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Si chiamava Sitara Achikzai, era una politica afghana, eletta nel consiglio di Kandahar. Si batteva per i diritti delle donne, soprattutto dopo la proposta della legge che legalizza lo stupro della moglie da parte del marito e vieta alle donne di poter uscire di casa senza il consenso di un uomo.
È stata assassinata da due uomini, la cui identità è ancora sconosciuta, mentre tornava a casa dal lavoro: si sono avvicinati su una moto, hanno aperto il fuoco e l'hanno uccisa.

Esulteranno i gruppi islamici estremisti; è morta una donna che non voleva sottomettersi, che lottava duramente contro le violenze, i pregiudizi, per garantire un futuro migliore a tutte le donne afghane. È morta e ne saranno felici. Così come sono felici quando le scuole femminili vengono attaccate e le studentesse uccise o sfigurate con l'acido, in quanto le donne non hanno diritto a ricevere un'istruzione. Meglio tenerle nell'ignoranza, perché chi non conosce i propri diritti non può nemmeno lottare per vederli riconosciuti.

Non mi importa dell'ipocrisia dell'occidente, che si ricorda delle donne solo quando gli fa comodo, con il solo scopo di denigrare culture diverse dalla propria (e di questo ho già parlato). Non mi importa della Carfagna che minaccia (oddio che paura!) di ritirare le soldatesse dall'Afghanistan in segno di chissà cosa: forse non sa che le soldatesse subiscono stupri, discriminazioni, violenze di ogni genere da parte dei loro colleghi uomini, oppure preferisce non saperlo.

Quello che mi preme dire è che le donne non stanno lì a braccia conserte ad aspettare i salvatori occidentali (che molte volte più che salvare importano ulteriori violenze): le donne si ribellano, studiano di nascosto, consapevoli del rischio che corrono, fondano associazioni (come RAWA), protestano. Ma di loro non parla mai nessuno: le donne vengono sempre dipinte come succubi, intimorite, bisognose del macho occidentale virile che arrivi a salvarle...non avete capito niente.

Sitara Achikzai era una di queste donne coraggiose, capace di lottare per i propri diritti e per quelli di tutte le donne. Ha pagato con la vita, ma ha lasciato un segno indelebile, che nemmeno la sua morte potrà cancellare.

Non si può uccidere il coraggio delle donne. Poveri gli illusi che ci provano.
Messo in luce da wonderely alle 16:33 di lunedì, 13 aprile 2009


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Argomenti trattati nel post: istruzione, islam, libertĂ , violenza domestica, stupro, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , la mia opinione, donne in politica, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere

Franca Rame è un’attrice teatrale, drammaturga e politica italiana. Negli anni 70 ha preso parte al movimento femminista. Per la sua attività politica, il 9 marzo del 1973 è stata rapita, violentata e seviziata da un branco di estremisti di destra. La sua terribile esperienza è stata ricordata da lei stessa nel lavoro Lo Stupro. La Rame è una delle tante donne che non hanno ottenuto giustizia, in quanto la sentenza per il suo stupro è arrivata esattamente 25 anni dopo il fatto: questo ha permesso la prescrizione del reato. Per chi non lo sapesse, la prescrizione è l’estinzione del reato stesso.

Pochi mesi fa lo stupro della donna è stato ricordato a Roma con la frase oscena “A Franca Rame le è piaciuto”, scritta su un muro da "uomini" codardi, che si sono intimoriti nel vedere di nuovo le donne in piazza a difendere i loro diritti (per leggere l'intero post cliccate QUI). Scritte simili sono apparse anche poco tempo fa a Bologna: questa foto è del 30 maggio 2008...


Dopo questa breve introduzione, vi propongo un video.

In questo video vedrete e sentirete Franca Rame raccontare lo stupro subito; sotto il video pubblico anche il testo Lo Stupro, redatto dalla donna. Vi consiglio di soffermarvi sia sul video che sul testo. Non ci sono parole per descrivere ciò che si prova ascoltando o leggendo: è AGGHIACCIANTE. È la testimonianza VERA di una donna coraggiosa, che non si è mai tirata indietro.

Se non mi fossi informata di persona, nessuno mi avrebbe raccontato la storia di Franca Rame. Questo mi sconvolge: che una vergogna del genere possa cadere nel dimenticatoio. Si è trattato di uno stupro di stato, ordinato dai vertici della Divisione Pastrengo dei Carabinieri (leggi QUI). Chi può diffonda il video e il testo, chi può non si nasconda, perché il maschilismo e il disprezzo delle donne sono ancora vivi nella nostra società, anche se tutti vogliono farci credere il contrario, anche se tutti additano gli "stranieri" come incivili e stupratori.


AVVISO: Sia il video che il testo possono urtare le persone più sensibili.

