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Argomenti trattati nel post: leggi, libertĂ , indifferenza, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , aggressione, stereotipi, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere

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Argomenti trattati nel post: salute, aborto, leggi, razzismo, libertĂ , indifferenza, notizie nazionali, inciviltĂ , la mia opinione
In Afghanistan pochi giorni fa è stata firmata una legge che legalizza lo stupro della moglie da parte del marito, vieta alle donne di uscire senza il permesso di un uomo (il padre prima, il marito poi) e affida i/le figli/e solo ed esclusivamente ai membri maschili della famiglia. Questa notizia l’abbiamo trovata scritta dovunque e i commenti sono stati più o meno tutti gli stessi: “che orrore”, “che schifo”, “che gente disumana”, “che arretrati”, che di qui, che di lì e bla bla bla… però devo anche ammettere che ho trovato persone che mi hanno risposto: “ma non è stupro dai!”.
Dei primi commenti non mi interessa niente, perché la maggior parte delle persone è capace di vedere solo ciò che le fa comodo: è facile dire “che schifo” davanti a questa legge e girare la faccia dall’altra parte quando un brav’uomo italiano picchia/stupra/segrega sua moglie. Mi fanno molto più schifo queste persone della legge afghana in sé. Ora ci tengo a precisare che ripudio questa legge, così come ripudio qualsiasi tipo di sopraffazione nei confronti delle donne, sia essa evidente, come nel caso afghano, che subdola, come per esempio, in Italia, dove le leggi esistono, ma le vittime molto spesso non vengono credute, oppure si cerca di giustificare in tutti i modi chi compie certi atti.
L’approvazione della legge è stata sbraitata ai quattro venti, soprattutto per dimostrare ancora una volta che una cultura diversa dalla nostra, in questo caso la cultura islamica, è inferiore e deve essere pertanto eliminata. Ciò che sfugge ai più è che non esiste una cultura superiore alle altre e che le violenze non possono mai essere definite “cultura”. Purtroppo c’è ancora molta ignoranza da questo punto di vista: mi capita persino di trovare persone che citano alcune frasi del Corano per dimostrare che l’islam è una religione che mortifica le donne e si dimenticano di citare frasi molto simili presenti sulla Bibbia. Il male non sta nella religione, ma negli uomini che interpretano a loro piacimento i testi scritti e prendono in considerazione solo le parti che fanno loro comodo.
Così come i musulmani integralisti opprimono le donne, anche i cattolici hanno oppresso, e continuano tuttora ad opprimere, le donne, svalutandone le capacità, obbligandole a portare a termine gravidanze che non vogliono, relegandole al ruolo di madri e mogli, costringendole a restare con uomini violenti per il “bene” della famiglia, discriminando le lesbiche e molto altro ancora: e tutto questo avviene oggi in Italia, senza scatenare l’indignazione di nessuno, o perlomeno della maggioranza della popolazione. Di sicuro, l'emancipazione femminile non deve assolutamente nulla al cattolicesimo.
Eppure la violenza sulle donne esiste anche in Italia, per chi non lo sapesse: l’ultimo commento che ho citato ne è la dimostrazione lampante. Per la nostra mente è così difficile concepire che un marito stupri sua moglie, talmente difficile che arriviamo a pensare che non sia stupro se una moglie dice di no, perché, essendo una proprietà del marito, la donna ha il dovere di concedersi, non ha una volontà propria, tanto meno libertà.
Recenti fatti di cronaca ce ne hanno dato ampia dimostrazione: a Catania, un uomo ha sgozzato la moglie, perché, a suo dire, si intratteneva in chat con altri uomini. La sua gelosia verso quell’oggetto posseduto (ovvero la moglie) l’ha portato ad ucciderla. La mentalità comune secondo cui le donne non sono persone, ma oggetti di proprietà di qualcuno (ovviamente di sesso maschile), è talmente radicata nella nostra cultura (che noi stupidamente reputiamo superiore), che ancora oggi, nel 2009, le donne muoiono per mano dei loro possessori. Non me la sento di chiamarli mariti o compagni: il sostantivo più appropriato è aguzzini, nonché assassini.
