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Potrà sembrare un esempio stupido, ma se un gioielliere venisse derubato di tutti i gioielli esposti in vetrina qualcuno si sognerebbe mai di dargli la colpa del furto perché ha esposto i gioielli? Certo che no. Oppure, se un uomo girasse in ferrari e un ladro gliela rubasse, qualcuno gli darebbe mai la colpa del furto perché al posto della ferrari poteva scegliere una macchinina mezza scassata? Ovvio che no. E quindi, se una donna se ne va in giro in minigonna qualcuno si sognerebbe mai di darle la colpa dello stupro perchè al posto della minigonna poteva mettersi i pantaloni o starsene a casa? Certo che sì e succede tutti i giorni. E questo deve farci riflettere, e molto. Nei primi due casi si sta parlando di furti, di oggetti materiali, e nessuno darebbe mai la colpa alle vittime. Nell'ultimo caso, invece, stiamo parlando di stupro, della violenza bestiale su una donna che viene privata della propria libertà. In quest'ultimo caso c'è chi riesce ad attribuire una colpa alla vittima: non è a dir poco vergognoso? Eppure lo pensa una donna su tre e un uomo su due. Sì, è vergognoso.
Ho dovuto fare esempi stupidi, perché sono gli unici che certe persone riescono a concepire. Non pretendo di cambiare la mente di chi fino a ieri ha sempre giudicato una puttana una donna che viene stuprata. Non lo pretendo di certo, ma non smetterò mai di dire che sono tutte stronzate, se una persona ci ragiona su. Ma ragionare implica anche far funzionare il cervello, aggeggio misterioso per molti/e.
Penso di aver detto molto finora, ma non sono ancora contenta. Avevo già proposto più di un anno fa un post dal titolo "sfatiamo dei miti", in cui, statistiche alla mano, dimostravo la falsità di moltissimi luoghi comuni sulle violenze sessuali. Viste come stanno le cose nel nostro paese, mi sembra doveroso ripubblicare un post simile. Quello che segue è tratto da un sito inglese, che ho tradotto e riportato qui, perché mi sembra importante mettere in luce queste vergogne della nostra società "civile".
Ecco alcuni dei miti più comuni che circondano lo stupro e la violenza sessuale:
Mito Non uscire mai da sola. É più probabile che le donne vengano stuprate fuori casa, di notte, in vicoli bui. In questo modo la donna può proteggersi.
Realtà Il consiglio di evitare di passeggiare da sole, soprattutto di notte, si dà solitamente alle donne per evitare di subire violenze sessuali. Comunque, solo il 9% degli stupri è commesso da estranei. Le donne vengono stuprate nelle loro case e nei loro luoghi di lavoro dove è meno probabile che vengano credute ed è anche meno probabile che sporgano denuncia. Questo mito permette di controllare i movimenti delle donne e limitarne la libertà. È come se le donne vivessero sotto coprifuoco e fosse una loro responsabilità trovarsi dentro o fuori casa in un determinato orario. Più dell’80% degli stupri è commesso da uomini conosciuti dalla vittima.
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Mito Le donne che vengono stuprate lo “richiedono” nel modo in cui si vestono o si atteggiano, lo stupro capita solo a donne giovani.
Realtà Molte donne vengono portate a credere che se non appartengono a una certa categoria di donne possono dirsi al sicuro dall’essere stuprate. Donne e ragazze di tutte le età, classi sociali, culture, abilità, sessualità, razza e religione vengono stuprate. La bellezza è di poco rilievo. Le statistiche mostrano che c’è una grandissima diversità in come le donne vittime di stupro si atteggiano o si vestono. Gli stupratori scelgono le loro vittime in base alla loro vulnerabilità, non in base all’apparenza fisica.
A volte le donne si sentono “indesiderabili” a causa della loro età o dell’apparenza fisica e si dicono al sicuro dall’essere stuprate. Alcuni uomini scherzano o fanno commenti sull’apparenza o l’età delle donne per indicare se sono sessualmente desiderabili o disponibili. In tribunale si difendono dicendo di “averle fatto un favore”. Le donne vengono stuprate dai 3 ai 93 anni. Lo stupro è un atto di violenza, non è sesso.
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Mito Tutti sanno che quando una donna dice no, spesso vuol dire sì. Le donne vogliono inconsciamente essere stuprate.
Realtà Lo stupro rappresenta un’esperienza terrificante, violenta e umiliante che nessuna donna chiede. Legalmente una persona ha diritto di cambiare idea in ogni momento del rapporto sessuale. Se il partner non si ferma nel momento in cui gli viene detto di no, questo rappresenta una violenza sessuale. Se una persona ha una relazione con qualcuno con cui ha avuto un rapporto sessuale consenziente in precedenza, questo non significa che non può essere stuprata da quella persona. Il consenso deve essere dato ogni volta che due persone sono in intimità. Un rapporto sessuale senza consenso è uno stupro.
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Mito La donna era ubriaca/ aveva assunto droga/ aveva una cattiva reputazione/ stava facendo l’autostop/ vestiva abiti attillati/ ha sedotto l’uomo/ probabilmente ha avuto quello che meritava.
Realtà Se una persona è incosciente o se la sua capacità di giudizio è danneggiata dall’alcol o dalla droga, legalmente non ha la capacità di dare il suo consenso. Avere un rapporto sessuale non consensuale con una persona che è drogata o ubriaca rappresenta una violenza sessuale.
Gli stupratori utilizzano diverse scuse per cercare di screditare la donna che hanno violentato e per giustificarsi. Nessuna donna chiede o merita di essere violentata. Spesso un caso di stupro viene giudicato in base all'attitudine della donna piuttosto che in base a quello che le è accaduto. I giornali e i mass media parlano delle vittime riferendo il loro ruolo sociale (ad esempio: “giovane madre”, “nonna”, “moglie di un dottore”, ecc). Se il ruolo o la posizione sociale della donna non è socialmente accettabile, sarà considerata la colpevole. Per esempio, “Jack lo squartatore” negli anni 70 e 80 è stato glorificato dalla stampa. (A Jack lo squartatore sono stati dedicati libri, musei, giochi del computer, e persino i turisti che visitano Londra chiedono di poter vedere i luoghi in cui le donne vennero uccise!)
Le regole imposte al comportamento femminile permettono agli stupratori di spostare la responsabilità dello stupro sulla donna, tant’è che la maggior parte dei colpevoli è vista come vittima di accuse infondate, negligenza o stupidità. Non esiste un altro crimine in cui si facciano così tanti sforzi per far apparire la vittima responsabile di ciò che le è accaduto.
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Mito Le donne comunque si rilassano e si fanno piacere lo stupro. Inconsciamente vogliono essere violentate.
Realtà Si crede che alle donne piaccia lo stupro oppure che sia solo “sesso in un momento sbagliato e nel luogo sbagliato”. Lo stupro è un reato che comporta violenza sessuale e umiliazione in cui la donna può essere picchiata, minacciata con coltelli o nastri adesivi. Alcuni stupratori urinano o defecano sulle loro vittime. Gli studi hanno mostrato che nella maggior parte degli stupri si usa violenza fisica a gradi diversi. Spesso durante lo stupro la donna può aver paura di essere uccisa: gli stupratori minacciano la vittima o la sua famiglia di morte per assicurarsi la sua sottimissione e il suo silenzio. Alle donne non piace essere stuprate. Le vittime di omicidio, rapina o altri crimini non vengono mai accusate di aver gradito l’esperienza. […perché le vittime di stupro sì?, ndr]
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Mito La donna non è ferita e non si è difesa. Non può essere stata stuprata.
Realtà Gli uomini che stuprano o aggrediscono le donne e le ragazze usano spesso delle armi o delle minacce per intimidirle. Se non ci sono segni evidenti di violenza non significa che una donna non sia stata violentata.
Un altro mito che si accompagna a questo è che lo stupro sia peggiore della morte e questo porta a credere che le donne dovrebbero lottare e resistere. Trovandosi di fronte a uno stupro le donne prendono decisioni dirette a minimizzare i danni che possono subire. Quando capiscono che la resistenza iniziale è fallita, la paura di una violenza peggiore limita la loro capacità di resistenza. L’unica forma di controllo che le donne hanno del proprio corpo è quella di riuscire a limitare le lesioni che possono derivare dalla violenza.
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Mito È più probabile che uomini di certe razze e background sociali commettano violenze sessuali.
Realtà Non esiste uno “stupratore-tipo”. Le statistiche dimostrano che gli uomini che compiono violenze sessuali sono di tutte le età, di tutti gli strati sociali e di tutte le etnie. L’85% degli stupratori sono uomini conosciuti dalle vittime.
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Mito Gli uomini che stuprano sono malati mentali o mostri.
Realtà Gli studi hanno indicato che solo il 5% degli uomini soffriva di problemi psichici nel periodo in cui ha commesso il reato. Pochi stupratori condannati ricevono un trattamento psichiatrico.
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Mito L’uomo era ubriaco/ drogato/ depresso/ sotto stress/ non era in sé.
Realtà Gli uomini usano moltissime scuse per giustificare il loro atto. Non c’è mai una scusa.
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Mito Una volta che un uomo è eccitato sessualmente non può farci niente. Deve fare sesso.
Realtà Gli studi hanno dimostrato che la maggior parte degli stupri è premeditato, infatti possono essere stati parzialmente o totalmente pianificati in precedenza. Tutti gli stupri commessi da più di un assalitore sono sempre pianificati. Gli uomini possono controllare il desiderio di fare sesso. Non hanno bisogno di stuprare una donna per soddisfarsi. Lo stupro è un atto di violenza, non una gratificazione sessuale. Gli uomini che stuprano lo fanno per dominare, violare e avere il pieno controllo della propria vittima.
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Mito Gli uomini che stuprano sono sessualmente frustrati/ non hanno l’opportunità di fare sesso con una partner consenziente.
Realtà Gli uomini che stuprano possono convivere o avere una relazione stabile con una donna come tutti gli altri uomini. Più di una donna su cinque viene stuprata dal proprio fidanzato o marito. Le donne che lavorano come prostitute non vengono di solito considerate vittime dalla polizia, dal sistema giudiziario e dalla società in generale.
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Mito Le donne mentono sull’essere state violentate.
Realtà Denunciare alla polizia può essere una decisione difficile. Ci sono molti miti che sono alla base della credenza che le donne muovono false accuse di stupro contro uomini innocenti. Gli studi dimostrano che le false accuse di stupro sono esattamente uguali a quelle per altri crimini (6-8%).
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Mito Le donne non possono stuprare altre donne.
Realtà La maggior parte delle violenze sessuali sono commesse da uomini contro donne, ma chiunque può subire una violenza sessuale. Anche quando le donne vengono aggredite da altre donne non vengono credute. È importante capire che le donne che vengono aggredite da altre donne hanno bisogno di supporto e di essere credute.
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Argomenti trattati nel post: uomini, dati, molestie, libertĂ , maltrattamenti, indifferenza, stupro, notizie nazionali, persecuzione, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , aggressione, stereotipi, libertĂ di scelta, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere
La notte di venerdì 20 marzo, Lucia dopo aver avuto un rapporto con il suo compagno, a causa della rottura del preservativo decide di dirigersi verso la guardia medica del distretto di pertinenza ( quello di Via Massimo d’Azeglio) per richiedere la prescrizione della pillola del giorno dopo. Giunta sul luogo circa alle 3.00 - 3.30 del mattino, bussa per farsi aprire. Al citofono risponde una dottoressa che non le apre, insiste perché Lucia le comunichi le ragioni per cui ha bisogno di parlare con lei al citofono, in mezzo alla strada,e poi sentito che richiedeva la prescrizione della pillola del giorno dopo, non apre la porta e infastidita le dice che per prescriverle il farmaco ha bisogno degli esami del sangue della ragazza. Lucia ovviamente insiste sull’urgenza della situazione ma la dottoressa, sempre attraverso il citofono, chiude la conversazione dicendo di tornare con gli esami lì la mattina successiva alle 10.00: :”…la dottoressa al citofono mi ha chiesto quando era avvenuto il rapporto e ha tentato di convincermi che prenderla prima o dopo non cambiava assolutamente nulla, che le probabilità di riuscita erano le stesse…quindi ha fatto disinformazione sostenendo che prenderla immediatamente o dopo uno-due giorni non avrebbe cambiato nulla, soltanto per lavarsene le mani e lasciar risolvere la questione a qualcun altro!”
Lucia il giorno dopo torna alla guardia medica dove incontra un’altra dottoressa che le fa la prescrizione e le dice che la dottoressa del giorno prima è solita rinviare ai turni di altri colleghi la prescrizione della pillola del giorno dopo perché obiettrice!
RICORDIAMO CHE LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO NON E’ UN FARMACO ABORTIVO, MA UN FARMACO D’EMERGENZA E VA ASSUNTO AL MASSIMO ENTRO LE 72 ORE DAL RAPPORTO!
PERTANTO NON SOLO LA DOTTORESSA ERA OBBLIGATA DALLA LEGGE ALLA PRESCRIZIONE ( NON POTEVA INFATTI APPELLARSI ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA!), MA AVREBBE DOVUTO FARLO IMMEDIATAMENTE, TRATTANDOSI PER L’APPUNTO DI UN FARMACO D’EMERGENZA!!!
Chiediamo che sia individuata la dottoressa in questione e non le venga più dato modo di nuocere alla salute dei/delle pazienti!
In ogni caso ci chiediamo ancora una volta come sia possibile che in uno Stato che per legge deve garantire la salute di tutt* i/le cittadin* possa mettere di guardia, in una struttura sanitaria, un medico obiettore, un medico cioè che non può prendersi cura di tutti i suoi/le sue pazienti. Oltretutto si legittima la possibilità per questi medici di decidere di chi prendersi cura e chi invece denigrare.
Sappiamo tutt* , tra l’altro, come l’obiezione sia esclusivamente un fenomeno politico e non legato nella stragrande maggioranza dei casi a particolari credenze o spirito di fede: sappiamo infatti di medici antiabortisti presso gli ospedali, ma praticanti aborti nei propri studi privati!!!!!
