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Argomenti trattati nel post: uomini, censura, tortura, delitto d onore, notizie internazionali, inciviltĂ , aggressione, lapidazione, femminicidio, discriminazione sessuale
Mentre il premier, uomo autoritario, per nulla autorevole, dall'alto della sua mega villa e dei viaggi vacanze offerti su voli di stato ai suoi amici (fonte: El Pais), ancora prima di avere modificato la legge (agosto 2008) per legittimare il trasporto comitiva a spese dei contribuenti, dispensa lieto ottimismo sulla crisi che di certo non tocca lui ne tutti i pezzi grossi che gli fanno da corte dei miracoli: il suo sessismo fa scuola e legittima sempre più, anzi dona rinnovato "splendore" alla cultura dello stupro che condiziona le nostre vite.
La tivu' delle veline che offre corpi offesi tra una pubblicità e l'altra è la prima stupratrice del nostro paese. Così fanno le pubblicità sessiste, gli uomini che reiterano misoginia e odio verso le donne, i marchi aziendali che consumano le nostre vite per ridurci allo stato di semplici consumatrici.
Predatori sessuali si può esserlo in molti modi. La stessa definizione di "predatori" però è sbagliata perchè riconosce allo stupratore il ruolo di "cacciatore" mentre relega la donna al ruolo di "preda".
Lo stupro non è neppure un "furto" perchè il corpo di una donna non è definibile in una "proprietà". Resterebbe altrimenti da decidere "di chi" e la risposta la trovate sulle pagine dei giornali di destra. Il corpo delle donne viene inteso di proprietà dello stato che ci obbliga a fare figli per risolvere problemi demografici, di welfare, di assetto socio-economico, di continuità delle politiche capitaliste. E' di proprietà delle corporation che ci vogliono "utili" a realizzare il loro "profitto". E' di proprietà degli uomini che dei nostri corpi si servono come luogo di scarico di sesso fisiologico.
Lo stupro non offende la morale perchè non è un problema di scarso decoro giacchè se si stupra una donna in casa, tra quattro mura al chiuso, non va tutto bene purchè non si disturbi la vista e l'udito di nessuno.
Lo stupro non ruba l'anima perchè quest'ultima, sebbene ci sia stata attribuita solo di recente nel momento in cui siamo state promosse dal grado di animali da soma a quello di esseri umani, è creazione di una teologia che si occupa di spirito, metafisica, interiorità riflessa nel dogma dominante. Lo stupratore non è un "diavolo" che ruba anime lasciando che le sue vittime siano condannate all'inferno. Lo stupratore non agisce per soddisfare una ritualità di stampo massonico e non ha nulla di mistico, non ha un titolo così "autorevole" come quello che può essere riconosciuto dalla cultura religiosa al nemico numero uno di dio. Lo stupratore è semplicemente un uomo, spesso supportato da altri uomini e anche dalle donne. Lo stupratore è un uomo che considera le donne oggetti per il suo piacere. Esattamente come le televisioni, le pubblicità e tanta cultura sessista.
Lo stupro non è "etnico", non appartiene ad un ceto "degradato" e non fa capo ad una precisa religione. Soprattutto: non si combatte con le ronde (che a Firenze, provocatoriamente, si chiameranno rondìni) che agiscono per conto della stessa cultura razzista che punisce le donne se non dichiarano "obbedienza" all'uomo *bianco*.
Lo stupro è violenza, dominio, potere esercitato su una persona senza che sia contrattato un consenso.
Lo stupro è "sii donna, non ti lagnare anche se fa male la prima volta, perchè tanto poi ti passa tutto", come fosse una puntura, ed è "sei tu che mi hai provocato e quindi me lo devi lasciare fare".
Stupro è quello avvenuto ieri sera a Roma, la capitale più in-sicura del mondo, in un parcheggio, alle due di notte, ad una donna - una giornalista - che ha spiegato come il suo stupratore parlasse italiano corretto.
Chi l'ha stuprata aveva un passamontagna nero, l'ha immobilizzata, minacciata, violentata e poi se n'e' andato.
Lo stupratore a volto coperto è una novità tutta romana o comunque di una nazione che ha usato la questione degli stupri per motivi razzisti, xenofobi e poco attinenti alla lotta contro la violenza sulle donne.
Uno stupratore che parla italiano e che si presenta con il passamontagna è come se fosse uno stupratore di Stato. Nascosto dietro l'alibi degli "stupri etnici", protetto dal disinteresse verso tutte le violenze che riguardano gli italiani, per nulla preoccupato delle conseguenze giacchè tanto si dirà che era uno straniero - che aveva frequentato un corso intensivo di italiano per sviare le indagini - e anche se qualcuno risale a lui in ogni caso varranno le solite attenuanti: aveva bevuto, era depresso, colto da raptus, soprattutto: lei che cazzo faceva in giro da sola a quell'ora?
Abbiamo visto come finiscono i processi per stupro che coinvolgono italiani. Quello della cirenaica è finito con una assoluzione in secondo grado sulla base di un pregiudizio: una donna che concede qualche effusione poi non può dire di essere stata stuprata anche se ci ha ripensato e ha detto di no difendendosi con tutte le sue forze. Quello romano di capodanno finisce a tarallucci e vino. Prima aveva confessato, poi la mamma fece lo show in televisione dicendo che è un bravo ragazzo e si sa che i bravi ragazzi fanno brutte cose solo se incontrano ragazze cattive, così i giornali sono andati alla ricerca di dettagli per denigrare la ragazza e hanno trovato una donna che ogni tanto esce, si diverte con gli amici e se ne fotte. E questo, come sappiamo, in italia è proibito. Poi c'e' stato lo stupro di gruppo di tre rampolli bresciani su una ragazzina e anche su di lei si sono scagliati i lampi e i tuoni e l'hanno sezionata come se fosse già morta, una autopsia per ricavare notizie sull'anatomia tipica della ragazza "poco seria" (che è una che non sa ridere - disse una signora siciliana). I ragazzi sono stati prosciolti e lei accusata di calunnia, per la felicità delle organizzazioni che giustificano lo stupro dietro più nobili e ufficiali propositi.
Sicchè questo ultimo stupro è proprio uno stupro di stato. Viene dopo le pompose affermazioni di ministri, carfagna compresa, che giustificavano il rifinanziamento della militarizzazione delle città perchè secondo il loro parere i soldatini impedirebbero gli stupri. Viene dopo i protocolli che offrono l'alibi per reprimere le manifestazioni di dissenso e vengono usati per fare ostruzionismo persino a iniziative come il pride. Viene dopo i regolamenti per il decoro (e quel ddl carfagna contro il modello di prostituzione che non passa dalla mercificazione ad uso di soggetti terzi) che ricattano e perseguitano le sex workers perchè colpevoli di essere lavoratrici indipendenti senza arrendersi a tutti i magnacci, di qualunque genere, vallettopolai compresi, che vogliono essere gli unici a speculare e realizzare profitto sui corpi delle donne. Viene dopo quei regolamenti che salvano puttanieri, ipocriti, bacchettoni e pedofili, protetti dalla conventicola tutta dio-patria-famiglia, mentre si censura il consumo di cornetto caldo dopo l'una di notte. Viene dopo lo svuotamento delle piazze e delle strade per togliere di torno un po' di vita sana e lasciare spazio agli stupratori. Viene dopo tanto dichiarare che la sicurezza, anzi la SicureZZa, faceva parte della tante cose "risolte" (quante balle!) dal governo della nazione e di Roma Capitale, con tutto il carico di finanziamento extra mal-speso che la leggina di nomina a città stato ha riservato al sindaco con la celtica al collo. Peccato che nelle periferie romane, come al Quartaccio, dove gli abitanti del quartiere hanno di recente manifestato, non sia stata messa neppure una lampadina per illuminare i percorsi al buio. Peccato che sia tutta una gran balla con spreco di risorse pubbliche e nessun effetto reale.
Questo ultimo stupro arriva dopo che la ministra alle pari opportunità ha portato la regina di svezia a passeggio per un centro antiviolenza senza che mai - nella pratica - abbia riconosciuto il loro effettivo valore. Ad oggi la regina di svezia ha donato ai nostri centri antiviolenza 3 milioni di euro. Il ministero ne ha prima tagliati 20 per coprire le strategie di Tremonti e poi si è allargata e ne ha promessi (da svariato tempo) 29. Non ci risulta che sia arrivato un soldo a nessuno. Anzi è assodato che vi siano centri in grossa difficoltà, alcuni dei quali - per mancato rinnovo convenzione da parte di sindaci di destra (il sindaco di palermo, per esempio) - hanno persino dovuto sospendere alcuni essenziali servizi (come il centro antiviolenza le Onde di Palermo).
Lo stupro arriva dopo che la capo dipartimento delle pari opportunità isabella rauti ha "narrato" in una conferenza internazionale a praga quanto le donne italiane siano felici: "da noi le donne che guadagnano meno degli uomini sono percentualmente meno degli altri paesi europei" - ha detto - e semmai questa non si rivelasse la gran balla che è viene da chiedersi se il dato c'entra qualcosa con il fatto che le donne italiane soffrono di disoccupazione e precarietà più che in ogni altro paese d'europa. Tra le altre cose ha anche detto che il ministero avrebbe finanziato corsi che affontano la questione di genere nelle università e nelle scuole secondarie (di quale stato parlava, di grazia?). Ci piacerebbe sapere dove, quando, chi, cosa, rispetto a questa notizia che ci sembra un'altra balla buona da smerciare all'estero o ci piacerebbe sapere se per momenti formativi che hanno a che fare con il genere non si intendano gli incontri a cura di azione giovani che parlano di contraccezione e interruzione di gravidanza con lo stesso tono degli inquisitori al tempo di giordano bruno. Proprio quello che poi fu bruciato. In ogni caso, se avete voglia di leggerlo, l'intero intervento sta qui.
Tutto ciò è stupro di stato. E' complicità, assenza, speculazione politica che si imbarazza negli incontri in luoghi di confronto con realtà più civili e coltiva arretratezza culturale in italia (come sarà stato difficile per la rauti comporre un intervento basato sulla filosofia che i sessismi sporchi bisogna gestirseli in quella grande famiglia a gestione patriarcale che è il nostro paese), è vigliaccheria, miseria, pochezza, mediocrità di stato.
Gli uomini ci stuprano e ammazzano già abbastanza e davvero non ci meritiamo una ministra alle pari opportunità servile e senza alcuna autorevolezza che usa i momenti pubblici per allisciare i maschi potenti (vedi insulsa lettera inviata al corriere per difendere berlusconi).
Tutto ciò per dire che lo stupro di ieri, così come tante altre violenze si potrebbero evitare, se solo non fossimo le sole a volerlo.
Tutta la nostra solidarietà alla donna che è stata stuprata ieri a Roma, da sola, in un garage, da un uomo con passamontagna che parlava italiano.
Riassumiamo dati e considerazioni sulla violenza maschile sulle donne. Buona lettura.
[La donna che vedete nelle immagini viene dal Tumblr di Hardcore Judas ed è una come tante: crede a ciò che dicono i giornali finendo per diventare cieca, muta e sorda. Tra questi: Il Giornale, Libero, Padania, sono giornali sessisti che giustificano lo stupro quando esso viene compiuto da italiani]
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Dati sulla violenza maschile sulle donne
Alcune sintesi: qui, qui, qui.
Gli ultimi dati ufficiali risalgono al 2007 (fatti nel 2006 e presentati/rielaborati nel febbraio 2007).
Potete trovare tutto sul sito che descrive le indagini Istat.
Con particolare riferimento a:
Le violenze e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia visti in un quadro complessivo, con relativo documento in pdf completo dei dati.
Una indagine che parla di molestie e violenze sessuali (risalente al 2002 e diffusa nel dicembre 2004). Anche qui è riportato il documento integrale in pdf.
La ricerca del 2002 porta ad un intero volume su molestie violenze sessuali. Ecco: sintesi e documento integrale in pdf.
Quella del 2006 porta al capitolo su: "la sicurezza delle donne", con relative tavole di analisi. Ecco: Indice e pagina dalla quale poter scaricare le tavole in zip.
Esistono dati più recenti ma sono stati elaborati a carico dei comuni, delle province o delle regioni. Non tutti sono reperibili in rete. Non tutti sono dati che analizzano il fenomeno reale anzi gli ultimi sono stati resi noti dalle questure di varie città d'italia fondamentalmente per ricercare il dato che giustificava la repressione contro gli stranieri.
Interessanti invece i dati del 2009 della regione piemonte.
Altri dati ufficiali a parte quelli dell'Istat, che parlano sempre di violenze in Italia:
Rapporto Urban del 2006 a carico del dipartimento pari opportunità.
Rapporto Eures sugli omicidi in ambiente domestico (italia - 2006).
I dati dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) su una indagine fatta nel 2005.
Vari centri antiviolenza e organizzazioni che si occupano del problema hanno reso noti (difficilissimi da trovare online) i dati del fenomeno dal punto di vista dei casi trattati. Una sintesi della ricerca di Telefono Rosa conferma il dato sulla preponderanza di delitti e violenze sulle donne realizzate da persone di famiglia o comunque conosciute.
La percentuale di violenze al di fuori dei contesti familiari o del giro di amicizie è bassissima. Lo dice l'Istat. Non lo diciamo noi.
La coincidenza di questi reati con la presenza degli stranieri in italia è stata elaborata di recente a cura del viminale (con la complicità del ministero per le pari opportunità) che ha messo a confronto i dati istat sulle violenze alle donne e i dati del ministero sui reati commessi in italia. L'incrocio tendeva ad analizzare esattamente l'aspetto razziale. Il dettaglio fotografato riguardava soprattutto le violenze sessuali. Eravamo nella fase della famosa emergenza stupri che doveva essere terreno giustificativo per pacchetto sicurezza ronde etc etc.
Cio' nonostante è emerso che "6 volte su 10 lo stupratore è italiano. Il 70% di violentatori è italiano mentre - continua il comunicato stampa - i cittadini stranieri (comunitari ed extracomunitari) responsabili di circa il 40% dei reati di violenza sessuale commessi in Italia nel 2008 rappresentano meno del 6% della popolazione residente'' (in dettaglio, il 7,8% dei violentatori è di nazionalità romena, mentre il 6,3% risulta essere di origine marocchina, egiziana, infine, per un 3%). Le vittime sono donne nella gran parte dei casi (85,3%) e di nazionalità italiana (68,9%), 7 casi su 10." Potete leggervi l'intera comunicazione su Delta News.
Il ministero dell'interno - valutando dati che noi plebe della lotta contro la violenza sulle donne non abbiamo mai visto - ha perciò fatto vari sforzi per dimostrare che ogni straniero sarebbe anche un predatore sessuale. Nella campagna razzista fatta per promuovere il pacchetto sicurezza è stata usata la denominazione di "stupro etnico" quando invece sarebbe stato il caso di ribattezzarli "stupri utili".
Quello che salta agli occhi dai dati è un altra cosa abbastanza sconcertante: le donne straniere vittime di stupro (senza contare le vittime di violenza domestica, di stalking, maltrattamenti di varia natura) sarebbero solo 3 su 10.
Le pari opportunità, come sapete, sono rette dalla carfagna. Direttora del dipartimento è isabella rauti, moglie del sindaco alemanno.
Sul sito delle pari opportunità potete trovare una sintesi del quadro normativo (nulla sulla legge del 1996 - solo gli ultimi inutili provvedimenti antimmigrati). In nessuna pagina trovate una voce riferita alle donne straniere, comprese quelle senza permesso di soggiorno, vittime di violenza.
Dai dati in nostro possesso si evince che in italia si impongono molti stupri al giorno, compresi quelli non denunciati. Tante donne muoiono per mano di un uomo più che per malattie gravi o incidenti di varia natura.
La violenza contro le donne non ha passaporto, è maschile. Le modalità attraverso le quali si esercita sono tante ed è un fenomeno che attraversa tutte le culture, tutti gli strati sociali, tutte le etnie.
Le donne straniere, tra tutte, vivono un doppio problema. Se non hanno il permesso di soggiorno non possono difendersi e denunciare. Se l'uomo che fa loro del male è anche padre dei loro figli e non ha il permesso di soggiorno non lo denunciano perchè la caccia al clandestino ha avallato fondamentalismi, integralismi e quella ragionevole maniera di ritrovare un senso di familiarità tra la propria gente.
Tutto quello che accade in alcune comunità resta confinato al loro interno e può capitare di trovare donne straniere massacrate in casa che però non hanno altra scelta se non quella di restare con i mariti violenti confinate nelle case coniugali.
Per tutte manca la certezza del reddito. La certezza di una casa. Persino la certezza dell'assistenza sanitaria se il marito le picchia e avrebbero bisogno di andare al pronto soccorso.
Con il nuovo pacchetto sicurezza non si capisce neppure se i centri antiviolenza - che normalmente sono organizzazioni riconosciute e collegate alle istituzioni - potranno accogliere per via legale le straniere senza permesso di soggiorno.
Se in queste vicende si poteva essere vittime due volte le donne straniere sono vittime almeno dieci volte di più.
Noi sappiamo che la violenza maschile, lo stupro, derivano da una certa cultura sessista e misogina, di radice patriarcale, ampiamente legittimata anzi ribadita, coltivata dal governo attuale, premier in testa. Di cultura sessista si nutre il mondo della "cultura", della pubblicità, della televisione.
Prima di ogni violenza c'e' una cultura che giustifica quella violenza. Come per il razzismo. E' necessario rendere inumani gli stranieri per esercitare autoritarismo su di loro. Lo stesso avviene con le donne da millenni.
La cultura sessista ci tratta come cose. Siamo begli oggetti per il piacere degli uomini. O siamo descritte come cattive streghe che infastidiscono gli uomini.
Ecco tutto. E anche ripeterlo non basta mai, perchè se non c'e' chi ascolta, condivide e fa circolare le notizie, diventa tutto molto ma molto triste e quasi inutile.
Perciò ci siamo. Fastidiose, rumorose, indecorose e libere. Perciò è necessario farsi sentire.
Datevi e dateci una mano. Il nostro mondo è anche il vostro. Se fa schifo per noi, per voi non andrà molto meglio. Un mondo dove le donne sono trattate male non è mai un mondo buono per nessuno. La violenza contro le donne e i modi attraverso i quali viene affrontata, negata, glissata, rimossa, è uno dei segnali fondamentali per comprendere il livello di civiltà di un paese.
Leggi anche:
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Il Pakistan è uno stato dove le donne sono terribilmente sottomesse agli uomini. Vengono sepolte vive, uccise e addirittura usate per punire i membri della famiglia tramite stupri di gruppo, a cui assistono centinaia di persone.
Le due notizie che riporto ne sono le prove lampanti.
Pakistan: 5 donne sepolte vive
L’Asian Human Rights Commission (AHRC) ha denunciato che nella provincia del Balochistan, 5 donne sarebbero state sepolte vive, presumibilmente per non aver rispettato la volontà degli anziani della tribù degli Umrani, che si erano espressi contro la loro scelta di sposarsi con uomini scelti autonomamente.
Le cinque donne, due ragazze di 18 anni, una di sedici, la madre di una di loro e la zia di un’altra erano in procinto di partire alla volta di un tribunale civile di Usta Mohammad, dove le tre ragazze avrebbero dovuto sposarsi comunque. Sono invece state raggiunte da sei uomini che le hanno costrette a salire su un’auto e, giunti in una zona remota, le hanno prima picchiate e poi hanno aperto il fuoco contro di loro seppellendole, insieme alle due donne più anziane, ancora vive.
Anche se testimoni hanno riportato alle autorità la targa degli assassini le autorità non avrebbero dato seguito alla denuncia perché la loro auto è registrata a nome del governo del Balochistan e il loro capo sarebbe il fratello minore del Ministro Provinciale e leader di spicco del Pakistan People’s Partito, il partito attualmente al governo.
Ogni anno in Pakistan son centinaia le donne di tutte le età uccise in nome dell’onore. Molti altri casi non sono dichiarati e quasi tutti rimangono impuniti. La vita di milioni di donne è prigioniera delle tradizioni, in posizione di estremo isolamento e sottomissione agli uomini, molti dei quali impongono con la violenza il controllo totale delle donne.
Fonte: Il paese delle donne online
Lo stupro punitivo di Mukhtar Mai
Mukhtar Mai è una donna pakistana condannata nel 2002 a subire uno stupro di gruppo da parte di sei uomini. Il corpo di Mukhtar è stato usato per punire il fratello della donna, accusato di aver molestato una ragazza della tribù vicina. Lo stupro di gruppo è stato deciso dalla Jirga, il consiglio tribale, ed è avvenuto in piazza, a Meerwala, davanti a 300 spettatori.
Tutti pensavano che non avrebbero mai più sentito parlare di Mukhtar, in quanto le donne vittime di stupri punitivi scappano o si suicidano (nel 2004 ben 151 donne hanno subito la stessa sorte di Mukhtar).
Ma, grazie a un imam (la legge tribale non ha corrispondenze con la legge islamica), la donna è riuscita a portare il suo caso davanti alla Corte Suprema Islamica del Pakistan. Sei uomini accusati di aver compiuto lo stupro sono stati condannati alla pena capitale e la donna ha ricevuto un risarcimento di 8 mila dollari e una casa per trasferirsi a Islamabad.
Un'ulteriore violenza, però, ha colpito Mukhtar: in appello cinque dei suoi stupratori sono stati assolti e per il sesto la pena capitale è stata commutata in ergastolo.
Mukhtar ha rifiutato di cambiare città e con il denaro ricevuto ha fondato una scuola, dove tuttora insegna. In questa scuola ha invitato anche i figli dei suoi stupratori, perché, lei dice, "l'istruzione può compiere miracoli".
La storia di Mukhtar è diventata un libro, pubblicato in Italia da Cairo Editore, il cui titolo è Disonorata dalla legge degli uomini (Milano 2006). Scrive Mukhtar Mai : “Per gli uomini come loro una donna è soltanto un oggetto, uno strumento per affermare possesso, onore, o vendetta. La sposano o la stuprano, secondo la loro concezione dell’orgoglio tribale. E sanno bene che una donna umiliata può ricorrere solo al suicidio per riabilitarsi. Per uccidere non hanno neppure bisogno di usare le armi, lo stupro è sufficiente. È l’arma più efficace. Serve a umiliare definitivamente il clan nemico.” (pag. 22).
Fonti consultate per scrivere l'articolo: [x] [x] [x] [x] [x]
Centinaia di donne vengono sottoposte a stupri punitivi ogni anno.
Centinaia di donne vengono uccise per motivi d'onore ogni anno.
E tutto questo avviene in Pakistan ancora oggi.
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La lapidazione è un tipo di pena di morte, diffusa fin dall'antichità, nella quale il condannato è ucciso attraverso il lancio di pietre. Spesso tale supplizio avviene con la partecipazione della folla.
La lapidazione è stata usata fin dall'antichità per punire prostitute, adultere, assassini e, nella tradizione islamica, gli apostati e gli omosessuali.
La finalità di tale pratica era sostanzialmente l'espiazione pubblica della colpa del reo ed anche la formalizzazione del diritto alla vendetta; difatti, gli stessi accusatori del condannato partecipavano attivamente al lancio delle pietre.
La lapidazione (in lingua araba Rajm), è ancora oggi presente nella giurisdizione di alcuni stati islamici, come Iran, Nigeria, Arabia Saudita, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Afghanistan e Yemen, il cui diritto è strutturato sulla legge coranica.
Nel 2004 alcune esecuzioni previste in Nigeria sono state fermate grazie alla pressione internazionale. Nella lapidazione il condannato è avvolto in un sudario bianco ed è seppellito fino alla vita, se si tratta di un uomo, e fino al petto, se si tratta di una donna.
Nei paesi islamici il condannato viene solitamente sepolto nel terreno fino al collo, o bloccato in altri modi del genere. La morte può essere causata da danni al cervello, da asfissia o da una combinazione di ferite, mentre la persona può essere colpita più volte senza perdere conoscenza, sicché l'agonia diventerebbe in tal caso molto lenta.
In Iran, paese in cui è praticata da lungo tempo, la procedura è studiata in modo che il decesso non avvenga a seguito di un solo colpo: la legge prevede che "le pietre non devono essere così grandi da far morire il condannato al solo lancio di una o due di esse; esse inoltre non devono essere così piccole da non poter essere definite come pietre".
Fonte: Wikipedia
Articoli di approfondimento:
Le donne condannate a morte per lapidazione in Nigeria
PENA DI MORTE: Sette donne condannate alla lapidazione in Iran
Lapidazioni in Iran: la maggior parte delle vittime sono donne
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Parlo ancora di famiglia e di violenza, ricordando che cliccando QUI potete firmare la PETIZIONE per ottenere una legge severa e precisa contro la violenza domestica. In Italia una legge di questo tipo ancora non esiste, il che vuol dire che le donne vittime NON vengono tutelate. Senza una legge, nessuna donna potrà essere protetta e aiutata.
Pubblico adesso la lettera scritta alle ministre del nuovo governo dai vicini di casa di Elisa Rattazzi, una delle tante donne vittime di uxoricidio. Trovo che questa lettera sia davvero significativa, io stessa mi sono commossa leggendola, e ringrazio tanto la mia amica Rosa per avermela segnalata.
CHIARA E ANDREA GUAZZOTTO
TORINO
Gentili Ministre, ci rivolgiamo a voi perché siete donne e forse potrete comprendere il dramma che è successo a Torino domenica pomeriggio 18 maggio. Conoscevamo Elisa Beatrice Rattazzi, abbiamo vissuto vicino a lei ed al suo assassino per anni e i nostri figli sono cresciuti assieme. È stata uccisa ed è l'ennesima assurda vittima della violenza di genere, della guerra che quotidianamente si consuma all'interno delle mura domestiche. Elisa era una donna che aveva paura ed ha subito per anni violenze e soprusi, e con lei i suoi figli, senza che nessuno abbia saputo o voluto aiutarla. Per anni ha denunciato le violenze commesse dal marito: sono rimaste tutte grida inascoltate strozzate nella gola. Al coraggio delle denunce, si risponde con qualche pacca sulle spalle.
L’Italia ha un parlamento che legifera su tutto, ma non esiste nessuna legge specifica, a differenza degli altri paesi europei e civili, sulla violenza di genere.
Quando sono chiamate ad intervenire le forze dell'ordine mostrano questo limite senza vergogna.
E sono solo un ulteriore e secco schiaffo morale per la donna: «su signora, sono solo battibecchi che succedono nelle migliori famiglie». Cosa deve fare una donna per essere creduta? A cosa servono le denunce, i referti dell'ospedale? A cosa serve proporre di inasprire le pene, se poi una moglie che denuncia più volte suo marito non viene mai creduta? In questa sottocultura da italietta fascista i mariti sembrano intoccabili, devono fare i «mariti» e se qualche volta si arrabbiano avranno pure le loro ragioni. Credeteci anche se il delitto d'onore è stato cancellato dal codice penale, non lo è dalla testa degli italiani.
Il boomerang mediatico, cavalcando il dolore dei familiari, sembra che abbia già voglia di trovare giustificazioni: aveva lasciato il marito, si era portata via i figli, aveva addirittura un altro uomo...
Elisa è stata uccisa in mezzo alla strada, alla luce del giorno sotto gli occhi di tutti, da una mano assassina che la tormentava da anni.
Una esecuzione in piena regola. Un delitto bastardo, ma talmente comune da non fare quasi notizia. In questa storia non ci sono extracomunitari ubriachi o rom alla guida di fuoristrada rubati. È solo la storia di una normale famiglia tutta italiana e come dobbiamo rassegnarci a sapere quello che conta in Italia è sempre e solo la famiglia.
Questa ignoranza e questo perbenismo di facciata permettono che follie come questa accadano; mentre una stampa e un'opinione pubblica poco sensibile permettono che vengano letti e archiviati attraverso la griglia mafiosa del codice d'onore. Fino a quando dovremo attendere per vedere una legge specifica, una sezione di un tribunale, dei magistrati e degli uffici di polizia con competenze specifiche sulla violenza di genere? L'indifferenza pensa a fare il resto, in fondo vedere una donna nei panni vittima è normale perché nella nostra sudicia cultura la donna non si può difendere. Chi lo spiegherà ai suo figli di 7 e 4 anni?
La lettera si conclude qui, con questa domanda angosciante: "Chi lo spiegherà ai suoi figli di 7 e 4 anni?". Già, chi lo spiegherà a questi due angioletti che hanno perso per sempre la loro mamma? La violenza domestica non riguarda solo le donne, ma anche i bambini. Bambini che sono costretti ad assistere alle liti dei genitori, sono costretti a vedere la loro mamma soffrire e piangere per le ripetute percosse, che a volte purtroppo toccano anche loro. Infine, sono costretti a perdere per sempre l'affetto e l'amore della madre, perché un bastardo schifoso pensa di avere diritto di vita e di morte sulla propria moglie.
Viviamo in un paese che sbandiera ai quattro venti così tanta civiltà, e in realtà è solo un paese di stronzi, ipocriti e buonisti che chiudono gli occhi davanti a queste tragedie, insabbiando tutto e passandoci sopra, come niente fosse. È vergognoso che queste violenze inaudite vengano VOLUTAMENTE tenute nascoste e sottovalutate, perché secondo questi dementi il compito delle donne è solo quello di essere mogli e madri (per loro è il modo migliore per dire "schiave"). Si prodigano per la difesa della famiglia e non vedono che è proprio all'interno di essa che nascono, crescono e infine esplodono le peggiori violenze.
DICIAMOLO CHIARAMENTE A QUESTI MASCHILISTI SCHIFOSI CHE NOI DONNE SIAMO PERSONE E NON SCHIAVE DEGLI UOMINI. FIRMATE TUTTI LA PETIZIONE PER AVERE UNA LEGGE SEVERA E PRECISA CONTRO LA VIOLENZA DOMESTICA, CLICCANDO QUI.
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Il marito di Agnese Schiopetti, la donna di 27 anni il cui corpo è stato trovato domenica mattina nel lago d'Iseo, ha confessato l'omicidio dopo essere stato fermato nella notte dai carabinieri con l'accusa di omicidio volontario. I sospetti si erano addensati sull'uomo fin dalle prime ore delle indagini. Secondo gli investigatori, ultimamente la coppia non andava d'accordo: i dissapori tra i due sarebbero il movente del delitto.
Marito e moglie, lei cameriera e lui cuoco, secondo gli inquirenti avevano litigato anche la sera prima del ritrovamento del corpo della donna: il delitto potrebbe essere avvenuto al termine della lite. A questo punto, ritiene l'accusa, l'uomo si sarebbe disfato del corpo della moglie gettandolo nel lago d'Iseo. È stato lo stesso Sobacchi a denunciare la scomparsa della moglie: un modo, secondo gli investigatori, per sviare i sospetti da sé.
A portare in carcere l'uomo, oltre a diversi riscontri, è stata una serie di contraddizioni durante il lungo interrogatorio al quale è stato sottoposto: una ricostruzione dei fatti che agli investigatori è apparsa "senza logica". E infatti, poche ore dopo il fermo, Sobacchi è crollato e ha confessato l'omicidio. I carabinieri, intanto, hanno sequestrato sia l'abitazione della coppia, in via Conventino a Ospitaletto, nel Bresciano, sia l'auto dell'uomo.
(fonte tgcom)
Un'altra donna, un'altra madre, vittima di un uomo di merda. Un bastardo che le ha strappato la sua giovane vita, perché è impensabile che una donna possa azzardarsi a litigare con un uomo. Lei deve stare zitta, dire sempre di sì, subire di tutto e di più, perché il suo uomo la possiede. Ha diritto di vita e di morte su di lei.
Secondo un'altra fonte, la donna avrebbe voluto separarsi dal marito definitivamente. Ma ovviamente non le è stato permesso: o stai con tuo marito o muori! Il delitto d'onore è stato reso illegale negli anni 80, ma nella testa di certi uomini è ancora vivo e legittimo.
Eccola qui la famiglia che tutti continuano imperterriti a difendere. Donne che muoiono perché NESSUNO le ascolta mai (troppa fatica, vero?), nemmeno quando vanno a sporgere denuncia. Si risolve tutto con una pacca sulla spalla e un carabiniere rincoglionito che dice: "Vedrà signora che presto andrà meglio!". E poi è sotto gli occhi di tutti come vanno a finire le liti "innocue" della "sacra" famiglia.

Quante donne devono ancora morire? Quanti bambini devono essere lasciati senza le loro mamme perché hanno dei padri-mostri? Ci diamo da fare o chiudiamo sempre gli occhi davanti a queste tragedie che toccano sempre più donne? La VIOLENZA è la PRIMA causa di MORTE ED INVALIDITÀ PERMANENTE per le donne tra i 16 e i 44 anni.
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Argomenti trattati nel post: uomini, leggi, delitto d onore, violenza domestica, notizie nazionali, la mia opinione, femminicidio, uxoricidio, violenza di genere
Il post seguente è la TESTIMONIANZA AUTENTICA di una donna sfuggita alla morte, che ha trovato il coraggio di scrivere un libro per raccontare la sua triste storia (la bibliografia del libro è in fondo). Non voglio anticpare nulla perché credo che le sue parole bastino a descrivere l'indescrivibile.
BUONA LETTURA!
BRUCIATA VIVA
”al mio paese nascere donna è una maledizione”
Suad, giovane cisgiordana, sta facendo il bucato nel cortile di casa quando sente sbattere una porta alle sue spalle. È il cognato, che le rivolge una frase scherzosa. Suad si volta per replicare ma all’improvviso il suo corpo è intriso di liquido freddo che in meno di un secondo diventa fuoco. Bruciare viva, è questa la punizione inflittale dalla famiglia per avere commesso il peggiore dei peccati, essere rimasta incinta prima del matrimonio: il padre di suo figlio, che le aveva promesso di sposarla, è in realtà fuggito. Nel piccolo villaggio dove Suad è nata le donne non possono andare a scuola, non possono vestirsi come vogliono, non possono uscire senza essere accompagnate. E non possono innamorarsi. Il loro destino è occuparsi delle incombenze più umili, al servizio di padri e mariti che quotidianamente le picchiano. Nonostante le ustioni di terzo grado che la ricoprono, Suad riesce a salvarsi. Con l’aiuto di un’organizzazione umanitaria, fugge in Europa. Da qui, con indosso una maschera che protegge e nasconde il suo viso deturpato dal fuoco, racconta al mondo la sua storia, sfidando la legge degli uomini e la loro sete di vendetta. Vive in Europa in una località segreta, per ragioni di sicurezza. È sposata e ha tre figli, tra cui Maruan, “il figlio della colpa”. Suad è uno pseudonimo.
ESTRATTI DAL LIBRO DI SUAD “BRUCIATA VIVA”
Laggiù una donna non ha vita. Molte ragazze vengono picchiate, maltrattate, strangolate, bruciate, uccise. E per noi è tutto all’ordine del giorno. Mia madre ha cercato di avvelenarmi per finire il lavoro di mio cognato, e per lei era normale, faceva parte del suo mondo. È così che cresciamo noi donne. Ti riempiono di botte, è normale. Ti danno fuoco, è normale; ti strangolano, è normale. La mucca e le pecore, diceva mio padre, valgono più delle donne. Se non si vuol morire, bisogna tacere, obbedire, strisciare, sposarsi vergini e fare dei figli maschi. Se fossi rimasta al mio paese, è questa la vita che avrei avuto. Le mie figlie sarebbero diventate come me e le mie nipoti pure. Se fossi vissuta là, sarei stata come mia madre, che ha soffocato le sue bambine appena nate. Forse anch’io l’avrei fatto. Forse anch’io avrei fatto bruciare mia figlia. Adesso mi sembra mostruoso, ma se fossi rimasta al mio paese, no! Quando ero all’ospedale, laggiù, e stavo per morire, pensavo anche che tutto quello che mi stava succedendo fosse normale. Ma quando sono venuta in Europa ho capito che ci sono dei paesi dove non bruciano le donne e dove si è felici quando nasce una bambina. Per me il mondo si fermava entro i confini del mio villaggio. Era bello il mio villaggio, arrivava fino al mercato. Oltre il mercato, niente era più normale. Le ragazze si truccavano, portavano vestiti corti e scollati. Loro non erano normali, la mia famiglia sì. Noi eravamo puri, come la lana delle pecore, e gli altri, al di là del mercato, erano impuri.
Le ragazze non avevano il diritto di andare a scuola. Perché? Perché non dovevano conoscere il mondo. Per noi contavano solo i genitori. Bisognava fare quello che dicevano. Le nozioni, le regole, l’educazione venivano solo da loro. Ecco perché non andavamo a scuola. Per non farci prendere la corriera, per non farci vestire in un altro modo, perché non va bene che una ragazza sappia leggere e scrivere. Mio fratello era l’unico figlio maschio, era vestito come ci si veste qui, come in città, usciva quando voleva. Perché? Perché aveva un pisello tra le gambe. È stato fortunato, ha avuto due figli maschi, ma a conti fatti le più fortunate sono state le sue figlie femmine, quelle che non sono nate! La fondazione Surgir, con l’aiuto di Jacqueline, cerca di salvare queste ragazze. Ma non è facile. Noi siamo là, con le braccia legate. Io vi sto parlando e voi mi ascoltate, ma laggiù loro soffrono! Per questo voglio sostenere Surgir e portare la mia testimonianza sui delitti d’onore, perché continuano tuttora.
Ho conosciuto delle ragazze arrivate da lontano, come me, anni fa. Le tengono nascoste. Una non ha più le gambe, è stata aggredita da due vicini di casa che l’hanno incatenata alle rotaie perché fosse investita da un treno. Un’altra è stata massacrata a coltellate da suo padre e suo fratello e gettata nella spazzatura. Un’altra ancora è rimasta paralizzata perché sua madre e due fratelli l’avevano gettata dalla finestra. Poi ci sono quelle di cui non si parla, perché sono state trovate troppo tardi, morte. Quelle fuggite e rintracciate all’estero, morte. Quelle che sono scappate in tempo e si nascondono, con o senza figli, vergini o madri. Non ho conosciuto nessuna donna che fosse stata bruciata come me, non sono sopravvissute. Io mi nascondo sempre, non posso dire il mio nome, mostrare il mio viso. Posso solo parlare, è l’unica arma che mi resta.
Bibliografia
Autore: Suad
Titolo: Bruciata viva
Titolo Originale: Brulée vive
Editore: EDIZIONI PIEMME Spa
Luogo: Casale Monferrato (AL)
Anno: 2004
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