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Il fatto risale al 20 marzo scorso a Palermo, ma è stato reso noto solo pochi giorni fa. Copio/incollo da LeLuminarie:

La notte di venerdì 20 marzo, Lucia dopo aver avuto un rapporto con il suo compagno, a causa della rottura del preservativo decide di dirigersi verso la guardia medica del distretto di pertinenza ( quello di Via Massimo d’Azeglio) per richiedere la prescrizione della pillola del giorno dopo. Giunta sul luogo circa alle 3.00 - 3.30 del mattino, bussa per farsi aprire. Al citofono risponde una dottoressa che non le apre, insiste perché Lucia le comunichi le ragioni per cui ha bisogno di parlare con lei al citofono, in mezzo alla strada,e poi sentito che richiedeva la prescrizione della pillola del giorno dopo, non apre la porta e infastidita le dice che per prescriverle il farmaco ha bisogno degli esami del sangue della ragazza. Lucia ovviamente insiste sull’urgenza della situazione ma la dottoressa, sempre attraverso il citofono, chiude la conversazione dicendo di tornare con gli esami lì la mattina successiva alle 10.00: :”…la dottoressa al citofono mi ha chiesto quando era avvenuto il rapporto e ha tentato di convincermi che prenderla prima o dopo non cambiava assolutamente nulla, che le probabilità di riuscita erano le stesse…quindi ha fatto disinformazione sostenendo che prenderla immediatamente o dopo uno-due giorni non avrebbe cambiato nulla, soltanto per lavarsene le mani e lasciar risolvere la questione a qualcun altro!”

Lucia il giorno dopo torna alla guardia medica dove incontra un’altra dottoressa che le fa la prescrizione e le dice che la dottoressa del giorno prima è solita rinviare ai turni di altri colleghi la prescrizione della pillola del giorno dopo perché obiettrice!

RICORDIAMO CHE LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO NON E’ UN FARMACO ABORTIVO, MA UN FARMACO D’EMERGENZA E VA ASSUNTO AL MASSIMO ENTRO LE 72 ORE DAL RAPPORTO!

PERTANTO NON SOLO LA DOTTORESSA ERA OBBLIGATA DALLA LEGGE ALLA PRESCRIZIONE ( NON POTEVA INFATTI APPELLARSI ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA!), MA AVREBBE DOVUTO FARLO IMMEDIATAMENTE, TRATTANDOSI PER L’APPUNTO DI UN FARMACO D’EMERGENZA!!!

Chiediamo che sia individuata la dottoressa in questione e non le venga più dato modo di nuocere alla salute dei/delle pazienti!

In ogni caso ci chiediamo ancora una volta come sia possibile che in uno Stato che per legge deve garantire la salute di tutt* i/le cittadin* possa mettere di guardia, in una struttura sanitaria, un medico obiettore, un medico cioè che non può prendersi  cura di tutti i suoi/le sue pazienti. Oltretutto si legittima la possibilità per questi medici di decidere di chi prendersi cura e chi invece denigrare.

Sappiamo tutt* , tra l’altro, come l’obiezione sia esclusivamente un fenomeno politico e non legato nella stragrande maggioranza dei casi a particolari credenze o spirito di fede: sappiamo infatti di medici antiabortisti presso gli ospedali, ma praticanti aborti nei propri studi privati!!!!!

La situazione in città e in Italia si fa sempre più irrespirabile, e i servizi sanitari scarseggiano ogni giorno di più. Tagliano i fondi agli ospedali e diminuiscono il personale. I consultori non ricevono più finanziamenti, così come i centri antiviolenza. Molte farmacie non vendono la pillola del giorno dopo, alcune cominciano a non vendere nemmeno i preservativi!L’ingresso nel mondo del lavoro ospedaliero è sempre più controllato dalle lobbies politiche: ecco perché in Sicilia negli ultimi anni il numero degli obiettori arriva anche a sfiorare l’80%.

Diciamo basta a tutto questo.

Chiediamo a tutt* di partecipare a questo monitoraggio delle strutture sanitarie, informandoci di casi di boicottaggio, disinformazione e inadempimento e obiezione di coscienza inesistente!

Nessun controllo su di noi, sui nostri corpi, sulle nostre scelte!

Riprendiamo in mano le nostre vite e lottiamo per quello che ci spetta!

Libere di agire capaci di reagire!

Per info:malefimmine@gmail.com


Ora, con tutto il rispetto per le idee religiose, riporto la prima parte del foglietto illustrativo di Norlevo, pillola del giorno dopo (registrata come contraccettivo dalle case farmaceutiche):

• I metodi anticoncezionali hanno lo scopo di impedire:
- l’ovulazione: è questo il caso della pillola anticoncezionale;
- oppure la fecondazione (fusione di ovulo e spermatozoo): è questo il caso del profilattico;
- oppure l’impianto dell’ovulo fecondato: è questo il caso dei dispositivi intrauterini.

• La contraccezione di emergenza è un metodo di emergenza che ha lo scopo di prevenire la gravidanza, in caso di rapporto sessuale non protetto, bloccando l’ovulazione
(come la pillola anticoncezionale, ndr) o impedendo l’impianto dell’ovulo eventualmente fecondato (come i dispositivi intrauterini, ndr), se il rapporto sessuale è avvenuto nelle ore o nei giorni che precedono l’ovulazione, cioè nel periodo di massima probabilità di fecondazione. Il metodo non è più efficace una volta iniziato l’impianto.

