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A Milano durante la MayDay Parade una ragazza di 23 anni di Roma è stata stuprata. Sui giornali troviamo diversi racconti e interpretazioni dell’accaduto, perché come sempre uno stupro deve essere strumentalizzato, altrimenti non siamo contenti. Chi se ne frega della ragazza, chi se ne frega di come sta, chi se ne frega di tutto, l’importante è strumentalizzare: diamo inizio alla gara a chi strumentalizza di più e meglio! L’importante è dire che “lui era straniero”, l’importante è sottolineare che “lei era ubriaca”, l’importante è ribadire che abbiamo bisogno di soldati per impedire gli stupri; ci accorgiamo di come per gli organizzatori è importante difendere la MayDay, mentre per gli uomini di destra è importante trovare uno spunto per parlar male della sinistra, per altri è importante infierire sostenendo che le donne si cercano lo stupro, perché per loro è cosa buona e giusta che un uomo si approfitti di una ragazza incosciente…finisce sempre così. E scusate se vi dico che ho la nausea, ma non posso farci niente. Nessuno ci informa sullo stato di salute della ragazza, nessuno spreca nemmeno una parola di solidarietà per lei (nemmeno i quattro idioti che hanno scritto il comunicato della MayDay, di cui parlerò tra breve), a nessuno importa che una ragazza sia stata STUPRATA. Tutti si stanno muovendo e scrivendo per i loro interessi, nei quali non rientra il benessere di una vittima di stupro. Questo non viene MAI preso in considerazione. Veniamo al comunicato, leggiamo quello che hanno scritto gli organizzatori dell’evento del primo maggio, leggiamo in che modo si chiamano fuori da qualsiasi tipo di inconveniente e rendiamoci conto di come stanno SOLO ED ESCLUSIVAMENTE difendendo il loro cazzutissimo corteo. Ieri al termine del corteo del Primo Maggio di Milano è avvenuto un fatto gravissimo. Nei pressi dei prati del Castello Sforzesco un uomo ha abusato (o ha cercato di abusare) di una ragazza. I partecipanti alla manifestazione sono intervenuti con una certa durezza, che non ci scandalizza, e lo hanno quindi accompagnato alla polizia. Questi sono i fatti nella loro semplicità ma alcune precisazioni devono essere fatte per evitare strumentalizzazioni. Ciò che è avvenuto è la violenza di un uomo su una donna e non ha nazionalità né giustificazioni. I partecipanti alla manifestazione non hanno provato a linciare nessuno, hanno semplicemente reagito con l'enfasi conseguente alla gravità del fatto. In una società intrisa da forme di violenza sempre più sottili, martellanti e pervasive, la violenza maschile sulle donne, elemento che ha storicamente attraversato tutte le collettività e tutti i sistemi, sembra conoscere, in Italia, perfino una nuova vitalità. Gli episodi si ripetono, sono comuni tra le mura di casa, ma arrivano a lambire e provano a lordare anche la nostra gioiosa giornata di festa, di solidarietà, di lotta. Le donne e gli uomini che da nove anni danno vita alla MayDay sono convinte e convinti che la diminuzione complessiva della conflittualità politica e sociale, anche come modalità di espressione di desideri alternativi e egualitari, stia avendo tragiche ripercussioni finanche nel rapporto tra i sessi. Non ha importanza da dove venisse quest’uomo, il fatto che non avesse sfilato nel corso della Parade. Il suo gesto esprime comunque una cultura di sopraffazione che ci preoccupa e ci indigna. Ci sentiamo il respiro di una mentalità machista deprimente, che pretende di inchiodare le donne a un ruolo scontato. Non diversamente, purtroppo, da quanto viene manifestato in questo Paese anche ad alcuni dei suoi massimi livelli. Ai giornalisti chiediamo di non parlare della MayDay 2009 solo per questo odioso episodio, di fronte al quale siamo stati i primi a reagire con decisione. Spendano qualche minuto del loro tempo per capire che cosa è stata la