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Qualche settimana fa avevo dedicato un post di questo blog alla storia di Carmela, ragazzina 13enne che, dopo aver denunciato uno stupro, è stata ritenuta instabile, internata in una clinica e "curata" con psicofarmaci, all'insaputa dei genitori. La ragazza si è poi suicidata il 15 aprile 2007 gettandosi dal settimo piano del palazzo in cui abitava.
Dopo la morte della ragazza, i genitori hanno fondato l'associazione IoSoCarmela, in difesa dei diritti dei minori. La stessa associazione, in collaborazione con l'associazione L'urlo, ha promosso la campagna Controlliamo i controllori. Ecco di cosa si tratta:
Firme per l'Osservatorio sui servizi sociali
il Centro — 05 gennaio 2009 pagina 02 sezione: L'AQUILA
L’AQUILA. L’associazione aquilana “L’Urlo” congiuntamente all’associazione “Io so’ Carmela” (come la frase che la ragazzina, Carmela, suicida dopo uno stupro, pronunciava quando voleva attirare l’attenzione) sta avviando una petizione dal titolo “Controlliamo i controllori” che ha lo scopo di proporre «una sorta di Osservatorio nazionale che vigili e controlli i servizi sociali, affinché vengano garantiti con i fatti tutti i diritti umani e civili che molto spesso vengono calpestati proprio da coloro che sono preposti alla loro tutela. La funzione principale di questo Osservatorio deve essere quella di vigilare e controllare la reale professionalità degli addetti di questo servizio ed il regolare e doveroso rispetto della giustizia e dei diritti umani e civili delle famiglie e dei minori, e nei casi in cui venga riscontrato il contrario, denunciare subito quanto riscontrato alle sedi preposte per prendere i provvedimenti del caso». Le rappresentanti dell’associazione “L’Urlo” saranno presenti il giorno 8 gennaio nei pressi dell’azienda Transcom dalle ore 9 alle ore 17 per la raccolta delle firme a sostegno dell’Osservatorio.
È possibile firmare la petizione anche online cliccando QUI.
Chiedo a tutti di firmare la petizione (dobbiamo raggiungere le 500mila firme) e diffonderla a conoscenti e amici e, se avete un blog, pubblicare voi stessi il link.
Grazie a tutti.
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Argomenti trattati nel post: appelli, suicidio, denuncia, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , bambine, femminicidio, violenza di genere

È già passato quasi un anno da quando, per la prima volta, ho parlato dello sterminio di donne a Ciudad Juàrez in Messico. Bambine, ragazze, donne con un'età compresa tra i 10 e i 25 anni vengono rapite, stuprate, torturate e barbaramente uccise in questa città al confine con gli Stati Uniti in cui dominano il narcotraffico e la corruzione.
Si tratta in genere di donne povere che lavorano per guadagnarsi da vivere e mantenere la propria famiglia, si tratta di bambine o ragazze che escono di casa per andare a scuola e non vi fanno più ritorno. Finiscono nelle mani di bestie che fanno di loro ciò che vogliono, le tengono prigioniere e, quando sono stanche, le uccidono. I loro corpi vengono abbandonati nel deserto, molti non vengono mai più trovati, tanti sono irriconoscibili. L'unica cosa certa è che la giustizia non esiste e i colpevoli non sono ancora stati trovati, tant'è che gli omicidi continuano ancora oggi: nel 2008 sono state uccise almeno 24 donne, tra cui la comandante del reparto di polizia "Delitti sessuali" (leggi la notizia QUI).
Esiste però un'organizzazione che si chiama Nuestras Hijas De Regreso A Casa (Le nostre figlie di ritorno a casa) fondata dai famigliari delle vittime che chiedono giustizia per le figlie, le mogli, le sorelle, le madri, che hanno perso per sempre. Molto spesso i membri dell'associazione vengono minacciati di morte. Cliccando QUI potete entrare nel sito dell'organizzazione (tradotto in diverse lingue, anche in italiano) e informarvi voi stessi sulla tragedia quotidiana che le donne vivono ormai da anni.
Chi volesse leggere l'intero reportage pubblicato su questo blog l'anno scorso clicchi QUI: ricordo che si tratta di quattro post molto crudi che possono urtare la sensibilità dei lettori. Ho trattato diversi casi di violenze sulle donne in diverse aree del mondo, ma posso garantire che la carneficina di Ciudad Juàrez è una tra le peggiori di cui io mi sia mai occupata.
L'anno scorso avevo riportato stralci di un libro (L'inferno di Ciudad Juàrez di Victor Ronquillo) in cui si raccontano storie di bambine, ragazze e donne uccise; ho anche riportato alcuni tremendi dati, diversi numeri, che, nella loro freddezza, rappresentano il martirio di migliaia di donne (si stima che i corpi ritrovati siano più di 200, ma le scomparse sono più di 400: ci sono fonti che riportano numeri differenti; la verità è che nessuno sa quante siano le donne uccise o scomparse) che, fino ad oggi, non hanno ottenuto giustizia.
Non voglio che queste donne restino numeri, dietro ad ogni numero c'è una vita spezzata, una violenza inaudita, una ferocia bestiale. Per questo motivo traggo dal sito dell'associazione l'elenco delle vittime di Ciudad Juàrez: nome e cognome delle donne i cui corpi martoriati sono stati ritrovati e degnamente sepolti. Di tutte le altre, ahimé, nulla si sa, nulla si dice.
TODAS SON NUESTRAS HIJAS - TODAS SON NUESTRAS MUERTAS
1993 - 2004

L'elenco si ferma al 2004, ma altri nomi possono essere aggiunti a questa terribile lista di morte.
