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Argomenti trattati nel post: leggi, libertĂ , indifferenza, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , aggressione, stereotipi, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere
Mentre il premier, uomo autoritario, per nulla autorevole, dall'alto della sua mega villa e dei viaggi vacanze offerti su voli di stato ai suoi amici (fonte: El Pais), ancora prima di avere modificato la legge (agosto 2008) per legittimare il trasporto comitiva a spese dei contribuenti, dispensa lieto ottimismo sulla crisi che di certo non tocca lui ne tutti i pezzi grossi che gli fanno da corte dei miracoli: il suo sessismo fa scuola e legittima sempre più, anzi dona rinnovato "splendore" alla cultura dello stupro che condiziona le nostre vite.
La tivu' delle veline che offre corpi offesi tra una pubblicità e l'altra è la prima stupratrice del nostro paese. Così fanno le pubblicità sessiste, gli uomini che reiterano misoginia e odio verso le donne, i marchi aziendali che consumano le nostre vite per ridurci allo stato di semplici consumatrici.
Predatori sessuali si può esserlo in molti modi. La stessa definizione di "predatori" però è sbagliata perchè riconosce allo stupratore il ruolo di "cacciatore" mentre relega la donna al ruolo di "preda".
Lo stupro non è neppure un "furto" perchè il corpo di una donna non è definibile in una "proprietà". Resterebbe altrimenti da decidere "di chi" e la risposta la trovate sulle pagine dei giornali di destra. Il corpo delle donne viene inteso di proprietà dello stato che ci obbliga a fare figli per risolvere problemi demografici, di welfare, di assetto socio-economico, di continuità delle politiche capitaliste. E' di proprietà delle corporation che ci vogliono "utili" a realizzare il loro "profitto". E' di proprietà degli uomini che dei nostri corpi si servono come luogo di scarico di sesso fisiologico.
Lo stupro non offende la morale perchè non è un problema di scarso decoro giacchè se si stupra una donna in casa, tra quattro mura al chiuso, non va tutto bene purchè non si disturbi la vista e l'udito di nessuno.
Lo stupro non ruba l'anima perchè quest'ultima, sebbene ci sia stata attribuita solo di recente nel momento in cui siamo state promosse dal grado di animali da soma a quello di esseri umani, è creazione di una teologia che si occupa di spirito, metafisica, interiorità riflessa nel dogma dominante. Lo stupratore non è un "diavolo" che ruba anime lasciando che le sue vittime siano condannate all'inferno. Lo stupratore non agisce per soddisfare una ritualità di stampo massonico e non ha nulla di mistico, non ha un titolo così "autorevole" come quello che può essere riconosciuto dalla cultura religiosa al nemico numero uno di dio. Lo stupratore è semplicemente un uomo, spesso supportato da altri uomini e anche dalle donne. Lo stupratore è un uomo che considera le donne oggetti per il suo piacere. Esattamente come le televisioni, le pubblicità e tanta cultura sessista.
Lo stupro non è "etnico", non appartiene ad un ceto "degradato" e non fa capo ad una precisa religione. Soprattutto: non si combatte con le ronde (che a Firenze, provocatoriamente, si chiameranno rondìni) che agiscono per conto della stessa cultura razzista che punisce le donne se non dichiarano "obbedienza" all'uomo *bianco*.
Lo stupro è violenza, dominio, potere esercitato su una persona senza che sia contrattato un consenso.
Lo stupro è "sii donna, non ti lagnare anche se fa male la prima volta, perchè tanto poi ti passa tutto", come fosse una puntura, ed è "sei tu che mi hai provocato e quindi me lo devi lasciare fare".
Stupro è quello avvenuto ieri sera a Roma, la capitale più in-sicura del mondo, in un parcheggio, alle due di notte, ad una donna - una giornalista - che ha spiegato come il suo stupratore parlasse italiano corretto.
Chi l'ha stuprata aveva un passamontagna nero, l'ha immobilizzata, minacciata, violentata e poi se n'e' andato.
Lo stupratore a volto coperto è una novità tutta romana o comunque di una nazione che ha usato la questione degli stupri per motivi razzisti, xenofobi e poco attinenti alla lotta contro la violenza sulle donne.
Uno stupratore che parla italiano e che si presenta con il passamontagna è come se fosse uno stupratore di Stato. Nascosto dietro l'alibi degli "stupri etnici", protetto dal disinteresse verso tutte le violenze che riguardano gli italiani, per nulla preoccupato delle conseguenze giacchè tanto si dirà che era uno straniero - che aveva frequentato un corso intensivo di italiano per sviare le indagini - e anche se qualcuno risale a lui in ogni caso varranno le solite attenuanti: aveva bevuto, era depresso, colto da raptus, soprattutto: lei che cazzo faceva in giro da sola a quell'ora?
Abbiamo visto come finiscono i processi per stupro che coinvolgono italiani. Quello della cirenaica è finito con una assoluzione in secondo grado sulla base di un pregiudizio: una donna che concede qualche effusione poi non può dire di essere stata stuprata anche se ci ha ripensato e ha detto di no difendendosi con tutte le sue forze. Quello romano di capodanno finisce a tarallucci e vino. Prima aveva confessato, poi la mamma fece lo show in televisione dicendo che è un bravo ragazzo e si sa che i bravi ragazzi fanno brutte cose solo se incontrano ragazze cattive, così i giornali sono andati alla ricerca di dettagli per denigrare la ragazza e hanno trovato una donna che ogni tanto esce, si diverte con gli amici e se ne fotte. E questo, come sappiamo, in italia è proibito. Poi c'e' stato lo stupro di gruppo di tre rampolli bresciani su una ragazzina e anche su di lei si sono scagliati i lampi e i tuoni e l'hanno sezionata come se fosse già morta, una autopsia per ricavare notizie sull'anatomia tipica della ragazza "poco seria" (che è una che non sa ridere - disse una signora siciliana). I ragazzi sono stati prosciolti e lei accusata di calunnia, per la felicità delle organizzazioni che giustificano lo stupro dietro più nobili e ufficiali propositi.