A Torino una terribile storia di violenze e abusi “tramandata” di padre in figlio. Una donna di 34 anni ha denunciato di essere stata stuprata dal padre per 25 anni: aveva denunciato, molto tempo addietro, ma è stata ritenuta inattendibile e psicolabile (strano vero?). Se qualcuno si fosse degnato di ascoltarla le avrebbe evitato altri anni di abusi e sofferenze, ma ascoltare le vittime non ci piace e ci annoia, quindi meglio lasciarle nelle mani di bestie. Il fratello della donna, che l’ha violentata, abusava anche delle figlie e delle nipotine: la 34enne ha allora deciso di non restare con le mani in mano e denunciare tutto. Per fortuna, il suo coraggio e la sua tenacia sono riusciti a sconfiggere il muro di ignoranza, omertà e indifferenza che circonda le vittime di abusi in famiglia, sempre perché per la nostra cultura la famiglia è un nido d’amore in cui è impossibile si verifichino certi fenomeni, che si tende sempre a valutare come sporadici o frutto di ambienti “degradati”. Ma per fortuna c’è anche chi ci fa capire che non è proprio così…
Sempre a dimostrazione della presunta civiltà del nostro paese ecco un’altra storia di violenza: la vittima è una donna della Costa d’Avorio, che ha partorito all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli ed è stata denunciata perché clandestina. I medici hanno pensato bene di sottrarle il bambino e non le hanno nemmeno permesso di allattarlo. Wow. Ma certo, una donna, che fugge dal suo paese in guerra e arriva in Italia disperata in cerca di aiuto, è di sicuro la peggiore delle criminali! Come si fa a commentare? Come si può separare un neonato dalla sua mamma proprio quando entrambi hanno più bisogno l’uno dell’altra? Come si può essere così incivili? È semplicemente inaccettabile...e pensare che ci sono medici che viaggiano per il mondo con l’obiettivo di aiutare persone povere bisognose di aiuto, mentre per altri medici il diritto alla salute vale solo per chi ha tutti i documenti in regola. Sembra un paradosso, eppure è così. È un insulto alla professione medica, che nasce come missione per l'aiuto del prossimo, mentre c'è chi vuole trasformarla in discriminazione e sopraffazione.
Ma proseguiamo, perché le violenze non si fermano qui: a Caserta un imprenditore è stato arrestato con l’accusa di aver stuprato due sue dipendenti che lavoravano in nero, ora si trova agli arresti domiciliari. A Catania un uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza carnale, mentre a Brindisi un infermiere 54enne è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di tre donne ricoverate. A Caserta uno studente 17enne ha stuprato un’amica di 15 anni, mentre a Roma si torna a parlare dello stupro di Capodanno: Davide Franceschini, reo confesso, è accusato di violenza sessuale, lesioni gravi fisiche e lesioni gravissime psicologiche nei confronti di una ragazza 25enne, che è già stata largamente processata in televisione, esattamente in un programma-spazzatura chiamato Porta a Porta. Il pm, contrario alla scarcerazione del ragazzo, ha chiesto il giudizio immediato. A Milano una donna è stata avvicinata da uno sconosciuto, rapinata e violentata; stessa sorte è toccata a una donna russa di 22 anni, stuprata da un 32enne a Caserta. A Cesenatico una 25enne ha subito percosse e un tentato stupro da parte di un collega di lavoro, ora agli arresti. A Genova ritorna il mostro pedofilia: due uomini di 51 e 42 anni sono stati arrestati per aver violentato due ragazzini di 13 e 14 anni. A Matera un uomo di 61 anni è stato arrestato per aver abusato di due bambine di 6 e 7 anni; sono state arrestate anche le "madri" delle giovani vittime che preferivano tacere piuttosto che denunciare.
Davanti a tutto questo (e molto di più: bisogna sempre ricordare che le violenze riportate dai giornali rappresentano solo la punta dell’iceberg), abbiamo davvero poco da criticare all’Afghanistan, anzi, dovremmo abbassare la testa e riconoscere le nostre arretratezze e le nostre vergogne, prima di puntare il dito verso “gli altri”. Le donne in tutto il mondo sono vittime di abusi e violenze inarrestabili e drammaticamente sommerse: questa è la realtà. E sarebbe davvero bello che qualcuno cominciasse a vederla e, perché no, a mettersi d’impegno per cambiarla.
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Argomenti trattati nel post: islam, leggi, molestie, libertĂ , maltrattamenti, cattolicesimo, indifferenza, pedofilia, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, la mia opinione, bambine, stereotipi, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, violenza su figlia, inerzia femminile
dal blog di Barbara Spinelli - avvocato
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Sugli articoli dei giornali, riguardo lo stupro di Capodanno, abbiamo letto diverse notizie: abbiamo letto che tra i due c'è stato un rapporto consensuale, si dice anche che sarebbe stato un rapporto consensuale sfociato in uno stupro, altri dicono che il gip ha espresso parere favorevole alla scarcerazione, mentre il pm si è detto contrario, poi hanno detto che il ragazzo non è riuscito ad avere un rapporto completo e quindi ha picchiato selvaggiamente la ragazza, causandole ferite per cui è stata ricoverata in ospedale, ecc ecc.
Ma ieri, leggendo un articolo davvero molto divertente (perché l'autore ci ha davvero ricamato sopra una bella storiella, volendo potrebbe anche scriverci un libro giallo, magari vende bene, chi lo sa...), ho trovato una frase curiosa, che penso meriti di essere riportata: «Non c’è stato uno stupro per come comunemente s’intende, ma una violenza grave per la quale il ragazzo pagherà pesantemente», ha detto il suo avvocato Francesco Bergamini. Ebbene, che cos'è uno stupro per come comunemente s'intende?
