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Morire per un'emorragia, da sole, in casa, raccogliendo il proprio sangue in una bacinella per evitare di sporcare, sperando di stare meglio, mentre il sangue continua a uscire e sopraggiunge la morte, irreversibile, ignobile, nell'indifferenza più totale. Non si chiede aiuto perché ci si trova in un paese in cui non ci si può rivolgere a un ospedale, per paura di essere denunciati. Non si chiede aiuto anche per paura di perdere il proprio lavoro.

E così si muore. Si muore di indifferenza, si muore di razzismo. Si muore.

É accaduto a Torre a Mare a una badante ucraina di 40 anni, morta per un'emorragia in seguito, si pensa, ad un aborto spontaneo. Si chiamava Vira Orlova, ma era conosciuta come Ylenia, era badante di un'anziana non autosufficiente. È stato proprio il figlio dell'anziana a trovare la donna in una pozza di sangue e a chiamare i carabinieri. Ora è stata disposta l'autopsia, che chiarirà definitivamente le cause della morte.

Questa storia non mi è nuova, chissà com'è. Qualche mese fa una prostituta è morta di tubercolosi per paura di essere denunciata e un'altra donna a Napoli è stata denunciata dopo aver partorito: le hanno portato via il bambino.

In Italia si può morire di tubercolosi, in Italia si può morire per un aborto spontaneo. Non stiamo parlando dei paesi in via di sviluppo dove la sanità è precaria e dove medici di tutte le nazioni prestano aiuto alle persone bisognose, stiamo parlando dell'Italia, un paese europeo, che si vanta di essere civile, si vanta di fare questo e quello, si vanta di molte cose e intanto permette che uomini, donne e bambini muoiano in questo modo. Perché hanno deciso di negare loro le cure mediche. Hanno deciso di sterminarli così, violando uno dei principali diritti dell'individuo, quello alla salute.

Non posso non sentirmi triste di fronte a una notizia del genere, non posso non arrabbiarmi. Non posso restare impassibile sapendo che una donna è morta in questo modo orribile. Non posso pensare che se fosse stata aiutata ora sarebbe viva. Non posso non vergognarmi quando mi rendo conto che ci sono molti italiani che appoggiano questo schifo. Non posso non indignarmi.

Non è umanamente concepibile far morire una persona così. Ma tanto ormai là fuori non ci sono più degli esseri umani, ci sono solo delle bestie razziste assetate di sangue innocente.

Addio Vira Orlova.

Il tuo nome resterà qui, ben visibile, affinché nessuno dimentichi l'ennesima vittima del razzismo italiano.
Messo in luce da wonderely alle 21:18 di mercoledì, 10 giugno 2009


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Una recente statistica dimostra che in Italia il 55% degli uomini, il 33% delle donne e il 74% dei giovani pensa che una donna vestita e truccata in un certo modo si cerca lo stupro. Ecco dimostrato come, ancora oggi, non è chiaro che la libertà di una persona è inviolabile: questa semplice nozione non è ancora stata acquisita dalla metà degli uomini, da un terzo delle donne e dalla stragrande maggioranza dei giovani. Tutto questo è a dir poco preoccupante. Non è ancora chiaro che il genere umano è dotato di una corteccia cerebrale davvero molto sviluppata (e naturalmente il testosterone, finta "scusa" per le violenze sessuali, non è in grado di corrodere i neuroni!), perché, a quanto pare, molte persone non hanno ancora imparato ad usarla. E faccio presente che queste risposte non sono state date da immigrati clandestini, a cui ci piace attribuire la colpa tutti gli stupri possibili e immaginabili, bensì da “civili” italiani, che forse poi tanto civili non sono. Da questo punto di vista, quindi, gli italiani non sono ancora usciti dalle caverne.

Ma godetevi l'intero articolo:


Donna te la sei cercata

Monica Lanfranco

Ma sì, facciamola finita con queste lagne. Ora è finalmente certificato da una indagine accurata: in Italia il 55% degli uomini, il 33% delle donne e ben il 74% dei giovani sotto i trent'anni lo dice apertamente, e si tratta di una persona su tre. Sono le donne che si cercano la violenza, se sono troppo disinibite, libere, scollate e ambigue. Insomma, alle volte le vittime "possono dare la colpa a loro stesse per l'aggressione subita". Tanto che, "se fossero meno provocanti, le violenze sessuali si ridurrebbero in modo drastico".

Questo, nero su bianco, emerge dalla ricerca durata tre anni, resa nota dall'Airs (Associazione italiana per la ricerca in sessuologia) dal titolo "Dalle molestie sessuali allo stupro", un lavoro che ha coinvolto con un questionario ad hoc tremila persone, per individuare le principali variabili all'origine della violenza sessuale. Gli stessi vertici dell'associazione sono allarmati. «Fra le risposte che ci hanno sorpreso e sconcertato maggiormente, - ha detto il presidente dell'Airs Avenia, c'è questa sorta di colpevolizzazione della vittima. Alla domanda 24 (Secondo lei, le donne sono spesso libere e ambigue sessualmente e ciò le rende alle volte responsabili della violenza sessuale che possono subire?) il 55,8% degli uomini ha risposto affermativamente, come pure il 43% delle donne e il 75% dei giovani. Dunque non stupisce troppo che poi - prosegue il sessuologo - il 56% dei maschi pensi che, se le donne fossero meno provocanti, la violenza sessuale diminuirebbe. La pensa così il 33% delle donne e il 74% dei giovani. Ci aspettavamo una piccola percentuale di giudizi di questo tipo, ma non certo dati simili».

Dal sondaggio emerge, inoltre, che per il 15,7% degli uomini e il 10% delle donne l'imposizione di un rapporto alla moglie o fidanzata non sia violenza. Per questa percentuale di uomini non c'è nulla di sbagliato, e per le donne non esiste motivo di ribellarsi. Ancora: sguardi, fischi e atteggiamenti che mettono a disagio la vittima per il 50% degli uomini non sono molestie, un'idea condivisa dal 43% delle donne.

Che serve aggiungere ancora, per avere la certezza che nella nostra cultura ormai è maggioritaria l'opinione che l'aggressività, la misoginia e il sessismo di parole, sguardi e allusioni esplicite sono da considerarsi normali e accettabili nelle relazioni tra i generi e che un molestatore, anche solo a parole, è a livello psicologico già un violentatore? A che serve sottolineare che, conclude la ricerca «in una società violenta le aggressioni sessuali aumentano; allusioni pesanti e un linguaggio irrispettoso devono far risuonare un campanello d'allarme nelle potenziali vittime».


Fonte: Liberazione, grazie a Gemisto per la segnalazione



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Messo in luce da wonderely alle 19:39 di martedì, 26 maggio 2009


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In Gran Bretagna questo spot contro la violenza domestica è stato censurato.

Motivo: è troppo violento.

Già, è troppo violento per chi preferisce chiudere gli occhi e far finta che la famiglia sia un nido d'amore in cui queste cose non possono mai accadere, è troppo violento per chi preferisce IGNORARE determinate situazioni che portano alla MORTE o all'INVALIDITA' PERMANENTE di milioni di donne.

Fa paura guardare in faccia alla realtà. Fa paura pensare che una donna provi DAVVERO sulla propria pelle quelle violenze e molto di più: e lì non ci sono né attori, né telecamere. C'è una donna TERRORIZZATA, una bestia che la ammazza di botte e il silenzio e l'indifferenza tutt'attorno.

Il silenzio e l'indifferenza hanno portato alla censura di questo spot, così come abbiamo assistito lo scorso novembre alla censura di un manifesto contro la violenza sulle donne.

Quello che non piace e dà fastidio si censura...

Fate voi due più due.
Messo in luce da wonderely alle 22:03 di venerdì, 22 maggio 2009


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Prologo


In questi ultimi giorni la violenza sulle donne non è andata in vacanza: stupri, violenza domestica, stalking, violenza psicologica, maltrattamenti sono all'ordine del giorno. Vengono sbraitati ai quattro venti se a commetterli sono stranieri, sono invece nascosti e giustificati quando i colpevoli sono italiani. Questo si sa, è innegabile e trova riscontro in ogni articolo di giornale, in ogni programma televisivo e nell'opinione pubblica.

Mi concentrerò ora su tre notizie che voglio appronfondire in questo post, non perché siano più importanti, ma per trarne degli spunti di riflessione (per tutte le altre il consiglio è sempre quello di visitare il sito di Zeroviolenzadonne.it e informarsi sulle violenze quotidiane, che non hanno importanza per i mass media).


Notizia numero 1

Il 24 settembre del 2006 una ragazza fu violentata da due uomini a Bologna. Si chiama Angy, all'epoca aveva 29 anni. In primo grado i due furono condannati a due anni e dieci mesi di carcere. Oggi, la sentenza di secondo grado ribalta la condanna di primo e assolve entrambi gli imputati dall'accusa di violenza sessuale, in quanto "il reato non sussiste". Uno dei due è però stato comunque condannato per lesioni ai danni della ragazza. Lei disse di essere stata picchiata da entrambi dopo lo stupro, loro sostengono che è caduta dalle scale. Sta di fatto che è stata ritrovata per strada pestata e sanguinante, con il naso rotto e varie ferite.

Il punto è sempre quello: la ragazza avrebbe inizialmente scambiato effusioni con i due ragazzi, ma successivamente si è rifiutata di proseguire. A quel punto sarebbe stata violentata. I due imputati invece continuano a sostenere che il tutto è avvenuto con il consenso della ragazza.

L'avvocato di uno dei due stupratori si dice ovviamente contento e esorta le femministe a scusarsi, perché non sia mai che una donna si permetta di denunciare uno stupro, non sia mai che due poveretti che volevano solo soddisfare le proprie pulsioni sessuali vengano in qualche modo colpevolizzati. Si sa che è un diritto dell'uomo possedere una donna, consenso sì, consenso no. Non è invece un diritto della donna opporsi, dire basta, anche se inizialmente aveva scambiato delle effusioni, non è suo diritto rifiutarsi di avere un rapporto sessuale. A quel punto è proprietà dell'uomo e non può più tirarsi indietro. Quindi, femministe, chiediamo scusa. Inginocchiamoci e chiediamo perdono davanti agli uomini padroni.

Angy, la vittima dello stupro, ha deciso di inviare una lettera al Corriere di Bologna. La pubblico qui:

Ho un nuovo tatuaggio. Oggi sul mio corpo la procura ha scritto: prendete pure, fate con comodo, non vi succederà nulla.
Nella mia anima è inciso: voto al silenzio. Significa che sono costretta ad ammettere che denunciare una violenza sessuale non serve a nulla.
Sì è vero, sono proprio io, quella che qualche anno fa incitava le donne molestate alla ribellione. La ragazza “che ha avuto il coraggio di parlare”….
Che ha avuto il coraggio sì, ma non una pena degna o un riconoscimento di colpevolezza per quelle immondizie che l’hanno profanata. In compenso, in seguito alla denuncia, la mia anima è stata stuprata da mille interrogatori, avvocati, mass-media; da minacce e diffamazioni di blog e forum, rivolte a me e alla mia famiglia.
Ragazza molestata ascolta bene: non ti ribellare se non vuoi essere picchiata, non denunciare se non vuoi essere insultata, questo ci stanno insegnando.
Consolati invece, c’è chi dice che ci stuprano perché siamo belle. Sentiti quindi desiderabile quando loro sono su di te, poi chiudi gli occhi e apri bene le gambe: se hai fortuna non durerà a lungo. Se stai buona e sono galanti ti risparmiano il pestaggio.
Quando sarà tutto finito, se hai ancora forze, striscia in silenzio fino a casa e lavati bene, molte volte: andrà tutto via. Tutto tranne quello schifoso odore di rancido, che resta indelebile: non viene dalle loro sudice mani, appartiene alla nostra società che marcisce in questa vergogna.

Parole dure, parole vere. Angy, donna coraggiosa e determinata, ha voluto dimostrare di esserlo fino alla fine. Tutta la mia solidarietà a lei e a tutte le donne come lei.

---> E rimando anche al post Vis Grata Puellae, per chi non l'avesse ancora letto.


Notizia numero 2

A Lerici, un 43enne ha appiccato un incendio nello stabile dove viveva la sua ex. Risultato: sono morte due persone, una bambina di cinque anni e la nonna cinquantenne, soffocate dal fumo, mentre il compagno della donna è ricoverato in gravissime condizioni. L'assassino che ha appiccato l'incendio si è difeso dicendo di averlo fatto per "dispetto".

Davanti a questa dichiarazione ci chiediamo se avrà mai un processo, se verrà condannato o se, poverino, verrà redento con qualche lavoro socialmente utile, una tiratina d'orecchio, come si fa con i bambini quando combinano qualche pasticcio. Insomma, in Italia si può uccidere, si può stuprare, si può perseguitare, ma visto che le vittime predilette sono donne non ci importa poi molto di punire chi compie questi gesti, che delle volte non vengono nemmeno considerati reati, ma solo degli sbagli, dei furti di caramelle, che possono essere cancellati con qualche avemaria.

Come è accaduto a Montalto di Castro per gli otto ragazzi accusati di aver stuprato una coetanea: per loro niente processo, solo lavori socialmente utili per un periodo di prova: superato questo, il reato sarà estinto. E vissero tutti felici e contenti. Gli stupratori sì, le vittime un po' meno.


Notizia numero 3

Vi ricordate Barbara Cicioni? La donna uccisa due anni fa vicino a Perugia, quando era incinta all'ottavo mese. All'inizio si pensava a un furto, così come è stato dichiarato dal marito. In realtà, chi ha soffocato la donna con un cuscino, dopo averla picchiata e tentato di strangolarla, è stato proprio lui, il marito. Arriva la notizia della condanna all'ergastolo per questo brav'uomo tutto casa e chiesa.

Così come dichiara la mamma di Barbara, in questa storia non ci sono vincitori. Ora bisognerà spiegare ai due bambini, figli di Barbara e del suo amorevole marito, cosa è successo. Bisognerà spiegare che papà picchiava la mamma, bisognerà spiegare che a un certo punto l'ha picchiata fino ad ucciderla, causando anche la morte della loro sorellina.
Già, bisognerà spiegare, bisognerà trovare le parole, bisognerà proteggere questi bambini da un padre mostro che per fortuna ora non potrà più nuocere a nessuno.

Addio Barbara. Hai avuto giustizia, anche se nessuna punizione potrà mai essere abbastanza.


Epilogo

Grazie alle persone che hanno avuto il coraggio di leggere per intero questo post.
Grazie alle persone che sono giunte fino alla fine e non hanno chiuso la pagina per paura di vomitare.
Grazie alle persone che si interessano a questi argomenti e non hanno paura di guardare in faccia alla realtà.
Grazie alle persone che non usano il razzismo per parlare di violenza sulle donne.
Grazie alle persone che si rendono conto che c'è ancora molto da fare e non dobbiamo arrenderci o restare a braccia conserte.
Grazie alle persone che si impegnano tutti i giorni per riportare alla vita queste donne, che altrimenti sarebbero abbandonate dalla società.
Grazie a queste persone; meritate più di un semplice grazie, ma da questa fredda piattaforma è l'unica cosa che posso dare. Sappiate che il mio cuore è con ciascuno di voi.
Messo in luce da wonderely alle 15:31 di domenica, 17 maggio 2009


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A Milano durante la MayDay Parade una ragazza di 23 anni di Roma è stata stuprata. Sui giornali troviamo diversi racconti e interpretazioni dell’accaduto, perché come sempre uno stupro deve essere strumentalizzato, altrimenti non siamo contenti. Chi se ne frega della ragazza, chi se ne frega di come sta, chi se ne frega di tutto, l’importante è strumentalizzare: diamo inizio alla gara a chi strumentalizza di più e meglio!

L’importante è dire che “lui era straniero”, l’importante è sottolineare che “lei era ubriaca”, l’importante è ribadire che abbiamo bisogno di soldati per impedire gli stupri; ci accorgiamo di come per gli organizzatori è importante difendere la MayDay, mentre per gli uomini di destra è importante trovare uno spunto per parlar male della sinistra, per altri è importante infierire sostenendo che le donne si cercano lo stupro, perché per loro è cosa buona e giusta che un uomo si approfitti di una ragazza incosciente…finisce sempre così. E scusate se vi dico che ho la nausea, ma non posso farci niente.

Nessuno ci informa sullo stato di salute della ragazza, nessuno spreca nemmeno una parola di solidarietà per lei (nemmeno i quattro idioti che hanno scritto il comunicato della MayDay, di cui parlerò tra breve), a nessuno importa che una ragazza sia stata STUPRATA. Tutti si stanno muovendo e scrivendo per i loro interessi, nei quali non rientra il benessere di una vittima di stupro. Questo non viene MAI preso in considerazione.

Veniamo al comunicato, leggiamo quello che hanno scritto gli organizzatori dell’evento del primo maggio, leggiamo in che modo si chiamano fuori da qualsiasi tipo di inconveniente e rendiamoci conto di come stanno SOLO ED ESCLUSIVAMENTE difendendo il loro cazzutissimo corteo.


Ieri al termine del corteo del Primo Maggio di Milano è avvenuto un fatto gravissimo. Nei pressi dei prati del Castello Sforzesco un uomo ha abusato (o ha cercato di abusare) di una ragazza. I partecipanti alla manifestazione sono intervenuti con una certa durezza, che non ci scandalizza, e lo hanno quindi accompagnato alla polizia.

Questi sono i fatti nella loro semplicità ma alcune precisazioni devono essere fatte per evitare strumentalizzazioni. Ciò che è avvenuto è la violenza di un uomo su una donna e non ha nazionalità né giustificazioni. I partecipanti alla manifestazione non hanno provato a linciare nessuno, hanno semplicemente reagito con l'enfasi conseguente alla gravità del fatto.

In una società intrisa da forme di violenza sempre più sottili, martellanti e pervasive, la violenza maschile sulle donne, elemento che ha storicamente attraversato tutte le collettività e tutti i sistemi, sembra conoscere, in Italia, perfino una nuova vitalità. Gli episodi si ripetono, sono comuni tra le mura di casa, ma arrivano a lambire e provano a lordare anche la nostra gioiosa giornata di festa, di solidarietà, di lotta. Le donne e gli uomini che da nove anni danno vita alla MayDay sono convinte e convinti che la diminuzione complessiva della conflittualità politica e sociale, anche come modalità di espressione di desideri alternativi e egualitari, stia avendo tragiche ripercussioni finanche nel rapporto tra i sessi.

Non ha importanza da dove venisse quest’uomo, il fatto che non avesse sfilato nel corso della Parade. Il suo gesto esprime comunque una cultura di sopraffazione che ci preoccupa e ci indigna. Ci sentiamo il respiro di una mentalità machista deprimente, che pretende di inchiodare le donne a un ruolo scontato. Non diversamente, purtroppo, da quanto viene manifestato in questo Paese anche ad alcuni dei suoi massimi livelli.

Ai giornalisti chiediamo di non parlare della MayDay 2009 solo per questo odioso episodio, di fronte al quale siamo stati i primi a reagire con decisione. Spendano qualche minuto del loro tempo per capire che cosa è stata la MayDay di ieri a Milano, a cui hanno partecipato 120 mila persone, combattive, propositive e radicate nei loro territori e nei luoghi di lavoro.

PS: segnaliamo, a margine, che la polizia invece ha dimostrato il più totale sbandamento. Prima caricando, senza ragione, le persone che avevano allontanato chi si era reso responsabile dell’episodio, e ferendone alcune (è dovuta intervenire un'ambulanza, chiamata dalla questura per una fantomatica “caduta”). Poi, alla reazione dei manifestanti ha contrapposto manovrette militari completamente fuori luogo, dimenticandosi, da ultimo, un mezzo (una jeep) fra la folla incazzata (non si trovavano più le chiavi).


Come potete leggere NON è stata sprecata nemmeno una parola di solidarietà per la vittima dello stupro. Questo è un comunicato paraculo in cui si è più preoccupati di salvaguardare l’immagine della MayDay, piuttosto che interessarsi delle condizioni di salute fisica e psicologica di una ragazza che ha subito una violenza terribile.

Troviamo le solite frasi di rito, in cui si ribadisce che non bisogna fare differenze di nazionalità, le solite parole al vento in cui si parla della cultura di sopraffazione e poi basta. Scusate eh, ma dopo questo incipit non si può evitare di esprimere la propria solidarietà nei confronti della vittima, non si può. Altrimenti quelle sono solo FALSITÀ: quattro parole di uguaglianza, usate giusto per riempire un foglio e per dare il contentino alle donne, e poi basta.

Chi se ne frega se alla MayDay hanno partecipato “120 mila persone, combattive e propositive”, chi se ne frega se lo stupratore non faceva parte del corteo, chi se ne frega dei giornalisti e dell’immagine della MayDay. È stata stuprata una ragazza: come sta? Ve lo siete chiesti? NO! Semplicemente perché non ve ne frega niente. E non dite che è “sottinteso” perché la solidarietà, quando è sincera, non si sottintende.

Avrei preferito il silenzio piuttosto che un comunicato schifoso come questo, dico davvero.


Al diavolo la MayDay e tutto quanto.

Solidarietà alla ragazza, questo sì. Solidarietà a lei, vittima di uno stupro prima e della strumentalizzazione poi. Solidarietà, tanta solidarietà. Di cuore.

Messo in luce da wonderely alle 16:04 di domenica, 03 maggio 2009


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Come la chiamavano? Ah giusto, “emergenza stupri”: avviene in quel periodo dell’anno in cui tutti gli stupratori (ovviamente stranieri, perché gli italiani queste cose non le fanno!) si ritrovano e decidono di andare a stuprare una ragazza a caso. I giornali ci bombardano ogni giorni di notizie di violenze avvenute qui e lì, di coppiette aggredite qua e là e di manifestazioni di razzismo nei confronti degli immigrati, ritenuti il capro espiatorio di questi orrendi delitti. Poi, finito quel periodo dell’anno tutto torna ad andare bene, gli stupri si esauriscono, gli stupratori vanno in letargo e le donne sono felici e contente nelle loro stupende case, con i loro adorabili mariti forti e virili e i loro meravigliosi bambini.

O perlomeno, è questo che fanno credere a tutte le persone che guardano i telegiornali e leggono i quotidiani nazionali. Ma io sono un po’ strana, i telegiornali li guardo solo se ho voglia di ridere (perché so benissimo che quei giornalisti sono lì per prenderci tutti per i fondelli) e i giornali li leggo solo per rendermi conto di quante informazioni non vengono date, perché non interessano ai più. E poi c’è un sito che guardo spesso, si chiama Zeroviolenzadonne.it ed è tenuto in piedi da donne che tutti i giorni si impegnano a pubblicare online articoletti prelevati da giornali locali di tutte le parti d’Italia, in cui qualcuno si degna di riportare alcune violenze avvenute, mentre tutti credono che non ce ne siano.

Tutto questo è strabiliante: mentre l’Italia crede che l’”emergenza stupri” sia finita, in realtà gli stupri continuano e avvengono in famiglia, per strada, a scuola, sul luogo di lavoro, commessi da italiani e stranieri (sempre e comunque di stupratori si tratta, non vedo alcuna differenza).

E a questo punto ci vuole una rassegna che dimostri la veridicità delle mie affermazioni. Eccola:

20 Aprile: a Bergamo è stato arrestato un uomo di 40 anni per aver stuprato e derubato una prostituta 19enne un anno fa; a Roma una ragazza romena di 21 anni è stata segregata e stuprata per giorni e costretta a prostituirsi; a Milano una donna di 33 anni è stata minacciata con un coltello e violentata da un uomo di 32, che le aveva offerto un alloggio dove trascorrere la notte. A Teggiano (SA) un 35enne è stato arrestato per aver tentato di stuprare una ragazza di 19 anni; a Roma tre uomini sono stati arrestati per stalking, ovvero per aver perseguitato le ex mogli; a Genova due uomini di 25 e 31 anni sono stati arrestati con l’accusa di aver sequestrato, stuprato e rapinato una prostituta di 26 anni.

21 Aprile: a Lanuvio una ragazza canadese di 21 anni è stata stuprata da un uomo che le aveva offerto un passaggio; a Roma è stata scoperta un’associazione a delinquere che portava in Italia ragazzine nigeriane obbligate a prostituirsi; a Milano un ragazzino di 13 anni ha fatto arrestare il padre che perseguitava e picchiava la madre.

22 Aprile: a Jelsi un 69enne è stato arrestato per 18 anni di abusi sulla figlia, ora 25enne; a Bollate è stato arrestato un operaio di 29 anni che ha abusato per mesi della moglie; a Milano una donna di 42 anni è stata perseguitata per mesi dal suo ex, un finto avvocato, che infine è stato arrestato.

23 Aprile: a Brescia un carabiniere è stato condannato a 7 anni e 4 mesi per violenza sessuale nei confronti di una prostituta; a Genova un muratore di 41 anni è stato condannato a 8 anni e 2 mesi di carcere per aver abusato della figlia.

24 Aprile: a Torino è stato arrestato un uomo di 84 anni che per anni ha abusato della figlia disabile e della moglie inferma; a Roma un uomo di 46 anni è stato denunciato per aver molestato due studentesse di una scuola media; a Campomorone un uomo di 42 anni è stato arrestato per maltrattamenti nei confronti della moglie e della figlia ventenne.

25 Aprile: a Sondrio un 47enne è stato condannato a sei anni di carcere per aver abusato dei suoi figli; a Monteverde una studentessa delle medie ha denunciato di essere stata molestata da un uomo già accusato da altre due donne di violenza sessuale; a Milano una coppia è stata aggredita da un branco di quattro uomini: l’uomo è stato brutalmente picchiato e la donna ha subito uno stupro di gruppo; a Brescia una ballerina ucraina è stata aggredita da quattro uomini che hanno tentato di violentarla, ma è riuscita a fuggire.

Intanto ci fanno sapere che il comune di Roma non ha partecipato al processo contro i due uomini che nell’agosto scorso hanno aggredito una coppia di turisti olandesi, picchiando selvaggiamente l’uomo e stuprando la donna; stessa cosa è avvenuta per il processo contro il romeno responsabile dell’uccisione di Giovanna Reggiani. Da parte di Alemanno tante parole e niente fatti…

E ci fanno anche sapere che presto torneranno liberi i due romeni accusati di favoreggiamento nello stupro di Guidonia, perché i termini di custodia cautelare stanno per scadere e nessuno ha fissato l’udienza del Tribunale del riesame.

L’”emergenza stupri” è veramente finita? Ma soprattutto: che cos'è questa "emergenza"? Ogni donna violentata è un'emergenza, ogni donna violentata merita giustizia. Non solo quando fa comodo al governo.

Messo in luce da wonderely alle 14:33 di domenica, 26 aprile 2009


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Si chiamava Sitara Achikzai, era una politica afghana, eletta nel consiglio di Kandahar. Si batteva per i diritti delle donne, soprattutto dopo la proposta della legge che legalizza lo stupro della moglie da parte del marito e vieta alle donne di poter uscire di casa senza il consenso di un uomo.
È stata assassinata da due uomini, la cui identità è ancora sconosciuta, mentre tornava a casa dal lavoro: si sono avvicinati su una moto, hanno aperto il fuoco e l'hanno uccisa.