Sicchè questo ultimo stupro è proprio uno stupro di stato. Viene dopo le pompose affermazioni di ministri, carfagna compresa, che giustificavano il rifinanziamento della militarizzazione delle città perchè secondo il loro parere i soldatini impedirebbero gli stupri. Viene dopo i protocolli che offrono l'alibi per reprimere le manifestazioni di dissenso e vengono usati per fare ostruzionismo persino a iniziative come il pride. Viene dopo i regolamenti per il decoro (e quel ddl carfagna contro il modello di prostituzione che non passa dalla mercificazione ad uso di soggetti terzi) che ricattano e perseguitano le sex workers perchè colpevoli di essere lavoratrici indipendenti senza arrendersi a tutti i magnacci, di qualunque genere, vallettopolai compresi, che vogliono essere gli unici a speculare e realizzare profitto sui corpi delle donne. Viene dopo quei regolamenti che salvano puttanieri, ipocriti, bacchettoni e pedofili, protetti dalla conventicola tutta dio-patria-famiglia, mentre si censura il consumo di cornetto caldo dopo l'una di notte. Viene dopo lo svuotamento delle piazze e delle strade per togliere di torno un po' di vita sana e lasciare spazio agli stupratori. Viene dopo tanto dichiarare che la sicurezza, anzi la SicureZZa, faceva parte della tante cose "risolte" (quante balle!) dal governo della nazione e di Roma Capitale, con tutto il carico di finanziamento extra mal-speso che la leggina di nomina a città stato ha riservato al sindaco con la celtica al collo. Peccato che nelle periferie romane, come al Quartaccio, dove gli abitanti del quartiere hanno di recente manifestato, non sia stata messa neppure una lampadina per illuminare i percorsi al buio. Peccato che sia tutta una gran balla con spreco di risorse pubbliche e nessun effetto reale.
Questo ultimo stupro arriva dopo che la ministra alle pari opportunità ha portato la regina di svezia a passeggio per un centro antiviolenza senza che mai - nella pratica - abbia riconosciuto il loro effettivo valore. Ad oggi la regina di svezia ha donato ai nostri centri antiviolenza 3 milioni di euro. Il ministero ne ha prima tagliati 20 per coprire le strategie di Tremonti e poi si è allargata e ne ha promessi (da svariato tempo) 29. Non ci risulta che sia arrivato un soldo a nessuno. Anzi è assodato che vi siano centri in grossa difficoltà, alcuni dei quali - per mancato rinnovo convenzione da parte di sindaci di destra (il sindaco di palermo, per esempio) - hanno persino dovuto sospendere alcuni essenziali servizi (come il centro antiviolenza le Onde di Palermo).
Lo stupro arriva dopo che la capo dipartimento delle pari opportunità isabella rauti ha "narrato" in una conferenza internazionale a praga quanto le donne italiane siano felici: "da noi le donne che guadagnano meno degli uomini sono percentualmente meno degli altri paesi europei" - ha detto - e semmai questa non si rivelasse la gran balla che è viene da chiedersi se il dato c'entra qualcosa con il fatto che le donne italiane soffrono di disoccupazione e precarietà più che in ogni altro paese d'europa. Tra le altre cose ha anche detto che il ministero avrebbe finanziato corsi che affontano la questione di genere nelle università e nelle scuole secondarie (di quale stato parlava, di grazia?). Ci piacerebbe sapere dove, quando, chi, cosa, rispetto a questa notizia che ci sembra un'altra balla buona da smerciare all'estero o ci piacerebbe sapere se per momenti formativi che hanno a che fare con il genere non si intendano gli incontri a cura di azione giovani che parlano di contraccezione e interruzione di gravidanza con lo stesso tono degli inquisitori al tempo di giordano bruno. Proprio quello che poi fu bruciato. In ogni caso, se avete voglia di leggerlo, l'intero intervento sta qui.
Tutto ciò è stupro di stato. E' complicità, assenza, speculazione politica che si imbarazza negli incontri in luoghi di confronto con realtà più civili e coltiva arretratezza culturale in italia (come sarà stato difficile per la rauti comporre un intervento basato sulla filosofia che i sessismi sporchi bisogna gestirseli in quella grande famiglia a gestione patriarcale che è il nostro paese), è vigliaccheria, miseria, pochezza, mediocrità di stato.
Gli uomini ci stuprano e ammazzano già abbastanza e davvero non ci meritiamo una ministra alle pari opportunità servile e senza alcuna autorevolezza che usa i momenti pubblici per allisciare i maschi potenti (vedi insulsa lettera inviata al corriere per difendere berlusconi).
Tutto ciò per dire che lo stupro di ieri, così come tante altre violenze si potrebbero evitare, se solo non fossimo le sole a volerlo.
Tutta la nostra solidarietà alla donna che è stata stuprata ieri a Roma, da sola, in un garage, da un uomo con passamontagna che parlava italiano.
Riassumiamo dati e considerazioni sulla violenza maschile sulle donne. Buona lettura.
[La donna che vedete nelle immagini viene dal Tumblr di Hardcore Judas ed è una come tante: crede a ciò che dicono i giornali finendo per diventare cieca, muta e sorda. Tra questi: Il Giornale, Libero, Padania, sono giornali sessisti che giustificano lo stupro quando esso viene compiuto da italiani]
>>>^^^<<<
Dati sulla violenza maschile sulle donne
Alcune sintesi: qui, qui, qui.
Gli ultimi dati ufficiali risalgono al 2007 (fatti nel 2006 e presentati/rielaborati nel febbraio 2007).
Potete trovare tutto sul sito che descrive le indagini Istat.
Con particolare riferimento a:
Le violenze e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia visti in un quadro complessivo, con relativo documento in pdf completo dei dati.
Una indagine che parla di molestie e violenze sessuali (risalente al 2002 e diffusa nel dicembre 2004). Anche qui è riportato il documento integrale in pdf.
La ricerca del 2002 porta ad un intero volume su molestie violenze sessuali. Ecco: sintesi e documento integrale in pdf.
