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dal blog di Barbara Spinelli - avvocato
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Sugli articoli dei giornali, riguardo lo stupro di Capodanno, abbiamo letto diverse notizie: abbiamo letto che tra i due c'è stato un rapporto consensuale, si dice anche che sarebbe stato un rapporto consensuale sfociato in uno stupro, altri dicono che il gip ha espresso parere favorevole alla scarcerazione, mentre il pm si è detto contrario, poi hanno detto che il ragazzo non è riuscito ad avere un rapporto completo e quindi ha picchiato selvaggiamente la ragazza, causandole ferite per cui è stata ricoverata in ospedale, ecc ecc.
Ma ieri, leggendo un articolo davvero molto divertente (perché l'autore ci ha davvero ricamato sopra una bella storiella, volendo potrebbe anche scriverci un libro giallo, magari vende bene, chi lo sa...), ho trovato una frase curiosa, che penso meriti di essere riportata: «Non c’è stato uno stupro per come comunemente s’intende, ma una violenza grave per la quale il ragazzo pagherà pesantemente», ha detto il suo avvocato Francesco Bergamini. Ebbene, che cos'è uno stupro per come comunemente s'intende?
Prima di tutto diamo la definizione di stupro, poi procediamo ad analizzare il "come comunemente si intende": lo stupro è un rapporto sessuale non consensuale. Può includere la penetrazione di una qualunque parte del corpo con un organo sessuale o la penetrazione dell'apertura vaginale o anale con qualsiasi oggetto o parte del corpo. Comprende l'uso della forza, la minaccia dell'impiego della forza o la coercizione. Qualsiasi penetrazione è considerata uno stupro. Un tentativo di stupro che non termina con la penetrazione è considerato un tentativo di stupro. (Medici Senza Frontiere).
E ora passiamo al "come comunemente si intende". Innanzitutto, nella nostra mentalità, è stupro solo se viene compiuto da stranieri sconosciuti e per strada: e per stupro intendiamo la penetrazione completa, se entra solo "un po'" non va già bene, in alcuni casi andranno a misurare al millimetro quanto c'è stata penetrazione. Sappiate però che, per alcuni giudici, la penetrazione non basta, ci vuole anche l'eiaculazione (e questo quindi esclude la penetrazione con oggetti o altre parti del corpo che non siano l'organo sessuale maschile). È stupro solo se la donna ha lacerazioni ben evidenti, molto profonde e se arriva mezza morta in ospedale. Anche in questo caso, la penetrazione da sola non basta: ci vogliono anche pugni, calci, traumi cranici e chi più ne ha, più ne metta; a volte non basta nemmeno questo e vi diranno che se non volevate prenderle dovevate fare a meno di difendervi, però se non vi sarete difese, vi diranno che allora ci stavate (e voi vi chiederete: ma io che devo fare? niente, dovrete accettare l'assoluzione dello stupratore, va così). È stupro solo quando la vittima è una ragazza perbene, una brava ragazza, con l'imene intatto per la precisione, di sicuro non può essere una puttana: eh no, perché le puttane non vedono l'ora di essere violentate...come, non lo sapevate? Sono lì che aspettano il loro turno! Poi, se una ragazza ubriaca viene stuprata, lo stato di ebbrezza viene valutato come un'aggravante per la vittima, mentre se è lo stupratore ad essere ubriaco per lui è un'attenuante, questo è poco ma sicuro...e potrei andare avanti all'infinito con esempi del genere (QUI ci sono alcune sentenze che provano che non dico balle)... Ecco lo STUPRO, come comunemente s'intende, descritto perfettamente anche da Barbara Spinelli....
