*Chi sono*

*Sul blog*

*Bacheca*

*Click*

*Letture*

*Scelti da me*

*Argomenti*

*Documenti*

*Associazioni*

*Femminismo & Co*

*Siti Amici*

*Archivio*

*About*

*Credits*

Di Cristina Morini

Da Il Paese delle donne online



NEI CENTRI DI DETENZIONE PER IMMIGRATI LA POLIZIA STUPRA

Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricordato nel suo discorso ufficiale che tra le donne italiane una su tre subisce maltrattamenti e soprusi. Mancano, nel conto di Napolitano, le botte che un gruppo di donne ha preso dalla polizia proprio durante il giorno della ricorrenza a Milano, in Piazza Cadorna.

I nostri "custodi della sicurezza" hanno manganellato senza incertezze le ragazze che - durante il presidio indetto da varie realtà femministe cittadine - esponevano uno striscione con sopra scritto “Nei Cie la polizia stupra”.
Con ciò si voleva ricordare che (tra le altre) sono proprio le immigrate imprigionate nei centri di identificazione e di espulsione le figure che più scontano la falsa logica della “sicurezza per le donne” che passa di questi tempi. Chiuse in tali fortezze - costruite per rendere più tranquilli gli italiani - senza difese, ree di essere “clandestine”, anonime, sconosciute, le straniere pagano, come si può immaginare, un prezzo altissimo con i loro stessi corpi.

Ai poliziotti il concetto non è piaciuto e hanno caricato, lasciando più di una testa rotta sul campo. E poi hanno caricato una seconda volta per strappare il megafono che le donne usavano, a quel punto, anche per spiegare a chi passava da lì e domandava (in piazza Cadorna c’è una stazione, è sempre piena di gente) che cosa mai fosse successo. Le ragazze, le donne - inizialmente una cinquantina - hanno provato a resistere, spingendo contro gli scudi dei "tutori dell’ordine" con le mani e poi con le parole (tante parole).

Le cosiddette libertà civili, libertà di parola, di pensiero, di espressione, di associazione, in questo Paese sono vuoti termini insulsi, come lo è, evidentemente, il concetto di democrazia.

Si vuole il silenzio, l’adesione, la massa indaffarata e incosciente. Non che non lo sapessimo da tempo, ma è incredibile come, ogni volta da capo, riusciamo a non trovare questa realtà semplicemente rivoltante. A Milano la stessa sorte era capitata appena una settimana fa agli studenti. La città teneva però ad avere anche il primato delle cariche della polizia contro un presidio di donne in una giornata tanto particolare.

La sindaca donna di questo farwest di sceriffi scatenati ha di che essere orgogliosa: grazie allo loro presenza ci sentiamo veramente insicure.

 

Se questa è civiltà...

Mi viene da vomitare. I miei complimenti alla "polizia"...e questa gente dovrebbe proteggerci? È questa la giornata internazionale contro la violenza sulle donne? Giù la maschera agli ipocriti!


Ecco il video:

Messo in luce da wonderely alle 21:48 di giovedì, 26 novembre 2009


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (1) | commenti (1) (popup)
Argomenti trattati nel post: libertĂ , maltrattamenti, denuncia, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, 25 novembre, discriminazione sessuale, violenza di genere, iniziative femministe




Lo stupro è un reato per la legge italiana, ma lo è anche per la società? Sappiamo bene che un conto è la legge scritta e un altro sono i pregiudizi popolari. Una recente statistica ha evidenziato che una donna su tre e un uomo su due ritiene la donna responsabile dello stupro che subisce per i motivi più vari e diverse storie di cronaca nera hanno confermato questi dati.

Potrà sembrare un esempio stupido, ma se un gioielliere venisse derubato di tutti i gioielli esposti in vetrina qualcuno si sognerebbe mai di dargli la colpa del furto perché ha esposto i gioielli? Certo che no. Oppure, se un uomo girasse in ferrari e un ladro gliela rubasse, qualcuno gli darebbe mai la colpa del furto perché al posto della ferrari poteva scegliere una macchinina mezza scassata? Ovvio che no. E quindi, se una donna se ne va in giro in minigonna qualcuno si sognerebbe mai di darle la colpa dello stupro perchè al posto della minigonna poteva mettersi i pantaloni o starsene a casa? Certo che sì e succede tutti i giorni. E questo deve farci riflettere, e molto. Nei primi due casi si sta parlando di furti, di oggetti materiali, e nessuno darebbe mai la colpa alle vittime. Nell'ultimo caso, invece, stiamo parlando di stupro, della violenza bestiale su una donna che viene privata della propria libertà. In quest'ultimo caso c'è chi riesce ad attribuire una colpa alla vittima: non è a dir poco vergognoso? Eppure lo pensa una donna su tre e un uomo su due. Sì, è vergognoso.

Ho dovuto fare esempi stupidi, perché sono gli unici che certe persone riescono a concepire. Non pretendo di cambiare la mente di chi fino a ieri ha sempre giudicato una puttana una donna che viene stuprata. Non lo pretendo di certo, ma non smetterò mai di dire che sono tutte stronzate, se una persona ci ragiona su. Ma ragionare implica anche far funzionare il cervello, aggeggio misterioso per molti/e.

Penso di aver detto molto finora, ma non sono ancora contenta. Avevo già proposto più di un anno fa un post dal titolo "sfatiamo dei miti", in cui, statistiche alla mano, dimostravo la falsità di moltissimi luoghi comuni sulle violenze sessuali. Viste come stanno le cose nel nostro paese, mi sembra doveroso ripubblicare un post simile. Quello che segue è tratto da un sito inglese, che ho tradotto e riportato qui, perché mi sembra importante mettere in luce queste vergogne della nostra società "civile".

Ecco alcuni dei miti più comuni che circondano lo stupro e la violenza sessuale:

Mito Non uscire mai da sola. É più probabile che le donne vengano stuprate fuori casa, di notte, in vicoli bui. In questo modo la donna può proteggersi.

Realtà Il consiglio di evitare di passeggiare da sole, soprattutto di notte, si dà solitamente alle donne per evitare di subire violenze sessuali. Comunque, solo il 9% degli stupri è commesso da estranei. Le donne vengono stuprate nelle loro case e nei loro luoghi di lavoro dove è meno probabile che vengano credute ed è anche meno probabile che sporgano denuncia. Questo mito permette di controllare i movimenti delle donne e limitarne la libertà. È come se le donne vivessero sotto coprifuoco e fosse una loro responsabilità trovarsi dentro o fuori casa in un determinato orario. Più dell’80% degli stupri è commesso da uomini conosciuti dalla vittima.

 

Mito Le donne che vengono stuprate lo “richiedono” nel modo in cui si vestono o si atteggiano, lo stupro capita solo a donne giovani.

Realtà Molte donne vengono portate a credere che se non appartengono a una certa categoria di donne possono dirsi al sicuro dall’essere stuprate. Donne e ragazze di tutte le età, classi sociali, culture, abilità, sessualità, razza e religione vengono stuprate. La bellezza è di poco rilievo. Le statistiche mostrano che c’è una grandissima diversità in come le donne vittime di stupro si atteggiano o si vestono. Gli stupratori scelgono le loro vittime in base alla loro vulnerabilità, non in base all’apparenza fisica.

A volte le donne si sentono “indesiderabili” a causa della loro età o dell’apparenza fisica e si dicono al sicuro dall’essere stuprate. Alcuni uomini scherzano o fanno commenti sull’apparenza o l’età delle donne per indicare se sono sessualmente desiderabili o disponibili. In tribunale si difendono dicendo di “averle fatto un favore”. Le donne vengono stuprate dai 3 ai 93 anni. Lo stupro è un atto di violenza, non è sesso.

 

Mito Tutti sanno che quando una donna dice no, spesso vuol dire sì. Le donne vogliono inconsciamente essere stuprate.

Realtà Lo stupro rappresenta un’esperienza terrificante, violenta e umiliante che nessuna donna chiede. Legalmente una persona ha diritto di cambiare idea in ogni momento del rapporto sessuale. Se il partner non si ferma nel momento in cui gli viene detto di no, questo rappresenta una violenza sessuale. Se una persona ha una relazione con qualcuno con cui ha avuto un rapporto sessuale consenziente in precedenza, questo non significa che non può essere stuprata da quella persona. Il consenso deve essere dato ogni volta che due persone sono in intimità. Un rapporto sessuale senza consenso è uno stupro.

 

Mito La donna era ubriaca/ aveva assunto droga/ aveva una cattiva reputazione/ stava facendo l’autostop/ vestiva abiti attillati/ ha sedotto l’uomo/ probabilmente ha avuto quello che meritava.

Realtà Se una persona è incosciente o se la sua capacità di giudizio è danneggiata dall’alcol o dalla droga, legalmente non ha la capacità di dare il suo consenso. Avere un rapporto sessuale non consensuale con una persona che è drogata o ubriaca rappresenta una violenza sessuale.

Gli stupratori utilizzano diverse scuse per cercare di screditare la donna che hanno violentato e per giustificarsi. Nessuna donna chiede o merita di essere violentata. Spesso un caso di stupro viene giudicato in base all'attitudine della donna piuttosto che in base a quello che le è accaduto. I giornali e i mass media parlano delle vittime riferendo il loro ruolo sociale (ad esempio: “giovane madre”, “nonna”, “moglie di un dottore”, ecc). Se il ruolo o la posizione sociale della donna non è socialmente accettabile, sarà considerata la colpevole. Per esempio, “Jack lo squartatore” negli anni 70 e 80 è stato glorificato dalla stampa. (A Jack lo squartatore sono stati dedicati libri, musei, giochi del computer, e persino i turisti che visitano Londra chiedono di poter vedere i luoghi in cui le donne vennero uccise!)

Le regole imposte al comportamento femminile permettono agli stupratori di spostare la responsabilità dello stupro sulla donna, tant’è che la maggior parte dei colpevoli è vista come vittima di accuse infondate, negligenza o stupidità. Non esiste un altro crimine in cui si facciano così tanti sforzi per far apparire la vittima responsabile di ciò che le è accaduto.

 

Mito Le donne comunque si rilassano e si fanno piacere lo stupro. Inconsciamente vogliono essere violentate.

Realtà Si crede che alle donne piaccia lo stupro oppure che sia solo “sesso in un momento sbagliato e nel luogo sbagliato”. Lo stupro è un reato che comporta violenza sessuale e umiliazione in cui la donna può essere picchiata, minacciata con coltelli o nastri adesivi. Alcuni stupratori urinano o defecano sulle loro vittime. Gli studi hanno mostrato che nella maggior parte degli stupri si usa violenza fisica a gradi diversi. Spesso durante lo stupro la donna può aver paura di essere uccisa: gli stupratori minacciano la vittima o la sua famiglia di morte per assicurarsi la sua sottimissione e il suo silenzio. Alle donne non piace essere stuprate. Le vittime di omicidio, rapina o altri crimini non vengono mai accusate di aver gradito l’esperienza. […perché le vittime di stupro sì?, ndr]

 

Mito La donna non è ferita e non si è difesa. Non può essere stata stuprata.

Realtà Gli uomini che stuprano o aggrediscono le donne e le ragazze usano spesso delle armi o delle minacce per intimidirle. Se non ci sono segni evidenti di violenza non significa che una donna non sia stata violentata.

Un altro mito che si accompagna a questo è che lo stupro sia peggiore della morte e questo porta a credere che le donne dovrebbero lottare e resistere. Trovandosi di fronte a uno stupro le donne prendono decisioni dirette a minimizzare i danni che possono subire. Quando capiscono che la resistenza iniziale è fallita, la paura di una violenza peggiore limita la loro capacità di resistenza. L’unica forma di controllo che le donne hanno del proprio corpo è quella di riuscire a limitare le lesioni che possono derivare dalla violenza.

 

Mito È più probabile che uomini di certe razze e background sociali commettano violenze sessuali.

Realtà Non esiste uno “stupratore-tipo”. Le statistiche dimostrano che gli uomini che compiono violenze sessuali sono di tutte le età, di tutti gli strati sociali e di tutte le etnie. L’85% degli stupratori sono uomini conosciuti dalle vittime.

 

Mito Gli uomini che stuprano sono malati mentali o mostri.

Realtà Gli studi hanno indicato che solo il 5% degli uomini soffriva di problemi psichici nel periodo in cui ha commesso il reato. Pochi stupratori condannati ricevono un trattamento psichiatrico.

 

Mito L’uomo era ubriaco/ drogato/ depresso/ sotto stress/ non era in sé.

Realtà Gli uomini usano moltissime scuse per giustificare il loro atto. Non c’è mai una scusa.

 

Mito Una volta che un uomo è eccitato sessualmente non può farci niente. Deve fare sesso.

Realtà Gli studi hanno dimostrato che la maggior parte degli stupri è premeditato, infatti possono essere stati parzialmente o totalmente pianificati in precedenza. Tutti gli stupri commessi da più di un assalitore sono sempre pianificati. Gli uomini possono controllare il desiderio di fare sesso. Non hanno bisogno di stuprare una donna per soddisfarsi. Lo stupro è un atto di violenza, non una gratificazione sessuale. Gli uomini che stuprano lo fanno per dominare, violare e avere il pieno controllo della propria vittima.

 

Mito Gli uomini che stuprano sono sessualmente frustrati/ non hanno l’opportunità di fare sesso con una partner consenziente.

Realtà Gli uomini che stuprano possono convivere o avere una relazione stabile con una donna come tutti gli altri uomini. Più di una donna su cinque viene stuprata dal proprio fidanzato o marito. Le donne che lavorano come prostitute non vengono di solito considerate vittime dalla polizia, dal sistema giudiziario e dalla società in generale.

 

Mito Le donne mentono sull’essere state violentate.

Realtà Denunciare alla polizia può essere una decisione difficile. Ci sono molti miti che sono alla base della credenza che le donne muovono false accuse di stupro contro uomini innocenti. Gli studi dimostrano che le false accuse di stupro sono esattamente uguali a quelle per altri crimini (6-8%).

 

Mito Le donne non possono stuprare altre donne.

Realtà La maggior parte delle violenze sessuali sono commesse da uomini contro donne, ma chiunque può subire una violenza sessuale. Anche quando le donne vengono aggredite da altre donne non vengono credute. È importante capire che le donne che vengono aggredite da altre donne hanno bisogno di supporto e di essere credute.


Con la speranza che possa far riflettere, faccio questa domanda a tutte le donne: siete davvero disposte a rinunciare alla vostra libertà? Io mi sono risposta: ASSOLUTAMENTE NO!

Messo in luce da wonderely alle 21:29 di sabato, 14 novembre 2009


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (4) | commenti (4) (popup)
Argomenti trattati nel post: uomini, dati, molestie, libertĂ , maltrattamenti, indifferenza, stupro, notizie nazionali, persecuzione, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , aggressione, stereotipi, libertĂ  di scelta, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere

Nel post di oggi ho deciso di dare spazio ad un articolo molto interessante, proveniente da Femminismo a Sud.

Se qualcuno ha voglia di leggere qualcosa di diverso dai soliti giornali, questo è il momento giusto per informarsi sul serio e non essere vittime della strumentalizzazione.


Stupro di Stato

Mentre il premier, uomo autoritario, per nulla autorevole, dall'alto della sua mega villa e dei viaggi vacanze offerti su voli di stato ai suoi amici (fonte: El Pais), ancora prima di avere modificato la legge (agosto 2008) per legittimare il trasporto comitiva a spese dei contribuenti, dispensa lieto ottimismo sulla crisi che di certo non tocca lui ne tutti i pezzi grossi che gli fanno da corte dei miracoli: il suo sessismo fa scuola e legittima sempre più, anzi dona rinnovato "splendore" alla cultura dello stupro che condiziona le nostre vite.

La tivu' delle veline che offre corpi offesi tra una pubblicità e l'altra è la prima stupratrice del nostro paese. Così fanno le pubblicità sessiste, gli uomini che reiterano misoginia e odio verso le donne, i marchi aziendali che consumano le nostre vite per ridurci allo stato di semplici consumatrici.

Predatori sessuali si può esserlo in molti modi. La stessa definizione di "predatori" però è sbagliata perchè riconosce allo stupratore il ruolo di "cacciatore" mentre relega la donna al ruolo di "preda".

Lo stupro non è neppure un "furto" perchè il corpo di una donna non è definibile in una "proprietà". Resterebbe altrimenti da decidere "di chi" e la risposta la trovate sulle pagine dei giornali di destra. Il corpo delle donne viene inteso di proprietà dello stato che ci obbliga a fare figli per risolvere problemi demografici, di welfare, di assetto socio-economico, di continuità delle politiche capitaliste. E' di proprietà delle corporation che ci vogliono "utili" a realizzare il loro "profitto". E' di proprietà degli uomini che dei nostri corpi si servono come luogo di scarico di sesso fisiologico.

Lo stupro non offende la morale perchè non è un problema di scarso decoro giacchè se si stupra una donna in casa, tra quattro mura al chiuso, non va tutto bene purchè non si disturbi la vista e l'udito di nessuno.

Lo stupro non ruba l'anima perchè quest'ultima, sebbene ci sia stata attribuita solo di recente nel momento in cui siamo state promosse dal grado di animali da soma a quello di esseri umani, è creazione di una teologia che si occupa di spirito, metafisica, interiorità riflessa nel dogma dominante. Lo stupratore non è un "diavolo" che ruba anime lasciando che le sue vittime siano condannate all'inferno. Lo stupratore non agisce per soddisfare una ritualità di stampo massonico e non ha nulla di mistico, non ha un titolo così "autorevole" come quello che può essere riconosciuto dalla cultura religiosa al nemico numero uno di dio. Lo stupratore è semplicemente un uomo, spesso supportato da altri uomini e anche dalle donne. Lo stupratore è un uomo che considera le donne oggetti per il suo piacere. Esattamente come le televisioni, le pubblicità e tanta cultura sessista. 

Lo stupro non è "etnico", non appartiene ad un ceto "degradato" e non fa capo ad una precisa religione. Soprattutto: non si combatte con le ronde (che a Firenze, provocatoriamente, si chiameranno rondìni) che agiscono per conto della stessa cultura razzista che punisce le donne se non dichiarano "obbedienza" all'uomo *bianco*.

Lo stupro è violenza, dominio, potere esercitato su una persona senza che sia contrattato un consenso.

Lo stupro è "sii donna, non ti lagnare anche se fa male la prima volta, perchè tanto poi ti passa tutto", come fosse una puntura, ed è "sei tu che mi hai provocato e quindi me lo devi lasciare fare".

Stupro è quello avvenuto ieri sera a Roma, la capitale più in-sicura del mondo, in un parcheggio, alle due di notte, ad una donna - una giornalista - che ha spiegato come il suo stupratore parlasse italiano corretto.

Chi l'ha stuprata aveva un passamontagna nero, l'ha immobilizzata, minacciata, violentata e poi se n'e' andato.

Lo stupratore a volto coperto è una novità tutta romana o comunque di una nazione che ha usato la questione degli stupri per motivi razzisti, xenofobi e poco attinenti alla lotta contro la violenza sulle donne.

Uno stupratore che parla italiano e che si presenta con il passamontagna è come se fosse uno stupratore di Stato. Nascosto dietro l'alibi degli "stupri etnici", protetto dal disinteresse verso tutte le violenze che riguardano gli italiani, per nulla preoccupato delle conseguenze giacchè tanto si dirà che era uno straniero - che aveva frequentato un corso intensivo di italiano per sviare le indagini - e anche se qualcuno risale a lui in ogni caso varranno le solite attenuanti: aveva bevuto, era depresso, colto da raptus, soprattutto: lei che cazzo faceva in giro da sola a quell'ora?

Abbiamo visto come finiscono i processi per stupro che coinvolgono italiani. Quello della cirenaica è finito con una assoluzione in secondo grado sulla base di un pregiudizio: una donna che concede qualche effusione poi non può dire di essere stata stuprata anche se ci ha ripensato e ha detto di no difendendosi con tutte le sue forze. Quello romano di capodanno finisce a tarallucci e vino. Prima aveva confessato, poi la mamma fece lo show in televisione dicendo che è un bravo ragazzo e si sa che i bravi ragazzi fanno brutte cose solo se incontrano ragazze cattive, così i giornali sono andati alla ricerca di dettagli per denigrare la ragazza e hanno trovato una donna che ogni tanto esce, si diverte con gli amici e se ne fotte. E questo, come sappiamo, in italia è proibito. Poi c'e' stato lo stupro di gruppo di tre rampolli bresciani su una ragazzina e anche su di lei si sono scagliati i lampi e i tuoni e l'hanno sezionata come se fosse già morta, una autopsia per ricavare notizie sull'anatomia tipica della ragazza "poco seria" (che è una che non sa ridere - disse una signora siciliana). I ragazzi sono stati prosciolti e lei accusata di calunnia, per la felicità delle organizzazioni che giustificano lo stupro dietro più nobili e ufficiali propositi.

Sicchè questo ultimo stupro è proprio uno stupro di stato. Viene dopo le pompose affermazioni di ministri, carfagna compresa, che giustificavano il rifinanziamento della militarizzazione delle città perchè secondo il loro parere i soldatini impedirebbero gli stupri. Viene dopo i protocolli che offrono l'alibi per reprimere le manifestazioni di dissenso e vengono usati per fare ostruzionismo persino a iniziative come il pride. Viene dopo i regolamenti per il decoro (e quel ddl carfagna contro il modello di prostituzione che non passa dalla mercificazione ad uso di soggetti terzi) che ricattano e perseguitano le sex workers perchè colpevoli di essere lavoratrici indipendenti senza arrendersi a tutti i magnacci, di qualunque genere, vallettopolai compresi, che vogliono essere gli unici a speculare e realizzare profitto sui corpi delle donne. Viene dopo quei regolamenti che salvano puttanieri, ipocriti, bacchettoni e pedofili, protetti dalla conventicola tutta dio-patria-famiglia, mentre si censura il consumo di cornetto caldo dopo l'una di notte. Viene dopo lo svuotamento delle piazze e delle strade per togliere di torno un po' di vita sana e lasciare spazio agli stupratori. Viene dopo tanto dichiarare che la sicurezza, anzi la SicureZZa, faceva parte della tante cose "risolte" (quante balle!) dal governo della nazione e di Roma Capitale, con tutto il carico di finanziamento extra mal-speso che la leggina di nomina a città stato ha riservato al sindaco con la celtica al collo. Peccato che nelle periferie romane, come al Quartaccio, dove gli abitanti del quartiere hanno di recente manifestato, non sia stata messa neppure una lampadina per illuminare i percorsi al buio. Peccato che sia tutta una gran balla con spreco di risorse pubbliche e nessun effetto reale.

Questo ultimo stupro arriva dopo che la ministra alle pari opportunità ha portato la regina di svezia a passeggio per un centro antiviolenza senza che mai - nella pratica - abbia riconosciuto il loro effettivo valore. Ad oggi la regina di svezia ha donato ai nostri centri antiviolenza 3 milioni di euro. Il ministero ne ha prima tagliati 20 per coprire le strategie di Tremonti e poi si è allargata e ne ha promessi (da svariato tempo) 29. Non ci risulta che sia arrivato un soldo a nessuno. Anzi è assodato che vi siano centri in grossa difficoltà, alcuni dei quali - per mancato rinnovo convenzione da parte di sindaci di destra (il sindaco di palermo, per esempio) - hanno persino dovuto sospendere alcuni essenziali servizi (come il centro antiviolenza le Onde di Palermo).

Lo stupro arriva dopo che la capo dipartimento delle pari opportunità isabella rauti ha "narrato" in una conferenza internazionale a praga quanto le donne italiane siano felici: "da noi le donne che guadagnano meno degli uomini sono percentualmente meno degli altri paesi europei" - ha detto - e semmai questa non si rivelasse la gran balla che è viene da chiedersi se il dato c'entra qualcosa con il fatto che le donne italiane soffrono di disoccupazione e precarietà più che in ogni altro paese d'europa. Tra le altre cose ha anche detto che il ministero avrebbe finanziato corsi che affontano la questione di genere nelle università e nelle scuole secondarie (di quale stato parlava, di grazia?). Ci piacerebbe sapere dove, quando, chi, cosa, rispetto a questa notizia che ci sembra un'altra balla buona da smerciare all'estero o ci piacerebbe sapere se per momenti formativi che hanno a che fare con il genere non si intendano gli incontri a cura di azione giovani che parlano di contraccezione e interruzione di gravidanza con lo stesso tono degli inquisitori al tempo di giordano bruno. Proprio quello che poi fu bruciato. In ogni caso, se avete voglia di leggerlo, l'intero intervento sta qui.

Tutto ciò è stupro di stato. E' complicità, assenza, speculazione politica che si imbarazza negli incontri in luoghi di confronto con realtà più civili e coltiva arretratezza culturale in italia (come sarà stato difficile per la rauti comporre un intervento basato sulla filosofia che i sessismi sporchi bisogna gestirseli in quella grande famiglia a gestione patriarcale che è il nostro paese), è vigliaccheria, miseria, pochezza, mediocrità di stato. 

Gli uomini ci stuprano e ammazzano già abbastanza e davvero non ci meritiamo una ministra alle pari opportunità servile e senza alcuna autorevolezza che usa i momenti pubblici per allisciare i maschi potenti (vedi insulsa lettera inviata al corriere per difendere berlusconi).

Tutto ciò per dire che lo stupro di ieri, così come tante altre violenze si potrebbero evitare, se solo non fossimo le sole a volerlo. 

Tutta la nostra solidarietà alla donna che è stata stuprata ieri a Roma, da sola, in un garage, da un uomo con passamontagna che parlava italiano.

Riassumiamo dati e considerazioni sulla violenza maschile sulle donne. Buona lettura.

[La donna che vedete nelle immagini viene dal Tumblr di Hardcore Judas ed è una come tante: crede a ciò che dicono i giornali finendo per diventare cieca, muta e sorda. Tra questi: Il Giornale, Libero, Padania, sono giornali sessisti che giustificano lo stupro quando esso viene compiuto da italiani]

>>>^^^<<<

Dati sulla violenza maschile sulle donne

Alcune sintesi: qui, qui, qui.

Gli ultimi dati ufficiali risalgono al 2007 (fatti nel 2006 e presentati/rielaborati nel febbraio 2007).

Potete trovare tutto sul sito che descrive le indagini Istat.

Con particolare riferimento a:

Le violenze e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia visti in un quadro complessivo, con relativo documento in pdf completo dei dati.

Una indagine che parla di molestie e violenze sessuali (risalente al 2002 e diffusa nel dicembre 2004). Anche qui è riportato il documento integrale in pdf.

La ricerca del 2002 porta ad un intero volume su molestie violenze sessuali. Ecco: sintesi e documento integrale in pdf.

Quella del 2006 porta al capitolo su: "la sicurezza delle donne", con relative tavole di analisi. Ecco: Indice e pagina dalla quale poter scaricare le tavole in zip.

Esistono dati più recenti ma sono stati elaborati a carico dei comuni, delle province o delle regioni. Non tutti sono reperibili in rete. Non tutti sono dati che analizzano il fenomeno reale anzi gli ultimi sono stati resi noti dalle questure di varie città d'italia fondamentalmente per ricercare il dato che giustificava la repressione contro gli stranieri.

Interessanti invece i dati del 2009 della regione piemonte.

Altri dati ufficiali a parte quelli dell'Istat, che parlano sempre di violenze in Italia:

Rapporto Urban del 2006 a carico del dipartimento pari opportunità.

Rapporto Eures sugli omicidi in ambiente domestico (italia - 2006).

I dati dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) su una indagine fatta nel 2005.

Vari centri antiviolenza e organizzazioni che si occupano del problema hanno reso noti (difficilissimi da trovare online) i dati del fenomeno dal punto di vista dei casi trattati. Una sintesi della ricerca di Telefono Rosa conferma il dato sulla preponderanza di delitti e violenze sulle donne realizzate da persone di famiglia o comunque conosciute. 

La percentuale di violenze al di fuori dei contesti familiari o del giro di amicizie è bassissima. Lo dice l'Istat. Non lo diciamo noi.

La coincidenza di questi reati con la presenza degli stranieri in italia è stata elaborata di recente a cura del viminale (con la complicità del ministero per le pari opportunità) che ha messo a confronto i dati istat sulle violenze alle donne e i dati del ministero sui reati commessi in italia. L'incrocio tendeva ad analizzare esattamente l'aspetto razziale. Il dettaglio fotografato riguardava soprattutto le violenze sessuali. Eravamo nella fase della famosa emergenza stupri che doveva essere terreno giustificativo per pacchetto sicurezza ronde etc etc.

Cio' nonostante è emerso che "6 volte su 10 lo stupratore è italiano. Il 70% di violentatori è italiano mentre - continua il comunicato stampa -  i cittadini stranieri (comunitari ed extracomunitari) responsabili di circa il 40% dei reati di violenza sessuale commessi in Italia nel 2008 rappresentano meno del 6% della popolazione residente'' (in dettaglio, il 7,8% dei violentatori è di nazionalità romena, mentre il 6,3% risulta essere di origine marocchina, egiziana, infine, per un 3%). Le vittime sono donne nella gran parte dei casi (85,3%) e di nazionalità italiana (68,9%), 7 casi su 10." Potete leggervi l'intera comunicazione su Delta News.

Il ministero dell'interno - valutando dati che noi plebe della lotta contro la violenza sulle donne non abbiamo mai visto - ha perciò fatto vari sforzi per dimostrare che ogni straniero sarebbe anche un predatore sessuale. Nella campagna razzista fatta per promuovere il pacchetto sicurezza è stata usata la denominazione di "stupro etnico" quando invece sarebbe stato il caso di ribattezzarli "stupri utili".

Quello che salta agli occhi dai dati è un altra cosa abbastanza sconcertante: le donne straniere vittime di stupro (senza contare le vittime di violenza domestica, di stalking, maltrattamenti di varia natura) sarebbero solo 3 su 10.

Le pari opportunità, come sapete, sono rette dalla carfagna. Direttora del dipartimento è isabella rauti, moglie del sindaco alemanno.

Sul sito delle pari opportunità potete trovare una sintesi del quadro normativo (nulla sulla legge del 1996 - solo gli ultimi inutili provvedimenti antimmigrati). In nessuna pagina trovate una voce riferita alle donne straniere, comprese quelle senza permesso di soggiorno, vittime di violenza.

Dai dati in nostro possesso si evince che in italia si impongono molti stupri al giorno, compresi quelli non denunciati. Tante donne muoiono per mano di un uomo più che per malattie gravi o incidenti di varia natura.

La violenza contro le donne non ha passaporto, è maschile. Le modalità attraverso le quali si esercita sono tante ed è un fenomeno che attraversa tutte le culture, tutti gli strati sociali, tutte le etnie.

Le donne straniere, tra tutte, vivono un doppio problema. Se non hanno il permesso di soggiorno non possono difendersi e denunciare. Se l'uomo che fa loro del male è anche padre dei loro figli e non ha il permesso di soggiorno non lo denunciano perchè la caccia al clandestino ha avallato fondamentalismi, integralismi e quella ragionevole maniera di ritrovare un senso di familiarità tra la propria gente.

Tutto quello che accade in alcune comunità resta confinato al loro interno e può capitare di trovare donne straniere massacrate in casa che però non hanno altra scelta se non quella di restare con i mariti violenti confinate nelle case coniugali.

Per tutte manca la certezza del reddito. La certezza di una casa. Persino la certezza dell'assistenza sanitaria se il marito le picchia e avrebbero bisogno di andare al pronto soccorso.

Con il nuovo pacchetto sicurezza non si capisce neppure se i centri antiviolenza - che normalmente sono organizzazioni riconosciute e collegate alle istituzioni - potranno accogliere per via legale le straniere senza permesso di soggiorno.

Se in queste vicende si poteva essere vittime due volte le donne straniere sono vittime almeno dieci volte di più.

Noi sappiamo che la violenza maschile, lo stupro, derivano da una certa cultura sessista e misogina, di radice patriarcale, ampiamente legittimata anzi ribadita, coltivata dal governo attuale, premier in testa. Di cultura sessista si nutre il mondo della "cultura", della pubblicità, della televisione.

Prima di ogni violenza c'e' una cultura che giustifica quella violenza. Come per il razzismo. E' necessario rendere inumani gli stranieri per esercitare autoritarismo su di loro. Lo stesso avviene con le donne da millenni.

La cultura sessista ci tratta come cose. Siamo begli oggetti per il piacere degli uomini. O siamo descritte come cattive streghe che infastidiscono gli uomini.

Ecco tutto. E anche ripeterlo non basta mai, perchè se non c'e' chi ascolta, condivide e fa circolare le notizie, diventa tutto molto ma molto triste e quasi inutile.

Perciò ci siamo. Fastidiose, rumorose, indecorose e libere. Perciò è necessario farsi sentire.

Datevi e dateci una mano. Il nostro mondo è anche il vostro. Se fa schifo per noi, per voi non andrà molto meglio. Un mondo dove le donne sono trattate male non è mai un mondo buono per nessuno. La violenza contro le donne e i modi attraverso i quali viene affrontata, negata, glissata, rimossa, è uno dei segnali fondamentali per comprendere il livello di civiltà di un paese.


Leggi anche:

---> Agli uomini piacciono le morte

---> Donne: indossate il burqa per stare sul web!

---> Le schiave non possono commettere adulterio

Messo in luce da wonderely alle 11:22 di venerdì, 05 giugno 2009


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (7) | commenti (7) (popup)
Argomenti trattati nel post: dati, razzismo, libertĂ , maltrattamenti, indifferenza, delitto d onore, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , aggressione, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere


In Gran Bretagna questo spot contro la violenza domestica è stato censurato.

Motivo: è troppo violento.

Già, è troppo violento per chi preferisce chiudere gli occhi e far finta che la famiglia sia un nido d'amore in cui queste cose non possono mai accadere, è troppo violento per chi preferisce IGNORARE determinate situazioni che portano alla MORTE o all'INVALIDITA' PERMANENTE di milioni di donne.

Fa paura guardare in faccia alla realtà. Fa paura pensare che una donna provi DAVVERO sulla propria pelle quelle violenze e molto di più: e lì non ci sono né attori, né telecamere. C'è una donna TERRORIZZATA, una bestia che la ammazza di botte e il silenzio e l'indifferenza tutt'attorno.

Il silenzio e l'indifferenza hanno portato alla censura di questo spot, così come abbiamo assistito lo scorso novembre alla censura di un manifesto contro la violenza sulle donne.

Quello che non piace e dà fastidio si censura...

Fate voi due più due.
Messo in luce da wonderely alle 22:03 di venerdì, 22 maggio 2009


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (21) | commenti (21) (popup)
Argomenti trattati nel post: censura, maltrattamenti, indifferenza, violenza domestica, notizie internazionali, inciviltĂ , la mia opinione, femminicidio, violenza di genere



Prologo


In questi ultimi giorni la violenza sulle donne non è andata in vacanza: stupri, violenza domestica, stalking, violenza psicologica, maltrattamenti sono all'ordine del giorno. Vengono sbraitati ai quattro venti se a commetterli sono stranieri, sono invece nascosti e giustificati quando i colpevoli sono italiani. Questo si sa, è innegabile e trova riscontro in ogni articolo di giornale, in ogni programma televisivo e nell'opinione pubblica.

Mi concentrerò ora su tre notizie che voglio appronfondire in questo post, non perché siano più importanti, ma per trarne degli spunti di riflessione (per tutte le altre il consiglio è sempre quello di visitare il sito di Zeroviolenzadonne.it e informarsi sulle violenze quotidiane, che non hanno importanza per i mass media).


Notizia numero 1

Il 24 settembre del 2006 una ragazza fu violentata da due uomini a Bologna. Si chiama Angy, all'epoca aveva 29 anni. In primo grado i due furono condannati a due anni e dieci mesi di carcere. Oggi, la sentenza di secondo grado ribalta la condanna di primo e assolve entrambi gli imputati dall'accusa di violenza sessuale, in quanto "il reato non sussiste". Uno dei due è però stato comunque condannato per lesioni ai danni della ragazza. Lei disse di essere stata picchiata da entrambi dopo lo stupro, loro sostengono che è caduta dalle scale. Sta di fatto che è stata ritrovata per strada pestata e sanguinante, con il naso rotto e varie ferite.

Il punto è sempre quello: la ragazza avrebbe inizialmente scambiato effusioni con i due ragazzi, ma successivamente si è rifiutata di proseguire. A quel punto sarebbe stata violentata. I due imputati invece continuano a sostenere che il tutto è avvenuto con il consenso della ragazza.

L'avvocato di uno dei due stupratori si dice ovviamente contento e esorta le femministe a scusarsi, perché non sia mai che una donna si permetta di denunciare uno stupro, non sia mai che due poveretti che volevano solo soddisfare le proprie pulsioni sessuali vengano in qualche modo colpevolizzati. Si sa che è un diritto dell'uomo possedere una donna, consenso sì, consenso no. Non è invece un diritto della donna opporsi, dire basta, anche se inizialmente aveva scambiato delle effusioni, non è suo diritto rifiutarsi di avere un rapporto sessuale. A quel punto è proprietà dell'uomo e non può più tirarsi indietro. Quindi, femministe, chiediamo scusa. Inginocchiamoci e chiediamo perdono davanti agli uomini padroni.

Angy, la vittima dello stupro, ha deciso di inviare una lettera al Corriere di Bologna. La pubblico qui:

Ho un nuovo tatuaggio. Oggi sul mio corpo la procura ha scritto: prendete pure, fate con comodo, non vi succederà nulla.
Nella mia anima è inciso: voto al silenzio. Significa che sono costretta ad ammettere che denunciare una violenza sessuale non serve a nulla.
Sì è vero, sono proprio io, quella che qualche anno fa incitava le donne molestate alla ribellione. La ragazza “che ha avuto il coraggio di parlare”….
Che ha avuto il coraggio sì, ma non una pena degna o un riconoscimento di colpevolezza per quelle immondizie che l’hanno profanata. In compenso, in seguito alla denuncia, la mia anima è stata stuprata da mille interrogatori, avvocati, mass-media; da minacce e diffamazioni di blog e forum, rivolte a me e alla mia famiglia.
Ragazza molestata ascolta bene: non ti ribellare se non vuoi essere picchiata, non denunciare se non vuoi essere insultata, questo ci stanno insegnando.
Consolati invece, c’è chi dice che ci stuprano perché siamo belle. Sentiti quindi desiderabile quando loro sono su di te, poi chiudi gli occhi e apri bene le gambe: se hai fortuna non durerà a lungo. Se stai buona e sono galanti ti risparmiano il pestaggio.
Quando sarà tutto finito, se hai ancora forze, striscia in silenzio fino a casa e lavati bene, molte volte: andrà tutto via. Tutto tranne quello schifoso odore di rancido, che resta indelebile: non viene dalle loro sudice mani, appartiene alla nostra società che marcisce in questa vergogna.

Parole dure, parole vere. Angy, donna coraggiosa e determinata, ha voluto dimostrare di esserlo fino alla fine. Tutta la mia solidarietà a lei e a tutte le donne come lei.

---> E rimando anche al post Vis Grata Puellae, per chi non l'avesse ancora letto.


Notizia numero 2

A Lerici, un 43enne ha appiccato un incendio nello stabile dove viveva la sua ex. Risultato: sono morte due persone, una bambina di cinque anni e la nonna cinquantenne, soffocate dal fumo, mentre il compagno della donna è ricoverato in gravissime condizioni. L'assassino che ha appiccato l'incendio si è difeso dicendo di averlo fatto per "dispetto".

Davanti a questa dichiarazione ci chiediamo se avrà mai un processo, se verrà condannato o se, poverino, verrà redento con qualche lavoro socialmente utile, una tiratina d'orecchio, come si fa con i bambini quando combinano qualche pasticcio. Insomma, in Italia si può uccidere, si può stuprare, si può perseguitare, ma visto che le vittime predilette sono donne non ci importa poi molto di punire chi compie questi gesti, che delle volte non vengono nemmeno considerati reati, ma solo degli sbagli, dei furti di caramelle, che possono essere cancellati con qualche avemaria.

Come è accaduto a Montalto di Castro per gli otto ragazzi accusati di aver stuprato una coetanea: per loro niente processo, solo lavori socialmente utili per un periodo di prova: superato questo, il reato sarà estinto. E vissero tutti felici e contenti. Gli stupratori sì, le vittime un po' meno.


Notizia numero 3

Vi ricordate Barbara Cicioni? La donna uccisa due anni fa vicino a Perugia, quando era incinta all'ottavo mese. All'inizio si pensava a un furto, così come è stato dichiarato dal marito. In realtà, chi ha soffocato la donna con un cuscino, dopo averla picchiata e tentato di strangolarla, è stato proprio lui, il marito. Arriva la notizia della condanna all'ergastolo per questo brav'uomo tutto casa e chiesa.

Così come dichiara la mamma di Barbara, in questa storia non ci sono vincitori. Ora bisognerà spiegare ai due bambini, figli di Barbara e del suo amorevole marito, cosa è successo. Bisognerà spiegare che papà picchiava la mamma, bisognerà spiegare che a un certo punto l'ha picchiata fino ad ucciderla, causando anche la morte della loro sorellina.
Già, bisognerà spiegare, bisognerà trovare le parole, bisognerà proteggere questi bambini da un padre mostro che per fortuna ora non potrà più nuocere a nessuno.

Addio Barbara. Hai avuto giustizia, anche se nessuna punizione potrà mai essere abbastanza.


Epilogo

Grazie alle persone che hanno avuto il coraggio di leggere per intero questo post.
Grazie alle persone che sono giunte fino alla fine e non hanno chiuso la pagina per paura di vomitare.
Grazie alle persone che si interessano a questi argomenti e non hanno paura di guardare in faccia alla realtà.
Grazie alle persone che non usano il razzismo per parlare di violenza sulle donne.
Grazie alle persone che si rendono conto che c'è ancora molto da fare e non dobbiamo arrenderci o restare a braccia conserte.
Grazie alle persone che si impegnano tutti i giorni per riportare alla vita queste donne, che altrimenti sarebbero abbandonate dalla società.
Grazie a queste persone; meritate più di un semplice grazie, ma da questa fredda piattaforma è l'unica cosa che posso dare. Sappiate che il mio cuore è con ciascuno di voi.
Messo in luce da wonderely alle 15:31 di domenica, 17 maggio 2009


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (20) | commenti (20) (popup)
Argomenti trattati nel post: razzismo, molestie, libertĂ , maltrattamenti, indifferenza, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , la mia opinione, aggressione, violenza psicologica, stereotipi, femminicidio, uxoricidio, discriminazione sessuale, stalking, donne incinte, violenza di genere, sentenze shock

Come la chiamavano? Ah giusto, “emergenza stupri”: avviene in quel periodo dell’anno in cui tutti gli stupratori (ovviamente stranieri, perché gli italiani queste cose non le fanno!) si ritrovano e decidono di andare a stuprare una ragazza a caso. I giornali ci bombardano ogni giorni di notizie di violenze avvenute qui e lì, di coppiette aggredite qua e là e di manifestazioni di razzismo nei confronti degli immigrati, ritenuti il capro espiatorio di questi orrendi delitti. Poi, finito quel periodo dell’anno tutto torna ad andare bene, gli stupri si esauriscono, gli stupratori vanno in letargo e le donne sono felici e contente nelle loro stupende case, con i loro adorabili mariti forti e virili e i loro meravigliosi bambini.

O perlomeno, è questo che fanno credere a tutte le persone che guardano i telegiornali e leggono i quotidiani nazionali. Ma io sono un po’ strana, i telegiornali li guardo solo se ho voglia di ridere (perché so benissimo che quei giornalisti sono lì per prenderci tutti per i fondelli) e i giornali li leggo solo per rendermi conto di quante informazioni non vengono date, perché non interessano ai più. E poi c’è un sito che guardo spesso, si chiama Zeroviolenzadonne.it ed è tenuto in piedi da donne che tutti i giorni si impegnano a pubblicare online articoletti prelevati da giornali locali di tutte le parti d’Italia, in cui qualcuno si degna di riportare alcune violenze avvenute, mentre tutti credono che non ce ne siano.

Tutto questo è strabiliante: mentre l’Italia crede che l’”emergenza stupri” sia finita, in realtà gli stupri continuano e avvengono in famiglia, per strada, a scuola, sul luogo di lavoro, commessi da italiani e stranieri (sempre e comunque di stupratori si tratta, non vedo alcuna differenza).

E a questo punto ci vuole una rassegna che dimostri la veridicità delle mie affermazioni. Eccola:

20 Aprile: a Bergamo è stato arrestato un uomo di 40 anni per aver stuprato e derubato una prostituta 19enne un anno fa; a Roma una ragazza romena di 21 anni è stata segregata e stuprata per giorni e costretta a prostituirsi; a Milano una donna di 33 anni è stata minacciata con un coltello e violentata da un uomo di 32, che le aveva offerto un alloggio dove trascorrere la notte. A Teggiano (SA) un 35enne è stato arrestato per aver tentato di stuprare una ragazza di 19 anni; a Roma tre uomini sono stati arrestati per stalking, ovvero per aver perseguitato le ex mogli; a Genova due uomini di 25 e 31 anni sono stati arrestati con l’accusa di aver sequestrato, stuprato e rapinato una prostituta di 26 anni.

21 Aprile: a Lanuvio una ragazza canadese di 21 anni è stata stuprata da un uomo che le aveva offerto un passaggio; a Roma è stata scoperta un’associazione a delinquere che portava in Italia ragazzine nigeriane obbligate a prostituirsi; a Milano un ragazzino di 13 anni ha fatto arrestare il padre che perseguitava e picchiava la madre.

22 Aprile: a Jelsi un 69enne è stato arrestato per 18 anni di abusi sulla figlia, ora 25enne; a Bollate è stato arrestato un operaio di 29 anni che ha abusato per mesi della moglie; a Milano una donna di 42 anni è stata perseguitata per mesi dal suo ex, un finto avvocato, che infine è stato arrestato.

23 Aprile: a Brescia un carabiniere è stato condannato a 7 anni e 4 mesi per violenza sessuale nei confronti di una prostituta; a Genova un muratore di 41 anni è stato condannato a 8 anni e 2 mesi di carcere per aver abusato della figlia.

24 Aprile: a Torino è stato arrestato un uomo di 84 anni che per anni ha abusato della figlia disabile e della moglie inferma; a Roma un uomo di 46 anni è stato denunciato per aver molestato due studentesse di una scuola media; a Campomorone un uomo di 42 anni è stato arrestato per maltrattamenti nei confronti della moglie e della figlia ventenne.

25 Aprile: a Sondrio un 47enne è stato condannato a sei anni di carcere per aver abusato dei suoi figli; a Monteverde una studentessa delle medie ha denunciato di essere stata molestata da un uomo già accusato da altre due donne di violenza sessuale; a Milano una coppia è stata aggredita da un branco di quattro uomini: l’uomo è stato brutalmente picchiato e la donna ha subito uno stupro di gruppo; a Brescia una ballerina ucraina è stata aggredita da quattro uomini che hanno tentato di violentarla, ma è riuscita a fuggire.

Intanto ci fanno sapere che il comune di Roma non ha partecipato al processo contro i due uomini che nell’agosto scorso hanno aggredito una coppia di turisti olandesi, picchiando selvaggiamente l’uomo e stuprando la donna; stessa cosa è avvenuta per il processo contro il romeno responsabile dell’uccisione di Giovanna Reggiani. Da parte di Alemanno tante parole e niente fatti…

E ci fanno anche sapere che presto torneranno liberi i due romeni accusati di favoreggiamento nello stupro di Guidonia, perché i termini di custodia cautelare stanno per scadere e nessuno ha fissato l’udienza del Tribunale del riesame.

L’”emergenza stupri” è veramente finita? Ma soprattutto: che cos'è questa "emergenza"? Ogni donna violentata è un'emergenza, ogni donna violentata merita giustizia. Non solo quando fa comodo al governo.

Messo in luce da wonderely alle 14:33 di domenica, 26 aprile 2009


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (9) | commenti (9) (popup)
Argomenti trattati nel post: razzismo, molestie, maltrattamenti, indifferenza, violenza domestica, prostituzione, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, la mia opinione, aggressione, femminicidio, stalking, violenza di genere, violenza su figlia

In Afghanistan pochi giorni fa è stata firmata una legge che legalizza lo stupro della moglie da parte del marito, vieta alle donne di uscire senza il permesso di un uomo (il padre prima, il marito poi) e affida i/le figli/e solo ed esclusivamente ai membri maschili della famiglia. Questa notizia l’abbiamo trovata scritta dovunque e i commenti sono stati più o meno tutti gli stessi: “che orrore”, “che schifo”, “che gente disumana”, “che arretrati”, che di qui, che di lì e bla bla bla… però devo anche ammettere che ho trovato persone che mi hanno risposto: “ma non è stupro dai!”.

Dei primi commenti non mi interessa niente, perché la maggior parte delle persone è capace di vedere solo ciò che le fa comodo: è facile dire “che schifo” davanti a questa legge e girare la faccia dall’altra parte quando un brav’uomo italiano picchia/stupra/segrega sua moglie. Mi fanno molto più schifo queste persone della legge afghana in sé. Ora ci tengo a precisare che ripudio questa legge, così come ripudio qualsiasi tipo di sopraffazione nei confronti delle donne, sia essa evidente, come nel caso afghano, che subdola, come per esempio, in Italia, dove le leggi esistono, ma le vittime molto spesso non vengono credute, oppure si cerca di giustificare in tutti i modi chi compie certi atti.

L’approvazione della legge è stata sbraitata ai quattro venti, soprattutto per dimostrare ancora una volta che una cultura diversa dalla nostra, in questo caso la cultura islamica, è inferiore e deve essere pertanto eliminata. Ciò che sfugge ai più è che non esiste una cultura superiore alle altre e che le violenze non possono mai essere definite “cultura”. Purtroppo c’è ancora molta ignoranza da questo punto di vista: mi capita persino di trovare persone che citano alcune frasi del Corano per dimostrare che l’islam è una religione che mortifica le donne e si dimenticano di citare frasi molto simili presenti sulla Bibbia. Il male non sta nella religione, ma negli uomini che interpretano a loro piacimento i testi scritti e prendono in considerazione solo le parti che fanno loro comodo.

Così come i musulmani integralisti opprimono le donne, anche i cattolici hanno oppresso, e continuano tuttora ad opprimere, le donne, svalutandone le capacità, obbligandole a portare a termine gravidanze che non vogliono, relegandole al ruolo di madri e mogli, costringendole a restare con uomini violenti per il “bene” della famiglia, discriminando le lesbiche e molto altro ancora: e tutto questo avviene oggi in Italia, senza scatenare l’indignazione di nessuno, o perlomeno della maggioranza della popolazione. Di sicuro, l'emancipazione femminile non deve assolutamente nulla al cattolicesimo.

Eppure la violenza sulle donne esiste anche in Italia, per chi non lo sapesse: l’ultimo commento che ho citato ne è la dimostrazione lampante. Per la nostra mente è così difficile concepire che un marito stupri sua moglie, talmente difficile che arriviamo a pensare che non sia stupro se una moglie dice di no, perché, essendo una proprietà del marito, la donna ha il dovere di concedersi, non ha una volontà propria, tanto meno libertà.

Recenti fatti di cronaca ce ne hanno dato ampia dimostrazione: a Catania, un uomo ha sgozzato la moglie, perché, a suo dire, si intratteneva in chat con altri uomini. La sua gelosia verso quell’oggetto posseduto (ovvero la moglie) l’ha portato ad ucciderla. La mentalità comune secondo cui le donne non sono persone, ma oggetti di proprietà di qualcuno (ovviamente di sesso maschile), è talmente radicata nella nostra cultura (che noi stupidamente reputiamo superiore), che ancora oggi, nel 2009, le donne muoiono per mano dei loro possessori. Non me la sento di chiamarli mariti o compagni: il sostantivo più appropriato è aguzzini, nonché assassini.

A Torino una terribile storia di violenze e abusi “tramandata” di padre in figlio. Una donna di 34 anni ha denunciato di essere stata stuprata dal padre per 25 anni: aveva denunciato, molto tempo addietro, ma è stata ritenuta inattendibile e psicolabile (strano vero?). Se qualcuno si fosse degnato di ascoltarla le avrebbe evitato altri anni di abusi e sofferenze, ma ascoltare le vittime non ci piace e ci annoia, quindi meglio lasciarle nelle mani di bestie. Il fratello della donna, che l’ha violentata, abusava anche delle figlie e delle nipotine: la 34enne ha allora deciso di non restare con le mani in mano e denunciare tutto. Per fortuna, il suo coraggio e la sua tenacia sono riusciti a sconfiggere il muro di ignoranza, omertà e indifferenza che circonda le vittime di abusi in famiglia, sempre perché per la nostra cultura la famiglia è un nido d’amore in cui è impossibile si verifichino certi fenomeni, che si tende sempre a valutare come sporadici o frutto di ambienti “degradati”. Ma per fortuna c’è anche chi ci fa capire che non è proprio così

Sempre a dimostrazione della presunta civiltà del nostro paese ecco un’altra storia di violenza: la vittima è una donna della Costa d’Avorio, che ha partorito all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli ed è stata denunciata perché clandestina. I medici hanno pensato bene di sottrarle il bambino e non le hanno nemmeno permesso di allattarlo. Wow. Ma certo, una donna, che fugge dal suo paese in guerra e arriva in Italia disperata in cerca di aiuto, è di sicuro la peggiore delle criminali! Come si fa a commentare? Come si può separare un neonato dalla sua mamma proprio quando entrambi hanno più bisogno l’uno dell’altra? Come si può essere così incivili? È semplicemente inaccettabile...e pensare che ci sono medici che viaggiano per il mondo con l’obiettivo di aiutare persone povere bisognose di aiuto, mentre per altri medici il diritto alla salute vale solo per chi ha tutti i documenti in regola. Sembra un paradosso, eppure è così. È un insulto alla professione medica, che nasce come missione per l'aiuto del prossimo, mentre c'è chi vuole trasformarla in discriminazione e sopraffazione.

Ma proseguiamo, perché le violenze non si fermano qui: a Caserta un imprenditore è stato arrestato con l’accusa di aver stuprato due sue dipendenti che lavoravano in nero, ora si trova agli arresti domiciliari. A Catania un uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza carnale, mentre a Brindisi un infermiere 54enne è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di tre donne ricoverate. A Caserta uno studente 17enne ha stuprato un’amica di 15 anni, mentre a Roma si torna a parlare dello stupro di Capodanno: Davide Franceschini, reo confesso, è accusato di violenza sessuale, lesioni gravi fisiche e lesioni gravissime psicologiche nei confronti di una ragazza 25enne, che è già stata largamente processata in televisione, esattamente in un programma-spazzatura chiamato Porta a Porta. Il pm, contrario alla scarcerazione del ragazzo, ha chiesto il giudizio immediato. A Milano una donna è stata avvicinata da uno sconosciuto, rapinata e violentata; stessa sorte è toccata a una donna russa di 22 anni, stuprata da un 32enne a Caserta. A Cesenatico una 25enne ha subito percosse e un tentato stupro da parte di un collega di lavoro, ora agli arresti. A Genova ritorna il mostro pedofilia: due uomini di 51 e 42 anni sono stati arrestati per aver violentato due ragazzini di 13 e 14 anni. A Matera un uomo di 61 anni è stato arrestato per aver abusato di due bambine di 6 e 7 anni; sono state arrestate anche le "madri" delle giovani vittime che preferivano tacere piuttosto che denunciare.

Davanti a tutto questo (e molto di più: bisogna sempre ricordare che le violenze riportate dai giornali rappresentano solo la punta dell’iceberg), abbiamo davvero poco da criticare all’Afghanistan, anzi, dovremmo abbassare la testa e riconoscere le nostre arretratezze e le nostre vergogne, prima di puntare il dito verso “gli altri”. Le donne in tutto il mondo sono vittime di abusi e violenze inarrestabili e drammaticamente sommerse: questa è la realtà. E sarebbe davvero bello che qualcuno cominciasse a vederla e, perché no, a mettersi d’impegno per cambiarla.

Ergastolo. Questa è la condanna pronunciata ieri a carico di Josef Fritzl, padre-mostro che ha segregato, stuprato e schiavizzato per 24 anni la figlia Elisabeth, da cui ha avuto sette figli, uno dei quali lasciato morire pochi giorni dopo il parto e bruciato in una stufa. Ergastolo. Per una volta, questa parola mi suona terribilmente riduttiva, nonostante rappresenti il massimo della pena. In realtà, qualsiasi parola, ahimé, non basterebbe a descrivere quello che è stato e ciò che una ragazza indifesa è stata costretta a subire per 24 lunghi anni; nessuna pena potrà mai risanare le ferite di una figlia tradita proprio da chi avrebbe dovuto proteggerla e amarla. Davanti a tutto questo orrore possiamo solo ammutolirci e mostrare rispetto per la forza e il coraggio di una donna che è finalmente riuscita a liberarsi del suo aguzzino, l’ha denunciato e ha testimoniato contro di lui, e come lei, molte altre.

Possiamo, però, renderci conto che, ancora una volta, la violenza si è consumata in famiglia, all’interno delle cosiddette “mura domestiche” che nulla hanno a che vedere con la tanto sbandierata sicurezza, la protezione e l’amore. Nel contesto famigliare avvengono le peggiori violenze nei confronti di donne e bambini: stupri, percosse, violenza psicologica e chi più ne ha, più ne metta. Non ci sono limiti e confini a questa strage di innocenti.

È davvero quanto di più falso ci sia al mondo trattare questi fenomeni come fossero episodi sporadici, compiuti da persone “malate”, in famiglie disagiate e via dicendo. Non è assolutamente questa la realtà: non esistono differenze di classe sociale o nazionalità quando si parla di violenza, è la società fallocentrica ad essere malata, è la cultura dello stupro la causa. La violenza è tanto universale quanto diffusa e distruttiva, come dimostrano recenti fatti di cronaca nera:

A Roma un uomo ha picchiato e violentato la moglie incinta; sempre a Roma due sorelle di 17 e 18 anni hanno denunciato dieci anni di abusi subiti dal padre. A Povegliano, un uomo è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti della nipotina di dieci anni e a Palermo tre fratelli sono stati arrestati per aver stuprato le loro quattro nipotine. A Matera un 78enne è stato accusato di ripetuti stupri nei confronti della figlia disabile, mentre a Foggia un uomo di 36 anni non ha accettato la separazione dalla moglie e l’ha quindi picchiata e violentata. E potrei andare avanti all’infinito…

Altro che ronde e decreti “antistupri”, altro che violenze solo per strada e per mano di sconosciuti (meglio se stranieri)…quello che vi fanno vedere rappresenta solo un milionesimo della violenza perpetrata nei confronti delle donne e quello che sconvolge è che se ne parla come se fosse l’unica esistente. Tutte le altre violenze sono invisibili, perché riconoscerle significherebbe mettere in discussione la famiglia e tutto il sistema patriarcale che, ancora oggi, ci circonda, ci segrega in casa e ci uccide. Ci fa sentire esseri inferiori, prive di dignità e di libertà, senza la possibilità di scegliere alcunché, perché la nostra vita deve essere programmata e decisa da un uomo, a cui noi dobbiamo appartenere senza se e senza ma e, se qualche volta ci arriva un pugno in faccia è perché, insomma, non abbiamo fatto il nostro dovere…e qui mi fermo. Ho già lasciato importanti spunti di riflessione, per chi li saprà e li vorrà cogliere, ovviamente.

copyright immagine


**********


Uscendo dall’ambito famigliare, vorrei tornare a parlare dello stupro di Capodanno: ci sono due notizie. La prima è che Davide Franceschini è stato portato in carcere, lì dove merita di stare, ma il suo avvocato ha già fatto sapere, indignato, che farà ricorso: il suo assistito, a suo dire, non è paragonabile agli stupratori della Caffarella, in quanto ha commesso un reato “differente”. Ma che significa “differente”? La risposta è semplicissima: Franceschini non è uno “sbandato romeno”, bensì un bravo ragazzo italiano, strappato ingiustamente alla sua casa e alla sua famiglia. Aveva anche dichiarato di essere pentito e questo basta per redimerlo: e che vogliamo di più dalla vita? Ma soprattutto, perché la vittima continua a rompere per ottenere giustizia? Non è contenta che si sia mostrato pentito? E basta no! Quante storie per uno stupro! Che volete che sia? Così la pensa anche il gip, che oggi ha deciso di scarcerare il ragazzo, non perché non abbia commesso lo stupro, ma perché, appunto, è un bravo ragazzo, si è pentito e può quindi tornare a casa. Solo per gli stranieri vale la custodia cautelare in carcere, anche senza prove, anche con il DNA che prova il contrario: si sa che la legge non è uguale per tutti.

A proposito della vittima, la seconda notizia è la seguente: pochi giorni fa, la 25enne vittima dello stupro è stata trovata in possesso di droga e qualche bravo giornalista, ligio al dovere, non ha perso l’occasione per redigere il solito articolo subdolo, in cui si descrive la ragazza come una poco raccomandabile. La regola è questa: non si può assolutamente stare con le mani in mano quando lo stupratore è un italiano; bisogna in tutti i modi cercare di salvargli il sederino, perché gli italiani sono bravi ragazzi, cocchi di mamma, che non stuprano quasi mai e, se lo fanno, è perché sono stati provocati in qualche modo da una qualche ragazzaccia, che non vedeva l’ora di essere violentata. Bisogna salvare il culetto a questi bravi ragazzi e qual è l’arma migliore per poterlo fare? Ovviamente screditare la vittima, come se c’entrasse qualcosa il successivo possesso di droga con lo stupro precedente.

Sinceramente, a noi che ce frega se la vittima è stata trovata con della droga? Si annulla lo stupro per caso? Come funziona? C’è una qualche regola matematica da applicare? Oltre alla patente a punti ora si inventeranno pure lo stupro a punti? In base alla "condotta" (e alla nazionalità, perché no) della vittima si tolgono o si aggiungono punti allo stupratore: va in galera chi accumula meno punti. "Vittima trovata in possesso di droga: +100 punti allo stupratore, hai stuprato una poco di buono, quindi puoi pure ritenerti soddisfatto della buona azione compiuta, l’hai castigata per bene, ti meriti un premio”. Se poi si stupra una donna straniera (la nazionalità prediletta resta sempre quella romena) o una prostituta, la quota sale a 200 e così via. È così?

Ancora una volta, come è stato per lo stupro di Primavalle, assistiamo al giudizio popolare di una donna, la cui unica colpa è quella di essere stata stuprata e aver avuto il coraggio di denunciare. Se la droga fosse stata trovata in possesso, per esempio, di un parlamentare, nessuno avrebbe fiatato, ma visto che si tratta della vittima di uno stupro (compiuto da un italiano) ci sono tutti gli elementi per poterla crocifiggere.

Perché in questo paese di falsi moralisti, razzisti e incivili, se vieni stuprata è colpa tua, non ci sono santi. Lo stupratore si giustifica tirando in ballo chissà quali scuse, tutti si commuovono davanti al suo pentimento e tu sei solo la puttana della situazione; nessuno si sognerà mai di chiederti come stai, nemmeno per sbaglio; tutti ti sbraiteranno contro che è ora di smetterla di frignare, senza mai cercare di capire cos'è che ti fa stare tanto male; ignoreranno qualsiasi tua emozione o sensazione, ti diranno che sentirsi male è sbagliato e penseranno che dicendoti questo per magia ti sentirai meglio; ti diranno che dovevi svegliarti prima, come se parlare di uno stupro fosse la cosa più semplice del mondo; ti diranno che se non hai denunciato subito sei una scema e non sei credibile: forse ignorano che nessuno ti caga e che tu ti senti talmente umiliata che l'unica cosa che vorresti fare è mandarli tutti al diavolo, andartene via e stare da sola; ti faranno sentire in colpa, in questo sono tutti bravissimi, e c'è persino chi ti dirà che ti sei inventata tutto, giusto per sentirsi realizzato, perché è così bello dare il colpo di grazia... 

È così che funziona, da sempre, dall'età della pietra, e noi ci viviamo ancora.

copyright immagine

Messo in luce da wonderely alle 20:34 di venerdì, 20 marzo 2009


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (8) | commenti (8) (popup)
Argomenti trattati nel post: razzismo, molestie, libertĂ , maltrattamenti, pedofilia, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, la mia opinione, bambine, stereotipi, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, gravidanza indesiderata, violenza su figlia

Allora, allora, allora...eccomi di nuovo qui a scrivere dopo un'altra frenetica settimana, in cui non sono di certo mancate le violenze, le strumentalizzazioni e, perché no, i deliri. Credo che la foto introduttiva esprima benissimo il sentimento di rabbia e insofferenza di tutte le donne italiane, che si sentono "abbastanza" prese per il culo: non per niente per il 7 e l'8 marzo sono in programma molte iniziative interessanti, ma di questo parlerò dopo...

Andiamo con ordine, cominciando dallo stupro della Caffarella: secondo i test effettuati sui campioni di DNA rinvenuti sulla vittima, i due romeni arrestati sarebbero innocenti. È a questo punto che sono iniziati i deliri: secondo un qualche giornalista simpaticone, attraverso il DNA è stato possibile capire che, chiunque siano i colpevoli, sono sicuramente di etnia romena. Probabilmente in un film di fantascienza...i giornalisti non sono praticamente in grado di dare le notizie, diffondono informazioni fasulle e ci pigliano per i fondelli: questo ormai è appurato. Ovviamente, in tutto questo can-can, nessuno si è sognato di chiedersi: ma la ragazzina che è stata stuprata come sta? La verità è che non frega niente a nessuno e di questo non mi meraviglio.

Intanto, la 41enne stuprata a Primavalle il 21 gennaio scorso avrebbe riconosciuto uno dei due romeni accusati della violenza alla Caffarella, Karol Racz,  per cui è scattata un'altra ordinanza di custodia cautelare in carcere. Staremo a vedere come andrà a finire, sperando che non si arrivi di nuovo ai deliri riportati sopra. Come sempre, mi auguro che, al di là di tutte queste strumentalizzazioni razziste, le vittime di questi delitti siano assistite, aiutate e seguite. Io lascio sempre e comunque in bella vista l'elenco dei centri antiviolenza presenti in Italia, in cui è possibile trovare tutto l'aiuto necessario. Nessuno ve lo dirà mai, perché sono troppo trogloditi per farlo, ma sappiate che questi centri esistono e le persone che ci lavorano vogliono davvero aiutarvi!

Proseguiamo con le violenze della settimana: a Capo d'Orlando un 50enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su una 40enne. A Modica un 32enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale sulla convivente e maltrattamenti in famiglia. Già nel 2007 era stato condannato per gli stessi reati. A Favara, in provincia di Agrigento, un uomo 45enne è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di due minorenni. A Brindisi un uomo è stato condannato a 10 anni di carcere per lo stupro di due donne. A Firenze una ragazza di 16 anni ha denunciato di essere stata stuprata nei bagni di una discoteca.

A Napoli un uomo di 31 anni è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su una bambina di 6, mentre a Milano un ragazzina di 14 anni è stata violentata ripetutamente dal patrigno ed è rimasta incinta. A Eboli un uomo di 50 anni è stato arrestato per aver violentato la figlia e condannato a 3 anni e due mesi di carcere: una pena tutta da ridere. Ogni tanto mi chiedo se i giudici ci sono o ci fanno, qualcuno dovrebbe andare in aula a gridargli nell'orecchio: "Guardate che ha stuprato la figlia! Non so se vi rendete conto!". Buona notte. A Milano una giovane è stata stuprata nei bagni di un supermercato. Intanto a Firenze si continua ad indagare sulla vicenda di stupro fuori da una discoteca ai danni di una ragazza di 17 anni.

Ulteriori violenze sulle donne si consumano negli ospedali, dove viene negata la prescrizione della pillola del giorno dopo e l'interruzione volontaria della gravidanza. È di pochi giorni fa la lettera di una donna che descrive il suo aborto terapeutico, alla 21esima settimana, tra dolori lancinanti e medici incuranti perché obiettori. C'è davvero da vergognarsi.

Notizie di violenze ai danni di donne arrivano anche dall'estero: in Gran Bretagna una ragazza si è recata alla polizia per denunciare uno stupro ed è stata nuovamente stuprata dal detective, già denunciato in passato per violenza sessuale; mentre in Brasile una bambina di 9 anni è stata stuprata dal patrigno ed è rimasta incinta: i medici che hanno somministrato i farmaci abortivi alla bambina sono già stati scomunicati dalla Chiesa Cattolica, che ovviamente non perde tempo per dimostrare che della vita di una bambina non gliene frega nulla. Sarò intollerante, ma dico a tutti i vermi che sono d'accordo con la scomunica, che una bambina di 9 anni rischia la vita a portare avanti una gravidanza; mettiamolo in chiaro una volta per tutte. Le vostre convinzioni religiose tenetevele per voi e lasciate stare una bambina di 9 anni, pezzi di merda. Quando si decideranno a scomunicare pedofili e stupratori? Penso mai, visto che la Chiesa ne è satura e li protegge pure...

In vista dell'8 marzo, Medici Senza Frontiere (MSF) ha lanciato il rapporto "Vite Spezzate", che riassume l'esperienza assistenziale nei confronti delle donne vittime di violenze sessuali, basato sulle attività in Liberia, Congo, Burundi, Sud Africa, Colombia e molti altri paesi. I medici offrono alle donne l'aiuto sanitario indispensabile per evitare di contrarre malattie sessualmente trasmesse, come l'AIDS, o per scongiurare l'eventualità di una gravidanza indesiderata. Il rapporto comprende anche una parte dedicata alle vittime di sesso maschile.

Anche Amnesty International mette in primo piano, per questo 8 marzo, il Coraggio delle Donne, con diverse informazioni sulle violazioni dei diritti delle donne in tutto il mondo e vari appelli da firmare.

Tornando in Italia, ecco quali sono gli eventi e le città interessate da manifestazioni, fiaccolate e incontri contro la violenza sulle donne:

7 marzo - Firenze - Manifestazione per essere libere di essere - Informazioni QUI

7 marzo - Bologna - Corteo notturno - Informazioni QUI

7 marzo - Torino - Manifestazione contro la violenza sulle donne e le leggi razziste - Informazioni QUI

7 marzo - Catania - Diamo vita al pacchetto bellezza - Informazioni QUI

7 marzo - Cagliari - Libere di agire, capaci di reagire - Informazioni QUI

7/8 marzo - Bergamo - Donne sull'orlo di una crisi di... - Informazioni QUI

7/8 marzo - Napoli - Niente per cui festeggiare, molto per cui lottare - Informazioni QUI

7/8 marzo - Roma - Unite contro la violenza - Informazioni QUI

8 marzo - Taranto - Presidio contro la violenza sulle donne - Informazioni QUI

8 marzo - Palermo - Il nostro corpo non è un campo di battaglia - Informazioni QUI

8 marzo - Palermo - Non è un paese per donne - Informazioni QUI

8 marzo - Vicenza - Donne in piazza contro la base - Informazioni QUI

Per tutte le altre iniziative potete visitare il sito di Controviolenzadonne.org oppure Zeroviolenzadonne.it

Credo proprio di aver concluso. Buon 8 marzo di lotta a tutte!

"Cosa si può fare quando chi ha potere abusa di chi non ne ha? Almeno farsi avanti, e gridare forte la verità. Farsi avanti per se stessi, farsi avanti per gli amici, farsi avanti anche se si è da soli". E’ uno dei passaggi più significativi di North country - storia di Josie, film fortemente voluto dall’attrice Charlize Theron che interpreta la parte della prima donna che fece causa negli Stati Uniti per molestie sessuali alla miniera dove lavorava, creando così un precedente per l’introduzione nell’ordinamento nordamericano delle class action, (le azioni di categoria) incentrate sui diritti sessuati.

I fatti sono del 1989, ma ciò che il film racconta è cronaca di oggi: il sessismo in un microcosmo lavorativo tutto maschile, i pregiudizi nei confronti di una giovane madre single, la diffidenza e la mancanza di solidarietà da parte dei colleghi, e soprattutto delle colleghe, la solitudine di chi per prima alza la voce nei confronti di abusi che non sono riconosciuti come tali.

La protagonista ha anche un figlio adolescente, avuto in seguito ad uno stupro da parte di un insegnante, quando era appena sedicenne, e come di consueto c’è chi avanza il dubbio che lei se la sia cercata. L’avvocato, che si chiede come ci si possa difendere dagli abusi dice in modo diverso quello che la womanist femminista nera Alice Walker scrisse a proposito della condizione delle afroamericane ne Il colore viola: "Le persone spesso cedono il loro potere pensando di non averne affatto".

E’ proprio questa la sensazione che lasciano i due incontri, che fanno parte di un percorso più ampio di formazione sulla differenza di genere in alcune scuole genovesi, finanziato nell’ambito del progetto Rigenera. Che molti giovani non sappiano il potere che hanno, che non siano stati formati ed educati alla possibilità di fare scelte, e che le uniche strade per dirsi siano quelle più facili, violente e di superficie.

Una delle scuole del progetto è il Bergese, Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri e Turistici, circa 700 giovani lo frequentano nella popolosa delegazione di Sestri Ponente. La scuola è attivissima, ero già stata lì per l’esame finale delle ultime classi, che nel caso dell’alberghiero è una cena completa, un’occasione speciale ed emozionante nella quale tutte le future e i futuri maturandi si cimentano in sala con l’armamentario che sarà il loro futuro lavoro: il servizio, l’abbigliamento e la postura, la cucina, l’attenzione verso i commensali. Il progetto Rigenera prevede incontri con alcune classi, e la scelta è quella di servirsi di un film da vedere insieme per entrare direttamente nel tema della violenza maschile contro le donne, per provocare reazioni e dibattito tra ragazze e ragazzi.

Così come in altre scuole salta subito all’occhio che non ce la fanno a stare fermi e attenti per più di pochi minuti: il fatto di non separarsi mai né dal cellulare né dall’ipod, e l’essere abituati alle interruzioni in tv sembra avere indotto una mutazione antropologica rispetto alle generazioni precedenti. Molti insegnanti mi confermano che la percentuali di disturbi dell’attenzione è altissima.

Con le quarte (sono circa una sessantina) la scintilla scocca ancora prima del film: quando cito le cifre sulla violenza e le molestie in Italia e nel mondo un ragazzo salta su come una molla: "Va bene parlare di stupro, però le ragazze a volte esagerano. Non mi va bene che se, per esempio, io bevo un po’ una sera, incontro una anche bevuta, e poi dopo succede qualcosa, al mattino lei venga fuori con la storia che l’ho stuprata." Ci siamo. Una ragazza, seguita da altre, risponde arrabbiata al compagno: il fatto di avere alzato il gomito non giustifica il saltare addosso ad una ragazza, perché un ragazzo è più forte fisicamente e può imporsi. Butto lì anche la questione dell’abbigliamento: essere provocanti e svestite è un’attenuante per il violentatore? Su questo si dividono quasi nettamente: le ragazze rivendicano il fatto di potersi vestire come vogliono, (tranne una minoranza che sostiene che se ti metti troppo in vista te la vai a cercare, e si prendono un lieve applauso da parte di un gruppetto di maschi), mentre i ragazzi, tranne uno, si descrivono come ’più animali’ delle femmine, e quindi incapaci di trattenersi. La deriva parte da qui, dalla convinzione che comunque esista una ’naturale’ predisposizione del maschio all’incontinenza istintuale: hanno solo sedici, diciassette, anni e già sono certi che maschile sia sinonimo di pulsione sessuale selvaggia.

Attenzione: quando passo all’ovvia conclusione, che cioè stanno dicendo che tutti gli uomini sono potenziali violentatori, ecco che non ci stanno. Nonostante le cifre che ho fornito siano lì, scritte su un grande foglio bianco, e inchiodino gli uomini italiani in grande maggioranza su quelli stranieri, (e gli uomini della cerchia familiare più di quelli sconosciuti) come autori abituali degli abusi scatta la ribellione. No, non è vero: gli stupratori sono gli altri. Rumeni, albanesi, di certo non gli italiani, non quelli ’come loro’ sono i veri violenti.

Dopo il film, che dice con chiarezza che sulla violenza contro le donne c’è spesso una tacita connivenza della comunità, scatta in classe la difesa del territorio.

Ecco le motivazioni: intanto il film è ’vecchio’ (la vicenda è del 1989, il film è stato girato nel 2005). Poi la violenza che racconta è esagerata, e ora non è più così, le donne lavorano dappertutto, non c’è più discriminazione. "Lo sa cosa ci vuole per rimettere le cose a posto? - dice a voce alta uno dei ragazzi più chiacchieroni, la faccia pulita e infantile. Più armi, pena di morte e castrazione, ma non quella chimica, quella fisica, magari in piazza, così, per dare l’esempio".

La matassa è intricatissima: stupro, sicurezza, razzismo, violenza generale, paura, odio, impotenza si intrecciano, in un mix reso ancora più micidiale dall’assenza di informazione e di approssimazione mediatica.

Il giorno dopo ci sono le quinte. Anche qui la prima reazione è di difesa: nel film si parla di Stati uniti, c’è la miniera di mezzo, certo che non è un posto da donne, e comunque ora tutto è tranquillo nel mondo del lavoro. Quando accenno al fatto che oggi, in Italia, ci sono aziende che fanno firmare alle giovani donne dichiarazioni nelle quali loro si impegnano a non restare incinte pena il licenziamento si ammutoliscono, così come cala il silenzio quando snocciolo i numeri della violenza in famiglia.

L’impressione è che, se si riesce a fare fermare quel tanto che basta la loro attenzione sulla materialità e concretezza dell’argomento, se il parlare delle relazioni tra uomini e donne passa dalla lontana teoria alla pratica dei loro rapporti, dei loro corpi, allora la musica cambia. Una ragazza con grande coraggio racconta che un fidanzato la riempiva di lividi, e che per molto tempo, dopo la rottura lui l’ha perseguitata. La reazione dei compagni è quasi unanime: quello non era normale. Però, grattando sotto la superficie, ecco che riemerge l’adagio dell’animalità maschile: in fondo bisogna capire che i maschi sono più reattivi, e quindi uno schiaffo ci può stare, la gelosia è brutta ma è anche sintomo di attaccamento, l’amore non è bello se non è litigarello, le donne dicono spesso no con la bocca ma in fondo un po’ bisogna forzarle. Hanno diciotto, vent’anni ma esprimono concetti analoghi a quelli dei loro nonni.

E’ un antico, raggelante ritornello: le donne sono una fortezza da espugnare, gli uomini degli arieti che a testa bassa partono e non si possono fermare.Del resto se la loro formazione ai sentimenti e alla sessualità resta dominata dalla televisione della De Filippi e dai telefilm perché stupirsi? Almeno questa scuola sta provando a intercettarli, ma quante sono le scuole in Italia dove questo accade?

Monica Lanfranco

da Il Paese delle donne online

Messo in luce da wonderely alle 19:47 di martedì, 03 marzo 2009


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (2) | commenti (2) (popup)
Argomenti trattati nel post: molestie, maltrattamenti, indifferenza, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , aggressione, stereotipi, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere