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Franca Rame è un’attrice teatrale, drammaturga e politica italiana. Negli anni 70 ha preso parte al movimento femminista. Per la sua attività politica, il 9 marzo del 1973 è stata rapita, violentata e seviziata da un branco di estremisti di destra. La sua terribile esperienza è stata ricordata da lei stessa nel lavoro Lo Stupro. La Rame è una delle tante donne che non hanno ottenuto giustizia, in quanto la sentenza per il suo stupro è arrivata esattamente 25 anni dopo il fatto: questo ha permesso la prescrizione del reato. Per chi non lo sapesse, la prescrizione è l’estinzione del reato stesso.

Pochi mesi fa lo stupro della donna è stato ricordato a Roma con la frase oscena “A Franca Rame le è piaciuto”, scritta su un muro da "uomini" codardi, che si sono intimoriti nel vedere di nuovo le donne in piazza a difendere i loro diritti (per leggere l'intero post cliccate QUI). Scritte simili sono apparse anche poco tempo fa a Bologna: questa foto è del 30 maggio 2008...


Dopo questa breve introduzione, vi propongo un video.

In questo video vedrete e sentirete Franca Rame raccontare lo stupro subito; sotto il video pubblico anche il testo Lo Stupro, redatto dalla donna. Vi consiglio di soffermarvi sia sul video che sul testo. Non ci sono parole per descrivere ciò che si prova ascoltando o leggendo: è AGGHIACCIANTE. È la testimonianza VERA di una donna coraggiosa, che non si è mai tirata indietro.

Se non mi fossi informata di persona, nessuno mi avrebbe raccontato la storia di Franca Rame. Questo mi sconvolge: che una vergogna del genere possa cadere nel dimenticatoio. Si è trattato di uno stupro di stato, ordinato dai vertici della Divisione Pastrengo dei Carabinieri (leggi QUI). Chi può diffonda il video e il testo, chi può non si nasconda, perché il maschilismo e il disprezzo delle donne sono ancora vivi nella nostra società, anche se tutti vogliono farci credere il contrario, anche se tutti additano gli "stranieri" come incivili e stupratori.


AVVISO: Sia il video che il testo possono urtare le persone più sensibili.

 

 

"LO STUPRO" di FRANCA RAME
Lo stupro
Al centro dello spazio scenico vuoto, una sedia.
PROLOGO
FRANCA RAME: Ancora oggi, proprio per l’imbecille mentalità corrente, una donna convince veramente di aver subito violenza carnale contro la sua volontà, se ha la “fortuna” di presentarsi alle autorità competenti pestata e sanguinante, se si presenta morta è meglio! Un cadavere con segni di stupro e sevizie dà più garanzie. Nell’ultima settimana sono arrivate al tribunale di Roma sette denunce di violenza carnale.
Studentesse aggredite mentre andavano a scuola, un’ammalata aggredita in ospedale, mogli separate sopraffatte dai mariti, certi dei loro buoni diritti. Ma il fatto più osceno è il rito terroristico a cui poliziotti, medici, giudici, avvocati di parte avversa sottopongono una donna, vittima di stupro, quando questa si presenta nei luoghi competenti per chiedere giustizia, con l’illusione di poterla ottenere. Questa che vi leggo è la trascrizione del verbale di un interrogatorio durante un processo per stupro, è tutto un lurido e sghignazzante rito di dileggio.
MEDICO Dica, signorina, o signora, durante l’aggressione lei ha provato solo disgusto o anche un certo piacere... una inconscia soddisfazione?
POLIZIOTTO Non s’è sentita lusingata che tanti uomini, quattro mi pare, tutti insieme, la desiderassero tanto, con così dura passione?
GIUDICE È rimasta sempre passiva o ad un certo punto ha partecipato?
MEDICO Si è sentita eccitata? Coinvolta?
AVVOCATO DIFENSORE DEGLI STUPRATORI Si è sentita umida?
GIUDICE Non ha pensato che i suoi gemiti, dovuti certo alla sofferenza, potessero essere fraintesi come espressioni di godimento?
POLIZIOTTO Lei ha goduto?
MEDICO Ha raggiunto l’orgasmo?
AVVOCATO Se sì, quante volte?
Il brano che ora reciterò è stato ricavato da una testimonianza apparsa sul “Quotidiano Donna”, testimonianza che vi riporto testualmente.
Si siede sull’unica sedia posta nel centro del palcoscenico.
FRANCA C’è una radio che suona... ma solo dopo un po’ la sento. Solo dopo un po’ mi rendo conto che c’è qualcuno che canta. Sì, è una radio. Musica leggera: cielo stelle cuore amore... amore...
Ho un ginocchio, uno solo, piantato nella schiena... come se chi mi sta dietro tenesse l’altro appoggiato per terra... con le mani tiene le mie, forte, girandomele all’incontrario. La sinistra in particolare.
Non so perché, mi ritrovo a pensare che forse è mancino. Non sto capendo niente di quello che mi sta capitando.
Ho lo sgomento addosso di chi sta per perdere il cervello, la voce... la parola. Prendo coscienza delle cose, con incredibile lentezza... Dio che confusione! Come sono salìta su questo camioncino? Ho alzato le gambe io, una dopo l’altra dietro la loro spinta o mi hanno caricata loro, sollevandomi di peso?
Non lo so.
È il cuore, che mi sbatte così forte contro le costole, ad impedirmi di ragionare... è il male alla mano sinistra, che sta diventando davvero insopportabile. Perché me la storcono tanto? Io non tento nessun movimento. Sono come congelata.
Ora, quello che mi sta dietro non tiene più il suo ginocchio contro la mia schiena... s’è seduto comodo... e mi tiene tra le sue gambe... fortemente... dal di dietro... come si faceva anni fa, quando si toglievano le tonsille ai bambini.
L’immagine che mi viene in mente è quella. Perché mi stringono tanto? Io non mi muovo, non urlo, sono senza voce. Non capisco cosa mi stia capitando. La radio canta, neanche tanto forte. Perché la musica? Perché l’abbassano? Forse è perché non grido.
Oltre a quello che mi tiene, ce ne sono altri tre. Li guardo: non c’è molta luce... né gran spazio... forse è per questo che mi tengono semidistesa. Li sento calmi. Sicurissimi. Che fanno? Si stanno accendendo una sigaretta.
Fumano? Adesso? Perché mi tengono così e fumano?
Sta per succedere qualche cosa, lo sento... Respiro a fondo... due, tre volte. Non, non mi snebbio... Ho solo paura...
Ora uno mi si avvicina, un altro si accuccia alla mia destra, l’altro a sinistra. Vedo il rosso delle sigarette. Stanno aspirando profondamente.
Sono vicinissimi.
Sì, sta per succedere qualche cosa... lo sento.
Quello che mi tiene da dietro, tende tutti i muscoli... li sento intorno al mio corpo. Non ha aumentato la stretta, ha solo teso i muscoli, come ad essere pronto a tenermi più ferma. Il primo che si era mosso, mi si mette tra le gambe... in ginocchio... divaricandomele. È un movimento preciso, che pare concordato con quello che mi tiene da dietro, perché subito i suoi piedi si mettono sopra ai miei a bloccarmi.
Io ho su i pantaloni. Perché mi aprono le gambe con su i pantaloni? Mi sento peggio che se fossi nuda!
Da questa sensazione mi distrae un qualche cosa che subito non individuo... un calore, prima tenue e poi più forte, fino a diventare insopportabile, sul seno sinistro.
Una punta di bruciore. Le sigarette... sopra al golf fino ad arrivare alla pelle.
Mi scopro a pensare cosa dovrebbe fare una persona in queste condizioni. Io non riesco a fare niente, né a parlare né a piangere... Mi sento come proiettata fuori, affacciata a una finestra, costretta a guardare qualche cosa di orribile.
Quello accucciato alla mia destra accende le sigarette, fa due tiri e poi le passa a quello che mi sta tra le gambe. Si consumano presto.
Il puzzo della lana bruciata deve disturbare i quattro: con una lametta mi tagliano il golf, davanti, per il lungo... mi tagliano anche il reggiseno... mi tagliano anche la pelle in superficie. Nella perizia medica misureranno ventun centimetri. Quello che mi sta tra le gambe, in ginocchio, mi prende i seni a piene mani, le sento gelide sopra le bruciature...
Ora... mi aprono la cerniera dei pantaloni e tutti si dànno da fare per spogliarmi: una scarpa sola, una gamba sola.
Quello che mi tiene da dietro si sta eccitando, sento che si struscia contro la mia schiena.
Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare.
Devo stare calma, calma.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola... non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta.
“Muoviti puttana fammi godere”.
Sono di pietra.
Ora è il turno del secondo... i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male.
“Muoviti puttana fammi godere”.
La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”.
Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie.
È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose.
“Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”.
Ci credono, non ci credono, si litigano.
“Facciamola scendere. No... sì...” Vola un ceffone tra di loro. Mi schiacciano una sigaretta sul collo, qui, tanto da spegnerla. Ecco, lì, credo di essere finalmente svenuta.
Poi sento che mi muovono. Quello che mi teneva da dietro mi riveste con movimenti precisi. Mi riveste lui, io servo a poco. Si lamenta come un bambino perché è l’unico che non abbia fatto l’amore... pardon... l’unico, che non si sia aperto i pantaloni, ma sento la sua fretta, la sua paura. Non sa come metterla col golf tagliato, mi infila i due lembi nei pantaloni. Il camioncino si ferma per il tempo di farmi scendere... e se ne va.
Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male... nel senso che mi sento svenire... non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo... per l’umiliazione... per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello... per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero... mi fanno male anche i capelli... me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi passo la mano sulla faccia... è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca.
Cammino... cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura.
Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. I polizioti... gente che entra, che esce... Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora... Sento le loro domande. Vedo le loro facce... i loro mezzi sorrisi... Penso e ci ripenso... Poi mi decido...
Torno a casa... torno a casa... Li denuncerò domani.
Buio.


testimonianza da "il quotidiano donna" 1973

Fonte: Il Blog di Franca Rame

Messo in luce da wonderely alle 11:16 di lunedì, 29 settembre 2008


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Argomenti trattati nel post: testimonianze, antifascismo, indifferenza, stupro, notizie nazionali, persecuzione, violenza sessuale, inciviltĂ , la mia opinione, aggressione, donne in politica, stereotipi, femminicidio, franca rame, discriminazione sessuale, sequestro di persona, violenza di genere, stupro punitivo

Quello che leggerete qui di seguito è tratto dal sito di Controviolenzadonne. Sono talmente schifata che non trovo neanche le parole per commentare, quindi voglio pubblicare questo testo non scritto da me, che però esprime in tutto e per tutto il mio punto di vista.

“A Franca Rame le è piaciuto” e “Onore a Rudolf Hess”. La mattina di sabato 23 febbraio gli studenti del liceo Mamiani di Roma hanno trovato sul muro della loro scuola queste due scritte firmate con una croce uncinata. Le ragazze e i ragazzi del Mamiani, sono andati tutti insieme a cancellare le scritte poi si sono riuniti in assemblea e prontamente hanno diffuso un comunicato firmato “Studenti antifascisti del Mamiani”, condannando e denunciando l’accaduto. Le scritte sono la reazione dei fascisti alla settimana di mobilitazione indetta dagli studenti in tutti i licei romani in seguito all’aggressione subita da un loro compagno. Venerdì 22 le compagne e i compagni del Mamiani erano sfilati in corteo per le strade del quartiere Prati a Roma, passando davanti alle sedi e ai luoghi di ritrovo dei fascisti. Le ragazze erano le stesse che avevano partecipato alla manifestazione femminista di Roma dello scoso 14 febbraio e, non è un caso, a quella manifestazione ha partecipato anche Franca Rame.

Compagne, femministe, donne che si occupano di qualcosa che non dovrebbe loro competere: la politica. Il giorno dopo le scritte dei fascisti sul muro del Mamiani.
Le svastiche fanno sempre schifo, qualsiasi cosa firmino, rappresentando il nazismo sono esse stesse un oltraggio alla dignità umana e danno il voltastomaco perché simboleggiano quanto di più vile e infame gli uomini, che pure di cose vili e infami ne hanno nel corso della loro storia prodotte in gran quantità, hanno espresso. Ma stavolta al solito schifo l’ingegno dei topi di fogna (senza offesa per i topi e per le loro residenze) ha aggiunto qualcosa in più. Ai fascisti marcare il territorio con qualche pisciatina/svastica questa volta non bastava, hanno dovuto alzare il tiro.
Cominciano a vedere le donne in piazza troppo spesso, le hanno viste perfino in giro nel ‘loro’ quartiere a manifestare contro di loro, e si capiva che non erano le fidanzatine che i ‘compagni’ si portavano dietro, deve esserci stato un non sò che di autodeterminato in quelle giovani donne che ha letteralmente terrorizzato i fasci.
‘Cos’è che è piaciuto a Franca Rame?’ potrebbero chiedersi le più giovani e meno informate, ‘essere stuprata’ è la risposta. E perché tra tante donne stuprate citare proprio lei? Perché Franca Rame il 9 marzo del 1973 è stata rapita e stuprata da esponenti dell’estrema destra come punizione per la sua attività politica e quella di suo marito Dario Fo, perché il suo fu uno ‘stupro di stato’ , come si seppe in seguito ordinato da quelli che erano allora i vertici della divisione Pastrengo dei Carabinieri.
La Senatrice Franca Rame, una donna che ha fatto e continua a fare politica, ha subito ‘la punizione esemplare riservata al genere femminile’ e ricordare oggi il suo stupro è il monito che i fasci di merda (chiedo scusa ma non ce la faccio a nominarli senza insultarli) rivolgono a quelle come lei, quelle come noi, a tutte le donne che osano alzare la testa occupandosi di questa politica fatta solo di uomini che insieme alla Chiesa è l’espressione sfacciata e feroce del patriarcato che devasta da sempre la vita delle donne. Hanno paura di noi e ormai non riescono più a nasconderlo, sono bastate un po’ di donne in piazza a terrorizzarli, come diceva una compagna sentono “il ruggito della leonessa” , lo sentono sempre più forte e più vicino e tremano. Hanno paura di noi mentre invece a noi loro non fanno più paura. E’ così che deve andare, continuiamo ad alzare la testa, a fare politica, a scendere in piazza, a ‘ruggire’ la nostra ribellione facendoci sentire da loro e dalle altre, finchè l’intero sistema patriarcale non crollerà sotto i nostri occhi.


PER OGNI DONNA STUPRATA E OFFESA SIAMO TUTTE PARTE LESA

A Franca Rame tutta la solidarietà di controviolenzadonne.org

Alle giovani compagne del Mamiani un saluto femminista di lotta.

Laura De Micheli per controviolenzadonne.org


Un po’ di link per saperne di più:

Stupro di stato
http://www.xs4all.nl/~welschen/Archief/rame.html

Stupri: indagato ex terrorista nero
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo325181.shtml

“Lo stupro” testo di Franca Rame
http://www.francarame.it/node/185

“lo stupro e la diffamazione - storie di ordinaria violenza” dal blog di Franca Rame
http://www.francarame.it/node/624

Messo in luce da wonderely alle 12:25 di lunedì, 25 febbraio 2008


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