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Nel pacchetto sicurezza approvato poco tempo fa in Senato, è inclusa l'opportunità per i medici di denunciare gli immigrati irregolari. Non ci vuole una laurea per individuare la conseguenza primaria di questo decreto; è semplice: gli immigrati irregolari, per paura di essere denunciati, non si rivolgeranno più ai medici del SSN (Servizio Sanitario Nazionale), con tutte le ulteriori conseguenze negative che questo comporta (per esempio il contagio di altre persone in caso di malattie infettive, tanto per dirne una, o, in casi più gravi, la morte della persona stessa).

Per chi non lo sapesse, il dovere di un medico è CURARE le persone, garantirne la SALUTE, senza alcuna distinzione [non me lo sto inventando, qualcuno si legga il codice deontologico (per la precisione l'articolo 3) e scoprirà che è proprio così]. Per fortuna, molti medici non sono disposti a sottostare a questa vergogna e promettono di utilizzare tutti gli strumenti legali a disposizione per combatterla.

Ma quello che dovrebbe farci indignare ancora di più è che pochi giorni fa una donna è morta di tubercolosi, proprio per paura di una denuncia. È morta a Bari, era una prostituta clandestina e se si fosse fatta visitare in tempo sarebbe viva... Rendetevene conto: sarebbe VIVA. Questa donna è stata uccisa da una legge incivile e stiamo condannando molte altre persone a morire in questo modo...

Ebbene, visto che la salute è un sacrosanto diritto di TUTTI (immigrati irregolari compresi), pubblico questo comunicato del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, sperando che arrivi a chi deve arrivare e che le prostitute possano essere informate. Chiunque può, lo diffonda!


Una giovane donna nigeriana è morta di tubercolosi in Puglia, è l'epilogo di una drammatica storia di vita. Storia di emarginazione e sfruttamento e di leggi ciniche e crudeli.Se un cliente non avesse sfidato la paura di essere coinvolto e magari sanzionato per essersi fermato con una prostituta quella donna sarebbe morta in strada.Questo dramma mette in risalto cosa può accadere oggi in Italia per una persona prostituta clandestina e perseguitata dalle ordinanze antiprostituzione e dal decreto sicurezza.Anni di lavoro sul campo e di dibattito politico sulla salute e la prevenzione ci hanno insegnato che non si deve escludere dalle cure nessuna persona, la salute pubblica viene messa in pericolo dalle politiche che ostacolano l’accesso ai servizi sanitari. Questo non è solo il nostro punto di vista ma è anche quello dettato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Inoltre ci chiediamo: ma se era al Cara (struttura di accoglienza per richiedenti asilo) non era mai stata visitata? dunque al Cara manca la tutela di un  diritto fondamentale, quale quello della salute: e il Cara è (formalmente) la struttura di accoglienza di persone richiedenti asilo,
dunque potenzialmente persone in situazioni di salute critiche e difficili  proprio a causa della loro condizione di fuga e di essere profughi.
Noi confidiamo nei medici i quali stanno dimostrando di resistere contro l’indegno decreto ministeriale che vorrebbe privare delle cure gli irregolari. Facciamo appello alle tante colleghe straniere che si trovano irregolarmente in Italia a non aver paura a rivolgersi a questi medici, esiste un sito web fatto da noi e dedicato alla prevenzione dove si possono trovare gli indirizzi dei centri di cura e assistenza ai quali rivolgersi senza paura www.services4sexworkers.eu  con rispetto dell’anonimato e in modo confidenziale. Chiediamo ai clienti di divulgare questa informazione fra le lucciole che frequentano.  Chi governa questo Paese si scandalizza della prostituzione e in nome della “pubblica morale e decenza” pretende di fare pulizia nelle strade. Noi siamo convinte che la vera immoralità e indecenza siano queste leggi inumane, vergognose e pericolose per la salute di tutte/i.

Pia Covre
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus
Italia
tel. 0039 0434 551868
www.lucciole.org


Inoltre pubblico un avviso importantissimo, che mi è stato recapitato per email dal collettivo femminista milanese MaiStataZitta. Ovviamente NON verranno denunciate le persone senza permesso di soggiorno.

CONSULTORIA AUTOGESTITA

PER DONNE

c/o Ambulatorio medico popolare

Via dei Transiti 28, Milano

tel. 02 26827343

 

 

OGNI MARTEDÌ DALLE 18.00 ALLE 19.30 SPAZIO

RISERVATO ALLE DONNE SU SESSUALITÀ, GRAVIDANZA, ABORTO, CONTRACCEZIONE

 

CADA MARTES DE 18 A 19.30 LUGAR RESERVADO A LAS MUJERES SOBRE

SEXUALIDAD, EMBARAZO, ABORTO, CONTRACEPCIÓN

 

TOUS LES MARDI, DE 18.00 À 19.30 HEURES, ESPACE RÉSERVÉ AUX FEMMES

SUR SEXUALITÉ, GROSSESSE, AVORTEMENT, CONTRACEPTION

 

TODAS AS TERÇAS-FEIRAS, DAS 18.00 AS 19.30, ESPAÇO RESERVADO ÀS

MULHERES PARA FALAR SOBRE SEXUALIDADE, GRAVIDEZ, ABORTO,

CONTRACEÇÃO

 

EVERY TUESDAY FROM 18.00 TO 19.30, THIS SPACE IS RESERVED TO WOMEN’S

ISSUES: SEXUALITY, PREGNANCY, ABORTION, CONTRACEPTION

 

MARTI INCEPAND EN ORE 18 PANA LA ORE 19.30 SPATIU REZERVAT FEMEILOR,

DESPRE SEXUALITATE, SARCINA, AVORT, CONTRACEPTIE

Messo in luce da wonderely alle 13:35 di domenica, 15 marzo 2009


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Argomenti trattati nel post: salute, comunicati stampa, razzismo, prostituzione, iniziative femministe

Il Vaticano ha deciso di andare un po' contro tutti, ormai lo sappiamo; ogni giorno è buono per gettare fango su qualcuno, ma l'anno scorso l'ha fatta un po' grossa, promuovendo una campagna di boicottaggio di Amnesty International.

Mi spiego meglio: secondo il nostro caro Papa e i suoi seguaci, Amnesty International è una lobby pro-aborto. Il gravissimo peccato di Amnesty è difendere i diritti delle donne, in particolare aiutare le vittime di stupro che sono rimaste incinte (chi vuole approfondire la diatriba legga QUI).

Ma veniamo al dunque, pubblico in questo post la lettera del presidente di Amnesty Italia (presa da QUI) in risposta alle accuse rivolte dalla Santa Sede (quanto sia santa non lo so) all'associazione.

Non mi interessa approfondire lo scontro (anche perché è ormai passato un anno), ma penso che questa lettera sia significativa sotto molti punti di vista, soprattutto perché mi sono occupata in precedenza degli stupri di guerra e delle gravidanze forzate. Ve ne consiglio vivamente la lettura.


ABORTO: LETTERA APERTA DI PAOLO POBBIATI, PRESIDENTE DI AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA, AL PRESIDENTE DELLA CEI, ANGELO BAGNASCO.

MAI DETTO CHE L´ABORTO E´ UN DIRITTO UMANO, DIFENDIAMO LE DONNE CHE HANNO SUBITO VIOLENZA SESSUALE. MAI RICEVUTI NE´ SOLLECITATI FINANZIAMENTI DALLA SANTA SEDE.”

Eminenza,

ieri, in occasione dell´apertura dei lavori del Consiglio episcopale, Ella ha voluto commentare la politica adottata da Amnesty International, lo scorso mese di agosto, su alcuni specifici aspetti riguardanti l´aborto.

A questo proposito mi permetto di fare alcune considerazioni.

Nonostante le numerose precisazioni e smentite che siamo stati costretti a fare nell´ultimo mese (e che, peraltro, il quotidiano “Avvenire” ha rifiutato di pubblicare, in spregio al diritto di replica), Ella ha attribuito ad Amnesty International un´affermazione mai fatta: che l´aborto sia stato da noi considerato un diritto umano.

Ieri, Ella ha voluto indicare Amnesty International tra i responsabili di una crisi morale del nostro paese, per il semplice fatto che la nostra associazione, dopo tre anni di ricerca e di missioni in paesi in cui la violenza sulle donne è tanto diffusa ed endemica quanto impunita, ha voluto prendere le difese delle migliaia e migliaia di donne che ogni anno subiscono stupri (sulle nostre strade, durante le guerre così come nei tanti Darfur che hanno luogo tra le mura domestiche) e delle migliaia e migliaia di donne che vanno in carcere o rischiano la pena di morte per aver cercato di interrompere una gravidanza a seguito di violenza sessuale o perché essa mette a rischio la loro vita o quella del nascituro.

Donne derise e umiliate, cui viene negata giustizia, che vedono i loro stupratori girare impuniti, davanti al portone di casa o a un campo profughi.

I resoconti delle nostre missioni in Darfur sono pieni di testimonianze di donne che ci raccontano che preferiscono uscire loro dalle tende, perché se lo fanno gli uomini verranno uccisi dalle squadre della morte sudanesi, mentre loro, le donne, verranno `solo´ stuprate.

In situazioni di guerra, lo stupro è diventato una vera e propria arma di
distruzione di massa.

Nell´ex Jugoslavia, in Ruanda e in Darfur sono tantissime le donne che sono state violentate sistematicamente perché partorissero un `figlio del nemico´.

Alla violenza devastante dello stupro, queste donne devono aggiungere quella che poi ricevono dalla comunità di origine, che spesso le considera impure o addirittura responsabili di ciò che hanno subito.

Vengono isolate, allontanate, picchiate e talora uccise.

In tali condizioni, quali argomenti si possono imporre a una donna che sceglie di non portare avanti una gravidanza frutto di violenza, magari subita da quegli stessi uomini che un attimo prima hanno massacrato, davanti ai suoi occhi, il marito e i figli?

Quella che Le ho descritto è la realtà che molte missioni di ricerca di Amnesty International hanno conosciuto, nel corso della nostra campagna `Mai più violenza sulle donne´.

Una realtà che ha portato due milioni di soci a scegliere di prendere una posizione.

Amnesty International non auspica, non chiede che una donna violentata abortisca, ma se decide di farlo, vogliamo che non sia obbligata a rischiare la propria salute.

Chiediamo, inoltre, che non finisca in prigione per aver preso quella decisione.

Amnesty International ha deciso di profondere il massimo impegno per eliminare le condizioni che favoriscono la violenza sessuale nei confronti di centinaia di migliaia di donne ogni anno.

Come abbiamo ribadito anche nel corso del nostro Consiglio internazionale, svoltosi ad agosto in Messico, Amnesty International lavorerà per contrastare tutti quei fattori che favoriscono gravidanze indesiderate o che contribuiscono a portare una donna a scegliere di abortire.

Questo è il cuore della posizione di Amnesty International, che però non trova menzione nelle Sue parole di ieri né nelle precedenti dichiarazioni di altri autorevolissimi esponenti della Chiesa Cattolica.

Infine, Le sarà probabilmente noto che Amnesty International non ha mai ricevuto, poiché a norma del suo Statuto non potrebbe mai sollecitarli né accettarli, finanziamenti dalla Santa Sede.

La `sospensione´ di tali finanziamenti è tuttavia riportata oggi da alcuni organi di stampa, nel contesto delle critiche che Ella ha rivolto alla nostra associazione.

Nel massimo rispetto per il Suo ruolo e per la Sua persona, Le chiedo la disponibilità a lavorare insieme ad Amnesty International perché si pongano in essere tutte le misure necessarie, legislative ma anche di educazione e informazione sulla salute sessuale e riproduttiva, affinché si riducano al massimo i rischi di gravidanze indesiderate e, di conseguenza, si riduca l´incidenza del ricorso all´aborto.

Mi auguro, Eminenza, di ricevere una Sua cortese risposta.

Con i miei più deferenti saluti

Paolo Pobbiati
Presidente della Sezione Italiana di Amnesty International

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 18 settembre 2007


Se avete voglia leggete anche QUI: in Colombia, una bambina di 11 anni è stata stuprata dal patrigno ed è rimasta incinta. È riuscita ad abortire grazie alla depenalizzazione dell'aborto in caso di stupro, ma il Vaticano ha deciso di scomunicare l'équipe medica che ha eseguito l'aborto. C'era da aspettarselo: del resto, una bambina di 11 anni incinta è considerata un contenitore, come qualsiasi donna, anche se viene violentata.

Segnalo anche un'altra notizia QUI: questa volta la vittima è una bambina di 9 anni e come sempre la Chiesa si oppone all'aborto, pur sapendo che la bambina, essendo troppo piccola, rischia di morire.

Tanto per informare, vi dico la posizione della Chiesa in merito alla violenza sessuale. La Chiesa condanna ogni atto di violenza, ma pensa anche che lo stupro sia dovuto a una mancanza di moralità nella vittima. Detto questo, detto tutto...

No ma, tanto per sapere...Quando si decideranno questi preti a scomunicare gli stupratori e i pedofili???
Quando la pianteranno di fare i falsi buonisti sputa sentenze???

Sarò sincera fino in fondo: MI FANNO SCHIFO.

Sono dei serpenti velenosi che si spacciano per angeli del bene (a meno che non si tratti di suore violentate e messe incinte da preti, perché in quel caso l'aborto vale, eccome se vale! Ma ne parlerò meglio in un altro post...).

Sono degli ipocriti patentati che difendono un embrione, ma farebbero crepare volentieri una donna per le infezioni o le emorragie in seguito a un aborto clandestino.

Non hanno nemmeno il rispetto per la sofferenza di queste donne (che in certi casi sono solo bambine e non sanno neanche cosa significhi essere incinta!!!) che non solo subiscono un'atroce violenza, ma addirittura portano in grembo il frutto di quella violenza. Aspettano un bambino da chi le ha private della dignità, della libertà, da chi ha sterminato la loro famiglia, da chi gli ha distrutto la vita!

Come si fa ad essere così bestie e arrivare a sputare sentenze anche su questo? Qualcuno me lo può spiegare? 
Ma questi non sono esseri umani! Mi rifiuto di considerarli tali!

Detto questo, aspetto con gioia la mia scomunica.

Non vedo l'ora.

Messo in luce da wonderely alle 09:43 di lunedì, 18 agosto 2008


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Argomenti trattati nel post: comunicati stampa, aborto, cattolicesimo, stupro, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, obiezione di coscienza, la mia opinione, bambine, libertĂ  di scelta, violenza di genere, stupro di guerra, violenza su figlia

COMUNICATO UDI NAZIONALE                      

staffetta di donne contro la violenza

 

Vogliamo lottare contro la violenza sessuata e il femminicidio. Per farlo vogliamo dire CHI siamo, senza mettere distanza tra noi e le altre, perché non siamo né estranee né privilegiate e non pretendiamo che una donna sola faccia quello che tutte non riusciamo a fare: far smettere la violenza che tutte subiamo!

Il primo obiettivo è dunque di agire culturalmente per far smettere il femminicidio.

Vogliamo innanzitutto dire a voce alta che il mestiere più antico del mondo non è la prostituzione, ma lo stupro, è quello del violentatore.

Per questo vogliamo incontrarci con le donne, con tutte, ovunque, pubblicamente.

 

Per questo l'UDI indice una Staffetta di donne contro la violenza che partirà il 25 Novembre 2008, giornata internazionale contro la violenza alle donne, e si chiuderà esattamente un anno dopo, sempre il 25 novembre.

La staffetta partirà da Niscemi,  dove è stata assassinata Lorena.

E si chiuderà a Brescia, dove è stata sgozzata  Hiina.

 

Simbolo e testimone della Staffetta dell’Udi sarà un'anfora con due manici in modo che possa essere portata da due donne, a significare l'importanza della relazione per noi.

In ogni paese o  città  in cui la Staffetta passerà, le due donne che l’hanno avuta in consegna la consegneranno ad altre due, pubblicamente.

In ogni luogo dove la Staffetta passerà, le donne che si faranno carico del suo passaggio potranno imbastire iniziative pubbliche le più varie, seminari, dibattiti, mostre, proiezioni video, eccetera. 

Strada facendo, ogni donna potrà avvicinarsi e mettere nell’anfora un biglietto con i propri pensieri, denunce, parole o immagini.

 

Parteciperanno alla staffetta tutte le donne, dell’UDI e non, che daranno la loro disponibilità a udinazionale@gmail.com entro il 30 settembre 2008, in modo che si possa cominciare a costruire un itinerario nazionale.

 

La Staffetta sarà organizzata solo da donne singole o associazioni di donne - sono escluse rappresentanze di partiti - deve essere  un evento pubblico che ciascuna caratterizzerà come riterrà più opportuno e sarà autofinanziata.

 

Il sito dell’Udi – www.udinazionale.org - a partire dal novembre 2008, seguirà passo dopo passo la Staffetta, dando il resoconto delle iniziative svolte e l’appuntamento per quelle successive.

 

 

UDI - Unione Donne in Italia

Sede nazionale – Archivio centrale

via dell’Arco di Parma 15, 00186, Roma tel 06 6865884



Questo è il modulo da compilare e da inviare all'indirizzo email sopra scritto, se si vuole partecipare:


Richiesta di partecipazione staffetta di donne contro la violenza

 

 

Nome

 

Cognome

 

Indirizzo

 

 

 

 

Tel                                                      cell

 

e- mail

 

 

in rappresentanza di

 

Iniziativa che si intende realizzare, in breve:


Chiunque voglia partecipare è ben accetta!!! :)

Grazie dell'attenzione.

Messo in luce da wonderely alle 12:16 di sabato, 14 giugno 2008


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Argomenti trattati nel post: comunicati stampa, date importanti, stupro, notizie nazionali, paritĂ , 25 novembre, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, iniziative femministe

Sabato 7 Giugno ho ricevuto per email da Voce Donna il comunicato stampa della Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza e delle Case delle Donne riguardo il taglio dei fondi per i suddetti centri. Non ho potuto pubblicarlo prima, perché mi sono assentata per qualche giorno.

Chiedo a tutti di attivarsi e dare massima diffusione di questo comunicato. Grazie.

 

COMUNICATO STAMPA

 

 

La Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza e delle Case delle Donne, che accoglie al proprio interno la maggior parte delle associazioni di donne e dei servizi italiani rivolti alle donne vittime di violenza, esprime sconcerto e preoccupazione per le scelte operate dal Governo in tema di violenza di genere verso le donne.

 

La rete dei Centri aveva sollecitato in più occasioni la definizione di un Piano di azione nazionale contro la violenza alle donne quale strumento principale per mettere a punto azioni di sistema  per garantire un efficace intervento di prevenzione e contrasto in area culturale, sanitaria, sociale e di protezione, e sia per sostenere le attività svolte dai centri stessi.

 

Avevamo plaudito la decisione di creare, da parte del Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità un fondo nazionale per l’anno 2008 così da avviare la sperimentazione di un Piano di azione contro la violenza, uniformando così l’Italia agli standard attuati negli altri stati europei.

 

Leggiamo con preoccupazione le affermazioni del nuovo Ministro in tema di analisi del fenomeno (lettera a La Repubblica), e rileviamo che in quella stessa lettera si esprime la volontà di rivedere, ripensare e rafforzare i centri antiviolenza. I dati e la lettura del fenomeno che emerge in qualsiasi indagine e documento internazionale, contrasta con l’interpretazione del nuovo Ministro. La violenza verso le donne avviene (come rilevato in tutte le indagini nazionali ed internazionali) nelle relazioni di intimità, nelle famiglie, e l’imposizione dell’affido condiviso nei casi di violenza domestica serve solo ad innalzare il rischio di pericolosità per le madri e per i figli. Pur condividendo con il Ministro  il diritto dei figli di mantenere un rapporto continuativo con entrambi i genitori durante e dopo la loro separazione, l’attuale legge sull’affido condiviso  ci appare caratterizzata da una pericolosa semplificazione in quanto impone un unico modello di affidamento per tutte le separazioni.. Vorremmo anche precisare che non sono le separazioni che causano la violenza, bensì avviene esattamente il contrario. L’affermazione di libertà femminile acuisce la violenza, ma non si può certo chiedere alle donne di rinunziare alla propria affermazione per evitare la violenza, sarebbe certo una richiesta impropria, che carica la “vittima” della responsabilità dell’aggressione e che non va verso relazioni tra sessi improntate alla reciprocità ed alle pari opportunità di genere. 

 

Rileviamo che ieri sono stati “tagliati” i fondi destinati al Piano di azione Nazionale. Chiediamo che venga rivista tale decisione affinché le parole di indignazione espresse dai politici in occasione delle morti delle donne a causa di violenza, non siano parole vuote.

 

La violenza verso le donne è un fenomeno che non si può cancellare con le dichiarazioni, ma con azioni concrete ed adeguate. Per farlo serve un finanziamento nazionale altrettanto concreto ed adeguato, che permetta lo sviluppo di azioni di sistema ed il rafforzamento dei luoghi di accoglienza delle vittime.

 

Vorremo un confronto aperto sul tema e chiediamo che venga ripristinato il fondo, così da avviare il piano di azione nazionale, sul quale chiediamo di essere coinvolte per un reale processo di concertazione sugli obiettivi da raggiungere per il 2008.

voceDonna

Castrocaro Terme e Terra del Sole
(Forlì)
vocedonna@libero.it 
www.vocedonna.it
www.sguardididonna.it

 

Ricordo inoltre che cliccando QUI potete iscrivervi al gruppo contro il taglio dei fondi per i centri antiviolenza.
Messo in luce da wonderely alle 21:19 di lunedì, 09 giugno 2008


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Argomenti trattati nel post: comunicati stampa, violenza domestica, violenza sessuale, centri antiviolenza, violenza di genere, taglio vergognoso

Chiedo a tutti un aiuto per diffondere il comunicato che sto per pubblicare. Si parla della famosa pillola del giorno dopo, il contraccettivo di emergenza. Per colpa dell'ignoranza comune in materia, questa pillola viene spesso confusa con la pillola abortiva Ru486: ebbene, NON C'ENTRANO ASSOLUTAMENTE NIENTE!

La pillola del giorno dopo NON è abortiva semplicemente perché agisce PRIMA dell'inizio della gravidanza impedendo all'eventuale ovulo fecondato di annidarsi nell'utero: nessuna gravidanza viene interrotta, perché non le si dà la possibilità di iniziare. Come si può interrompere un qualcosa che non è nemmeno iniziato? È opportuno specificare questo, altrimenti si continua a parlare per sentito dire, per luoghi comuni e per false credenze che vedono nella pillola del giorno dopo un "attacco alla vita".

Ovviamente questa pillola, per essere efficace, deve essere assunta entro e non oltre 48 ore dal rapporto a rischio. Ma come può una donna riuscire ad assumerla in tempo se deve "giocare" alla caccia al tesoro per trovare il medico che la prescriva e il farmacista che si degni di vendergliela?

Pensate che negli Stati Uniti per le ragazze maggiorenni è disponibile senza ricetta medica, in Francia inoltre le ragazze minorenni possono acquistarla liberamente senza il bisogno di dichiarare la propria identità, in Svizzera e nel Regno Unito viene venduta senza ricetta medica e distribuita anche gratuitamente. Come mai qui in Italia c'è ancora questa voglia di negare il diritto a una donna di accedere ad un farmaco di cui ha bisogno? Chissà cosa succederebbe se si negasse agli uomini il viagra...

Per questo diffondo il comunicato dell'UDI (Unione Donne in Italia): perché noi donne ci siamo stancate di avere persone che vogliono decidere per noi e per il nostro corpo. Vogliamo che l'obbligo di ricetta per la pillola del giorno dopo sparisca e che le donne possano usufruire in tutta libertà del cosiddetto contraccettivo d'emergenza.

 

 Contraccezione d'emergenza: anche noi "non possumus"

 

Non possiamo più tollerare la vergognosa indulgenza delle istituzioni sanitarie e di governo verso quei medici che fanno obiezione alla prescrizione della contraccezione d'emergenza, detta "pillola del giorno dopo". Episodio dopo episodio, denuncia dopo denuncia, ci troviamo di fronte ad una diffusa e vergognosa omertà. E diciamo questo proprio ora, dopo che finalmente si rompe, anche sulla stampa, il muro di silenzio che ha circondato le nostre denunce in tutti questi anni. Ora che, a elezioni ormai sopraggiunte, Livia Turco ha predisposto due numeri, pubblicati dai giornali (0659942378-0659942758) corrispondenti all'Ufficio relazioni con il pubblico del Ministero della Salute, per "segnalare  casi di rifiuto di certificazione della contraccezione d'emergenza" (la Repubblica, 9 aprile 2008), ora che qualcuno, per esempio il PM della Procura di Roma, nel chiedere l'archiviazione della denuncia presentata nel 2006 da una donna che si era vista rifiutare la certificazione,  incomincia a porre il quesito  se "forse" sia il caso di legiferare sull'obiezione di coscienza dei medici (la Repubblica, 9 aprile 2008).

Ora, forse, si incomincia a capire che cosa è successo in questi anni di "ritardo", in realtà anni di copertura ideologica, maschilista e fondamentalista di gravi prevaricazioni  contro le donne.       

Facciamo dunque sapere che l'UDI-Unione Donne in italia segue con pena e vera angoscia le vicissitudini delle donne che girano da un posto all'altro, elemosinando ciò che spetta loro di diritto...  ma aggiungiamo che daremo voce e azione alla nostra pena. 

Quei medici buontemponi (molti uomini e qualche donna, ahimè) che sottopongono giovanissime terrorizzate e insicure, ma anche donne mature e consapevoli, all'umiliante gioco dell'oca che hanno inventato per loro (vai alla casella, salta, fai un passo indietro)  debbono sapere che abbiamo tutta l'intenzione di togliere il giocattolo dalle loro mani.

 A breve sarà attivo il Comitato nazionale delle donne "Quando decidiamo noi", promosso dall'UDI, che  fra i suoi obbiettivi principali prevede proprio il  monitoraggio (dalla parte delle donne) della corretta applicazione della 194, con tutti i suoi corollari.

Vedremo se nell'Italia e nell'Europa del terzo millennio si potranno ancora predisporre queste forche caudine per deridere e disprezzare le donne, se la definizione della funzione di un farmaco deve essere subordinata all'estro del momento o se esistono definizioni convenzionali che debbono valere per tutti. 

Gli ordini professionali di medici e farmacisti, le direzioni sanitarie e i sindaci (responsabili ultimi della salute dei cittadini)  avranno in noi un pubblico attento, nel frattempo chiediamo al prossimo governo di liberalizzare subito la contraccezione d'emergenza, togliendo le donne dal ricatto di gente senza scrupoli e anche un po' perversa. Abbiamo aderito alla campagna radicale su questo tema e continueremo ad insistere su tale obbiettivo a breve termine.

Tutti sanno che la "pillola del giorno dopo" è un contraccettivo d'emergenza (definizione ufficiale dell'OMS), praticamente innocua, almeno come lo può essere un farmaco, che è distribuita senza ricetta in molti paesi europei e in alcuni (Norvegia, Olanda e Svezia) è distribuita anche fuori dalle farmacie. Dunque la ricetta è lo strumento di controllo e di filtro che dobbiamo togliere di mezzo.

Contemporaneamente certo pretendendo una sanità civile e sottoposta alla legge e non una giungla dove ciascuno fa quello che gli pare, pretendendo quindi che i santoni dell'embrione, anche virtuale, compiano le proprie pratiche lontani dai luoghi della salute pubblica, ma siccome potrebbe essere una cosa lunga e ci siamo fidate anche troppo della buonafede di dirigenti sanitari, medici e amministratori, intanto diciamo: via la ricetta dalla contraccezione d'emergenza! 

Laura Piretti

                           Udi-Unione Donne in italia

 

Roma  15 Aprile 2008  

Messo in luce da wonderely alle 12:59 di sabato, 19 aprile 2008


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Argomenti trattati nel post: comunicati stampa, libertĂ , contraccezione, notizie nazionali, obiezione di coscienza, legge 194, pillola del giorno dopo