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Il fatto risale al 20 marzo scorso a Palermo, ma è stato reso noto solo pochi giorni fa. Copio/incollo da LeLuminarie:

La notte di venerdì 20 marzo, Lucia dopo aver avuto un rapporto con il suo compagno, a causa della rottura del preservativo decide di dirigersi verso la guardia medica del distretto di pertinenza ( quello di Via Massimo d’Azeglio) per richiedere la prescrizione della pillola del giorno dopo. Giunta sul luogo circa alle 3.00 - 3.30 del mattino, bussa per farsi aprire. Al citofono risponde una dottoressa che non le apre, insiste perché Lucia le comunichi le ragioni per cui ha bisogno di parlare con lei al citofono, in mezzo alla strada,e poi sentito che richiedeva la prescrizione della pillola del giorno dopo, non apre la porta e infastidita le dice che per prescriverle il farmaco ha bisogno degli esami del sangue della ragazza. Lucia ovviamente insiste sull’urgenza della situazione ma la dottoressa, sempre attraverso il citofono, chiude la conversazione dicendo di tornare con gli esami lì la mattina successiva alle 10.00: :”…la dottoressa al citofono mi ha chiesto quando era avvenuto il rapporto e ha tentato di convincermi che prenderla prima o dopo non cambiava assolutamente nulla, che le probabilità di riuscita erano le stesse…quindi ha fatto disinformazione sostenendo che prenderla immediatamente o dopo uno-due giorni non avrebbe cambiato nulla, soltanto per lavarsene le mani e lasciar risolvere la questione a qualcun altro!”

Lucia il giorno dopo torna alla guardia medica dove incontra un’altra dottoressa che le fa la prescrizione e le dice che la dottoressa del giorno prima è solita rinviare ai turni di altri colleghi la prescrizione della pillola del giorno dopo perché obiettrice!

RICORDIAMO CHE LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO NON E’ UN FARMACO ABORTIVO, MA UN FARMACO D’EMERGENZA E VA ASSUNTO AL MASSIMO ENTRO LE 72 ORE DAL RAPPORTO!

PERTANTO NON SOLO LA DOTTORESSA ERA OBBLIGATA DALLA LEGGE ALLA PRESCRIZIONE ( NON POTEVA INFATTI APPELLARSI ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA!), MA AVREBBE DOVUTO FARLO IMMEDIATAMENTE, TRATTANDOSI PER L’APPUNTO DI UN FARMACO D’EMERGENZA!!!

Chiediamo che sia individuata la dottoressa in questione e non le venga più dato modo di nuocere alla salute dei/delle pazienti!

In ogni caso ci chiediamo ancora una volta come sia possibile che in uno Stato che per legge deve garantire la salute di tutt* i/le cittadin* possa mettere di guardia, in una struttura sanitaria, un medico obiettore, un medico cioè che non può prendersi  cura di tutti i suoi/le sue pazienti. Oltretutto si legittima la possibilità per questi medici di decidere di chi prendersi cura e chi invece denigrare.

Sappiamo tutt* , tra l’altro, come l’obiezione sia esclusivamente un fenomeno politico e non legato nella stragrande maggioranza dei casi a particolari credenze o spirito di fede: sappiamo infatti di medici antiabortisti presso gli ospedali, ma praticanti aborti nei propri studi privati!!!!!

La situazione in città e in Italia si fa sempre più irrespirabile, e i servizi sanitari scarseggiano ogni giorno di più. Tagliano i fondi agli ospedali e diminuiscono il personale. I consultori non ricevono più finanziamenti, così come i centri antiviolenza. Molte farmacie non vendono la pillola del giorno dopo, alcune cominciano a non vendere nemmeno i preservativi!L’ingresso nel mondo del lavoro ospedaliero è sempre più controllato dalle lobbies politiche: ecco perché in Sicilia negli ultimi anni il numero degli obiettori arriva anche a sfiorare l’80%.

Diciamo basta a tutto questo.

Chiediamo a tutt* di partecipare a questo monitoraggio delle strutture sanitarie, informandoci di casi di boicottaggio, disinformazione e inadempimento e obiezione di coscienza inesistente!

Nessun controllo su di noi, sui nostri corpi, sulle nostre scelte!

Riprendiamo in mano le nostre vite e lottiamo per quello che ci spetta!

Libere di agire capaci di reagire!

Per info:malefimmine@gmail.com


Ora, con tutto il rispetto per le idee religiose, riporto la prima parte del foglietto illustrativo di Norlevo, pillola del giorno dopo (registrata come contraccettivo dalle case farmaceutiche):

• I metodi anticoncezionali hanno lo scopo di impedire:
- l’ovulazione: è questo il caso della pillola anticoncezionale;
- oppure la fecondazione (fusione di ovulo e spermatozoo): è questo il caso del profilattico;
- oppure l’impianto dell’ovulo fecondato: è questo il caso dei dispositivi intrauterini.

• La contraccezione di emergenza è un metodo di emergenza che ha lo scopo di prevenire la gravidanza, in caso di rapporto sessuale non protetto, bloccando l’ovulazione
(come la pillola anticoncezionale, ndr) o impedendo l’impianto dell’ovulo eventualmente fecondato (come i dispositivi intrauterini, ndr), se il rapporto sessuale è avvenuto nelle ore o nei giorni che precedono l’ovulazione, cioè nel periodo di massima probabilità di fecondazione. Il metodo non è più efficace una volta iniziato l’impianto.

La pillola del giorno dopo è scientificamente (non religiosamente o culturalmente) un contraccettivo che deve essere assunto entro 72 ore dal rapporto a rischio e la cui efficacia diminuisce con il tempo! Non è assolutamente vero che assumerla il giorno stesso o il giorno dopo non cambia niente: cambia eccome! La percentuale di efficacia è del 95% se la pillola viene assunta entro 24 ore, dell'85% tra le 24 e le 48 ore e del 58% tra le 48 le 72 ore.
Un medico non è un prete, ma un uomo/donna di scienza, ciò significa che la sua religione non c'entra nulla con il suo mestiere: la legge italiana, inoltre, prevede l'obiezione di coscienza solo ed esclusivamente in caso di aborto o farmaci abortivi, non per i contraccettivi.
SE UN MEDICO SI RIFIUTA DI PRESCRIVERE LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO ANDATE A DENUNCIARLO!
STESSA COSA VALE PER I FARMACISTI CHE, DAVANTI A UNA RICETTA MEDICA, NON POSSONO IN ALCUN MODO RIFIUTARSI DI VENDERE I FARMACI.


Nessuno vuole mettere in dubbio le idee religiose, secondo cui la vita inizia fin dal concepimento. Siete cattolici? Non prendete la pillola del giorno dopo! Semplice! Nessuno vi obbliga ad assumerla, ma non avete nessun diritto di vietarla a chi non ha alcun tipo di problema religioso/morale/culturale a riguardo, visto che, scientificamente (e sottolineo scientificamente) questo farmaco è considerato CONTRACCETTIVO e non ha alcun effetto se l'impianto è già avvenuto (come ribadisce anche l'OMS).