Esulteranno i gruppi islamici estremisti; è morta una donna che non voleva sottomettersi, che lottava duramente contro le violenze, i pregiudizi, per garantire un futuro migliore a tutte le donne afghane. È morta e ne saranno felici. Così come sono felici quando le scuole femminili vengono attaccate e le studentesse uccise o sfigurate con l'acido, in quanto le donne non hanno diritto a ricevere un'istruzione. Meglio tenerle nell'ignoranza, perché chi non conosce i propri diritti non può nemmeno lottare per vederli riconosciuti.

Non mi importa dell'ipocrisia dell'occidente, che si ricorda delle donne solo quando gli fa comodo, con il solo scopo di denigrare culture diverse dalla propria (e di questo ho già parlato). Non mi importa della Carfagna che minaccia (oddio che paura!) di ritirare le soldatesse dall'Afghanistan in segno di chissà cosa: forse non sa che le soldatesse subiscono stupri, discriminazioni, violenze di ogni genere da parte dei loro colleghi uomini, oppure preferisce non saperlo.

Quello che mi preme dire è che le donne non stanno lì a braccia conserte ad aspettare i salvatori occidentali (che molte volte più che salvare importano ulteriori violenze): le donne si ribellano, studiano di nascosto, consapevoli del rischio che corrono, fondano associazioni (come RAWA), protestano. Ma di loro non parla mai nessuno: le donne vengono sempre dipinte come succubi, intimorite, bisognose del macho occidentale virile che arrivi a salvarle...non avete capito niente.

Sitara Achikzai era una di queste donne coraggiose, capace di lottare per i propri diritti e per quelli di tutte le donne. Ha pagato con la vita, ma ha lasciato un segno indelebile, che nemmeno la sua morte potrà cancellare.

Non si può uccidere il coraggio delle donne. Poveri gli illusi che ci provano.
Messo in luce da wonderely alle 16:33 di lunedì, 13 aprile 2009


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A Como, nella mia bellissima città, si è scatenata una vera e propria guerra dell'aborto. Davanti all'ospedale Sant'Anna di Como e all'ospedale Sant'Antonio Abate di Cantù si alternano manifestazioni del movimento per la vita e contromanifestazioni per la difesa della libertà di scelta di ogni donna.

Da una parte sentiamo le solite ipocrite frasi di chi difende la vita di un embrione, ma poi sparisce quando quell'embrione diventa neonato, fregandosene altamente del benessere della donna (che non è un contenitore ma una PERSONA); dall'altra invece protestano le donne affinché non ci siano discriminazioni all'interno degli ospedali e perché si abbia libero accesso non solo all'interruzione volontaria di gravidanza, ma soprattutto ai metodi contraccettivi (invito tutti a cliccare QUI e scaricare l'opuscolo sulla contraccezione).

Sarebbe davvero molto bello se i movimenti per la vita, al posto di recitare il rosario e dire preghiere per i feti abortiti, si scomodassero a diffondere opuscoli e informazioni sulla contraccezione, perché il Medioevo è finito da un pezzo, non si resta incinte per opera dello spirito santo e l'unico modo per evitare le gravidanze indesiderate (e quindi gli aborti) è conoscere il proprio corpo e come funziona.

Ma quello che mi preme di più dire è che NESSUNO ha il diritto di giudicare una donna che decide di abortire, NESSUNO ha il diritto di obbligarla a portare avanti una gravidanza che non vuole e soprattutto la privacy di queste donne deve essere rispettata. Se una donna si reca in ospedale per abortire è assurdo che debba essere intercettata e braccata dai volontari del movimento per la vita. Nel caso in cui una donna voglia farsi aiutare da questi volontari, sarà lei ad andare da loro (o magari preferirà rivolgersi ad associazioni più serie, come per esempio MadreSegreta, che aiuta le donne incinte in difficoltà), ma non deve accadere il contrario.

C'è un luogo adibito alla preghiera, ovvero la chiesa, non l'entrata di un ospedale.

L'ospedale è un luogo serio e laico, regolato da leggi altrettanto serie che garantiscono la salute della persona e ne preservano la privacy. I gruppetti di fanatici che pensano di obbligare gli altri a fare ciò che loro dicono non possono essere ammessi in ospedale. La violenza psicologica nei confronti di una donna che vuole abortire (per motivi personali che questa gentaglia non è tenuta a sapere) non può essere tollerata in ospedale.

Ecco il comunicato del presidio che si terrà l'11 aprile, tratto dal sito di Ogo:

SABATO 11 APRILE
DALLE ORE 15.00 ALLE 17.00
PRESIDIO DAVANTI ALL' OSPEDALE
S. ANNA DI COMO
 
- IN DIFESA DELL' INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA
- PER LA LIBERTA' E L'AUTODETERMINAZIONE DI OGNI DONNA
- CONTRO OGNI VIOLENZA E DISCRIMINAZIONE DENTRO LE MURA DEGLI OSPEDALI
 
In un periodo in cui il diritto alla salute é fortemente minato da privatizzazioni e leggi razziali e xenofobe che ledono il diritto alla cure e alla salute di intere fasce della popolazione, prime fra tutte quelle persone considerate "clandestine", come Kadiatou, la donna ivoriana denunciata come clandestina da un medico dell’ospedale Fatebenefratelli di Napoli dove è andata a partorire, é importante non dimenticarsi di luoghi come gli ospedali e di quello che quotidianamente avviene al loro interno.
 
In materia di interruzione volontaria di gravidanza, le violenze, gli abusi e le irregolarità sono purtoppo all' ordine del giorno, in buona parte degli ospedali italiani, principalmente per motivi di ingerenze religiose e politiche.
 
Una donna che desidera interrompere una gravidanza, si trova spesso a dover affrontare un vero e proprio calvario fatto di discriminazione, impedimenti e violenze psicologiche ed anche fisiche.
 
Abbiamo deciso di organizzare un presidio per denunciare la situazione dell' ospedale di Como, che da anni permette l'accesso e le proteste a gruppi antiabortisti, e dare la nostra solidarietà ad ogni individuo femminile ridotto a corpo, prodotto, oggetto, riproduttrice.


Post modificato alle ore 19.40 del giorno 11 aprile 2009

Oggi sono stata al presidio e ho recuperato dei volantini. Su uno di questi si trovano informazioni molto interessanti che voglio pubblicare, affinché tutti possano rendersi conto di cosa accade negli ospedali italiani alle donne che decidono liberamente di sottoporsi a IVG.


Il CAV (Centro Aiuto Alla Vita), gruppo antiabortista cattolico, da anni agisce indisturbato all'interno dell'ospedale S. Anna, entrando durante gli orari delle visite di accertamento pre-ivg (interruzione volontaria di gravidanza) e inscenando vere e proprie proteste, con feti in plastica, volantini, ed insulti e urla alle donne in sala d'attesa, nell'indifferenza di infermieri e medici che dovrebbero tutelare le pazienti da violenze psicologiche vergognose.

Inoltre a Como, non sono rari i casi di medici obiettori che abbiano illegalmente ostacolato con falsi esiti di esami ed ecografie il diritto di donne che avevano richiesto di poter abortire, così come le testimonianze di donne che denunciano abusi ed insulti fin dentro la sala operatoria.

Moltissime sono le donne comasche, ma non solo, che si recano in Svizzera, per poter ricevere un'assistenza laica e corretta in materia di interruzione di gravidanza, anche a costo di pagare, di fronte agli ostacoli, alle opposizioni, alle liste d'attesa lunghissime e alle violenze psicologiche e non solo che ad oggi sono purtroppo la quotidianità in Italia.

Vogliamo difendere l'autodeterminazione e la libertà di ogni donna di poter decidere se mettere o meno al mondo un figlio, vogliamo opporci alle violenze ed agli abusi che quotidianamente vengono perpetrati verso donne che decidono di interrompere una gravidanza, vogliamo che la direzione dell'ospedale prenda una posizione chiara in merito alla presenza di proteste antiabortiste al fine di tutelare tutte quelle donne che decidono di interrompere una gravidanza.


"Una madre mi ha detto una volta che considerava una gravidanza forzata come una violenza sessuale lunga nove mesi. Sono assolutamente d'accordo."


-alle radici-

alleradici.noblogs.org

Messo in luce da wonderely alle 15:04 di giovedì, 09 aprile 2009


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Argomenti trattati nel post: salute, aborto, contraccezione, cattolicesimo, notizie nazionali, obiezione di coscienza, la mia opinione, legge 194, libertĂ  di scelta, discriminazione sessuale, iniziative femministe

In Afghanistan pochi giorni fa è stata firmata una legge che legalizza lo stupro della moglie da parte del marito, vieta alle donne di uscire senza il permesso di un uomo (il padre prima, il marito poi) e affida i/le figli/e solo ed esclusivamente ai membri maschili della famiglia. Questa notizia l’abbiamo trovata scritta dovunque e i commenti sono stati più o meno tutti gli stessi: “che orrore”, “che schifo”, “che gente disumana”, “che arretrati”, che di qui, che di lì e bla bla bla… però devo anche ammettere che ho trovato persone che mi hanno risposto: “ma non è stupro dai!”.

Dei primi commenti non mi interessa niente, perché la maggior parte delle persone è capace di vedere solo ciò che le fa comodo: è facile dire “che schifo” davanti a questa legge e girare la faccia dall’altra parte quando un brav’uomo italiano picchia/stupra/segrega sua moglie. Mi fanno molto più schifo queste persone della legge afghana in sé. Ora ci tengo a precisare che ripudio questa legge, così come ripudio qualsiasi tipo di sopraffazione nei confronti delle donne, sia essa evidente, come nel caso afghano, che subdola, come per esempio, in Italia, dove le leggi esistono, ma le vittime molto spesso non vengono credute, oppure si cerca di giustificare in tutti i modi chi compie certi atti.

L’approvazione della legge è stata sbraitata ai quattro venti, soprattutto per dimostrare ancora una volta che una cultura diversa dalla nostra, in questo caso la cultura islamica, è inferiore e deve essere pertanto eliminata. Ciò che sfugge ai più è che non esiste una cultura superiore alle altre e che le violenze non possono mai essere definite “cultura”. Purtroppo c’è ancora molta ignoranza da questo punto di vista: mi capita persino di trovare persone che citano alcune frasi del Corano per dimostrare che l’islam è una religione che mortifica le donne e si dimenticano di citare frasi molto simili presenti sulla Bibbia. Il male non sta nella religione, ma negli uomini che interpretano a loro piacimento i testi scritti e prendono in considerazione solo le parti che fanno loro comodo.

Così come i musulmani integralisti opprimono le donne, anche i cattolici hanno oppresso, e continuano tuttora ad opprimere, le donne, svalutandone le capacità, obbligandole a portare a termine gravidanze che non vogliono, relegandole al ruolo di madri e mogli, costringendole a restare con uomini violenti per il “bene” della famiglia, discriminando le lesbiche e molto altro ancora: e tutto questo avviene oggi in Italia, senza scatenare l’indignazione di nessuno, o perlomeno della maggioranza della popolazione. Di sicuro, l'emancipazione femminile non deve assolutamente nulla al cattolicesimo.

Eppure la violenza sulle donne esiste anche in Italia, per chi non lo sapesse: l’ultimo commento che ho citato ne è la dimostrazione lampante. Per la nostra mente è così difficile concepire che un marito stupri sua moglie, talmente difficile che arriviamo a pensare che non sia stupro se una moglie dice di no, perché, essendo una proprietà del marito, la donna ha il dovere di concedersi, non ha una volontà propria, tanto meno libertà.

Recenti fatti di cronaca ce ne hanno dato ampia dimostrazione: a Catania, un uomo ha sgozzato la moglie, perché, a suo dire, si intratteneva in chat con altri uomini. La sua gelosia verso quell’oggetto posseduto (ovvero la moglie) l’ha portato ad ucciderla. La mentalità comune secondo cui le donne non sono persone, ma oggetti di proprietà di qualcuno (ovviamente di sesso maschile), è talmente radicata nella nostra cultura (che noi stupidamente reputiamo superiore), che ancora oggi, nel 2009, le donne muoiono per mano dei loro possessori. Non me la sento di chiamarli mariti o compagni: il sostantivo più appropriato è aguzzini, nonché assassini.

A Torino una terribile storia di violenze e abusi “tramandata” di padre in figlio. Una donna di 34 anni ha denunciato di essere stata stuprata dal padre per 25 anni: aveva denunciato, molto tempo addietro, ma è stata ritenuta inattendibile e psicolabile (strano vero?). Se qualcuno si fosse degnato di ascoltarla le avrebbe evitato altri anni di abusi e sofferenze, ma ascoltare le vittime non ci piace e ci annoia, quindi meglio lasciarle nelle mani di bestie. Il fratello della donna, che l’ha violentata, abusava anche delle figlie e delle nipotine: la 34enne ha allora deciso di non restare con le mani in mano e denunciare tutto. Per fortuna, il suo coraggio e la sua tenacia sono riusciti a sconfiggere il muro di ignoranza, omertà e indifferenza che circonda le vittime di abusi in famiglia, sempre perché per la nostra cultura la famiglia è un nido d’amore in cui è impossibile si verifichino certi fenomeni, che si tende sempre a valutare come sporadici o frutto di ambienti “degradati”. Ma per fortuna c’è anche chi ci fa capire che non è proprio così

Sempre a dimostrazione della presunta civiltà del nostro paese ecco un’altra storia di violenza: la vittima è una donna della Costa d’Avorio, che ha partorito all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli ed è stata denunciata perché clandestina. I medici hanno pensato bene di sottrarle il bambino e non le hanno nemmeno permesso di allattarlo. Wow. Ma certo, una donna, che fugge dal suo paese in guerra e arriva in Italia disperata in cerca di aiuto, è di sicuro la peggiore delle criminali! Come si fa a commentare? Come si può separare un neonato dalla sua mamma proprio quando entrambi hanno più bisogno l’uno dell’altra? Come si può essere così incivili? È semplicemente inaccettabile...e pensare che ci sono medici che viaggiano per il mondo con l’obiettivo di aiutare persone povere bisognose di aiuto, mentre per altri medici il diritto alla salute vale solo per chi ha tutti i documenti in regola. Sembra un paradosso, eppure è così. È un insulto alla professione medica, che nasce come missione per l'aiuto del prossimo, mentre c'è chi vuole trasformarla in discriminazione e sopraffazione.

Ma proseguiamo, perché le violenze non si fermano qui: a Caserta un imprenditore è stato arrestato con l’accusa di aver stuprato due sue dipendenti che lavoravano in nero, ora si trova agli arresti domiciliari. A Catania un uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza carnale, mentre a Brindisi un infermiere 54enne è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di tre donne ricoverate. A Caserta uno studente 17enne ha stuprato un’amica di 15 anni, mentre a Roma si torna a parlare dello stupro di Capodanno: Davide Franceschini, reo confesso, è accusato di violenza sessuale, lesioni gravi fisiche e lesioni gravissime psicologiche nei confronti di una ragazza 25enne, che è già stata largamente processata in televisione, esattamente in un programma-spazzatura chiamato Porta a Porta. Il pm, contrario alla scarcerazione del ragazzo, ha chiesto il giudizio immediato. A Milano una donna è stata avvicinata da uno sconosciuto, rapinata e violentata; stessa sorte è toccata a una donna russa di 22 anni, stuprata da un 32enne a Caserta. A Cesenatico una 25enne ha subito percosse e un tentato stupro da parte di un collega di lavoro, ora agli arresti. A Genova ritorna il mostro pedofilia: due uomini di 51 e 42 anni sono stati arrestati per aver violentato due ragazzini di 13 e 14 anni. A Matera un uomo di 61 anni è stato arrestato per aver abusato di due bambine di 6 e 7 anni; sono state arrestate anche le "madri" delle giovani vittime che preferivano tacere piuttosto che denunciare.

Davanti a tutto questo (e molto di più: bisogna sempre ricordare che le violenze riportate dai giornali rappresentano solo la punta dell’iceberg), abbiamo davvero poco da criticare all’Afghanistan, anzi, dovremmo abbassare la testa e riconoscere le nostre arretratezze e le nostre vergogne, prima di puntare il dito verso “gli altri”. Le donne in tutto il mondo sono vittime di abusi e violenze inarrestabili e drammaticamente sommerse: questa è la realtà. E sarebbe davvero bello che qualcuno cominciasse a vederla e, perché no, a mettersi d’impegno per cambiarla.

IL CONSENSO SECONDO I MASCHI

(e volutamente scrivo maschi, e non uomini)


Sono anni che loro, e le loro difese, ce lo spiegano, in Tribunale, e sotto i Tribunali, con i fan-club degli stupratori per un giorno, ragazzi per bene nella vita. E, spesso e volentieri, ce lo spiegano pure i giudici nella motivazione delle sentenze. A volte, ci tocca sentircelo dire anche dai politici.
Si, perchè in fondo le donne sono tutte puttane, prima ti seducono e poi non te la danno, te la danno e non gli va bene, allora ti accusano di stupro. Ma in fondo si capiva, c'era consenso, una bella scopata la volevano.
Ci sarebbe materiale tale da scrivere un Vangelo, sul consenso sessuale secondo i maschi.
E sulla voglia di impunità per chi si vede protagonista di avances sessuali, di reati sessuali.
Dallo sdoganamento della pacca sul culo allo stupro dell'amica o della conoscente che accetta il passaggio a casa (chiaro segno che ci sta, è ovvio!).
E' un fatto di sicurezza. La sicurezza che la conosci, ti dà attenzioni, e quindi te la dà, lo vuole.
E' chiaro come il sole. Cazzate che poi ti accusi di stupro, ci mancherebbe altro !
Ci sarebbe da scrivere un Vangelo sul concetto di consenso all'atto sessuale secondo i maschi.
Meglio. Ci sarebbe da scrivere un trattato che trova conforto in dati statistici, che non mi stanco mai di snocciolare nei miei incontri, e in analisi criminologiche in lingue straniere, che qualcuno prima o poi dovrebbe impegnarsi a tradurre e diffondere, posta la preoccupante assenza di una analisi di genere in questo campo e in quello giuridico in Italia.
Oppure un bel saggio: L'attualità del consenso, questo grande sconosciuto. Ma anche: Se me la dai c'è consenso. Poi ne faccio quel che voglio. Sottotitolo: il maschio sono io, so cosa piace a una donna.
E invece ci troviamo qui a leggere indignati l'ennesimo caso di cronaca. L'ennesima difesa, quella classica "Lei ci stava". Ci stava perchè mi ha fatto entrare, ci stava perchè mi ha provocato, ci stava perchè....Chiaro segno che ci stava: le lesioni, gli ematomi dei pugni, gli urli.
Ma certo ! VIS GRATA PUELLAE! Eh, lo dicevano pure i latini! Alle donne piace prenderlo, e pure prenderle mentre lo prendono...perchè è normale che la donna si difenda, se non si difende è proprio una puttana!
Pensiero universale questo, comune a tutte le culture.
Un immaginario collettivo fertile, che, come mi ribadivano pure i ragazzi di un liceo ieri, mentre si parlava di violenza maschile sulle donne e ruoli e stereotipi di genere, "vende" (vedasi relish, D&G..., snuff movies...).
Lo sdoganamento e la connivenza nei confronti della cultura dello stupro uccide. Uccide la soggettività delle donne, la loro sfera di libertà, di benessere psicofisico, di azione sociale e politica che non sia quella di manovalanza pura. Il femminicidio è un crimine di stato, è un crimine di lesa umanità nel momento in cui le Istituzioni tutte condividono, tollerano, o non sono in grado di contrastare questa cultura che uccide la soggettività delle donne in quanto donne, che propone alle masse modelli stereotipati e discriminatori.
Non lo dico io che la cultura dello stupro in sè rappresenta una violazione dei diritti umani delle donne, e che non contrastare questa cultura equivale a tollerare tali violazioni (prima di aumentare le pene per chi compie violenza, e fare campagne contro la violenza sulle donne, bisognerebbe fare campagne per cambiare la cultura che sottende quelle violenze, e proporre un modello diverso di relazioni tra uomini e donne, nel privato come nel pubblico).
[...]

dal blog di Barbara Spinelli - avvocato


Sugli articoli dei giornali, riguardo lo stupro di Capodanno, abbiamo letto diverse notizie: abbiamo letto che tra i due c'è stato un rapporto consensuale, si dice anche che sarebbe stato un rapporto consensuale sfociato in uno stupro, altri dicono che il gip ha espresso parere favorevole alla scarcerazione, mentre il pm si è detto contrario, poi hanno detto che il ragazzo non è riuscito ad avere un rapporto completo e quindi ha picchiato selvaggiamente la ragazza, causandole ferite per cui è stata ricoverata in ospedale, ecc ecc.

Ma ieri, leggendo un articolo davvero molto divertente (perché l'autore ci ha davvero ricamato sopra una bella storiella, volendo potrebbe anche scriverci un libro giallo, magari vende bene, chi lo sa...), ho trovato una frase curiosa, che penso meriti di essere riportata: «Non c’è stato uno stupro per come comunemente s’intende, ma una violenza grave per la quale il ragazzo pagherà pesantemente», ha detto il suo avvocato Francesco Bergamini. Ebbene, che cos'è uno stupro per come comunemente s'intende?

Prima di tutto diamo la definizione di stupro, poi procediamo ad analizzare il "come comunemente si intende": lo stupro è un rapporto sessuale non consensuale. Può includere la penetrazione di una qualunque parte del corpo con un organo sessuale o la penetrazione dell'apertura vaginale o anale con qualsiasi oggetto o parte del corpo. Comprende l'uso della forza, la minaccia dell'impiego della forza o la coercizione. Qualsiasi penetrazione è considerata uno stupro. Un tentativo di stupro che non termina con la penetrazione è considerato un tentativo di stupro. (Medici Senza Frontiere). 

E ora passiamo al "come comunemente si intende". Innanzitutto, nella nostra mentalità, è stupro solo se viene compiuto da stranieri sconosciuti e per strada: e per stupro intendiamo la penetrazione completa, se entra solo "un po'" non va già bene, in alcuni casi andranno a misurare al millimetro quanto c'è stata penetrazione. Sappiate però che, per alcuni giudici, la penetrazione non basta, ci vuole anche l'eiaculazione (e questo quindi esclude la penetrazione con oggetti o altre parti del corpo che non siano l'organo sessuale maschile). È stupro solo se la donna ha lacerazioni ben evidenti, molto profonde e se arriva mezza morta in ospedale. Anche in questo caso, la penetrazione da sola non basta: ci vogliono anche pugni, calci, traumi cranici e chi più ne ha, più ne metta; a volte non basta nemmeno questo e vi diranno che se non volevate prenderle dovevate fare a meno di difendervi, però se non vi sarete difese, vi diranno che allora ci stavate (e voi vi chiederete: ma io che devo fare? niente, dovrete accettare l'assoluzione dello stupratore, va così). È stupro solo quando la vittima è una ragazza perbene, una brava ragazza, con l'imene intatto per la precisione, di sicuro non può essere una puttana: eh no, perché le puttane non vedono l'ora di essere violentate...come, non lo sapevate? Sono lì che aspettano il loro turno! Poi, se una ragazza ubriaca viene stuprata, lo stato di ebbrezza viene valutato come un'aggravante per la vittima, mentre se è lo stupratore ad essere ubriaco per lui è un'attenuante, questo è poco ma sicuro...e potrei andare avanti all'infinito con esempi del genere (QUI ci sono alcune sentenze che provano che non dico balle)... Ecco lo STUPRO, come comunemente s'intende, descritto perfettamente anche da Barbara Spinelli....

Sinceramente, stare a puntualizzare su cose del genere mi fa abbastanza SCHIFO: non lo farei se non fosse necessario, ma siccome la mentalità sugli stupri è quella che è, sono costretta a farlo. Non mi stupisco di sentire giustificazioni, non mi stupisco nemmeno di sentire Alemanno dire che ce la siamo presa tutti con un innocente: be certo, se consideriamo lo stupro nei termini sopra descritti e se ci dimentichiamo che la ragazza è stata picchiata e ricoverata in ospedale, allora possiamo davvero dire che è innocente, poverino. Poi se contiamo l'alcool e la droga, come si fa a dargli la colpa? No, non si può, la colpa è della ragazza che se l'è andata a cercare, l'avrà provocato, l'avrà fatto incazzare e quindi lui l'ha menata di brutto, ma tutti continuano a dire che è un bravo ragazzo. Infatti i bravi ragazzi si divertono a picchiare le ragazze e a mandarle in ospedale, è il loro hobby preferito, soprattutto se non riescono ad avere un rapporto completo...anche questo non lo sapevate? 

Non c'è da stupirsi se nessuna donna si sognerà mai di denunciare uno stupro. Vi basterà fare un giro nella maggior parte degli ospedali, nelle questure, nei tribunali per rendervi conto da soli di come queste donne vengano umiliate, derise e colpevolizzate, di come la loro vita privata venga messa in piazza per trovare una sola ragione di "meritato stupro" e quindi non-stupro.

Lo stupro che non è stupro...non per come lo intende la nostra società...il che è tutto dire...e intanto sentiamo sempre parlare uomini, uomini e uomini, mentre le vittime non hanno diritto di parola, come se la questione degli stupri riguardasse sempre e solo loro: i maschi; sono loro che decidono quando è e quando non è stupro, sono loro che dettano legge, sono loro che fanno tutto: fanno decreti anti-stupri e poi si lamentano che non vanno bene, fanno campagne razziste e poi dicono che non bisogna fare distinzioni di nazionalità, fanno cortei nelle strade contro gli stupri e quando una donna denuncia il marito violento neanche la prendono in considerazione...del parere dell'altra metà del cielo, vittima di violenze di ogni genere, pregiudizi e discriminazioni, se ne fregano tutti, anzi, ci fanno pure passare per bugiarde: finché non hanno il nostro cadavere non ci credono...il parere delle donne non conta, noi siamo condannate a subire e basta.

**********

Io e alcune donne di splinder abbiamo pensato di utilizzare internet e questo blog per lanciare un appello alla vittima di questa violenza:

La giustizia non c'è, le istituzioni non ci sono, MA CI SIAMO NOI. Tutte le donne che sono state vittime di violenza e non hanno avuto giustizia sono con te. Speriamo che queste parole possano arrivarti, speriamo che tu ti faccia aiutare, che non ti chiuda in te stessa, perché qui fuori ci sono un sacco di persone che ti crederanno, che non ti faranno sentire in colpa, che non ti giudicheranno. CI SIAMO NOI E SIAMO CON TE.

Ti abbracciamo forte tutte quante, tutte, una per una, lasciamo qui la nostra firma, per dirti che NOI CI SIAMO E PER GRIDARE SEMPRE PIÙ FORTE IL NOSTRO NO A TUTTE LE VIOLENZE!

wonderely

lunablu17

CHECCO1995

anneheche

DoriDori

a44a

Herta1971

rosalea

88apetta88

MushaOujo

rosa87

Carmen

serenacocco

Messo in luce da wonderely alle 10:11 di venerdì, 27 marzo 2009


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