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IL CONSENSO SECONDO I MASCHI

(e volutamente scrivo maschi, e non uomini)


Sono anni che loro, e le loro difese, ce lo spiegano, in Tribunale, e sotto i Tribunali, con i fan-club degli stupratori per un giorno, ragazzi per bene nella vita. E, spesso e volentieri, ce lo spiegano pure i giudici nella motivazione delle sentenze. A volte, ci tocca sentircelo dire anche dai politici.
Si, perchè in fondo le donne sono tutte puttane, prima ti seducono e poi non te la danno, te la danno e non gli va bene, allora ti accusano di stupro. Ma in fondo si capiva, c'era consenso, una bella scopata la volevano.
Ci sarebbe materiale tale da scrivere un Vangelo, sul consenso sessuale secondo i maschi.
E sulla voglia di impunità per chi si vede protagonista di avances sessuali, di reati sessuali.
Dallo sdoganamento della pacca sul culo allo stupro dell'amica o della conoscente che accetta il passaggio a casa (chiaro segno che ci sta, è ovvio!).
E' un fatto di sicurezza. La sicurezza che la conosci, ti dà attenzioni, e quindi te la dà, lo vuole.
E' chiaro come il sole. Cazzate che poi ti accusi di stupro, ci mancherebbe altro !
Ci sarebbe da scrivere un Vangelo sul concetto di consenso all'atto sessuale secondo i maschi.
Meglio. Ci sarebbe da scrivere un trattato che trova conforto in dati statistici, che non mi stanco mai di snocciolare nei miei incontri, e in analisi criminologiche in lingue straniere, che qualcuno prima o poi dovrebbe impegnarsi a tradurre e diffondere, posta la preoccupante assenza di una analisi di genere in questo campo e in quello giuridico in Italia.
Oppure un bel saggio: L'attualità del consenso, questo grande sconosciuto. Ma anche: Se me la dai c'è consenso. Poi ne faccio quel che voglio. Sottotitolo: il maschio sono io, so cosa piace a una donna.
E invece ci troviamo qui a leggere indignati l'ennesimo caso di cronaca. L'ennesima difesa, quella classica "Lei ci stava". Ci stava perchè mi ha fatto entrare, ci stava perchè mi ha provocato, ci stava perchè....Chiaro segno che ci stava: le lesioni, gli ematomi dei pugni, gli urli.
Ma certo ! VIS GRATA PUELLAE! Eh, lo dicevano pure i latini! Alle donne piace prenderlo, e pure prenderle mentre lo prendono...perchè è normale che la donna si difenda, se non si difende è proprio una puttana!
Pensiero universale questo, comune a tutte le culture.
Un immaginario collettivo fertile, che, come mi ribadivano pure i ragazzi di un liceo ieri, mentre si parlava di violenza maschile sulle donne e ruoli e stereotipi di genere, "vende" (vedasi relish, D&G..., snuff movies...).
Lo sdoganamento e la connivenza nei confronti della cultura dello stupro uccide. Uccide la soggettività delle donne, la loro sfera di libertà, di benessere psicofisico, di azione sociale e politica che non sia quella di manovalanza pura. Il femminicidio è un crimine di stato, è un crimine di lesa umanità nel momento in cui le Istituzioni tutte condividono, tollerano, o non sono in grado di contrastare questa cultura che uccide la soggettività delle donne in quanto donne, che propone alle masse modelli stereotipati e discriminatori.
Non lo dico io che la cultura dello stupro in sè rappresenta una violazione dei diritti umani delle donne, e che non contrastare questa cultura equivale a tollerare tali violazioni (prima di aumentare le pene per chi compie violenza, e fare campagne contro la violenza sulle donne, bisognerebbe fare campagne per cambiare la cultura che sottende quelle violenze, e proporre un modello diverso di relazioni tra uomini e donne, nel privato come nel pubblico).
[...]

dal blog di Barbara Spinelli - avvocato


Sugli articoli dei giornali, riguardo lo stupro di Capodanno, abbiamo letto diverse notizie: abbiamo letto che tra i due c'è stato un rapporto consensuale, si dice anche che sarebbe stato un rapporto consensuale sfociato in uno stupro, altri dicono che il gip ha espresso parere favorevole alla scarcerazione, mentre il pm si è detto contrario, poi hanno detto che il ragazzo non è riuscito ad avere un rapporto completo e quindi ha picchiato selvaggiamente la ragazza, causandole ferite per cui è stata ricoverata in ospedale, ecc ecc.

Ma ieri, leggendo un articolo davvero molto divertente (perché l'autore ci ha davvero ricamato sopra una bella storiella, volendo potrebbe anche scriverci un libro giallo, magari vende bene, chi lo sa...), ho trovato una frase curiosa, che penso meriti di essere riportata: «Non c’è stato uno stupro per come comunemente s’intende, ma una violenza grave per la quale il ragazzo pagherà pesantemente», ha detto il suo avvocato Francesco Bergamini. Ebbene, che cos'è uno stupro per come comunemente s'intende?

Prima di tutto diamo la definizione di stupro, poi procediamo ad analizzare il "come comunemente si intende": lo stupro è un rapporto sessuale non consensuale. Può includere la penetrazione di una qualunque parte del corpo con un organo sessuale o la penetrazione dell'apertura vaginale o anale con qualsiasi oggetto o parte del corpo. Comprende l'uso della forza, la minaccia dell'impiego della forza o la coercizione. Qualsiasi penetrazione è considerata uno stupro. Un tentativo di stupro che non termina con la penetrazione è considerato un tentativo di stupro. (Medici Senza Frontiere). 

E ora passiamo al "come comunemente si intende". Innanzitutto, nella nostra mentalità, è stupro solo se viene compiuto da stranieri sconosciuti e per strada: e per stupro intendiamo la penetrazione completa, se entra solo "un po'" non va già bene, in alcuni casi andranno a misurare al millimetro quanto c'è stata penetrazione. Sappiate però che, per alcuni giudici, la penetrazione non basta, ci vuole anche l'eiaculazione (e questo quindi esclude la penetrazione con oggetti o altre parti del corpo che non siano l'organo sessuale maschile). È stupro solo se la donna ha lacerazioni ben evidenti, molto profonde e se arriva mezza morta in ospedale. Anche in questo caso, la penetrazione da sola non basta: ci vogliono anche pugni, calci, traumi cranici e chi più ne ha, più ne metta; a volte non basta nemmeno questo e vi diranno che se non volevate prenderle dovevate fare a meno di difendervi, però se non vi sarete difese, vi diranno che allora ci stavate (e voi vi chiederete: ma io che devo fare? niente, dovrete accettare l'assoluzione dello stupratore, va così). È stupro solo quando la vittima è una ragazza perbene, una brava ragazza, con l'imene intatto per la precisione, di sicuro non può essere una puttana: eh no, perché le puttane non vedono l'ora di essere violentate...come, non lo sapevate? Sono lì che aspettano il loro turno! Poi, se una ragazza ubriaca viene stuprata, lo stato di ebbrezza viene valutato come un'aggravante per la vittima, mentre se è lo stupratore ad essere ubriaco per lui è un'attenuante, questo è poco ma sicuro...e potrei andare avanti all'infinito con esempi del genere (QUI ci sono alcune sentenze che provano che non dico balle)... Ecco lo STUPRO, come comunemente s'intende, descritto perfettamente anche da Barbara Spinelli....

Sinceramente, stare a puntualizzare su cose del genere mi fa abbastanza SCHIFO: non lo farei se non fosse necessario, ma siccome la mentalità sugli stupri è quella che è, sono costretta a farlo. Non mi stupisco di sentire giustificazioni, non mi stupisco nemmeno di sentire Alemanno dire che ce la siamo presa tutti con un innocente: be certo, se consideriamo lo stupro nei termini sopra descritti e se ci dimentichiamo che la ragazza è stata picchiata e ricoverata in ospedale, allora possiamo davvero dire che è innocente, poverino. Poi se contiamo l'alcool e la droga, come si fa a dargli la colpa? No, non si può, la colpa è della ragazza che se l'è andata a cercare, l'avrà provocato, l'avrà fatto incazzare e quindi lui l'ha menata di brutto, ma tutti continuano a dire che è un bravo ragazzo. Infatti i bravi ragazzi si divertono a picchiare le ragazze e a mandarle in ospedale, è il loro hobby preferito, soprattutto se non riescono ad avere un rapporto completo...anche questo non lo sapevate? 

Non c'è da stupirsi se nessuna donna si sognerà mai di denunciare uno stupro. Vi basterà fare un giro nella maggior parte degli ospedali, nelle questure, nei tribunali per rendervi conto da soli di come queste donne vengano umiliate, derise e colpevolizzate, di come la loro vita privata venga messa in piazza per trovare una sola ragione di "meritato stupro" e quindi non-stupro.

Lo stupro che non è stupro...non per come lo intende la nostra società...il che è tutto dire...e intanto sentiamo sempre parlare uomini, uomini e uomini, mentre le vittime non hanno diritto di parola, come se la questione degli stupri riguardasse sempre e solo loro: i maschi; sono loro che decidono quando è e quando non è stupro, sono loro che dettano legge, sono loro che fanno tutto: fanno decreti anti-stupri e poi si lamentano che non vanno bene, fanno campagne razziste e poi dicono che non bisogna fare distinzioni di nazionalità, fanno cortei nelle strade contro gli stupri e quando una donna denuncia il marito violento neanche la prendono in considerazione...del parere dell'altra metà del cielo, vittima di violenze di ogni genere, pregiudizi e discriminazioni, se ne fregano tutti, anzi, ci fanno pure passare per bugiarde: finché non hanno il nostro cadavere non ci credono...il parere delle donne non conta, noi siamo condannate a subire e basta.

**********

Io e alcune donne di splinder abbiamo pensato di utilizzare internet e questo blog per lanciare un appello alla vittima di questa violenza:

La giustizia non c'è, le istituzioni non ci sono, MA CI SIAMO NOI. Tutte le donne che sono state vittime di violenza e non hanno avuto giustizia sono con te. Speriamo che queste parole possano arrivarti, speriamo che tu ti faccia aiutare, che non ti chiuda in te stessa, perché qui fuori ci sono un sacco di persone che ti crederanno, che non ti faranno sentire in colpa, che non ti giudicheranno. CI SIAMO NOI E SIAMO CON TE.

Ti abbracciamo forte tutte quante, tutte, una per una, lasciamo qui la nostra firma, per dirti che NOI CI SIAMO E PER GRIDARE SEMPRE PIÙ FORTE IL NOSTRO NO A TUTTE LE VIOLENZE!

wonderely

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Messo in luce da wonderely alle 10:11 di venerdì, 27 marzo 2009


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Argomenti trattati nel post: leggi, barbara spinelli, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , la mia opinione, aggressione, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere

In questo post voglio proporre un bellissimo articolo, scritto dall'avvocatessa Barbara Spinelli, di cui avevo già parlato l'estate scorsa, presentando il suo libro, dal titolo "Femminicidio". È un articolo, a mio parere, condivisibile sotto tutti i punti di vista, che illustra in modo chiaro ed esauriente la situazione femminile in Italia e la strumentalizzazione politica di un tema delicato come la violenza sulle donne. Segnalo a chiunque lo voglia visitare il blog di Barbara Spinelli, disponibile QUI. Non spreco ulteriori parole, ma lascio a tutti la possibilità di leggere.


Maschi, italiani, la vera emergenza siete voi che legittimate e riproducete la cultura dello stupro.

 


