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Oggi il decreto "anti-stupri" ha avuto il suo via libera: il Governo è sempre più convinto che le ronde siano necessarie per porre fine alle violenze sessuali (così come suggerisce il nome del decreto). Insomma, gli stupri avvengono SOLO per strada, SOLO per mano di sconosciuti, meglio se stranieri...Questo è quello che hanno deciso.
Ma la verità è proprio questa?
Chiediamolo a chi ha a che fare tutti i giorni con le donne stuprate, a chi le aiuta, chi le accoglie, chi presta loro assistenza sanitaria e psicologica. Chiediamolo ad Alessandra Kustermann, ginecologa responsabile del Centro Soccorso Violenza Sessuale dell'ospedale Mangiagalli di Milano.
Credo fermamente che le sue parole valgano molto di più rispetto a quelle di un berlusconi o maroni qualunque: il primo ritiene che ogni "bella donna italiana" debba girare con un soldato-guardia del corpo, mentre il vocabolario del secondo è limitato ai termini "clandestini", "espulsione", "ronde"...
Ma, dimentichiamoci un attimo di questi fasulli difensori delle donne e torniamo alla Kustermann. Ecco la sua intervista su Milano Blogosfere.
Recentemente ci sono stati alcuni fatti di cronaca che hanno rispolverato il tema degli stupri in città. Ma le strade di Milano sono davvero più pericolose?
Le dico una cosa, i mezzi pubblici sono sicuri. E gli stupri sui mezzi sono davvero pochissimi casi. In realtà gli stupri che avvengono per strada non sono la casistica più frequente, anzi, sono addirittura in diminuzione. Ci sono dati del ministero dell'Interno che lo dimostrano.
Come mai allora secondo lei si torna a parlare di stupri solo in questi casi?
Perchè fa semplicemente più clamore. Vede, l'immaginario collettivo lega lo stupro a uno sconosciuto o più sconosciuti, preferibilmente stranieri, che aggrediscono le donne sole in mezzo alla strada. Nella pratica non è così e continuiamo a ribadirlo: la maggior parte delle violenze vengono commesse da persone conosciute che possono essere partner o ex partner, colleghi, amici, o anche il datore di lavoro. Il rapporto sessuale inflitto con la forza è un modo per ribadire il proprio potere nei confronti della vittima.
Allora lo stupro viene utilizzato come strumento di potere?
Sì, specialmente nei casi in cui ci sono dinamiche preesistenti come datore di lavoro-sottoposta. L'uomo che commette lo stupro è sicuro perchè è consapevole che il suo atto resterà impunito. Anche perchè spesso la donna non lo denuncia. Da noi arriva un caso di stupro al giorno e un caso ogni due giorni di violenza domestica. E la violenza domestica è la violenza più difficile da denunciare. Ed è per quello che i dati sugli stupri in strada sembrano maggiori: chi viene stuprata da uno sconosciuto lo denuncia in modo da farlo arrestare dalle forze dell'ordine, ma chi è stuprata dal compagno o altro tende a non denunciarlo.
Come mai le donne continuano a non denunciare le violenze domestiche nonostante il massiccio uso di campagne pubblicitarie?
Secondo i dati Istat una donna su tre che riceve una violenza in casa non ne parla con nessuno, nemmeno con una migliore amica. Mentre due su tre ne parlano, ma non denunciano. Tenga presente che il fatto di non denunciare le violenze in casa è tipico dei Paesi occidentali. Nei Paesi del Nord Europa il massimo tasso di denunce è del 50%. E' difficile denunciare anche perchè difficilmente si percepisce come reato l'aggressione di un partner. E nel caso di un datore di lavoro, un amico o un conoscente subentra anche la paura del ricatto.
Una donna che si rivolge a voi cosa può ricevere?
Innanzitutto chi si rivolge a noi riceve immediata assistenza sanitaria, e dalle 9 alle 17 ci sono anche assistenti sociali e psicologi a disposizione. Noi aiutiamo sia dal punto di vista pratico, raccogliendo ad esempio le prove che possono essere utili per incriminare l'aggressore, sia dal punto di vista legale. Noi offriamo consulenza e assistenza legale a cura dell'associazione di volontariato a cui ci appoggiamo. E' giusto che le donne denuncino le violenze, ma devono essere assistite con attenzione perchè i processi sono lunghi e difficili. Noi facevamo già quello che l'emendamento appena passato prevede.
Parliamo del ddl sullo stalking appena approvato dal Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna (ne ha parlato Blogosfere Politica e Società qui). Cosa è cambiato rispetto a prima e cosa ancora si può fare?
Fortunatamente adesso è stato riconosciuto come un vero e proprio reato il comportamento persecutorio, lo stalking. La legge dà finalmente gli strumenti alla magistratura per incriminare queste persone. Servirebbe anche preparare meglio il personale, curare di più l'accoglienza della donna che ha subito violenza. Gli operatori sanitari devono imparare a riconoscere i segnali non espliciti: tanto per farle un esempio molte donne raccontano ancora di "aver sbattuto contro la porta". Quindi più formazione in generale. Ma soprattutto bisogna cambiare la cultura maschile fin da subito, tramite percorsi di educazione al rispetto per le donne già nelle scuole, in modo da prevenire future violenze domestiche. La sicurezza per strada certo è necessaria (ad esempio rendendo le strade più illuminate), ma non è quella che farà diminuire gli stupri.
Credo che la parola "antistupri" sia assolutamente inadeguata per questo decreto...meglio chiamarlo "nascondi-stupri" o "nascondi-realtà" a seconda delle preferenze...

Leggi anche:
----> Ci risiamo...
----> Il decreto anti-stupro
Foto presa da QUI.
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Argomenti trattati nel post: interviste, dati, leggi, razzismo, maltrattamenti, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, la mia opinione, stereotipi, femminicidio, violenza di genere, alessandra kustermann
Nei prossimi due post si parlerà della Spagna. Spagna femminista, Spagna con 9 donne al governo su un totale di 17 ministri. Spagna con Zapatero, uomo femminista, che non si ferma davanti a pregiudizi di genere e vince con le donne. Spagna che dal 2004 ha emanato una legge molto seria contro la violenza domestica per aiutare DAVVERO le donne.
Pubblico qui un'intervista tratta da Io Donna del 3 Maggio 2008. L'intervista è di Elisabetta Rosaspina, risponde Elena Valenciano, eurodeputata da 9 anni, responsabile Esteri del Psoe, il partito socialista spagnolo.
I più garbati hanno parlato di un governo da guinness. I più villani hanno alluso a una compagnia di sartine o, peggio, da circo, come se alla Difesa fosse stata delegata la donna cannone e, alle Pari Opportunità, una ballerina di flamenco.
Per disapprovare il gineceo al potere, in modo politicamente meno scorretto, si è insinuato che fosse un governo per allodole, composto dall'astuto José Luis Rodriguez Zapatero per distrarre con nove sottane gli spagnoli dalla penuria di liquidità, nelle banche e negli acquedotti di Barcellona e di Valencia. Non risulta che sospetti analoghi abbiano sfiorato il premier finlandese di centro destra, Matti Vanhanen, l'anno scorso, quando formò il suo consiglio dei ministri con dodici donne e otto uomini. Il primo in Europa a maggioranza muliebre. Né si può sapere che cosa accadrebbe in Italia, dove la ripartizione dei dicasteri sembra intenzionata a rispettare ancora un prudente rapporto di uno (per donna) a tre (per uomini). Ma i commenti del neo insediato capo del governo Silvio Berlusconi non sono passati sotto silenzio, a Madrid, dove la segretaria delle relazioni internazionali del Psoe, Elena Valenciano, si è incaricata di difendere dal sarcasmo del primo ministro italiano il "governo troppo rosa": colore che, tra l'altro, in Spagna, non evoca femminilità. Come dimostra il traje de luces, il costume dei toreri, spesso in tono confetto. «Ben venga la reazione di Berlusconi» assicura sorniona, Elena Valenciano, 47 anni, eurodeputata da nove.
Ben venga?
«Sì, è stata pedagogica. È servita a coalizzare, in difesa del governo, anche l'opposizione: la presidente della Comunità autonoma di Madrid, Esperanza Aguirre, otto o nove deputati e le giovani del partito popolare. Questo "machismo dolce", fatto di battute, ironia, scherzi è terapeutico, perché finalmente affiora e diventa visibile. È stata la nostra fortuna che tanti giornalisti spagnoli se ne siano fatti portavoce. Chi ha bollato il nuovo ministero dell'Uguaglianza come un ministero dell'Amore credeva di essere spiritoso, ma ha dimostrato soltanto di non conoscere la Costituzione, che tutela il diritto all'uguaglianza, e non all'amore.»
Anche in Italia: si chiamano Pari Opportunità.
«Non è la stessa cosa. L'uguaglianza è più delle pari opportunità. Include la difesa dalle ingiustizie e dalla violenza domestica.»
Che in Spagna marca record negativi: più di 70 donne assassinate l'anno scorso, 25 dall'inizio di quest'anno...
«È falso che in Spagna ci sia più violenza sulle donne che nel resto d'Europa. L'Italia o la Francia sono certamente agli stessi livelli e nelle nazioni nordiche è anche peggio. La differenza è che qui contiamo le donne uccise. Altrove non si tiene il bilancio, o la raccolta dei dati avviene secondo criteri differenti e quindi le cifre non sono paragonabili. In Svezia si inserisce nell'elenco anche una prostituta assassinata in un parco. Noi non conteggiamo le donne suicide, anche se molte di loro si sono tolte la vita perché non riuscivano più a sopportare la brutalità del marito o compagno. Molti soprusi non vengono denunciati. La legge approvata nella scorsa legislatura ha messo in campo una batteria di mezzi perché le vittime trovino la forza di ribellarsi. Spesso pagano con la vita. Ma è il prezzo della libertà di tutte.»
Come ha fatto la Spagna maschilista, reazionaria e cattolica, a diventare la Finlandia del Mediterraneo?
«È stato un processo più lungo di quanto possa apparire e più breve di quello che è avvenuto in altri stati europei. Quella spagnola è stata la società più veloce, da quando è entrata a tutti gli effetti nella comunità europea, 22 anni fa. Avevamo ansia di entrare in questo spazio di libertà. Il cambiamento delle donne, nello stesso arco di tempo, è stato radicale: ora convivono nonne che non avevano diritto di lavorare, di viaggiare e nemmeno di aprire un conto corrente, con nipoti che, a 20 anni, sentono di poter fare tutto, come e meglio degli uomini.»
Compreso il ministro della Difesa al settimo mese di gravidanza. Una mossa mediatica?
«È stato indubbiamente un gesto spettacolare, quello di Zapatero, non soltanto per il numero di ministre, 9 su 17 dicasteri, e per aver istituito il ministero dell'Uguaglianza. Ma soprattutto per aver messo una donna, Carme Chacón, alla Difesa. Il fatto che fosse incinta è stato un colpo di fortuna, non il motivo per cui è stata prescelta.»
Per i militari spagnoli è stata più una provocazione che un colpo di fortuna.
«Le critiche sono venute da un'associazione minoritaria. I due gruppi principali, quello conservatore e quello progressista, non lo hanno percepito come una provocazione.»
Due parole alla sinistra italiana, dopo la batosta elettorale?
«L'abbiamo presa pure noi, in passato, quando Aznar si affermò con una maggioranza assoluta. E, poi, è la prima volta che Veltroni si presenta come candidato premier.»
Anche Berlusconi si presentava per la prima volta nel 1994, ma vinse.
«La differenza è che Berlusconi non rappresenta un progetto politico, ma un modello di interessi. Veltroni ha un gruppo parlamentare abbastanza ampio per tenergli testa.»
E a quando la prima presidente di governo circondata di fotomodelli e showmen?
«Dopo aver tanto combattuto con gli stereotipi per arrivare al potere, una donna cade più difficilmente di un uomo nella tentazione di usare il gossip per aumentare la sua popolarità. No, tra tante trappole, quella sappiamo evitarla meglio di Putin e Sarkozy.»
L'intervista finisce qui. Ecco le nove ministre donne dell'attuale governo spagnolo:
Prima Vicepremier: Maria Teresa de la Vega
Ministra Infrastrutture: Magdalena Alvarez
Ministra Difesa: Carmen Chacon
Ministra Educazione e Sport: Mercedes Cabreara
Ministra per l'Uguaglianza: Bibiana Ado
Ministra Agricoltura e Ambiente: Elena Espinosa
Ministra Pubblica Amministrazione: Elena Salgado
Ministra Casa: Beatrix Corredor
Ministra Innovazione e Scienza: Cristina Garmendia
Ecco infine la statistica di presenza femminile nei parlamenti UE:
Svezia 47.0%
Finlandia 41.5%
Olanda 39.3%
Danimarca 38.0%
Spagna 36.6%
Belgio 35.3%
Austria 32.8%
Germania 31.6%
Portogallo 28.3%
Lussemburgo 23.3%
Lituania 22.7%
Bulgaria 21.7%
Estonia 20.8%
Polonia 20.2%
Lettonia 20.0%
Inghilterra 19.5%
Francia 18.2%
Italia 17.3%
Irlanda 13.3%
Malta 9.2%
Nel prossimo post si parlerà della legge spagnola emanata nel 2004 contro la violenza di genere e la violenza domestica.
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Argomenti trattati nel post: interviste, uomini, paritĂ , donne in politica, stereotipi