di soldati e perditempo con le loro "ronde", mentre tutti credono che gli italiani sono dei santi con tanto di aureola e gli stranieri meritano di essere fucilati, mentre succedono tutte queste cose, con molta probabilità in qualche casa si sta consumando lo stupro di una bambina da parte del padre, dello zio, del nonno, qualche "compagno di scuola" starà violentando una coetanea e qualche ex fidanzato starà possedendo con la forza la sua ex fidanzata perché, appunto, non accetta di essere un ex.

Per queste vittime tutto tace; queste violenze non sono "utili" e non vale quindi la pena riportarle. Ma soprattutto questo non è un problema da risolvere.

Stiamo andando alla deriva...

Leggi anche:

---- > Decalogo per donne stuprate

----> Adolescenti stupratori? No, solo influenzati dagli stranieri

----> Anche i moralizzatori stuprano?

----> Gli stupratori sanno scegliere: solo belle ragazze italiane!

Foto presa da QUI.

Messo in luce da wonderely alle 15:47 di lunedì, 16 febbraio 2009


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Oggi, 6 Febbraio, è la GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI. Ho deciso di riproporre un vecchio post, arricchendolo anche con immagini e una toccante testimonianza. (Alcune informazioni che leggerete sono tratte da Wikipedia)

ATTENZIONE: Questo post può impressionare le persone più sensibili.

L’infibulazione è una mutilazione genitale femminile; non ha alcuna base religiosa, ma solo culturale e viene praticata indipendentemente dalla religione in molte società tribali dell’Africa, del Sud della Penisola Araba e del Sud-est Asiatico. L’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha distinto le mutilazioni in quattro tipi differenti a seconda della gravità per il soggetto:

Circoncisione o infibulazione as sunnah: si limita alla scrittura della punta del clitoride con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche.

Escissione al uasat
: asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra.

Infibulazione o circoncisione faraonica o sudanese
: asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale. (vedi foto sotto)

Nel quarto tipo sono inclusi una serie di interventi di varia natura sui genitali femminili. 

Mentre la prima è puramente simbolica e non comporta quasi nessuna conseguenza, le altre e soprattutto la terza ledono gravemente sia la vita sessuale sia la salute delle donne, ed è contro quest'ultima che si adoperano i movimenti per l'emancipazione femminile, soprattutto in Africa.

I rapporti sessuali, attraverso questa pratica, vengono impossibilitati fino alla defibulazione (cioè alla scucitura della vulva), che in queste culture, viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Dopo ogni parto viene effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale.
La pratica dell'infibulazione faraonica ha lo scopo di conservare e di indicare la verginità al futuro sposo e di rendere la donna una specie di oggetto sessuale incapace di provare piacere nel sesso con il coniuge.

Le conseguenze per la donna sono tragiche, in quanto perde gran parte del piacere sessuale
a causa della rimozione del clitoride e i rapporti diventano dolorosi e abbastanza difficoltosi. L'operazione viene eseguita spesso da chirurghi improvvisati, in condizioni di scarsa igiene e con strumenti inadeguati, con rischi seri di emorragie e infezioni (talvolta anche con esito fatale). Come conseguenza dell'operazione, possono insorgere cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali.

Queste pratiche sono eseguite in età differenti a seconda della tradizione: per esempio nel sud della Nigeria si praticano sulle neonate, in Uganda sulle adolescenti, in Somalia sulle bambine.

Ricordo anche che le donne non infibulate vengono ritenute impure, scartate dalla società e delle volte uccise. Proprio per questo motivo, ogni anno vengono escisse o infibulate 2 milioni di bambine. Si conta che in tutto il mondo siano 100 milioni le donne che hanno subito questa orribile pratica. Questo dipende dall'ignoranza e dalla subordinazione in cui sono costrette a vivere le donne.

Per approfondire:

Documentazione UNICEF

Situazione in Italia

Una vulva normale ha queste sembianze:

L'infibulazione castra le donne in questo modo:

Una bambina che si sottopone alla pratica:



Testimonianza di una bambina escissa

(Tratto dal libro La Schiava Bambina di Diaryatou)

Sono seduta con la Nonna, battiamo il riso insieme. Ripenso alla giornata di ieri, è stata bella: non abbiamo lavorato e ho potuto giocare a nascondino con le mie amiche. In quel momento, una donna che non avevo mai visto si presente alla nostra capanna. Ha tutta l’aria di essere una strega, ma non per questo la Nonna sembra sorpresa o spaventata. A me basta vederla, con i suoi coltelli, che la paura mi prende alla pancia. Mi sento tutta strana.(…)

La Nonna e la donna si allontanano. Io continuo a battere il riso per conto mio. Poco dopo tornano verso di me e la Nonna mi dice:«Ora riaccompagniamo questa signora al suo villaggio. Vieni». Me lo dice in un tono strano. Capisco che non ho scelta e mi alzo per seguirle.

Camminiamo tutte e tre verso la savana, parlando appena. A mano a mano che avanziamo, la vegetazione diventa più fitta, più selvaggia. Loro si fermano. Lì intorno ci sono talmente tanti alberi che non riesco nemmeno a vedere il cielo. Dobbiamo essere ancora molto lontani dal villaggio della donna. Poi la forestiera mi guarda e mi dice: «Bisogna farti l’escissione». Io non conosco quel termine, allora la Nonna me lo spiega: «Bisogna farti l’escissione perché si fa a tutte le bambine. Tua madre mi chiede sempre perché non sei ancora stata escissa, perciò adesso dobbiamo farla. È obbligatoria». È un tono di voce che non ammette replica. Non mi aveva mai parlato in quel modo. Non ho ancora capito che cosa vuol dire “escissione”, ma so che stanno per farmela. Non mi muovo più. La signora posa i coltelli per terra. Poi, insieme, mi tolgono il pagne rosso. La Nonna discosta lo sguardo ma resta vicino a me, allora mi lascio fare. Non mi dibatto. La donna mi fa sdraiare per terra e mi copre il viso di foglie fresche. In quel momento la Nonna si allontana e io non ho più la forza di alzarmi. Non vedo più niente. È tutto offuscato. Ho paura. Senza dire una parola, la donna si china su di me. Con una mano mi tiene ferma la pancia, con l’altra so che impugna un coltello nero. Sento la lama che mi taglia. Caccio delle urla. Sento il sangue che cola. Mi brucia terribilmente. Resto lì per terra e piango. Non capisco.

Mi chiedo che cosa mi abbia tolto questa donna e perché. Non lo so, non so niente. La Nonna torna da noi e mi rimette il pagne rosso. Mi accorgo che è fiera di me. «Adesso sei una signorina» dice. Ma io ho l’impressione che quella donna mi abbia rubato qualcosa. E mi brucia.

La Nonna mi sostiene per camminare lungo tutta la via del ritorno. A casa, ci aspettano le donne del villaggio. Si congratulano con me. La Nonna mi guarda e mi dice: «Vedi, tutti sono contenti perché sei diventata signorina! Oggi sei stata escissa. Anche tua madre sarà molto felice».

Soffro ancora e non rispondo nulla, ma le sue parole mi rassicurano un po’.

Mi corico e non mi alzo più per tre settimane. Tre settimane senza muovermi, parlare o giocare. È molto dura. Devo pulirmi il corpo con acqua calda varie volte al giorno. La Nonna mi aiuta, ma ha da fare anche tutto il resto: il lavoro nei campi e gli animali da accudire.

Quando, alla fine, mi sento abbastanza forte per uscire, tutte le donne del villaggio organizzano una festa in mio onore. Quella sera, in via eccezionale, mangiamo la carne insieme al riso con la salsa; non la mangiavo da un anno. Dopo il pasto, comincia la festa. Intorno al fuoco, ci sono solo donne, gli uomini non hanno il diritto di partecipare ai festeggiamenti. Cantiamo e battiamo le mani seguendo il tempo.

La Nonna scrive a mia madre per annunciarle che è andato tutto bene: sono stata escissa, dunque può essere contenta.

Messo in luce da wonderely alle 09:52 di venerdì, 06 febbraio 2009


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Qualche settimana fa avevo dedicato un post di questo blog alla storia di Carmela, ragazzina 13enne che, dopo aver denunciato uno stupro, è stata ritenuta instabile, internata in una clinica e "curata" con psicofarmaci, all'insaputa dei genitori. La ragazza si è poi suicidata il 15 aprile 2007 gettandosi dal settimo piano del palazzo in cui abitava.

Dopo la morte della ragazza, i genitori hanno fondato l'associazione IoSoCarmela, in difesa dei diritti dei minori. La stessa associazione, in collaborazione con l'associazione L'urlo, ha promosso la campagna Controlliamo i controllori. Ecco di cosa si tratta:



Firme per l'Osservatorio sui servizi sociali

il Centro — 05 gennaio 2009 pagina 02 sezione: L'AQUILA

L’AQUILA. L’associazione aquilana “L’Urlo” congiuntamente all’associazione “Io so’ Carmela” (come la frase che la ragazzina, Carmela, suicida dopo uno stupro, pronunciava quando voleva attirare l’attenzione) sta avviando una petizione dal titolo “Controlliamo i controllori” che ha lo scopo di proporre «una sorta di Osservatorio nazionale che vigili e controlli i servizi sociali, affinché vengano garantiti con i fatti tutti i diritti umani e civili che molto spesso vengono calpestati proprio da coloro che sono preposti alla loro tutela. La funzione principale di questo Osservatorio deve essere quella di vigilare e controllare la reale professionalità degli addetti di questo servizio ed il regolare e doveroso rispetto della giustizia e dei diritti umani e civili delle famiglie e dei minori, e nei casi in cui venga riscontrato il contrario, denunciare subito quanto riscontrato alle sedi preposte per prendere i provvedimenti del caso». Le rappresentanti dell’associazione “L’Urlo” saranno presenti il giorno 8 gennaio nei pressi dell’azienda Transcom dalle ore 9 alle ore 17 per la raccolta delle firme a sostegno dell’Osservatorio.



È possibile firmare la petizione anche online cliccando QUI.

Chiedo a tutti di firmare la petizione (dobbiamo raggiungere le 500mila firme) e diffonderla a conoscenti e amici e, se avete un blog, pubblicare voi stessi il link.

Grazie a tutti.

Messo in luce da wonderely alle 12:35 di domenica, 11 gennaio 2009


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Argomenti trattati nel post: appelli, suicidio, denuncia, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , bambine, femminicidio, violenza di genere

È già passato quasi un anno da quando, per la prima volta, ho parlato dello sterminio di donne a Ciudad Juàrez in Messico. Bambine, ragazze, donne con un'età compresa tra i 10 e i 25 anni vengono rapite, stuprate, torturate e barbaramente uccise in questa città al confine con gli Stati Uniti in cui dominano il narcotraffico e la corruzione.

Si tratta in genere di donne povere che lavorano per guadagnarsi da vivere e mantenere la propria famiglia, si tratta di bambine o ragazze che escono di casa per andare a scuola e non vi fanno più ritorno. Finiscono nelle mani di bestie che fanno di loro ciò che vogliono, le tengono prigioniere e, quando sono stanche, le uccidono. I loro corpi vengono abbandonati nel deserto, molti non vengono mai più trovati, tanti sono irriconoscibili. L'unica cosa certa è che la giustizia non esiste e i colpevoli non sono ancora stati trovati, tant'è che gli omicidi continuano ancora oggi: nel 2008 sono state uccise almeno 24 donne, tra cui la comandante del reparto di polizia "Delitti sessuali" (leggi la notizia QUI).

Esiste però un'organizzazione che si chiama Nuestras Hijas De Regreso A Casa (Le nostre figlie di ritorno a casa) fondata dai famigliari delle vittime che chiedono giustizia per le figlie, le mogli, le sorelle, le madri, che hanno perso per sempre. Molto spesso i membri dell'associazione vengono minacciati di morte. Cliccando QUI potete entrare nel sito dell'organizzazione (tradotto in diverse lingue, anche in italiano) e informarvi voi stessi sulla tragedia quotidiana che le donne vivono ormai da anni.

Chi volesse leggere l'intero reportage pubblicato su questo blog l'anno scorso clicchi QUI: ricordo che si tratta di quattro post molto crudi che possono urtare la sensibilità dei lettori. Ho trattato diversi casi di violenze sulle donne in diverse aree del mondo, ma posso garantire che la carneficina di Ciudad Juàrez è una tra le peggiori di cui io mi sia mai occupata.

L'anno scorso avevo riportato stralci di un libro (L'inferno di Ciudad Juàrez di Victor Ronquillo) in cui si raccontano storie di bambine, ragazze e donne uccise; ho anche riportato alcuni tremendi dati, diversi numeri, che, nella loro freddezza, rappresentano il martirio di migliaia di donne (si stima che i corpi ritrovati siano più di 200, ma le scomparse sono più di 400: ci sono fonti che riportano numeri differenti; la verità è che nessuno sa quante siano le donne uccise o scomparse) che, fino ad oggi, non hanno ottenuto giustizia.

Non voglio che queste donne restino numeri, dietro ad ogni numero c'è una vita spezzata, una violenza inaudita, una ferocia bestiale. Per questo motivo traggo dal sito dell'associazione l'elenco delle vittime di Ciudad Juàrez: nome e cognome delle donne i cui corpi martoriati sono stati ritrovati e degnamente sepolti. Di tutte le altre, ahimé, nulla si sa, nulla si dice.



TODAS SON NUESTRAS HIJAS - TODAS SON NUESTRAS MUERTAS

1993 - 2004



  1. Adriana Martínez Martínez
  2. Adriana Saucedo Juárez
  3. Adriana Torres Márquez
  4. Aída Carrillo
  5. Alejandra Viescas Castro
  6. Alicia Herrera
  7. Alma García
  8. Alma Mireya Chavira (o Chavarría) Fávila
  9. Alma P. o Leticia Palafox Z.
  10. Amalia Saucedo Díaz de León
  11. Amelia Lucio Borja
  12. Amparo Guzmán Caixba
  13. Ana Gil Bravo
  14. Ana Hipólito Campos
  15. Ana Ma. Gardea Villalobos
  16. Apolonia Fierro P.
  17. Araceli Gómez Martínez
  18. Araceli Lozano Bolaños
  19. Araceli R. Martínez Montañés
  20. Aracely Esmeralda Martínez
  21. Aracely Gallardo Rodríguez
  22. Aracely Manríquez Gómez
  23. Aracely Núñez Santos
  24. Argelia Irene Salazar Crispín
  25. Bárbara Araceli Martínez Ramos
  26. Bertha Luz Briones
  27. Blanca Estela Velázquez Valenzuela
  28. Blanca Yadira Nuñez
  29. Brenda Alfaro Luna
  30. Brenda Berenice Delgado Rodríguez
  31. Brenda Herrera
  32. Brenda Lizeth Nájera Flores (leggi post QUI)
  33. Brenda Patricia Méndez Vásquez
  34. Brisa Narváez Santos
  35. Carolina Carrera
  36. Cecilia Covarrubias Aguilar
  37. Cecilia Sáenz Parra
  38. Celia Guadalupe Gómez de la Cruz
  39. Cynthia Rocío Acosta Alvarado (leggi post QUI)
  40. Clara Hernández Martínez
  41. Clara Zapata Zepeda Álvarez
  42. Claudia Ivette González
  43. Claudia Ramos López
  44. Cristina Quezada Mauricio
  45. Cynthia Portillo de González
  46. Dalia Maribel Prieto
  47. Deisy Salcido Rueda
  48. Domitila Trujillo Posadas
  49. Donna Maurine Striplin Boggs
  50. Dora Alicia Martínez Mendoza
  51. Elba Reséndiz Rodríguez
  52. Elba Verónica Olivas
  53. Elena García Alvarado
  54. Elena Salcido Meraz
  55. Elsa Rivera Rodríguez
  56. Elizabeth Castro García
  57. Elizabeth Flores Sánchez
  58. Elizabeth Gómez
  59. Elizabeth Martínez Rodríguez
  60. Elizabeth Ramos
  61. Elizabeth Robles Gómez
  62. Elizabeth Soto Flores
  63. Elodia Payán Núñez
  64. Elsa América Arrequín Mendoza
  65. Elva Hernández Martínez
  66. Elvira Carrillo de la Fuente
  67. Emilia García Hernández
  68. Eréndira Buendía Muñoz
  69. Eréndira Ivonne Ponce Hernández
  70. Erica García Moreno
  71. Erika Ivonne Ruiz Zavala
  72. Erika Pérez
  73. Esmeralda Juárez Alarcón
  74. Esmeralda Leyva Rodríguez (leggi post QUI)
  75. Esmeralda Urías Sáenz
  76. Estefanía Corral González
  77. Eugenia Martínez Poo
  78. Fabiola Zamudio
  79. Fátima Vanessa Flores Díaz
  80. Flor Idalia Márquez
  81. Francisca Epigmenia Hernández
  82. Francisca Lucero Gallardo
  83. Francisca Sánchez Gutiérrez
  84. Gabriela “La China” (2004)
  85. Gabriela Bueno Hernández
  86. Gabriela Domínguez Aguilar
  87. Gabriela Edith Márquez Calvillo
  88. Gladys Janeth Fierro Vargas (leggi post QUI)
  89. Gladys Lizeth Ramos Esc
  90. Gloria Betances Rodríguez
  91. Gloria Elena Escobedo Piña
  92. Gloria Escalante Rodríguez
  93. Gloria Olivas Morales
  94. Gloria Rivas Martínez
  95. Graciela García Primero
  96. Guadalupe Ivonne Estrada Salas
  97. Guadalupe Luna de la Rosa
  98. Guadalupe Verónica Castro Pando
  99. Guillermina Hernández Chávez
  100. Hester Van Nierop
  101. Hilda Fierro Olivas
  102. Hilda Rodríguez Núñez
  103. Ignacia Morales Soto
  104. Inés Silvia Merchant
  105. Irene Castillo
  106. Irma Angélica Rosales Lozano
  107. Irma Arellano Castillo
  108. Irma Márquez
  109. Irma Rebeca Fuentes
  110. Irma Valdez Sánchez
  111. Jacqueline Cristina Sánchez Hernández
  112. Jessica Lizalde León
  113. Jessica Martínez Morales
  114. Juana González Piñón
  115. Juana Iñiguez Mares
  116. Juana Sandoval Reyna
  117. Julia Luna Vera
  118. Julieta Enríquez González
  119. Karina Ávila Ochoa
  120. Karina Daniela Gutiérrez
  121. Karina Candelaria Ramos González
  122. Karina Soto Cruz
  123. Laura Alondra Márquez
  124. Laura Ana Inere
  125. Laura Berenice Ramos Monárrez
  126. Laura Georgina Vargas
  127. Laura Lourdes Cordero García
  128. Leticia Armendáriz Chavira
  129. Leticia Caldera Arvídez
  130. Leticia de la Cruz Bañuelos
  131. Leticia García Rosales
  132. Leticia Quintero Moreno
  133. Leticia Reyes Benítez
  134. Leticia Vargas Flores
  135. Lilia Alejandra García Andrade
  136. Lilia Juliana Reyes Espinoza
  137. Liliana Frayre Bustillos
  138. Liliana Hodging de Santiago
  139. Linda Ramos Sandoval
  140. Lorenza Isela González Alamillo
  141. Lourdes Gutiérrez Rosales
  142. Lourdes Ivette Lucero Campos
  143. Lucila Silva Dávalos
  144. Luz Adriana Martínez Reyes
  145. Luz Ivonne De la O García
  146. Manuela Hermosillo Quintero
  147. Marcela Hernández Macías  Marcela Macías Hernández
  148. Marcela Santos Garza
  149. Marcela Viviana Rayas Arellanes
  150. Margarita Briseño Rendón
  151. María Agustina Hernández
  152. María Ascensión Aparicio Salazar
  153. María Cristina Quezada Amador
  154. María de Jesús Fong Valenzuela
  155. María de Jesús González
  156. María de la Luz Murgado G.
  157. María de los Ángeles Acosta Ramírez
  158. María de los Ángeles  Alvarado Soto
  159. María del Refugio Núñez L.
  160. María del Rosario Cordero Esquivel (leggi post QUI)
  161. María E. Luna Alfaro
  162. María Elba Chávez
  163. María Elena Chávez Caldera
  164. María Elena Saucedo Meraz
  165. María Estela Martínez
  166. María Estela Martínez Valdez
  167. María Eugenia Mendoza Arias (leggi post QUI)
  168. María Inés Ozuna Aguirre
  169. María Irma Blancarte Lugo
  170. María Irma Plancarte
  171. María Isabel Chávez G.
  172. María Isabel Haro Prado
  173. María Isabel Martínez González
  174. María Isabel Nava Vázquez
  175. María Isela Núñez Herrera
  176. María López Torres
  177. María Luisa Luna Vera
  178. María Luisa y sus tres niños
  179. María Maura Carmona Zamora
  180. María Rocío Cordero Esquivel
  181. María Rosa León Ramos
  182. María Rosario Ríos y esposo
  183. María Sagrario González Flores
  184. María Santos Ramírez Vega
  185. María Santos Rangel Flores
  186. María Saturnina de León
  187. María Teresa Rentería Salazar
  188. María Victoria Arellano Z.
  189. Maribel Palomino Arvizo
  190. Maritza Toribio Flores
  191. Martha Alicia Esquivel
  192. Martha Arguijo Castañeda
  193. Martha Cecilia Navarrete Reyes
  194. Martha Claudia Pizarro Velásquez
  195. Martha Esmeralda Veloz Valdez
  196. Martha Francisca Hernández
  197. Martha Gutiérrez García
  198. Martha Yolanda Gutiérrez García
  199. Mayra Gema Alamillo González
  200. Mayra Juliana Reyes Solís 
  201. Merced Ramírez Morales 
  202. Mireya Hernández Méndez
  203. Miriam García Solorio
  204. Miriam Adriana Vázquez
  205. Miriam Aguilar Rodríguez
  206. Miriam Arlem Vázquez Mendoza
  207. Miriam de los Ángeles Deras
  208. Nancy Guillermina Quintero G. Nelly América Gómez H.
  209. Nora Elizabeth Flores Flores
  210. Norma Julissa Ramos Muñoz
  211. Norma Leticia Luna Holguín
  212. Norma Leticia Quintero M.
  213. Norma Mayela Palacios López
  214. Olga Alicia Carrillo Pérez
  215. Olga González López
  216. Otilia Santos Trujillo
  217. Paloma Angélica Escobar Ledezma
  218. Paloma Rodríguez Ruges
  219. Patricia Alba Ríos
  220. Patricia Cortés Campos
  221. Patricia Monroy Torres
  222. Paula Zepeda Soto
  223. Paulina León
  224. Perla Chávez Rodríguez
  225. Perla del Castillo
  226. Perla Parker Hopking
  227. Perla Patricia Sáenz Díaz
  228. Petra de la Rosa Masa
  229. Raquel Lechuga Macías
  230. Rebeca Contreras (2004)
  231. Reina Sarriá o Sarahí Lara Lucero
  232. Roberta Georgina Coronel Molina (2003)
  233. Rocío Agüero Miranda
  234. Rocío Barraza Gallegos
  235. Rocío Miranda Agüero
  236. Rocío Rincón
  237. Rosa Isela Carmona
  238. Rosa Isela de la Cruz Madrigal
  239. Rosa Isela Tena Quintanilla
  240. Rosa Ivonne Páez Márquez
  241. Rosa Margarita Arellanes García
  242. Rosa María Hernández
  243. Rosa María Lerma Hernández
  244. Rosa María Rivera
  245. Rosa Virginia Hernández Cano
  246. Rosalba López Espinoza
  247. Rosario Aguayo M.
  248. Rosario Fátima Martínez Ángel
  249. Rosario Rocío García Leal
  250. Sandra Corina Gutiérrez Estrada
  251. Sandra Henry Monreal
  252. Sandra Juárez V.
  253. Sandra Maribel Frías García
  254. Silvia Elena Rivera Morales
  255. Silvia Gabriela Laguna o Luna Cruz
  256. Silvia Guadalupe Díaz
  257. Silvia Marchant
  258. Silvia Ocón López
  259. Silvia Rivera Salas
  260. Sofía González Vivar
  261. Soledad Beltrán
  262. Soledad Sáenz Acosta
  263. Sonia Ivette Ramírez
  264. Sonia Yareli Torres Torres
  265. Susana Enríquez Enríquez
  266. Susana Flores Flores (leggi post QUI)
  267. Teodora de la Rosa Martínez
  268. Teresa de Jesús González Mendoza
  269. Teresa Mélida Herrera Rey
  270. Teresita López
  271. Tomasa Salas Calderón
  272. Vanessa Horcasitas
  273. Verónica Beltrán Manjarrez Máynez
  274. Verónica Guadalupe Castro Pando
  275. Verónica Huitrón Quezada
  276. Verónica Martínez Hernández
  277. Verónica Santillanes Madera
  278. Victoria E. Parker Hopking
  279. Violeta Mabel  Alvídrez Barrios
  280. Virginia Rodríguez Beltrán
  281. Viridiana Torres Moreno
  282. Yésica Martínez Morales (leggi post QUI)
  283. Yolanda Álvarez Esquihua
  284. Yolanda Tapia Vega
  285. Zenaida Bermúdez Campa
  286. Zulema Olivia Alvarado Torres


L'elenco si ferma al 2004, ma altri nomi possono essere aggiunti a questa terribile lista di morte.

Gloria Rivas Martinez

Juana Sandoval Reyna e Esmeralda Juarez Alarcon

(partendo dall'alto a sinistra) Claudia Gonzalez, Guadalupe Luna, Mayra Reyes Solis e Laura Ramos Monnarez

Queste giovani donne, e molte altre, hanno patito le pene dell'inferno prima di essere trucidate.

Amnesty International ha redatto un appello che è possibile firmare QUI e sul sito di Nuestras Hijas potrete informarvi su tutti i modi per attivarsi e non restare indifferenti. Ognuno di noi nel suo piccolo può fare qualcosa, basta volerlo.

Grazie dell'attenzione a tutti.

Fonti:

Lista delle vittime da Nuestras Hijas de Regreso a Casa

Foto da TruTv

Messo in luce da wonderely alle 13:05 di mercoledì, 07 gennaio 2009


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