La pillola del giorno dopo è scientificamente (non religiosamente o culturalmente) un contraccettivo che deve essere assunto entro 72 ore dal rapporto a rischio e la cui efficacia diminuisce con il tempo! Non è assolutamente vero che assumerla il giorno stesso o il giorno dopo non cambia niente: cambia eccome! La percentuale di efficacia è del 95% se la pillola viene assunta entro 24 ore, dell'85% tra le 24 e le 48 ore e del 58% tra le 48 le 72 ore.
Un medico non è un prete, ma un uomo/donna di scienza, ciò significa che la sua religione non c'entra nulla con il suo mestiere: la legge italiana, inoltre, prevede l'obiezione di coscienza solo ed esclusivamente in caso di aborto o farmaci abortivi, non per i contraccettivi.
SE UN MEDICO SI RIFIUTA DI PRESCRIVERE LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO ANDATE A DENUNCIARLO!
STESSA COSA VALE PER I FARMACISTI CHE, DAVANTI A UNA RICETTA MEDICA, NON POSSONO IN ALCUN MODO RIFIUTARSI DI VENDERE I FARMACI.


Nessuno vuole mettere in dubbio le idee religiose, secondo cui la vita inizia fin dal concepimento. Siete cattolici? Non prendete la pillola del giorno dopo! Semplice! Nessuno vi obbliga ad assumerla, ma non avete nessun diritto di vietarla a chi non ha alcun tipo di problema religioso/morale/culturale a riguardo, visto che, scientificamente (e sottolineo scientificamente) questo farmaco è considerato CONTRACCETTIVO e non ha alcun effetto se l'impianto è già avvenuto (come ribadisce anche l'OMS).

Inoltre, mi sembra davvero controproducente, da parte di chi difende la vita, vietare la vendita della pillola del giorno dopo, sapendo bene che l'aborto è garantito per legge (e su questo non possono proprio farci niente), quindi la pillola del giorno dopo eviterebbe un sicuro aborto futuro. Però questa è solo una mia perplessità...

Ricordo infine a tutte le ragazze/donne che la pillola del giorno dopo NON è una caramella, ma un farmaco, pertanto può avere diversi effetti collaterali. Prima di arrivare alla contraccezione di emergenza è bene che vi informiate (sia voi che il vostro partner), dal vostro medico di fiducia, su tutti i metodi contraccettivi disponibili, per scegliere quello più adatto a voi.
È sbagliatissimo considerare la pillola del giorno dopo l'unico metodo contraccettivo così come è sbagliatissimo abusarne: ne va della vostra salute!

Sempre per stare in tema di malasanità, ecco un'altra notizia raccapricciante: a Treviso è stata denunciata una donna nigeriana che si è recata in ospedale per dei dolori e si è ritrovata catapultata in commissariato.

Ho letto un bellissimo articolo sull'accaduto, in cui era riportata questa domanda:
come può un essere umano fare questo ad un altro essere umano?
L'obiezione di coscienza esiste per l'aborto (e questo mette a rischio la vita e la salute di moltissime donne, ma a quanto pare ad alcuni medici non interessa) e per alcuni fuori legge anche per la pillola del giorno dopo, ma la coscienza non viene scomodata da nessuno quando si tratta di discriminare un altro essere umano...

Questa coscienza/morale/etica esiste solo quando fa comodo.
I miei complimenti a questi medici: non siete degni della vostra professione.
Messo in luce da wonderely alle 13:34 di mercoledì, 15 aprile 2009


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Argomenti trattati nel post: salute, aborto, contraccezione, cattolicesimo, notizie nazionali, inciviltĂ , obiezione di coscienza, legge 194, pillola del giorno dopo, libertĂ  di scelta, gravidanza indesiderata

A Como, nella mia bellissima città, si è scatenata una vera e propria guerra dell'aborto. Davanti all'ospedale Sant'Anna di Como e all'ospedale Sant'Antonio Abate di Cantù si alternano manifestazioni del movimento per la vita e contromanifestazioni per la difesa della libertà di scelta di ogni donna.

Da una parte sentiamo le solite ipocrite frasi di chi difende la vita di un embrione, ma poi sparisce quando quell'embrione diventa neonato, fregandosene altamente del benessere della donna (che non è un contenitore ma una PERSONA); dall'altra invece protestano le donne affinché non ci siano discriminazioni all'interno degli ospedali e perché si abbia libero accesso non solo all'interruzione volontaria di gravidanza, ma soprattutto ai metodi contraccettivi (invito tutti a cliccare QUI e scaricare l'opuscolo sulla contraccezione).

Sarebbe davvero molto bello se i movimenti per la vita, al posto di recitare il rosario e dire preghiere per i feti abortiti, si scomodassero a diffondere opuscoli e informazioni sulla contraccezione, perché il Medioevo è finito da un pezzo, non si resta incinte per opera dello spirito santo e l'unico modo per evitare le gravidanze indesiderate (e quindi gli aborti) è conoscere il proprio corpo e come funziona.

Ma quello che mi preme di più dire è che NESSUNO ha il diritto di giudicare una donna che decide di abortire, NESSUNO ha il diritto di obbligarla a portare avanti una gravidanza che non vuole e soprattutto la privacy di queste donne deve essere rispettata. Se una donna si reca in ospedale per abortire è assurdo che debba essere intercettata e braccata dai volontari del movimento per la vita. Nel caso in cui una donna voglia farsi aiutare da questi volontari, sarà lei ad andare da loro (o magari preferirà rivolgersi ad associazioni più serie, come per esempio MadreSegreta, che aiuta le donne incinte in difficoltà), ma non deve accadere il contrario.

C'è un luogo adibito alla preghiera, ovvero la chiesa, non l'entrata di un ospedale.

L'ospedale è un luogo serio e laico, regolato da leggi altrettanto serie che garantiscono la salute della persona e ne preservano la privacy. I gruppetti di fanatici che pensano di obbligare gli altri a fare ciò che loro dicono non possono essere ammessi in ospedale. La violenza psicologica nei confronti di una donna che vuole abortire (per motivi personali che questa gentaglia non è tenuta a sapere) non può essere tollerata in ospedale.

Ecco il comunicato del presidio che si terrà l'11 aprile, tratto dal sito di Ogo:

SABATO 11 APRILE
DALLE ORE 15.00 ALLE 17.00
PRESIDIO DAVANTI ALL' OSPEDALE
S. ANNA DI COMO
 
- IN DIFESA DELL' INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA
- PER LA LIBERTA' E L'AUTODETERMINAZIONE DI OGNI DONNA
- CONTRO OGNI VIOLENZA E DISCRIMINAZIONE DENTRO LE MURA DEGLI OSPEDALI
 
In un periodo in cui il diritto alla salute é fortemente minato da privatizzazioni e leggi razziali e xenofobe che ledono il diritto alla cure e alla salute di intere fasce della popolazione, prime fra tutte quelle persone considerate "clandestine", come Kadiatou, la donna ivoriana denunciata come clandestina da un medico dell’ospedale Fatebenefratelli di Napoli dove è andata a partorire, é importante non dimenticarsi di luoghi come gli ospedali e di quello che quotidianamente avviene al loro interno.
 
In materia di interruzione volontaria di gravidanza, le violenze, gli abusi e le irregolarità sono purtoppo all' ordine del giorno, in buona parte degli ospedali italiani, principalmente per motivi di ingerenze religiose e politiche.
 
Una donna che desidera interrompere una gravidanza, si trova spesso a dover affrontare un vero e proprio calvario fatto di discriminazione, impedimenti e violenze psicologiche ed anche fisiche.
 
Abbiamo deciso di organizzare un presidio per denunciare la situazione dell' ospedale di Como, che da anni permette l'accesso e le proteste a gruppi antiabortisti, e dare la nostra solidarietà ad ogni individuo femminile ridotto a corpo, prodotto, oggetto, riproduttrice.


Post modificato alle ore 19.40 del giorno 11 aprile 2009

Oggi sono stata al presidio e ho recuperato dei volantini. Su uno di questi si trovano informazioni molto interessanti che voglio pubblicare, affinché tutti possano rendersi conto di cosa accade negli ospedali italiani alle donne che decidono liberamente di sottoporsi a IVG.


Il CAV (Centro Aiuto Alla Vita), gruppo antiabortista cattolico, da anni agisce indisturbato all'interno dell'ospedale S. Anna, entrando durante gli orari delle visite di accertamento pre-ivg (interruzione volontaria di gravidanza) e inscenando vere e proprie proteste, con feti in plastica, volantini, ed insulti e urla alle donne in sala d'attesa, nell'indifferenza di infermieri e medici che dovrebbero tutelare le pazienti da violenze psicologiche vergognose.

Inoltre a Como, non sono rari i casi di medici obiettori che abbiano illegalmente ostacolato con falsi esiti di esami ed ecografie il diritto di donne che avevano richiesto di poter abortire, così come le testimonianze di donne che denunciano abusi ed insulti fin dentro la sala operatoria.

Moltissime sono le donne comasche, ma non solo, che si recano in Svizzera, per poter ricevere un'assistenza laica e corretta in materia di interruzione di gravidanza, anche a costo di pagare, di fronte agli ostacoli, alle opposizioni, alle liste d'attesa lunghissime e alle violenze psicologiche e non solo che ad oggi sono purtroppo la quotidianità in Italia.

Vogliamo difendere l'autodeterminazione e la libertà di ogni donna di poter decidere se mettere o meno al mondo un figlio, vogliamo opporci alle violenze ed agli abusi che quotidianamente vengono perpetrati verso donne che decidono di interrompere una gravidanza, vogliamo che la direzione dell'ospedale prenda una posizione chiara in merito alla presenza di proteste antiabortiste al fine di tutelare tutte quelle donne che decidono di interrompere una gravidanza.


"Una madre mi ha detto una volta che considerava una gravidanza forzata come una violenza sessuale lunga nove mesi. Sono assolutamente d'accordo."


-alle radici-

alleradici.noblogs.org

Messo in luce da wonderely alle 15:04 di giovedì, 09 aprile 2009


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Argomenti trattati nel post: salute, aborto, contraccezione, cattolicesimo, notizie nazionali, obiezione di coscienza, la mia opinione, legge 194, libertĂ  di scelta, discriminazione sessuale, iniziative femministe

In Italia, ancora oggi, c'è un'ignoranza vergognosa riguardo la contraccezione e il sesso sicuro. Per questo motivo, il Collettivo Malefimmine ha redatto un opuscolo di circa 30 pagine in cui vengono fornite informazioni scientifiche riguardo la contraccezione, le malattie sessualmente trasmesse e l'interruzione volontaria della gravidanza.

L'opuscolo è rivolto sia a donne che a uomini ed è possibile scaricarlo cliccando QUI. Se, per qualche strano motivo, non riuscite a scaricare il documento, contattatemi al seguente indirizzo (wonder_ely@hotmail.it) e ve lo invierò per posta elettronica.

Nello stesso opuscolo è possibile trovare i consultori presenti nella provincia di Palermo, poiché il collettivo in questione è siciliano. Per cercare i consultori più vicino a voi in tutta Italia, consiglio di visitare questo sito: a metà pagina, sulla sinistra, trovate una cartina dell'Italia, cliccateci sopra e scegliete la regione e la provincia in cui volete trovare il consultorio. Vi apparirà l'elenco (fornito anche di numeri di telefono, fax, eventuale indirizzo email e sito internet) e potrete scegliere il più vicino a voi.

È davvero molto importante essere INFORMATI per evitare malattie o gravidanze indesirate e per una sessualità libera, consapevole e sicura.

Visto che io stessa diffondo l'opuscolo, mi sento di aggiungere una precisazione, riguardo una frase che ho letto all'interno. La frase compare nella sezione concernente l'I.V.G. (Interruzione Volontaria della Gravidanza) al paragrafo "Rischi e Complicazioni". La frase è la seguente: È bene ricordare che tali rischi o complicazioni ricoprono solo l’un per cento dei casi, e soprattutto che la psicologica “sindrome post-aborto” è solo un’invenzione degli antiabortisti!!!
Preciso che questa frase non mi trova d'accordo, in quanto l'aborto non è uno scherzo e il suo effetto psicologico varia da donna a donna. Prima ancora di essere favorevole all'aborto, sono favorevole all'informazione, in modo che si verifichino sempre meno gravidanze indesirate e, di conseguenza, sempre meno aborti.

La frase che voglio lasciare a tutti, perché riassuntiva del mio personale punto di vista, è questa:

ABORTO LIBERO PER NON MORIRE, CONTRACCEZIONE PER NON ABORTIRE.

Chi può diffonda l'opuscolo. Stop al bigottismo e all'ignoranza.

Grazie dell'attenzione a tutti.

Messo in luce da wonderely alle 13:25 di lunedì, 06 ottobre 2008


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Argomenti trattati nel post: aborto, contraccezione, notizie nazionali, la mia opinione, consultori, pillola del giorno dopo, libertĂ  di scelta, gravidanza indesiderata, hiv / aids

Lo stupro e le aggressioni a sfondo sessuale vengono ancora oggi ritenute violenze di serie b, in realtà sono atti gravissimi che compromettono (purtroppo a volte anche in modo irreversibile) la vita, le abitudini e la tranquillità della vittima.

La maggior parte degli stupratori sono uomini, ma le vittime di stupro non sono sempre e per forza donne. Anche gli uomini subiscono stupri e quando si cerca di aiutare una vittima di stupro bisogna farlo senza discriminazioni. Purtroppo ho sentito fin troppe cavolate su questo argomento e mi dissocio completamente dalle persone ignoranti che discriminano gli uomini violentati. La sofferenza di un uomo o di una donna vittime di stupro è la stessa.

Nel post si descriveranno le principali conseguenze dello stupro, si cercherà di dare consigli utili alle vittime e anche a chi si trova a dover aiutare un/a amico/a o un/a famigliare vittima di stupro.

Le informazioni sono state raccolte dal sito americano di RAINN (Rape, Abuse & Incest National Network), un'associazione molto attiva che si batte contro gli abusi sessuali (la traduzione in italiano è mia). Sul sito (interamente in inglese) potete trovare altri problemi psicologici e fisici che non ho riportato nel post: se non conoscete l'inglese, ma volete comunque approfondire, potete chiedermi la traduzione della pagina che vi interessa. Ho deciso di utilizzare questo sito in inglese, perché credo sia completo ed esauriente.

Preciso che, non essendo un'esperta di psicologia, ho tradotto in modo quasi sempre letterale i nomi dei disturbi (sotto ogni traduzione c'è l'originale denominazione in inglese con il collegamento alla pagina di RAINN): se qualcuno dovesse notare una qualche imprecisione nella traduzione e vuole farmi sapere il nome tecnico, provvederò a correggere. Grazie!


Sindrome post-stupro
Rape Trauma Syndrome

La sindrome post-stupro è una reazione comune in seguito a uno stupro o a un'aggressione a sfondo sessuale. È una reazione umana ad un grave avvenimento.

La sindrome post-stupro è divisa in tre fasi:

Fase acuta


Questa fase si verifica immediatamente dopo l’aggressione e può durare dai pochi giorni alle molte settimane. In questa fase gli individui possono avere diverse reazioni, ma in genere si dividono in tre categorie:

·         Espressione: la vittima è molto sensibile. Lui o lei può apparire agitato/a o isterico/a; lui o lei può avere momenti di pianto o attacchi d’ansia.

·         Controllo: la vittima sembra essere apatica, senza emozioni e si comporta come se “non è successo niente” e “va tutto bene”. Questa calma apparente può essere shoccante.

·         Scetticismo: la vittima reagisce con un forte senso di disorientamento. Lui o lei può avere difficoltà nella concentrazione, nel prendere decisioni, o nel svolgere le mansioni quotidiane. Lui o lei può avere ricordi dell’aggressione.


Fase di aggiustamento esterno

Durante questa fase l’individuo riprende in apparenza una vita “normale” ma dentro di sé soffre uno stato di inquietudine. In questa fase può utilizzare cinque tecniche per convivere con l’accaduto:

·         Minimizzazione: la vittima finge che “tutto va bene” o che “poteva esserci di peggio”.

·         Drammatizzazione: la vittima non riesce a smettere di parlare dell’aggressione perché è ciò che domina la sua vita e la sua identità.

·         Soppressione: la vittima si rifiuta di discutere e si comporta come se nulla fosse successo.

·         Spiegazione: la vittima analizza ciò che è successo, cosa lei ha fatto e cosa stava pensando o provando lo stupratore.

·         Migrazione: la vittima cerca di fuggire al dolore (si trasferisce, cambia lavoro, cambia aspetto, cambia le relazioni, ecc).


Ci sono molti sintomi o comportamenti che appaiono durante questa fase, compresi:

·         Ansia continua

·         Violenti cambiamenti di umore

·         Senso di abbandono

·         Paura persistente o fobia

·         Depressione

·         Rabbia

·         Disturbi del sonno (incubi, insonnia, ecc)

·         Disturbi alimentarti (nausea, vomito, fame compulsiva, ecc)

·         Rifiuto

·         Rinuncia agli amici, alla famiglia, alle attività

·         Ipervigilanza

·         Riluttanza ad uscire di casa e/o andare in luoghi che ricordano l’aggressione

·         Problemi sessuali

·         Difficoltà di concentrazione

·         Flashback


Tutti questi sintomi e comportamenti posso rendere l’individuo desideroso di cercare appoggio e parlare dell’aggressione.

Fase risolutiva

Durante questa fase, l’aggressione non sta più al centro della vita dell’individuo. Però, lui o lei può riconoscere che non si dimenticherà mai dello stupro subito; il dolore e le conseguenze negative diminuiscono con il tempo. Spesso l’individuo inizia ad accettare lo stupro come parte della propria vita e decide di voltare pagina.

NOTA: gli individui possono fare passi avanti o indietro durante il loro processo di guarigione. Le fasi qui descritte non rappresentano una progressione lineare poiché può essere diversa per ogni persona.


Depressione
Depression

Ci sono molte reazioni emotive e psicologiche che le vittime di stupro o aggressioni possono avere. Una delle più comuni è la depressione.

Il termine “depressione” può confondere, poiché molti sintomi sono vissuti dalle persone come reazioni normali agli eventi nella loro vita. In certi momenti della vita tutti possono sentirsi tristi o “depressi”. Questo significa che riconoscere la depressione può essere difficile poiché i sintomi possono essere attribuiti ad altre cause. Questi sentimenti sono normali, soprattutto durante i periodi difficili.

La depressione inizia ad essere qualcosa di più di un normale sentimento di tristezza, quando i sintomi durano più di due settimane. Quindi, se vivi cinque o più dei sintomi della depressione per più di due settimane, dovresti pensare di parlare al tuo medico del tuo stato d'animo.

I sintomi della depressione includono:

·         Tristezza prolungata o pianti inspiegati

·         Cambiamento dell’appetito con una significativa perdita o guadagno di peso

·         Perdita di energia o fatica persistente o apatia

·         Cambiamento significativo delle abitudini del sonno (insonnia, dormire troppo, sonno irregolare, ecc)

·         Perdita di interesse e del piacere in attività che prima si amavano, allontanamento sociale

·         Sensazione di non avere valore, di non avere speranza o colpevolezza inappropriata

·         Pessimismo o indifferenza

·         Disturbi inspiegati (mal di testa, mal di stomaco)

·         Incapacità di concentrazione, indecisione

·         Irritabilità, preoccupazione, rabbia, agitazione o ansia

·         Pensieri ricorrenti alla morte o al suicidio


La depressione può colpire chiunque, di ogni età, genere, razza, etnia o religione. La depressione non è un segno di debolezza e non è neanche un modo per riprendersi.


Flashback
Flashbacks

I flashback si verificano quando i traumi passati sembrano avere luogo nel presente.

Questi ricordi possono svilupparsi in forme diverse: sogni, suoni, odori, immagini, sensazioni del corpo o sensazioni opprimenti. Questo rivissuto del trauma spesso sembra venire dal nulla e, quindi, confonde il confine tra passato e presente, lasciando che l’individuo si senta ansioso, spaventato, impotente, o riviva qualsiasi altra sensazione che ha provato durante l’abuso.

Alcuni flashback sono miti e brevi, momenti passeggeri, mentre altri possono essere forti e durare molto tempo. Molte volte l’individuo non realizza di avere un flashback e può sentirsi debole o dissociarsi (sdoppiamento della personalità).

Se realizzi di essere nel bel mezzo di un flashback:

·         Di a te stesso/a che stai avendo un flashback e ricordati che l’evento è passato e sei sopravvissuto/a.

·         Respira. Prendi lenti, profondi respiri mettendo una mano sullo stomaco e respira abbastanza profondamente in modo che la mano si muova verso l'alto durante l’inspirazione e verso il basso durante l’espirazione. Questo è importante perché quando siamo nel panico il nostro corpo inizia a prendere respiri brevi e poco profondi e la diminuzione di ossigeno incrementa lo stato di panico. Quindi, aumentare l’ossigeno nel corpo può aiutare ad uscire dallo stato di ansia in cui ci troviamo.

·         Ritorna al presente. Usa i cinque sensi per stabilire dove ti trovi nel presente. Guardati attorno e nota i colori della stanza. Ascolta i suoni intorno a te. Senti gli odori. Senti i vestiti sulla pelle e accorgiti delle sensazioni delle tue parti del corpo (mani, piedi, ecc…).

·         Riconosci cosa può farti sentire più sicuro/a. Avvolgiti in una coperta, chiuditi in una stanza, qualsiasi cosa possa farti sentire al sicuro.

·         Cerca l’aiuto di persone di cui ti fidi. Se puoi, chiedi aiuto a qualcuno durante questo periodo di vulnerabilità.

·         Prenditi del tempo per rimetterti. Prenditi il tempo per sentirti a tuo agio e nel presente. Questo potrebbe richiedere del tempo ed è normale. Se ti va, fai un sonnellino, prendi un po’ di tempo per te, o qualsiasi cosa che possa aiutarti per sentirti sicuro/a.

·         Stai bene con te stesso/a. Sappi che non sei pazzo/a e non stai facendo nulla di sbagliato. Serve tempo per rimettersi.


Disturbi psicosomatici
Body Memories

I disturbi psicosomatici si verificano quando lo stress dei ricordi dell’esperienza di abuso si trasformano in problemi fisici che non possono essere spiegati dai soliti mezzi (esami medici, ecc).

Queste malattie sono spesso chiamate “sintomi psicosomatici” e questo non significa, come invece pensa molta gente, che stanno “nella tua testa”. Piuttosto, significa che i sintomi sono dovuti alla connessione tra mente e corpo.

I problemi fisici che possono svilupparsi includono mal di testa, emicranie, disturbi di stomaco, lievi vertigini, pelle calda/fredda, problemi del sonno, ecc.

Queste malattie possono essere frustranti per la vittima perché sono difficili da diagnosticare e curare e possono aggiungersi alla difficile esperienza di guarigione.


Altri disturbi:
Cliccando sul nome in inglese accedete alla spiegazione (ricordo che chi non sa l'inglese può richiedermi la traduzione).

Adulti vittime di abusi sessuali nell'infanzia
Adults Survivors Of Childhood Sexual Assault

Disturbo da stress post-traumatico
Post Traumatic Stress Disorder (PTSD) e Complex PTSD

Sindrome della donna maltrattata
Battered Woman Syndrome

Gravidanza
Pregnancy

Personalità borderline
Borderline Personality Disorder

Malattie sessualmente trasmissibili
Sexually Transmitted Infections

Sdoppiamento della personalità
Dissociative Identity Disorder

Sindrome di Stoccolma
Stockholm Syndrome


Aiutare una vittima

Ricordate che aiutare una vittima di stupro non è semplice: è un'esperienza traumatica, quindi potreste avere anche voi bisogno di un supporto psicologico.

Quando vi rapportate con una vittima di stupro non giudicatela. Non forzatela a parlare, a raccontare o a denunciare l'accaduto: potete darle consigli, ma ricordate che la scelta spetta infine solo ed esclusivamente a lei. In Italia, la denuncia per stupro può essere sporta entro e non oltre sei mesi dall'accaduto ed è irrevocabile.

Per la vittima è molto importante parlare: è il modo più efficace per razionalizzare l'accaduto. Quando se la sentirà di parlarvi, ascoltatela senza pregiudizi. Fatele sentire la vostra vicinanza. Non mostratevi scocciati o increduli: questo comportamento non può che peggiorare la situazione e lo stato d'animo, già ferito, della vittima.

Se la vittima vuole un supporto medico o denunciare lo stupro, offritevi di accompagnarla all'ospedale o alla polizia: non lasciatela sola.


Da non sottovalutare


I kit per lo stupro

Un kit per lo stupro è un kit con piccole scatole, vetrini e bustine di plastica per raccogliere e conservare le prove della violenza. Grazie a questo si può conservare il DNA dello stupratore e usarlo come prova in tribunale. Si provvede a raccogliere le prove sul corpo e sui vestiti, compresi capelli e fibre. È buona norma portare dei vestiti di ricambio con sé per far esaminare quelli che si indossa.

NOTA: Se sospetti di essere stato/a drogato/a richiedi un'analisi delle urine. Questa non è una procedura standard e viene effettuata solo su richiesta.

Non sottovalutate le malattie sessualmente trasmissibili che si possono contrarre in seguito allo stupro. Parlatene al vostro medico e vi dirà come comportarvi.

La pillola del giorno dopo

Per le donne: attenzione alle gravidanze indesiderate. Se il medico si dimentica di prescrivervi la pillola del giorno dopo (purtroppo succede perché non tutti i medici sanno fare il loro lavoro), PRETENDETE che vi venga prescritta, oppure che vi venga somministrata sul posto. Se vi recate in farmacia per acquistarla, ricordate che i farmacisti sono OBBLIGATI PER LEGGE a vendere un farmaco dietro prescrizione medica. Se vi imbattete in medici o farmacisti "obiettori" chiamate i carabinieri: l'obiezione di coscienza per i medici è contemplata per l'aborto, non per la contraccezione; l'obiezione di coscienza per i farmacisti NON ESISTE. Certa gente deve essere denunciata: si tratta di fanatici che vogliono imporre le loro idee agli altri. Accedere a un farmaco, quando ne avete bisogno, è un VOSTRO DIRITTO, soprattutto in una situazione come questa.

Consiglio per tutti/e: per saperne di più su cosa fare in caso di stupro cliccate QUI.

Per tutte le vittime: purtroppo non avrete la lucidità per pensare a tutto questo, infatti è buona cosa che vi confidiate con una persona di fiducia che possa accompagnarvi e sostenervi.

È molto importante non sottovalutare niente. Se volete denunciare, le prove sono essenziali.

Non siete obbligati/e a sporgere denuncia. Fate quello che vi sentite di fare. È un trauma tremendo quello che avete subito: non lasciatevi andare, rivolgetevi ad amici, parenti o associazioni. Vi sapranno aiutare. Non chiudetevi in voi stessi/e perché l'aiuto è a portata di mano.

Un forte abbraccio a tutti/e.

Messo in luce da wonderely alle 19:49 di domenica, 07 settembre 2008


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Argomenti trattati nel post: psicologia, uomini, contraccezione, denuncia, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, obiezione di coscienza, la mia opinione, aggressione, pillola del giorno dopo, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, gravidanza indesiderata, hiv / aids, conseguenze dello stupro

In seguito ai continui attacchi alla 194 e al diritto d’aborto, ho deciso di mettermi in gioco, esponendo la mia sensibilità e riferendomi anche a mie esperienze personali, per parlare io stessa in prima persona di questo argomento. Ho redatto un breve testo, in cui spiego il mio punto di vista e voglio pubblicarlo su questo blog.  Eccolo:

 

Sulla questione “aborto” hanno (stra)parlato in tanti: abbiamo sentito mille frasi fatte sulla tutela della vita, pesanti insinuazioni (fino ad arrivare alla calunnia) sulle donne, è nato (ed è già morto) addirittura un partito contro l’aborto, insomma, di cotte e di crude . Quindi, vorrei provare anch’io a dire la mia su un argomento così delicato, con la consapevolezza di essere solo  una ragazza di 19 anni, che però si reputa abbastanza matura per poter proferire parola su un tema che da donna la riguarda molto da vicino.

Mi piacerebbe chiarire fin dal principio chi ha diritto di decidere senza condizionamenti e in totale libertà, cioè la donna. Il motivo è semplicissimo: è la donna che porta dentro di sé un figlio per nove mesi, è sempre lei che sopporta il grande cambiamento psicofisico che la gravidanza comporta, è ancora lei che dovrà poi convivere con suo figlio. Con la parola “convivere” intendo sia l’eventualità in cui la donna decida di tenere il bambino con sé, sia quella di darlo in adozione (nel caso in cui non abbia la possibilità di occuparsi del piccolo): in entrambi i casi la donna è madre, sa di aver messo al mondo un bambino, sa di avere una parte di lei su questa terra e, nel caso dell’adozione, è consapevole di abbandonare suo figlio sperando che una buona famiglia lo possa crescere al posto suo.

Solo una donna può capire cosa significhi essere madri, perché è in lei che si genera la vita: la natura non ha dato questa possibilità agli uomini, che quindi dovrebbero accettare questa loro carenza rispetto al genere femminile, mettendosi da parte (per una volta) e lasciando decidere chi ha davvero i requisiti per farlo. Gli uomini possono consigliare, mostrare la loro disponibilità, far sentire il loro appoggio, ma non hanno per natura la capacità di poter decidere in questo campo.

Io non mi sento di dire che l’aborto sia giusto: possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma sta di fatto che abortire significa interrompere una possibile vita. La realtà è questa e ogni donna lo sa. Ecco perché la decisione di abortire diventa così difficile e traumatica per molte donne. È per questo che io mi ostino a dire che l’aborto deve essere una vera decisione, non un dubbio: una donna deve abortire solo se è veramente decisa a farlo, non perché non sa cosa fare. Altrimenti si rischia l’effetto contrario: quella che doveva essere una scelta libera, diventa una prigione di dolore e pentimento per tutte quelle donne che vorrebbero tanto “poter tornare indietro”. Io reputo l’aborto l’ultima spiaggia, sempre e comunque, e penso che sia immorale sfruttarlo come anticoncezionale.

È doveroso ricordare che ci sono donne che abortiscono perché portano in grembo figli gravemente malati: il loro non è egoismo; semplicemente non se la sentono di crescere bambini con gravi malattie e passare la loro vita a chiedersi chi si occuperà di loro quando anche l’affetto e l’amore della madre verranno a mancare. Ci sono donne che abortiscono perché la loro vita o la loro salute sono in pericolo e magari hanno già altri bambini di cui prendersi cura che non vogliono lasciare; altre donne invece, in quel momento, non si sentono pronte o non desiderano un figlio. Inoltre, non dimentichiamo gli stupri: è tremenda la scoperta di aspettare un bambino dall’uomo che ti ha rovinato la vita, perché distrugge completamente l’anima della donna. Infine, è importante sottolineare i casi in cui si arriva all’aborto perché c’è stata una mancanza nella contraccezione. La vera libertà per le donne non è l’aborto, ma la possibilità di evitarlo. Oggi ci sono davvero tanti metodi ed è opportuno che tutti (uomini compresi) li conoscano e li utilizzino. “Aborto libero per non morire, contraccezione per non abortire”, ecco una frase delle femministe anni ’70 che mi sembra giusto citare, in quanto calza perfettamente con la mia tesi.

“Aborto libero” perché deve essere garantito sempre e comunque in ospedale, in condizioni igieniche adeguate. L’obiezione di coscienza è una grande vergogna, perché significa che un medico antepone le proprie convinzioni personali al benessere psicofisico della sua paziente. Nessun medico (che meriti di essere chiamato così) può letteralmente abbandonare una donna al proprio destino, lasciandola nelle pericolose grinfie degli aborti clandestini, che spesso sono praticati al di fuori degli ospedali dagli stessi “medici obiettori” a prezzi salatissimi. Non so come possa sentirsi un vero medico, sapendo che la sua paziente ha messo a rischio la propria vita, perché lui stesso si è rifiutato di aiutarla.

È inaccettabile che un ospedale pubblico possa assumere personale obiettore (ginecologi , anestesisti o infermieri) perché la salute è un diritto di tutti, poveri e ricchi, e non è giusto che alle donne meno abbienti venga negata la possibilità di abortire al sicuro in un ospedale, perché non hanno abbastanza denaro per pagarsi l’intervento in una clinica privata (purtroppo i dati sugli obiettori sono davvero preoccupanti). Ritengo inoltre vergognoso che ci siano “movimenti per la vita” composti da persone che si recano appositamente nei reparti di ginecologia e ostetricia a cercare di convincere le donne a non abortire, arrivando persino ad insultarle. L’ospedale è un luogo serio, dove non possono essere ammessi teatrini di chi non ha altro di meglio da fare durante la giornata; ma soprattutto va tutelata la privacy delle pazienti, che non devono rendere conto a estranei dei motivi della loro (sofferta) decisione.

Deve essere chiaro, anche a chi è di mentalità più stretta, che una donna non è né un contenitore, né un’incubatrice, ma una persona con un cervello per pensare e decidere. È necessario che le donne non vengano lasciate sole e sono utilissime le associazioni che aiutano le ragazze madri, perché devono essere fornite tutte le informazioni per una maternità consapevole: non si deve lasciare nulla di intentato, prima di ricorrere all’aborto. Ma quando la donna ha davvero deciso, nessuno deve più metterci becco.

 

Questa è la mia opinione sull’aborto; ovviamente, non pretendo che venga condivisa da tutti, però esigo che chiunque venga qui a commentare inserisca solo ed esclusivamente la propria opinione, lasciando da parte qualsiasi tipo di insulto o immagine di feti. Un conto è esprimere il proprio parere, un altro è insultare una persona bollandola con diversi nomignoli, che non mi va di ripetere qui, perché mi nauseano (inoltre ricordo che sono calunnie punibili dal codice penale). Nessuno ha il diritto di insultare la sensibilità altrui con foto di feti abortiti: a tutte queste persone chiederei, invece, di andarsi a guardare le foto di tutte quelle ragazze o donne, che hanno perso la vita perché non hanno avuto la sacrosanta possibilità di abortire in ospedale.

Lo dico fin da subito: in questo blog esiste la libertà di parola, ma non la libertà di insultare. Quindi, qualsiasi commento con le caratteristiche sopra descritte, verrà immediatamente cancellato.

Grazie a tutti per l'attenzione.

Messo in luce da wonderely alle 14:26 di martedì, 20 maggio 2008


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Argomenti trattati nel post: dati, aborto, contraccezione, notizie nazionali, obiezione di coscienza, la mia opinione, legge 194, libertĂ  di scelta

Chiedo a tutti un aiuto per diffondere il comunicato che sto per pubblicare. Si parla della famosa pillola del giorno dopo, il contraccettivo di emergenza. Per colpa dell'ignoranza comune in materia, questa pillola viene spesso confusa con la pillola abortiva Ru486: ebbene, NON C'ENTRANO ASSOLUTAMENTE NIENTE!

La pillola del giorno dopo NON è abortiva semplicemente perché agisce PRIMA dell'inizio della gravidanza impedendo all'eventuale ovulo fecondato di annidarsi nell'utero: nessuna gravidanza viene interrotta, perché non le si dà la possibilità di iniziare. Come si può interrompere un qualcosa che non è nemmeno iniziato? È opportuno specificare questo, altrimenti si continua a parlare per sentito dire, per luoghi comuni e per false credenze che vedono nella pillola del giorno dopo un "attacco alla vita".

Ovviamente questa pillola, per essere efficace, deve essere assunta entro e non oltre 48 ore dal rapporto a rischio. Ma come può una donna riuscire ad assumerla in tempo se deve "giocare" alla caccia al tesoro per trovare il medico che la prescriva e il farmacista che si degni di vendergliela?

Pensate che negli Stati Uniti per le ragazze maggiorenni è disponibile senza ricetta medica, in Francia inoltre le ragazze minorenni possono acquistarla liberamente senza il bisogno di dichiarare la propria identità, in Svizzera e nel Regno Unito viene venduta senza ricetta medica e distribuita anche gratuitamente. Come mai qui in Italia c'è ancora questa voglia di negare il diritto a una donna di accedere ad un farmaco di cui ha bisogno? Chissà cosa succederebbe se si negasse agli uomini il viagra...

Per questo diffondo il comunicato dell'UDI (Unione Donne in Italia): perché noi donne ci siamo stancate di avere persone che vogliono decidere per noi e per il nostro corpo. Vogliamo che l'obbligo di ricetta per la pillola del giorno dopo sparisca e che le donne possano usufruire in tutta libertà del cosiddetto contraccettivo d'emergenza.

 

 Contraccezione d'emergenza: anche noi "non possumus"

 

Non possiamo più tollerare la vergognosa indulgenza delle istituzioni sanitarie e di governo verso quei medici che fanno obiezione alla prescrizione della contraccezione d'emergenza, detta "pillola del giorno dopo". Episodio dopo episodio, denuncia dopo denuncia, ci troviamo di fronte ad una diffusa e vergognosa omertà. E diciamo questo proprio ora, dopo che finalmente si rompe, anche sulla stampa, il muro di silenzio che ha circondato le nostre denunce in tutti questi anni. Ora che, a elezioni ormai sopraggiunte, Livia Turco ha predisposto due numeri, pubblicati dai giornali (0659942378-0659942758) corrispondenti all'Ufficio relazioni con il pubblico del Ministero della Salute, per "segnalare  casi di rifiuto di certificazione della contraccezione d'emergenza" (la Repubblica, 9 aprile 2008), ora che qualcuno, per esempio il PM della Procura di Roma, nel chiedere l'archiviazione della denuncia presentata nel 2006 da una donna che si era vista rifiutare la certificazione,  incomincia a porre il quesito  se "forse" sia il caso di legiferare sull'obiezione di coscienza dei medici (la Repubblica, 9 aprile 2008).

Ora, forse, si incomincia a capire che cosa è successo in questi anni di "ritardo", in realtà anni di copertura ideologica, maschilista e fondamentalista di gravi prevaricazioni  contro le donne.       

Facciamo dunque sapere che l'UDI-Unione Donne in italia segue con pena e vera angoscia le vicissitudini delle donne che girano da un posto all'altro, elemosinando ciò che spetta loro di diritto...  ma aggiungiamo che daremo voce e azione alla nostra pena. 

Quei medici buontemponi (molti uomini e qualche donna, ahimè) che sottopongono giovanissime terrorizzate e insicure, ma anche donne mature e consapevoli, all'umiliante gioco dell'oca che hanno inventato per loro (vai alla casella, salta, fai un passo indietro)  debbono sapere che abbiamo tutta l'intenzione di togliere il giocattolo dalle loro mani.

 A breve sarà attivo il Comitato nazionale delle donne "Quando decidiamo noi", promosso dall'UDI, che  fra i suoi obbiettivi principali prevede proprio il  monitoraggio (dalla parte delle donne) della corretta applicazione della 194, con tutti i suoi corollari.

Vedremo se nell'Italia e nell'Europa del terzo millennio si potranno ancora predisporre queste forche caudine per deridere e disprezzare le donne, se la definizione della funzione di un farmaco deve essere subordinata all'estro del momento o se esistono definizioni convenzionali che debbono valere per tutti. 

Gli ordini professionali di medici e farmacisti, le direzioni sanitarie e i sindaci (responsabili ultimi della salute dei cittadini)  avranno in noi un pubblico attento, nel frattempo chiediamo al prossimo governo di liberalizzare subito la contraccezione d'emergenza, togliendo le donne dal ricatto di gente senza scrupoli e anche un po' perversa. Abbiamo aderito alla campagna radicale su questo tema e continueremo ad insistere su tale obbiettivo a breve termine.

Tutti sanno che la "pillola del giorno dopo" è un contraccettivo d'emergenza (definizione ufficiale dell'OMS), praticamente innocua, almeno come lo può essere un farmaco, che è distribuita senza ricetta in molti paesi europei e in alcuni (Norvegia, Olanda e Svezia) è distribuita anche fuori dalle farmacie. Dunque la ricetta è lo strumento di controllo e di filtro che dobbiamo togliere di mezzo.

Contemporaneamente certo pretendendo una sanità civile e sottoposta alla legge e non una giungla dove ciascuno fa quello che gli pare, pretendendo quindi che i santoni dell'embrione, anche virtuale, compiano le proprie pratiche lontani dai luoghi della salute pubblica, ma siccome potrebbe essere una cosa lunga e ci siamo fidate anche troppo della buonafede di dirigenti sanitari, medici e amministratori, intanto diciamo: via la ricetta dalla contraccezione d'emergenza! 

Laura Piretti

                           Udi-Unione Donne in italia

 

Roma  15 Aprile 2008  

Messo in luce da wonderely alle 12:59 di sabato, 19 aprile 2008


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