La situazione in città e in Italia si fa sempre più irrespirabile, e i servizi sanitari scarseggiano ogni giorno di più. Tagliano i fondi agli ospedali e diminuiscono il personale. I consultori non ricevono più finanziamenti, così come i centri antiviolenza. Molte farmacie non vendono la pillola del giorno dopo, alcune cominciano a non vendere nemmeno i preservativi!L’ingresso nel mondo del lavoro ospedaliero è sempre più controllato dalle lobbies politiche: ecco perché in Sicilia negli ultimi anni il numero degli obiettori arriva anche a sfiorare l’80%.
Diciamo basta a tutto questo.
Chiediamo a tutt* di partecipare a questo monitoraggio delle strutture sanitarie, informandoci di casi di boicottaggio, disinformazione e inadempimento e obiezione di coscienza inesistente!
Nessun controllo su di noi, sui nostri corpi, sulle nostre scelte!
Riprendiamo in mano le nostre vite e lottiamo per quello che ci spetta!
Libere di agire capaci di reagire!
Per info:malefimmine@gmail.com
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Argomenti trattati nel post: salute, aborto, contraccezione, cattolicesimo, notizie nazionali, inciviltĂ , obiezione di coscienza, legge 194, pillola del giorno dopo, libertĂ di scelta, gravidanza indesiderata

A Como, nella mia bellissima città, si è scatenata una vera e propria guerra dell'aborto. Davanti all'ospedale Sant'Anna di Como e all'ospedale Sant'Antonio Abate di Cantù si alternano manifestazioni del movimento per la vita e contromanifestazioni per la difesa della libertà di scelta di ogni donna.
Da una parte sentiamo le solite ipocrite frasi di chi difende la vita di un embrione, ma poi sparisce quando quell'embrione diventa neonato, fregandosene altamente del benessere della donna (che non è un contenitore ma una PERSONA); dall'altra invece protestano le donne affinché non ci siano discriminazioni all'interno degli ospedali e perché si abbia libero accesso non solo all'interruzione volontaria di gravidanza, ma soprattutto ai metodi contraccettivi (invito tutti a cliccare QUI e scaricare l'opuscolo sulla contraccezione).
Sarebbe davvero molto bello se i movimenti per la vita, al posto di recitare il rosario e dire preghiere per i feti abortiti, si scomodassero a diffondere opuscoli e informazioni sulla contraccezione, perché il Medioevo è finito da un pezzo, non si resta incinte per opera dello spirito santo e l'unico modo per evitare le gravidanze indesiderate (e quindi gli aborti) è conoscere il proprio corpo e come funziona.
Ma quello che mi preme di più dire è che NESSUNO ha il diritto di giudicare una donna che decide di abortire, NESSUNO ha il diritto di obbligarla a portare avanti una gravidanza che non vuole e soprattutto la privacy di queste donne deve essere rispettata. Se una donna si reca in ospedale per abortire è assurdo che debba essere intercettata e braccata dai volontari del movimento per la vita. Nel caso in cui una donna voglia farsi aiutare da questi volontari, sarà lei ad andare da loro (o magari preferirà rivolgersi ad associazioni più serie, come per esempio MadreSegreta, che aiuta le donne incinte in difficoltà), ma non deve accadere il contrario.
C'è un luogo adibito alla preghiera, ovvero la chiesa, non l'entrata di un ospedale.
L'ospedale è un luogo serio e laico, regolato da leggi altrettanto serie che garantiscono la salute della persona e ne preservano la privacy. I gruppetti di fanatici che pensano di obbligare gli altri a fare ciò che loro dicono non possono essere ammessi in ospedale. La violenza psicologica nei confronti di una donna che vuole abortire (per motivi personali che questa gentaglia non è tenuta a sapere) non può essere tollerata in ospedale.
Ecco il comunicato del presidio che si terrà l'11 aprile, tratto dal sito di Ogo:
Post modificato alle ore 19.40 del giorno 11 aprile 2009
Oggi sono stata al presidio e ho recuperato dei volantini. Su uno di questi si trovano informazioni molto interessanti che voglio pubblicare, affinché tutti possano rendersi conto di cosa accade negli ospedali italiani alle donne che decidono liberamente di sottoporsi a IVG.
Moltissime sono le donne comasche, ma non solo, che si recano in Svizzera, per poter ricevere un'assistenza laica e corretta in materia di interruzione di gravidanza, anche a costo di pagare, di fronte agli ostacoli, alle opposizioni, alle liste d'attesa lunghissime e alle violenze psicologiche e non solo che ad oggi sono purtroppo la quotidianità in Italia.
Vogliamo difendere l'autodeterminazione e la libertà di ogni donna di poter decidere se mettere o meno al mondo un figlio, vogliamo opporci alle violenze ed agli abusi che quotidianamente vengono perpetrati verso donne che decidono di interrompere una gravidanza, vogliamo che la direzione dell'ospedale prenda una posizione chiara in merito alla presenza di proteste antiabortiste al fine di tutelare tutte quelle donne che decidono di interrompere una gravidanza.
"Una madre mi ha detto una volta che considerava una gravidanza forzata come una violenza sessuale lunga nove mesi. Sono assolutamente d'accordo."
-alle radici-
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Argomenti trattati nel post: salute, aborto, contraccezione, cattolicesimo, notizie nazionali, obiezione di coscienza, la mia opinione, legge 194, libertĂ di scelta, discriminazione sessuale, iniziative femministe

Allora, allora, allora...eccomi di nuovo qui a scrivere dopo un'altra frenetica settimana, in cui non sono di certo mancate le violenze, le strumentalizzazioni e, perché no, i deliri. Credo che la foto introduttiva esprima benissimo il sentimento di rabbia e insofferenza di tutte le donne italiane, che si sentono "abbastanza" prese per il culo: non per niente per il 7 e l'8 marzo sono in programma molte iniziative interessanti, ma di questo parlerò dopo...
Andiamo con ordine, cominciando dallo stupro della Caffarella: secondo i test effettuati sui campioni di DNA rinvenuti sulla vittima, i due romeni arrestati sarebbero innocenti. È a questo punto che sono iniziati i deliri: secondo un qualche giornalista simpaticone, attraverso il DNA è stato possibile capire che, chiunque siano i colpevoli, sono sicuramente di etnia romena. Probabilmente in un film di fantascienza...i giornalisti non sono praticamente in grado di dare le notizie, diffondono informazioni fasulle e ci pigliano per i fondelli: questo ormai è appurato. Ovviamente, in tutto questo can-can, nessuno si è sognato di chiedersi: ma la ragazzina che è stata stuprata come sta? La verità è che non frega niente a nessuno e di questo non mi meraviglio.
Intanto, la 41enne stuprata a Primavalle il 21 gennaio scorso avrebbe riconosciuto uno dei due romeni accusati della violenza alla Caffarella, Karol Racz, per cui è scattata un'altra ordinanza di custodia cautelare in carcere. Staremo a vedere come andrà a finire, sperando che non si arrivi di nuovo ai deliri riportati sopra. Come sempre, mi auguro che, al di là di tutte queste strumentalizzazioni razziste, le vittime di questi delitti siano assistite, aiutate e seguite. Io lascio sempre e comunque in bella vista l'elenco dei centri antiviolenza presenti in Italia, in cui è possibile trovare tutto l'aiuto necessario. Nessuno ve lo dirà mai, perché sono troppo trogloditi per farlo, ma sappiate che questi centri esistono e le persone che ci lavorano vogliono davvero aiutarvi!
Proseguiamo con le violenze della settimana: a Capo d'Orlando un 50enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su una 40enne. A Modica un 32enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale sulla convivente e maltrattamenti in famiglia. Già nel 2007 era stato condannato per gli stessi reati. A Favara, in provincia di Agrigento, un uomo 45enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di due minorenni. A Brindisi un uomo è stato condannato a 10 anni di carcere per lo stupro di due donne. A Firenze una ragazza di 16 anni ha denunciato di essere stata stuprata nei bagni di una discoteca.
A Napoli un uomo di 31 anni è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su una bambina di 6, mentre a Milano un ragazzina di 14 anni è stata violentata ripetutamente dal patrigno ed è rimasta incinta. A Eboli un uomo di 50 anni è stato arrestato per aver violentato la figlia e condannato a 3 anni e due mesi di carcere: una pena tutta da ridere. Ogni tanto mi chiedo se i giudici ci sono o ci fanno, qualcuno dovrebbe andare in aula a gridargli nell'orecchio: "Guardate che ha stuprato la figlia! Non so se vi rendete conto!". Buona notte. A Milano una giovane è stata stuprata nei bagni di un supermercato. Intanto a Firenze si continua ad indagare sulla vicenda di stupro fuori da una discoteca ai danni di una ragazza di 17 anni.
Ulteriori violenze sulle donne si consumano negli ospedali, dove viene negata la prescrizione della pillola del giorno dopo e l'interruzione volontaria della gravidanza. È di pochi giorni fa la lettera di una donna che descrive il suo aborto terapeutico, alla 21esima settimana, tra dolori lancinanti e medici incuranti perché obiettori. C'è davvero da vergognarsi.
Notizie di violenze ai danni di donne arrivano anche dall'estero: in Gran Bretagna una ragazza si è recata alla polizia per denunciare uno stupro ed è stata nuovamente stuprata dal detective, già denunciato in passato per violenza sessuale; mentre in Brasile una bambina di 9 anni è stata stuprata dal patrigno ed è rimasta incinta: i medici che hanno somministrato i farmaci abortivi alla bambina sono già stati scomunicati dalla Chiesa Cattolica, che ovviamente non perde tempo per dimostrare che della vita di una bambina non gliene frega nulla. Sarò intollerante, ma dico a tutti i vermi che sono d'accordo con la scomunica, che una bambina di 9 anni rischia la vita a portare avanti una gravidanza; mettiamolo in chiaro una volta per tutte. Le vostre convinzioni religiose tenetevele per voi e lasciate stare una bambina di 9 anni, pezzi di merda. Quando si decideranno a scomunicare pedofili e stupratori? Penso mai, visto che la Chiesa ne è satura e li protegge pure...
In vista dell'8 marzo, Medici Senza Frontiere (MSF) ha lanciato il rapporto "Vite Spezzate", che riassume l'esperienza assistenziale nei confronti delle donne vittime di violenze sessuali, basato sulle attività in Liberia, Congo, Burundi, Sud Africa, Colombia e molti altri paesi. I medici offrono alle donne l'aiuto sanitario indispensabile per evitare di contrarre malattie sessualmente trasmesse, come l'AIDS, o per scongiurare l'eventualità di una gravidanza indesiderata. Il rapporto comprende anche una parte dedicata alle vittime di sesso maschile.
Anche Amnesty International mette in primo piano, per questo 8 marzo, il Coraggio delle Donne, con diverse informazioni sulle violazioni dei diritti delle donne in tutto il mondo e vari appelli da firmare.

Tornando in Italia, ecco quali sono gli eventi e le città interessate da manifestazioni, fiaccolate e incontri contro la violenza sulle donne:
7 marzo - Firenze - Manifestazione per essere libere di essere - Informazioni QUI
7 marzo - Bologna - Corteo notturno - Informazioni QUI
7 marzo - Torino - Manifestazione contro la violenza sulle donne e le leggi razziste - Informazioni QUI
7 marzo - Catania - Diamo vita al pacchetto bellezza - Informazioni QUI
7 marzo - Cagliari - Libere di agire, capaci di reagire - Informazioni QUI
7/8 marzo - Bergamo - Donne sull'orlo di una crisi di... - Informazioni QUI
7/8 marzo - Napoli - Niente per cui festeggiare, molto per cui lottare - Informazioni QUI
7/8 marzo - Roma - Unite contro la violenza - Informazioni QUI
8 marzo - Taranto - Presidio contro la violenza sulle donne - Informazioni QUI
8 marzo - Palermo - Il nostro corpo non è un campo di battaglia - Informazioni QUI
8 marzo - Palermo - Non è un paese per donne - Informazioni QUI
8 marzo - Vicenza - Donne in piazza contro la base - Informazioni QUI
Per tutte le altre iniziative potete visitare il sito di Controviolenzadonne.org oppure Zeroviolenzadonne.it
Credo proprio di aver concluso. Buon 8 marzo di lotta a tutte!
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Argomenti trattati nel post: appelli, aborto, date importanti, razzismo, 8 marzo, molestie, libertĂ , maltrattamenti, cattolicesimo, indifferenza, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, la mia opinione, aggressione, bambine, libertĂ di scelta, femminicidio, discriminazione sessuale, centri antiviolenza, violenza di genere, gravidanza indesiderata, hiv / aids, violenza su figlia, iniziative femministe
In Italia, ancora oggi, c'è un'ignoranza vergognosa riguardo la contraccezione e il sesso sicuro. Per questo motivo, il Collettivo Malefimmine ha redatto un opuscolo di circa 30 pagine in cui vengono fornite informazioni scientifiche riguardo la contraccezione, le malattie sessualmente trasmesse e l'interruzione volontaria della gravidanza.
L'opuscolo è rivolto sia a donne che a uomini ed è possibile scaricarlo cliccando QUI. Se, per qualche strano motivo, non riuscite a scaricare il documento, contattatemi al seguente indirizzo (wonder_ely@hotmail.it) e ve lo invierò per posta elettronica.
Nello stesso opuscolo è possibile trovare i consultori presenti nella provincia di Palermo, poiché il collettivo in questione è siciliano. Per cercare i consultori più vicino a voi in tutta Italia, consiglio di visitare questo sito: a metà pagina, sulla sinistra, trovate una cartina dell'Italia, cliccateci sopra e scegliete la regione e la provincia in cui volete trovare il consultorio. Vi apparirà l'elenco (fornito anche di numeri di telefono, fax, eventuale indirizzo email e sito internet) e potrete scegliere il più vicino a voi.
È davvero molto importante essere INFORMATI per evitare malattie o gravidanze indesirate e per una sessualità libera, consapevole e sicura.
Visto che io stessa diffondo l'opuscolo, mi sento di aggiungere una precisazione, riguardo una frase che ho letto all'interno. La frase compare nella sezione concernente l'I.V.G. (Interruzione Volontaria della Gravidanza) al paragrafo "Rischi e Complicazioni". La frase è la seguente: È bene ricordare che tali rischi o complicazioni ricoprono solo l’un per cento dei casi, e soprattutto che la psicologica “sindrome post-aborto” è solo un’invenzione degli antiabortisti!!!
Preciso che questa frase non mi trova d'accordo, in quanto l'aborto non è uno scherzo e il suo effetto psicologico varia da donna a donna. Prima ancora di essere favorevole all'aborto, sono favorevole all'informazione, in modo che si verifichino sempre meno gravidanze indesirate e, di conseguenza, sempre meno aborti.
La frase che voglio lasciare a tutti, perché riassuntiva del mio personale punto di vista, è questa:
ABORTO LIBERO PER NON MORIRE, CONTRACCEZIONE PER NON ABORTIRE.
Chi può diffonda l'opuscolo. Stop al bigottismo e all'ignoranza.
Grazie dell'attenzione a tutti.
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Argomenti trattati nel post: aborto, contraccezione, notizie nazionali, la mia opinione, consultori, pillola del giorno dopo, libertĂ di scelta, gravidanza indesiderata, hiv / aids
Il Vaticano ha deciso di andare un po' contro tutti, ormai lo sappiamo; ogni giorno è buono per gettare fango su qualcuno, ma l'anno scorso l'ha fatta un po' grossa, promuovendo una campagna di boicottaggio di Amnesty International.
Mi spiego meglio: secondo il nostro caro Papa e i suoi seguaci, Amnesty International è una lobby pro-aborto. Il gravissimo peccato di Amnesty è difendere i diritti delle donne, in particolare aiutare le vittime di stupro che sono rimaste incinte (chi vuole approfondire la diatriba legga QUI).
Ma veniamo al dunque, pubblico in questo post la lettera del presidente di Amnesty Italia (presa da QUI) in risposta alle accuse rivolte dalla Santa Sede (quanto sia santa non lo so) all'associazione.
Non mi interessa approfondire lo scontro (anche perché è ormai passato un anno), ma penso che questa lettera sia significativa sotto molti punti di vista, soprattutto perché mi sono occupata in precedenza degli stupri di guerra e delle gravidanze forzate. Ve ne consiglio vivamente la lettura.
ABORTO: LETTERA APERTA DI PAOLO POBBIATI, PRESIDENTE DI AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA, AL PRESIDENTE DELLA CEI, ANGELO BAGNASCO.
“MAI DETTO CHE L´ABORTO E´ UN DIRITTO UMANO, DIFENDIAMO LE DONNE CHE HANNO SUBITO VIOLENZA SESSUALE. MAI RICEVUTI NE´ SOLLECITATI FINANZIAMENTI DALLA SANTA SEDE.”
“Eminenza, ”
ieri, in occasione dell´apertura dei lavori del Consiglio episcopale, Ella ha voluto commentare la politica adottata da Amnesty International, lo scorso mese di agosto, su alcuni specifici aspetti riguardanti l´aborto.
A questo proposito mi permetto di fare alcune considerazioni.
Nonostante le numerose precisazioni e smentite che siamo stati costretti a fare nell´ultimo mese (e che, peraltro, il quotidiano “Avvenire” ha rifiutato di pubblicare, in spregio al diritto di replica), Ella ha attribuito ad Amnesty International un´affermazione mai fatta: che l´aborto sia stato da noi considerato un diritto umano.
Ieri, Ella ha voluto indicare Amnesty International tra i responsabili di una crisi morale del nostro paese, per il semplice fatto che la nostra associazione, dopo tre anni di ricerca e di missioni in paesi in cui la violenza sulle donne è tanto diffusa ed endemica quanto impunita, ha voluto prendere le difese delle migliaia e migliaia di donne che ogni anno subiscono stupri (sulle nostre strade, durante le guerre così come nei tanti Darfur che hanno luogo tra le mura domestiche) e delle migliaia e migliaia di donne che vanno in carcere o rischiano la pena di morte per aver cercato di interrompere una gravidanza a seguito di violenza sessuale o perché essa mette a rischio la loro vita o quella del nascituro.
Donne derise e umiliate, cui viene negata giustizia, che vedono i loro stupratori girare impuniti, davanti al portone di casa o a un campo profughi.
I resoconti delle nostre missioni in Darfur sono pieni di testimonianze di donne che ci raccontano che preferiscono uscire loro dalle tende, perché se lo fanno gli uomini verranno uccisi dalle squadre della morte sudanesi, mentre loro, le donne, verranno `solo´ stuprate.
In situazioni di guerra, lo stupro è diventato una vera e propria arma di
distruzione di massa.
Nell´ex Jugoslavia, in Ruanda e in Darfur sono tantissime le donne che sono state violentate sistematicamente perché partorissero un `figlio del nemico´.
Alla violenza devastante dello stupro, queste donne devono aggiungere quella che poi ricevono dalla comunità di origine, che spesso le considera impure o addirittura responsabili di ciò che hanno subito.
Vengono isolate, allontanate, picchiate e talora uccise.
In tali condizioni, quali argomenti si possono imporre a una donna che sceglie di non portare avanti una gravidanza frutto di violenza, magari subita da quegli stessi uomini che un attimo prima hanno massacrato, davanti ai suoi occhi, il marito e i figli?
Quella che Le ho descritto è la realtà che molte missioni di ricerca di Amnesty International hanno conosciuto, nel corso della nostra campagna `Mai più violenza sulle donne´.
Una realtà che ha portato due milioni di soci a scegliere di prendere una posizione.
Amnesty International non auspica, non chiede che una donna violentata abortisca, ma se decide di farlo, vogliamo che non sia obbligata a rischiare la propria salute.
Chiediamo, inoltre, che non finisca in prigione per aver preso quella decisione.
Amnesty International ha deciso di profondere il massimo impegno per eliminare le condizioni che favoriscono la violenza sessuale nei confronti di centinaia di migliaia di donne ogni anno.
Come abbiamo ribadito anche nel corso del nostro Consiglio internazionale, svoltosi ad agosto in Messico, Amnesty International lavorerà per contrastare tutti quei fattori che favoriscono gravidanze indesiderate o che contribuiscono a portare una donna a scegliere di abortire.
Questo è il cuore della posizione di Amnesty International, che però non trova menzione nelle Sue parole di ieri né nelle precedenti dichiarazioni di altri autorevolissimi esponenti della Chiesa Cattolica.
Infine, Le sarà probabilmente noto che Amnesty International non ha mai ricevuto, poiché a norma del suo Statuto non potrebbe mai sollecitarli né accettarli, finanziamenti dalla Santa Sede.
La `sospensione´ di tali finanziamenti è tuttavia riportata oggi da alcuni organi di stampa, nel contesto delle critiche che Ella ha rivolto alla nostra associazione.
Nel massimo rispetto per il Suo ruolo e per la Sua persona, Le chiedo la disponibilità a lavorare insieme ad Amnesty International perché si pongano in essere tutte le misure necessarie, legislative ma anche di educazione e informazione sulla salute sessuale e riproduttiva, affinché si riducano al massimo i rischi di gravidanze indesiderate e, di conseguenza, si riduca l´incidenza del ricorso all´aborto.
Mi auguro, Eminenza, di ricevere una Sua cortese risposta.
Con i miei più deferenti saluti
Paolo Pobbiati
Presidente della Sezione Italiana di Amnesty International
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 18 settembre 2007
Se avete voglia leggete anche QUI: in Colombia, una bambina di 11 anni è stata stuprata dal patrigno ed è rimasta incinta. È riuscita ad abortire grazie alla depenalizzazione dell'aborto in caso di stupro, ma il Vaticano ha deciso di scomunicare l'équipe medica che ha eseguito l'aborto. C'era da aspettarselo: del resto, una bambina di 11 anni incinta è considerata un contenitore, come qualsiasi donna, anche se viene violentata.
Segnalo anche un'altra notizia QUI: questa volta la vittima è una bambina di 9 anni e come sempre la Chiesa si oppone all'aborto, pur sapendo che la bambina, essendo troppo piccola, rischia di morire.
Tanto per informare, vi dico la posizione della Chiesa in merito alla violenza sessuale. La Chiesa condanna ogni atto di violenza, ma pensa anche che lo stupro sia dovuto a una mancanza di moralità nella vittima. Detto questo, detto tutto...
No ma, tanto per sapere...Quando si decideranno questi preti a scomunicare gli stupratori e i pedofili???
Quando la pianteranno di fare i falsi buonisti sputa sentenze???
Sarò sincera fino in fondo: MI FANNO SCHIFO.
Sono dei serpenti velenosi che si spacciano per angeli del bene (a meno che non si tratti di suore violentate e messe incinte da preti, perché in quel caso l'aborto vale, eccome se vale! Ma ne parlerò meglio in un altro post...).
Sono degli ipocriti patentati che difendono un embrione, ma farebbero crepare volentieri una donna per le infezioni o le emorragie in seguito a un aborto clandestino.
Non hanno nemmeno il rispetto per la sofferenza di queste donne (che in certi casi sono solo bambine e non sanno neanche cosa significhi essere incinta!!!) che non solo subiscono un'atroce violenza, ma addirittura portano in grembo il frutto di quella violenza. Aspettano un bambino da chi le ha private della dignità, della libertà, da chi ha sterminato la loro famiglia, da chi gli ha distrutto la vita!
Come si fa ad essere così bestie e arrivare a sputare sentenze anche su questo? Qualcuno me lo può spiegare?
Ma questi non sono esseri umani! Mi rifiuto di considerarli tali!
Detto questo, aspetto con gioia la mia scomunica.
Non vedo l'ora.
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Argomenti trattati nel post: comunicati stampa, aborto, cattolicesimo, stupro, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, obiezione di coscienza, la mia opinione, bambine, libertĂ di scelta, violenza di genere, stupro di guerra, violenza su figlia
In seguito ai continui attacchi alla 194 e al diritto d’aborto, ho deciso di mettermi in gioco, esponendo la mia sensibilità e riferendomi anche a mie esperienze personali, per parlare io stessa in prima persona di questo argomento. Ho redatto un breve testo, in cui spiego il mio punto di vista e voglio pubblicarlo su questo blog. Eccolo:
Sulla questione “aborto” hanno (stra)parlato in tanti: abbiamo sentito mille frasi fatte sulla tutela della vita, pesanti insinuazioni (fino ad arrivare alla calunnia) sulle donne, è nato (ed è già morto) addirittura un partito contro l’aborto, insomma, di cotte e di crude . Quindi, vorrei provare anch’io a dire la mia su un argomento così delicato, con la consapevolezza di essere solo una ragazza di 19 anni, che però si reputa abbastanza matura per poter proferire parola su un tema che da donna la riguarda molto da vicino.
Mi piacerebbe chiarire fin dal principio chi ha diritto di decidere senza condizionamenti e in totale libertà, cioè la donna. Il motivo è semplicissimo: è la donna che porta dentro di sé un figlio per nove mesi, è sempre lei che sopporta il grande cambiamento psicofisico che la gravidanza comporta, è ancora lei che dovrà poi convivere con suo figlio. Con la parola “convivere” intendo sia l’eventualità in cui la donna decida di tenere il bambino con sé, sia quella di darlo in adozione (nel caso in cui non abbia la possibilità di occuparsi del piccolo): in entrambi i casi la donna è madre, sa di aver messo al mondo un bambino, sa di avere una parte di lei su questa terra e, nel caso dell’adozione, è consapevole di abbandonare suo figlio sperando che una buona famiglia lo possa crescere al posto suo.
Solo una donna può capire cosa significhi essere madri, perché è in lei che si genera la vita: la natura non ha dato questa possibilità agli uomini, che quindi dovrebbero accettare questa loro carenza rispetto al genere femminile, mettendosi da parte (per una volta) e lasciando decidere chi ha davvero i requisiti per farlo. Gli uomini possono consigliare, mostrare la loro disponibilità, far sentire il loro appoggio, ma non hanno per natura la capacità di poter decidere in questo campo.
Io non mi sento di dire che l’aborto sia giusto: possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma sta di fatto che abortire significa interrompere una possibile vita. La realtà è questa e ogni donna lo sa. Ecco perché la decisione di abortire diventa così difficile e traumatica per molte donne. È per questo che io mi ostino a dire che l’aborto deve essere una vera decisione, non un dubbio: una donna deve abortire solo se è veramente decisa a farlo, non perché non sa cosa fare. Altrimenti si rischia l’effetto contrario: quella che doveva essere una scelta libera, diventa una prigione di dolore e pentimento per tutte quelle donne che vorrebbero tanto “poter tornare indietro”. Io reputo l’aborto l’ultima spiaggia, sempre e comunque, e penso che sia immorale sfruttarlo come anticoncezionale.
È doveroso ricordare che ci sono donne che abortiscono perché portano in grembo figli gravemente malati: il loro non è egoismo; semplicemente non se la sentono di crescere bambini con gravi malattie e passare la loro vita a chiedersi chi si occuperà di loro quando anche l’affetto e l’amore della madre verranno a mancare. Ci sono donne che abortiscono perché la loro vita o la loro salute sono in pericolo e magari hanno già altri bambini di cui prendersi cura che non vogliono lasciare; altre donne invece, in quel momento, non si sentono pronte o non desiderano un figlio. Inoltre, non dimentichiamo gli stupri: è tremenda la scoperta di aspettare un bambino dall’uomo che ti ha rovinato la vita, perché distrugge completamente l’anima della donna. Infine, è importante sottolineare i casi in cui si arriva all’aborto perché c’è stata una mancanza nella contraccezione. La vera libertà per le donne non è l’aborto, ma la possibilità di evitarlo. Oggi ci sono davvero tanti metodi ed è opportuno che tutti (uomini compresi) li conoscano e li utilizzino. “Aborto libero per non morire, contraccezione per non abortire”, ecco una frase delle femministe anni ’70 che mi sembra giusto citare, in quanto calza perfettamente con la mia tesi.
“Aborto libero” perché deve essere garantito sempre e comunque in ospedale, in condizioni igieniche adeguate. L’obiezione di coscienza è una grande vergogna, perché significa che un medico antepone le proprie convinzioni personali al benessere psicofisico della sua paziente. Nessun medico (che meriti di essere chiamato così) può letteralmente abbandonare una donna al proprio destino, lasciandola nelle pericolose grinfie degli aborti clandestini, che spesso sono praticati al di fuori degli ospedali dagli stessi “medici obiettori” a prezzi salatissimi. Non so come possa sentirsi un vero medico, sapendo che la sua paziente ha messo a rischio la propria vita, perché lui stesso si è rifiutato di aiutarla.
È inaccettabile che un ospedale pubblico possa assumere personale obiettore (ginecologi , anestesisti o infermieri) perché la salute è un diritto di tutti, poveri e ricchi, e non è giusto che alle donne meno abbienti venga negata la possibilità di abortire al sicuro in un ospedale, perché non hanno abbastanza denaro per pagarsi l’intervento in una clinica privata (purtroppo i dati sugli obiettori sono davvero preoccupanti). Ritengo inoltre vergognoso che ci siano “movimenti per la vita” composti da persone che si recano appositamente nei reparti di ginecologia e ostetricia a cercare di convincere le donne a non abortire, arrivando persino ad insultarle. L’ospedale è un luogo serio, dove non possono essere ammessi teatrini di chi non ha altro di meglio da fare durante la giornata; ma soprattutto va tutelata la privacy delle pazienti, che non devono rendere conto a estranei dei motivi della loro (sofferta) decisione.
Deve essere chiaro, anche a chi è di mentalità più stretta, che una donna non è né un contenitore, né un’incubatrice, ma una persona con un cervello per pensare e decidere. È necessario che le donne non vengano lasciate sole e sono utilissime le associazioni che aiutano le ragazze madri, perché devono essere fornite tutte le informazioni per una maternità consapevole: non si deve lasciare nulla di intentato, prima di ricorrere all’aborto. Ma quando la donna ha davvero deciso, nessuno deve più metterci becco.
Questa è la mia opinione sull’aborto; ovviamente, non pretendo che venga condivisa da tutti, però esigo che chiunque venga qui a commentare inserisca solo ed esclusivamente la propria opinione, lasciando da parte qualsiasi tipo di insulto o immagine di feti. Un conto è esprimere il proprio parere, un altro è insultare una persona bollandola con diversi nomignoli, che non mi va di ripetere qui, perché mi nauseano (inoltre ricordo che sono calunnie punibili dal codice penale). Nessuno ha il diritto di insultare la sensibilità altrui con foto di feti abortiti: a tutte queste persone chiederei, invece, di andarsi a guardare le foto di tutte quelle ragazze o donne, che hanno perso la vita perché non hanno avuto la sacrosanta possibilità di abortire in ospedale.
Lo dico fin da subito: in questo blog esiste la libertà di parola, ma non la libertà di insultare. Quindi, qualsiasi commento con le caratteristiche sopra descritte, verrà immediatamente cancellato.
Grazie a tutti per l'attenzione.
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Argomenti trattati nel post: dati, aborto, contraccezione, notizie nazionali, obiezione di coscienza, la mia opinione, legge 194, libertĂ di scelta
Mi vedo costretta ad interrompere il "sogno spagnolo" per ritornare nella cupa realtà italiana: il secondo post sulla Spagna lo troverete sempre qui la settimana prossima.
Ora per favore guardate tutti bene questa foto:
Cito qui una parte dell'articolo scritto da Flavia Amabile su La Stampa: All'improvviso negli ultimi giorni sono apparsi dei manifesti in numerose zone di Roma. Dicono: «Nono comandamento: Non desiderare la donna d'altri. No alla violenza sulle donne», come potete vedere nella foto qui sotto inviata da una ragazza che li ha fotografati al volo ieri pomeriggio. Sono il seguito di una campagna organizzata da un'associazione chiamata Trifoglio, nata all'epoca del Family Day, formata da persone della destra papalina, fieramente antiabortista. Molti del Trifoglio hanno iniziato la loro attività come giovani di Storace in An. Sono molti vicini anche al movimento Con Cristo per la Vita che a Verona già dal 2001 al grido di “basta al peccato” organizzava incontri di preghiera settimanali davanti all’ospedale pubblico nei giorni in cui venivano realizzate le IVG, distribuendo volantini con immagini raccapriccianti e apostrofando le donne che si recavano nella struttura con l’epiteto di “assassine!”.
E adesso parlo io. Innanzitutto questo manifesto mi fa ribrezzo. "Non desiderare la donna d'altri", che vuol dire? Che la donna è un oggetto e appartiene a qualcuno? È proprio per questa stupida, incivile e schifosa credenza che le donne ancora oggi subiscono violenze, soprattutto in famiglia da mariti e compagni che si sentono in diritto di picchiarle, violentarle o ucciderle se gli va, perché le considerano di loro proprietà. Questa gente che appende manifesti del genere in giro per Roma non ci ha mai pensato? Io da donna mi sento offesa e presa in giro a vedere immagini e scritte che sembrano quasi incitare alla violenza domestica: tanto è commessa da chi possiede la donna, giusto? Finché in Italia ci sarà gentaccia del genere convinta di queste cose, la condizione delle donne non potrà mai cambiare. Pensano di difenderci in questo modo? Allora lasciate pure perdere, perché otterrete l'effetto contrario. Preferisco di gran lunga difendermi da sola, piuttosto che avere gente così che sostiene nel 2008 che le donne appartengano a qualcuno.
Per non parlare dell'aborto: ormai ne ho fin sopra i capelli. L'altra settimana mi è persino capitato di discutere con un intelligentone cattolico, antiomosessuali e razzista che è riuscito pure a dirmi che io ammazzo i bambini, perché sono favorevole. Venerdì scorso mi trovavo proprio a Roma e ho visto un manifesto simile con l'immagine di un feto e la scritta: "Quinto comandamento. Non uccidere. No all'aborto".Penso che certe persone non abbiano un minimo di intelligenza, oppure vedono la vita con i paraocchi. Ho parlato di prevenzione, di anticoncezionali, di educazione sessuale, di aiuti alle ragazze madri: ho parlato di tutto quello di cui si poteva parlare, perché pur essendo favorevole all'aborto, non credo che debba essere utilizzato come anticoncezionale, visto tutto quello che c'è a disposizione oggi per evitare le gravidanze indesiderate. Credo però che ogni donna debba essere libera di decidere, perché la maternità è una scelta libera e consapevole, non un obbligo. Addirittura mettersi a fare sceneggiate davanti a un ospedale PUBBLICO (non cattolico, perché l'Italia dovrebbe essere uno stato laico), mi sembra a dir poco osceno. Chi si permette di bollare una donna come assassina perché decide di abortire è un emerito ignorante che dovrebbe imparare a guardare di più se stesso, prima di sputare veleno sugli altri.
Tutto questo è la prova che il nostro è un paese incivile, maschilista e irrispettoso nei confronti delle donne e delle loro sofferenze. Certa gente medievale dovrebbe VERGOGNARSI! Facciamo vedere a tutti che cosa appendono in giro questi finti "difensori delle donne". Spero che qualcuno a Roma abbia la decenza di stracciare questo schifo che è un'altra (l'ennesima) offesa per tutte le donne.
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Argomenti trattati nel post: aborto, libertĂ , cattolicesimo, violenza domestica, notizie nazionali, la mia opinione, paritĂ , libertĂ di scelta, violenza di genere, manifesto antiviolenza
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Argomenti trattati nel post: 8 marzo, libertĂ , violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, la mia opinione, paritĂ , stereotipi, libertĂ di scelta, discriminazione sessuale
È giunto il momento di parlare della nostra libertà, donne! È giunto il momento, perché qui in Italia si sta mettendo in discussione una legge, che ha ormai 30 anni, che garantisce il diritto alla LIBERA MATERNITÀ, ovvero la legge 194 del 1978 sull’aborto.
Essendo l’Italia il Paese dell’ipocrisia e dell'influenza cattolico-fascista del Vaticano, non poteva che succedere questo: Giuliano Ferrara (definito il “talebano italiano”) è l’esempio più lampante, la fotografia più chiara del maschilismo che opprime noi donne anche nelle scelte più delicate e personali che dovrebbero spettare esclusivamente a noi!
Qui non dobbiamo discutere se siamo contrari oppure no all’aborto: si tratta, invece, di rispettare la libertà di ogni singolo individuo. Ovvero, ogni donna deve essere libera di scegliere e nessuno deve permettersi di giudicarla, tantomeno un medico che di mestiere dovrebbe (e dico dovrebbe, perché qui non sembra proprio) aiutare le persone senza alcuna distinzione. È per questo motivo che l’obiezione di coscienza non dovrebbe esistere.
Hanno combattuto per avere questa legge, hanno lottato duramente e ora gli sforzi di molte donne sono di nuovo messi in discussione: ma perché invece di andare avanti in questo Paese si fanno sempre più passi indietro? Perché gli antiabortisti non si occupano di tutti quei bambini che nel mondo muoiono per la fame, le malattie e le guerre, se ci tengono davvero a difendere la vita? Perché non si pensa a inasprire le leggi contro le violenze che stanno causando sempre più vittime soprattutto tra le donne, invece di perdere tempo con questa assurda lotta alla 194?
Per non parlare dell’orrendo blitz a Napoli, dove una donna è stata fermata e interrogata per aver commesso il crimine di “feticidio”, quando invece tutto era a norma di legge. Non mi immagino come deve essersi sentita e pur non conoscendola, le mostro tutta la mia solidarietà. Ma dove sta il RISPETTO per una scelta così sofferta e difficile come l’aborto? Perché la polizia non va a catturare i veri delinquenti invece di accanirsi contro le donne in questo modo? Sono tutte domande senza risposta. La risposta delle donne a queste insinuazioni, però, è molto chiara:
LA 194 NON SI TOCCA! SIAMO PRONTE A TUTTO!
Ora vi propongo un articolo a mio parere molto interessante tratto dal sito di Maistat@zitt@. Buona lettura!
Obiettiamo gli obiettori
Di fronte agli attacchi sempre più pesanti all'autodeterminazione delle donne non si può più rispondere semplicemente invocando la difesa della 194.
Le scellerate dichiarazioni degli antiabortisti in queste ultime settimane rendono ancor più evidente il potere sulla sfera della riproduzione (e, più in generale, su quella della salute) che la classe medica può esercitare, coadiuvata anche dall'articolo 9 della legge 194 che prevede per il personale sanitario la possibilità dell'obiezione di coscienza, possibilità contemplata unicamente rispetto all'interruzione di gravidanza: in nessun altro ambito medico né in altra professione vale questa opzione.
Per riaffermare con efficacia il nostro diritto di autodeterminazione dovremmo, quindi, ripartire proprio dal nodo dell'obiezione di coscienza, da questa "opzione", riconosciuta per legge, secondo cui alle scelte e ai problemi di sofferenza delle donne (perché abortire è una scelta sofferta) il personale medico-sanitario può anteporre i suoi "problemi di coscienza", la sua visione della vita in poche parole, in nome della propria "coscienza" può opprimere il soggetto a cui deve assistenza.
Gli effetti di ciò sono sotto gli occhi di tutte: oggi abortire è diventato quasi impossibile e le donne stanno ritornando a pratiche clandestine per l'interruzione di gravidanza; l'arroganza degli obiettori è immensa, e nei reparti il personale che non vuole adeguarsi ai diktat dei primari obiettori ha vita dura; perfino l'accesso alle scuole di specializzazione in ostetricia e ginecologia è sempre più vincolato all'"atto di fede" dell'obiezione di coscienza. Chi si adegua ha una strada privilegiata per far carriera; chi invece non obietta è costretta/o a impiegare la maggior parte del proprio tempo a praticare aborti per sopperire alla scarsità di personale non obiettore. Per non parlare, poi, della cospicua fetta di finanziamenti pubblici destinata agli ospedali cattolici in cui non è riconosciuta la possibilità dell'interruzione di gravidanza.
Se una cattiva legge permette, attraverso l'obiezione, di calpestare i diritti individuali, anche le/i cittadine/i hanno diritto di sapere chi sono coloro che le/i curano e di scegliere da chi farsi curare: che fiducia si può avere in quel/la ginecologo/a che costringe a inutili sofferenze in nome delle proprie convinzioni morali, pensando di aver dei diritti sul corpo dell'altra?
Crediamo sia arrivato il momento non solo di rivendicare dei diritti ma anche di praticarli.
"Obiettiamo gli obiettori" significa che esercitiamo il diritto di scegliere da chi farci curare, pretendendo un rapporto di fiducia, trasparenza e assunzione di responsabilità con la persona a cui affidiamo la nostra salute. Significa, quindi, pretendere dalle Asl, dai Consultori e dagli Ospedali l'elenco del personale medico-sanitario che pratica l'obiezione di coscienza. Alle donne che intendono difendere e affermare il diritto all'autodeterminazione proponiamo di:
1. costituirci come soggetti politici che esigono la pubblicizzazione e l'affissione pubblica negli ospedali e nei consultori delle liste del personale sanitario che fa obiezione;
2. cominciare a raccogliere città per città, ospedale per ospedale, consultorio per consultorio tutte le informazioni che già si hanno, facendo una prima lista dei nominativi che si posseggono
3. promuovere il boicottaggio in toto di tutti i reparti e di tutte le prestazioni (analisi del sangue, visite, ecc) degli ospedali in cui ci sono più obiettori;
4. creare un sito dedicato a questo dove raccogliere informazioni.
Sappiamo bene che in nome di "sacri principi" vengono compiuti i più grandi crimini della storia, la violazione dei più elementari diritti umani. Hannah Arendt ci ha insegnato che "Il male appare banale e proprio per questo ancora più terribile: perché i suoi più o meno consapevoli servitori, altro non sono che dei piccoli, grigi burocrati, simili in tutto e per tutto al nostro vicino di casa".
Difendere la nostra autodeterminazione dai "burocrati del male" significa diventare protagoniste nell'esercizio e la difesa dei nostri diritti. Smantellare il sistema che si è creato intorno all'obiezione di coscienza, significa smantellare un sistema che alimenta e legittima gran parte degli attacchi contro l'autodeterminazione dei nostri corpi e delle nostre vite. Sta a noi donne determinare un grande risveglio prendendo coscienza della vastità dell'abuso subito e impedire che si ripeta, rimpadronendoci di un sapere e di pratiche che ci mettano in grado di opporci agli abusi e di chiederne conto.
Collettivo femminista Maistat@zitt@
Cliccando QUI potete firmare la petizione in difesa della 194!
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