 

 

"LO STUPRO" di FRANCA RAME
Lo stupro
Al centro dello spazio scenico vuoto, una sedia.
PROLOGO
FRANCA RAME: Ancora oggi, proprio per l’imbecille mentalità corrente, una donna convince veramente di aver subito violenza carnale contro la sua volontà, se ha la “fortuna” di presentarsi alle autorità competenti pestata e sanguinante, se si presenta morta è meglio! Un cadavere con segni di stupro e sevizie dà più garanzie. Nell’ultima settimana sono arrivate al tribunale di Roma sette denunce di violenza carnale.
Studentesse aggredite mentre andavano a scuola, un’ammalata aggredita in ospedale, mogli separate sopraffatte dai mariti, certi dei loro buoni diritti. Ma il fatto più osceno è il rito terroristico a cui poliziotti, medici, giudici, avvocati di parte avversa sottopongono una donna, vittima di stupro, quando questa si presenta nei luoghi competenti per chiedere giustizia, con l’illusione di poterla ottenere. Questa che vi leggo è la trascrizione del verbale di un interrogatorio durante un processo per stupro, è tutto un lurido e sghignazzante rito di dileggio.
MEDICO Dica, signorina, o signora, durante l’aggressione lei ha provato solo disgusto o anche un certo piacere... una inconscia soddisfazione?
POLIZIOTTO Non s’è sentita lusingata che tanti uomini, quattro mi pare, tutti insieme, la desiderassero tanto, con così dura passione?
GIUDICE È rimasta sempre passiva o ad un certo punto ha partecipato?
MEDICO Si è sentita eccitata? Coinvolta?
AVVOCATO DIFENSORE DEGLI STUPRATORI Si è sentita umida?
GIUDICE Non ha pensato che i suoi gemiti, dovuti certo alla sofferenza, potessero essere fraintesi come espressioni di godimento?
POLIZIOTTO Lei ha goduto?
MEDICO Ha raggiunto l’orgasmo?
AVVOCATO Se sì, quante volte?
Il brano che ora reciterò è stato ricavato da una testimonianza apparsa sul “Quotidiano Donna”, testimonianza che vi riporto testualmente.
Si siede sull’unica sedia posta nel centro del palcoscenico.
FRANCA C’è una radio che suona... ma solo dopo un po’ la sento. Solo dopo un po’ mi rendo conto che c’è qualcuno che canta. Sì, è una radio. Musica leggera: cielo stelle cuore amore... amore...
Ho un ginocchio, uno solo, piantato nella schiena... come se chi mi sta dietro tenesse l’altro appoggiato per terra... con le mani tiene le mie, forte, girandomele all’incontrario. La sinistra in particolare.
Non so perché, mi ritrovo a pensare che forse è mancino. Non sto capendo niente di quello che mi sta capitando.
Ho lo sgomento addosso di chi sta per perdere il cervello, la voce... la parola. Prendo coscienza delle cose, con incredibile lentezza... Dio che confusione! Come sono salìta su questo camioncino? Ho alzato le gambe io, una dopo l’altra dietro la loro spinta o mi hanno caricata loro, sollevandomi di peso?
Non lo so.
È il cuore, che mi sbatte così forte contro le costole, ad impedirmi di ragionare... è il male alla mano sinistra, che sta diventando davvero insopportabile. Perché me la storcono tanto? Io non tento nessun movimento. Sono come congelata.
Ora, quello che mi sta dietro non tiene più il suo ginocchio contro la mia schiena... s’è seduto comodo... e mi tiene tra le sue gambe... fortemente... dal di dietro... come si faceva anni fa, quando si toglievano le tonsille ai bambini.
L’immagine che mi viene in mente è quella. Perché mi stringono tanto? Io non mi muovo, non urlo, sono senza voce. Non capisco cosa mi stia capitando. La radio canta, neanche tanto forte. Perché la musica? Perché l’abbassano? Forse è perché non grido.
Oltre a quello che mi tiene, ce ne sono altri tre. Li guardo: non c’è molta luce... né gran spazio... forse è per questo che mi tengono semidistesa. Li sento calmi. Sicurissimi. Che fanno? Si stanno accendendo una sigaretta.
Fumano? Adesso? Perché mi tengono così e fumano?
Sta per succedere qualche cosa, lo sento... Respiro a fondo... due, tre volte. Non, non mi snebbio... Ho solo paura...
Ora uno mi si avvicina, un altro si accuccia alla mia destra, l’altro a sinistra. Vedo il rosso delle sigarette. Stanno aspirando profondamente.
Sono vicinissimi.
Sì, sta per succedere qualche cosa... lo sento.
Quello che mi tiene da dietro, tende tutti i muscoli... li sento intorno al mio corpo. Non ha aumentato la stretta, ha solo teso i muscoli, come ad essere pronto a tenermi più ferma. Il primo che si era mosso, mi si mette tra le gambe... in ginocchio... divaricandomele. È un movimento preciso, che pare concordato con quello che mi tiene da dietro, perché subito i suoi piedi si mettono sopra ai miei a bloccarmi.
Io ho su i pantaloni. Perché mi aprono le gambe con su i pantaloni? Mi sento peggio che se fossi nuda!
Da questa sensazione mi distrae un qualche cosa che subito non individuo... un calore, prima tenue e poi più forte, fino a diventare insopportabile, sul seno sinistro.
Una punta di bruciore. Le sigarette... sopra al golf fino ad arrivare alla pelle.
Mi scopro a pensare cosa dovrebbe fare una persona in queste condizioni. Io non riesco a fare niente, né a parlare né a piangere... Mi sento come proiettata fuori, affacciata a una finestra, costretta a guardare qualche cosa di orribile.
Quello accucciato alla mia destra accende le sigarette, fa due tiri e poi le passa a quello che mi sta tra le gambe. Si consumano presto.
Il puzzo della lana bruciata deve disturbare i quattro: con una lametta mi tagliano il golf, davanti, per il lungo... mi tagliano anche il reggiseno... mi tagliano anche la pelle in superficie. Nella perizia medica misureranno ventun centimetri. Quello che mi sta tra le gambe, in ginocchio, mi prende i seni a piene mani, le sento gelide sopra le bruciature...
Ora... mi aprono la cerniera dei pantaloni e tutti si dànno da fare per spogliarmi: una scarpa sola, una gamba sola.
Quello che mi tiene da dietro si sta eccitando, sento che si struscia contro la mia schiena.
Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare.
Devo stare calma, calma.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola... non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta.
“Muoviti puttana fammi godere”.
Sono di pietra.
Ora è il turno del secondo... i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male.
“Muoviti puttana fammi godere”.
La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”.
Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie.
È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose.
“Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”.
Ci credono, non ci credono, si litigano.
“Facciamola scendere. No... sì...” Vola un ceffone tra di loro. Mi schiacciano una sigaretta sul collo, qui, tanto da spegnerla. Ecco, lì, credo di essere finalmente svenuta.
Poi sento che mi muovono. Quello che mi teneva da dietro mi riveste con movimenti precisi. Mi riveste lui, io servo a poco. Si lamenta come un bambino perché è l’unico che non abbia fatto l’amore... pardon... l’unico, che non si sia aperto i pantaloni, ma sento la sua fretta, la sua paura. Non sa come metterla col golf tagliato, mi infila i due lembi nei pantaloni. Il camioncino si ferma per il tempo di farmi scendere... e se ne va.
Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male... nel senso che mi sento svenire... non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo... per l’umiliazione... per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello... per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero... mi fanno male anche i capelli... me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi passo la mano sulla faccia... è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca.
Cammino... cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura.
Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. I polizioti... gente che entra, che esce... Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora... Sento le loro domande. Vedo le loro facce... i loro mezzi sorrisi... Penso e ci ripenso... Poi mi decido...
Torno a casa... torno a casa... Li denuncerò domani.
Buio.


testimonianza da "il quotidiano donna" 1973

Fonte: Il Blog di Franca Rame

Messo in luce da wonderely alle 11:16 di lunedì, 29 settembre 2008


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Argomenti trattati nel post: testimonianze, antifascismo, indifferenza, stupro, notizie nazionali, persecuzione, violenza sessuale, inciviltĂ , la mia opinione, aggressione, donne in politica, stereotipi, femminicidio, franca rame, discriminazione sessuale, sequestro di persona, violenza di genere, stupro punitivo

Colombia, liberata Ingrid Betancourt

 

BOGOTÀ (Colombia) - Ingrid Betancourt è libera. La notizia è stata diramata dal governo di Bogotà che ha annunciato che, oltre all'ex candidata alle elezioni presidenziali - nelle mani dei guerriglieri della Farc (Forze armate rivoluzionarie colombiane) dal febbraio del 2002 -, sono stati riportati in libertà altri 14 ostaggi: tre cittadini americani (Thomas Howes, Keith Stansell e Marc Gonsalve) e 11 militari colombiani, che a loro volta erano finiti in tempi e modalità diverse nelle mani dei rivoltosi. «Voglio ringraziare prima di tutto Dio e i soldati colombiani» sono state le prime parole pronunciate dalla Betancourt e raccolte dall'emittente radiofonica Caracol. Un riferimento, quello religioso, ripreso poi più tardi, all'arrivo all'aeroporto di Bogotà, dove la Betancourt ha detto di provare pena per i propri carcerieri.

«NESSUNO SPARO» - «Non ci siamo resi conto di quello che succedeva, perché non c'è stato un solo sparo, non è stato ucciso nessuno, ci hanno portato fuori alla grande» ha poi raccontato la donna alla radio militare colombiana. Una dura prova che non ha eliminato la sua voglia di lottare: «Aspiro ancora alla carica di presidente della Colombia» ha detto al suo arrivo alla base militare di Catam. E ha sottolineato di volersi impegnare per gli altri ostaggi in mano alle Farc «fino a quando non saranno liberati». «Lotteremo insieme finché non saranno liberati, la comunità internazionale ci può aiutare». Poi ha esortato le Farc e il loro nuovo capo, Guillermo Leon Saenz, a «comprendere che questo è un momento storico e fare politica abbandonando le armi». Infine ha chiesto al popolo colombiano di «credere nell’esercito».

A PARIGI - La stanchezza pare non si faccia sentire. Giovedì Ingrid Betancourt parte per Parigi dove sarà ricevuta dal presidente Sarkozy. Lo ha annunciato lei stessa alla catena televisiva Rcn poche ore dopo la liberazione. Il trasferimento in Francia avverrà con lo stesso aereo su cui sono in arrivo a Bogotà il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, e i parenti della Betancort residenti a Parigi. A bordo anche il medico personale di Sarkozy, Christophe Fernandez, che visiterà l’ex candidata alle presidenziali colombiane. «Lo stato di salute di Ingrid Betancourt sembra piuttosto rassicurante ma non si può dire nulla prima di un esame approfondito» ha detto uno dei medici della delegazione, avvertendo che «dopo la liberazione gli ostaggi si trovano spesso in uno stato di euforia che non riflette necessariamente le loro effettive condizioni». Juan Carlos Lecompte, marito di Ingrid, l'ha definita «perfetta e lucida». «È solo più magra» ha aggiunto, sottolineando che «la sua liberazione provoca un sentimento così forte che le parole non possono descriverlo».

PORTATI AL SICURO - Gli ostaggi, dopo la liberazione, sono stati trasportati in elicottero verso San Jose del Guaviare. La Betancourt, i tre statunitensi e gli undici militari sono stati poi trasferiti nella base aerea di Toleimada, nel dipartimento di Tolima, a meno di 190 chilometri da Bogotà. Secondo quanto annunciato il ministro della difesa colombiano, Manuel Santos, tutte le persone rilasciate sarebbero in buone condizioni di salute, ma saranno sottoposti a nuovi accertamenti sanitari. Anche il presidente della Colombia, Alvaro Uribe, si è trasferito nella base aerea di Toleimada, per accogliere gli ostaggi liberati dall'esercito.

IL SEQUESTRO - La Betancourt, di origini francesi, era stata sequestrata e poi trattenuta in qualche rifugio segreto nella foresta. Secondo molti il suo sequestro era stato dettato dalle campagne da lei condotte, da senatrice, contro la corruzione e il narcotraffico. E dal rischio di una sua possibile affermazione elettorale. Prima di essere rapita la donna, che già da tempo era attiva in politica, aveva pubblicato un'autobiografia dal titolo «Forse mi uccideranno domani», in cui venivano denunciati per nome e cognome molti dei politici corrotti della Colombia.

LA LIBERAZIONE - L'emittente satellitare americana Cnn ha ricordato che nei giorni scorsi si trovavano in Colombia due mediatori impegnati sul caso, uno di nazionalità francese, l'altro svizzero. Il ministro Santos ha però spiegato che gli ostaggi sono stati liberati grazie ad un blitz delle forze militari colombiane, che hanno utilizzato anche alcuni infiltrati per raggirare e neutralizzare i due guerriglieri che custodivano i prigionieri. A favore della liberazione di Ingrid Betancourt, nel corso di questi anni, si erano mobilitati gruppi di pressione in tutto il mondo. E un appello per il suo rilascio era stato tra i primi atti ufficiali della coppia presidenziale francese Sarkozy-Bruni.

LA GIOIA DEI FIGLI - «È la notizia più bella della mia vita».Così il figlio di Ingrid Betancourt, Lorenzo Delloye, ha commentato il rilascio della madre, mentre la sorella Melanie ha rivolto un pensiero «a tutti coloro che non possono essere qui a gioire con noi perché si trovano ancora in prigionia». «Mi dicevo che sarebbe durato tutto un giorno, al massimo una settimana - ha detto ancora Melanie -. Ma poi si è rivelata una prova lunghissima. Sono stati sei anni molto dolorosi».

Fonte: Corriere della Sera

Per approfondire:

La Biografia e il Rapimento

Messo in luce da wonderely alle 13:16 di giovedì, 03 luglio 2008


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Argomenti trattati nel post: testimonianze, notizie internazionali, donne in politica, sequestro di persona

In materia di violenza sulle donne, la ministra per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha detto la sua con una lettera al direttore del quotidiano “Repubblica”. Vi invito a leggere la sua lettera per intero cliccando qui: sul mio blog pubblicherò solo degli stralci per farvi capire quante cazzate può sparare una persona in meno di venti righe. Eccole:

il contesto familiare viene dipinto come un luogo buio e pericoloso per le donne. Mi sia consentito di dissentire.

La famiglia è il luogo in cui si consumano le peggiori violenze. L’80% delle violenze avvengono in famiglia. In Italia ogni due giorni muore una donna in famiglia, ma a quanto pare le fette di salame dagli occhi la Carfagna non le ha ancora tolte (oppure deve leccare il culo ai moralisti cattolici).

La famiglia, va ricordato, è anche un luogo di realizzazione per la donna, al pari del mondo del lavoro.

Lo sceglie la donna qual è il suo luogo di realizzazione, non deve di certo dirlo Mara Carfagna. Le donne devono essere tutelate indipendentemente dal fatto che abbiano una famiglia e dei figli. La famiglia è una libera scelta, non un obbligo.

divorzi, separazioni ed affidamento dei figli causano gran parte delle tensioni e dei reati realizzati all’interno della famiglia.

Davvero? Sa che ci sono donne che vengono picchiate dai mariti/compagni anche se non hanno mai azzardato l’ipotesi del divorzio? E poi questa sarebbe una giustificazione? Forse un uomo adulto un divorzio lo può anche accettare senza mettere le mani addosso alla moglie! Ci sono donne che trovano il coraggio di divorziare proprio per separarsi da uomini violenti, ma questo non le passa neanche per l’anticamera del cervello.

per concretizzare il principio di bigenitorialità garantito dalle convenzioni internazionali: il minore ha il sacrosanto diritto di avere un padre ed una madre. Un diritto per il minore che attraverso l’affidamento condiviso può divenire un’occasione in meno di scontro – se non di violenza - tra gli ex partner.

Certo, un minore ha diritto di avere un padre violento? Un padre che ammazzerebbe di botte la madre e non è detto che non lo faccia anche con i figli? Una donna si rinchiude in una casa rifugio con i figli per paura che suo marito la possa trovare e farla fuori, una donna scappa da casa per avere una vita migliore per se stessa e per i figli e questa ancora insiste sulla bigenitorialità? Non si rende neanche conto che talvolta sono i padri stessi ad ammazzare la moglie e i figli.

emerge drammaticamente il rifiuto da parte delle stesse che  preferiscono la strada del silenzio

Adesso è colpa delle donne…

Alla luce di questi dati, mi sembra doveroso intervenire al fine di rivedere, ripensare e rafforzare tali centri.

Cos’è l’ennesima presa per i fondelli? La ministra non sa che i fondi per i centri antiviolenza sono appena stati TAGLIATI??? Potete leggerlo tutti QUI.

Il mio obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità sarà quello di accelerare i tempi per l’approvazione del progetto di legge contro lo stalking

Insomma, per concludere, l’idea di una legge contro la violenza domestica neanche la sfiora…

Eccola qua la nostra Ministra per le Pari Opportunità!

Diciamo le cose come stanno: Mara Carfagna NON difende le donne, le prende in giro. Mara Carfagna può pure tornare a fare la valletta, a difendere i nostri diritti non la vogliamo, semplicemente perché non sa nemmeno cosa voglia dire la parola “donna” e “diritto”. Vogliamo una DONNA VERA alle Pari Opportunità!

O si trova una persona veramente adatta, oppure lo si elimini dai ministeri. Se deve essere gestito da un’incapace che prende per il culo la sofferenza delle donne maltrattate è meglio che non esista. Le vittime hanno bisogno di aiuto e comprensione, non di essere prese in giro, perché la ministra non ha la minima idea di cosa significhi essere picchiata dalla mattina alla sera e avere il terrore di morire. Una donna che scrive queste parole orribili, distaccate e menefreghiste non merita nemmeno di essere chiamata donna.

Importante è anche sottolineare le dichiarazioni della ministra sul femminismo, in un’intervista di poco tempo fa. Ha espressamente dichiarato di essere antifemminista. Come può una ministra definirsi antifemminista? Non si è accorta che è proprio grazie al femminismo che ha potuto studiare e anche partecipare alla politica? Non fosse stato per delle GRANDI DONNE che si sono battute per avere dei diritti a quest'ora non starebbe dove sta (e forse sarebbe anche meglio)! Nessuno ci ha regalato niente!

Spero di non dover mai più parlare di lei. Spero che la prossima volta prima di parlare si assicuri che la bocca e il cervello siano collegati. Non vado oltre con le mie impressioni sulla Carfagna, altrimenti potrei diventare molto, ma molto cattiva. Potete leggere la lettera di risposta scritta da Sorelle d’Italia, cliccando QUI. Lascio a voi la possibilità di commentare. Se ho dimenticato qualcosa, aggiungetelo pure: sono talmente incazzata che può essermi sfuggito. Grazie.

Messo in luce da wonderely alle 11:23 di venerdì, 30 maggio 2008


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Argomenti trattati nel post: leggi, libertĂ , cattolicesimo, violenza domestica, notizie nazionali, inciviltĂ , la mia opinione, paritĂ , donne in politica, discriminazione sessuale, violenza di genere

Vi propongo ora il secondo post sulla Spagna (il primo potete trovarlo QUI). Si parlerà della famosa legge contro la violenza di genere emanata dal Governo Zapatero. Per capire bene cosa ha smosso le coscienze di molti uomini dobbiamo fare un salto indietro di quasi 4 anni... 

 

Violenza alle donne, intellettuali con Zapatero

 

di Monica Lanfranco (Liberazione, 24 ottobre 2004) 

 

Si chiamava Alicia Aristegui, 37 anni, di Villalba, Navarra, Spagna. Due anni fa passeggiava con un'amica, forse confidandosi con lei dei problemi con il marito, in carcere per reati non gravissimi e più volte denunciato dalla consorte per le violenze e i maltrattamenti subiti da lei e dai suoi due bambini.

Era il 9 aprile, pomeriggio, e fu l'ultima passeggiata per Alicia. Perché Jesus Gil, 38 anni, aveva giurato alla moglie che l'avrebbe uccisa se lei avesse chiesto il divorzio, e Alicia lo aveva richiesto, dopo anni di reiterate e inascoltate richieste di aiuto a polizia e istituzioni contro quell'uomo. Jesus, uscito di prigione il giorno prima, segue la donna, la affronta e con 10 coltellate la uccide, nel pieno centro di Villalba. È nel nome di Alicia, delle 34 ultime vittime fino ad oggi nel 2004, e delle migliaia di altre brutalizzate nel silenzio che un migliaio di intellettuali spagnoli, tutti uomini, ha clamorosamente firmato un manifesto in appoggio alla nuova legge contro la violenza di genere, (così si chiama, e per la prima volta viene nominato il genere e non la più usata dicitura "sessuale") presentata in parlamento dal governo Zapatero, già passata la settimana scorsa alla Camera dei deputati e in lettura al Senato.

Nei primi mesi del 2004, dopo una decina di assassinii tra le mura domestiche, persino Amnesty International aveva presentato un agghiacciante rapporto sulla situazione spagnola, non solo denunciando l'immobilità e il silenzio del precedente governo, ma puntando il dito sullo stato di arretratezza, e omertà sull'argomento nell'intero tessuto sociale. Per questo risultano così dirompenti le parole del testo del manifesto: «Noi firmatari, uomini, diciamo Sì alla legge contro la violenza di genere. Perché non possiamo essere complici rispetto alla realtà di una violenza che, anno dopo anno, uccide decine di donne e obbliga molte altre ad abbandonare il proprio lavoro, la propria casa e la propria città per cercare di sfuggire al loro aggressore; una violenza che provoca ogni anno il suicidio di centinaia di donne e ne maltratta fisicamente e psicologicamente centinaia di migliaia. Perché la violenza esercitata da uomini contro donne richiede misure specifiche, dato che non assomiglia in niente, né in quantità né come caratteristiche, ai casi isolati di violenza di donne contro uomini».

Affermazioni pesantissime e inequivocabili, che segnalano una svolta epocale in Spagna, soprattutto perché il senso delle parole del manifesto non è solo la denuncia di una situazione gravissima in generale: per la prima volta, in modo plateale, alcuni uomini, prima ancora che a partire dal loro ruolo sociale, e proprio in quanto appartenenti al genere maschile, si assumono delle responsabilità come genere sull'argomento più tabù: la violenza contro le donne.

 

La legge è stata definitivamente approvata il 28 dicembre 2004 e qui sotto ne pubblico lo schema riassuntivo:


Principi
L’uguaglianza tra uomo e donna: la violenza è la manifestazione più eclatante della disuguaglianza esistente.
• La garanzia di continuità delle azioni e dei programmi volti a tutelare la donna vittima di violenza.
La certezza e la pubblicità dell’assistenza come base per l’emersione dei casi non denunciati.
• La gratuità della giustizia

Obiettivi
• La Legge mira a prevenire e a proteggere le situazioni di violenza.
• Si introducono nell’ordinamento giuridico spagnolo misure di azioni positive con l’obiettivo di sovvertire la situazione di disuguaglianza che, essendo latente nella coscienza collettiva, colpisce direttamente la donna.
• L’obiettivo finale è lo sradicamento del fenomeno. La protezione integrale delle vittime sarà perseguita attraverso misure che incidono sulla prevenzione, sulla sanzione dell’aggressore e sulle misure di assistenza totale per le vittime.

Misure d’appoggio alle vittime
• Si riconosce alla vittima il diritto di riduzione del tempo di lavoro, alla sospensione della relazione professionale con riserva del posto con diritto di sussidio di disoccupazione.
• Si stabilisce un programma di reinserimento lavorativo per le vittime che hanno perso il lavoro e per chi non può seguire il programma, si stabilisce un aiuto economico in funzione dell’età e della responsabilità familiare.
• Si stabiliscono aiuti per la formazione delle donne a sottrarsi alla dipendenza economica dei propri aggressori.
• Priorità d’accesso a case d’accoglienza ufficiali.
• Sussidi addizionali alle imprese che offrono un contratto alle vittime.
• Omologazione dei “servizi d’informazione alla donna” in tutte le città e in tutti i comuni per garantire a tutte le vittime le stesse possibilità.
• Adattamenti delle attuali case di accoglienza che si convertano in centri specializzati di recupero integrale al fine di offrire terapia psicologica, appoggio legale, sociale e educativo.

Sicurezza
• Creazione di unità speciali del Corpo nazionale di Polizia e dei Carabinieri
• I corpi nazionali partecipano con tutte le Amministrazioni.
• Si provvede alla sospensione cautelare della licenza d’armi ai colpevoli o ai sospettati d’atti di violenza contro una donna.

Giustizia
• Creazione di 430 giudici speciali, con competenze civili e penali, dedicati alla lotta contro la violenza di genere, di coppia e domestica.
• Creazione della figura del Procuratore contro la violenza di genere, in funzione del delegato fiscale dello Stato, competente in materie penali e civili pertinenti al discorso di genere.
• Modificazione della legge d’Assistenza Gratuita: le vittime di violenza domestica hanno diritto all’assistenza gratuita.
• La nuova norma ha modificato anche il Codice Penale, stabilendo pene più dure riguardo alla violenza di genere e di coppia, ma soprattutto stabilisce pene di peso differente a seconda che l’aggressore sia un uomo o una donna. All’aggressore di sesso maschile il maggior castigo (questo l’argomento maggiormente polemizzato che ha posto la Legge Integrale come oggetto di verifica d’incostituzionalità da parte del Tribunale Costituzionale spagnolo in quanto discriminatoria nei confronti degli uomini e violante il principio costituzionale secondo cui tutti gli uomini sono uguali dinanzi alla legge).

Educazione
• Creazione di una materia obbligatoria nelle scuole superiori: “Educazione per l’uguaglianza e contro la violenza di genere”.
• Incorporazione in tutti i Consigli d’Istituto, di tutte le scuole, di un membro incaricato di fornire mezzi educativi contro la violenza di genere.

Nuovi organismi
• Creazione di una Delegazione di Governo contro la violenza di Genere, in aggiunta al Difensore del Popolo e un Osservatorio incaricato di valutare le azioni di governo e le nuove misure.
• Creazione dell’Osservatorio nazionale sulla violenza sulla donna, che sarà l’occhio sulla situazione e sull’evoluzione della violenza sulla donna.

Sanità
• Sistemi di diagnosi precoci e sviluppo di programmi di sensibilizzazione e formazione del personale sanitario.
• Si stabiliranno protocolli sanitari per la prevenzione, la diagnosi precoce e l’intervento continuato, collaborando con l’amministrazione della giustizia.
• Creazione di una Commissione, in seno al Consiglio Interterritoriale del Sistema Nazionale di Salute, incaricata di appoggiare tecnicamente, coordinare e valutare le misure sanitarie stabilite dalla legge.

Minori
• Le situazioni di violenza sulle donne colpiscono anche i minori che si trovano nell’ambiente familiare, vittime indirette o mediate di questa violenza. La Legge contempla anche la loro protezione, non solo per la tutela dei diritti dei minori, ma anche per garantire in forma effettiva le misure di protezione adottate rispetto alla donna.
• I minori avranno diritto alle prestazioni dei servizi sociali nel caso si trovino sotto la patria potestà o in custodia della persona aggredita.

Altre misure
Campagne informative di prevenzione e sensibilizzazione
• La pubblicità che utilizzi il corpo e l’immagine della donna in forma discriminatoria o vessatoria sarà qualificata come illecita e conseguentemente sanzionata. 


Grazie a questa legge le denunce di violenze alle autorità sono aumentate di numero: solo nel primo semestre del 2006 sono state presentate 1125 denunce in più rispetto al 2005. Questa è la prova che le donne iniziano ad avere più fiducia nelle istituzioni.

È quindi possibile aiutare davvero le donne: basta riconoscere quali sono i veri problemi e combatterli. Le violenze in famiglia rappresentano più dell'80% delle violenze sulle donne. In Italia ogni due giorni muore una donna in famiglia, non per strada, non per mano di uno sconosciuto, ma nella sua famiglia e per mano di una persona a lei vicina (in genere il marito).

Io ho pochissima fiducia nel governo italiano (non sono la sola!) e credo che una legge del genere potrà essere approvata solo tra alcuni secoli: non abbiamo ancora una legge che tuteli le donne dallo stalking e questo dimostra quanto siamo "indietro". Se guardiamo alla quantità di ministre donne (4 su 21, solo 2 con portafoglio) possiamo renderci conto dell’importanza che si dà alla figura femminile. Per non parlare di chi è stata scelta per le Pari Opportunità: le donne devono fare le vallette anche al governo, vomitevole. D’altronde, non potevamo aspettarci di più da un uomo come Berlusconi che ha definito il governo spagnolo “troppo rosa” e che ha poi insistito sul fatto che ora Zapatero dovrà “sapersi gestire” le donne, manco fossero cani. Pensare che ci sono donne intelligenti e preparate che si impegnano e studiano ogni giorno e non vengono minimamente considerate, soltanto perché la loro massima aspirazione non è mostrarsi seminude davanti a una telecamera: dove stanno le pari opportunità? Viviamo in una società che considera le donne oggetti e si ritiene civile: essere donne non significa mostrare le "grazie" a un pubblico maschile, ma pretendere diritti e rispetto per quello che valiamo.

Ovviamente, come donna mi sento davvero di ringraziare uomini come Zapatero e gli intellettuali spagnoli che non si nascondono dietro i pregiudizi, ma riconoscono che la violenza sulle donne è un grave problema e come tale va affrontato. Uomini che aprono gli occhi su una situazione allarmante che causa ogni anno centinaia di vittime e l'invalidità permanente di migliaia di donne. Questi sono i veri uomini, non quelli che relegano le donne al ruolo di velina, o peggio, la mettono al Governo.

Messo in luce da wonderely alle 10:56 di domenica, 11 maggio 2008


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Argomenti trattati nel post: uomini, dati, leggi, violenza domestica, notizie nazionali, la mia opinione, paritĂ , donne in politica, discriminazione sessuale, violenza di genere

Nei prossimi due post si parlerà della Spagna. Spagna femminista, Spagna con 9 donne al governo su un totale di 17 ministri. Spagna con Zapatero, uomo femminista, che non si ferma davanti a pregiudizi di genere e vince con le donne. Spagna che dal 2004 ha emanato una legge molto seria contro la violenza domestica per aiutare DAVVERO le donne.

Pubblico qui un'intervista tratta da Io Donna del 3 Maggio 2008. L'intervista è di Elisabetta Rosaspina, risponde Elena Valenciano, eurodeputata da 9 anni, responsabile Esteri del Psoe, il partito socialista spagnolo.

I più garbati hanno parlato di un governo da guinness. I più villani hanno alluso a una compagnia di sartine o, peggio, da circo, come se alla Difesa fosse stata delegata la donna cannone e, alle Pari Opportunità, una ballerina di flamenco.
Per disapprovare il gineceo al potere, in modo politicamente meno scorretto, si è insinuato che fosse un governo per allodole, composto dall'astuto José Luis Rodriguez Zapatero per distrarre con nove sottane gli spagnoli dalla penuria di liquidità, nelle banche e negli acquedotti di Barcellona e di Valencia. Non risulta che sospetti analoghi abbiano sfiorato il premier finlandese di centro destra, Matti Vanhanen, l'anno scorso, quando formò il suo consiglio dei ministri con dodici donne e otto uomini. Il primo in Europa a maggioranza muliebre. Né si può sapere che cosa accadrebbe in Italia, dove la ripartizione dei dicasteri sembra intenzionata a rispettare ancora un prudente rapporto di uno (per donna) a tre (per uomini). Ma i commenti del neo insediato capo del governo Silvio Berlusconi non sono passati sotto silenzio, a Madrid, dove la segretaria delle relazioni internazionali del Psoe, Elena Valenciano, si è incaricata di difendere dal sarcasmo del primo ministro italiano il "governo troppo rosa": colore che, tra l'altro, in Spagna, non evoca femminilità. Come dimostra il traje de luces, il costume dei toreri, spesso in tono confetto. «Ben venga la reazione di Berlusconi» assicura sorniona, Elena Valenciano, 47 anni, eurodeputata da nove.

Ben venga?
«Sì, è stata pedagogica. È servita a coalizzare, in difesa del governo, anche l'opposizione: la presidente della Comunità autonoma di Madrid, Esperanza Aguirre, otto o nove deputati e le giovani del partito popolare. Questo "machismo dolce", fatto di battute, ironia, scherzi è terapeutico, perché finalmente affiora e diventa visibile. È stata la nostra fortuna che tanti giornalisti spagnoli se ne siano fatti portavoce. Chi ha bollato il nuovo ministero dell'Uguaglianza come un ministero dell'Amore credeva di essere spiritoso, ma ha dimostrato soltanto di non conoscere la Costituzione, che tutela il diritto all'uguaglianza, e non all'amore.»

Anche in Italia: si chiamano Pari Opportunità.
«Non è la stessa cosa. L'uguaglianza è più delle pari opportunità. Include la difesa dalle ingiustizie e dalla violenza domestica.»

Che in Spagna marca record negativi: più di 70 donne assassinate l'anno scorso, 25 dall'inizio di quest'anno...
«È falso che in Spagna ci sia più violenza sulle donne che nel resto d'Europa. L'Italia o la Francia sono certamente agli stessi livelli e nelle nazioni nordiche è anche peggio. La differenza è che qui contiamo le donne uccise. Altrove non si tiene il bilancio, o la raccolta dei dati avviene secondo criteri differenti e quindi le cifre non sono paragonabili. In Svezia si inserisce nell'elenco anche una prostituta assassinata in un parco. Noi non conteggiamo le donne suicide, anche se molte di loro si sono tolte la vita perché non riuscivano più a sopportare la brutalità del marito o compagno. Molti soprusi non vengono denunciati. La legge approvata nella scorsa legislatura ha messo in campo una batteria di mezzi perché le vittime trovino la forza di ribellarsi. Spesso pagano con la vita. Ma è il prezzo della libertà di tutte.»

Come ha fatto la Spagna maschilista, reazionaria e cattolica, a diventare la Finlandia del Mediterraneo?
«È stato un processo più lungo di quanto possa apparire e più breve di quello che è avvenuto in altri stati europei. Quella spagnola è stata la società più veloce, da quando è entrata a tutti gli effetti nella comunità europea, 22 anni fa. Avevamo ansia di entrare in questo spazio di libertà. Il cambiamento delle donne, nello stesso arco di tempo, è stato radicale: ora convivono nonne che non avevano diritto di lavorare, di viaggiare e nemmeno di aprire un conto corrente, con nipoti che, a 20 anni, sentono di poter fare tutto, come e meglio degli uomini.»

Compreso il ministro della Difesa al settimo mese di gravidanza. Una mossa mediatica?
«È stato indubbiamente un gesto spettacolare, quello di Zapatero, non soltanto per il numero di ministre, 9 su 17 dicasteri, e per aver istituito il ministero dell'Uguaglianza. Ma soprattutto per aver messo una donna, Carme Chacón, alla Difesa. Il fatto che fosse incinta è stato un colpo di fortuna, non il motivo per cui è stata prescelta.»

Per i militari spagnoli è stata più una provocazione che un colpo di fortuna.
«Le critiche sono venute da un'associazione minoritaria. I due gruppi principali, quello conservatore e quello progressista, non lo hanno percepito come una provocazione.»

Due parole alla sinistra italiana, dopo la batosta elettorale?
«L'abbiamo presa pure noi, in passato, quando Aznar si affermò con una maggioranza assoluta. E, poi, è la prima volta che Veltroni si presenta come candidato premier.»

Anche Berlusconi si presentava per la prima volta nel 1994, ma vinse.
«La differenza è che Berlusconi non rappresenta un progetto politico, ma un modello di interessi. Veltroni ha un gruppo parlamentare abbastanza ampio per tenergli testa.»

E a quando la prima presidente di governo circondata di fotomodelli e showmen?
«Dopo aver tanto combattuto con gli stereotipi per arrivare al potere, una donna cade più difficilmente di un uomo nella tentazione di usare il gossip per aumentare la sua popolarità. No, tra tante trappole, quella sappiamo evitarla meglio di Putin e Sarkozy.»

L'intervista finisce qui. Ecco le nove ministre donne dell'attuale governo spagnolo:

Prima Vicepremier: Maria Teresa de la Vega
Ministra Infrastrutture: Magdalena Alvarez
Ministra Difesa: Carmen Chacon
Ministra Educazione e Sport: Mercedes Cabreara
Ministra per l'Uguaglianza: Bibiana Ado
Ministra Agricoltura e Ambiente: Elena Espinosa
Ministra Pubblica Amministrazione: Elena Salgado
Ministra Casa: Beatrix Corredor
Ministra Innovazione e Scienza: Cristina Garmendia 
 

Ecco infine la statistica di presenza femminile nei parlamenti UE:

Svezia 47.0%
Finlandia 41.5%
Olanda 39.3%
Danimarca 38.0%
Spagna 36.6%
Belgio 35.3%
Austria 32.8%
Germania 31.6%
Portogallo 28.3%
Lussemburgo 23.3%
Lituania 22.7%
Bulgaria 21.7%
Estonia 20.8%
Polonia 20.2%
Lettonia 20.0%
Inghilterra 19.5%
Francia 18.2%
Italia 17.3%
Irlanda 13.3%
Malta 9.2%

Nel prossimo post si parlerà della legge spagnola emanata nel 2004 contro la violenza di genere e la violenza domestica.

 

Messo in luce da wonderely alle 17:01 di lunedì, 05 maggio 2008


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