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Gloria Rivas Martinez
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Juana Sandoval Reyna e Esmeralda Juarez Alarcon
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(partendo dall'alto a sinistra) Claudia Gonzalez, Guadalupe Luna, Mayra Reyes Solis e Laura Ramos Monnarez
Queste giovani donne, e molte altre, hanno patito le pene dell'inferno prima di essere trucidate.
Amnesty International ha redatto un appello che è possibile firmare QUI e sul sito di Nuestras Hijas potrete informarvi su tutti i modi per attivarsi e non restare indifferenti. Ognuno di noi nel suo piccolo può fare qualcosa, basta volerlo.
Grazie dell'attenzione a tutti.
Fonti:
Lista delle vittime da Nuestras Hijas de Regreso a Casa
Foto da TruTv
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Argomenti trattati nel post: appelli, tortura, libertĂ , indifferenza, denuncia, stupro, persecuzione, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , aggressione, bambine, femminicidio, discriminazione sessuale, sequestro di persona, violenza di genere, omicidi seriali di donne, ciudad juĂ rez, iniziative femministe
È stato difficile trovare le parole per scrivere questo post, difficile riuscire a esprimere in qualche riga dei sentimenti che vanno al di là di ciò che può restare impresso sulla pagina di un blog, sentimenti che ti pervadono l’anima e che sono impossibili da tradurre in una lingua comprensibile ai più.
Nonostante questo io ci provo e non è detto che ci riesca in fondo. Se così non sarà, vogliate perdonarmi, ma non posso fare a meno di dire quello che penso, non posso restare impassibile, non posso dimenticare, come invece farebbe la maggior parte delle persone intorno a me.
Tra poco sarà Natale, si respira l’atmosfera natalizia in ogni dove, un’atmosfera di gioia e di serenità, o almeno così dovrebbe essere. Non è così per me. Sono triste, sono arrabbiata e sono delusa da quello che vedo e che mi circonda, dal menefreghismo generale, dal fatto che si può permettere a una ragazzina vittima di stupro di morire suicida, mentre i suoi stupratori non vengono nemmeno processati perché sono stati “bravi” a confessare.
E la cosa che più mi lascia indignata e schifata è che a prendere questa decisione è stata una donna. Mi è capitato di sentire persone dire che le donne vittime di violenza non hanno giustizia, perché i giudici e gli avvocati sono tutti uomini. Ma quando mai? La verità è che le donne ci sono ma non fanno NIENTE e le poche che si danno da fare non vengono minimamente considerate. Sono molto delusa dalle donne in generale, delusissima, perché noi donne rappresentiamo metà della popolazione italiana, ma in realtà quelle che si danno da fare, quelle che sono veramente per la parità, quelle che lottano, quelle che non si arrendono, quelle che si svegliano, quelle che non si fanno mettere i piedi in testa, sono la netta minoranza.
E questo non può che farmi rabbia.
Carmela, 13 anni, drogata e violentata ripetutamente da più persone. Sceglie di denunciare, il suo diario parla per lei, racconta le violenze subite, ogni attimo di quell’incubo che giorno dopo giorno le strappa un pezzo di vita. Carmela viene poi ritenuta un soggetto disturbato, internata in una clinica psichiatrica e “curata” con psicofarmaci. Nel fine settimana ai genitori viene concesso di portare la figlia a casa, ma il 15 aprile 2007, Carmela decide di farla finita e si getta dal settimo piano del condominio in cui abita. Forse questo era il suo volo verso la libertà, per porre fine a una vita che in realtà non esisteva più, per sfuggire alla prigione di psicofarmaci che le corrodevano il cervello. Forse questo era il suo modo per gridare “mi hanno violentata davvero, non sono pazza”, perché la sua voce non veniva ascoltata da nessuno.
Perché ci riesce molto difficile ascoltare una persona in queste condizioni, quando l’unica cosa di cui ha bisogno è parlare, sfogarsi, sentirsi capita e non colpevolizzata. E invece no, meglio gli psicofarmaci, meglio intontirla e sedarla, perché così non dà fastidio, così non dobbiamo sopportare una vittima che chiede aiuto. Così è più comodo per tutti quanti, ma non per Carmela, non per i suoi genitori. Di sicuro è più comodo per le istituzioni, è più comodo per la “giustizia”, che non deve avere a che fare con l’ennesima donna violentata che ha pure il coraggio di pretendere che i suoi stupratori finiscano in galera.
Nessuno ha tempo né voglia per ascoltare le urla disperate di chi si è vista strappare l’anima e non l’ha riavuta più. E così Carmela è morta, ha detto addio alla sua giovane vita, per sempre.
I suoi stupratori invece sono liberi, non avranno un processo, ma saranno solo tenuti a seguire un programma di rieducazione e a prestare assistenza agli anziani, mentre il loro avvocato si diletta nel definire la vittima una prostituta. Di Carmela si sono già dimenticati tutti, lei è la “prostituta”. Non l’hanno ascoltata in vita, ancora meno da morta. Il suo calvario è finito con un volo dal settimo piano di un palazzo.
È finita per Carmela. È finita così. Nel nostro paese civile una ragazza vittima di stupro è stata uccisa in questo modo. Non sto parlando dell’Afghanistan, non sto parlando del Pakistan e neanche dello Yemen o di qualsiasi altro paese in cui le donne sono considerate meno di zero: lì le donne stuprate vengono lapidate, squartate, decapitate, impiccate. In Italia invece le imbottiscono di psicofarmaci e le fanno suicidare o semplicemente le chiamano puttane e le abbandonano a se stesse. Ma dov’è la differenza? In un modo o nell’altro muoiono comunque, mentre i criminali se la ridono alle loro spalle.
Mi spiace per aver annientato l’atmosfera natalizia di cui parlavo all’inizio, ma oggi come oggi non c’è proprio niente di cui rallegrarsi. Mi risparmio dal dire Buon Natale, Buon anno e Buon pippirimerlo, perché ogni giorno è sempre lo stesso schifo. A Natale siamo tutti più buoni? Sì, a nulla, come lo siamo per tutto l’anno, del resto.
IoSòCarmela
associazione in ricordo di Carmela, per i diritti dei minori
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Argomenti trattati nel post: suicidio, leggi, libertĂ , indifferenza, denuncia, stupro, notizie nazionali, persecuzione, violenza sessuale, inciviltĂ , la mia opinione, violenza psicologica, bambine, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, sentenze shock, inerzia femminile
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ovviamente, questa immagine ha scatenato numerose polemiche.
Oggi l'ANSA riporta la notizia:
MILANO - Una donna nuda stesa su un materasso bianco nella posa della crocifissione. Per la giornata mondiale contro la violenza sessuale, il Telefono Donna ha scelto un'immagine shock che a Milano, pero', rischia di restare nei magazzini invece di finire sui pannelli di affissione. L'assessore all'Arredo Urbano del Comune, Maurizio Cadeo, ha infatti annunciato che cerchera' in tutti i modi di impedire che il manifesto di Telefono Donna finisca sulle strade.
''Faro' tutto quanto e' in mio potere - ha affermato - per evitare l'affissione del manifesto, di cui contesto il messaggio, che lede il sentimento religioso dei cittadini''. La donna raffigurata nel manifesto, che dovrebbe finire su 500 spazi di pubblica affissione del Comune, ricorda inequivocabilmente il Cristo in croce e sopra il drappo che le copre le parti intime campeggia la scritta: ''Chi paga per i peccati dell'uomo?''. ''Chiediamo all'associazione di ritirare il manifesto - ha attaccato Carlo Fidanza, capogruppo di An a Palazzo Marino - perche' una giornata cosi' importante non deve essere svilita da una provocazione del genere''.
Io mi chiedo: il manifesto è davvero blasfemo o le persone vogliono nascondersi dietro a finte scuse?
Dà così fastidio vedere una donna nuda, in croce, che ha subito violenza? Dà così fastidio chiedere chi pagherà per questi odiosi crimini? A quanto pare sì. Dà fastidio, molto. Perché di certi argomenti è meglio non parlare, certi argomenti sono scomodi e soprattutto sono fatti privati.
Una donna violentata o picchiata fa impressione e, se proprio vogliamo interessarci all'argomento, non dobbiamo mai e poi mai mostrare la realtà dei fatti, ma solo citare quattro dati statistici per dimostrare che il problema esiste e poi non facciamo nulla per risolverlo. Parliamoci chiaro, quattro dati ci scivolano addosso: non sono i numeri a dimostrare il dolore e la disperazione. Sono le testimonianze, e perché no le immagini, che DEVONO colpire e farci rendere conto della GRAVITÀ delle violenze.
Ben venga questo manifesto: finalmente un'immagine che tocca perché è potente e fa capire come davvero si sente una donna che subisce violenza. NUDA, ovvero spogliata della sua dignità e della sua libertà. Non è niente di provocatorio, non è niente di blasfemo...è semplicemente la VERITÀ.
Che, a quanto pare, dà ancora fastidio a molti.
Per un manifesto di denuncia si può trovare da ridire, ma nessuno sente lesa la sua "sensibilità religiosa" nel vedere appesi per tutte le strade manifesti pubblicitari, in cui il corpo femminile viene sfruttato per vendere prodotti. Nessuno si indigna nel vedere in televisione vallette a destra e a manca per mostrare le loro grazie...Quando si tratta di questo, nessuno si sente offeso nella sua sensibilità.
Quando invece bisogna parlare di argomenti seri e denunciare atti orribili, che nel nostro mondo "civile" milioni di donne subiscono ogni giorno, allora cambia tutto, e si inizia con le solite insulse polemiche ipocrite e stupide...
Ricordo l'appuntamento:
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Argomenti trattati nel post: date importanti, censura, libertĂ , maltrattamenti, cattolicesimo, indifferenza, denuncia, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, la mia opinione, paritĂ , 25 novembre, femminicidio, violenza di genere, manifesto antiviolenza, iniziative femministe
Questa settimana propongo due petizioni. Leggerete di seguito di cosa si tratta.
Chiunque firmi le petizioni si impegni anche a diffonderle!!!!!!!
PRIMA PETIZIONE
(dal blog di maxfrassi)

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Argomenti trattati nel post: appelli, tortura, libertĂ , denuncia, stupro, notizie nazionali, persecuzione, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, bambine, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, stupro di guerra, violenza su figlia
Lo stupro e le aggressioni a sfondo sessuale vengono ancora oggi ritenute violenze di serie b, in realtà sono atti gravissimi che compromettono (purtroppo a volte anche in modo irreversibile) la vita, le abitudini e la tranquillità della vittima.
La maggior parte degli stupratori sono uomini, ma le vittime di stupro non sono sempre e per forza donne. Anche gli uomini subiscono stupri e quando si cerca di aiutare una vittima di stupro bisogna farlo senza discriminazioni. Purtroppo ho sentito fin troppe cavolate su questo argomento e mi dissocio completamente dalle persone ignoranti che discriminano gli uomini violentati. La sofferenza di un uomo o di una donna vittime di stupro è la stessa.
Nel post si descriveranno le principali conseguenze dello stupro, si cercherà di dare consigli utili alle vittime e anche a chi si trova a dover aiutare un/a amico/a o un/a famigliare vittima di stupro.
Le informazioni sono state raccolte dal sito americano di RAINN (Rape, Abuse & Incest National Network), un'associazione molto attiva che si batte contro gli abusi sessuali (la traduzione in italiano è mia). Sul sito (interamente in inglese) potete trovare altri problemi psicologici e fisici che non ho riportato nel post: se non conoscete l'inglese, ma volete comunque approfondire, potete chiedermi la traduzione della pagina che vi interessa. Ho deciso di utilizzare questo sito in inglese, perché credo sia completo ed esauriente.
Preciso che, non essendo un'esperta di psicologia, ho tradotto in modo quasi sempre letterale i nomi dei disturbi (sotto ogni traduzione c'è l'originale denominazione in inglese con il collegamento alla pagina di RAINN): se qualcuno dovesse notare una qualche imprecisione nella traduzione e vuole farmi sapere il nome tecnico, provvederò a correggere. Grazie!
Sindrome post-stupro
Rape Trauma Syndrome
La sindrome post-stupro è una reazione comune in seguito a uno stupro o a un'aggressione a sfondo sessuale. È una reazione umana ad un grave avvenimento.
La sindrome post-stupro è divisa in tre fasi:
Fase acuta
Questa fase si verifica immediatamente dopo l’aggressione e può durare dai pochi giorni alle molte settimane. In questa fase gli individui possono avere diverse reazioni, ma in genere si dividono in tre categorie:
· Espressione: la vittima è molto sensibile. Lui o lei può apparire agitato/a o isterico/a; lui o lei può avere momenti di pianto o attacchi d’ansia.
· Controllo: la vittima sembra essere apatica, senza emozioni e si comporta come se “non è successo niente” e “va tutto bene”. Questa calma apparente può essere shoccante.
· Scetticismo: la vittima reagisce con un forte senso di disorientamento. Lui o lei può avere difficoltà nella concentrazione, nel prendere decisioni, o nel svolgere le mansioni quotidiane. Lui o lei può avere ricordi dell’aggressione.
Fase di aggiustamento esterno
Durante questa fase l’individuo riprende in apparenza una vita “normale” ma dentro di sé soffre uno stato di inquietudine. In questa fase può utilizzare cinque tecniche per convivere con l’accaduto:
· Minimizzazione: la vittima finge che “tutto va bene” o che “poteva esserci di peggio”.
· Drammatizzazione: la vittima non riesce a smettere di parlare dell’aggressione perché è ciò che domina la sua vita e la sua identità.
· Soppressione: la vittima si rifiuta di discutere e si comporta come se nulla fosse successo.
· Spiegazione: la vittima analizza ciò che è successo, cosa lei ha fatto e cosa stava pensando o provando lo stupratore.
· Migrazione: la vittima cerca di fuggire al dolore (si trasferisce, cambia lavoro, cambia aspetto, cambia le relazioni, ecc).
Ci sono molti sintomi o comportamenti che appaiono durante questa fase, compresi:
· Ansia continua
· Violenti cambiamenti di umore
· Senso di abbandono
· Paura persistente o fobia
· Depressione
· Rabbia
· Disturbi del sonno (incubi, insonnia, ecc)
· Disturbi alimentarti (nausea, vomito, fame compulsiva, ecc)
· Rifiuto
· Rinuncia agli amici, alla famiglia, alle attività
· Ipervigilanza
· Riluttanza ad uscire di casa e/o andare in luoghi che ricordano l’aggressione
· Problemi sessuali
· Difficoltà di concentrazione
· Flashback
Tutti questi sintomi e comportamenti posso rendere l’individuo desideroso di cercare appoggio e parlare dell’aggressione.
Fase risolutiva
Durante questa fase, l’aggressione non sta più al centro della vita dell’individuo. Però, lui o lei può riconoscere che non si dimenticherà mai dello stupro subito; il dolore e le conseguenze negative diminuiscono con il tempo. Spesso l’individuo inizia ad accettare lo stupro come parte della propria vita e decide di voltare pagina.
NOTA: gli individui possono fare passi avanti o indietro durante il loro processo di guarigione. Le fasi qui descritte non rappresentano una progressione lineare poiché può essere diversa per ogni persona.
Depressione
Depression
Ci sono molte reazioni emotive e psicologiche che le vittime di stupro o aggressioni possono avere. Una delle più comuni è la depressione.
Il termine “depressione” può confondere, poiché molti sintomi sono vissuti dalle persone come reazioni normali agli eventi nella loro vita. In certi momenti della vita tutti possono sentirsi tristi o “depressi”. Questo significa che riconoscere la depressione può essere difficile poiché i sintomi possono essere attribuiti ad altre cause. Questi sentimenti sono normali, soprattutto durante i periodi difficili.
La depressione inizia ad essere qualcosa di più di un normale sentimento di tristezza, quando i sintomi durano più di due settimane. Quindi, se vivi cinque o più dei sintomi della depressione per più di due settimane, dovresti pensare di parlare al tuo medico del tuo stato d'animo.
I sintomi della depressione includono:
· Tristezza prolungata o pianti inspiegati
· Cambiamento dell’appetito con una significativa perdita o guadagno di peso
· Perdita di energia o fatica persistente o apatia
· Cambiamento significativo delle abitudini del sonno (insonnia, dormire troppo, sonno irregolare, ecc)
· Perdita di interesse e del piacere in attività che prima si amavano, allontanamento sociale
· Sensazione di non avere valore, di non avere speranza o colpevolezza inappropriata
· Pessimismo o indifferenza
· Disturbi inspiegati (mal di testa, mal di stomaco)
· Incapacità di concentrazione, indecisione
· Irritabilità, preoccupazione, rabbia, agitazione o ansia
· Pensieri ricorrenti alla morte o al suicidio
La depressione può colpire chiunque, di ogni età, genere, razza, etnia o religione. La depressione non è un segno di debolezza e non è neanche un modo per riprendersi.
Flashback
Flashbacks
I flashback si verificano quando i traumi passati sembrano avere luogo nel presente.
Questi ricordi possono svilupparsi in forme diverse: sogni, suoni, odori, immagini, sensazioni del corpo o sensazioni opprimenti. Questo rivissuto del trauma spesso sembra venire dal nulla e, quindi, confonde il confine tra passato e presente, lasciando che l’individuo si senta ansioso, spaventato, impotente, o riviva qualsiasi altra sensazione che ha provato durante l’abuso.
Alcuni flashback sono miti e brevi, momenti passeggeri, mentre altri possono essere forti e durare molto tempo. Molte volte l’individuo non realizza di avere un flashback e può sentirsi debole o dissociarsi (sdoppiamento della personalità).
Se realizzi di essere nel bel mezzo di un flashback:
· Di a te stesso/a che stai avendo un flashback e ricordati che l’evento è passato e sei sopravvissuto/a.
· Respira. Prendi lenti, profondi respiri mettendo una mano sullo stomaco e respira abbastanza profondamente in modo che la mano si muova verso l'alto durante l’inspirazione e verso il basso durante l’espirazione. Questo è importante perché quando siamo nel panico il nostro corpo inizia a prendere respiri brevi e poco profondi e la diminuzione di ossigeno incrementa lo stato di panico. Quindi, aumentare l’ossigeno nel corpo può aiutare ad uscire dallo stato di ansia in cui ci troviamo.
· Ritorna al presente. Usa i cinque sensi per stabilire dove ti trovi nel presente. Guardati attorno e nota i colori della stanza. Ascolta i suoni intorno a te. Senti gli odori. Senti i vestiti sulla pelle e accorgiti delle sensazioni delle tue parti del corpo (mani, piedi, ecc…).
· Riconosci cosa può farti sentire più sicuro/a. Avvolgiti in una coperta, chiuditi in una stanza, qualsiasi cosa possa farti sentire al sicuro.
· Cerca l’aiuto di persone di cui ti fidi. Se puoi, chiedi aiuto a qualcuno durante questo periodo di vulnerabilità.
· Prenditi del tempo per rimetterti. Prenditi il tempo per sentirti a tuo agio e nel presente. Questo potrebbe richiedere del tempo ed è normale. Se ti va, fai un sonnellino, prendi un po’ di tempo per te, o qualsiasi cosa che possa aiutarti per sentirti sicuro/a.
· Stai bene con te stesso/a. Sappi che non sei pazzo/a e non stai facendo nulla di sbagliato. Serve tempo per rimettersi.
Disturbi psicosomatici
Body Memories
I disturbi psicosomatici si verificano quando lo stress dei ricordi dell’esperienza di abuso si trasformano in problemi fisici che non possono essere spiegati dai soliti mezzi (esami medici, ecc).
Queste malattie sono spesso chiamate “sintomi psicosomatici” e questo non significa, come invece pensa molta gente, che stanno “nella tua testa”. Piuttosto, significa che i sintomi sono dovuti alla connessione tra mente e corpo.
I problemi fisici che possono svilupparsi includono mal di testa, emicranie, disturbi di stomaco, lievi vertigini, pelle calda/fredda, problemi del sonno, ecc.
Queste malattie possono essere frustranti per la vittima perché sono difficili da diagnosticare e curare e possono aggiungersi alla difficile esperienza di guarigione.
Altri disturbi:
Cliccando sul nome in inglese accedete alla spiegazione (ricordo che chi non sa l'inglese può richiedermi la traduzione).
Adulti vittime di abusi sessuali nell'infanzia
Adults Survivors Of Childhood Sexual Assault
Disturbo da stress post-traumatico
Post Traumatic Stress Disorder (PTSD) e Complex PTSD
Sindrome della donna maltrattata
Battered Woman Syndrome
Gravidanza
Pregnancy
Personalità borderline
Borderline Personality Disorder
Malattie sessualmente trasmissibili
Sexually Transmitted Infections
Sdoppiamento della personalità
Dissociative Identity Disorder
Sindrome di Stoccolma
Stockholm Syndrome
Aiutare una vittima
Ricordate che aiutare una vittima di stupro non è semplice: è un'esperienza traumatica, quindi potreste avere anche voi bisogno di un supporto psicologico.
Quando vi rapportate con una vittima di stupro non giudicatela. Non forzatela a parlare, a raccontare o a denunciare l'accaduto: potete darle consigli, ma ricordate che la scelta spetta infine solo ed esclusivamente a lei. In Italia, la denuncia per stupro può essere sporta entro e non oltre sei mesi dall'accaduto ed è irrevocabile.
Per la vittima è molto importante parlare: è il modo più efficace per razionalizzare l'accaduto. Quando se la sentirà di parlarvi, ascoltatela senza pregiudizi. Fatele sentire la vostra vicinanza. Non mostratevi scocciati o increduli: questo comportamento non può che peggiorare la situazione e lo stato d'animo, già ferito, della vittima.
Se la vittima vuole un supporto medico o denunciare lo stupro, offritevi di accompagnarla all'ospedale o alla polizia: non lasciatela sola.
Da non sottovalutare
I kit per lo stupro
Un kit per lo stupro è un kit con piccole scatole, vetrini e bustine di plastica per raccogliere e conservare le prove della violenza. Grazie a questo si può conservare il DNA dello stupratore e usarlo come prova in tribunale. Si provvede a raccogliere le prove sul corpo e sui vestiti, compresi capelli e fibre. È buona norma portare dei vestiti di ricambio con sé per far esaminare quelli che si indossa.
NOTA: Se sospetti di essere stato/a drogato/a richiedi un'analisi delle urine. Questa non è una procedura standard e viene effettuata solo su richiesta.
Non sottovalutate le malattie sessualmente trasmissibili che si possono contrarre in seguito allo stupro. Parlatene al vostro medico e vi dirà come comportarvi.
La pillola del giorno dopo
Per le donne: attenzione alle gravidanze indesiderate. Se il medico si dimentica di prescrivervi la pillola del giorno dopo (purtroppo succede perché non tutti i medici sanno fare il loro lavoro), PRETENDETE che vi venga prescritta, oppure che vi venga somministrata sul posto. Se vi recate in farmacia per acquistarla, ricordate che i farmacisti sono OBBLIGATI PER LEGGE a vendere un farmaco dietro prescrizione medica. Se vi imbattete in medici o farmacisti "obiettori" chiamate i carabinieri: l'obiezione di coscienza per i medici è contemplata per l'aborto, non per la contraccezione; l'obiezione di coscienza per i farmacisti NON ESISTE. Certa gente deve essere denunciata: si tratta di fanatici che vogliono imporre le loro idee agli altri. Accedere a un farmaco, quando ne avete bisogno, è un VOSTRO DIRITTO, soprattutto in una situazione come questa.
Consiglio per tutti/e: per saperne di più su cosa fare in caso di stupro cliccate QUI.
Per tutte le vittime: purtroppo non avrete la lucidità per pensare a tutto questo, infatti è buona cosa che vi confidiate con una persona di fiducia che possa accompagnarvi e sostenervi.
È molto importante non sottovalutare niente. Se volete denunciare, le prove sono essenziali.
Non siete obbligati/e a sporgere denuncia. Fate quello che vi sentite di fare. È un trauma tremendo quello che avete subito: non lasciatevi andare, rivolgetevi ad amici, parenti o associazioni. Vi sapranno aiutare. Non chiudetevi in voi stessi/e perché l'aiuto è a portata di mano.
Un forte abbraccio a tutti/e.
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Argomenti trattati nel post: psicologia, uomini, contraccezione, denuncia, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, obiezione di coscienza, la mia opinione, aggressione, pillola del giorno dopo, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, gravidanza indesiderata, hiv / aids, conseguenze dello stupro
Con la triste storia di Lorena Cultraro spero che qualcuno si sia reso conto di quanto possano essere bestie certe persone. Mi dispiace definirli bestie, perché gli animali queste cose non le fanno. Allora li definisco fecce dell’umanità o scarti della società; non so quale sia migliore, a me sembrano entrambi dei complimenti per gente così. Ho appena sentito che, essendo minorenni, rischiano dai 15 ai 20 anni di carcere: insomma, non rischiano niente. Uno di loro ha anche chiesto: “Posso tornare a casa?”. Tu puoi andare a morire ammazzato mica a casa! Si vede che per loro è normale picchiare e soffocare una ragazza indifesa e poi gettare il suo corpo in un pozzo, come fosse spazzatura. Tre ragazzi contro una ragazza: bello prendersela con chi non può difendersi, vero? In tre si sentono dei grandi, li prendi da soli e se la fanno sotto. Questi infami non cambieranno, i violenti non cambiano mai. Ce l’hanno dentro, sono così.
Una cosa è certa: una ragazza di 14 anni è stata massacrata da tre ragazzi che reputava suoi amici. Però, come sempre, tutte le volte che una donna viene ammazzata o violentata scattano frasi come questa “se l’è cercata”, oppure “però con tutti e tre, che sciagurata!” e via dicendo (oggi ho letto un articolo vomitevole a proposito). Quando la vittima è una donna la colpa deve ricadere anche su di lei, per forza; perché gli uomini hanno impulsi che non riescono a frenare e quindi poverini, poi gli tocca pure violentare o ammazzare le donne, oh poverini! Della donna violentata o uccisa se ne fregano tutti…la diffamano per bene così l’orgoglio maschile è salvo.
Quando un uomo uccide una donna le frasi sono queste: “ma lei era isterica”, “lei era malata”. Poverino lui, è la vittima perché gli toccava pure sopportare la donna: meno male che l’ha uccisa! Si è tolto un peso. Mille giustificazioni e c’è pure gente che gli dà corda: l’orgoglio maschile si deve sempre salvare. Della donna uccisa chi se ne importa. Tanto la vita di una donna vale meno di zero. Le donne valgono solo quando si mettono nude in televisione.
L’altro giorno stavo leggendo la testimonianza di una donna che veniva picchiata da suo marito. Va all’ospedale, perché come sempre le aveva prese, e il medico le dice: “Signora quante storie per due schiaffi! Lei cos’ha fatto per meritarseli?”. Due schiaffi? Peccato che la donna fosse piena zeppa di lividi, ma sono solo dettagli. E poi è ovvio: se una donna viene picchiata dal marito significa che se l’è cercata. Chissà cosa ha fatto a suo marito per prenderle così. Poverino lui che la deve sopportare!
Un’altra donna invece è andata dai carabinieri a denunciare il marito violento e le hanno detto: “Ma signora, ci pensi bene. È comunque il padre dei suoi figli”. Scusatemi, mi sono dimenticata che visto che è il padre dei miei figli ha diritto di ammazzarmi di botte. Ci penserò bene finché non mi ammazza, poi tanto lo giustificheranno perché io ero isterica. Come sempre: poverino lui!
L’ennesima donna violentata, madre di un bambino di 4 anni, è andata a sporgere denuncia subito dopo lo stupro. Un brigadiere molto intelligente si è rifiutato di accettare la denuncia, perché l’uomo che l’ha violentata è andato in commissariato a piangere. Come sempre: poverino lui! Sarà stata lei a provocarlo, magari aveva anche una maglietta scollata: e chi lo ferma più il porco? Poveri uomini, vittime delle donne. Poverini.
Devo andare avanti a fare altri esempi, oppure vi bastano questi? Non vi sentite già lo stomaco rigirare e la rabbia crescere? “Italia evoluta”…sarebbe questa? È evoluto un paese che giustifica gli stupri, giustifica i mariti che picchiano le mogli e diffama le vittime? È civile?
Io rivolgo un appello a tutte le donne che si trovano in una situazione di violenza o che l’hanno appena subita: NON MOLLATE! Non rinchiudetevi in voi stesse. Anche se viviamo in un mondo maschilista, denunciate quello che avete subito, denunciatelo sempre e non fatevi ingannare dalle scuse dei mariti violenti: non valgono niente. Ogni volta che chiedono scusa poi lo rifanno nel 90% dei casi. Chi ama non picchia: l’amore non è compatibile con la violenza. Non vivete nell’illusione che il vostro compagno vi ami anche se vi mette le mani addosso. Non vergognatevi a parlarne, perché le persone che dovrebbero vergognarsi sono gli uomini che vi fanno questo, non voi che siete solo vittime innocenti di vigliacchi infami. Dopo uno stupro andate subito a farvi visitare, raccogliete tutte le prove che potete. Anche se a stuprarvi è stato un vostro amico, o peggio, un vostro famigliare: è sempre e comunque un reato gravissimo e inaccettabile. Andate avanti con coraggio e a testa alta. Uscire dalla violenza è possibile, dovete crederci voi per prime e NON SIETE SOLE.
A tutti gli uomini che picchiano, stuprano o ammazzano le donne lascio questo messaggio: SIATE MALEDETTI!

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Argomenti trattati nel post: testimonianze, uomini, denuncia, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, la mia opinione, stereotipi, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere
Come preannunciato, le femministe hanno deciso di denunciare Giuliano Ferrara per calunnia e molestie, in quanto la legge italiana non reputa l'aborto un omicidio (nemmeno prima dell'entrata in vigore della legge 194), quindi accusare le donne che hanno abortito o stanno per farlo di essere delle "assassine" è una vera e propria calunnia che non ha fondamento giuridico.
Il testo della denuncia mi è arrivato pochi giorni fa per email dall'avvocato Sami Behare che si occupa del caso. Se volete, la denuncia è da compilare e completare, coi nomi cognomi ecc. della/e denunciante/i, e da adattare (e volendo aggiustare, aggiungere, correggere, ecc.). E' meglio (ma non assolutamente indispensabile) che almeno una delle denuncianti abbia abortito (in tal modo è vittima diretta della diffamazione: c'è un punto della denuncia in cui questo è evidenziato in rosso).
Va firmata e depositata presso la Segreteria penale della Procura della Repubblica del Tribunale della Vs. città. In più città si deposita, meglio è. Anche più denunce nella stessa città, ma in giorni diversi. Questo perchè in molti casi verrà probabilmente archiviata (se capita in mano ad un magistrato uomo, o donna ma cattolica, pro-Ferrara, ecc.), quindi diversificando e moltiplicando i depositi prima o poi la denuncia finisce ... nelle mani giuste!
Si può farlo da sole. Se avete un vs. legale di fiducia, potete farlo suo tramite.
In seguito fate sapere all'avvocato dove e quando l'avete depositata. L'email di Sami Behare è: sbehare@tiscali.it
Ecco il testo della denuncia:
Procura della Repubblica presso il Tribunale di [CITTA’]
Io/noi sottoscritta/e … …, nata/e a … il …/…/…, res. in … via …, rapp.ta/e e difesa/e dall’Avv. Sami Behare, nel suo studio sito in Milano, in via Buonarroti n.9, che nomino/nominiamo fin d’ora mio/nostro difensore, espongo/esponiamo quanto segue.
E’ di dominio pubblico la campagna orchestrata dal Sig. Giuliano Ferrara, nato a Roma il 7/1/1952, sulla “moratoria dell’aborto”. A metà dicembre 2007 Ferrara ha riaperto il dibattito sull'aborto proponendo una “moratoria universale”. L'annuncio è stato fatto durante la trasmissione Otto e mezzo, che il giornalista conduce su La7, esattamente il giorno dopo che l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva approvato una risoluzione non vincolante (sostenuta soprattutto dall'Italia) per una moratoria sulla pena di morte.
« Da Il Foglio del 19 dicembre 2007: Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell'amore. È lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. È oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l'aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell'eugenetica. Rallegriamoci, dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l'arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l'evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione. »
Secondo Ferrara, dato che le Nazioni Unite hanno deciso di approvare una moratoria sulla pena di morte, dovrebbero anche approvare una moratoria sull'aborto, da lui definito "lo scandalo supremo della nostra epoca" e considerato alla stregua di un “omicidio” (1).
In seguito, il 14/01/2008 al Teatro Dal Verme di Milano egli riafferma che “l’aborto è un omicidio. Di più: che non esiste omicidio più perfetto dell’aborto…”, concetto ribadito su Il Foglio (04/03/2008). Sempre dalle colonne de Il Foglio del 13 e 14/03/2008, il Sig. Ferrara apostrofa le donne che hanno abortito, o che intendano farlo, di “omicidio” (2), o le indica pubblicamente addirittura quali autrici di “strage”, di “shoah”, di “soluzione finale” (v. http://www.ilfoglio.it/direttore). Ciononostante, l’ambito discriminante della libera manifestazione del proprio pensiero e del diritto di critica viene, ed è stato, a parere della scrivente, ampiamente oltrepassato, sconfinando nel nostro codice penale.
I reati che, così stando le cose, paiono essere stati commessi dal Ferrara sono molteplici.
Si va dall’art.656 c.p. (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico), all’art.658 c.p. (Procurato allarme presso l’Autorità); dall’art.595, comma 3, c.p. (Diffamazione a mezzo stampa); all’art.660 c.p. (Molestia o disturbo alle persone).
Naturalmente sarà la Magistratura a decidere se, nei fatti illustrati, vi siano estremi di reato, e l’esatta qualificazione giuridica.
Qui di seguito cercheremo di indicare per sommi capi i motivi per i quali si ritiene di dover procedere penalmente nei confronti del Sig.Giuliano Ferrara.
1) Art. 656 c.p. (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico)
Nella fattispecie, la “notizia falsa” è che l’aborto sia un “omicidio”, e che le donne che abortiscono contribuiscano a commettere una “strage”.
L'omicidio secondo l'articolo 575 del vigente codice penale consiste nel cagionare "la morte di un uomo". L'art. 578 punisce "La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto...".
Pertanto, le leggi penali vigenti prevedono l'omicidio vero e proprio nel senso della morte procurata di un uomo, cioè di una persona (maschio o femmina) già venuta al mondo (3), da quando è uscita dalla sfera (riproduttiva) materna in poi; oppure di un neonato appena partorito, fino al caso estremo di un feto durante il parto (naturale).
Quindi, non è considerato, e non è (mai stato, neppure dal Codice penale prima della legge n.194/1978) omicidio l'aborto, neppure negli ultimi giorni della gravidanza, purchè precedenti le doglie.
Non si tratta, nel caso della “campagna” del Ferrara, di una libera manifestazione del proprio pensiero, in quanto egli accusa le donne che hanno interrotto la gravidanza (come è il caso della/e scrivente/i) o intendano abortire, come mandanti di “omicidio” e colpevoli di concorso in “strage”. Diverso sarebbe il caso se il Ferrara, o chi per lui, proponesse di riformare la legge attuale sull’I.V.G. (anzi, lo ha negato pubblicamente); oppure di riformulare l’art. 575 del codice penale; così come lo stesso art. 1 del codice civile. E, soprattutto, nelle more di queste eventuali riforme, se si limitasse a criticare la legislazione vigente, senza accusare pubblicamente, a destra e a manca, decine di migliaia di donne di omicidio e di strage, provocando così il “turbamento dell’ordine pubblico” di cui all’art.656 c.p.
2) Art. 658 c.p. (Procurato allarme presso l’Autorità)
Date le stesse premesse di cui sopra, le pubbliche affabulazioni del Sig.Ferrara, che rimbalzano dalla carta stampata alla televisione, passando per la radio, pubbliche conferenze e comizi, amplificandosi fino a diventare ossessive, possono essere equiparate all’annunzio di pericoli (“omicidi perfetti”, “genocidio”), inesistenti, che possono suscitare – e di fatto suscitano - allarme presso l’Autorità. Vedasi il grave episodio di Napoli, quando il 12/02/2008, la polizia è intervenuta al Nuovo Policlinico, sul presupposto che si stesse perpetrando un “feticidio”, quando invece si trattava di una normale e regolare interruzione volontaria di gravidanza. In un clima diverso, non si sarebbe verificato un fatto così grave ed allarmante.
Addirittura, il Sig. Ferrara, parlando del suicidio del ginecologo Ermanno Rossi di Rapallo, afferma che “emergeva la realtà di un bambino ucciso per un reality”, che gli aborti sono “uccisioni seriali” , ecc. (v. Il foglio, 13/3/08).
3) Art. 595, comma 3, c.p. (Diffamazione a mezzo stampa)
L’”altrui reputazione” è quella delle donne che hanno abortito, o lo hanno deciso, o stanno per farlo: in primis, la reputazione della/e scrivente/i. L'“offesa” consiste nell’attribuire una responsabilità omicidiaria a chi ne è assolutamente, e senza alcun dubbio, esente. Il “fatto determinato” è l’aborto. L’offesa è stata ed è arrecata, quotidianamente, a partire dal 19/12/2007, a mezzo stampa e strumenti radio-televisivi.
4) Art. 660 c.p. (Molestia o disturbo alle persone)
Le reiterate esternazioni pubbliche petulanti del Ferrara di cui sopra hanno arrecato molestia e disturbo alla/e scrivente/i, così come – si presume - a migliaia di donne come lei. Da quando è iniziata la campagna del Ferrara la scrivente soffre di disturbi del sonno, nonché di disappetenza. Per “petulanza” si intende – in genere - arroganza, presunzione, maleducazione, impertinenza, insolenza, invadenza, insistenza, cioè tutto il contrario di riguardo, educazione, discrezione, riservatezza. Tutto ciò pare ravvisabile nella condotta del Ferrara.
* * *
Per tutto ciò premesso ed esposto, la/e Sig.ra/re/ine … …, rapp.ta/e e difesa/e dall’Avv. Sami Behare del foro di Milano, sporge/sporgono denuncia-querela nei confronti del Sig. Giuliano Ferrara, Direttore Responsabile del quotidiano Il Foglio, e per l’effetto
c h i e d e / chiediamo
che il Sig. Giuliano Ferrara venga perseguito ai sensi di legge, per i reati che la S.V. vorrà individuare nelle sue condotte sopra evidenziate; riservandosi fin d’ora di costituirsi parte civile nel procedimento eventualmente instaurando; e chiedendo di essere avvisata/e ex art. 408 c.p.p. in caso di richiesta di proroga termini e/o di archiviazione.
[Città], li [data]
F.to: ……………………
1 Ferrara ha presentato l'invio della lettera all'ONU davanti al pubblico il 2 febbraio 2008 al Teatro Manzoni di Monza. Il testo integrale della sua prolusione è stato pubblicato su Il Foglio il 18 febbraio.
2 “Che le donne non siano assassine, ma l’aborto sia un omicidio, non l’ho detto solo io.”
3 V. anche art.1 Codice civile: "La capacità giuridica si acquista al momento della nascita. I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all'evento della nascita".
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