Sinceramente, stare a puntualizzare su cose del genere mi fa abbastanza SCHIFO: non lo farei se non fosse necessario, ma siccome la mentalità sugli stupri è quella che è, sono costretta a farlo. Non mi stupisco di sentire giustificazioni, non mi stupisco nemmeno di sentire Alemanno dire che ce la siamo presa tutti con un innocente: be certo, se consideriamo lo stupro nei termini sopra descritti e se ci dimentichiamo che la ragazza è stata picchiata e ricoverata in ospedale, allora possiamo davvero dire che è innocente, poverino. Poi se contiamo l'alcool e la droga, come si fa a dargli la colpa? No, non si può, la colpa è della ragazza che se l'è andata a cercare, l'avrà provocato, l'avrà fatto incazzare e quindi lui l'ha menata di brutto, ma tutti continuano a dire che è un bravo ragazzo. Infatti i bravi ragazzi si divertono a picchiare le ragazze e a mandarle in ospedale, è il loro hobby preferito, soprattutto se non riescono ad avere un rapporto completo...anche questo non lo sapevate?
Non c'è da stupirsi se nessuna donna si sognerà mai di denunciare uno stupro. Vi basterà fare un giro nella maggior parte degli ospedali, nelle questure, nei tribunali per rendervi conto da soli di come queste donne vengano umiliate, derise e colpevolizzate, di come la loro vita privata venga messa in piazza per trovare una sola ragione di "meritato stupro" e quindi non-stupro.
Lo stupro che non è stupro...non per come lo intende la nostra società...il che è tutto dire...e intanto sentiamo sempre parlare uomini, uomini e uomini, mentre le vittime non hanno diritto di parola, come se la questione degli stupri riguardasse sempre e solo loro: i maschi; sono loro che decidono quando è e quando non è stupro, sono loro che dettano legge, sono loro che fanno tutto: fanno decreti anti-stupri e poi si lamentano che non vanno bene, fanno campagne razziste e poi dicono che non bisogna fare distinzioni di nazionalità, fanno cortei nelle strade contro gli stupri e quando una donna denuncia il marito violento neanche la prendono in considerazione...del parere dell'altra metà del cielo, vittima di violenze di ogni genere, pregiudizi e discriminazioni, se ne fregano tutti, anzi, ci fanno pure passare per bugiarde: finché non hanno il nostro cadavere non ci credono...il parere delle donne non conta, noi siamo condannate a subire e basta.
**********
Io e alcune donne di splinder abbiamo pensato di utilizzare internet e questo blog per lanciare un appello alla vittima di questa violenza:
La giustizia non c'è, le istituzioni non ci sono, MA CI SIAMO NOI. Tutte le donne che sono state vittime di violenza e non hanno avuto giustizia sono con te. Speriamo che queste parole possano arrivarti, speriamo che tu ti faccia aiutare, che non ti chiuda in te stessa, perché qui fuori ci sono un sacco di persone che ti crederanno, che non ti faranno sentire in colpa, che non ti giudicheranno. CI SIAMO NOI E SIAMO CON TE.
Ti abbracciamo forte tutte quante, tutte, una per una, lasciamo qui la nostra firma, per dirti che NOI CI SIAMO E PER GRIDARE SEMPRE PIÙ FORTE IL NOSTRO NO A TUTTE LE VIOLENZE!
Carmen
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In questo post ho deciso di dare spazio ad un bellissimo libro che ho letto, su cui ho preparato una breve presentazione. Non vi anticipo nulla: spero che vi possa essere utile il mio elaborato
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Femminicidio è un libro a carattere informativo, scritto da Barbara Spinelli, praticante avvocato, che collabora con i Giuristi Democratici a livello nazionale ed internazionale e con la Rete Femminista. L’autrice vuole raccontare le origini e la storia del termine, che in Italia troppo spesso è bistrattato o ignorato nel suo vero significato. Femminicidio infatti non è come si potrebbe pensare un semplice omicidio di donna, ma un concetto che include tutte le forme di violenza e discriminazione basate sul genere.
Il libro si apre con una breve Premessa in cui la scrittrice definisce il femminicidio come la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale e normativa che le donne subiscono in quanto donne, perché non rispettano il ruolo sociale imposto loro da una società patriarcale.
L’opera si presenta divisa in cinque capitoli che analizzano pagina dopo pagina diversi aspetti, tutti inerenti all’argomento trattato, ovvero il femminicidio.
Nel primo capitolo ci si sofferma sulle origini dei due termini “femmicidio” e “femminicidio”. L’autrice, documentando le prime volte in cui il termine è stato utilizzato, ricostruisce i due concetti così come ideati da Diana Russell e da Marcela Lagarde, spiegandone le diversità e riportando i vari dibattiti che studiose femministe in tutto il mondo hanno fomentato.
Nel secondo capitolo si inizia a parlare del riconoscimento sociale del femminicidio, di come le donne hanno fatto proprio questo termine per esprimere la propria soggettività in una società patriarcale, citando nello specifico come siano stati proprio i movimenti di donne nati in America Latina, che si battevano duramente contro la violazione dei propri diritti umani, ad adottare per primi questo termine per denunciare le violenze e le discriminazioni che subivano in quanto donne. Si racconta anche del ruolo importante svolto dalle organizzazioni a sostegno delle vittime, e del loro rapporto con gli organismi internazionali a tutela dei diritti umani, che ha reso possibile la raccolta dei dati, e dunque ha consentito di far conoscere le reali caratteristiche del fenomeno, e quindi di combatterlo.
Nel terzo capitolo si analizzano il femmicidio e il femminicidio come categorie criminologiche di indagine, soffermandosi sulle indagini dei femminicidi in America Latina, sull’impunità di molti crimini contro le donne e sulla diffamazione delle vittime.
Il quarto capitolo descrive, invece, il riconoscimento giuridico del femminicidio con l’introduzione del reato di femminicidio e l’emanazione di leggi per combattere il fenomeno in America Latina: l’autrice ci fa capire come il dibattito sia stato arduo e la lotta delle donne sempre più dura e tenace.
L’ultimo capitolo ci riguarda più da vicino, perché si occupa del dibattito italiano ed europeo in merito al riconoscimento politico e giuridico del femminicidio. Si rimarca come spesso il termine venga sminuito, canzonato o definito “invenzione delle femministe” e si ignori completamente la storia che questo neologismo si porta appresso e tutta la sua portata rivoluzionaria.
Il libro si conclude con delle bellissime riflessioni sulla differenza di genere e sul riconoscimento di questa differenza, non come discriminazione di un genere verso l’altro, ma come esaltazione di peculiarità che possono portare ad una nuova società in cui entrambi i generi si riconoscano a vicenda e abbiano l’uno il rispetto per l’altro.
Consiglio a tutti la lettura di questo libro in cui i concetti vengono spiegati chiaramente e senza la possibilità di fraintendimenti. La storia dei dibattiti, delle lotte delle donne e del conio del termine “femminicidio” viene ripercorsa con grande scrupolosità e l’ausilio di opere scritte da diverse studiose femministe. Si può avere una panoramica mondiale di questa lotta per l’emancipazione e la libertà che è partita dall’America Latina e si è in seguito estesa a tutto il mondo.
È un libro che offre diversi spunti di riflessione per rendersi davvero conto di cosa sia la violenza sulle donne, per uscire dall’ignoranza, dal pregiudizio e dalla disinformazione che riguarda purtroppo il riconoscimento di questo crimine a livello europeo.
È un libro coraggioso, ben scritto e suddiviso che merita di essere letto perché soltanto la conoscenza può rendere davvero liberi.
Vi lascio infine un link dove potrete trovare ulteriori informazioni e la bibliografia, con la speranza che possa raggiungere ed informare più persone possibili.
Autore: Barbara Spinelli
Titolo: Femminicidio - Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale
Editore: Franco Angeli
Anno: 2008
Luogo: Milano
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