Inoltre, mi sembra davvero controproducente, da parte di chi difende la vita, vietare la vendita della pillola del giorno dopo, sapendo bene che l'aborto è garantito per legge (e su questo non possono proprio farci niente), quindi la pillola del giorno dopo eviterebbe un sicuro aborto futuro. Però questa è solo una mia perplessità...

Ricordo infine a tutte le ragazze/donne che la pillola del giorno dopo NON è una caramella, ma un farmaco, pertanto può avere diversi effetti collaterali. Prima di arrivare alla contraccezione di emergenza è bene che vi informiate (sia voi che il vostro partner), dal vostro medico di fiducia, su tutti i metodi contraccettivi disponibili, per scegliere quello più adatto a voi.
È sbagliatissimo considerare la pillola del giorno dopo l'unico metodo contraccettivo così come è sbagliatissimo abusarne: ne va della vostra salute!

Sempre per stare in tema di malasanità, ecco un'altra notizia raccapricciante: a Treviso è stata denunciata una donna nigeriana che si è recata in ospedale per dei dolori e si è ritrovata catapultata in commissariato.

Ho letto un bellissimo articolo sull'accaduto, in cui era riportata questa domanda:
come può un essere umano fare questo ad un altro essere umano?
L'obiezione di coscienza esiste per l'aborto (e questo mette a rischio la vita e la salute di moltissime donne, ma a quanto pare ad alcuni medici non interessa) e per alcuni fuori legge anche per la pillola del giorno dopo, ma la coscienza non viene scomodata da nessuno quando si tratta di discriminare un altro essere umano...

Questa coscienza/morale/etica esiste solo quando fa comodo.
I miei complimenti a questi medici: non siete degni della vostra professione.
Messo in luce da wonderely alle 13:34 di mercoledì, 15 aprile 2009


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Argomenti trattati nel post: salute, aborto, contraccezione, cattolicesimo, notizie nazionali, inciviltĂ , obiezione di coscienza, legge 194, pillola del giorno dopo, libertĂ  di scelta, gravidanza indesiderata

A Como, nella mia bellissima città, si è scatenata una vera e propria guerra dell'aborto. Davanti all'ospedale Sant'Anna di Como e all'ospedale Sant'Antonio Abate di Cantù si alternano manifestazioni del movimento per la vita e contromanifestazioni per la difesa della libertà di scelta di ogni donna.

Da una parte sentiamo le solite ipocrite frasi di chi difende la vita di un embrione, ma poi sparisce quando quell'embrione diventa neonato, fregandosene altamente del benessere della donna (che non è un contenitore ma una PERSONA); dall'altra invece protestano le donne affinché non ci siano discriminazioni all'interno degli ospedali e perché si abbia libero accesso non solo all'interruzione volontaria di gravidanza, ma soprattutto ai metodi contraccettivi (invito tutti a cliccare QUI e scaricare l'opuscolo sulla contraccezione).

Sarebbe davvero molto bello se i movimenti per la vita, al posto di recitare il rosario e dire preghiere per i feti abortiti, si scomodassero a diffondere opuscoli e informazioni sulla contraccezione, perché il Medioevo è finito da un pezzo, non si resta incinte per opera dello spirito santo e l'unico modo per evitare le gravidanze indesiderate (e quindi gli aborti) è conoscere il proprio corpo e come funziona.

Ma quello che mi preme di più dire è che NESSUNO ha il diritto di giudicare una donna che decide di abortire, NESSUNO ha il diritto di obbligarla a portare avanti una gravidanza che non vuole e soprattutto la privacy di queste donne deve essere rispettata. Se una donna si reca in ospedale per abortire è assurdo che debba essere intercettata e braccata dai volontari del movimento per la vita. Nel caso in cui una donna voglia farsi aiutare da questi volontari, sarà lei ad andare da loro (o magari preferirà rivolgersi ad associazioni più serie, come per esempio MadreSegreta, che aiuta le donne incinte in difficoltà), ma non deve accadere il contrario.

C'è un luogo adibito alla preghiera, ovvero la chiesa, non l'entrata di un ospedale.

L'ospedale è un luogo serio e laico, regolato da leggi altrettanto serie che garantiscono la salute della persona e ne preservano la privacy. I gruppetti di fanatici che pensano di obbligare gli altri a fare ciò che loro dicono non possono essere ammessi in ospedale. La violenza psicologica nei confronti di una donna che vuole abortire (per motivi personali che questa gentaglia non è tenuta a sapere) non può essere tollerata in ospedale.

Ecco il comunicato del presidio che si terrà l'11 aprile, tratto dal sito di Ogo:

SABATO 11 APRILE
DALLE ORE 15.00 ALLE 17.00
PRESIDIO DAVANTI ALL' OSPEDALE
S. ANNA DI COMO
 
- IN DIFESA DELL' INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA
- PER LA LIBERTA' E L'AUTODETERMINAZIONE DI OGNI DONNA
- CONTRO OGNI VIOLENZA E DISCRIMINAZIONE DENTRO LE MURA DEGLI OSPEDALI
 
In un periodo in cui il diritto alla salute é fortemente minato da privatizzazioni e leggi razziali e xenofobe che ledono il diritto alla cure e alla salute di intere fasce della popolazione, prime fra tutte quelle persone considerate "clandestine", come Kadiatou, la donna ivoriana denunciata come clandestina da un medico dell’ospedale Fatebenefratelli di Napoli dove è andata a partorire, é importante non dimenticarsi di luoghi come gli ospedali e di quello che quotidianamente avviene al loro interno.
 
In materia di interruzione volontaria di gravidanza, le violenze, gli abusi e le irregolarità sono purtoppo all' ordine del giorno, in buona parte degli ospedali italiani, principalmente per motivi di ingerenze religiose e politiche.
 
Una donna che desidera interrompere una gravidanza, si trova spesso a dover affrontare un vero e proprio calvario fatto di discriminazione, impedimenti e violenze psicologiche ed anche fisiche.
 
Abbiamo deciso di organizzare un presidio per denunciare la situazione dell' ospedale di Como, che da anni permette l'accesso e le proteste a gruppi antiabortisti, e dare la nostra solidarietà ad ogni individuo femminile ridotto a corpo, prodotto, oggetto, riproduttrice.


Post modificato alle ore 19.40 del giorno 11 aprile 2009

Oggi sono stata al presidio e ho recuperato dei volantini. Su uno di questi si trovano informazioni molto interessanti che voglio pubblicare, affinché tutti possano rendersi conto di cosa accade negli ospedali italiani alle donne che decidono liberamente di sottoporsi a IVG.


Il CAV (Centro Aiuto Alla Vita), gruppo antiabortista cattolico, da anni agisce indisturbato all'interno dell'ospedale S. Anna, entrando durante gli orari delle visite di accertamento pre-ivg (interruzione volontaria di gravidanza) e inscenando vere e proprie proteste, con feti in plastica, volantini, ed insulti e urla alle donne in sala d'attesa, nell'indifferenza di infermieri e medici che dovrebbero tutelare le pazienti da violenze psicologiche vergognose.

Inoltre a Como, non sono rari i casi di medici obiettori che abbiano illegalmente ostacolato con falsi esiti di esami ed ecografie il diritto di donne che avevano richiesto di poter abortire, così come le testimonianze di donne che denunciano abusi ed insulti fin dentro la sala operatoria.

Moltissime sono le donne comasche, ma non solo, che si recano in Svizzera, per poter ricevere un'assistenza laica e corretta in materia di interruzione di gravidanza, anche a costo di pagare, di fronte agli ostacoli, alle opposizioni, alle liste d'attesa lunghissime e alle violenze psicologiche e non solo che ad oggi sono purtroppo la quotidianità in Italia.

Vogliamo difendere l'autodeterminazione e la libertà di ogni donna di poter decidere se mettere o meno al mondo un figlio, vogliamo opporci alle violenze ed agli abusi che quotidianamente vengono perpetrati verso donne che decidono di interrompere una gravidanza, vogliamo che la direzione dell'ospedale prenda una posizione chiara in merito alla presenza di proteste antiabortiste al fine di tutelare tutte quelle donne che decidono di interrompere una gravidanza.


"Una madre mi ha detto una volta che considerava una gravidanza forzata come una violenza sessuale lunga nove mesi. Sono assolutamente d'accordo."


-alle radici-

alleradici.noblogs.org

Messo in luce da wonderely alle 15:04 di giovedì, 09 aprile 2009


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Argomenti trattati nel post: salute, aborto, contraccezione, cattolicesimo, notizie nazionali, obiezione di coscienza, la mia opinione, legge 194, libertĂ  di scelta, discriminazione sessuale, iniziative femministe

In Afghanistan pochi giorni fa è stata firmata una legge che legalizza lo stupro della moglie da parte del marito, vieta alle donne di uscire senza il permesso di un uomo (il padre prima, il marito poi) e affida i/le figli/e solo ed esclusivamente ai membri maschili della famiglia. Questa notizia l’abbiamo trovata scritta dovunque e i commenti sono stati più o meno tutti gli stessi: “che orrore”, “che schifo”, “che gente disumana”, “che arretrati”, che di qui, che di lì e bla bla bla… però devo anche ammettere che ho trovato persone che mi hanno risposto: “ma non è stupro dai!”.

Dei primi commenti non mi interessa niente, perché la maggior parte delle persone è capace di vedere solo ciò che le fa comodo: è facile dire “che schifo” davanti a questa legge e girare la faccia dall’altra parte quando un brav’uomo italiano picchia/stupra/segrega sua moglie. Mi fanno molto più schifo queste persone della legge afghana in sé. Ora ci tengo a precisare che ripudio questa legge, così come ripudio qualsiasi tipo di sopraffazione nei confronti delle donne, sia essa evidente, come nel caso afghano, che subdola, come per esempio, in Italia, dove le leggi esistono, ma le vittime molto spesso non vengono credute, oppure si cerca di giustificare in tutti i modi chi compie certi atti.

L’approvazione della legge è stata sbraitata ai quattro venti, soprattutto per dimostrare ancora una volta che una cultura diversa dalla nostra, in questo caso la cultura islamica, è inferiore e deve essere pertanto eliminata. Ciò che sfugge ai più è che non esiste una cultura superiore alle altre e che le violenze non possono mai essere definite “cultura”. Purtroppo c’è ancora molta ignoranza da questo punto di vista: mi capita persino di trovare persone che citano alcune frasi del Corano per dimostrare che l’islam è una religione che mortifica le donne e si dimenticano di citare frasi molto simili presenti sulla Bibbia. Il male non sta nella religione, ma negli uomini che interpretano a loro piacimento i testi scritti e prendono in considerazione solo le parti che fanno loro comodo.

Così come i musulmani integralisti opprimono le donne, anche i cattolici hanno oppresso, e continuano tuttora ad opprimere, le donne, svalutandone le capacità, obbligandole a portare a termine gravidanze che non vogliono, relegandole al ruolo di madri e mogli, costringendole a restare con uomini violenti per il “bene” della famiglia, discriminando le lesbiche e molto altro ancora: e tutto questo avviene oggi in Italia, senza scatenare l’indignazione di nessuno, o perlomeno della maggioranza della popolazione. Di sicuro, l'emancipazione femminile non deve assolutamente nulla al cattolicesimo.

Eppure la violenza sulle donne esiste anche in Italia, per chi non lo sapesse: l’ultimo commento che ho citato ne è la dimostrazione lampante. Per la nostra mente è così difficile concepire che un marito stupri sua moglie, talmente difficile che arriviamo a pensare che non sia stupro se una moglie dice di no, perché, essendo una proprietà del marito, la donna ha il dovere di concedersi, non ha una volontà propria, tanto meno libertà.

Recenti fatti di cronaca ce ne hanno dato ampia dimostrazione: a Catania, un uomo ha sgozzato la moglie, perché, a suo dire, si intratteneva in chat con altri uomini. La sua gelosia verso quell’oggetto posseduto (ovvero la moglie) l’ha portato ad ucciderla. La mentalità comune secondo cui le donne non sono persone, ma oggetti di proprietà di qualcuno (ovviamente di sesso maschile), è talmente radicata nella nostra cultura (che noi stupidamente reputiamo superiore), che ancora oggi, nel 2009, le donne muoiono per mano dei loro possessori. Non me la sento di chiamarli mariti o compagni: il sostantivo più appropriato è aguzzini, nonché assassini.

A Torino una terribile storia di violenze e abusi “tramandata” di padre in figlio. Una donna di 34 anni ha denunciato di essere stata stuprata dal padre per 25 anni: aveva denunciato, molto tempo addietro, ma è stata ritenuta inattendibile e psicolabile (strano vero?). Se qualcuno si fosse degnato di ascoltarla le avrebbe evitato altri anni di abusi e sofferenze, ma ascoltare le vittime non ci piace e ci annoia, quindi meglio lasciarle nelle mani di bestie. Il fratello della donna, che l’ha violentata, abusava anche delle figlie e delle nipotine: la 34enne ha allora deciso di non restare con le mani in mano e denunciare tutto. Per fortuna, il suo coraggio e la sua tenacia sono riusciti a sconfiggere il muro di ignoranza, omertà e indifferenza che circonda le vittime di abusi in famiglia, sempre perché per la nostra cultura la famiglia è un nido d’amore in cui è impossibile si verifichino certi fenomeni, che si tende sempre a valutare come sporadici o frutto di ambienti “degradati”. Ma per fortuna c’è anche chi ci fa capire che non è proprio così

Sempre a dimostrazione della presunta civiltà del nostro paese ecco un’altra storia di violenza: la vittima è una donna della Costa d’Avorio, che ha partorito all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli ed è stata denunciata perché clandestina. I medici hanno pensato bene di sottrarle il bambino e non le hanno nemmeno permesso di allattarlo. Wow. Ma certo, una donna, che fugge dal suo paese in guerra e arriva in Italia disperata in cerca di aiuto, è di sicuro la peggiore delle criminali! Come si fa a commentare? Come si può separare un neonato dalla sua mamma proprio quando entrambi hanno più bisogno l’uno dell’altra? Come si può essere così incivili? È semplicemente inaccettabile...e pensare che ci sono medici che viaggiano per il mondo con l’obiettivo di aiutare persone povere bisognose di aiuto, mentre per altri medici il diritto alla salute vale solo per chi ha tutti i documenti in regola. Sembra un paradosso, eppure è così. È un insulto alla professione medica, che nasce come missione per l'aiuto del prossimo, mentre c'è chi vuole trasformarla in discriminazione e sopraffazione.

Ma proseguiamo, perché le violenze non si fermano qui: a Caserta un imprenditore è stato arrestato con l’accusa di aver stuprato due sue dipendenti che lavoravano in nero, ora si trova agli arresti domiciliari. A Catania un uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza carnale, mentre a Brindisi un infermiere 54enne è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di tre donne ricoverate. A Caserta uno studente 17enne ha stuprato un’amica di 15 anni, mentre a Roma si torna a parlare dello stupro di Capodanno: Davide Franceschini, reo confesso, è accusato di violenza sessuale, lesioni gravi fisiche e lesioni gravissime psicologiche nei confronti di una ragazza 25enne, che è già stata largamente processata in televisione, esattamente in un programma-spazzatura chiamato Porta a Porta. Il pm, contrario alla scarcerazione del ragazzo, ha chiesto il giudizio immediato. A Milano una donna è stata avvicinata da uno sconosciuto, rapinata e violentata; stessa sorte è toccata a una donna russa di 22 anni, stuprata da un 32enne a Caserta. A Cesenatico una 25enne ha subito percosse e un tentato stupro da parte di un collega di lavoro, ora agli arresti. A Genova ritorna il mostro pedofilia: due uomini di 51 e 42 anni sono stati arrestati per aver violentato due ragazzini di 13 e 14 anni. A Matera un uomo di 61 anni è stato arrestato per aver abusato di due bambine di 6 e 7 anni; sono state arrestate anche le "madri" delle giovani vittime che preferivano tacere piuttosto che denunciare.

Davanti a tutto questo (e molto di più: bisogna sempre ricordare che le violenze riportate dai giornali rappresentano solo la punta dell’iceberg), abbiamo davvero poco da criticare all’Afghanistan, anzi, dovremmo abbassare la testa e riconoscere le nostre arretratezze e le nostre vergogne, prima di puntare il dito verso “gli altri”. Le donne in tutto il mondo sono vittime di abusi e violenze inarrestabili e drammaticamente sommerse: questa è la realtà. E sarebbe davvero bello che qualcuno cominciasse a vederla e, perché no, a mettersi d’impegno per cambiarla.

No, non è il titolo di una fiaba, ma la mia personalissima interpretazione di un fatto realmente accaduto. Ne ho già parlato nel post precedente, ma ora voglio dargli ampio spazio.

In Brasile, una bambina di nove anni veniva stuprata dal patrigno da quando ne aveva sei ed in seguito alle continue violenze è rimasta incinta. Vista la giovanissima età, l'apparato riproduttivo della piccola non è ancora sviluppato, quindi portare avanti una gravidanza comporta un rischio serio per la sua vita. I medici hanno subito chiarito quali potevano essere le conseguenze: rottura dell'utero (e quindi sterilità permanente), morte per emorragia, fistole, e quant'altro. Le prime due sono chiare a tutti, ora vediamo di spiegare in parole povere cos'è una fistola: si verifica una lacerazione molto profonda a livello dell'utero e della vagina che arriva a metterli in comunicazione con il retto (sito posteriormente) e/o con la vescica (sita anteriormente): la bambina ne sarebbe uscita devastata, sempre che fosse sopravvissuta. Una delle conseguenze più gravi della fistola è l'incontinenza fecale e/o urinaria. Molte donne affette da fistole vengono anche emarginate dalla società.

Finita la presentazione della bambina, ora vi parlo delle Bestie: la numero uno è l'arcivescovo José Cardoso Sobrinho, che ha deciso di scomunicare i medici, che hanno somministrato i farmaci abortivi alla bambina e la madre, che ha deciso di far abortire la figlia. Tutte le altre Bestie sono gli esseri immondi che popolano il Vaticano (tra cui il Papa), che hanno ovviamente (avevate qualche dubbio?) appoggiato la decisione del talebano, ops scusate, dell'arcivescovo. Secondo le Bestie, la legge di Dio è superiore a qualunque legge umana e non si può rispondere ad una violenza con un'altra violenza (ovvero l'aborto).

Giunti a questo punto, è doveroso chiedersi: ma che cosa c'è di violento nel salvare la vita di una bambina? Dove sta il rispetto della vita se si condanna a morte una bambina di 9 anni che è incinta perché è stata STUPRATA? Qualcuno me lo spieghi: ma non con le parole di un qualche Vangelo strampalato...usate le vostre parole, usate la vostra testa! Sempre che ne abbiate una...

Proprio ieri il Papa ha fatto il suo discorso dell'8 marzo, parlando del rispetto delle donne e bla bla bla... forse non è ancora chiaro, ma io con le sue parole mi ci pulisco il didietro! Perché non si può parlare di rispetto delle donne e scomunicare dei medici che stanno cercando di salvare la vita di una bambina innocente. Piuttosto teniamo chiusa la boccaccia. Non me ne frega una mazza delle parole, quando poi nei fatti si commettono queste atrocità. Mi fa schifo questa IPOCRISIA. Mi fa vomitare.  

Bestie che non siete altro, VERGOGNATEVI. Vergognatevi perché la Chiesa scomunica chi salva la vita di una bambina e nasconde e protegge pedofili e stupratori. VERGOGNATEVI.

Per chi vuole indignarsi fino in fondo, lascio anche questo articolo: potete leggere i pareri-paraculo (perché non si può mai rischiare di tirare fuori i coglioni ed esprimere davvero la propria opinione) di altre Bestie (non voglio svelarvi l'identità, scopritela da voi). Si legge: "Probabilmente è stata la scelta giusta" (probabilmente???), oppure "...resto contrario all'aborto persino in un caso limite come questo. Però quella scomunica mi sembra eccessiva" (no comment), oppure "Non mi tirerà fuori un giudizio su questo episodio..." (non preoccuparti, la caccia alle streghe è finita, parla pure).

Eh già, è così difficile ammettere che questi preti sono CRIMINALI tanto quanto i pedofili e gli stupratori. Molti di loro lo sono già, ma voi non lo sapete perché nessuno ve lo dice: praticamente stuprano i/le bambini/e e, quando i genitori vogliono denunciare, loro si impongono affinché non vengano coinvolte le forze dell'ordine. E sapete come va a finire poi? Che i preti "per punizione" vengono trasferiti da un'altra parte....così possono trovare nuovi/e bambini/e da abusare. Insomma, proprio un bell'affare per questi pezzi di merda! Meglio di così non gli poteva andare!

Ed è sempre più difficile ammettere che sono CRIMINALI...Mamma mia com'è difficile...Quando aprirete gli occhi tutti quanti? Oppure vi fa comodo non vedere...e intanto la vostra omertà distrugge la vita dei bambini...


Tutto l'Amore del mondo alla piccola.


Vedi le altre immagini contro la pedofilia QUI.

Messo in luce da wonderely alle 21:59 di lunedì, 09 marzo 2009


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Argomenti trattati nel post: aborto, cattolicesimo, indifferenza, pedofilia, stupro, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, la mia opinione, bambine, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, gravidanza indesiderata, violenza su figlia

Allora, allora, allora...eccomi di nuovo qui a scrivere dopo un'altra frenetica settimana, in cui non sono di certo mancate le violenze, le strumentalizzazioni e, perché no, i deliri. Credo che la foto introduttiva esprima benissimo il sentimento di rabbia e insofferenza di tutte le donne italiane, che si sentono "abbastanza" prese per il culo: non per niente per il 7 e l'8 marzo sono in programma molte iniziative interessanti, ma di questo parlerò dopo...

Andiamo con ordine, cominciando dallo stupro della Caffarella: secondo i test effettuati sui campioni di DNA rinvenuti sulla vittima, i due romeni arrestati sarebbero innocenti. È a questo punto che sono iniziati i deliri: secondo un qualche giornalista simpaticone, attraverso il DNA è stato possibile capire che, chiunque siano i colpevoli, sono sicuramente di etnia romena. Probabilmente in un film di fantascienza...i giornalisti non sono praticamente in grado di dare le notizie, diffondono informazioni fasulle e ci pigliano per i fondelli: questo ormai è appurato. Ovviamente, in tutto questo can-can, nessuno si è sognato di chiedersi: ma la ragazzina che è stata stuprata come sta? La verità è che non frega niente a nessuno e di questo non mi meraviglio.

Intanto, la 41enne stuprata a Primavalle il 21 gennaio scorso avrebbe riconosciuto uno dei due romeni accusati della violenza alla Caffarella, Karol Racz,  per cui è scattata un'altra ordinanza di custodia cautelare in carcere. Staremo a vedere come andrà a finire, sperando che non si arrivi di nuovo ai deliri riportati sopra. Come sempre, mi auguro che, al di là di tutte queste strumentalizzazioni razziste, le vittime di questi delitti siano assistite, aiutate e seguite. Io lascio sempre e comunque in bella vista l'elenco dei centri antiviolenza presenti in Italia, in cui è possibile trovare tutto l'aiuto necessario. Nessuno ve lo dirà mai, perché sono troppo trogloditi per farlo, ma sappiate che questi centri esistono e le persone che ci lavorano vogliono davvero aiutarvi!

Proseguiamo con le violenze della settimana: a Capo d'Orlando un 50enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su una 40enne. A Modica un 32enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale sulla convivente e maltrattamenti in famiglia. Già nel 2007 era stato condannato per gli stessi reati. A Favara, in provincia di Agrigento, un uomo 45enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di due minorenni. A Brindisi un uomo è stato condannato a 10 anni di carcere per lo stupro di due donne. A Firenze una ragazza di 16 anni ha denunciato di essere stata stuprata nei bagni di una discoteca.

A Napoli un uomo di 31 anni è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su una bambina di 6, mentre a Milano un ragazzina di 14 anni è stata violentata ripetutamente dal patrigno ed è rimasta incinta. A Eboli un uomo di 50 anni è stato arrestato per aver violentato la figlia e condannato a 3 anni e due mesi di carcere: una pena tutta da ridere. Ogni tanto mi chiedo se i giudici ci sono o ci fanno, qualcuno dovrebbe andare in aula a gridargli nell'orecchio: "Guardate che ha stuprato la figlia! Non so se vi rendete conto!". Buona notte. A Milano una giovane è stata stuprata nei bagni di un supermercato. Intanto a Firenze si continua ad indagare sulla vicenda di stupro fuori da una discoteca ai danni di una ragazza di 17 anni.

Ulteriori violenze sulle donne si consumano negli ospedali, dove viene negata la prescrizione della pillola del giorno dopo e l'interruzione volontaria della gravidanza. È di pochi giorni fa la lettera di una donna che descrive il suo aborto terapeutico, alla 21esima settimana, tra dolori lancinanti e medici incuranti perché obiettori. C'è davvero da vergognarsi.

Notizie di violenze ai danni di donne arrivano anche dall'estero: in Gran Bretagna una ragazza si è recata alla polizia per denunciare uno stupro ed è stata nuovamente stuprata dal detective, già denunciato in passato per violenza sessuale; mentre in Brasile una bambina di 9 anni è stata stuprata dal patrigno ed è rimasta incinta: i medici che hanno somministrato i farmaci abortivi alla bambina sono già stati scomunicati dalla Chiesa Cattolica, che ovviamente non perde tempo per dimostrare che della vita di una bambina non gliene frega nulla. Sarò intollerante, ma dico a tutti i vermi che sono d'accordo con la scomunica, che una bambina di 9 anni rischia la vita a portare avanti una gravidanza; mettiamolo in chiaro una volta per tutte. Le vostre convinzioni religiose tenetevele per voi e lasciate stare una bambina di 9 anni, pezzi di merda. Quando si decideranno a scomunicare pedofili e stupratori? Penso mai, visto che la Chiesa ne è satura e li protegge pure...

In vista dell'8 marzo, Medici Senza Frontiere (MSF) ha lanciato il rapporto "Vite Spezzate", che riassume l'esperienza assistenziale nei confronti delle donne vittime di violenze sessuali, basato sulle attività in Liberia, Congo, Burundi, Sud Africa, Colombia e molti altri paesi. I medici offrono alle donne l'aiuto sanitario indispensabile per evitare di contrarre malattie sessualmente trasmesse, come l'AIDS, o per scongiurare l'eventualità di una gravidanza indesiderata. Il rapporto comprende anche una parte dedicata alle vittime di sesso maschile.

Anche Amnesty International mette in primo piano, per questo 8 marzo, il Coraggio delle Donne, con diverse informazioni sulle violazioni dei diritti delle donne in tutto il mondo e vari appelli da firmare.

Tornando in Italia, ecco quali sono gli eventi e le città interessate da manifestazioni, fiaccolate e incontri contro la violenza sulle donne:

7 marzo - Firenze - Manifestazione per essere libere di essere - Informazioni QUI

7 marzo - Bologna - Corteo notturno - Informazioni QUI

7 marzo - Torino - Manifestazione contro la violenza sulle donne e le leggi razziste - Informazioni QUI

7 marzo - Catania - Diamo vita al pacchetto bellezza - Informazioni QUI

7 marzo - Cagliari - Libere di agire, capaci di reagire - Informazioni QUI

7/8 marzo - Bergamo - Donne sull'orlo di una crisi di... - Informazioni QUI

7/8 marzo - Napoli - Niente per cui festeggiare, molto per cui lottare - Informazioni QUI

7/8 marzo - Roma - Unite contro la violenza - Informazioni QUI

8 marzo - Taranto - Presidio contro la violenza sulle donne - Informazioni QUI

8 marzo - Palermo - Il nostro corpo non è un campo di battaglia - Informazioni QUI

8 marzo - Palermo - Non è un paese per donne - Informazioni QUI

8 marzo - Vicenza - Donne in piazza contro la base - Informazioni QUI

Per tutte le altre iniziative potete visitare il sito di Controviolenzadonne.org oppure Zeroviolenzadonne.it

Credo proprio di aver concluso. Buon 8 marzo di lotta a tutte!

Guardate bene questo manifesto:

ovviamente, questa immagine ha scatenato numerose polemiche.

Oggi l'ANSA riporta la notizia:

MILANO - Una donna nuda stesa su un materasso bianco nella posa della crocifissione. Per la giornata mondiale contro la violenza sessuale, il Telefono Donna ha scelto un'immagine shock che a Milano, pero', rischia di restare nei magazzini invece di finire sui pannelli di affissione. L'assessore all'Arredo Urbano del Comune, Maurizio Cadeo, ha infatti annunciato che cerchera' in tutti i modi di impedire che il manifesto di Telefono Donna finisca sulle strade.

 ''Faro' tutto quanto e' in mio potere - ha affermato - per evitare l'affissione del manifesto, di cui contesto il messaggio, che lede il sentimento religioso dei cittadini''. La donna raffigurata nel manifesto, che dovrebbe finire su 500 spazi di pubblica affissione del Comune, ricorda inequivocabilmente il Cristo in croce e sopra il drappo che le copre le parti intime campeggia la scritta: ''Chi paga per i peccati dell'uomo?''. ''Chiediamo all'associazione di ritirare il manifesto - ha attaccato Carlo Fidanza, capogruppo di An a Palazzo Marino - perche' una giornata cosi' importante non deve essere svilita da una provocazione del genere''.

Io mi chiedo: il manifesto è davvero blasfemo o le persone vogliono nascondersi dietro a finte scuse?

Dà così fastidio vedere una donna nuda, in croce, che ha subito violenza? Dà così fastidio chiedere chi pagherà per questi odiosi crimini? A quanto pare sì. Dà fastidio, molto. Perché di certi argomenti è meglio non parlare, certi argomenti sono scomodi e soprattutto sono fatti privati.

Una donna violentata o picchiata fa impressione e, se proprio vogliamo interessarci all'argomento, non dobbiamo mai e poi mai mostrare la realtà dei fatti, ma solo citare quattro dati statistici per dimostrare che il problema esiste e poi non facciamo nulla per risolverlo. Parliamoci chiaro, quattro dati ci scivolano addosso: non sono i numeri a dimostrare il dolore e la disperazione. Sono le testimonianze, e perché no le immagini, che DEVONO colpire e farci rendere conto della GRAVITÀ delle violenze.

Ben venga questo manifesto: finalmente un'immagine che tocca perché è potente e fa capire come davvero si sente una donna che subisce violenza. NUDA, ovvero spogliata della sua dignità e della sua libertà. Non è niente di provocatorio, non è niente di blasfemo...è semplicemente la VERITÀ.

Che, a quanto pare, dà ancora fastidio a molti.

Per un manifesto di denuncia si può trovare da ridire, ma nessuno sente lesa la sua "sensibilità religiosa" nel vedere appesi per tutte le strade manifesti pubblicitari, in cui il corpo femminile viene sfruttato per vendere prodotti. Nessuno si indigna nel vedere in televisione vallette a destra e a manca per mostrare le loro grazie...Quando si tratta di questo, nessuno si sente offeso nella sua sensibilità.

Quando invece bisogna parlare di argomenti seri e denunciare atti orribili, che nel nostro mondo "civile" milioni di donne subiscono ogni giorno, allora cambia tutto, e si inizia con le solite insulse polemiche ipocrite e stupide...



Ricordo l'appuntamento:

Messo in luce da wonderely alle 20:43 di venerdì, 14 novembre 2008


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Argomenti trattati nel post: date importanti, censura, libertĂ , maltrattamenti, cattolicesimo, indifferenza, denuncia, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, la mia opinione, paritĂ , 25 novembre, femminicidio, violenza di genere, manifesto antiviolenza, iniziative femministe

Il Vaticano ha deciso di andare un po' contro tutti, ormai lo sappiamo; ogni giorno è buono per gettare fango su qualcuno, ma l'anno scorso l'ha fatta un po' grossa, promuovendo una campagna di boicottaggio di Amnesty International.

Mi spiego meglio: secondo il nostro caro Papa e i suoi seguaci, Amnesty International è una lobby pro-aborto. Il gravissimo peccato di Amnesty è difendere i diritti delle donne, in particolare aiutare le vittime di stupro che sono rimaste incinte (chi vuole approfondire la diatriba legga QUI).

Ma veniamo al dunque, pubblico in questo post la lettera del presidente di Amnesty Italia (presa da QUI) in risposta alle accuse rivolte dalla Santa Sede (quanto sia santa non lo so) all'associazione.

Non mi interessa approfondire lo scontro (anche perché è ormai passato un anno), ma penso che questa lettera sia significativa sotto molti punti di vista, soprattutto perché mi sono occupata in precedenza degli stupri di guerra e delle gravidanze forzate. Ve ne consiglio vivamente la lettura.


ABORTO: LETTERA APERTA DI PAOLO POBBIATI, PRESIDENTE DI AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA, AL PRESIDENTE DELLA CEI, ANGELO BAGNASCO.

MAI DETTO CHE L´ABORTO E´ UN DIRITTO UMANO, DIFENDIAMO LE DONNE CHE HANNO SUBITO VIOLENZA SESSUALE. MAI RICEVUTI NE´ SOLLECITATI FINANZIAMENTI DALLA SANTA SEDE.”

Eminenza,

ieri, in occasione dell´apertura dei lavori del Consiglio episcopale, Ella ha voluto commentare la politica adottata da Amnesty International, lo scorso mese di agosto, su alcuni specifici aspetti riguardanti l´aborto.

A questo proposito mi permetto di fare alcune considerazioni.

Nonostante le numerose precisazioni e smentite che siamo stati costretti a fare nell´ultimo mese (e che, peraltro, il quotidiano “Avvenire” ha rifiutato di pubblicare, in spregio al diritto di replica), Ella ha attribuito ad Amnesty International un´affermazione mai fatta: che l´aborto sia stato da noi considerato un diritto umano.

Ieri, Ella ha voluto indicare Amnesty International tra i responsabili di una crisi morale del nostro paese, per il semplice fatto che la nostra associazione, dopo tre anni di ricerca e di missioni in paesi in cui la violenza sulle donne è tanto diffusa ed endemica quanto impunita, ha voluto prendere le difese delle migliaia e migliaia di donne che ogni anno subiscono stupri (sulle nostre strade, durante le guerre così come nei tanti Darfur che hanno luogo tra le mura domestiche) e delle migliaia e migliaia di donne che vanno in carcere o rischiano la pena di morte per aver cercato di interrompere una gravidanza a seguito di violenza sessuale o perché essa mette a rischio la loro vita o quella del nascituro.

Donne derise e umiliate, cui viene negata giustizia, che vedono i loro stupratori girare impuniti, davanti al portone di casa o a un campo profughi.

I resoconti delle nostre missioni in Darfur sono pieni di testimonianze di donne che ci raccontano che preferiscono uscire loro dalle tende, perché se lo fanno gli uomini verranno uccisi dalle squadre della morte sudanesi, mentre loro, le donne, verranno `solo´ stuprate.

In situazioni di guerra, lo stupro è diventato una vera e propria arma di
distruzione di massa.

Nell´ex Jugoslavia, in Ruanda e in Darfur sono tantissime le donne che sono state violentate sistematicamente perché partorissero un `figlio del nemico´.

Alla violenza devastante dello stupro, queste donne devono aggiungere quella che poi ricevono dalla comunità di origine, che spesso le considera impure o addirittura responsabili di ciò che hanno subito.

Vengono isolate, allontanate, picchiate e talora uccise.

In tali condizioni, quali argomenti si possono imporre a una donna che sceglie di non portare avanti una gravidanza frutto di violenza, magari subita da quegli stessi uomini che un attimo prima hanno massacrato, davanti ai suoi occhi, il marito e i figli?

Quella che Le ho descritto è la realtà che molte missioni di ricerca di Amnesty International hanno conosciuto, nel corso della nostra campagna `Mai più violenza sulle donne´.

Una realtà che ha portato due milioni di soci a scegliere di prendere una posizione.

Amnesty International non auspica, non chiede che una donna violentata abortisca, ma se decide di farlo, vogliamo che non sia obbligata a rischiare la propria salute.

Chiediamo, inoltre, che non finisca in prigione per aver preso quella decisione.

Amnesty International ha deciso di profondere il massimo impegno per eliminare le condizioni che favoriscono la violenza sessuale nei confronti di centinaia di migliaia di donne ogni anno.

Come abbiamo ribadito anche nel corso del nostro Consiglio internazionale, svoltosi ad agosto in Messico, Amnesty International lavorerà per contrastare tutti quei fattori che favoriscono gravidanze indesiderate o che contribuiscono a portare una donna a scegliere di abortire.

Questo è il cuore della posizione di Amnesty International, che però non trova menzione nelle Sue parole di ieri né nelle precedenti dichiarazioni di altri autorevolissimi esponenti della Chiesa Cattolica.

Infine, Le sarà probabilmente noto che Amnesty International non ha mai ricevuto, poiché a norma del suo Statuto non potrebbe mai sollecitarli né accettarli, finanziamenti dalla Santa Sede.

La `sospensione´ di tali finanziamenti è tuttavia riportata oggi da alcuni organi di stampa, nel contesto delle critiche che Ella ha rivolto alla nostra associazione.

Nel massimo rispetto per il Suo ruolo e per la Sua persona, Le chiedo la disponibilità a lavorare insieme ad Amnesty International perché si pongano in essere tutte le misure necessarie, legislative ma anche di educazione e informazione sulla salute sessuale e riproduttiva, affinché si riducano al massimo i rischi di gravidanze indesiderate e, di conseguenza, si riduca l´incidenza del ricorso all´aborto.

Mi auguro, Eminenza, di ricevere una Sua cortese risposta.

Con i miei più deferenti saluti

Paolo Pobbiati
Presidente della Sezione Italiana di Amnesty International

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 18 settembre 2007


Se avete voglia leggete anche QUI: in Colombia, una bambina di 11 anni è stata stuprata dal patrigno ed è rimasta incinta. È riuscita ad abortire grazie alla depenalizzazione dell'aborto in caso di stupro, ma il Vaticano ha deciso di scomunicare l'équipe medica che ha eseguito l'aborto. C'era da aspettarselo: del resto, una bambina di 11 anni incinta è considerata un contenitore, come qualsiasi donna, anche se viene violentata.

Segnalo anche un'altra notizia QUI: questa volta la vittima è una bambina di 9 anni e come sempre la Chiesa si oppone all'aborto, pur sapendo che la bambina, essendo troppo piccola, rischia di morire.

Tanto per informare, vi dico la posizione della Chiesa in merito alla violenza sessuale. La Chiesa condanna ogni atto di violenza, ma pensa anche che lo stupro sia dovuto a una mancanza di moralità nella vittima. Detto questo, detto tutto...

No ma, tanto per sapere...Quando si decideranno questi preti a scomunicare gli stupratori e i pedofili???
Quando la pianteranno di fare i falsi buonisti sputa sentenze???

Sarò sincera fino in fondo: MI FANNO SCHIFO.

Sono dei serpenti velenosi che si spacciano per angeli del bene (a meno che non si tratti di suore violentate e messe incinte da preti, perché in quel caso l'aborto vale, eccome se vale! Ma ne parlerò meglio in un altro post...).

Sono degli ipocriti patentati che difendono un embrione, ma farebbero crepare volentieri una donna per le infezioni o le emorragie in seguito a un aborto clandestino.

Non hanno nemmeno il rispetto per la sofferenza di queste donne (che in certi casi sono solo bambine e non sanno neanche cosa significhi essere incinta!!!) che non solo subiscono un'atroce violenza, ma addirittura portano in grembo il frutto di quella violenza. Aspettano un bambino da chi le ha private della dignità, della libertà, da chi ha sterminato la loro famiglia, da chi gli ha distrutto la vita!

Come si fa ad essere così bestie e arrivare a sputare sentenze anche su questo? Qualcuno me lo può spiegare? 
Ma questi non sono esseri umani! Mi rifiuto di considerarli tali!

Detto questo, aspetto con gioia la mia scomunica.

Non vedo l'ora.

Messo in luce da wonderely alle 09:43 di lunedì, 18 agosto 2008


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In materia di violenza sulle donne, la ministra per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha detto la sua con una lettera al direttore del quotidiano “Repubblica”. Vi invito a leggere la sua lettera per intero cliccando qui: sul mio blog pubblicherò solo degli stralci per farvi capire quante cazzate può sparare una persona in meno di venti righe. Eccole:

il contesto familiare viene dipinto come un luogo buio e pericoloso per le donne. Mi sia consentito di dissentire.

La famiglia è il luogo in cui si consumano le peggiori violenze. L’80% delle violenze avvengono in famiglia. In Italia ogni due giorni muore una donna in famiglia, ma a quanto pare le fette di salame dagli occhi la Carfagna non le ha ancora tolte (oppure deve leccare il culo ai moralisti cattolici).

La famiglia, va ricordato, è anche un luogo di realizzazione per la donna, al pari del mondo del lavoro.

Lo sceglie la donna qual è il suo luogo di realizzazione, non deve di certo dirlo Mara Carfagna. Le donne devono essere tutelate indipendentemente dal fatto che abbiano una famiglia e dei figli. La famiglia è una libera scelta, non un obbligo.

divorzi, separazioni ed affidamento dei figli causano gran parte delle tensioni e dei reati realizzati all’interno della famiglia.

Davvero? Sa che ci sono donne che vengono picchiate dai mariti/compagni anche se non hanno mai azzardato l’ipotesi del divorzio? E poi questa sarebbe una giustificazione? Forse un uomo adulto un divorzio lo può anche accettare senza mettere le mani addosso alla moglie! Ci sono donne che trovano il coraggio di divorziare proprio per separarsi da uomini violenti, ma questo non le passa neanche per l’anticamera del cervello.

per concretizzare il principio di bigenitorialità garantito dalle convenzioni internazionali: il minore ha il sacrosanto diritto di avere un padre ed una madre. Un diritto per il minore che attraverso l’affidamento condiviso può divenire un’occasione in meno di scontro – se non di violenza - tra gli ex partner.

Certo, un minore ha diritto di avere un padre violento? Un padre che ammazzerebbe di botte la madre e non è detto che non lo faccia anche con i figli? Una donna si rinchiude in una casa rifugio con i figli per paura che suo marito la possa trovare e farla fuori, una donna scappa da casa per avere una vita migliore per se stessa e per i figli e questa ancora insiste sulla bigenitorialità? Non si rende neanche conto che talvolta sono i padri stessi ad ammazzare la moglie e i figli.

emerge drammaticamente il rifiuto da parte delle stesse che  preferiscono la strada del silenzio

Adesso è colpa delle donne…

Alla luce di questi dati, mi sembra doveroso intervenire al fine di rivedere, ripensare e rafforzare tali centri.

Cos’è l’ennesima presa per i fondelli? La ministra non sa che i fondi per i centri antiviolenza sono appena stati TAGLIATI??? Potete leggerlo tutti QUI.

Il mio obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità sarà quello di accelerare i tempi per l’approvazione del progetto di legge contro lo stalking

Insomma, per concludere, l’idea di una legge contro la violenza domestica neanche la sfiora…

Eccola qua la nostra Ministra per le Pari Opportunità!

Diciamo le cose come stanno: Mara Carfagna NON difende le donne, le prende in giro. Mara Carfagna può pure tornare a fare la valletta, a difendere i nostri diritti non la vogliamo, semplicemente perché non sa nemmeno cosa voglia dire la parola “donna” e “diritto”. Vogliamo una DONNA VERA alle Pari Opportunità!

O si trova una persona veramente adatta, oppure lo si elimini dai ministeri. Se deve essere gestito da un’incapace che prende per il culo la sofferenza delle donne maltrattate è meglio che non esista. Le vittime hanno bisogno di aiuto e comprensione, non di essere prese in giro, perché la ministra non ha la minima idea di cosa significhi essere picchiata dalla mattina alla sera e avere il terrore di morire. Una donna che scrive queste parole orribili, distaccate e menefreghiste non merita nemmeno di essere chiamata donna.

Importante è anche sottolineare le dichiarazioni della ministra sul femminismo, in un’intervista di poco tempo fa. Ha espressamente dichiarato di essere antifemminista. Come può una ministra definirsi antifemminista? Non si è accorta che è proprio grazie al femminismo che ha potuto studiare e anche partecipare alla politica? Non fosse stato per delle GRANDI DONNE che si sono battute per avere dei diritti a quest'ora non starebbe dove sta (e forse sarebbe anche meglio)! Nessuno ci ha regalato niente!

Spero di non dover mai più parlare di lei. Spero che la prossima volta prima di parlare si assicuri che la bocca e il cervello siano collegati. Non vado oltre con le mie impressioni sulla Carfagna, altrimenti potrei diventare molto, ma molto cattiva. Potete leggere la lettera di risposta scritta da Sorelle d’Italia, cliccando QUI. Lascio a voi la possibilità di commentare. Se ho dimenticato qualcosa, aggiungetelo pure: sono talmente incazzata che può essermi sfuggito. Grazie.

Messo in luce da wonderely alle 11:23 di venerdì, 30 maggio 2008


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Mi vedo costretta ad interrompere il "sogno spagnolo" per ritornare nella cupa realtà italiana: il secondo post sulla Spagna lo troverete sempre qui la settimana prossima.

Ora per favore guardate tutti bene questa foto:

Cito qui una parte dell'articolo scritto da Flavia Amabile su La Stampa: All'improvviso negli ultimi giorni sono apparsi dei manifesti in numerose zone di Roma. Dicono: «Nono comandamento: Non desiderare la donna d'altri. No alla violenza sulle donne», come potete vedere nella foto qui sotto inviata da una ragazza che li ha fotografati al volo ieri pomeriggio. Sono il seguito di una campagna organizzata da un'associazione chiamata Trifoglio, nata all'epoca del Family Day, formata da persone della destra papalina, fieramente antiabortista. Molti del Trifoglio hanno iniziato la loro attività come giovani di Storace in An.  Sono molti vicini anche al movimento Con Cristo per la Vita che a Verona già dal 2001 al grido di “basta al peccato” organizzava incontri di preghiera settimanali davanti all’ospedale pubblico nei giorni in cui venivano realizzate le IVG, distribuendo volantini con immagini raccapriccianti e apostrofando le donne che si recavano nella struttura con l’epiteto di “assassine!”.

E adesso parlo io. Innanzitutto questo manifesto mi fa ribrezzo. "Non desiderare la donna d'altri", che vuol dire? Che la donna è un oggetto e appartiene a qualcuno? È proprio per questa stupida, incivile e schifosa credenza che le donne ancora oggi subiscono violenze, soprattutto in famiglia da mariti e compagni che si sentono in diritto di picchiarle, violentarle o ucciderle se gli va, perché le considerano di loro proprietà. Questa gente che appende manifesti del genere in giro per Roma non ci ha mai pensato? Io da donna mi sento offesa e presa in giro a vedere immagini e scritte che sembrano quasi incitare alla violenza domestica: tanto è commessa da chi possiede la donna, giusto? Finché in Italia ci sarà gentaccia del genere convinta di queste cose, la condizione delle donne non potrà mai cambiare. Pensano di difenderci in questo modo? Allora lasciate pure perdere, perché otterrete l'effetto contrario. Preferisco di gran lunga difendermi da sola, piuttosto che avere gente così che sostiene nel 2008 che le donne appartengano a qualcuno.

Per non parlare dell'aborto: ormai ne ho fin sopra i capelli. L'altra settimana mi è persino capitato di discutere con un intelligentone cattolico, antiomosessuali e razzista che è riuscito pure a dirmi che io ammazzo i bambini, perché sono favorevole. Venerdì scorso mi trovavo proprio a Roma e ho visto un manifesto simile con l'immagine di un feto e la scritta: "Quinto comandamento. Non uccidere. No all'aborto".Penso che certe persone non abbiano un minimo di intelligenza, oppure vedono la vita con i paraocchi. Ho parlato di prevenzione, di anticoncezionali, di educazione sessuale, di aiuti alle ragazze madri: ho parlato di tutto quello di cui si poteva parlare, perché pur essendo favorevole all'aborto, non credo che debba essere utilizzato come anticoncezionale, visto tutto quello che c'è a disposizione oggi per evitare le gravidanze indesiderate. Credo però che ogni donna debba essere libera di decidere, perché la maternità è una scelta libera e consapevole, non un obbligo. Addirittura mettersi a fare sceneggiate davanti a un ospedale PUBBLICO (non cattolico, perché l'Italia dovrebbe essere uno stato laico), mi sembra a dir poco osceno. Chi si permette di bollare una donna come assassina perché decide di abortire è un emerito ignorante che dovrebbe imparare a guardare di più se stesso, prima di sputare veleno sugli altri.

Tutto questo è la prova che il nostro è un paese incivile, maschilista e irrispettoso nei confronti delle donne e delle loro sofferenze. Certa gente medievale dovrebbe VERGOGNARSI! Facciamo vedere a tutti che cosa appendono in giro questi finti "difensori delle donne". Spero che qualcuno a Roma abbia la decenza di stracciare questo schifo che è un'altra (l'ennesima) offesa per tutte le donne.

Messo in luce da wonderely alle 14:46 di mercoledì, 07 maggio 2008


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