di Barbara Spinelli

A seguire l’ennesimo stupro, immancabilmente i politici e i notabili di turno si sentono in dovere di ripristinare l’equilibrio violato: da bravi patriarchi tuonano nei microfoni e sulle pagine di giornali, promettendoci sicurezza e che giustizia sarà fatta, che ci proteggeranno. Una logica subdola, che paradossalmente rimarca quegli stessi istinti alla base dello stupro: la folle idea che il maschio possa “dominare” sul corpo della donna, farne oggetto delle proprie volontà, mero strumento per la realizzazione dei propri desideri….erotici, ma anche politici (vedasi le dichiarazioni di Berlusconi, sul corpo di Eluana che…può anche riprodurre!).
L’immaginario collettivo sulla violenza sessuale costruito da politici e giornalisti ci propone una donna vittima e un aggressore “mostro” figlio di una barbara cultura, oppure, più raramente, un uomo “normale”, “di buona famiglia”, trasformatosi in mostro in preda ai fumi dell’alcol o della droga. Così i giornali li raccontano, così i criminali sessuali sono entrati nell’immaginario collettivo.
Il discorso pubblico sulla violenza sessuale degli uomini sulle donne è mistificatorio. L’obbiettivo è deviare l’attenzione: o sul presunto bisogno di protezione della donna, o sulla necessità di “lotta ai non luoghi della città” -seguendo le affermazioni di Zingaretti sui fatti di Guidonia-.
La risposta politica è più sicurezza, maggiore controllo del territorio.
Questo approccio è devastante: cancella l’aggressore “in quanto uomo”, cancella la realtà statistica che conferma che la maggior parte degli stupri, delle molestie, delle violenze fisiche e psicologiche, avviene tra le mura domestiche, per mano di coniugi, amici, parenti. Perché questo ci insegna la cronaca delle ultime settimane: se è il rumeno o l’extracomunitario a stuprare ha commesso un crimine e quindi va punito ed espulso; se invece è lo stimato professore di scuola media ad avere abusato sessualmente di una sua allieva, può riservarsi di non rispondere al Gip ed alle “accuse” della ragazza che trova il coraggio di denunciare; se è il ragazzino di una “famiglia perbene”, annebbiato dai fumi di alcool e droga, la vittima lo vuole pure conoscere, lo possiamo perdonare.
In questa isterica rappresentazione collettiva in chiave tragica del dramma dello stupro, sfuma la figura dell’aggressore, maschio, e la lucidità della sua scelta criminale predatoria, per lasciare spazio alla ferocia di un mostro straniero, tossico, alcolizzato, con disagi psicologici, con problemi esistenziali. Rappresentato il dramma, la ricerca del lieto fine ce la offrono politici e opinion man nostrani e di buona volontà, che fanno a gara per mettere a suo agio la vittima di turno, per offrirle un lavoro precario da due lire per tirare avanti, e per tranquillizzare le altre donne spaventate promettendo vigorosi militari a guardia delle strade e sguinzagliati in giro alla ricerca di nomadi e clandestini. Il tutto, mentre l’opposizione punta il dito evidenziando, nonostante la destra al Governo, il “crescere dell’insicurezza”.
E’ chiaro che se la storia puntualmente viene costruita lasciando nella penombra la donna, nella parte della vittima che piange sulla sua disgrazia, e puntando i fari sul protagonista cattivo, lo straniero, e l’eroe buono, il politico-poliziotto italiano che, a stupro compiuto, arriva a gestire la situazione e ripristinare l’ordine, la morale è una scontata richiesta di tolleranza zero e controllo sociale. Si innesca una reazione pubblica di xenofobia e intolleranza nei confronti di clandestini e stranieri, la violenza sulle donne diventa un problema di ordine pubblico, e viene raccontata e condannata solo nel momento in cui si consuma in luoghi aperti e per mano di estranei malintenzionati.
Diventa in questo modo impossibile una riflessione collettiva contro la violenza sulle donne come problema culturale, e addirittura la rappresentazione del problema della violenza sulle donne in termini di “rischio di stupro da parte di estranei in luoghi insicuri” riesce a creare più allarme sociale delle statistiche, che invece rappresentano come rischio dominante quello di violenza in famiglia e molestie sessuali da parte di partner, parenti e conoscenti.
Così, mentre le donne silenziosamente continuano a convivere con traumi domestici quotidiani, a subire ricatti sessuali sul lavoro e ammiccamenti osceni per strada, la stampa e i politici continuano a parlare di mostri.
Come se lo stupro, in casa o per strada, non fosse frutto di una cultura patriarcale, pornograficamente fallocentrica, che vuole la donna disponibile, oggetto sessuale che sorride ammiccante dai grandi cartelloni pubblicitari sulle strade, dalle riviste dei giornali, dai reality, dal Parlamento, sempre disponibile a ruoli servili, gratis in casa e sottopagate fuori.
In Italia stuprare una donna è reato, ma la “cultura dello stupro” non solo è moralmente lecita, soprattutto è socialmente e simbolicamente dominante.
Incombe dai megacartelloni pubblicitari della Relish, pesa come un macigno nelle battute di Berlusconi, da quella sulle precarie che vorrebbe sposate a suo figlio, a quella delle belle donne con il soldato di scorta, a quella – forse involontaria ma non per questo meno inquietante- sulle capacità riproduttive di Eluana, corpo vuoto vincolato a una mera funzione biologica, che solo per stupro potrebbe dare vita.
Vince anche economicamente, la cultura dello stupro, aumentando le tirature dei giornali che si perdono nel disquisire su seni rifatti e propongono nei loro siti fotogallery di donne da calendario.
Forse non è questa la vera emergenza, il monopolio maschile del discorso pubblico, l’accondiscendenza collettiva al gioco perverso degli ammiccamenti fallocratici di vecchi tombeur de femmes, il silenzio collettivo degli uomini “normali” sulle loro responsabilità, l’incapacità di cogliere che la matrice dello stupro sta proprio nel sessismo, in una cultura che esclude dalla soggettività politica le donne e le relega al ruolo passivo di sedotte e seduttrici, donne per bene e donne male, destinatarie in ogni caso di politiche di controllo sociale volte alla disciplina del loro utero, sia esso come strumento di maschio piacere o come strumento di maschia preservazione della specie?
L’interesse marginale (o la non menzione) che la stampa nazionale riserva alle notizie di “normali” anziani cittadini italiani che stuprano le badanti, “normali” professori italiani che stuprano le alunne, “normali” figli italiani che uccidono madre e sorella, “normali” zii italiani che stuprano le figlie della sorella con cui viveva in casa, (giusto per citare notizie pure di questi giorni) ci dimostra che la “normalità” dello stupro –confermata dalle statistiche, ripeto- è un tabù.
E questo silenzio assordante, questa rimozione del problema, è essa stessa un femminicidio simbolico, politico, ideologico, che si ripete ad ogni atto di violenza di un uomo sulla donna, e si rinvigorisce attraverso provvedimenti, leggi e sentenze che di questa stessa cultura si nutrono, giustificandola e riproducendola.
Siamo un Paese governato da maschi ipocriti e moralisti, donne asservite alle logiche dominanti, dove governati e governate sono silenti.
E’ questo silenzio ipocrita e moralista che consente il femminicidio, perché legittima la cultura familista e quella dei cinepanettoni, impedisce lo stanziamento di fondi per politiche di promozione dei diritti delle donne, di informazione e ausilio per scappare dalla violenza, e favorisce invece politiche securitarie, di controllo e gestione maschile del territorio, della sessualità, della maternità, della produttività lavorativa stessa delle donne, depotenziandone il ruolo, marginalizzandone il pensiero, impedendone l’effettiva autodeterminazione ed il protagonismo politico e culturale.
E’ un femminicidio perché la quotidiana discriminazione di donne e lesbiche continua nell’impunità collettiva, tacitamente accettata, culturalmente favorita.
Se il maschio italiano non si interroga sulle proprie responsabilità e non si ripensa nella sua umanità, dismettendo le logiche di dominio patriarcale fino ad oggi fatte sue, questa sì rappresenta una vera emergenza.
Se noi donne e lesbiche continuiamo a tacere su questo, la normalità dell’emergenza ci seppellirà, “in quanto donne”.


La foto si intitola "L'evoluzione dell'uomo" e viene da QUI.
Messo in luce da wonderely alle 12:40 di mercoledì, 11 febbraio 2009


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Argomenti trattati nel post: uomini, molestie, libertĂ , indifferenza, barbara spinelli, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, la mia opinione, paritĂ , femminicidio, uxoricidio, discriminazione sessuale, violenza di genere

In questo post ho deciso di dare spazio ad un bellissimo libro che ho letto, su cui ho preparato una breve presentazione. Non vi anticipo nulla: spero che vi possa essere utile il mio elaborato .


Femminicidio è un libro a carattere informativo, scritto da Barbara Spinelli, praticante avvocato, che collabora con i Giuristi Democratici a livello nazionale ed internazionale e con la Rete Femminista. L’autrice vuole raccontare le origini e la storia del termine, che in Italia troppo spesso è bistrattato o ignorato nel suo vero significato.  Femminicidio infatti non è come si potrebbe pensare un semplice omicidio di donna, ma un concetto che include  tutte le forme di  violenza e  discriminazione basate sul genere.  

Il libro si apre con una breve Premessa in cui la scrittrice definisce il femminicidio come la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale e normativa che le donne subiscono in quanto donne, perché non rispettano il ruolo sociale imposto loro da una società patriarcale.

L’opera si presenta divisa in cinque capitoli che analizzano pagina dopo pagina diversi aspetti, tutti inerenti all’argomento trattato, ovvero il femminicidio.

Nel primo capitolo ci si sofferma sulle origini dei  due termini “femmicidio” e “femminicidio”. L’autrice, documentando le prime volte in cui il termine è stato utilizzato, ricostruisce i due concetti così come ideati da Diana Russell e da Marcela Lagarde, spiegandone le diversità e riportando i vari dibattiti che studiose femministe in tutto il mondo hanno fomentato.

Nel secondo capitolo si inizia a parlare del riconoscimento sociale del femminicidio, di come le donne hanno fatto proprio questo termine per esprimere la propria soggettività in una società patriarcale, citando nello specifico come siano stati proprio i movimenti di donne nati in America Latina, che si battevano duramente contro la violazione dei propri diritti umani, ad adottare per primi questo termine per denunciare le violenze e le discriminazioni che subivano in quanto donne. Si racconta anche del ruolo importante svolto dalle organizzazioni a sostegno delle vittime, e del loro rapporto con gli organismi internazionali a tutela dei diritti umani, che ha reso possibile la raccolta dei dati, e dunque ha consentito di far conoscere le reali caratteristiche del fenomeno, e quindi di combatterlo.

Nel terzo capitolo si analizzano il femmicidio e il femminicidio come categorie criminologiche di indagine, soffermandosi sulle indagini dei femminicidi in America Latina, sull’impunità di molti crimini contro le donne e sulla diffamazione delle vittime.

Il quarto capitolo descrive, invece, il riconoscimento giuridico del femminicidio con l’introduzione del reato di femminicidio e l’emanazione di leggi per combattere il fenomeno in America Latina: l’autrice ci fa capire come il dibattito sia stato arduo e la lotta delle donne sempre più dura e tenace.

L’ultimo capitolo ci riguarda più da vicino, perché si occupa del dibattito italiano ed europeo in merito al riconoscimento politico e giuridico del femminicidio. Si rimarca come spesso il termine venga sminuito, canzonato o definito “invenzione delle femministe” e si ignori completamente la storia che questo neologismo si porta appresso e tutta la sua portata rivoluzionaria.

Il libro si conclude con delle bellissime riflessioni sulla differenza di genere e sul riconoscimento di questa differenza, non come discriminazione di un genere verso l’altro, ma come esaltazione di peculiarità che possono portare ad una nuova società in cui entrambi i generi si riconoscano a vicenda e abbiano l’uno il rispetto per l’altro.

Consiglio a tutti la lettura di questo libro in cui i concetti vengono spiegati chiaramente e senza la possibilità di fraintendimenti. La storia dei dibattiti, delle lotte delle donne e del conio del termine “femminicidio” viene ripercorsa con grande scrupolosità e l’ausilio di opere scritte da diverse studiose femministe. Si può avere una panoramica mondiale di questa lotta per l’emancipazione e la libertà che è partita dall’America Latina e si è in seguito estesa a tutto il mondo.

È un libro che offre diversi spunti di riflessione per rendersi davvero conto di cosa sia la violenza sulle donne, per uscire dall’ignoranza, dal pregiudizio e dalla disinformazione che riguarda purtroppo il riconoscimento di questo crimine a livello europeo.

È un libro coraggioso, ben scritto e suddiviso che merita di essere letto perché soltanto la conoscenza può rendere davvero liberi.


Vi lascio infine un link dove potrete trovare ulteriori informazioni e la bibliografia, con la speranza che possa raggiungere ed informare più persone possibili.

Autore: Barbara Spinelli
Titolo: Femminicidio - Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale
Editore: Franco Angeli
Anno: 2008
Luogo: Milano

Messo in luce da wonderely alle 10:24 di sabato, 26 luglio 2008


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