Quella del 2006 porta al capitolo su: "la sicurezza delle donne", con relative tavole di analisi. Ecco: Indice e pagina dalla quale poter scaricare le tavole in zip.
Esistono dati più recenti ma sono stati elaborati a carico dei comuni, delle province o delle regioni. Non tutti sono reperibili in rete. Non tutti sono dati che analizzano il fenomeno reale anzi gli ultimi sono stati resi noti dalle questure di varie città d'italia fondamentalmente per ricercare il dato che giustificava la repressione contro gli stranieri.
Interessanti invece i dati del 2009 della regione piemonte.
Altri dati ufficiali a parte quelli dell'Istat, che parlano sempre di violenze in Italia:
Rapporto Urban del 2006 a carico del dipartimento pari opportunità.
Rapporto Eures sugli omicidi in ambiente domestico (italia - 2006).
I dati dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) su una indagine fatta nel 2005.
Vari centri antiviolenza e organizzazioni che si occupano del problema hanno reso noti (difficilissimi da trovare online) i dati del fenomeno dal punto di vista dei casi trattati. Una sintesi della ricerca di Telefono Rosa conferma il dato sulla preponderanza di delitti e violenze sulle donne realizzate da persone di famiglia o comunque conosciute.
La percentuale di violenze al di fuori dei contesti familiari o del giro di amicizie è bassissima. Lo dice l'Istat. Non lo diciamo noi.
La coincidenza di questi reati con la presenza degli stranieri in italia è stata elaborata di recente a cura del viminale (con la complicità del ministero per le pari opportunità) che ha messo a confronto i dati istat sulle violenze alle donne e i dati del ministero sui reati commessi in italia. L'incrocio tendeva ad analizzare esattamente l'aspetto razziale. Il dettaglio fotografato riguardava soprattutto le violenze sessuali. Eravamo nella fase della famosa emergenza stupri che doveva essere terreno giustificativo per pacchetto sicurezza ronde etc etc.
Cio' nonostante è emerso che "6 volte su 10 lo stupratore è italiano. Il 70% di violentatori è italiano mentre - continua il comunicato stampa - i cittadini stranieri (comunitari ed extracomunitari) responsabili di circa il 40% dei reati di violenza sessuale commessi in Italia nel 2008 rappresentano meno del 6% della popolazione residente'' (in dettaglio, il 7,8% dei violentatori è di nazionalità romena, mentre il 6,3% risulta essere di origine marocchina, egiziana, infine, per un 3%). Le vittime sono donne nella gran parte dei casi (85,3%) e di nazionalità italiana (68,9%), 7 casi su 10." Potete leggervi l'intera comunicazione su Delta News.
Il ministero dell'interno - valutando dati che noi plebe della lotta contro la violenza sulle donne non abbiamo mai visto - ha perciò fatto vari sforzi per dimostrare che ogni straniero sarebbe anche un predatore sessuale. Nella campagna razzista fatta per promuovere il pacchetto sicurezza è stata usata la denominazione di "stupro etnico" quando invece sarebbe stato il caso di ribattezzarli "stupri utili".
Quello che salta agli occhi dai dati è un altra cosa abbastanza sconcertante: le donne straniere vittime di stupro (senza contare le vittime di violenza domestica, di stalking, maltrattamenti di varia natura) sarebbero solo 3 su 10.
Le pari opportunità, come sapete, sono rette dalla carfagna. Direttora del dipartimento è isabella rauti, moglie del sindaco alemanno.
Sul sito delle pari opportunità potete trovare una sintesi del quadro normativo (nulla sulla legge del 1996 - solo gli ultimi inutili provvedimenti antimmigrati). In nessuna pagina trovate una voce riferita alle donne straniere, comprese quelle senza permesso di soggiorno, vittime di violenza.
Dai dati in nostro possesso si evince che in italia si impongono molti stupri al giorno, compresi quelli non denunciati. Tante donne muoiono per mano di un uomo più che per malattie gravi o incidenti di varia natura.
La violenza contro le donne non ha passaporto, è maschile. Le modalità attraverso le quali si esercita sono tante ed è un fenomeno che attraversa tutte le culture, tutti gli strati sociali, tutte le etnie.
Le donne straniere, tra tutte, vivono un doppio problema. Se non hanno il permesso di soggiorno non possono difendersi e denunciare. Se l'uomo che fa loro del male è anche padre dei loro figli e non ha il permesso di soggiorno non lo denunciano perchè la caccia al clandestino ha avallato fondamentalismi, integralismi e quella ragionevole maniera di ritrovare un senso di familiarità tra la propria gente.
Tutto quello che accade in alcune comunità resta confinato al loro interno e può capitare di trovare donne straniere massacrate in casa che però non hanno altra scelta se non quella di restare con i mariti violenti confinate nelle case coniugali.
Per tutte manca la certezza del reddito. La certezza di una casa. Persino la certezza dell'assistenza sanitaria se il marito le picchia e avrebbero bisogno di andare al pronto soccorso.
Con il nuovo pacchetto sicurezza non si capisce neppure se i centri antiviolenza - che normalmente sono organizzazioni riconosciute e collegate alle istituzioni - potranno accogliere per via legale le straniere senza permesso di soggiorno.
Se in queste vicende si poteva essere vittime due volte le donne straniere sono vittime almeno dieci volte di più.
Noi sappiamo che la violenza maschile, lo stupro, derivano da una certa cultura sessista e misogina, di radice patriarcale, ampiamente legittimata anzi ribadita, coltivata dal governo attuale, premier in testa. Di cultura sessista si nutre il mondo della "cultura", della pubblicità, della televisione.
Prima di ogni violenza c'e' una cultura che giustifica quella violenza. Come per il razzismo. E' necessario rendere inumani gli stranieri per esercitare autoritarismo su di loro. Lo stesso avviene con le donne da millenni.
La cultura sessista ci tratta come cose. Siamo begli oggetti per il piacere degli uomini. O siamo descritte come cattive streghe che infastidiscono gli uomini.
Ecco tutto. E anche ripeterlo non basta mai, perchè se non c'e' chi ascolta, condivide e fa circolare le notizie, diventa tutto molto ma molto triste e quasi inutile.
Perciò ci siamo. Fastidiose, rumorose, indecorose e libere. Perciò è necessario farsi sentire.
Datevi e dateci una mano. Il nostro mondo è anche il vostro. Se fa schifo per noi, per voi non andrà molto meglio. Un mondo dove le donne sono trattate male non è mai un mondo buono per nessuno. La violenza contro le donne e i modi attraverso i quali viene affrontata, negata, glissata, rimossa, è uno dei segnali fondamentali per comprendere il livello di civiltà di un paese.
Leggi anche:
---> Agli uomini piacciono le morte
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di Anna Maria Mori *
«Complimenti, signora: lei aspetta un bambino». Sono andata da sola allo studio medico per fare il controllo. Ed esco da sola.
Sola, sul marciapiedi che corre parallelo a una strada, sul Lungotevere, dove scorre, come sempre, un serpente ininterrotto di macchine, mi scopro a piangere. Piango silenziosamente e mi dico che non capisco perché. Perché questo bambino l’ho cercato, l’ho voluto, l’ho deciso. E piango.
Le lacrime mi offuscano la vista, cammino meccanicamente, e le lacrime mi fanno da corazza: sono chiusa dentro di loro, e non vedo, non guardo né il traffico a lato, né le persone che mi camminano di fianco o di fronte, e che vedendomi piangere penseranno a un lutto, a chi sa quale disgrazia, magari qualcuno, dio ne guardi, mi si avvicinerà dicendomi: «Posso aiutarla?», e io cosa potrò rispondergli? «No, sa, non è niente: è solo che mi hanno detto adesso che aspetto un bambino…». Già: non è niente.
Ma, come niente? È tanto, tantissimo, tutto. E però continuo a piangere. Piango e non guardo, non vedo neanche gli alberi sopra di me, che però, a loro modo, mi accarezzano: è autunno, novembre, quasi inverno, e c’è una pioggia di foglie che cade silenziosamente sul selciato, qualcuna anche mi sfiora, leggera. «Coraggio, siamo qui con te» sembra dirmi, o io ho bisogno di raccontarmi qualcosa del genere. Forse perché mi ricordo confusamente di qualcuno che mi spiegava che quando stai male devi abbracciare un albero, e l’albero ti restituirà la forza che senti di avere perduto. Piango senza volerlo, senza averlo deciso, è come se quel sale che mi esce dagli occhi e mi bagna il viso, la bocca, il collo della giacca, obbedisse a un comando che non so di avergli dato, che non è il mio.
«Complimenti, signora: lei aspetta un bambino…». E il comando che mi ero data da tempo per questo annuncio che aspettavo, magari non così presto, non così all’improvviso, era di essere felice. Invece sono qua che piango, da sola, per strada, e piango senza riuscire a fermarmi. In un barlume di lucidità, cerco una risposta al perché, perché piango. La trovo in un urlo che, per fortuna, rimane solo dentro di me, chiuso nello stomaco: «Vergognatevi».
Vergognatevi, tutti voi che non fate altro che riempirvi la bocca con le parole famiglia, maternità, protezione della famiglia e della maternità, diritti della famiglia e della maternità, voi che scendete in piazza usando la famiglia come spettacolo elettorale. Perché io so, sono perfettamente consapevole che a questo bambino, alla maternità che ho scelto e voluto, io sarò chiamata a pagare un prezzo altissimo, da sola.
Perderò quasi sicuramente, anzi senza quasi, il mio lavoro: le aziende private se ne fregano delle pari opportunità, del diritto alla maternità, del problema demografico che affligge il paese e minaccia le pensioni, i responsabili delle risorse umane magari si fanno il segno della croce la sera e la mattina, ascoltano devoti le parole del papa e votano di conseguenza, ma questo non impedisce che considerino la maternità di una loro dipendente, come io sono, una provocazione, un gesto di rivolta rispetto alla logica aziendale, che va debitamente punito.
«Aspetto un bambino, però io voglio continuare a lavorare, sono in grado di continuare a lavorare, lavorerò anche da casa, durante i mesi di assenza obbligatoria dal posto di lavoro…». Mi risponderanno come hanno risposto a un’altra mia collega che è già passata attraverso questa meravigliosa esperienza: «La maternità è come una malattia, bisogna stare e casa, e curarsi…».
Le radici cristiane dell’Europa. E dell’Italia in primis.
Vorrei che stessero zitti. E invece parlano, parlano, in televisione, sui giornali, tutti lì che difendono la famiglia e la maternità. Uno spettacolo di quart’ordine in cui tutti recitano a fare a gara su chi è più sensibile ai problemi della maternità e della famiglia: tutto finto, com’è appunto, in uno spettacolo. E invece io so che nessuno mi difenderà, se non sarò capace, chi sa come e con quali mezzi, di difendermi da sola. Di difendere me e il mio bambino. Da sola. Contro tutto e tutti.
Ce la faremo, bambino mio: io e te, insieme, due debolezze, forse, finiranno col fare una forza. Ma per adesso piango: lasciatemi piangere. E urlare. Vergognatevi.
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A Milano durante la MayDay Parade una ragazza di 23 anni di Roma è stata stuprata. Sui giornali troviamo diversi racconti e interpretazioni dell’accaduto, perché come sempre uno stupro deve essere strumentalizzato, altrimenti non siamo contenti. Chi se ne frega della ragazza, chi se ne frega di come sta, chi se ne frega di tutto, l’importante è strumentalizzare: diamo inizio alla gara a chi strumentalizza di più e meglio! L’importante è dire che “lui era straniero”, l’importante è sottolineare che “lei era ubriaca”, l’importante è ribadire che abbiamo bisogno di soldati per impedire gli stupri; ci accorgiamo di come per gli organizzatori è importante difendere la MayDay, mentre per gli uomini di destra è importante trovare uno spunto per parlar male della sinistra, per altri è importante infierire sostenendo che le donne si cercano lo stupro, perché per loro è cosa buona e giusta che un uomo si approfitti di una ragazza incosciente…finisce sempre così. E scusate se vi dico che ho la nausea, ma non posso farci niente. Nessuno ci informa sullo stato di salute della ragazza, nessuno spreca nemmeno una parola di solidarietà per lei (nemmeno i quattro idioti che hanno scritto il comunicato della MayDay, di cui parlerò tra breve), a nessuno importa che una ragazza sia stata STUPRATA. Tutti si stanno muovendo e scrivendo per i loro interessi, nei quali non rientra il benessere di una vittima di stupro. Questo non viene MAI preso in considerazione. Veniamo al comunicato, leggiamo quello che hanno scritto gli organizzatori dell’evento del primo maggio, leggiamo in che modo si chiamano fuori da qualsiasi tipo di inconveniente e rendiamoci conto di come stanno SOLO ED ESCLUSIVAMENTE difendendo il loro cazzutissimo corteo. Ieri al termine del corteo del Primo Maggio di Milano è avvenuto un fatto gravissimo. Nei pressi dei prati del Castello Sforzesco un uomo ha abusato (o ha cercato di abusare) di una ragazza. I partecipanti alla manifestazione sono intervenuti con una certa durezza, che non ci scandalizza, e lo hanno quindi accompagnato alla polizia. Questi sono i fatti nella loro semplicità ma alcune precisazioni devono essere fatte per evitare strumentalizzazioni. Ciò che è avvenuto è la violenza di un uomo su una donna e non ha nazionalità né giustificazioni. I partecipanti alla manifestazione non hanno provato a linciare nessuno, hanno semplicemente reagito con l'enfasi conseguente alla gravità del fatto. In una società intrisa da forme di violenza sempre più sottili, martellanti e pervasive, la violenza maschile sulle donne, elemento che ha storicamente attraversato tutte le collettività e tutti i sistemi, sembra conoscere, in Italia, perfino una nuova vitalità. Gli episodi si ripetono, sono comuni tra le mura di casa, ma arrivano a lambire e provano a lordare anche la nostra gioiosa giornata di festa, di solidarietà, di lotta. Le donne e gli uomini che da nove anni danno vita alla MayDay sono convinte e convinti che la diminuzione complessiva della conflittualità politica e sociale, anche come modalità di espressione di desideri alternativi e egualitari, stia avendo tragiche ripercussioni finanche nel rapporto tra i sessi. Non ha importanza da dove venisse quest’uomo, il fatto che non avesse sfilato nel corso della Parade. Il suo gesto esprime comunque una cultura di sopraffazione che ci preoccupa e ci indigna. Ci sentiamo il respiro di una mentalità machista deprimente, che pretende di inchiodare le donne a un ruolo scontato. Non diversamente, purtroppo, da quanto viene manifestato in questo Paese anche ad alcuni dei suoi massimi livelli. Ai giornalisti chiediamo di non parlare della MayDay 2009 solo per questo odioso episodio, di fronte al quale siamo stati i primi a reagire con decisione. Spendano qualche minuto del loro tempo per capire che cosa è stata la MayDay di ieri a Milano, a cui hanno partecipato 120 mila persone, combattive, propositive e radicate nei loro territori e nei luoghi di lavoro. PS: segnaliamo, a margine, che la polizia invece ha dimostrato il più totale sbandamento. Prima caricando, senza ragione, le persone che avevano allontanato chi si era reso responsabile dell’episodio, e ferendone alcune (è dovuta intervenire un'ambulanza, chiamata dalla questura per una fantomatica “caduta”). Poi, alla reazione dei manifestanti ha contrapposto manovrette militari completamente fuori luogo, dimenticandosi, da ultimo, un mezzo (una jeep) fra la folla incazzata (non si trovavano più le chiavi). Come potete leggere NON è stata sprecata nemmeno una parola di solidarietà per la vittima dello stupro. Questo è un comunicato paraculo in cui si è più preoccupati di salvaguardare l’immagine della MayDay, piuttosto che interessarsi delle condizioni di salute fisica e psicologica di una ragazza che ha subito una violenza terribile. Troviamo le solite frasi di rito, in cui si ribadisce che non bisogna fare differenze di nazionalità, le solite parole al vento in cui si parla della cultura di sopraffazione e poi basta. Scusate eh, ma dopo questo incipit non si può evitare di esprimere la propria solidarietà nei confronti della vittima, non si può. Altrimenti quelle sono solo FALSITÀ: quattro parole di uguaglianza, usate giusto per riempire un foglio e per dare il contentino alle donne, e poi basta. Chi se ne frega se alla MayDay hanno partecipato “120 mila persone, combattive e propositive”, chi se ne frega se lo stupratore non faceva parte del corteo, chi se ne frega dei giornalisti e dell’immagine della MayDay. È stata stuprata una ragazza: come sta? Ve lo siete chiesti? NO! Semplicemente perché non ve ne frega niente. E non dite che è “sottinteso” perché la solidarietà, quando è sincera, non si sottintende. Avrei preferito il silenzio piuttosto che un comunicato schifoso come questo, dico davvero. Al diavolo la MayDay e tutto quanto. Solidarietà alla ragazza, questo sì. Solidarietà a lei, vittima di uno stupro prima e della strumentalizzazione poi. Solidarietà, tanta solidarietà. Di cuore.
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A Como, nella mia bellissima città, si è scatenata una vera e propria guerra dell'aborto. Davanti all'ospedale Sant'Anna di Como e all'ospedale Sant'Antonio Abate di Cantù si alternano manifestazioni del movimento per la vita e contromanifestazioni per la difesa della libertà di scelta di ogni donna.
Da una parte sentiamo le solite ipocrite frasi di chi difende la vita di un embrione, ma poi sparisce quando quell'embrione diventa neonato, fregandosene altamente del benessere della donna (che non è un contenitore ma una PERSONA); dall'altra invece protestano le donne affinché non ci siano discriminazioni all'interno degli ospedali e perché si abbia libero accesso non solo all'interruzione volontaria di gravidanza, ma soprattutto ai metodi contraccettivi (invito tutti a cliccare QUI e scaricare l'opuscolo sulla contraccezione).
Sarebbe davvero molto bello se i movimenti per la vita, al posto di recitare il rosario e dire preghiere per i feti abortiti, si scomodassero a diffondere opuscoli e informazioni sulla contraccezione, perché il Medioevo è finito da un pezzo, non si resta incinte per opera dello spirito santo e l'unico modo per evitare le gravidanze indesiderate (e quindi gli aborti) è conoscere il proprio corpo e come funziona.
Ma quello che mi preme di più dire è che NESSUNO ha il diritto di giudicare una donna che decide di abortire, NESSUNO ha il diritto di obbligarla a portare avanti una gravidanza che non vuole e soprattutto la privacy di queste donne deve essere rispettata. Se una donna si reca in ospedale per abortire è assurdo che debba essere intercettata e braccata dai volontari del movimento per la vita. Nel caso in cui una donna voglia farsi aiutare da questi volontari, sarà lei ad andare da loro (o magari preferirà rivolgersi ad associazioni più serie, come per esempio MadreSegreta, che aiuta le donne incinte in difficoltà), ma non deve accadere il contrario.
C'è un luogo adibito alla preghiera, ovvero la chiesa, non l'entrata di un ospedale.
L'ospedale è un luogo serio e laico, regolato da leggi altrettanto serie che garantiscono la salute della persona e ne preservano la privacy. I gruppetti di fanatici che pensano di obbligare gli altri a fare ciò che loro dicono non possono essere ammessi in ospedale. La violenza psicologica nei confronti di una donna che vuole abortire (per motivi personali che questa gentaglia non è tenuta a sapere) non può essere tollerata in ospedale.
Ecco il comunicato del presidio che si terrà l'11 aprile, tratto dal sito di Ogo:
Post modificato alle ore 19.40 del giorno 11 aprile 2009
Oggi sono stata al presidio e ho recuperato dei volantini. Su uno di questi si trovano informazioni molto interessanti che voglio pubblicare, affinché tutti possano rendersi conto di cosa accade negli ospedali italiani alle donne che decidono liberamente di sottoporsi a IVG.
Moltissime sono le donne comasche, ma non solo, che si recano in Svizzera, per poter ricevere un'assistenza laica e corretta in materia di interruzione di gravidanza, anche a costo di pagare, di fronte agli ostacoli, alle opposizioni, alle liste d'attesa lunghissime e alle violenze psicologiche e non solo che ad oggi sono purtroppo la quotidianità in Italia.
Vogliamo difendere l'autodeterminazione e la libertà di ogni donna di poter decidere se mettere o meno al mondo un figlio, vogliamo opporci alle violenze ed agli abusi che quotidianamente vengono perpetrati verso donne che decidono di interrompere una gravidanza, vogliamo che la direzione dell'ospedale prenda una posizione chiara in merito alla presenza di proteste antiabortiste al fine di tutelare tutte quelle donne che decidono di interrompere una gravidanza.
"Una madre mi ha detto una volta che considerava una gravidanza forzata come una violenza sessuale lunga nove mesi. Sono assolutamente d'accordo."
-alle radici-
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Argomenti trattati nel post: salute, aborto, contraccezione, cattolicesimo, notizie nazionali, obiezione di coscienza, la mia opinione, legge 194, libertĂ di scelta, discriminazione sessuale, iniziative femministe
In Afghanistan pochi giorni fa è stata firmata una legge che legalizza lo stupro della moglie da parte del marito, vieta alle donne di uscire senza il permesso di un uomo (il padre prima, il marito poi) e affida i/le figli/e solo ed esclusivamente ai membri maschili della famiglia. Questa notizia l’abbiamo trovata scritta dovunque e i commenti sono stati più o meno tutti gli stessi: “che orrore”, “che schifo”, “che gente disumana”, “che arretrati”, che di qui, che di lì e bla bla bla… però devo anche ammettere che ho trovato persone che mi hanno risposto: “ma non è stupro dai!”.
Dei primi commenti non mi interessa niente, perché la maggior parte delle persone è capace di vedere solo ciò che le fa comodo: è facile dire “che schifo” davanti a questa legge e girare la faccia dall’altra parte quando un brav’uomo italiano picchia/stupra/segrega sua moglie. Mi fanno molto più schifo queste persone della legge afghana in sé. Ora ci tengo a precisare che ripudio questa legge, così come ripudio qualsiasi tipo di sopraffazione nei confronti delle donne, sia essa evidente, come nel caso afghano, che subdola, come per esempio, in Italia, dove le leggi esistono, ma le vittime molto spesso non vengono credute, oppure si cerca di giustificare in tutti i modi chi compie certi atti.
L’approvazione della legge è stata sbraitata ai quattro venti, soprattutto per dimostrare ancora una volta che una cultura diversa dalla nostra, in questo caso la cultura islamica, è inferiore e deve essere pertanto eliminata. Ciò che sfugge ai più è che non esiste una cultura superiore alle altre e che le violenze non possono mai essere definite “cultura”. Purtroppo c’è ancora molta ignoranza da questo punto di vista: mi capita persino di trovare persone che citano alcune frasi del Corano per dimostrare che l’islam è una religione che mortifica le donne e si dimenticano di citare frasi molto simili presenti sulla Bibbia. Il male non sta nella religione, ma negli uomini che interpretano a loro piacimento i testi scritti e prendono in considerazione solo le parti che fanno loro comodo.
Così come i musulmani integralisti opprimono le donne, anche i cattolici hanno oppresso, e continuano tuttora ad opprimere, le donne, svalutandone le capacità, obbligandole a portare a termine gravidanze che non vogliono, relegandole al ruolo di madri e mogli, costringendole a restare con uomini violenti per il “bene” della famiglia, discriminando le lesbiche e molto altro ancora: e tutto questo avviene oggi in Italia, senza scatenare l’indignazione di nessuno, o perlomeno della maggioranza della popolazione. Di sicuro, l'emancipazione femminile non deve assolutamente nulla al cattolicesimo.
Eppure la violenza sulle donne esiste anche in Italia, per chi non lo sapesse: l’ultimo commento che ho citato ne è la dimostrazione lampante. Per la nostra mente è così difficile concepire che un marito stupri sua moglie, talmente difficile che arriviamo a pensare che non sia stupro se una moglie dice di no, perché, essendo una proprietà del marito, la donna ha il dovere di concedersi, non ha una volontà propria, tanto meno libertà.
Recenti fatti di cronaca ce ne hanno dato ampia dimostrazione: a Catania, un uomo ha sgozzato la moglie, perché, a suo dire, si intratteneva in chat con altri uomini. La sua gelosia verso quell’oggetto posseduto (ovvero la moglie) l’ha portato ad ucciderla. La mentalità comune secondo cui le donne non sono persone, ma oggetti di proprietà di qualcuno (ovviamente di sesso maschile), è talmente radicata nella nostra cultura (che noi stupidamente reputiamo superiore), che ancora oggi, nel 2009, le donne muoiono per mano dei loro possessori. Non me la sento di chiamarli mariti o compagni: il sostantivo più appropriato è aguzzini, nonché assassini.
A Torino una terribile storia di violenze e abusi “tramandata” di padre in figlio. Una donna di 34 anni ha denunciato di essere stata stuprata dal padre per 25 anni: aveva denunciato, molto tempo addietro, ma è stata ritenuta inattendibile e psicolabile (strano vero?). Se qualcuno si fosse degnato di ascoltarla le avrebbe evitato altri anni di abusi e sofferenze, ma ascoltare le vittime non ci piace e ci annoia, quindi meglio lasciarle nelle mani di bestie. Il fratello della donna, che l’ha violentata, abusava anche delle figlie e delle nipotine: la 34enne ha allora deciso di non restare con le mani in mano e denunciare tutto. Per fortuna, il suo coraggio e la sua tenacia sono riusciti a sconfiggere il muro di ignoranza, omertà e indifferenza che circonda le vittime di abusi in famiglia, sempre perché per la nostra cultura la famiglia è un nido d’amore in cui è impossibile si verifichino certi fenomeni, che si tende sempre a valutare come sporadici o frutto di ambienti “degradati”. Ma per fortuna c’è anche chi ci fa capire che non è proprio così…
Sempre a dimostrazione della presunta civiltà del nostro paese ecco un’altra storia di violenza: la vittima è una donna della Costa d’Avorio, che ha partorito all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli ed è stata denunciata perché clandestina. I medici hanno pensato bene di sottrarle il bambino e non le hanno nemmeno permesso di allattarlo. Wow. Ma certo, una donna, che fugge dal suo paese in guerra e arriva in Italia disperata in cerca di aiuto, è di sicuro la peggiore delle criminali! Come si fa a commentare? Come si può separare un neonato dalla sua mamma proprio quando entrambi hanno più bisogno l’uno dell’altra? Come si può essere così incivili? È semplicemente inaccettabile...e pensare che ci sono medici che viaggiano per il mondo con l’obiettivo di aiutare persone povere bisognose di aiuto, mentre per altri medici il diritto alla salute vale solo per chi ha tutti i documenti in regola. Sembra un paradosso, eppure è così. È un insulto alla professione medica, che nasce come missione per l'aiuto del prossimo, mentre c'è chi vuole trasformarla in discriminazione e sopraffazione.
Ma proseguiamo, perché le violenze non si fermano qui: a Caserta un imprenditore è stato arrestato con l’accusa di aver stuprato due sue dipendenti che lavoravano in nero, ora si trova agli arresti domiciliari. A Catania un uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza carnale, mentre a Brindisi un infermiere 54enne è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di tre donne ricoverate. A Caserta uno studente 17enne ha stuprato un’amica di 15 anni, mentre a Roma si torna a parlare dello stupro di Capodanno: Davide Franceschini, reo confesso, è accusato di violenza sessuale, lesioni gravi fisiche e lesioni gravissime psicologiche nei confronti di una ragazza 25enne, che è già stata largamente processata in televisione, esattamente in un programma-spazzatura chiamato Porta a Porta. Il pm, contrario alla scarcerazione del ragazzo, ha chiesto il giudizio immediato. A Milano una donna è stata avvicinata da uno sconosciuto, rapinata e violentata; stessa sorte è toccata a una donna russa di 22 anni, stuprata da un 32enne a Caserta. A Cesenatico una 25enne ha subito percosse e un tentato stupro da parte di un collega di lavoro, ora agli arresti. A Genova ritorna il mostro pedofilia: due uomini di 51 e 42 anni sono stati arrestati per aver violentato due ragazzini di 13 e 14 anni. A Matera un uomo di 61 anni è stato arrestato per aver abusato di due bambine di 6 e 7 anni; sono state arrestate anche le "madri" delle giovani vittime che preferivano tacere piuttosto che denunciare.
Davanti a tutto questo (e molto di più: bisogna sempre ricordare che le violenze riportate dai giornali rappresentano solo la punta dell’iceberg), abbiamo davvero poco da criticare all’Afghanistan, anzi, dovremmo abbassare la testa e riconoscere le nostre arretratezze e le nostre vergogne, prima di puntare il dito verso “gli altri”. Le donne in tutto il mondo sono vittime di abusi e violenze inarrestabili e drammaticamente sommerse: questa è la realtà. E sarebbe davvero bello che qualcuno cominciasse a vederla e, perché no, a mettersi d’impegno per cambiarla.
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Consiglio a tutti la lettura di questo post, che è la continuazione del precedente (è tratto da Femminismo a Sud).
La solitudine delle donne stuprate
Daniela Valentini, assessore regionale del lazio, dopo aver visto la trasmissione di porta a porta (di cui vi abbiamo parlato) nella quale la ragazza protagonista dello stupro di capodanno è stata giudicata e condannata senza difesa e senza appello, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera pubblicata su repubblica. La ragazza, che stringiamo in un abbraccio solidale, ha risposto con una lettera straziante. Copiamo e incolliamo entrambi gli scritti, non per nutrire il pubblico morboso e assetato di sangue, non per legittimare la logica dei processi mediatici, non perchè riteniamo ci sia nulla da dimostrare e soprattutto non perchè riteniamo che per essere credibili in quanto vittime di stupro bisogna fare l'elenco delle ferite. Lo stupro esiste anche dove non c'e' sangue. La maggior parte delle vittime di stupro e molestia non possono dire di riportare ferite evidenti. Una discussione che ragioni di questo (fuori dai tribunali) non si può basare su questo grandissimo (e voluto) equivoco. In questo modo si agisce esattamente sullo stesso terreno nel quale vogliono portarci quelli che decidono entro quali limiti uno stupro possa definirsi tale. Riportiamo dunque le due lettere per farvi rendere conto di quello che una donna che denuncia uno stupro è costretta a subire in fase processuale e perchè su questo va fatta una battaglia culturale forte.
Caro direttore, ho avuto modo di conoscere e parlare con Claudia - chiameremo così la ragazza stuprata a Capodanno - e di sentirla raccontare l'orrore che ha vissuto che l'ha segnata, ferite di cui non si libererà facilmente né in breve tempo. Ha subito un'operazione vaginale per la quale sono occorsi molti punti di sutura, ha visto il suo stupratore uscire di prigione dopo pochi giorni per concessione degli arresti domiciliari e ora è soggetta a processi in trasmissioni televisive senza potersi difendere. Ricominciamo dalla prima lettera dell'alfabeto: chi è la vittima, lei o lo stupratore? A chi viene imputato il crimine, a lei o allo stupratore? Chi difende la legge italiana, lei o lo stupratore? Una ragazza di 25 anni, residente in un paese della provincia romana, festeggia il Capodanno nella capitale e diventa vittima di un crimine orrendo, cerca di riprendersi, cambia lavoro, esce dalla sua cittadina, frequenta un centro antiviolenza che le dà sostegno psicologico e poi tutto ripiomba nel buio. Questo è successo l'altra mattina, dopo e servizi trasmessi la sera prima. Claudia è tornata in uno stato di disperazione dalla quale non sappiamo quando e come ne uscirà. Perchè i violentatori hanno sempre delle mamme che li difendono e vengono intervistate mentre le madri delle vittime si vergognano per e insieme alle figlie? Che razza di civiltà è questa? Dove sono i valori della nostra comunità? Forse è arrivato il momento di interrogarci tutti insieme, ma anche di dare risposte avanzate. Non si capisce bene cosa sia successo il 1° gennaio 2009, ma se la ragazza in qualsiasi circostanza sia avvenuto ha detto " NO BASTA!! ", chi ha insistito e persistito l'ha violentata, prova ne siano i punti vaginali che le sono stati necessari, le ecchimosi sul viso e sul corpo, i segni di strangolamento sul collo. Dove inizia l'autodeterminazione della donna, o anche quella è reato? Per questo voglio rivolgere un appello a tutte e soprattutto alle ragazze: noi abbiamo lottato tanto per affermare la nostra autonomia e libertà e abbiamo pagato tanto, ora dobbiamo avere la forza di ricominciare da capo non per chiedere qualcosa a qualcuno ma per affermare che ci siamo, contiamo e non vogliamo tornare indietro, in barba ai penpensanti che hanno già colpevolizzato le donne e le ragazze stuprate. Cara Claudia, non è né una responsabilità propria, né una macchia essere violate, ma è la società a doversi vergognare di non saper difendere le ragazze che denunciano le violenze, capace di trasformarle da vittime in carnefici. Oggi sono in molte a essere solidali con te come lo sono io.
Daniela Valentini.
Caro direttore, è stato bello leggere la lettera di solidarietà di Daniela Valentini pubblicata da Repubblica. Mi ha fatto sentire meno sola. Lo so che tante donne e tanti uomini mi vogliono bene. Questo mi aiuta ad alleviare la difficile situazione dalla quale molte volte non vedo vie di uscita e di futuro.
Me lo avevano detto che le difese degli stupratori dicono sempre che le donne erano consenzienti o che sono delle provocatrici. Me lo avevano detto che le difese di questi "bravi ragazzi" cercano di far passare il messaggio che in fondo in fondo ogni donna stuprata è una poco di buono. Io non ci credevo, non volevo crederci. Pensavo che non esistessero persone così ciniche e così cattive, e poi, nel mio caso, pensavo, c'e' la cartella clinica che dimostra la violenza che è stata esercitata contro di me.
Invece è successo anche a me, in una trasmissione televisiva il maschio viene giudicato non colpevole, io consenziente, da sola mi sono provocata i segni di strangolamento, le tumefazioni e le lacerazioni alla mia vagina.
Io ero una ragazza tranquilla, con il mio lavoro e la mia vita. Maledetta la scelta di passare la sera di capodanno a quella festa. Avevo lavorato fino alle ore 22 del 31 dicembre. Finito il mio turno, con un gruppo di amici abbiamo deciso di andare a Roma. Vorrei non esserci mai stata.
Oggi ho paura di tutto. Ho paura di camminare da sola. Ho paura del buio, ho paura del mio futuro. Vai ad una festa, un "bravo ragazzo" ti violenta e da allora cambia la tua vita. Ed il brutto è che cambia anche la vita della tua famiglia. Cara Daniela, lo so che non mi debbo vergognare, ma non è facile. Mi vedo sempre osservata, giudicata, condannata. potrò dimenticare? Potrò ritornare a fare una vita normale? Avevo iniziato, ci stavo provando, e poi quella trasmissione televisiva, quella sentenza senza potermi difendere, mi ha fatto tornare indietro.
Ora ho bisogno di dimenticare. Sono fiduciosa che sarà il vero processo a darmi giustizia. nel frattempo spero di avere un po' di pace. Forse il silenzio sul mio caso mi potrà aiutare.
Ribadisco per l'ennesima volta la mia vicinanza alla vittima e insieme a me ci sono molte altre donne e altrettanti uomini (insieme abbiamo lanciato un appello nel post precedente, perciò chiedo a chiunque voglia commentare di farlo nel post precedente, grazie).
Siamo con te, ti abbracciamo forte, non smetteremo mai di sostenerti.
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