Prima di tutto diamo la definizione di stupro, poi procediamo ad analizzare il "come comunemente si intende": lo stupro è un rapporto sessuale non consensuale. Può includere la penetrazione di una qualunque parte del corpo con un organo sessuale o la penetrazione dell'apertura vaginale o anale con qualsiasi oggetto o parte del corpo. Comprende l'uso della forza, la minaccia dell'impiego della forza o la coercizione. Qualsiasi penetrazione è considerata uno stupro. Un tentativo di stupro che non termina con la penetrazione è considerato un tentativo di stupro. (Medici Senza Frontiere).
E ora passiamo al "come comunemente si intende". Innanzitutto, nella nostra mentalità, è stupro solo se viene compiuto da stranieri sconosciuti e per strada: e per stupro intendiamo la penetrazione completa, se entra solo "un po'" non va già bene, in alcuni casi andranno a misurare al millimetro quanto c'è stata penetrazione. Sappiate però che, per alcuni giudici, la penetrazione non basta, ci vuole anche l'eiaculazione (e questo quindi esclude la penetrazione con oggetti o altre parti del corpo che non siano l'organo sessuale maschile). È stupro solo se la donna ha lacerazioni ben evidenti, molto profonde e se arriva mezza morta in ospedale. Anche in questo caso, la penetrazione da sola non basta: ci vogliono anche pugni, calci, traumi cranici e chi più ne ha, più ne metta; a volte non basta nemmeno questo e vi diranno che se non volevate prenderle dovevate fare a meno di difendervi, però se non vi sarete difese, vi diranno che allora ci stavate (e voi vi chiederete: ma io che devo fare? niente, dovrete accettare l'assoluzione dello stupratore, va così). È stupro solo quando la vittima è una ragazza perbene, una brava ragazza, con l'imene intatto per la precisione, di sicuro non può essere una puttana: eh no, perché le puttane non vedono l'ora di essere violentate...come, non lo sapevate? Sono lì che aspettano il loro turno! Poi, se una ragazza ubriaca viene stuprata, lo stato di ebbrezza viene valutato come un'aggravante per la vittima, mentre se è lo stupratore ad essere ubriaco per lui è un'attenuante, questo è poco ma sicuro...e potrei andare avanti all'infinito con esempi del genere (QUI ci sono alcune sentenze che provano che non dico balle)... Ecco lo STUPRO, come comunemente s'intende, descritto perfettamente anche da Barbara Spinelli....
Sinceramente, stare a puntualizzare su cose del genere mi fa abbastanza SCHIFO: non lo farei se non fosse necessario, ma siccome la mentalità sugli stupri è quella che è, sono costretta a farlo. Non mi stupisco di sentire giustificazioni, non mi stupisco nemmeno di sentire Alemanno dire che ce la siamo presa tutti con un innocente: be certo, se consideriamo lo stupro nei termini sopra descritti e se ci dimentichiamo che la ragazza è stata picchiata e ricoverata in ospedale, allora possiamo davvero dire che è innocente, poverino. Poi se contiamo l'alcool e la droga, come si fa a dargli la colpa? No, non si può, la colpa è della ragazza che se l'è andata a cercare, l'avrà provocato, l'avrà fatto incazzare e quindi lui l'ha menata di brutto, ma tutti continuano a dire che è un bravo ragazzo. Infatti i bravi ragazzi si divertono a picchiare le ragazze e a mandarle in ospedale, è il loro hobby preferito, soprattutto se non riescono ad avere un rapporto completo...anche questo non lo sapevate?
Non c'è da stupirsi se nessuna donna si sognerà mai di denunciare uno stupro. Vi basterà fare un giro nella maggior parte degli ospedali, nelle questure, nei tribunali per rendervi conto da soli di come queste donne vengano umiliate, derise e colpevolizzate, di come la loro vita privata venga messa in piazza per trovare una sola ragione di "meritato stupro" e quindi non-stupro.
Lo stupro che non è stupro...non per come lo intende la nostra società...il che è tutto dire...e intanto sentiamo sempre parlare uomini, uomini e uomini, mentre le vittime non hanno diritto di parola, come se la questione degli stupri riguardasse sempre e solo loro: i maschi; sono loro che decidono quando è e quando non è stupro, sono loro che dettano legge, sono loro che fanno tutto: fanno decreti anti-stupri e poi si lamentano che non vanno bene, fanno campagne razziste e poi dicono che non bisogna fare distinzioni di nazionalità, fanno cortei nelle strade contro gli stupri e quando una donna denuncia il marito violento neanche la prendono in considerazione...del parere dell'altra metà del cielo, vittima di violenze di ogni genere, pregiudizi e discriminazioni, se ne fregano tutti, anzi, ci fanno pure passare per bugiarde: finché non hanno il nostro cadavere non ci credono...il parere delle donne non conta, noi siamo condannate a subire e basta.
**********
Io e alcune donne di splinder abbiamo pensato di utilizzare internet e questo blog per lanciare un appello alla vittima di questa violenza:
La giustizia non c'è, le istituzioni non ci sono, MA CI SIAMO NOI. Tutte le donne che sono state vittime di violenza e non hanno avuto giustizia sono con te. Speriamo che queste parole possano arrivarti, speriamo che tu ti faccia aiutare, che non ti chiuda in te stessa, perché qui fuori ci sono un sacco di persone che ti crederanno, che non ti faranno sentire in colpa, che non ti giudicheranno. CI SIAMO NOI E SIAMO CON TE.
Ti abbracciamo forte tutte quante, tutte, una per una, lasciamo qui la nostra firma, per dirti che NOI CI SIAMO E PER GRIDARE SEMPRE PIÙ FORTE IL NOSTRO NO A TUTTE LE VIOLENZE!
Carmen
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Argomenti trattati nel post: leggi, barbara spinelli, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , la mia opinione, aggressione, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere
Oggi il decreto "anti-stupri" ha avuto il suo via libera: il Governo è sempre più convinto che le ronde siano necessarie per porre fine alle violenze sessuali (così come suggerisce il nome del decreto). Insomma, gli stupri avvengono SOLO per strada, SOLO per mano di sconosciuti, meglio se stranieri...Questo è quello che hanno deciso.
Ma la verità è proprio questa?
Chiediamolo a chi ha a che fare tutti i giorni con le donne stuprate, a chi le aiuta, chi le accoglie, chi presta loro assistenza sanitaria e psicologica. Chiediamolo ad Alessandra Kustermann, ginecologa responsabile del Centro Soccorso Violenza Sessuale dell'ospedale Mangiagalli di Milano.
Credo fermamente che le sue parole valgano molto di più rispetto a quelle di un berlusconi o maroni qualunque: il primo ritiene che ogni "bella donna italiana" debba girare con un soldato-guardia del corpo, mentre il vocabolario del secondo è limitato ai termini "clandestini", "espulsione", "ronde"...
Ma, dimentichiamoci un attimo di questi fasulli difensori delle donne e torniamo alla Kustermann. Ecco la sua intervista su Milano Blogosfere.
Recentemente ci sono stati alcuni fatti di cronaca che hanno rispolverato il tema degli stupri in città. Ma le strade di Milano sono davvero più pericolose?
Le dico una cosa, i mezzi pubblici sono sicuri. E gli stupri sui mezzi sono davvero pochissimi casi. In realtà gli stupri che avvengono per strada non sono la casistica più frequente, anzi, sono addirittura in diminuzione. Ci sono dati del ministero dell'Interno che lo dimostrano.
Come mai allora secondo lei si torna a parlare di stupri solo in questi casi?
Perchè fa semplicemente più clamore. Vede, l'immaginario collettivo lega lo stupro a uno sconosciuto o più sconosciuti, preferibilmente stranieri, che aggrediscono le donne sole in mezzo alla strada. Nella pratica non è così e continuiamo a ribadirlo: la maggior parte delle violenze vengono commesse da persone conosciute che possono essere partner o ex partner, colleghi, amici, o anche il datore di lavoro. Il rapporto sessuale inflitto con la forza è un modo per ribadire il proprio potere nei confronti della vittima.
Allora lo stupro viene utilizzato come strumento di potere?
Sì, specialmente nei casi in cui ci sono dinamiche preesistenti come datore di lavoro-sottoposta. L'uomo che commette lo stupro è sicuro perchè è consapevole che il suo atto resterà impunito. Anche perchè spesso la donna non lo denuncia. Da noi arriva un caso di stupro al giorno e un caso ogni due giorni di violenza domestica. E la violenza domestica è la violenza più difficile da denunciare. Ed è per quello che i dati sugli stupri in strada sembrano maggiori: chi viene stuprata da uno sconosciuto lo denuncia in modo da farlo arrestare dalle forze dell'ordine, ma chi è stuprata dal compagno o altro tende a non denunciarlo.
Come mai le donne continuano a non denunciare le violenze domestiche nonostante il massiccio uso di campagne pubblicitarie?
Secondo i dati Istat una donna su tre che riceve una violenza in casa non ne parla con nessuno, nemmeno con una migliore amica. Mentre due su tre ne parlano, ma non denunciano. Tenga presente che il fatto di non denunciare le violenze in casa è tipico dei Paesi occidentali. Nei Paesi del Nord Europa il massimo tasso di denunce è del 50%. E' difficile denunciare anche perchè difficilmente si percepisce come reato l'aggressione di un partner. E nel caso di un datore di lavoro, un amico o un conoscente subentra anche la paura del ricatto.
Una donna che si rivolge a voi cosa può ricevere?
Innanzitutto chi si rivolge a noi riceve immediata assistenza sanitaria, e dalle 9 alle 17 ci sono anche assistenti sociali e psicologi a disposizione. Noi aiutiamo sia dal punto di vista pratico, raccogliendo ad esempio le prove che possono essere utili per incriminare l'aggressore, sia dal punto di vista legale. Noi offriamo consulenza e assistenza legale a cura dell'associazione di volontariato a cui ci appoggiamo. E' giusto che le donne denuncino le violenze, ma devono essere assistite con attenzione perchè i processi sono lunghi e difficili. Noi facevamo già quello che l'emendamento appena passato prevede.
Parliamo del ddl sullo stalking appena approvato dal Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna (ne ha parlato Blogosfere Politica e Società qui). Cosa è cambiato rispetto a prima e cosa ancora si può fare?
Fortunatamente adesso è stato riconosciuto come un vero e proprio reato il comportamento persecutorio, lo stalking. La legge dà finalmente gli strumenti alla magistratura per incriminare queste persone. Servirebbe anche preparare meglio il personale, curare di più l'accoglienza della donna che ha subito violenza. Gli operatori sanitari devono imparare a riconoscere i segnali non espliciti: tanto per farle un esempio molte donne raccontano ancora di "aver sbattuto contro la porta". Quindi più formazione in generale. Ma soprattutto bisogna cambiare la cultura maschile fin da subito, tramite percorsi di educazione al rispetto per le donne già nelle scuole, in modo da prevenire future violenze domestiche. La sicurezza per strada certo è necessaria (ad esempio rendendo le strade più illuminate), ma non è quella che farà diminuire gli stupri.
Credo che la parola "antistupri" sia assolutamente inadeguata per questo decreto...meglio chiamarlo "nascondi-stupri" o "nascondi-realtà" a seconda delle preferenze...

Leggi anche:
----> Ci risiamo...
----> Il decreto anti-stupro
Foto presa da QUI.
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Argomenti trattati nel post: interviste, dati, leggi, razzismo, maltrattamenti, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, la mia opinione, stereotipi, femminicidio, violenza di genere, alessandra kustermann
ROMA — Romulus Mailat, il romeno che la sera del 30 ottobre 2007 stuprò ed uccise la signora Giovanna Reggiani vicino alla stazione di Tor di Quinto, agì da solo. Ed ha avuto la condanna a 29 anni in primo grado e non l'ergastolo perché «la Corte, pur valutando la scelleratezza e l'odiosità del fatto, commesso in danno di una donna inerme e, da un certo momento in poi esanime, con violenza inaudita, non può non rilevare che omicidio e violenza sessuale sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori: la completa ubriachezza e l'ira dell'aggressore, e la fiera resistenza della vittima». Lo sostiene la motivazione della sentenza della Corte d'Assise presieduta da Angelo Gargani. E Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato del Pdl, esplode: «Provo ribrezzo per questa decisione». Paradossalmente, secondo la Corte, è anche l'incredibile forza d'animo della Reggiani ad aver attenuato le responsabilità dell'assassino: «In assenza degli stessi fattori — si legge — l'episodio criminoso, con tutta probabilità, avrebbe avuto conseguenze assai meno gravi ». Mailat, invece, a causa della reazione della vittima «non riesce ad averne ragione a mani nude» e deve usare il bastone. Però il romeno «all'epoca era ventiquattrenne, incensurato, e l'ambiente in cui viveva era degradato. Queste circostanze, assieme al dettato costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione, inducono la Corte a risparmiargli l'ergastolo, concedendogli le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate, pur irrogando la pena massima per l'omicidio».
Se una donna si difende diventa colpevole perché si è difesa e ha scatenato le ire del "povero" assassino.
Se una donna non si difende per paura diventa colpevole perché non si è difesa e quindi era consenziente.
In qualsiasi circostanza, NOI SIAMO COLPEVOLI.
Ci picchiano, ci stuprano, ci ammazzano...È TUTTA COLPA NOSTRA.
A nessuno importa di darci giustizia, perché le donne sono solo oggetti senza valore in mano a uomini senza scrupoli, che hanno diritto e dovere di farci quello che vogliono.
Questa è la civiltà dell'Italia. Questa è la civiltà di certi giudici...chissà se dormono la notte, mi chiedo io.
Un applauso a tutti.
Se qualcuno ha qualcosa da aggiungere, scriva pure. Io sono talmente sconvolta e nauseata che non ho neanche le parole per commentare alcunché.
Perdonaci Giovanna.
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È stato difficile trovare le parole per scrivere questo post, difficile riuscire a esprimere in qualche riga dei sentimenti che vanno al di là di ciò che può restare impresso sulla pagina di un blog, sentimenti che ti pervadono l’anima e che sono impossibili da tradurre in una lingua comprensibile ai più.
Nonostante questo io ci provo e non è detto che ci riesca in fondo. Se così non sarà, vogliate perdonarmi, ma non posso fare a meno di dire quello che penso, non posso restare impassibile, non posso dimenticare, come invece farebbe la maggior parte delle persone intorno a me.
Tra poco sarà Natale, si respira l’atmosfera natalizia in ogni dove, un’atmosfera di gioia e di serenità, o almeno così dovrebbe essere. Non è così per me. Sono triste, sono arrabbiata e sono delusa da quello che vedo e che mi circonda, dal menefreghismo generale, dal fatto che si può permettere a una ragazzina vittima di stupro di morire suicida, mentre i suoi stupratori non vengono nemmeno processati perché sono stati “bravi” a confessare.
E la cosa che più mi lascia indignata e schifata è che a prendere questa decisione è stata una donna. Mi è capitato di sentire persone dire che le donne vittime di violenza non hanno giustizia, perché i giudici e gli avvocati sono tutti uomini. Ma quando mai? La verità è che le donne ci sono ma non fanno NIENTE e le poche che si danno da fare non vengono minimamente considerate. Sono molto delusa dalle donne in generale, delusissima, perché noi donne rappresentiamo metà della popolazione italiana, ma in realtà quelle che si danno da fare, quelle che sono veramente per la parità, quelle che lottano, quelle che non si arrendono, quelle che si svegliano, quelle che non si fanno mettere i piedi in testa, sono la netta minoranza.
E questo non può che farmi rabbia.
Carmela, 13 anni, drogata e violentata ripetutamente da più persone. Sceglie di denunciare, il suo diario parla per lei, racconta le violenze subite, ogni attimo di quell’incubo che giorno dopo giorno le strappa un pezzo di vita. Carmela viene poi ritenuta un soggetto disturbato, internata in una clinica psichiatrica e “curata” con psicofarmaci. Nel fine settimana ai genitori viene concesso di portare la figlia a casa, ma il 15 aprile 2007, Carmela decide di farla finita e si getta dal settimo piano del condominio in cui abita. Forse questo era il suo volo verso la libertà, per porre fine a una vita che in realtà non esisteva più, per sfuggire alla prigione di psicofarmaci che le corrodevano il cervello. Forse questo era il suo modo per gridare “mi hanno violentata davvero, non sono pazza”, perché la sua voce non veniva ascoltata da nessuno.
Perché ci riesce molto difficile ascoltare una persona in queste condizioni, quando l’unica cosa di cui ha bisogno è parlare, sfogarsi, sentirsi capita e non colpevolizzata. E invece no, meglio gli psicofarmaci, meglio intontirla e sedarla, perché così non dà fastidio, così non dobbiamo sopportare una vittima che chiede aiuto. Così è più comodo per tutti quanti, ma non per Carmela, non per i suoi genitori. Di sicuro è più comodo per le istituzioni, è più comodo per la “giustizia”, che non deve avere a che fare con l’ennesima donna violentata che ha pure il coraggio di pretendere che i suoi stupratori finiscano in galera.
Nessuno ha tempo né voglia per ascoltare le urla disperate di chi si è vista strappare l’anima e non l’ha riavuta più. E così Carmela è morta, ha detto addio alla sua giovane vita, per sempre.
I suoi stupratori invece sono liberi, non avranno un processo, ma saranno solo tenuti a seguire un programma di rieducazione e a prestare assistenza agli anziani, mentre il loro avvocato si diletta nel definire la vittima una prostituta. Di Carmela si sono già dimenticati tutti, lei è la “prostituta”. Non l’hanno ascoltata in vita, ancora meno da morta. Il suo calvario è finito con un volo dal settimo piano di un palazzo.
È finita per Carmela. È finita così. Nel nostro paese civile una ragazza vittima di stupro è stata uccisa in questo modo. Non sto parlando dell’Afghanistan, non sto parlando del Pakistan e neanche dello Yemen o di qualsiasi altro paese in cui le donne sono considerate meno di zero: lì le donne stuprate vengono lapidate, squartate, decapitate, impiccate. In Italia invece le imbottiscono di psicofarmaci e le fanno suicidare o semplicemente le chiamano puttane e le abbandonano a se stesse. Ma dov’è la differenza? In un modo o nell’altro muoiono comunque, mentre i criminali se la ridono alle loro spalle.
Mi spiace per aver annientato l’atmosfera natalizia di cui parlavo all’inizio, ma oggi come oggi non c’è proprio niente di cui rallegrarsi. Mi risparmio dal dire Buon Natale, Buon anno e Buon pippirimerlo, perché ogni giorno è sempre lo stesso schifo. A Natale siamo tutti più buoni? Sì, a nulla, come lo siamo per tutto l’anno, del resto.
IoSòCarmela
associazione in ricordo di Carmela, per i diritti dei minori
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A luglio di quest'anno era Valentina, ragazza 29enne di Torino che si è suicidata in seguito a uno stupro avvenuto sei anni prima; ora, invece, ad aver perso la sua giovane vita è una ragazzina di 13 anni, la cui unica colpa è essere stata vittima di una violenza infame, che l'ha distrutta a tal punto da portarla al suicidio.
Da La Repubblica:
Hanno confessato, e questo basta per evitare che finiscano in galera. L´atto di contrizione è un salvagente per scansare addirittura il processo. Diciotto mesi fa, a 16 anni, avevano violentato una ragazzina che di anni ne aveva 13 e che qualche mese più tardi si suicidò. La fanno franca.
Il giudice del tribunale per i minorenni di Taranto Laura Picaro, nonostante il parere contrario del pm Enrico Bruschi e dell´avvocato difensore della famiglia della giovane, decide di non ingabbiarli nelle maglie del codice penale. Sceglie invece la cosiddetta "messa in prova" per i due balordi: saranno sottoposti ad un periodo di osservazione lungo quindici mesi in cui seguiranno un programma di rieducazione e offriranno assistenza agli anziani. Se faranno i bravi, "in nome del popolo italiano" non finiranno mai più alla sbarra: dibattimento cancellato. Come il reato.
La storia era andata in scena al quartiere Paolo VI. Carmela era curata in un istituto perché aveva problemi psichici. Aveva deciso di togliersi la vita in un giorno d´aprile del 2007 lanciandosi dal balcone al settimo piano della casa dei genitori dove era ritornata per il fine settimana. Nella stanza dell´istituto che la ospitava, gli investigatori trovarono un diario della ragazza: era raccontato per filo e per segno lo stupro subìto nel 2006 dai due minorenni, ma pure un´altra violenza di qualche giorno prima ad opera di tre maggiorenni, questi sì sottoposti ai rigori della legge ancorché il gup deve ancora stabilire se mandarli a giudizio oppure no.
Protesta nel capoluogo ionico, il movimento femminista: «Carmela è stata uccisa una seconda volta. Il padre non si fermerà, e noi lo appoggeremo finché ci sarà giustizia. Vogliono trasformarla da vittima a imputata».
Questa è la giustizia del nostro Paese. Gli stupratori se la cavano con una tiratina d'orecchio, come si fa con i bambini quando fanno i monelli. "Dovete fare i bravi, capito? Ricordatevi che non si fa!" e così eccoli liberi in poco tempo come se niente fosse.
Come se non avessero strappato l'anima e la vita a una ragazzina innocente; come se la vittima di questa infamia non avesse alcun valore.
Gli stupratori hanno diritto ad avere un'altra possibilità, hanno pure diritto a non avere un processo, perché si sa, essendo minorenni non sanno quello che fanno...Il fatto è che queste sono scuse belle e buone: questi animali sanno benissimo quello che fanno, ma vengono coccolati e compatiti come se fossero loro le vittime, magari provocati o spinti alla violenza da una poco di buono che non vedeva l'ora di essere violentata.
É così che la pensa la finta donna Laura Picaro, che si è resa complice di questi criminali sfruttando la legge a suo piacimento. Spero che questa sua decisione non costi la vita ad altre ragazzine innocenti.
E mi affianco alle parole delle femministe, mi affianco al dolore e alla rabbia del padre; provate a pensare tutti se quella ragazza fosse stata vostra figlia, provate a immaginare cosa possa provare un padre che, avendo perso per sempre sua figlia, ora viene addirittura preso in giro dalla giustizia che dovrebbe (e dico dovrebbe perché da noi non è così) tutelare le vittime e non mettersi dalla parte degli aguzzini.
Invece di essere puniti come meritano, questi infami sono stati graziati.
Una ragazza innocente e indifesa è stata violata nel corpo e nell'anima e ha perso la vita.
I suoi stupratori si sono approfittati di lei, hanno avuto diritto alla difesa e continueranno la loro schifosissima e insulsa vita come se niente fosse successo.
Questa è la verità: non ci sono parole.
Modifica in data 16 Dicembre 2008, ore 18.54
Segnalo questo articolo di approfondimento, in cui potete rendervi veramente conto di come è stata (mal)trattata questa povera ragazza.
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ROMA (10 ottobre) - Nel dicembre del 2000 ha ucciso Maria Scarfò, sequestrata all'uscita da un bar di Roma e trovata morta sull'autostrada Roma-Napoli. Poi è stato condannato aver sequestrato 4 giovani donne al Teatro di Marcello a Roma, condotte a Napoli tentando di violentarle. Oggi è stata inflitta a Sabatino D'Alfonso, 46 anni, originario di Villa Literno (Caserta), una nuova condanna a 15 anni di reclusione per le accuse di violenza sessuale aggravata, sequestro di persona e detenzione illecita di arma. Il pm Roberto Staffa aveva chiesto la condanna a 13 anni, ma i giudici hanno pronunciato una sentenza più pesante disponendo che una volta scontata la pena D'Alfonso resti in libertà vigilata oltre ad interdirlo in perpetuo dai pubblici uffici.
Gli ultimi due stupri. I fatti contestati risalgono al 21 dicembre del 2000 quando secondo l'accusa entrò nell'automobile di due ragazze in via Quinto Nuovo, a Roma minacciandole con la pistola. Messosi alla guida l'uomo percorse l'autostrada del Sole fino all'uscita di Caserta Sud. Dopo aver percorso alcuni km nelle strade di campagna, D'Alfonso secondo l'accusa violentò le due ragazze poi rientrò a Roma abbandonando le giovani nella zona Appio Claudio.
Le aggressioni al Teatro Marcello. Già in precedenza l'uomo era stato protagonista di un'altra aggressione e il 21 novembre dello scorso anno processato con rito abbreviato fu condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione per sequestro di persona e tentativo di abuso sessuale. Questo episodio avvenne mentre D'Alfonso era in licenza premio nell'agosto del 2007 dal carcere di Sulmona.
Il riconoscimento. Furono le due ragazze che, dopo l'arresto di D'Alfonso nell'agosto 2007, rilevarono una certa analogia con le fasi che portarono al loro stupro. Si recarono dai carabinieri dove avevano in precedenza fatto la denuncia e riconobbero nell'uomo il loro aguzzino.
L'assassinio di Maria Scarfò. L'uomo è anche indagato a Roma per l'uccisione di Maria Scarfò che tra il 29 e il 30 dicembre del 2000 fu trovata morta sull'autostrada del Sole Roma-Napoli. Il giallo della morte di questa donna fu risolto dagli investigatori a sette anni di distanza dal delitto attraverso un accertamento del Dna nell'ambito delle indagini sulle aggressioni alle ragazze.
Fonte: Il Messaggero

Questo figlio di puttana è uno stupratore seriale e assassino.
15 anni li darei ai giudici che hanno emesso la sentenza, perché non è possibile mettersi dalla parte dei delinquenti in questo modo. 15 anni non sono proprio niente, visto che questo bastardo ha rovinato la vita di molte donne e ne ha uccisa materialmente una (moralmente tutte quante). 15 anni mi sembrano quasi un premio di consolazione per questo pezzo di merda.
Altro che 15 anni: l'ergastolo bisognava dargli a questa bestia!
È inutile parlare di giustizia, perché tanto abbiamo capito che non esiste, altrimenti non ci sarebbero queste condanne/farsa. C'è qualcuno di voi che è convinto che sto bastardo si farà tutti i suoi anni di galera? Ma per piacere! E anche se fosse, sarebbero troppo pochi per tutto il male che ha fatto.
Viste come stanno le cose non mi stupirei se decidessero di premiare gli stupratori. Chissà perché queste merde se la cavano sempre e le vittime sono quelle che vengono prese in giro fino alla fine.
L'unico modo per porre fine alla malvagità di certi esseri (mi riservo dal pronunciare la parola "umani") è rinchiuderli in gatta buia e buttar via la chiave.
La prossima vittima che farà l'avranno sulla coscienza questi giudici di merda, che, a quanto pare, una coscienza non ce l'hanno.
Ma che schifo.
Avviso: visto che da settimana prossima riprendo la mia carriera di studentessa universitaria, non avrò più lo stesso tempo da dedicare al blog. Questo non significa che lo abbandonerò, ma avrò meno tempo per aggiornarlo. Mi impegnerò per inserire nuovi post una volta alla settimana.
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Oggi, finalmente, una buona notizia: un uomo che ha ucciso l'amante incinta è stato condannato a 27 anni, 24 per l'omicidio della donna e 3 per averle procurato un aborto. Il delitto risale al 2006. Già precedentemente, l'uomo aveva costretto la donna ad abortire e ci era riuscito. Rimasta incinta una seconda volta, però, la giovane ha deciso di affrontarlo perché riconoscesse il bambino. Lui, essendo sposato, non ha voluto sentire ragioni, l'ha uccisa a sprangate e ha gettato il suo corpo in una zona industriale di Trezzano sul Naviglio, nei pressi di Milano.
Il Corriere della Sera riporta che l'uccisione del feto è stata considerata "reato autonomo" non assorbito dall'omicidio della donna, poiché «l’interruzione di gravidanza è stata il movente dell’imputato, determinatosi a terminare due vite (l’una in atto e l’altra in potenza) per conservare intatto il proprio equilibrio familiare e mantenere quella stabilità esistenziale che garantiva una tranquillizzante routine quotidiana».
Questa sentenza rappresenta uno spiraglio per i genitori di Jennifer Zacconi, la ventenne uccisa al nono mese di gravidanza dal padre di suo figlio. Lucio Niero, l'assassino, è stato condannato a 30 anni per il solo omicidio di Jennifer, ma non per aver causato la morte del bambino. La nonna, madre della ragazza, aveva anche scattato una foto straziante al piccolo Hevan (sotto in foto), ormai morto, per mettere i giudici davanti al fatto compiuto: anche la vita di un bambino era stata stroncata! Ma tutto questo, ai tempi, non era servito. Ora, i genitori possono tornare a sperare che anche il loro nipotino, figlio mai nato di Jennifer, possa avere giustizia e gli avvocati hanno già preparato il ricorso in appello.
Benissimo, dico io. Una donna non può abortire per legge dopo il terzo mese, ma un uomo può uccidere una donna incinta al nono mese e i giudici hanno pure la faccia tosta di fingere che il bambino non esista? C'è qualcosa che non va!
Era ora che qualcuno si svegliasse.
Spero con tutto il cuore che il piccolo Hevan possa finalmente avere giustizia.
Questo bellissimo e dolcissimo bimbo è morto per mancanza di ossigeno nel corpo della sua mamma, ma i giudici si sono dimenticati di Lui.
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