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Di Cristina Morini

Da Il Paese delle donne online



NEI CENTRI DI DETENZIONE PER IMMIGRATI LA POLIZIA STUPRA

Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricordato nel suo discorso ufficiale che tra le donne italiane una su tre subisce maltrattamenti e soprusi. Mancano, nel conto di Napolitano, le botte che un gruppo di donne ha preso dalla polizia proprio durante il giorno della ricorrenza a Milano, in Piazza Cadorna.

I nostri "custodi della sicurezza" hanno manganellato senza incertezze le ragazze che - durante il presidio indetto da varie realtà femministe cittadine - esponevano uno striscione con sopra scritto “Nei Cie la polizia stupra”.
Con ciò si voleva ricordare che (tra le altre) sono proprio le immigrate imprigionate nei centri di identificazione e di espulsione le figure che più scontano la falsa logica della “sicurezza per le donne” che passa di questi tempi. Chiuse in tali fortezze - costruite per rendere più tranquilli gli italiani - senza difese, ree di essere “clandestine”, anonime, sconosciute, le straniere pagano, come si può immaginare, un prezzo altissimo con i loro stessi corpi.

Ai poliziotti il concetto non è piaciuto e hanno caricato, lasciando più di una testa rotta sul campo. E poi hanno caricato una seconda volta per strappare il megafono che le donne usavano, a quel punto, anche per spiegare a chi passava da lì e domandava (in piazza Cadorna c’è una stazione, è sempre piena di gente) che cosa mai fosse successo. Le ragazze, le donne - inizialmente una cinquantina - hanno provato a resistere, spingendo contro gli scudi dei "tutori dell’ordine" con le mani e poi con le parole (tante parole).

Le cosiddette libertà civili, libertà di parola, di pensiero, di espressione, di associazione, in questo Paese sono vuoti termini insulsi, come lo è, evidentemente, il concetto di democrazia.

Si vuole il silenzio, l’adesione, la massa indaffarata e incosciente. Non che non lo sapessimo da tempo, ma è incredibile come, ogni volta da capo, riusciamo a non trovare questa realtà semplicemente rivoltante. A Milano la stessa sorte era capitata appena una settimana fa agli studenti. La città teneva però ad avere anche il primato delle cariche della polizia contro un presidio di donne in una giornata tanto particolare.

La sindaca donna di questo farwest di sceriffi scatenati ha di che essere orgogliosa: grazie allo loro presenza ci sentiamo veramente insicure.

 

Se questa è civiltà...

Mi viene da vomitare. I miei complimenti alla "polizia"...e questa gente dovrebbe proteggerci? È questa la giornata internazionale contro la violenza sulle donne? Giù la maschera agli ipocriti!


Ecco il video:

Messo in luce da wonderely alle 21:48 di giovedì, 26 novembre 2009


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Argomenti trattati nel post: libertĂ , maltrattamenti, denuncia, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, 25 novembre, discriminazione sessuale, violenza di genere, iniziative femministe

A Como, nella mia bellissima città, si è scatenata una vera e propria guerra dell'aborto. Davanti all'ospedale Sant'Anna di Como e all'ospedale Sant'Antonio Abate di Cantù si alternano manifestazioni del movimento per la vita e contromanifestazioni per la difesa della libertà di scelta di ogni donna.

Da una parte sentiamo le solite ipocrite frasi di chi difende la vita di un embrione, ma poi sparisce quando quell'embrione diventa neonato, fregandosene altamente del benessere della donna (che non è un contenitore ma una PERSONA); dall'altra invece protestano le donne affinché non ci siano discriminazioni all'interno degli ospedali e perché si abbia libero accesso non solo all'interruzione volontaria di gravidanza, ma soprattutto ai metodi contraccettivi (invito tutti a cliccare QUI e scaricare l'opuscolo sulla contraccezione).

Sarebbe davvero molto bello se i movimenti per la vita, al posto di recitare il rosario e dire preghiere per i feti abortiti, si scomodassero a diffondere opuscoli e informazioni sulla contraccezione, perché il Medioevo è finito da un pezzo, non si resta incinte per opera dello spirito santo e l'unico modo per evitare le gravidanze indesiderate (e quindi gli aborti) è conoscere il proprio corpo e come funziona.

Ma quello che mi preme di più dire è che NESSUNO ha il diritto di giudicare una donna che decide di abortire, NESSUNO ha il diritto di obbligarla a portare avanti una gravidanza che non vuole e soprattutto la privacy di queste donne deve essere rispettata. Se una donna si reca in ospedale per abortire è assurdo che debba essere intercettata e braccata dai volontari del movimento per la vita. Nel caso in cui una donna voglia farsi aiutare da questi volontari, sarà lei ad andare da loro (o magari preferirà rivolgersi ad associazioni più serie, come per esempio MadreSegreta, che aiuta le donne incinte in difficoltà), ma non deve accadere il contrario.

C'è un luogo adibito alla preghiera, ovvero la chiesa, non l'entrata di un ospedale.

L'ospedale è un luogo serio e laico, regolato da leggi altrettanto serie che garantiscono la salute della persona e ne preservano la privacy. I gruppetti di fanatici che pensano di obbligare gli altri a fare ciò che loro dicono non possono essere ammessi in ospedale. La violenza psicologica nei confronti di una donna che vuole abortire (per motivi personali che questa gentaglia non è tenuta a sapere) non può essere tollerata in ospedale.

Ecco il comunicato del presidio che si terrà l'11 aprile, tratto dal sito di Ogo:

SABATO 11 APRILE
DALLE ORE 15.00 ALLE 17.00
PRESIDIO DAVANTI ALL' OSPEDALE
S. ANNA DI COMO
 
- IN DIFESA DELL' INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA
- PER LA LIBERTA' E L'AUTODETERMINAZIONE DI OGNI DONNA
- CONTRO OGNI VIOLENZA E DISCRIMINAZIONE DENTRO LE MURA DEGLI OSPEDALI
 
In un periodo in cui il diritto alla salute é fortemente minato da privatizzazioni e leggi razziali e xenofobe che ledono il diritto alla cure e alla salute di intere fasce della popolazione, prime fra tutte quelle persone considerate "clandestine", come Kadiatou, la donna ivoriana denunciata come clandestina da un medico dell’ospedale Fatebenefratelli di Napoli dove è andata a partorire, é importante non dimenticarsi di luoghi come gli ospedali e di quello che quotidianamente avviene al loro interno.
 
In materia di interruzione volontaria di gravidanza, le violenze, gli abusi e le irregolarità sono purtoppo all' ordine del giorno, in buona parte degli ospedali italiani, principalmente per motivi di ingerenze religiose e politiche.
 
Una donna che desidera interrompere una gravidanza, si trova spesso a dover affrontare un vero e proprio calvario fatto di discriminazione, impedimenti e violenze psicologiche ed anche fisiche.
 
Abbiamo deciso di organizzare un presidio per denunciare la situazione dell' ospedale di Como, che da anni permette l'accesso e le proteste a gruppi antiabortisti, e dare la nostra solidarietà ad ogni individuo femminile ridotto a corpo, prodotto, oggetto, riproduttrice.


Post modificato alle ore 19.40 del giorno 11 aprile 2009

Oggi sono stata al presidio e ho recuperato dei volantini. Su uno di questi si trovano informazioni molto interessanti che voglio pubblicare, affinché tutti possano rendersi conto di cosa accade negli ospedali italiani alle donne che decidono liberamente di sottoporsi a IVG.


Il CAV (Centro Aiuto Alla Vita), gruppo antiabortista cattolico, da anni agisce indisturbato all'interno dell'ospedale S. Anna, entrando durante gli orari delle visite di accertamento pre-ivg (interruzione volontaria di gravidanza) e inscenando vere e proprie proteste, con feti in plastica, volantini, ed insulti e urla alle donne in sala d'attesa, nell'indifferenza di infermieri e medici che dovrebbero tutelare le pazienti da violenze psicologiche vergognose.

Inoltre a Como, non sono rari i casi di medici obiettori che abbiano illegalmente ostacolato con falsi esiti di esami ed ecografie il diritto di donne che avevano richiesto di poter abortire, così come le testimonianze di donne che denunciano abusi ed insulti fin dentro la sala operatoria.

Moltissime sono le donne comasche, ma non solo, che si recano in Svizzera, per poter ricevere un'assistenza laica e corretta in materia di interruzione di gravidanza, anche a costo di pagare, di fronte agli ostacoli, alle opposizioni, alle liste d'attesa lunghissime e alle violenze psicologiche e non solo che ad oggi sono purtroppo la quotidianità in Italia.

Vogliamo difendere l'autodeterminazione e la libertà di ogni donna di poter decidere se mettere o meno al mondo un figlio, vogliamo opporci alle violenze ed agli abusi che quotidianamente vengono perpetrati verso donne che decidono di interrompere una gravidanza, vogliamo che la direzione dell'ospedale prenda una posizione chiara in merito alla presenza di proteste antiabortiste al fine di tutelare tutte quelle donne che decidono di interrompere una gravidanza.


"Una madre mi ha detto una volta che considerava una gravidanza forzata come una violenza sessuale lunga nove mesi. Sono assolutamente d'accordo."


-alle radici-

alleradici.noblogs.org

Messo in luce da wonderely alle 15:04 di giovedì, 09 aprile 2009


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Argomenti trattati nel post: salute, aborto, contraccezione, cattolicesimo, notizie nazionali, obiezione di coscienza, la mia opinione, legge 194, libertĂ  di scelta, discriminazione sessuale, iniziative femministe

Nel pacchetto sicurezza approvato poco tempo fa in Senato, è inclusa l'opportunità per i medici di denunciare gli immigrati irregolari. Non ci vuole una laurea per individuare la conseguenza primaria di questo decreto; è semplice: gli immigrati irregolari, per paura di essere denunciati, non si rivolgeranno più ai medici del SSN (Servizio Sanitario Nazionale), con tutte le ulteriori conseguenze negative che questo comporta (per esempio il contagio di altre persone in caso di malattie infettive, tanto per dirne una, o, in casi più gravi, la morte della persona stessa).

Per chi non lo sapesse, il dovere di un medico è CURARE le persone, garantirne la SALUTE, senza alcuna distinzione [non me lo sto inventando, qualcuno si legga il codice deontologico (per la precisione l'articolo 3) e scoprirà che è proprio così]. Per fortuna, molti medici non sono disposti a sottostare a questa vergogna e promettono di utilizzare tutti gli strumenti legali a disposizione per combatterla.

Ma quello che dovrebbe farci indignare ancora di più è che pochi giorni fa una donna è morta di tubercolosi, proprio per paura di una denuncia. È morta a Bari, era una prostituta clandestina e se si fosse fatta visitare in tempo sarebbe viva... Rendetevene conto: sarebbe VIVA. Questa donna è stata uccisa da una legge incivile e stiamo condannando molte altre persone a morire in questo modo...

Ebbene, visto che la salute è un sacrosanto diritto di TUTTI (immigrati irregolari compresi), pubblico questo comunicato del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, sperando che arrivi a chi deve arrivare e che le prostitute possano essere informate. Chiunque può, lo diffonda!


Una giovane donna nigeriana è morta di tubercolosi in Puglia, è l'epilogo di una drammatica storia di vita. Storia di emarginazione e sfruttamento e di leggi ciniche e crudeli.Se un cliente non avesse sfidato la paura di essere coinvolto e magari sanzionato per essersi fermato con una prostituta quella donna sarebbe morta in strada.Questo dramma mette in risalto cosa può accadere oggi in Italia per una persona prostituta clandestina e perseguitata dalle ordinanze antiprostituzione e dal decreto sicurezza.Anni di lavoro sul campo e di dibattito politico sulla salute e la prevenzione ci hanno insegnato che non si deve escludere dalle cure nessuna persona, la salute pubblica viene messa in pericolo dalle politiche che ostacolano l’accesso ai servizi sanitari. Questo non è solo il nostro punto di vista ma è anche quello dettato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Inoltre ci chiediamo: ma se era al Cara (struttura di accoglienza per richiedenti asilo) non era mai stata visitata? dunque al Cara manca la tutela di un  diritto fondamentale, quale quello della salute: e il Cara è (formalmente) la struttura di accoglienza di persone richiedenti asilo,
dunque potenzialmente persone in situazioni di salute critiche e difficili  proprio a causa della loro condizione di fuga e di essere profughi.
Noi confidiamo nei medici i quali stanno dimostrando di resistere contro l’indegno decreto ministeriale che vorrebbe privare delle cure gli irregolari. Facciamo appello alle tante colleghe straniere che si trovano irregolarmente in Italia a non aver paura a rivolgersi a questi medici, esiste un sito web fatto da noi e dedicato alla prevenzione dove si possono trovare gli indirizzi dei centri di cura e assistenza ai quali rivolgersi senza paura www.services4sexworkers.eu  con rispetto dell’anonimato e in modo confidenziale. Chiediamo ai clienti di divulgare questa informazione fra le lucciole che frequentano.  Chi governa questo Paese si scandalizza della prostituzione e in nome della “pubblica morale e decenza” pretende di fare pulizia nelle strade. Noi siamo convinte che la vera immoralità e indecenza siano queste leggi inumane, vergognose e pericolose per la salute di tutte/i.

Pia Covre
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus
Italia
tel. 0039 0434 551868
www.lucciole.org


Inoltre pubblico un avviso importantissimo, che mi è stato recapitato per email dal collettivo femminista milanese MaiStataZitta. Ovviamente NON verranno denunciate le persone senza permesso di soggiorno.

CONSULTORIA AUTOGESTITA

PER DONNE

c/o Ambulatorio medico popolare

Via dei Transiti 28, Milano

tel. 02 26827343

 

 

OGNI MARTEDÌ DALLE 18.00 ALLE 19.30 SPAZIO

RISERVATO ALLE DONNE SU SESSUALITÀ, GRAVIDANZA, ABORTO, CONTRACCEZIONE

 

CADA MARTES DE 18 A 19.30 LUGAR RESERVADO A LAS MUJERES SOBRE

SEXUALIDAD, EMBARAZO, ABORTO, CONTRACEPCIÓN

 

TOUS LES MARDI, DE 18.00 À 19.30 HEURES, ESPACE RÉSERVÉ AUX FEMMES

SUR SEXUALITÉ, GROSSESSE, AVORTEMENT, CONTRACEPTION

 

TODAS AS TERÇAS-FEIRAS, DAS 18.00 AS 19.30, ESPAÇO RESERVADO ÀS

MULHERES PARA FALAR SOBRE SEXUALIDADE, GRAVIDEZ, ABORTO,

CONTRACEÇÃO

 

EVERY TUESDAY FROM 18.00 TO 19.30, THIS SPACE IS RESERVED TO WOMEN’S

ISSUES: SEXUALITY, PREGNANCY, ABORTION, CONTRACEPTION

 

MARTI INCEPAND EN ORE 18 PANA LA ORE 19.30 SPATIU REZERVAT FEMEILOR,

DESPRE SEXUALITATE, SARCINA, AVORT, CONTRACEPTIE

Messo in luce da wonderely alle 13:35 di domenica, 15 marzo 2009


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Argomenti trattati nel post: salute, comunicati stampa, razzismo, prostituzione, iniziative femministe

Allora, allora, allora...eccomi di nuovo qui a scrivere dopo un'altra frenetica settimana, in cui non sono di certo mancate le violenze, le strumentalizzazioni e, perché no, i deliri. Credo che la foto introduttiva esprima benissimo il sentimento di rabbia e insofferenza di tutte le donne italiane, che si sentono "abbastanza" prese per il culo: non per niente per il 7 e l'8 marzo sono in programma molte iniziative interessanti, ma di questo parlerò dopo...

Andiamo con ordine, cominciando dallo stupro della Caffarella: secondo i test effettuati sui campioni di DNA rinvenuti sulla vittima, i due romeni arrestati sarebbero innocenti. È a questo punto che sono iniziati i deliri: secondo un qualche giornalista simpaticone, attraverso il DNA è stato possibile capire che, chiunque siano i colpevoli, sono sicuramente di etnia romena. Probabilmente in un film di fantascienza...i giornalisti non sono praticamente in grado di dare le notizie, diffondono informazioni fasulle e ci pigliano per i fondelli: questo ormai è appurato. Ovviamente, in tutto questo can-can, nessuno si è sognato di chiedersi: ma la ragazzina che è stata stuprata come sta? La verità è che non frega niente a nessuno e di questo non mi meraviglio.

Intanto, la 41enne stuprata a Primavalle il 21 gennaio scorso avrebbe riconosciuto uno dei due romeni accusati della violenza alla Caffarella, Karol Racz,  per cui è scattata un'altra ordinanza di custodia cautelare in carcere. Staremo a vedere come andrà a finire, sperando che non si arrivi di nuovo ai deliri riportati sopra. Come sempre, mi auguro che, al di là di tutte queste strumentalizzazioni razziste, le vittime di questi delitti siano assistite, aiutate e seguite. Io lascio sempre e comunque in bella vista l'elenco dei centri antiviolenza presenti in Italia, in cui è possibile trovare tutto l'aiuto necessario. Nessuno ve lo dirà mai, perché sono troppo trogloditi per farlo, ma sappiate che questi centri esistono e le persone che ci lavorano vogliono davvero aiutarvi!

Proseguiamo con le violenze della settimana: a Capo d'Orlando un 50enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su una 40enne. A Modica un 32enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale sulla convivente e maltrattamenti in famiglia. Già nel 2007 era stato condannato per gli stessi reati. A Favara, in provincia di Agrigento, un uomo 45enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di due minorenni. A Brindisi un uomo è stato condannato a 10 anni di carcere per lo stupro di due donne. A Firenze una ragazza di 16 anni ha denunciato di essere stata stuprata nei bagni di una discoteca.

A Napoli un uomo di 31 anni è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su una bambina di 6, mentre a Milano un ragazzina di 14 anni è stata violentata ripetutamente dal patrigno ed è rimasta incinta. A Eboli un uomo di 50 anni è stato arrestato per aver violentato la figlia e condannato a 3 anni e due mesi di carcere: una pena tutta da ridere. Ogni tanto mi chiedo se i giudici ci sono o ci fanno, qualcuno dovrebbe andare in aula a gridargli nell'orecchio: "Guardate che ha stuprato la figlia! Non so se vi rendete conto!". Buona notte. A Milano una giovane è stata stuprata nei bagni di un supermercato. Intanto a Firenze si continua ad indagare sulla vicenda di stupro fuori da una discoteca ai danni di una ragazza di 17 anni.

Ulteriori violenze sulle donne si consumano negli ospedali, dove viene negata la prescrizione della pillola del giorno dopo e l'interruzione volontaria della gravidanza. È di pochi giorni fa la lettera di una donna che descrive il suo aborto terapeutico, alla 21esima settimana, tra dolori lancinanti e medici incuranti perché obiettori. C'è davvero da vergognarsi.

Notizie di violenze ai danni di donne arrivano anche dall'estero: in Gran Bretagna una ragazza si è recata alla polizia per denunciare uno stupro ed è stata nuovamente stuprata dal detective, già denunciato in passato per violenza sessuale; mentre in Brasile una bambina di 9 anni è stata stuprata dal patrigno ed è rimasta incinta: i medici che hanno somministrato i farmaci abortivi alla bambina sono già stati scomunicati dalla Chiesa Cattolica, che ovviamente non perde tempo per dimostrare che della vita di una bambina non gliene frega nulla. Sarò intollerante, ma dico a tutti i vermi che sono d'accordo con la scomunica, che una bambina di 9 anni rischia la vita a portare avanti una gravidanza; mettiamolo in chiaro una volta per tutte. Le vostre convinzioni religiose tenetevele per voi e lasciate stare una bambina di 9 anni, pezzi di merda. Quando si decideranno a scomunicare pedofili e stupratori? Penso mai, visto che la Chiesa ne è satura e li protegge pure...

In vista dell'8 marzo, Medici Senza Frontiere (MSF) ha lanciato il rapporto "Vite Spezzate", che riassume l'esperienza assistenziale nei confronti delle donne vittime di violenze sessuali, basato sulle attività in Liberia, Congo, Burundi, Sud Africa, Colombia e molti altri paesi. I medici offrono alle donne l'aiuto sanitario indispensabile per evitare di contrarre malattie sessualmente trasmesse, come l'AIDS, o per scongiurare l'eventualità di una gravidanza indesiderata. Il rapporto comprende anche una parte dedicata alle vittime di sesso maschile.

Anche Amnesty International mette in primo piano, per questo 8 marzo, il Coraggio delle Donne, con diverse informazioni sulle violazioni dei diritti delle donne in tutto il mondo e vari appelli da firmare.

Tornando in Italia, ecco quali sono gli eventi e le città interessate da manifestazioni, fiaccolate e incontri contro la violenza sulle donne:

7 marzo - Firenze - Manifestazione per essere libere di essere - Informazioni QUI

7 marzo - Bologna - Corteo notturno - Informazioni QUI

7 marzo - Torino - Manifestazione contro la violenza sulle donne e le leggi razziste - Informazioni QUI

7 marzo - Catania - Diamo vita al pacchetto bellezza - Informazioni QUI

7 marzo - Cagliari - Libere di agire, capaci di reagire - Informazioni QUI

7/8 marzo - Bergamo - Donne sull'orlo di una crisi di... - Informazioni QUI

7/8 marzo - Napoli - Niente per cui festeggiare, molto per cui lottare - Informazioni QUI

7/8 marzo - Roma - Unite contro la violenza - Informazioni QUI

8 marzo - Taranto - Presidio contro la violenza sulle donne - Informazioni QUI

8 marzo - Palermo - Il nostro corpo non è un campo di battaglia - Informazioni QUI

8 marzo - Palermo - Non è un paese per donne - Informazioni QUI

8 marzo - Vicenza - Donne in piazza contro la base - Informazioni QUI

Per tutte le altre iniziative potete visitare il sito di Controviolenzadonne.org oppure Zeroviolenzadonne.it

Credo proprio di aver concluso. Buon 8 marzo di lotta a tutte!

È già passato quasi un anno da quando, per la prima volta, ho parlato dello sterminio di donne a Ciudad Juàrez in Messico. Bambine, ragazze, donne con un'età compresa tra i 10 e i 25 anni vengono rapite, stuprate, torturate e barbaramente uccise in questa città al confine con gli Stati Uniti in cui dominano il narcotraffico e la corruzione.

Si tratta in genere di donne povere che lavorano per guadagnarsi da vivere e mantenere la propria famiglia, si tratta di bambine o ragazze che escono di casa per andare a scuola e non vi fanno più ritorno. Finiscono nelle mani di bestie che fanno di loro ciò che vogliono, le tengono prigioniere e, quando sono stanche, le uccidono. I loro corpi vengono abbandonati nel deserto, molti non vengono mai più trovati, tanti sono irriconoscibili. L'unica cosa certa è che la giustizia non esiste e i colpevoli non sono ancora stati trovati, tant'è che gli omicidi continuano ancora oggi: nel 2008 sono state uccise almeno 24 donne, tra cui la comandante del reparto di polizia "Delitti sessuali" (leggi la notizia QUI).

Esiste però un'organizzazione che si chiama Nuestras Hijas De Regreso A Casa (Le nostre figlie di ritorno a casa) fondata dai famigliari delle vittime che chiedono giustizia per le figlie, le mogli, le sorelle, le madri, che hanno perso per sempre. Molto spesso i membri dell'associazione vengono minacciati di morte. Cliccando QUI potete entrare nel sito dell'organizzazione (tradotto in diverse lingue, anche in italiano) e informarvi voi stessi sulla tragedia quotidiana che le donne vivono ormai da anni.

Chi volesse leggere l'intero reportage pubblicato su questo blog l'anno scorso clicchi QUI: ricordo che si tratta di quattro post molto crudi che possono urtare la sensibilità dei lettori. Ho trattato diversi casi di violenze sulle donne in diverse aree del mondo, ma posso garantire che la carneficina di Ciudad Juàrez è una tra le peggiori di cui io mi sia mai occupata.

L'anno scorso avevo riportato stralci di un libro (L'inferno di Ciudad Juàrez di Victor Ronquillo) in cui si raccontano storie di bambine, ragazze e donne uccise; ho anche riportato alcuni tremendi dati, diversi numeri, che, nella loro freddezza, rappresentano il martirio di migliaia di donne (si stima che i corpi ritrovati siano più di 200, ma le scomparse sono più di 400: ci sono fonti che riportano numeri differenti; la verità è che nessuno sa quante siano le donne uccise o scomparse) che, fino ad oggi, non hanno ottenuto giustizia.

Non voglio che queste donne restino numeri, dietro ad ogni numero c'è una vita spezzata, una violenza inaudita, una ferocia bestiale. Per questo motivo traggo dal sito dell'associazione l'elenco delle vittime di Ciudad Juàrez: nome e cognome delle donne i cui corpi martoriati sono stati ritrovati e degnamente sepolti. Di tutte le altre, ahimé, nulla si sa, nulla si dice.



TODAS SON NUESTRAS HIJAS - TODAS SON NUESTRAS MUERTAS

1993 - 2004



  1. Adriana Martínez Martínez
  2. Adriana Saucedo Juárez
  3. Adriana Torres Márquez
  4. Aída Carrillo
  5. Alejandra Viescas Castro
  6. Alicia Herrera
  7. Alma García
  8. Alma Mireya Chavira (o Chavarría) Fávila
  9. Alma P. o Leticia Palafox Z.
  10. Amalia Saucedo Díaz de León
  11. Amelia Lucio Borja
  12. Amparo Guzmán Caixba
  13. Ana Gil Bravo
  14. Ana Hipólito Campos
  15. Ana Ma. Gardea Villalobos
  16. Apolonia Fierro P.
  17. Araceli Gómez Martínez
  18. Araceli Lozano Bolaños
  19. Araceli R. Martínez Montañés
  20. Aracely Esmeralda Martínez
  21. Aracely Gallardo Rodríguez
  22. Aracely Manríquez Gómez
  23. Aracely Núñez Santos
  24. Argelia Irene Salazar Crispín
  25. Bárbara Araceli Martínez Ramos
  26. Bertha Luz Briones
  27. Blanca Estela Velázquez Valenzuela
  28. Blanca Yadira Nuñez
  29. Brenda Alfaro Luna
  30. Brenda Berenice Delgado Rodríguez
  31. Brenda Herrera
  32. Brenda Lizeth Nájera Flores (leggi post QUI)
  33. Brenda Patricia Méndez Vásquez
  34. Brisa Narváez Santos
  35. Carolina Carrera
  36. Cecilia Covarrubias Aguilar
  37. Cecilia Sáenz Parra
  38. Celia Guadalupe Gómez de la Cruz
  39. Cynthia Rocío Acosta Alvarado (leggi post QUI)
  40. Clara Hernández Martínez
  41. Clara Zapata Zepeda Álvarez
  42. Claudia Ivette González
  43. Claudia Ramos López
  44. Cristina Quezada Mauricio
  45. Cynthia Portillo de González
  46. Dalia Maribel Prieto
  47. Deisy Salcido Rueda
  48. Domitila Trujillo Posadas
  49. Donna Maurine Striplin Boggs
  50. Dora Alicia Martínez Mendoza
  51. Elba Reséndiz Rodríguez
  52. Elba Verónica Olivas
  53. Elena García Alvarado
  54. Elena Salcido Meraz
  55. Elsa Rivera Rodríguez
  56. Elizabeth Castro García
  57. Elizabeth Flores Sánchez
  58. Elizabeth Gómez
  59. Elizabeth Martínez Rodríguez
  60. Elizabeth Ramos
  61. Elizabeth Robles Gómez
  62. Elizabeth Soto Flores
  63. Elodia Payán Núñez
  64. Elsa América Arrequín Mendoza
  65. Elva Hernández Martínez
  66. Elvira Carrillo de la Fuente
  67. Emilia García Hernández
  68. Eréndira Buendía Muñoz
  69. Eréndira Ivonne Ponce Hernández
  70. Erica García Moreno
  71. Erika Ivonne Ruiz Zavala
  72. Erika Pérez
  73. Esmeralda Juárez Alarcón
  74. Esmeralda Leyva Rodríguez (leggi post QUI)
  75. Esmeralda Urías Sáenz
  76. Estefanía Corral González
  77. Eugenia Martínez Poo
  78. Fabiola Zamudio
  79. Fátima Vanessa Flores Díaz
  80. Flor Idalia Márquez
  81. Francisca Epigmenia Hernández
  82. Francisca Lucero Gallardo
  83. Francisca Sánchez Gutiérrez
  84. Gabriela “La China” (2004)
  85. Gabriela Bueno Hernández
  86. Gabriela Domínguez Aguilar
  87. Gabriela Edith Márquez Calvillo
  88. Gladys Janeth Fierro Vargas (leggi post QUI)
  89. Gladys Lizeth Ramos Esc
  90. Gloria Betances Rodríguez
  91. Gloria Elena Escobedo Piña
  92. Gloria Escalante Rodríguez
  93. Gloria Olivas Morales
  94. Gloria Rivas Martínez
  95. Graciela García Primero
  96. Guadalupe Ivonne Estrada Salas
  97. Guadalupe Luna de la Rosa
  98. Guadalupe Verónica Castro Pando
  99. Guillermina Hernández Chávez
  100. Hester Van Nierop
  101. Hilda Fierro Olivas
  102. Hilda Rodríguez Núñez
  103. Ignacia Morales Soto
  104. Inés Silvia Merchant
  105. Irene Castillo
  106. Irma Angélica Rosales Lozano
  107. Irma Arellano Castillo
  108. Irma Márquez
  109. Irma Rebeca Fuentes
  110. Irma Valdez Sánchez
  111. Jacqueline Cristina Sánchez Hernández
  112. Jessica Lizalde León
  113. Jessica Martínez Morales
  114. Juana González Piñón
  115. Juana Iñiguez Mares
  116. Juana Sandoval Reyna
  117. Julia Luna Vera
  118. Julieta Enríquez González
  119. Karina Ávila Ochoa
  120. Karina Daniela Gutiérrez
  121. Karina Candelaria Ramos González
  122. Karina Soto Cruz
  123. Laura Alondra Márquez
  124. Laura Ana Inere
  125. Laura Berenice Ramos Monárrez
  126. Laura Georgina Vargas
  127. Laura Lourdes Cordero García
  128. Leticia Armendáriz Chavira
  129. Leticia Caldera Arvídez
  130. Leticia de la Cruz Bañuelos
  131. Leticia García Rosales
  132. Leticia Quintero Moreno
  133. Leticia Reyes Benítez
  134. Leticia Vargas Flores
  135. Lilia Alejandra García Andrade
  136. Lilia Juliana Reyes Espinoza
  137. Liliana Frayre Bustillos
  138. Liliana Hodging de Santiago
  139. Linda Ramos Sandoval
  140. Lorenza Isela González Alamillo
  141. Lourdes Gutiérrez Rosales
  142. Lourdes Ivette Lucero Campos
  143. Lucila Silva Dávalos
  144. Luz Adriana Martínez Reyes
  145. Luz Ivonne De la O García
  146. Manuela Hermosillo Quintero
  147. Marcela Hernández Macías  Marcela Macías Hernández
  148. Marcela Santos Garza
  149. Marcela Viviana Rayas Arellanes
  150. Margarita Briseño Rendón
  151. María Agustina Hernández
  152. María Ascensión Aparicio Salazar
  153. María Cristina Quezada Amador
  154. María de Jesús Fong Valenzuela
  155. María de Jesús González
  156. María de la Luz Murgado G.
  157. María de los Ángeles Acosta Ramírez
  158. María de los Ángeles  Alvarado Soto
  159. María del Refugio Núñez L.
  160. María del Rosario Cordero Esquivel (leggi post QUI)
  161. María E. Luna Alfaro
  162. María Elba Chávez
  163. María Elena Chávez Caldera
  164. María Elena Saucedo Meraz
  165. María Estela Martínez
  166. María Estela Martínez Valdez
  167. María Eugenia Mendoza Arias (leggi post QUI)
  168. María Inés Ozuna Aguirre
  169. María Irma Blancarte Lugo
  170. María Irma Plancarte
  171. María Isabel Chávez G.
  172. María Isabel Haro Prado
  173. María Isabel Martínez González
  174. María Isabel Nava Vázquez
  175. María Isela Núñez Herrera
  176. María López Torres
  177. María Luisa Luna Vera
  178. María Luisa y sus tres niños
  179. María Maura Carmona Zamora
  180. María Rocío Cordero Esquivel
  181. María Rosa León Ramos
  182. María Rosario Ríos y esposo
  183. María Sagrario González Flores
  184. María Santos Ramírez Vega
  185. María Santos Rangel Flores
  186. María Saturnina de León
  187. María Teresa Rentería Salazar
  188. María Victoria Arellano Z.
  189. Maribel Palomino Arvizo
  190. Maritza Toribio Flores
  191. Martha Alicia Esquivel
  192. Martha Arguijo Castañeda
  193. Martha Cecilia Navarrete Reyes
  194. Martha Claudia Pizarro Velásquez
  195. Martha Esmeralda Veloz Valdez
  196. Martha Francisca Hernández
  197. Martha Gutiérrez García
  198. Martha Yolanda Gutiérrez García
  199. Mayra Gema Alamillo González
  200. Mayra Juliana Reyes Solís 
  201. Merced Ramírez Morales 
  202. Mireya Hernández Méndez
  203. Miriam García Solorio
  204. Miriam Adriana Vázquez
  205. Miriam Aguilar Rodríguez
  206. Miriam Arlem Vázquez Mendoza
  207. Miriam de los Ángeles Deras
  208. Nancy Guillermina Quintero G. Nelly América Gómez H.
  209. Nora Elizabeth Flores Flores
  210. Norma Julissa Ramos Muñoz
  211. Norma Leticia Luna Holguín
  212. Norma Leticia Quintero M.
  213. Norma Mayela Palacios López
  214. Olga Alicia Carrillo Pérez
  215. Olga González López
  216. Otilia Santos Trujillo
  217. Paloma Angélica Escobar Ledezma
  218. Paloma Rodríguez Ruges
  219. Patricia Alba Ríos
  220. Patricia Cortés Campos
  221. Patricia Monroy Torres
  222. Paula Zepeda Soto
  223. Paulina León
  224. Perla Chávez Rodríguez
  225. Perla del Castillo
  226. Perla Parker Hopking
  227. Perla Patricia Sáenz Díaz
  228. Petra de la Rosa Masa
  229. Raquel Lechuga Macías
  230. Rebeca Contreras (2004)
  231. Reina Sarriá o Sarahí Lara Lucero
  232. Roberta Georgina Coronel Molina (2003)
  233. Rocío Agüero Miranda
  234. Rocío Barraza Gallegos
  235. Rocío Miranda Agüero
  236. Rocío Rincón
  237. Rosa Isela Carmona
  238. Rosa Isela de la Cruz Madrigal
  239. Rosa Isela Tena Quintanilla
  240. Rosa Ivonne Páez Márquez
  241. Rosa Margarita Arellanes García
  242. Rosa María Hernández
  243. Rosa María Lerma Hernández
  244. Rosa María Rivera
  245. Rosa Virginia Hernández Cano
  246. Rosalba López Espinoza
  247. Rosario Aguayo M.
  248. Rosario Fátima Martínez Ángel
  249. Rosario Rocío García Leal
  250. Sandra Corina Gutiérrez Estrada
  251. Sandra Henry Monreal
  252. Sandra Juárez V.
  253. Sandra Maribel Frías García
  254. Silvia Elena Rivera Morales
  255. Silvia Gabriela Laguna o Luna Cruz
  256. Silvia Guadalupe Díaz
  257. Silvia Marchant
  258. Silvia Ocón López
  259. Silvia Rivera Salas
  260. Sofía González Vivar
  261. Soledad Beltrán
  262. Soledad Sáenz Acosta
  263. Sonia Ivette Ramírez
  264. Sonia Yareli Torres Torres
  265. Susana Enríquez Enríquez
  266. Susana Flores Flores (leggi post QUI)
  267. Teodora de la Rosa Martínez
  268. Teresa de Jesús González Mendoza
  269. Teresa Mélida Herrera Rey
  270. Teresita López
  271. Tomasa Salas Calderón
  272. Vanessa Horcasitas
  273. Verónica Beltrán Manjarrez Máynez
  274. Verónica Guadalupe Castro Pando
  275. Verónica Huitrón Quezada
  276. Verónica Martínez Hernández
  277. Verónica Santillanes Madera
  278. Victoria E. Parker Hopking
  279. Violeta Mabel  Alvídrez Barrios
  280. Virginia Rodríguez Beltrán
  281. Viridiana Torres Moreno
  282. Yésica Martínez Morales (leggi post QUI)
  283. Yolanda Álvarez Esquihua
  284. Yolanda Tapia Vega
  285. Zenaida Bermúdez Campa
  286. Zulema Olivia Alvarado Torres


L'elenco si ferma al 2004, ma altri nomi possono essere aggiunti a questa terribile lista di morte.

Gloria Rivas Martinez

Juana Sandoval Reyna e Esmeralda Juarez Alarcon

(partendo dall'alto a sinistra) Claudia Gonzalez, Guadalupe Luna, Mayra Reyes Solis e Laura Ramos Monnarez

Queste giovani donne, e molte altre, hanno patito le pene dell'inferno prima di essere trucidate.

Amnesty International ha redatto un appello che è possibile firmare QUI e sul sito di Nuestras Hijas potrete informarvi su tutti i modi per attivarsi e non restare indifferenti. Ognuno di noi nel suo piccolo può fare qualcosa, basta volerlo.

Grazie dell'attenzione a tutti.

Fonti:

Lista delle vittime da Nuestras Hijas de Regreso a Casa

Foto da TruTv

Messo in luce da wonderely alle 13:05 di mercoledì, 07 gennaio 2009


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25 Novembre

 

Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne


Quest'anno, in occasione di questa giornata speciale, che non deve durare solo un giorno, ma tutto l'anno, ho deciso di pubblicare qualcosa di diverso dai dati o dalle testimonianze. Mi interessa, invece, parlare di solidarietà e di come le persone possano contribuire ad aiutare le donne in difficoltà.

Tra un mese esatto sarà Natale e Fondazione Pangea Onlus propone l'iniziativa "La vita riparte da... un dono". Cliccando QUI accederete facilmente al sito e alle proposte regalo per il Natale 2008. Dovrete solo scegliere quale vi piace di più, anche in funzione delle possibilità economiche di ciascuno, e il vostro denaro andrà a finanziare i progetti umanitari dell'associazione.



Copio qui la presentazione di Fondazione Pangea, che potete visitare anche su questo sito.

La Fondazione Pangea Onlus è un’organizzazione no profit che dal 2002 lavora per favorire condizioni di sviluppo economico e sociale delle Donne e delle loro famiglie attraverso strumenti quali: l'istruzione, l'educazione ai diritti umani, la formazione professionale, l'educazione igienico-sanitaria e alla salute riproduttiva e la micro finanza, per la creazione di attività generatrici di reddito.
Pangea opera in collaborazione con associazioni e gruppi locali di donne che condividono la volontà di un’azione efficace che renda le donne protagoniste del loro stesso percorso di riscatto economico e sociale e che favorisca la loro partecipazione attiva allo sviluppo della comunità di appartenenza e dell’intero Paese.
Perché:

Una Donna è una moltiplicatrice di benessere
nella società in cui vive,
è il nodo di una rete sociale e di solidarietà.
Troppo spesso, però, essere
Donna
significa essere
vittima di situazioni politiche instabili,
di precetti religiosi e di pregiudizi sociali.
Troppo spesso, essere
Donna
significa essere privata dei propri diritti.
Per questo noi della Fondazione Pangea Onlus
vogliamo essere  solidali con le Donne,
per
individuare e denunciare ogni tipo di violazione dei loro Diritti in tutti quei Paesi che presentano situazioni radicate
di disagio e povertà.
Ma Pangea non è solo
DENUNCIA. È soprattutto AZIONE.
Perché è importante
aiutare ogni Donna
a costruire una vita ricca di certezze e di speranze per se stessa
e per la comunità in cui vive.
Perché una Donna può diventare una moltiplicatrice di Pace.


Oltre all'iniziativa di Pangea segnalo le proposte di Amnesty International per questo 25 Novembre.

Troverete appelli da firmare e da diffondere per aiutare le donne in difficoltà.




Basta veramente poco! Attiviamoci!

Messo in luce da wonderely alle 20:18 di lunedì, 24 novembre 2008


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Argomenti trattati nel post: appelli, non violenza, date importanti, libertĂ , notizie nazionali, la mia opinione, 25 novembre, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, iniziative femministe

Guardate bene questo manifesto:

ovviamente, questa immagine ha scatenato numerose polemiche.

Oggi l'ANSA riporta la notizia:

MILANO - Una donna nuda stesa su un materasso bianco nella posa della crocifissione. Per la giornata mondiale contro la violenza sessuale, il Telefono Donna ha scelto un'immagine shock che a Milano, pero', rischia di restare nei magazzini invece di finire sui pannelli di affissione. L'assessore all'Arredo Urbano del Comune, Maurizio Cadeo, ha infatti annunciato che cerchera' in tutti i modi di impedire che il manifesto di Telefono Donna finisca sulle strade.

 ''Faro' tutto quanto e' in mio potere - ha affermato - per evitare l'affissione del manifesto, di cui contesto il messaggio, che lede il sentimento religioso dei cittadini''. La donna raffigurata nel manifesto, che dovrebbe finire su 500 spazi di pubblica affissione del Comune, ricorda inequivocabilmente il Cristo in croce e sopra il drappo che le copre le parti intime campeggia la scritta: ''Chi paga per i peccati dell'uomo?''. ''Chiediamo all'associazione di ritirare il manifesto - ha attaccato Carlo Fidanza, capogruppo di An a Palazzo Marino - perche' una giornata cosi' importante non deve essere svilita da una provocazione del genere''.

Io mi chiedo: il manifesto è davvero blasfemo o le persone vogliono nascondersi dietro a finte scuse?

Dà così fastidio vedere una donna nuda, in croce, che ha subito violenza? Dà così fastidio chiedere chi pagherà per questi odiosi crimini? A quanto pare sì. Dà fastidio, molto. Perché di certi argomenti è meglio non parlare, certi argomenti sono scomodi e soprattutto sono fatti privati.

Una donna violentata o picchiata fa impressione e, se proprio vogliamo interessarci all'argomento, non dobbiamo mai e poi mai mostrare la realtà dei fatti, ma solo citare quattro dati statistici per dimostrare che il problema esiste e poi non facciamo nulla per risolverlo. Parliamoci chiaro, quattro dati ci scivolano addosso: non sono i numeri a dimostrare il dolore e la disperazione. Sono le testimonianze, e perché no le immagini, che DEVONO colpire e farci rendere conto della GRAVITÀ delle violenze.

Ben venga questo manifesto: finalmente un'immagine che tocca perché è potente e fa capire come davvero si sente una donna che subisce violenza. NUDA, ovvero spogliata della sua dignità e della sua libertà. Non è niente di provocatorio, non è niente di blasfemo...è semplicemente la VERITÀ.

Che, a quanto pare, dà ancora fastidio a molti.

Per un manifesto di denuncia si può trovare da ridire, ma nessuno sente lesa la sua "sensibilità religiosa" nel vedere appesi per tutte le strade manifesti pubblicitari, in cui il corpo femminile viene sfruttato per vendere prodotti. Nessuno si indigna nel vedere in televisione vallette a destra e a manca per mostrare le loro grazie...Quando si tratta di questo, nessuno si sente offeso nella sua sensibilità.

Quando invece bisogna parlare di argomenti seri e denunciare atti orribili, che nel nostro mondo "civile" milioni di donne subiscono ogni giorno, allora cambia tutto, e si inizia con le solite insulse polemiche ipocrite e stupide...



Ricordo l'appuntamento:

Messo in luce da wonderely alle 20:43 di venerdì, 14 novembre 2008


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Argomenti trattati nel post: date importanti, censura, libertĂ , maltrattamenti, cattolicesimo, indifferenza, denuncia, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, la mia opinione, paritĂ , 25 novembre, femminicidio, violenza di genere, manifesto antiviolenza, iniziative femministe

COMUNICATO UDI NAZIONALE                      

staffetta di donne contro la violenza

 

Vogliamo lottare contro la violenza sessuata e il femminicidio. Per farlo vogliamo dire CHI siamo, senza mettere distanza tra noi e le altre, perché non siamo né estranee né privilegiate e non pretendiamo che una donna sola faccia quello che tutte non riusciamo a fare: far smettere la violenza che tutte subiamo!

Il primo obiettivo è dunque di agire culturalmente per far smettere il femminicidio.

Vogliamo innanzitutto dire a voce alta che il mestiere più antico del mondo non è la prostituzione, ma lo stupro, è quello del violentatore.

Per questo vogliamo incontrarci con le donne, con tutte, ovunque, pubblicamente.

 

Per questo l'UDI indice una Staffetta di donne contro la violenza che partirà il 25 Novembre 2008, giornata internazionale contro la violenza alle donne, e si chiuderà esattamente un anno dopo, sempre il 25 novembre.

La staffetta partirà da Niscemi,  dove è stata assassinata Lorena.

E si chiuderà a Brescia, dove è stata sgozzata  Hiina.

 

Simbolo e testimone della Staffetta dell’Udi sarà un'anfora con due manici in modo che possa essere portata da due donne, a significare l'importanza della relazione per noi.

In ogni paese o  città  in cui la Staffetta passerà, le due donne che l’hanno avuta in consegna la consegneranno ad altre due, pubblicamente.

In ogni luogo dove la Staffetta passerà, le donne che si faranno carico del suo passaggio potranno imbastire iniziative pubbliche le più varie, seminari, dibattiti, mostre, proiezioni video, eccetera. 

Strada facendo, ogni donna potrà avvicinarsi e mettere nell’anfora un biglietto con i propri pensieri, denunce, parole o immagini.

 

Parteciperanno alla staffetta tutte le donne, dell’UDI e non, che daranno la loro disponibilità a udinazionale@gmail.com entro il 30 settembre 2008, in modo che si possa cominciare a costruire un itinerario nazionale.

 

La Staffetta sarà organizzata solo da donne singole o associazioni di donne - sono escluse rappresentanze di partiti - deve essere  un evento pubblico che ciascuna caratterizzerà come riterrà più opportuno e sarà autofinanziata.

 

Il sito dell’Udi – www.udinazionale.org - a partire dal novembre 2008, seguirà passo dopo passo la Staffetta, dando il resoconto delle iniziative svolte e l’appuntamento per quelle successive.

 

 

UDI - Unione Donne in Italia

Sede nazionale – Archivio centrale

via dell’Arco di Parma 15, 00186, Roma tel 06 6865884



Questo è il modulo da compilare e da inviare all'indirizzo email sopra scritto, se si vuole partecipare:


Richiesta di partecipazione staffetta di donne contro la violenza

 

 

Nome

 

Cognome

 

Indirizzo

 

 

 

 

Tel                                                      cell

 

e- mail

 

 

in rappresentanza di

 

Iniziativa che si intende realizzare, in breve:


Chiunque voglia partecipare è ben accetta!!! :)

Grazie dell'attenzione.

Messo in luce da wonderely alle 12:16 di sabato, 14 giugno 2008


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