MayDay di ieri a Milano, a cui hanno partecipato 120 mila persone, combattive, propositive e radicate nei loro territori e nei luoghi di lavoro. PS: segnaliamo, a margine, che la polizia invece ha dimostrato il più totale sbandamento. Prima caricando, senza ragione, le persone che avevano allontanato chi si era reso responsabile dell’episodio, e ferendone alcune (è dovuta intervenire un'ambulanza, chiamata dalla questura per una fantomatica “caduta”). Poi, alla reazione dei manifestanti ha contrapposto manovrette militari completamente fuori luogo, dimenticandosi, da ultimo, un mezzo (una jeep) fra la folla incazzata (non si trovavano più le chiavi). Come potete leggere NON è stata sprecata nemmeno una parola di solidarietà per la vittima dello stupro. Questo è un comunicato paraculo in cui si è più preoccupati di salvaguardare l’immagine della MayDay, piuttosto che interessarsi delle condizioni di salute fisica e psicologica di una ragazza che ha subito una violenza terribile. Troviamo le solite frasi di rito, in cui si ribadisce che non bisogna fare differenze di nazionalità, le solite parole al vento in cui si parla della cultura di sopraffazione e poi basta. Scusate eh, ma dopo questo incipit non si può evitare di esprimere la propria solidarietà nei confronti della vittima, non si può. Altrimenti quelle sono solo FALSITÀ: quattro parole di uguaglianza, usate giusto per riempire un foglio e per dare il contentino alle donne, e poi basta. Chi se ne frega se alla MayDay hanno partecipato “120 mila persone, combattive e propositive”, chi se ne frega se lo stupratore non faceva parte del corteo, chi se ne frega dei giornalisti e dell’immagine della MayDay. È stata stuprata una ragazza: come sta? Ve lo siete chiesti? NO! Semplicemente perché non ve ne frega niente. E non dite che è “sottinteso” perché la solidarietà, quando è sincera, non si sottintende. Avrei preferito il silenzio piuttosto che un comunicato schifoso come questo, dico davvero. Al diavolo la MayDay e tutto quanto. Solidarietà alla ragazza, questo sì. Solidarietà a lei, vittima di uno stupro prima e della strumentalizzazione poi. Solidarietà, tanta solidarietà. Di cuore.
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Argomenti trattati nel post: molestie, indifferenza, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , la mia opinione, aggressione, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere
Come la chiamavano? Ah giusto, “emergenza stupri”: avviene in quel periodo dell’anno in cui tutti gli stupratori (ovviamente stranieri, perché gli italiani queste cose non le fanno!) si ritrovano e decidono di andare a stuprare una ragazza a caso. I giornali ci bombardano ogni giorni di notizie di violenze avvenute qui e lì, di coppiette aggredite qua e là e di manifestazioni di razzismo nei confronti degli immigrati, ritenuti il capro espiatorio di questi orrendi delitti. Poi, finito quel periodo dell’anno tutto torna ad andare bene, gli stupri si esauriscono, gli stupratori vanno in letargo e le donne sono felici e contente nelle loro stupende case, con i loro adorabili mariti forti e virili e i loro meravigliosi bambini.
O perlomeno, è questo che fanno credere a tutte le persone che guardano i telegiornali e leggono i quotidiani nazionali. Ma io sono un po’ strana, i telegiornali li guardo solo se ho voglia di ridere (perché so benissimo che quei giornalisti sono lì per prenderci tutti per i fondelli) e i giornali li leggo solo per rendermi conto di quante informazioni non vengono date, perché non interessano ai più. E poi c’è un sito che guardo spesso, si chiama Zeroviolenzadonne.it ed è tenuto in piedi da donne che tutti i giorni si impegnano a pubblicare online articoletti prelevati da giornali locali di tutte le parti d’Italia, in cui qualcuno si degna di riportare alcune violenze avvenute, mentre tutti credono che non ce ne siano.
Tutto questo è strabiliante: mentre l’Italia crede che l’”emergenza stupri” sia finita, in realtà gli stupri continuano e avvengono in famiglia, per strada, a scuola, sul luogo di lavoro, commessi da italiani e stranieri (sempre e comunque di stupratori si tratta, non vedo alcuna differenza).
E a questo punto ci vuole una rassegna che dimostri la veridicità delle mie affermazioni. Eccola:
20 Aprile: a Bergamo è stato arrestato un uomo di 40 anni per aver stuprato e derubato una prostituta 19enne un anno fa; a Roma una ragazza romena di 21 anni è stata segregata e stuprata per giorni e costretta a prostituirsi; a Milano una donna di 33 anni è stata minacciata con un coltello e violentata da un uomo di 32, che le aveva offerto un alloggio dove trascorrere la notte. A Teggiano (SA) un 35enne è stato arrestato per aver tentato di stuprare una ragazza di 19 anni; a Roma tre uomini sono stati arrestati per stalking, ovvero per aver perseguitato le ex mogli; a Genova due uomini di 25 e 31 anni sono stati arrestati con l’accusa di aver sequestrato, stuprato e rapinato una prostituta di 26 anni.
21 Aprile: a Lanuvio una ragazza canadese di 21 anni è stata stuprata da un uomo che le aveva offerto un passaggio; a Roma è stata scoperta un’associazione a delinquere che portava in Italia ragazzine nigeriane obbligate a prostituirsi; a Milano un ragazzino di 13 anni ha fatto arrestare il padre che perseguitava e picchiava la madre.
22 Aprile: a Jelsi un 69enne è stato arrestato per 18 anni di abusi sulla figlia, ora 25enne; a Bollate è stato arrestato un operaio di 29 anni che ha abusato per mesi della moglie; a Milano una donna di 42 anni è stata perseguitata per mesi dal suo ex, un finto avvocato, che infine è stato arrestato.
23 Aprile: a Brescia un carabiniere è stato condannato a 7 anni e 4 mesi per violenza sessuale nei confronti di una prostituta; a Genova un muratore di 41 anni è stato condannato a 8 anni e 2 mesi di carcere per aver abusato della figlia.
24 Aprile: a Torino è stato arrestato un uomo di 84 anni che per anni ha abusato della figlia disabile e della moglie inferma; a Roma un uomo di 46 anni è stato denunciato per aver molestato due studentesse di una scuola media; a Campomorone un uomo di 42 anni è stato arrestato per maltrattamenti nei confronti della moglie e della figlia ventenne.
25 Aprile: a Sondrio un 47enne è stato condannato a sei anni di carcere per aver abusato dei suoi figli; a Monteverde una studentessa delle medie ha denunciato di essere stata molestata da un uomo già accusato da altre due donne di violenza sessuale; a Milano una coppia è stata aggredita da un branco di quattro uomini: l’uomo è stato brutalmente picchiato e la donna ha subito uno stupro di gruppo; a Brescia una ballerina ucraina è stata aggredita da quattro uomini che hanno tentato di violentarla, ma è riuscita a fuggire.
Intanto ci fanno sapere che il comune di Roma non ha partecipato al processo contro i due uomini che nell’agosto scorso hanno aggredito una coppia di turisti olandesi, picchiando selvaggiamente l’uomo e stuprando la donna; stessa cosa è avvenuta per il processo contro il romeno responsabile dell’uccisione di Giovanna Reggiani. Da parte di Alemanno tante parole e niente fatti…
E ci fanno anche sapere che presto torneranno liberi i due romeni accusati di favoreggiamento nello stupro di Guidonia, perché i termini di custodia cautelare stanno per scadere e nessuno ha fissato l’udienza del Tribunale del riesame.
L’”emergenza stupri” è veramente finita? Ma soprattutto: che cos'è questa "emergenza"? Ogni donna violentata è un'emergenza, ogni donna violentata merita giustizia. Non solo quando fa comodo al governo.
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Argomenti trattati nel post: razzismo, molestie, maltrattamenti, indifferenza, violenza domestica, prostituzione, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, la mia opinione, aggressione, femminicidio, stalking, violenza di genere, violenza su figlia

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Argomenti trattati nel post: istruzione, islam, libertĂ , violenza domestica, stupro, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , la mia opinione, donne in politica, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere

A Como, nella mia bellissima città, si è scatenata una vera e propria guerra dell'aborto. Davanti all'ospedale Sant'Anna di Como e all'ospedale Sant'Antonio Abate di Cantù si alternano manifestazioni del movimento per la vita e contromanifestazioni per la difesa della libertà di scelta di ogni donna.
Da una parte sentiamo le solite ipocrite frasi di chi difende la vita di un embrione, ma poi sparisce quando quell'embrione diventa neonato, fregandosene altamente del benessere della donna (che non è un contenitore ma una PERSONA); dall'altra invece protestano le donne affinché non ci siano discriminazioni all'interno degli ospedali e perché si abbia libero accesso non solo all'interruzione volontaria di gravidanza, ma soprattutto ai metodi contraccettivi (invito tutti a cliccare QUI e scaricare l'opuscolo sulla contraccezione).
Sarebbe davvero molto bello se i movimenti per la vita, al posto di recitare il rosario e dire preghiere per i feti abortiti, si scomodassero a diffondere opuscoli e informazioni sulla contraccezione, perché il Medioevo è finito da un pezzo, non si resta incinte per opera dello spirito santo e l'unico modo per evitare le gravidanze indesiderate (e quindi gli aborti) è conoscere il proprio corpo e come funziona.
Ma quello che mi preme di più dire è che NESSUNO ha il diritto di giudicare una donna che decide di abortire, NESSUNO ha il diritto di obbligarla a portare avanti una gravidanza che non vuole e soprattutto la privacy di queste donne deve essere rispettata. Se una donna si reca in ospedale per abortire è assurdo che debba essere intercettata e braccata dai volontari del movimento per la vita. Nel caso in cui una donna voglia farsi aiutare da questi volontari, sarà lei ad andare da loro (o magari preferirà rivolgersi ad associazioni più serie, come per esempio MadreSegreta, che aiuta le donne incinte in difficoltà), ma non deve accadere il contrario.
C'è un luogo adibito alla preghiera, ovvero la chiesa, non l'entrata di un ospedale.
L'ospedale è un luogo serio e laico, regolato da leggi altrettanto serie che garantiscono la salute della persona e ne preservano la privacy. I gruppetti di fanatici che pensano di obbligare gli altri a fare ciò che loro dicono non possono essere ammessi in ospedale. La violenza psicologica nei confronti di una donna che vuole abortire (per motivi personali che questa gentaglia non è tenuta a sapere) non può essere tollerata in ospedale.
Ecco il comunicato del presidio che si terrà l'11 aprile, tratto dal sito di Ogo:
Post modificato alle ore 19.40 del giorno 11 aprile 2009
Oggi sono stata al presidio e ho recuperato dei volantini. Su uno di questi si trovano informazioni molto interessanti che voglio pubblicare, affinché tutti possano rendersi conto di cosa accade negli ospedali italiani alle donne che decidono liberamente di sottoporsi a IVG.
Moltissime sono le donne comasche, ma non solo, che si recano in Svizzera, per poter ricevere un'assistenza laica e corretta in materia di interruzione di gravidanza, anche a costo di pagare, di fronte agli ostacoli, alle opposizioni, alle liste d'attesa lunghissime e alle violenze psicologiche e non solo che ad oggi sono purtroppo la quotidianità in Italia.
Vogliamo difendere l'autodeterminazione e la libertà di ogni donna di poter decidere se mettere o meno al mondo un figlio, vogliamo opporci alle violenze ed agli abusi che quotidianamente vengono perpetrati verso donne che decidono di interrompere una gravidanza, vogliamo che la direzione dell'ospedale prenda una posizione chiara in merito alla presenza di proteste antiabortiste al fine di tutelare tutte quelle donne che decidono di interrompere una gravidanza.
"Una madre mi ha detto una volta che considerava una gravidanza forzata come una violenza sessuale lunga nove mesi. Sono assolutamente d'accordo."
-alle radici-
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Argomenti trattati nel post: salute, aborto, contraccezione, cattolicesimo, notizie nazionali, obiezione di coscienza, la mia opinione, legge 194, libertĂ di scelta, discriminazione sessuale, iniziative femministe
In Afghanistan pochi giorni fa è stata firmata una legge che legalizza lo stupro della moglie da parte del marito, vieta alle donne di uscire senza il permesso di un uomo (il padre prima, il marito poi) e affida i/le figli/e solo ed esclusivamente ai membri maschili della famiglia. Questa notizia l’abbiamo trovata scritta dovunque e i commenti sono stati più o meno tutti gli stessi: “che orrore”, “che schifo”, “che gente disumana”, “che arretrati”, che di qui, che di lì e bla bla bla… però devo anche ammettere che ho trovato persone che mi hanno risposto: “ma non è stupro dai!”.
Dei primi commenti non mi interessa niente, perché la maggior parte delle persone è capace di vedere solo ciò che le fa comodo: è facile dire “che schifo” davanti a questa legge e girare la faccia dall’altra parte quando un brav’uomo italiano picchia/stupra/segrega sua moglie. Mi fanno molto più schifo queste persone della legge afghana in sé. Ora ci tengo a precisare che ripudio questa legge, così come ripudio qualsiasi tipo di sopraffazione nei confronti delle donne, sia essa evidente, come nel caso afghano, che subdola, come per esempio, in Italia, dove le leggi esistono, ma le vittime molto spesso non vengono credute, oppure si cerca di giustificare in tutti i modi chi compie certi atti.
L’approvazione della legge è stata sbraitata ai quattro venti, soprattutto per dimostrare ancora una volta che una cultura diversa dalla nostra, in questo caso la cultura islamica, è inferiore e deve essere pertanto eliminata. Ciò che sfugge ai più è che non esiste una cultura superiore alle altre e che le violenze non possono mai essere definite “cultura”. Purtroppo c’è ancora molta ignoranza da questo punto di vista: mi capita persino di trovare persone che citano alcune frasi del Corano per dimostrare che l’islam è una religione che mortifica le donne e si dimenticano di citare frasi molto simili presenti sulla Bibbia. Il male non sta nella religione, ma negli uomini che interpretano a loro piacimento i testi scritti e prendono in considerazione solo le parti che fanno loro comodo.
Così come i musulmani integralisti opprimono le donne, anche i cattolici hanno oppresso, e continuano tuttora ad opprimere, le donne, svalutandone le capacità, obbligandole a portare a termine gravidanze che non vogliono, relegandole al ruolo di madri e mogli, costringendole a restare con uomini violenti per il “bene” della famiglia, discriminando le lesbiche e molto altro ancora: e tutto questo avviene oggi in Italia, senza scatenare l’indignazione di nessuno, o perlomeno della maggioranza della popolazione. Di sicuro, l'emancipazione femminile non deve assolutamente nulla al cattolicesimo.
Eppure la violenza sulle donne esiste anche in Italia, per chi non lo sapesse: l’ultimo commento che ho citato ne è la dimostrazione lampante. Per la nostra mente è così difficile concepire che un marito stupri sua moglie, talmente difficile che arriviamo a pensare che non sia stupro se una moglie dice di no, perché, essendo una proprietà del marito, la donna ha il dovere di concedersi, non ha una volontà propria, tanto meno libertà.
Recenti fatti di cronaca ce ne hanno dato ampia dimostrazione: a Catania, un uomo ha sgozzato la moglie, perché, a suo dire, si intratteneva in chat con altri uomini. La sua gelosia verso quell’oggetto posseduto (ovvero la moglie) l’ha portato ad ucciderla. La mentalità comune secondo cui le donne non sono persone, ma oggetti di proprietà di qualcuno (ovviamente di sesso maschile), è talmente radicata nella nostra cultura (che noi stupidamente reputiamo superiore), che ancora oggi, nel 2009, le donne muoiono per mano dei loro possessori. Non me la sento di chiamarli mariti o compagni: il sostantivo più appropriato è aguzzini, nonché assassini.
A Torino una terribile storia di violenze e abusi “tramandata” di padre in figlio. Una donna di 34 anni ha denunciato di essere stata stuprata dal padre per 25 anni: aveva denunciato, molto tempo addietro, ma è stata ritenuta inattendibile e psicolabile (strano vero?). Se qualcuno si fosse degnato di ascoltarla le avrebbe evitato altri anni di abusi e sofferenze, ma ascoltare le vittime non ci piace e ci annoia, quindi meglio lasciarle nelle mani di bestie. Il fratello della donna, che l’ha violentata, abusava anche delle figlie e delle nipotine: la 34enne ha allora deciso di non restare con le mani in mano e denunciare tutto. Per fortuna, il suo coraggio e la sua tenacia sono riusciti a sconfiggere il muro di ignoranza, omertà e indifferenza che circonda le vittime di abusi in famiglia, sempre perché per la nostra cultura la famiglia è un nido d’amore in cui è impossibile si verifichino certi fenomeni, che si tende sempre a valutare come sporadici o frutto di ambienti “degradati”. Ma per fortuna c’è anche chi ci fa capire che non è proprio così…
Sempre a dimostrazione della presunta civiltà del nostro paese ecco un’altra storia di violenza: la vittima è una donna della Costa d’Avorio, che ha partorito all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli ed è stata denunciata perché clandestina. I medici hanno pensato bene di sottrarle il bambino e non le hanno nemmeno permesso di allattarlo. Wow. Ma certo, una donna, che fugge dal suo paese in guerra e arriva in Italia disperata in cerca di aiuto, è di sicuro la peggiore delle criminali! Come si fa a commentare? Come si può separare un neonato dalla sua mamma proprio quando entrambi hanno più bisogno l’uno dell’altra? Come si può essere così incivili? È semplicemente inaccettabile...e pensare che ci sono medici che viaggiano per il mondo con l’obiettivo di aiutare persone povere bisognose di aiuto, mentre per altri medici il diritto alla salute vale solo per chi ha tutti i documenti in regola. Sembra un paradosso, eppure è così. È un insulto alla professione medica, che nasce come missione per l'aiuto del prossimo, mentre c'è chi vuole trasformarla in discriminazione e sopraffazione.
Ma proseguiamo, perché le violenze non si fermano qui: a Caserta un imprenditore è stato arrestato con l’accusa di aver stuprato due sue dipendenti che lavoravano in nero, ora si trova agli arresti domiciliari. A Catania un uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza carnale, mentre a Brindisi un infermiere 54enne è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di tre donne ricoverate. A Caserta uno studente 17enne ha stuprato un’amica di 15 anni, mentre a Roma si torna a parlare dello stupro di Capodanno: Davide Franceschini, reo confesso, è accusato di violenza sessuale, lesioni gravi fisiche e lesioni gravissime psicologiche nei confronti di una ragazza 25enne, che è già stata largamente processata in televisione, esattamente in un programma-spazzatura chiamato Porta a Porta. Il pm, contrario alla scarcerazione del ragazzo, ha chiesto il giudizio immediato. A Milano una donna è stata avvicinata da uno sconosciuto, rapinata e violentata; stessa sorte è toccata a una donna russa di 22 anni, stuprata da un 32enne a Caserta. A Cesenatico una 25enne ha subito percosse e un tentato stupro da parte di un collega di lavoro, ora agli arresti. A Genova ritorna il mostro pedofilia: due uomini di 51 e 42 anni sono stati arrestati per aver violentato due ragazzini di 13 e 14 anni. A Matera un uomo di 61 anni è stato arrestato per aver abusato di due bambine di 6 e 7 anni; sono state arrestate anche le "madri" delle giovani vittime che preferivano tacere piuttosto che denunciare.
Davanti a tutto questo (e molto di più: bisogna sempre ricordare che le violenze riportate dai giornali rappresentano solo la punta dell’iceberg), abbiamo davvero poco da criticare all’Afghanistan, anzi, dovremmo abbassare la testa e riconoscere le nostre arretratezze e le nostre vergogne, prima di puntare il dito verso “gli altri”. Le donne in tutto il mondo sono vittime di abusi e violenze inarrestabili e drammaticamente sommerse: questa è la realtà. E sarebbe davvero bello che qualcuno cominciasse a vederla e, perché no, a mettersi d’impegno per cambiarla.
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dal blog di Barbara Spinelli - avvocato
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Sugli articoli dei giornali, riguardo lo stupro di Capodanno, abbiamo letto diverse notizie: abbiamo letto che tra i due c'è stato un rapporto consensuale, si dice anche che sarebbe stato un rapporto consensuale sfociato in uno stupro, altri dicono che il gip ha espresso parere favorevole alla scarcerazione, mentre il pm si è detto contrario, poi hanno detto che il ragazzo non è riuscito ad avere un rapporto completo e quindi ha picchiato selvaggiamente la ragazza, causandole ferite per cui è stata ricoverata in ospedale, ecc ecc.
Ma ieri, leggendo un articolo davvero molto divertente (perché l'autore ci ha davvero ricamato sopra una bella storiella, volendo potrebbe anche scriverci un libro giallo, magari vende bene, chi lo sa...), ho trovato una frase curiosa, che penso meriti di essere riportata: «Non c’è stato uno stupro per come comunemente s’intende, ma una violenza grave per la quale il ragazzo pagherà pesantemente», ha detto il suo avvocato Francesco Bergamini. Ebbene, che cos'è uno stupro per come comunemente s'intende?
Prima di tutto diamo la definizione di stupro, poi procediamo ad analizzare il "come comunemente si intende": lo stupro è un rapporto sessuale non consensuale. Può includere la penetrazione di una qualunque parte del corpo con un organo sessuale o la penetrazione dell'apertura vaginale o anale con qualsiasi oggetto o parte del corpo. Comprende l'uso della forza, la minaccia dell'impiego della forza o la coercizione. Qualsiasi penetrazione è considerata uno stupro. Un tentativo di stupro che non termina con la penetrazione è considerato un tentativo di stupro. (Medici Senza Frontiere).
E ora passiamo al "come comunemente si intende". Innanzitutto, nella nostra mentalità, è stupro solo se viene compiuto da stranieri sconosciuti e per strada: e per stupro intendiamo la penetrazione completa, se entra solo "un po'" non va già bene, in alcuni casi andranno a misurare al millimetro quanto c'è stata penetrazione. Sappiate però che, per alcuni giudici, la penetrazione non basta, ci vuole anche l'eiaculazione (e questo quindi esclude la penetrazione con oggetti o altre parti del corpo che non siano l'organo sessuale maschile). È stupro solo se la donna ha lacerazioni ben evidenti, molto profonde e se arriva mezza morta in ospedale. Anche in questo caso, la penetrazione da sola non basta: ci vogliono anche pugni, calci, traumi cranici e chi più ne ha, più ne metta; a volte non basta nemmeno questo e vi diranno che se non volevate prenderle dovevate fare a meno di difendervi, però se non vi sarete difese, vi diranno che allora ci stavate (e voi vi chiederete: ma io che devo fare? niente, dovrete accettare l'assoluzione dello stupratore, va così). È stupro solo quando la vittima è una ragazza perbene, una brava ragazza, con l'imene intatto per la precisione, di sicuro non può essere una puttana: eh no, perché le puttane non vedono l'ora di essere violentate...come, non lo sapevate? Sono lì che aspettano il loro turno! Poi, se una ragazza ubriaca viene stuprata, lo stato di ebbrezza viene valutato come un'aggravante per la vittima, mentre se è lo stupratore ad essere ubriaco per lui è un'attenuante, questo è poco ma sicuro...e potrei andare avanti all'infinito con esempi del genere (QUI ci sono alcune sentenze che provano che non dico balle)... Ecco lo STUPRO, come comunemente s'intende, descritto perfettamente anche da Barbara Spinelli....
Sinceramente, stare a puntualizzare su cose del genere mi fa abbastanza SCHIFO: non lo farei se non fosse necessario, ma siccome la mentalità sugli stupri è quella che è, sono costretta a farlo. Non mi stupisco di sentire giustificazioni, non mi stupisco nemmeno di sentire Alemanno dire che ce la siamo presa tutti con un innocente: be certo, se consideriamo lo stupro nei termini sopra descritti e se ci dimentichiamo che la ragazza è stata picchiata e ricoverata in ospedale, allora possiamo davvero dire che è innocente, poverino. Poi se contiamo l'alcool e la droga, come si fa a dargli la colpa? No, non si può, la colpa è della ragazza che se l'è andata a cercare, l'avrà provocato, l'avrà fatto incazzare e quindi lui l'ha menata di brutto, ma tutti continuano a dire che è un bravo ragazzo. Infatti i bravi ragazzi si divertono a picchiare le ragazze e a mandarle in ospedale, è il loro hobby preferito, soprattutto se non riescono ad avere un rapporto completo...anche questo non lo sapevate?
Non c'è da stupirsi se nessuna donna si sognerà mai di denunciare uno stupro. Vi basterà fare un giro nella maggior parte degli ospedali, nelle questure, nei tribunali per rendervi conto da soli di come queste donne vengano umiliate, derise e colpevolizzate, di come la loro vita privata venga messa in piazza per trovare una sola ragione di "meritato stupro" e quindi non-stupro.
Lo stupro che non è stupro...non per come lo intende la nostra società...il che è tutto dire...e intanto sentiamo sempre parlare uomini, uomini e uomini, mentre le vittime non hanno diritto di parola, come se la questione degli stupri riguardasse sempre e solo loro: i maschi; sono loro che decidono quando è e quando non è stupro, sono loro che dettano legge, sono loro che fanno tutto: fanno decreti anti-stupri e poi si lamentano che non vanno bene, fanno campagne razziste e poi dicono che non bisogna fare distinzioni di nazionalità, fanno cortei nelle strade contro gli stupri e quando una donna denuncia il marito violento neanche la prendono in considerazione...del parere dell'altra metà del cielo, vittima di violenze di ogni genere, pregiudizi e discriminazioni, se ne fregano tutti, anzi, ci fanno pure passare per bugiarde: finché non hanno il nostro cadavere non ci credono...il parere delle donne non conta, noi siamo condannate a subire e basta.
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Io e alcune donne di splinder abbiamo pensato di utilizzare internet e questo blog per lanciare un appello alla vittima di questa violenza:
La giustizia non c'è, le istituzioni non ci sono, MA CI SIAMO NOI. Tutte le donne che sono state vittime di violenza e non hanno avuto giustizia sono con te. Speriamo che queste parole possano arrivarti, speriamo che tu ti faccia aiutare, che non ti chiuda in te stessa, perché qui fuori ci sono un sacco di persone che ti crederanno, che non ti faranno sentire in colpa, che non ti giudicheranno. CI SIAMO NOI E SIAMO CON TE.
Ti abbracciamo forte tutte quante, tutte, una per una, lasciamo qui la nostra firma, per dirti che NOI CI SIAMO E PER GRIDARE SEMPRE PIÙ FORTE IL NOSTRO NO A TUTTE LE VIOLENZE!
Carmen
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Argomenti trattati nel post: leggi, barbara spinelli, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , la mia opinione, aggressione, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere