*Chi sono*

*Sul blog*

*Bacheca*

*Click*

*Letture*

*Scelti da me*

*Argomenti*

*Documenti*

*Associazioni*

*Femminismo & Co*

*Siti Amici*

*Archivio*

*About*

*Credits*

In questo post voglio proporre un bellissimo articolo, scritto dall'avvocatessa Barbara Spinelli, di cui avevo già parlato l'estate scorsa, presentando il suo libro, dal titolo "Femminicidio". È un articolo, a mio parere, condivisibile sotto tutti i punti di vista, che illustra in modo chiaro ed esauriente la situazione femminile in Italia e la strumentalizzazione politica di un tema delicato come la violenza sulle donne. Segnalo a chiunque lo voglia visitare il blog di Barbara Spinelli, disponibile QUI. Non spreco ulteriori parole, ma lascio a tutti la possibilità di leggere.


Maschi, italiani, la vera emergenza siete voi che legittimate e riproducete la cultura dello stupro.

 


di Barbara Spinelli

A seguire l’ennesimo stupro, immancabilmente i politici e i notabili di turno si sentono in dovere di ripristinare l’equilibrio violato: da bravi patriarchi tuonano nei microfoni e sulle pagine di giornali, promettendoci sicurezza e che giustizia sarà fatta, che ci proteggeranno. Una logica subdola, che paradossalmente rimarca quegli stessi istinti alla base dello stupro: la folle idea che il maschio possa “dominare” sul corpo della donna, farne oggetto delle proprie volontà, mero strumento per la realizzazione dei propri desideri….erotici, ma anche politici (vedasi le dichiarazioni di Berlusconi, sul corpo di Eluana che…può anche riprodurre!).
L’immaginario collettivo sulla violenza sessuale costruito da politici e giornalisti ci propone una donna vittima e un aggressore “mostro” figlio di una barbara cultura, oppure, più raramente, un uomo “normale”, “di buona famiglia”, trasformatosi in mostro in preda ai fumi dell’alcol o della droga. Così i giornali li raccontano, così i criminali sessuali sono entrati nell’immaginario collettivo.
Il discorso pubblico sulla violenza sessuale degli uomini sulle donne è mistificatorio. L’obbiettivo è deviare l’attenzione: o sul presunto bisogno di protezione della donna, o sulla necessità di “lotta ai non luoghi della città” -seguendo le affermazioni di Zingaretti sui fatti di Guidonia-.
La risposta politica è più sicurezza, maggiore controllo del territorio.
Questo approccio è devastante: cancella l’aggressore “in quanto uomo”, cancella la realtà statistica che conferma che la maggior parte degli stupri, delle molestie, delle violenze fisiche e psicologiche, avviene tra le mura domestiche, per mano di coniugi, amici, parenti. Perché questo ci insegna la cronaca delle ultime settimane: se è il rumeno o l’extracomunitario a stuprare ha commesso un crimine e quindi va punito ed espulso; se invece è lo stimato professore di scuola media ad avere abusato sessualmente di una sua allieva, può riservarsi di non rispondere al Gip ed alle “accuse” della ragazza che trova il coraggio di denunciare; se è il ragazzino di una “famiglia perbene”, annebbiato dai fumi di alcool e droga, la vittima lo vuole pure conoscere, lo possiamo perdonare.
In questa isterica rappresentazione collettiva in chiave tragica del dramma dello stupro, sfuma la figura dell’aggressore, maschio, e la lucidità della sua scelta criminale predatoria, per lasciare spazio alla ferocia di un mostro straniero, tossico, alcolizzato, con disagi psicologici, con problemi esistenziali. Rappresentato il dramma, la ricerca del lieto fine ce la offrono politici e opinion man nostrani e di buona volontà, che fanno a gara per mettere a suo agio la vittima di turno, per offrirle un lavoro precario da due lire per tirare avanti, e per tranquillizzare le altre donne spaventate promettendo vigorosi militari a guardia delle strade e sguinzagliati in giro alla ricerca di nomadi e clandestini. Il tutto, mentre l’opposizione punta il dito evidenziando, nonostante la destra al Governo, il “crescere dell’insicurezza”.
E’ chiaro che se la storia puntualmente viene costruita lasciando nella penombra la donna, nella parte della vittima che piange sulla sua disgrazia, e puntando i fari sul protagonista cattivo, lo straniero, e l’eroe buono, il politico-poliziotto italiano che, a stupro compiuto, arriva a gestire la situazione e ripristinare l’ordine, la morale è una scontata richiesta di tolleranza zero e controllo sociale. Si innesca una reazione pubblica di xenofobia e intolleranza nei confronti di clandestini e stranieri, la violenza sulle donne diventa un problema di ordine pubblico, e viene raccontata e condannata solo nel momento in cui si consuma in luoghi aperti e per mano di estranei malintenzionati.
Diventa in questo modo impossibile una riflessione collettiva contro la violenza sulle donne come problema culturale, e addirittura la rappresentazione del problema della violenza sulle donne in termini di “rischio di stupro da parte di estranei in luoghi insicuri” riesce a creare più allarme sociale delle statistiche, che invece rappresentano come rischio dominante quello di violenza in famiglia e molestie sessuali da parte di partner, parenti e conoscenti.
Così, mentre le donne silenziosamente continuano a convivere con traumi domestici quotidiani, a subire ricatti sessuali sul lavoro e ammiccamenti osceni per strada, la stampa e i politici continuano a parlare di mostri.
Come se lo stupro, in casa o per strada, non fosse frutto di una cultura patriarcale, pornograficamente fallocentrica, che vuole la donna disponibile, oggetto sessuale che sorride ammiccante dai grandi cartelloni pubblicitari sulle strade, dalle riviste dei giornali, dai reality, dal Parlamento, sempre disponibile a ruoli servili, gratis in casa e sottopagate fuori.
In Italia stuprare una donna è reato, ma la “cultura dello stupro” non solo è moralmente lecita, soprattutto è socialmente e simbolicamente dominante.
Incombe dai megacartelloni pubblicitari della Relish, pesa come un macigno nelle battute di Berlusconi, da quella sulle precarie che vorrebbe sposate a suo figlio, a quella delle belle donne con il soldato di scorta, a quella – forse involontaria ma non per questo meno inquietante- sulle capacità riproduttive di Eluana, corpo vuoto vincolato a una mera funzione biologica, che solo per stupro potrebbe dare vita.
Vince anche economicamente, la cultura dello stupro, aumentando le tirature dei giornali che si perdono nel disquisire su seni rifatti e propongono nei loro siti fotogallery di donne da calendario.
Forse non è questa la vera emergenza, il monopolio maschile del discorso pubblico, l’accondiscendenza collettiva al gioco perverso degli ammiccamenti fallocratici di vecchi tombeur de femmes, il silenzio collettivo degli uomini “normali” sulle loro responsabilità, l’incapacità di cogliere che la matrice dello stupro sta proprio nel sessismo, in una cultura che esclude dalla soggettività politica le donne e le relega al ruolo passivo di sedotte e seduttrici, donne per bene e donne male, destinatarie in ogni caso di politiche di controllo sociale volte alla disciplina del loro utero, sia esso come strumento di maschio piacere o come strumento di maschia preservazione della specie?
L’interesse marginale (o la non menzione) che la stampa nazionale riserva alle notizie di “normali” anziani cittadini italiani che stuprano le badanti, “normali” professori italiani che stuprano le alunne, “normali” figli italiani che uccidono madre e sorella, “normali” zii italiani che stuprano le figlie della sorella con cui viveva in casa, (giusto per citare notizie pure di questi giorni) ci dimostra che la “normalità” dello stupro –confermata dalle statistiche, ripeto- è un tabù.
E questo silenzio assordante, questa rimozione del problema, è essa stessa un femminicidio simbolico, politico, ideologico, che si ripete ad ogni atto di violenza di un uomo sulla donna, e si rinvigorisce attraverso provvedimenti, leggi e sentenze che di questa stessa cultura si nutrono, giustificandola e riproducendola.
Siamo un Paese governato da maschi ipocriti e moralisti, donne asservite alle logiche dominanti, dove governati e governate sono silenti.
E’ questo silenzio ipocrita e moralista che consente il femminicidio, perché legittima la cultura familista e quella dei cinepanettoni, impedisce lo stanziamento di fondi per politiche di promozione dei diritti delle donne, di informazione e ausilio per scappare dalla violenza, e favorisce invece politiche securitarie, di controllo e gestione maschile del territorio, della sessualità, della maternità, della produttività lavorativa stessa delle donne, depotenziandone il ruolo, marginalizzandone il pensiero, impedendone l’effettiva autodeterminazione ed il protagonismo politico e culturale.
E’ un femminicidio perché la quotidiana discriminazione di donne e lesbiche continua nell’impunità collettiva, tacitamente accettata, culturalmente favorita.
Se il maschio italiano non si interroga sulle proprie responsabilità e non si ripensa nella sua umanità, dismettendo le logiche di dominio patriarcale fino ad oggi fatte sue, questa sì rappresenta una vera emergenza.
Se noi donne e lesbiche continuiamo a tacere su questo, la normalità dell’emergenza ci seppellirà, “in quanto donne”.


La foto si intitola "L'evoluzione dell'uomo" e viene da QUI.
Messo in luce da wonderely alle 12:40 di mercoledì, 11 febbraio 2009


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (14) | commenti (14) (popup)
Argomenti trattati nel post: uomini, molestie, libertĂ , indifferenza, barbara spinelli, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, la mia opinione, paritĂ , femminicidio, uxoricidio, discriminazione sessuale, violenza di genere

Guardate bene questo manifesto:

ovviamente, questa immagine ha scatenato numerose polemiche.

Oggi l'ANSA riporta la notizia:

MILANO - Una donna nuda stesa su un materasso bianco nella posa della crocifissione. Per la giornata mondiale contro la violenza sessuale, il Telefono Donna ha scelto un'immagine shock che a Milano, pero', rischia di restare nei magazzini invece di finire sui pannelli di affissione. L'assessore all'Arredo Urbano del Comune, Maurizio Cadeo, ha infatti annunciato che cerchera' in tutti i modi di impedire che il manifesto di Telefono Donna finisca sulle strade.

 ''Faro' tutto quanto e' in mio potere - ha affermato - per evitare l'affissione del manifesto, di cui contesto il messaggio, che lede il sentimento religioso dei cittadini''. La donna raffigurata nel manifesto, che dovrebbe finire su 500 spazi di pubblica affissione del Comune, ricorda inequivocabilmente il Cristo in croce e sopra il drappo che le copre le parti intime campeggia la scritta: ''Chi paga per i peccati dell'uomo?''. ''Chiediamo all'associazione di ritirare il manifesto - ha attaccato Carlo Fidanza, capogruppo di An a Palazzo Marino - perche' una giornata cosi' importante non deve essere svilita da una provocazione del genere''.

Io mi chiedo: il manifesto è davvero blasfemo o le persone vogliono nascondersi dietro a finte scuse?

Dà così fastidio vedere una donna nuda, in croce, che ha subito violenza? Dà così fastidio chiedere chi pagherà per questi odiosi crimini? A quanto pare sì. Dà fastidio, molto. Perché di certi argomenti è meglio non parlare, certi argomenti sono scomodi e soprattutto sono fatti privati.

Una donna violentata o picchiata fa impressione e, se proprio vogliamo interessarci all'argomento, non dobbiamo mai e poi mai mostrare la realtà dei fatti, ma solo citare quattro dati statistici per dimostrare che il problema esiste e poi non facciamo nulla per risolverlo. Parliamoci chiaro, quattro dati ci scivolano addosso: non sono i numeri a dimostrare il dolore e la disperazione. Sono le testimonianze, e perché no le immagini, che DEVONO colpire e farci rendere conto della GRAVITÀ delle violenze.

Ben venga questo manifesto: finalmente un'immagine che tocca perché è potente e fa capire come davvero si sente una donna che subisce violenza. NUDA, ovvero spogliata della sua dignità e della sua libertà. Non è niente di provocatorio, non è niente di blasfemo...è semplicemente la VERITÀ.

Che, a quanto pare, dà ancora fastidio a molti.

Per un manifesto di denuncia si può trovare da ridire, ma nessuno sente lesa la sua "sensibilità religiosa" nel vedere appesi per tutte le strade manifesti pubblicitari, in cui il corpo femminile viene sfruttato per vendere prodotti. Nessuno si indigna nel vedere in televisione vallette a destra e a manca per mostrare le loro grazie...Quando si tratta di questo, nessuno si sente offeso nella sua sensibilità.

Quando invece bisogna parlare di argomenti seri e denunciare atti orribili, che nel nostro mondo "civile" milioni di donne subiscono ogni giorno, allora cambia tutto, e si inizia con le solite insulse polemiche ipocrite e stupide...



Ricordo l'appuntamento:

Messo in luce da wonderely alle 20:43 di venerdì, 14 novembre 2008


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (23) | commenti (23) (popup)
Argomenti trattati nel post: date importanti, censura, libertĂ , maltrattamenti, cattolicesimo, indifferenza, denuncia, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, la mia opinione, paritĂ , 25 novembre, femminicidio, violenza di genere, manifesto antiviolenza, iniziative femministe

In questo post ho deciso di dare spazio ad un bellissimo libro che ho letto, su cui ho preparato una breve presentazione. Non vi anticipo nulla: spero che vi possa essere utile il mio elaborato .


Femminicidio è un libro a carattere informativo, scritto da Barbara Spinelli, praticante avvocato, che collabora con i Giuristi Democratici a livello nazionale ed internazionale e con la Rete Femminista. L’autrice vuole raccontare le origini e la storia del termine, che in Italia troppo spesso è bistrattato o ignorato nel suo vero significato.  Femminicidio infatti non è come si potrebbe pensare un semplice omicidio di donna, ma un concetto che include  tutte le forme di  violenza e  discriminazione basate sul genere.  

Il libro si apre con una breve Premessa in cui la scrittrice definisce il femminicidio come la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale e normativa che le donne subiscono in quanto donne, perché non rispettano il ruolo sociale imposto loro da una società patriarcale.

L’opera si presenta divisa in cinque capitoli che analizzano pagina dopo pagina diversi aspetti, tutti inerenti all’argomento trattato, ovvero il femminicidio.

Nel primo capitolo ci si sofferma sulle origini dei  due termini “femmicidio” e “femminicidio”. L’autrice, documentando le prime volte in cui il termine è stato utilizzato, ricostruisce i due concetti così come ideati da Diana Russell e da Marcela Lagarde, spiegandone le diversità e riportando i vari dibattiti che studiose femministe in tutto il mondo hanno fomentato.

Nel secondo capitolo si inizia a parlare del riconoscimento sociale del femminicidio, di come le donne hanno fatto proprio questo termine per esprimere la propria soggettività in una società patriarcale, citando nello specifico come siano stati proprio i movimenti di donne nati in America Latina, che si battevano duramente contro la violazione dei propri diritti umani, ad adottare per primi questo termine per denunciare le violenze e le discriminazioni che subivano in quanto donne. Si racconta anche del ruolo importante svolto dalle organizzazioni a sostegno delle vittime, e del loro rapporto con gli organismi internazionali a tutela dei diritti umani, che ha reso possibile la raccolta dei dati, e dunque ha consentito di far conoscere le reali caratteristiche del fenomeno, e quindi di combatterlo.

Nel terzo capitolo si analizzano il femmicidio e il femminicidio come categorie criminologiche di indagine, soffermandosi sulle indagini dei femminicidi in America Latina, sull’impunità di molti crimini contro le donne e sulla diffamazione delle vittime.

Il quarto capitolo descrive, invece, il riconoscimento giuridico del femminicidio con l’introduzione del reato di femminicidio e l’emanazione di leggi per combattere il fenomeno in America Latina: l’autrice ci fa capire come il dibattito sia stato arduo e la lotta delle donne sempre più dura e tenace.

L’ultimo capitolo ci riguarda più da vicino, perché si occupa del dibattito italiano ed europeo in merito al riconoscimento politico e giuridico del femminicidio. Si rimarca come spesso il termine venga sminuito, canzonato o definito “invenzione delle femministe” e si ignori completamente la storia che questo neologismo si porta appresso e tutta la sua portata rivoluzionaria.

Il libro si conclude con delle bellissime riflessioni sulla differenza di genere e sul riconoscimento di questa differenza, non come discriminazione di un genere verso l’altro, ma come esaltazione di peculiarità che possono portare ad una nuova società in cui entrambi i generi si riconoscano a vicenda e abbiano l’uno il rispetto per l’altro.

Consiglio a tutti la lettura di questo libro in cui i concetti vengono spiegati chiaramente e senza la possibilità di fraintendimenti. La storia dei dibattiti, delle lotte delle donne e del conio del termine “femminicidio” viene ripercorsa con grande scrupolosità e l’ausilio di opere scritte da diverse studiose femministe. Si può avere una panoramica mondiale di questa lotta per l’emancipazione e la libertà che è partita dall’America Latina e si è in seguito estesa a tutto il mondo.

È un libro che offre diversi spunti di riflessione per rendersi davvero conto di cosa sia la violenza sulle donne, per uscire dall’ignoranza, dal pregiudizio e dalla disinformazione che riguarda purtroppo il riconoscimento di questo crimine a livello europeo.

È un libro coraggioso, ben scritto e suddiviso che merita di essere letto perché soltanto la conoscenza può rendere davvero liberi.


Vi lascio infine un link dove potrete trovare ulteriori informazioni e la bibliografia, con la speranza che possa raggiungere ed informare più persone possibili.

Autore: Barbara Spinelli
Titolo: Femminicidio - Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale
Editore: Franco Angeli
Anno: 2008
Luogo: Milano

Messo in luce da wonderely alle 10:24 di sabato, 26 luglio 2008


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (11) | commenti (11) (popup)
Argomenti trattati nel post: libri consigliati, dati, leggi, libertĂ , barbara spinelli, notizie nazionali, notizie internazionali, la mia opinione, paritĂ , stereotipi, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere

Vi ricordate tutti la famosa lettera della Carfagna in cui parla di violenza domestica dicendo che la famiglia è un luogo sicuro e tutte le altre palle? Bene, a questa lettera sono stati lasciati molti commenti (io ne ho lasciati due esprimendo il mio più totale dissenso e chiedendole di dimettersi): alcuni però sono davvero esilaranti, quindi ci tengo molto a confutarli tutti, perché non è possibile giocare su un argomento così delicato come la violenza sulle donne. Prima di iniziare però ci tengo a fare una precisazione:

Questo post è dedicato SOLO ED ESCLUSIVAMENTE a chi dice e pensa ste stupidaggini, ai maschilisti di merda e a tutti gli uomini che si sono permessi nella loro vita di far del male a una donna.


Mi dispiace alzare i toni, ma in questi casi è INEVITABILE. Iniziamo:

 

Il Governo ha fatto bene ad eliminare i fondi per i "centri antiviolenza",per la quasi totalità dei casi queste organizzazioni pagate con i soldi della collettività sono esclusivamente una copertura per i ricatti sessuali e una fonte di guadagno per molte nullafacenti (nulla togliere agli stupri reali naturalmente ).
E' ORA DI FINIRLA CON QUESTA FARSA DEI "DIRITTI DELLE DONNE", le donne non sono al centro del mondo.
Sarebbe ora, quindi, che scendessero anche giù dal piedistallo in quanto in questa società ci vivono anche gli altri che spesso non sono neanche considerati.
Al di la di atteggiamenti lobbystici, quindi, non sarebbe il caso di considerare anche leggi che difendano per esempio i "DIRITTI DEI PADRI SEPARATI", o "IL DIRITTO DI DIFESA DELLA PERSONA UOMO O DONNA CHE SIA" punendo in modo esemplare non solo lo stupratore, ma anche le donne che usano la scorciatoia "del sesso" o intentano "finte molestie" per ricattare oppure farsi mantenere dal prossimo ????

ANDREA BIANCHI

Cominciamo dai centri antiviolenza perché in questo commento sono state fatte affermazioni che assomigliano più a delle calunnie. I centri antiviolenza aiutano DAVVERO le donne maltrattate (E NON SI TRATTA SOLO DI STUPRI!!!!). Questi centri le hanno sapute accogliere e dar loro una protezione, quando tutti gli altri gli hanno voltato le spalle. Le parole di questo “signore” sono una GRANDISSIMA OFFESA per tutte le persone che in quei centri ci lavorano ogni giorno. A tutti quelli che dicono o pensano queste cose vorrei proprio dire: Non buttate merda sul lavoro e l’impegno degli altri perché non avete niente di meglio da dire e perché siete dei frustrati maledetti.

Mi sembra sacrosanto che anche i padri separati debbano avere dei diritti, ma non capisco perché i diritti delle donne diventino una farsa: cosa c'entra una donna maltrattata con un padre che non può vedere i suoi figli? Anche la punizione per ogni reato è OVVIA: come ho sempre detto, qualsiasi violenza deve essere punita, non solo quella sulle donne. Le femministe lottano per i diritti delle donne, ma mica sono cieche per tutto il resto!

Lo sappiamo anche noi che ci sono delle donne che si inventano molestie e ricattano gli uomini: per fortuna le fette di salame sugli occhi non le abbiamo e infatti per queste stronze è più che logico chiedere una punizione adeguata! Ma non è giusto che per colpa di queste qui ci debbano andare di mezzo tutte le altre che soffrono veramente e che subiscono VERAMENTE stupri e violenze.

E poi chi si è messo sul piedistallo? Di certo non le femministe. Sul piedistallo ci stanno da sempre le persone che non meritano di starci, come per esempio la (dis)onorevole Carfagna. Vediamo come una donna che subisce violenza sta sul piedistallo: è già tanto se riesce a mandare in carcere il marito, figuriamoci se può permettersi di stare sul piedistallo. Vediamo come una donna violentata sta sul piedistallo, con tutta la sofferenza che si porta dentro! Ma andiamo avanti, il “bello” deve ancora venire…



BRAVA MINISTRA CARFAGNA,
SONO D'ACCORDO CON LEI NEL SOSTENERE CHE OCCORRE UNA POLITICA A SOSTEGNO DELLA FAMIGLIA, E SOPRATTUTTO A SOSTEGNO DEL RISPETTO E DELLA VALORIZZAZIONE RECIPROCA TRA MASCHI E FEMMINE.

NEGLI ULTIMI DECENNI, I RAPPORTI TRA I GENERI SONO PEGGIORATI CON LA COMPARSA DEL FEMMINISMO. LE FEMMINISTE CON IL LORO ATTEGGIAMENTO EGOCENTRICO E DENIGRATORIO HANNO ROVINATO LA NOSTRA CIVILTA A COMINCIARE DALLA FAMIGLIA E DAI RAPPORTI INTERPERSONALI IN QUANTO IL LORO ODIO VERSO IL GENERE MASCHILE SI MANIFESTA CON IL DIVORZIO E L'ABORTO. LE FEMMINISTE HANNO CREATO LEGGI APPOSTA X FAVORIRE LORO STESSE ED ARRICCHIRSI A SPESE DEL PROSSIMO. CREANDO PROFONDO DISAGIO A DONNE E UOMINI CHE CREDONO NELLA FAMIGLIA E NEL RISPETTO RECIPROCO.

DOPO DECENNI DI POLITICA DI SINISTRA DOBBIAMO LIBERARCI DI QUESTO CANCRO SOCIALE

ANDREA BIANCHI

Le femministe sono un cancro sociale? Se una donna chiede diritti e parità diventa un cancro sociale? Una donna che non vuole essere relegata al ruolo di madre e moglie, una donna che non vuole subire violenza in famiglia è un cancro sociale? Una donna che vuole il divorzio è un cancro sociale? Gli uomini il divorzio non lo chiedono mai? Ma che razza di cazzate sono queste? 
Sapete quali persone sono un vero e proprio cancro sociale? Quelle come la Carfagna, che difendono la famiglia, sapendo bene che è il luogo in cui avvengono le peggiori violenze contro le donne. Sono le persone che davanti a una donna violentata hanno il coraggio di dire “se l’è cercata”. QUESTI SONO VERI E PROPRI CANCRI SOCIALI!

Le femministe vogliono arricchirsi a spese del prossimo? Ma questo da che pianeta viene? L’ha studiata un po’ di storia del femminismo oppure (come sempre) si basa su stupidi pregiudizi? Le femministe sono state le prime a pretendere di avere le stesse opportunità degli uomini, a pretendere di LAVORARE ed essere INDIPENDENTI! Il vero femminismo non vuole sottomettere gli uomini (perché sarebbe una violenza anche questa) e soprattutto non odia il genere maschile! Quante volte lo dobbiamo ripetere? Noi odiamo i maschilisti e lasciatemi dire che c’è una bella differenza tra uomo e maschilista (di merda). Se vogliamo parlare di quelle che si approfittano e vogliono arricchirsi, parliamone, ma non diciamo che sono femministe: quelle stanno proprio agli antipodi del femminismo!

E poi basta con sta storia dell’aborto: avete stancato! Una donna non va ad abortire perché si diverte. Una donna soffre tremendamente nel decidere di abortire. Ma chi vi credete di essere per sputare tutte queste sentenze, per parlare ancora prima di conoscere? Cosa ne potete sapere voi di quello che prova una donna che abortisce? Un bel niente! Quindi non permettetevi di dire cazzate colossali. Avete visto che fine ha fatto il vostro tanto amato Ferrara? Per fortuna in tanti si sono accorti che è solo un falso ipocrita. Il teatrino della difesa della vita non attacca! Sul palcoscenico tutti sorridenti per difendere la vita, dietro le quinte le donne muoiono per gli aborti clandestini. Avete stancato con tutta questa ipocrisia! Cito qui una frase bellissima delle femministe inglesi riguardo l’argomento: “Il 77% degli antiabortisti sono uomini, il 100% di loro non resterà mai incinta”. Detto questo, detto tutto. E ora l’ultima oscenità:



IL NOSTRO PAESE SI STA RIEMPIENDO DI PROSTITUTE,
IN QUESTI GIORNI A TARANTO I CARABINBIERI HANNO ARRESTATO MADRE E FIGLIA X AVER E TENTATO DI ESTORCERE DENARO AD UN UOMO CON LE MOLESTIE SESSUALI. QUANDO NON CI RIESCONO, MOLTE SI FANNO METTERE INCINTA DAL PRIMO CHIUNQUE E TI RICATTANO DIETRO I FIGLI, OPPURE UTILIZZANO IL DIVORZIO.
DI STORIE SIMILI NE ESISTONO UN INFINITA', E MALGRADO CIO' VOI SIETE ANCORA QUA' AD ALIMENTARE QUESTO CLIMA DI CACCIA ALLE STREGHE CONTRO I MASCHI E A PARLARE DI DONNE MALTRATTATE?????
LA REALTA' VOI LA IMPONETE AL PROSSIMO SOLO COME LA VOLETE VOI....
MA VERGOGNATEVI....
BIANCHI ANDREA

Bene, forse questo …(non mi esprimo) non lo sa che tantissime prostitute sono OBBLIGATE, SCHIAVIZZATE E COSTRETTE a prostituirsi??? Come sempre la colpa è delle prostitute (che addirittura sarebbero un pericolo per la moralità) e non dei clienti o degli sfruttatori: e no, loro sono uomini e hanno i loro bisogni! FATEMI IL FAVORE! E poi di nuovo, come sempre, si nega la violenza sulle donne dicendo che ce ne sono altre che commettono reati. LO SAPPIAMO BENISSIMO! Ma sono due cose nettamente diverse! Non si può negare la violenza sulle donne in questo modo. Per colpa di donne disoneste non ci possono andare di mezzo tutte le altre! E la stessa cosa vale per gli uomini: per colpa di maschilisti violenti non ci possono andare di mezzo tutti gli altri, che non si permetterebbero MAI E POI MAI di mettere le mani addosso a una donna. Non c’è nessuna caccia alle streghe contro i maschi: ma li vedete i fatti o no? Non ci inventiamo niente! Non stiamo distorcendo la realtà! Manipolano la realtà le persone che fanno credere che solo gli stranieri stuprano e gli italiani sono dei santi o le persone che dipingono la famiglia come un luogo sacro e sicuro, senza vedere che è proprio lì che avviene la maggior parte delle violenze sulle donne! Così si distorce la realtà!


Io sono allibita: quest’uomo (e tutti quelli come lui!!!) dovrebbe VERGOGNARSI per le cazzate che ha osato scrivere. Io credo che queste parole siano di una GRAVITÀ estrema perché sono l’ennesima presa per il culo per le donne che subiscono violenza e anche per chi tutti i giorni le aiuta costantemente.

In Italia ogni giorno ci sono almeno 200 stupri VERI (non inventati per ricattare chissà chi), una donna su tre subisce violenza VERAMENTE e la maggior parte di queste violenze avvengono nel nucleo famigliare. Chi difende la famiglia si mette dalla parte della violenza, PUNTO E STOP. Le cose stanno così, la realtà è questa: che vi piaccia oppure no.

Ci sono donne che vengono prese a calci e pugni, stuprate in famiglia dai loro stessi parenti, basta picchiare o violentare per questi brutti bastardi. Tanto per sta gente di merda sopraffare una donna è semplice come bere un bicchier d’acqua. Siete solo dei vigliacchi: non siete capaci di sostenere un dialogo verbale e quindi vi mettete a picchiare perché solo così potete far valere le vostre schifosissime ragioni! Soltanto con le mani al collo o un pugno in faccia riuscite a parlare. Pensate di farvi valere e sottomettere una donna violentandola. SCHIFOSI PEZZI DI MERDA!

Se non siete capaci di riconoscere che una donna su tre subisce violenza perché non avete le palle per farlo, sono solo problemi vostri. C’è gente che è capace di vedere la realtà e lotta contro questi abusi, che sono considerati delle vere e proprie violazioni dei diritti umani (e non mi riferisco solo all’Italia ma a tutto il mondo)!

Non è normale picchiare una donna perché è tua moglie. Non è normale impedire a una donna di uscire e di vedere le amiche o i parenti perché è tua moglie. Non è normale minacciare di morte una donna perché è tua moglie. Non è normale violentare una donna perché porta la minigonna. Ok? Ficcatevi in testa che le donne NON sono proprietà degli uomini. Nessuna violenza perpetrata nei loro confronti è normale. Se un uomo si incazza e picchia sua moglie è un CRIMINALE (e notate bene che ci sono quelli che picchiano anche se non sono incazzati: picchiano perché gli piace farlo). Non è colpa della donna perché “chissà cosa gli ha detto” oppure “chissà cosa ha fatto”.

Basta con queste cazzate! Basta mancare di rispetto a chi soffre! Basta fare i maschilisti schifosi perché non avete niente di meglio da fare! Basta sputare veleno sui medici, gli psicologi e tutte quelle persone che aiutano le donne ogni giorno mettendoci tutta la solidarietà e la voglia possibili!

Noi donne non ci facciamo mettere i piedi in testa da quattro maschiacci violenti e presuntuosi che pensano di essere superiori soltanto perché sono nati con il pene.

Ne ho abbastanza di sta gente senza cervello che nega perfino l’evidenza piuttosto che ammettere la verità. Siete voi dei cancri sociali, non le persone che difendono i loro diritti e le loro libertà!

Ci sono donne che hanno pagato CON LA VITA il prezzo della libertà. Ammazzate per strada dagli ex mariti, ammazzate nelle loro stesse case davanti agli occhi impotenti e terrorizzati dei loro bambini, ammazzate perché volevano essere LIBERE dalla violenza. Picchiate, violentate, torturate e uccise perché donne e quindi ritenute inferiori.

A tutto c’è un limite. Qui il limite è stato di gran lunga superato.

LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA NON SI PRENDONO IN GIRO!

NON SI NEGA LA SOFFERENZA PERCHÉ VI FA COMODO!

IL CERVELLO CE L'AVETE! USATELO QUALCHE VOLTA!

Messo in luce da wonderely alle 11:43 di martedì, 17 giugno 2008


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (27) | commenti (27) (popup)
Argomenti trattati nel post: uomini, aborto, molestie, libertĂ , maltrattamenti, violenza domestica, prostituzione, stupro, notizie nazionali, violenza sessuale, la mia opinione, paritĂ , stereotipi, femminicidio, discriminazione sessuale, centri antiviolenza, violenza di genere

COMUNICATO UDI NAZIONALE                      

staffetta di donne contro la violenza

 

Vogliamo lottare contro la violenza sessuata e il femminicidio. Per farlo vogliamo dire CHI siamo, senza mettere distanza tra noi e le altre, perché non siamo né estranee né privilegiate e non pretendiamo che una donna sola faccia quello che tutte non riusciamo a fare: far smettere la violenza che tutte subiamo!

Il primo obiettivo è dunque di agire culturalmente per far smettere il femminicidio.

Vogliamo innanzitutto dire a voce alta che il mestiere più antico del mondo non è la prostituzione, ma lo stupro, è quello del violentatore.

Per questo vogliamo incontrarci con le donne, con tutte, ovunque, pubblicamente.

 

Per questo l'UDI indice una Staffetta di donne contro la violenza che partirà il 25 Novembre 2008, giornata internazionale contro la violenza alle donne, e si chiuderà esattamente un anno dopo, sempre il 25 novembre.

La staffetta partirà da Niscemi,  dove è stata assassinata Lorena.

E si chiuderà a Brescia, dove è stata sgozzata  Hiina.

 

Simbolo e testimone della Staffetta dell’Udi sarà un'anfora con due manici in modo che possa essere portata da due donne, a significare l'importanza della relazione per noi.

In ogni paese o  città  in cui la Staffetta passerà, le due donne che l’hanno avuta in consegna la consegneranno ad altre due, pubblicamente.

In ogni luogo dove la Staffetta passerà, le donne che si faranno carico del suo passaggio potranno imbastire iniziative pubbliche le più varie, seminari, dibattiti, mostre, proiezioni video, eccetera. 

Strada facendo, ogni donna potrà avvicinarsi e mettere nell’anfora un biglietto con i propri pensieri, denunce, parole o immagini.

 

Parteciperanno alla staffetta tutte le donne, dell’UDI e non, che daranno la loro disponibilità a udinazionale@gmail.com entro il 30 settembre 2008, in modo che si possa cominciare a costruire un itinerario nazionale.

 

La Staffetta sarà organizzata solo da donne singole o associazioni di donne - sono escluse rappresentanze di partiti - deve essere  un evento pubblico che ciascuna caratterizzerà come riterrà più opportuno e sarà autofinanziata.

 

Il sito dell’Udi – www.udinazionale.org - a partire dal novembre 2008, seguirà passo dopo passo la Staffetta, dando il resoconto delle iniziative svolte e l’appuntamento per quelle successive.

 

 

UDI - Unione Donne in Italia

Sede nazionale – Archivio centrale

via dell’Arco di Parma 15, 00186, Roma tel 06 6865884



Questo è il modulo da compilare e da inviare all'indirizzo email sopra scritto, se si vuole partecipare:


Richiesta di partecipazione staffetta di donne contro la violenza

 

 

Nome

 

Cognome

 

Indirizzo

 

 

 

 

Tel                                                      cell

 

e- mail

 

 

in rappresentanza di

 

Iniziativa che si intende realizzare, in breve:


Chiunque voglia partecipare è ben accetta!!! :)

Grazie dell'attenzione.

Messo in luce da wonderely alle 12:16 di sabato, 14 giugno 2008


permalink | Per partecipare lasciate i vostri | (popup)
Argomenti trattati nel post: comunicati stampa, date importanti, stupro, notizie nazionali, paritĂ , 25 novembre, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, iniziative femministe

In materia di violenza sulle donne, la ministra per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha detto la sua con una lettera al direttore del quotidiano “Repubblica”. Vi invito a leggere la sua lettera per intero cliccando qui: sul mio blog pubblicherò solo degli stralci per farvi capire quante cazzate può sparare una persona in meno di venti righe. Eccole:

il contesto familiare viene dipinto come un luogo buio e pericoloso per le donne. Mi sia consentito di dissentire.

La famiglia è il luogo in cui si consumano le peggiori violenze. L’80% delle violenze avvengono in famiglia. In Italia ogni due giorni muore una donna in famiglia, ma a quanto pare le fette di salame dagli occhi la Carfagna non le ha ancora tolte (oppure deve leccare il culo ai moralisti cattolici).

La famiglia, va ricordato, è anche un luogo di realizzazione per la donna, al pari del mondo del lavoro.

Lo sceglie la donna qual è il suo luogo di realizzazione, non deve di certo dirlo Mara Carfagna. Le donne devono essere tutelate indipendentemente dal fatto che abbiano una famiglia e dei figli. La famiglia è una libera scelta, non un obbligo.

divorzi, separazioni ed affidamento dei figli causano gran parte delle tensioni e dei reati realizzati all’interno della famiglia.

Davvero? Sa che ci sono donne che vengono picchiate dai mariti/compagni anche se non hanno mai azzardato l’ipotesi del divorzio? E poi questa sarebbe una giustificazione? Forse un uomo adulto un divorzio lo può anche accettare senza mettere le mani addosso alla moglie! Ci sono donne che trovano il coraggio di divorziare proprio per separarsi da uomini violenti, ma questo non le passa neanche per l’anticamera del cervello.

per concretizzare il principio di bigenitorialità garantito dalle convenzioni internazionali: il minore ha il sacrosanto diritto di avere un padre ed una madre. Un diritto per il minore che attraverso l’affidamento condiviso può divenire un’occasione in meno di scontro – se non di violenza - tra gli ex partner.

Certo, un minore ha diritto di avere un padre violento? Un padre che ammazzerebbe di botte la madre e non è detto che non lo faccia anche con i figli? Una donna si rinchiude in una casa rifugio con i figli per paura che suo marito la possa trovare e farla fuori, una donna scappa da casa per avere una vita migliore per se stessa e per i figli e questa ancora insiste sulla bigenitorialità? Non si rende neanche conto che talvolta sono i padri stessi ad ammazzare la moglie e i figli.

emerge drammaticamente il rifiuto da parte delle stesse che  preferiscono la strada del silenzio

Adesso è colpa delle donne…

Alla luce di questi dati, mi sembra doveroso intervenire al fine di rivedere, ripensare e rafforzare tali centri.

Cos’è l’ennesima presa per i fondelli? La ministra non sa che i fondi per i centri antiviolenza sono appena stati TAGLIATI??? Potete leggerlo tutti QUI.

Il mio obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità sarà quello di accelerare i tempi per l’approvazione del progetto di legge contro lo stalking

Insomma, per concludere, l’idea di una legge contro la violenza domestica neanche la sfiora…

Eccola qua la nostra Ministra per le Pari Opportunità!

Diciamo le cose come stanno: Mara Carfagna NON difende le donne, le prende in giro. Mara Carfagna può pure tornare a fare la valletta, a difendere i nostri diritti non la vogliamo, semplicemente perché non sa nemmeno cosa voglia dire la parola “donna” e “diritto”. Vogliamo una DONNA VERA alle Pari Opportunità!

O si trova una persona veramente adatta, oppure lo si elimini dai ministeri. Se deve essere gestito da un’incapace che prende per il culo la sofferenza delle donne maltrattate è meglio che non esista. Le vittime hanno bisogno di aiuto e comprensione, non di essere prese in giro, perché la ministra non ha la minima idea di cosa significhi essere picchiata dalla mattina alla sera e avere il terrore di morire. Una donna che scrive queste parole orribili, distaccate e menefreghiste non merita nemmeno di essere chiamata donna.

Importante è anche sottolineare le dichiarazioni della ministra sul femminismo, in un’intervista di poco tempo fa. Ha espressamente dichiarato di essere antifemminista. Come può una ministra definirsi antifemminista? Non si è accorta che è proprio grazie al femminismo che ha potuto studiare e anche partecipare alla politica? Non fosse stato per delle GRANDI DONNE che si sono battute per avere dei diritti a quest'ora non starebbe dove sta (e forse sarebbe anche meglio)! Nessuno ci ha regalato niente!

Spero di non dover mai più parlare di lei. Spero che la prossima volta prima di parlare si assicuri che la bocca e il cervello siano collegati. Non vado oltre con le mie impressioni sulla Carfagna, altrimenti potrei diventare molto, ma molto cattiva. Potete leggere la lettera di risposta scritta da Sorelle d’Italia, cliccando QUI. Lascio a voi la possibilità di commentare. Se ho dimenticato qualcosa, aggiungetelo pure: sono talmente incazzata che può essermi sfuggito. Grazie.

Messo in luce da wonderely alle 11:23 di venerdì, 30 maggio 2008


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (30) | commenti (30) (popup)
Argomenti trattati nel post: leggi, libertĂ , cattolicesimo, violenza domestica, notizie nazionali, inciviltĂ , la mia opinione, paritĂ , donne in politica, discriminazione sessuale, violenza di genere

Parlo ancora di famiglia e di violenza, ricordando che cliccando QUI potete firmare la PETIZIONE per ottenere una legge severa e precisa contro la violenza domestica. In Italia una legge di questo tipo ancora non esiste, il che vuol dire che le donne vittime NON vengono tutelate. Senza una legge, nessuna donna potrà essere protetta e aiutata.

Pubblico adesso la lettera scritta alle ministre del nuovo governo dai vicini di casa di Elisa Rattazzi, una delle tante donne vittime di uxoricidio. Trovo che questa lettera sia davvero significativa, io stessa mi sono commossa leggendola, e ringrazio tanto la mia amica Rosa per avermela segnalata.

 

CHIARA E ANDREA GUAZZOTTO

TORINO

Gentili Ministre, ci rivolgiamo a voi perché siete donne e forse potrete comprendere il dramma che è successo a Torino domenica pomeriggio 18 maggio. Conoscevamo Elisa Beatrice Rattazzi, abbiamo vissuto vicino a lei ed al suo assassino per anni e i nostri figli sono cresciuti assieme. È stata uccisa ed è l'ennesima assurda vittima della violenza di genere, della guerra che quotidianamente si consuma all'interno delle mura domestiche. Elisa era una donna che aveva paura ed ha subito per anni violenze e soprusi, e con lei i suoi figli, senza che nessuno abbia saputo o voluto aiutarla. Per anni ha denunciato le violenze commesse dal marito: sono rimaste tutte grida inascoltate strozzate nella gola. Al coraggio delle denunce, si risponde con qualche pacca sulle spalle.

L’Italia ha un parlamento che legifera su tutto, ma non esiste nessuna legge specifica, a differenza degli altri paesi europei e civili, sulla violenza di genere.
Quando sono chiamate ad intervenire le forze dell'ordine mostrano questo limite senza vergogna.

E sono solo un ulteriore e secco schiaffo morale per la donna: «su signora, sono solo battibecchi che succedono nelle migliori famiglie». Cosa deve fare una donna per essere creduta? A cosa servono le denunce, i referti dell'ospedale? A cosa serve proporre di inasprire le pene, se poi una moglie che denuncia più volte suo marito non viene mai creduta? In questa sottocultura da italietta fascista i mariti sembrano intoccabili, devono fare i «mariti» e se qualche volta si arrabbiano avranno pure le loro ragioni. Credeteci anche se il delitto d'onore è stato cancellato dal codice penale, non lo è dalla testa degli italiani.

Il boomerang mediatico, cavalcando il dolore dei familiari, sembra che abbia già voglia di trovare giustificazioni: aveva lasciato il marito, si era portata via i figli, aveva addirittura un altro uomo...
Elisa è stata uccisa in mezzo alla strada, alla luce del giorno sotto gli occhi di tutti, da una mano assassina che la tormentava da anni.

Una esecuzione in piena regola. Un delitto bastardo, ma talmente comune da non fare quasi notizia. In questa storia non ci sono extracomunitari ubriachi o rom alla guida di fuoristrada rubati. È solo la storia di una normale famiglia tutta italiana e come dobbiamo rassegnarci a sapere quello che conta in Italia è sempre e solo la famiglia.

Questa ignoranza e questo perbenismo di facciata permettono che follie come questa accadano; mentre una stampa e un'opinione pubblica poco sensibile permettono che vengano letti e archiviati attraverso la griglia mafiosa del codice d'onore. Fino a quando dovremo attendere per vedere una legge specifica, una sezione di un tribunale, dei magistrati e degli uffici di polizia con competenze specifiche sulla violenza di genere? L'indifferenza pensa a fare il resto, in fondo vedere una donna nei panni vittima è normale perché nella nostra sudicia cultura la donna non si può difendere. Chi lo spiegherà ai suo figli di 7 e 4 anni?

 

La lettera si conclude qui, con questa domanda angosciante: "Chi lo spiegherà ai suoi figli di 7 e 4 anni?". Già, chi lo spiegherà a questi due angioletti che hanno perso per sempre la loro mamma? La violenza domestica non riguarda solo le donne, ma anche i bambini. Bambini che sono costretti ad assistere alle liti dei genitori, sono costretti a vedere la loro mamma soffrire e piangere per le ripetute percosse, che a volte purtroppo toccano anche loro. Infine, sono costretti a perdere per sempre l'affetto e l'amore della madre, perché un bastardo schifoso pensa di avere diritto di vita e di morte sulla propria moglie.

Viviamo in un paese che sbandiera ai quattro venti così tanta civiltà, e in realtà è solo un paese di stronzi, ipocriti e buonisti che chiudono gli occhi davanti a queste tragedie, insabbiando tutto e passandoci sopra, come niente fosse. È vergognoso che queste violenze inaudite vengano VOLUTAMENTE tenute nascoste e sottovalutate, perché secondo questi dementi il compito delle donne è solo quello di essere mogli e madri (per loro è il modo migliore per dire "schiave"). Si prodigano per la difesa della famiglia e non vedono che è proprio all'interno di essa che nascono, crescono e infine esplodono le peggiori violenze. 

DICIAMOLO CHIARAMENTE A QUESTI MASCHILISTI SCHIFOSI CHE NOI DONNE SIAMO PERSONE E NON SCHIAVE DEGLI UOMINI. FIRMATE TUTTI LA PETIZIONE PER AVERE UNA LEGGE SEVERA E PRECISA CONTRO LA VIOLENZA DOMESTICA, CLICCANDO QUI.

Messo in luce da wonderely alle 16:19 di mercoledì, 28 maggio 2008


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (15) | commenti (15) (popup)
Argomenti trattati nel post: testimonianze, uomini, leggi, libertĂ , delitto d onore, violenza domestica, notizie nazionali, persecuzione, inciviltĂ , la mia opinione, paritĂ , femminicidio, uxoricidio, discriminazione sessuale, violenza di genere

Vi propongo ora il secondo post sulla Spagna (il primo potete trovarlo QUI). Si parlerà della famosa legge contro la violenza di genere emanata dal Governo Zapatero. Per capire bene cosa ha smosso le coscienze di molti uomini dobbiamo fare un salto indietro di quasi 4 anni... 

 

Violenza alle donne, intellettuali con Zapatero

 

di Monica Lanfranco (Liberazione, 24 ottobre 2004) 

 

Si chiamava Alicia Aristegui, 37 anni, di Villalba, Navarra, Spagna. Due anni fa passeggiava con un'amica, forse confidandosi con lei dei problemi con il marito, in carcere per reati non gravissimi e più volte denunciato dalla consorte per le violenze e i maltrattamenti subiti da lei e dai suoi due bambini.

Era il 9 aprile, pomeriggio, e fu l'ultima passeggiata per Alicia. Perché Jesus Gil, 38 anni, aveva giurato alla moglie che l'avrebbe uccisa se lei avesse chiesto il divorzio, e Alicia lo aveva richiesto, dopo anni di reiterate e inascoltate richieste di aiuto a polizia e istituzioni contro quell'uomo. Jesus, uscito di prigione il giorno prima, segue la donna, la affronta e con 10 coltellate la uccide, nel pieno centro di Villalba. È nel nome di Alicia, delle 34 ultime vittime fino ad oggi nel 2004, e delle migliaia di altre brutalizzate nel silenzio che un migliaio di intellettuali spagnoli, tutti uomini, ha clamorosamente firmato un manifesto in appoggio alla nuova legge contro la violenza di genere, (così si chiama, e per la prima volta viene nominato il genere e non la più usata dicitura "sessuale") presentata in parlamento dal governo Zapatero, già passata la settimana scorsa alla Camera dei deputati e in lettura al Senato.

Nei primi mesi del 2004, dopo una decina di assassinii tra le mura domestiche, persino Amnesty International aveva presentato un agghiacciante rapporto sulla situazione spagnola, non solo denunciando l'immobilità e il silenzio del precedente governo, ma puntando il dito sullo stato di arretratezza, e omertà sull'argomento nell'intero tessuto sociale. Per questo risultano così dirompenti le parole del testo del manifesto: «Noi firmatari, uomini, diciamo Sì alla legge contro la violenza di genere. Perché non possiamo essere complici rispetto alla realtà di una violenza che, anno dopo anno, uccide decine di donne e obbliga molte altre ad abbandonare il proprio lavoro, la propria casa e la propria città per cercare di sfuggire al loro aggressore; una violenza che provoca ogni anno il suicidio di centinaia di donne e ne maltratta fisicamente e psicologicamente centinaia di migliaia. Perché la violenza esercitata da uomini contro donne richiede misure specifiche, dato che non assomiglia in niente, né in quantità né come caratteristiche, ai casi isolati di violenza di donne contro uomini».

Affermazioni pesantissime e inequivocabili, che segnalano una svolta epocale in Spagna, soprattutto perché il senso delle parole del manifesto non è solo la denuncia di una situazione gravissima in generale: per la prima volta, in modo plateale, alcuni uomini, prima ancora che a partire dal loro ruolo sociale, e proprio in quanto appartenenti al genere maschile, si assumono delle responsabilità come genere sull'argomento più tabù: la violenza contro le donne.

 

La legge è stata definitivamente approvata il 28 dicembre 2004 e qui sotto ne pubblico lo schema riassuntivo:


Principi
L’uguaglianza tra uomo e donna: la violenza è la manifestazione più eclatante della disuguaglianza esistente.
• La garanzia di continuità delle azioni e dei programmi volti a tutelare la donna vittima di violenza.
La certezza e la pubblicità dell’assistenza come base per l’emersione dei casi non denunciati.
• La gratuità della giustizia

Obiettivi
• La Legge mira a prevenire e a proteggere le situazioni di violenza.
• Si introducono nell’ordinamento giuridico spagnolo misure di azioni positive con l’obiettivo di sovvertire la situazione di disuguaglianza che, essendo latente nella coscienza collettiva, colpisce direttamente la donna.
• L’obiettivo finale è lo sradicamento del fenomeno. La protezione integrale delle vittime sarà perseguita attraverso misure che incidono sulla prevenzione, sulla sanzione dell’aggressore e sulle misure di assistenza totale per le vittime.

Misure d’appoggio alle vittime
• Si riconosce alla vittima il diritto di riduzione del tempo di lavoro, alla sospensione della relazione professionale con riserva del posto con diritto di sussidio di disoccupazione.
• Si stabilisce un programma di reinserimento lavorativo per le vittime che hanno perso il lavoro e per chi non può seguire il programma, si stabilisce un aiuto economico in funzione dell’età e della responsabilità familiare.
• Si stabiliscono aiuti per la formazione delle donne a sottrarsi alla dipendenza economica dei propri aggressori.
• Priorità d’accesso a case d’accoglienza ufficiali.
• Sussidi addizionali alle imprese che offrono un contratto alle vittime.
• Omologazione dei “servizi d’informazione alla donna” in tutte le città e in tutti i comuni per garantire a tutte le vittime le stesse possibilità.
• Adattamenti delle attuali case di accoglienza che si convertano in centri specializzati di recupero integrale al fine di offrire terapia psicologica, appoggio legale, sociale e educativo.

Sicurezza
• Creazione di unità speciali del Corpo nazionale di Polizia e dei Carabinieri
• I corpi nazionali partecipano con tutte le Amministrazioni.
• Si provvede alla sospensione cautelare della licenza d’armi ai colpevoli o ai sospettati d’atti di violenza contro una donna.

Giustizia
• Creazione di 430 giudici speciali, con competenze civili e penali, dedicati alla lotta contro la violenza di genere, di coppia e domestica.
• Creazione della figura del Procuratore contro la violenza di genere, in funzione del delegato fiscale dello Stato, competente in materie penali e civili pertinenti al discorso di genere.
• Modificazione della legge d’Assistenza Gratuita: le vittime di violenza domestica hanno diritto all’assistenza gratuita.
• La nuova norma ha modificato anche il Codice Penale, stabilendo pene più dure riguardo alla violenza di genere e di coppia, ma soprattutto stabilisce pene di peso differente a seconda che l’aggressore sia un uomo o una donna. All’aggressore di sesso maschile il maggior castigo (questo l’argomento maggiormente polemizzato che ha posto la Legge Integrale come oggetto di verifica d’incostituzionalità da parte del Tribunale Costituzionale spagnolo in quanto discriminatoria nei confronti degli uomini e violante il principio costituzionale secondo cui tutti gli uomini sono uguali dinanzi alla legge).

Educazione
• Creazione di una materia obbligatoria nelle scuole superiori: “Educazione per l’uguaglianza e contro la violenza di genere”.
• Incorporazione in tutti i Consigli d’Istituto, di tutte le scuole, di un membro incaricato di fornire mezzi educativi contro la violenza di genere.

Nuovi organismi
• Creazione di una Delegazione di Governo contro la violenza di Genere, in aggiunta al Difensore del Popolo e un Osservatorio incaricato di valutare le azioni di governo e le nuove misure.
• Creazione dell’Osservatorio nazionale sulla violenza sulla donna, che sarà l’occhio sulla situazione e sull’evoluzione della violenza sulla donna.

Sanità
• Sistemi di diagnosi precoci e sviluppo di programmi di sensibilizzazione e formazione del personale sanitario.
• Si stabiliranno protocolli sanitari per la prevenzione, la diagnosi precoce e l’intervento continuato, collaborando con l’amministrazione della giustizia.
• Creazione di una Commissione, in seno al Consiglio Interterritoriale del Sistema Nazionale di Salute, incaricata di appoggiare tecnicamente, coordinare e valutare le misure sanitarie stabilite dalla legge.

Minori
• Le situazioni di violenza sulle donne colpiscono anche i minori che si trovano nell’ambiente familiare, vittime indirette o mediate di questa violenza. La Legge contempla anche la loro protezione, non solo per la tutela dei diritti dei minori, ma anche per garantire in forma effettiva le misure di protezione adottate rispetto alla donna.
• I minori avranno diritto alle prestazioni dei servizi sociali nel caso si trovino sotto la patria potestà o in custodia della persona aggredita.

Altre misure
Campagne informative di prevenzione e sensibilizzazione
• La pubblicità che utilizzi il corpo e l’immagine della donna in forma discriminatoria o vessatoria sarà qualificata come illecita e conseguentemente sanzionata. 


Grazie a questa legge le denunce di violenze alle autorità sono aumentate di numero: solo nel primo semestre del 2006 sono state presentate 1125 denunce in più rispetto al 2005. Questa è la prova che le donne iniziano ad avere più fiducia nelle istituzioni.

È quindi possibile aiutare davvero le donne: basta riconoscere quali sono i veri problemi e combatterli. Le violenze in famiglia rappresentano più dell'80% delle violenze sulle donne. In Italia ogni due giorni muore una donna in famiglia, non per strada, non per mano di uno sconosciuto, ma nella sua famiglia e per mano di una persona a lei vicina (in genere il marito).

Io ho pochissima fiducia nel governo italiano (non sono la sola!) e credo che una legge del genere potrà essere approvata solo tra alcuni secoli: non abbiamo ancora una legge che tuteli le donne dallo stalking e questo dimostra quanto siamo "indietro". Se guardiamo alla quantità di ministre donne (4 su 21, solo 2 con portafoglio) possiamo renderci conto dell’importanza che si dà alla figura femminile. Per non parlare di chi è stata scelta per le Pari Opportunità: le donne devono fare le vallette anche al governo, vomitevole. D’altronde, non potevamo aspettarci di più da un uomo come Berlusconi che ha definito il governo spagnolo “troppo rosa” e che ha poi insistito sul fatto che ora Zapatero dovrà “sapersi gestire” le donne, manco fossero cani. Pensare che ci sono donne intelligenti e preparate che si impegnano e studiano ogni giorno e non vengono minimamente considerate, soltanto perché la loro massima aspirazione non è mostrarsi seminude davanti a una telecamera: dove stanno le pari opportunità? Viviamo in una società che considera le donne oggetti e si ritiene civile: essere donne non significa mostrare le "grazie" a un pubblico maschile, ma pretendere diritti e rispetto per quello che valiamo.

Ovviamente, come donna mi sento davvero di ringraziare uomini come Zapatero e gli intellettuali spagnoli che non si nascondono dietro i pregiudizi, ma riconoscono che la violenza sulle donne è un grave problema e come tale va affrontato. Uomini che aprono gli occhi su una situazione allarmante che causa ogni anno centinaia di vittime e l'invalidità permanente di migliaia di donne. Questi sono i veri uomini, non quelli che relegano le donne al ruolo di velina, o peggio, la mettono al Governo.

Messo in luce da wonderely alle 10:56 di domenica, 11 maggio 2008


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (28) | commenti (28) (popup)
Argomenti trattati nel post: uomini, dati, leggi, violenza domestica, notizie nazionali, la mia opinione, paritĂ , donne in politica, discriminazione sessuale, violenza di genere

Mi vedo costretta ad interrompere il "sogno spagnolo" per ritornare nella cupa realtà italiana: il secondo post sulla Spagna lo troverete sempre qui la settimana prossima.

Ora per favore guardate tutti bene questa foto:

Cito qui una parte dell'articolo scritto da Flavia Amabile su La Stampa: All'improvviso negli ultimi giorni sono apparsi dei manifesti in numerose zone di Roma. Dicono: «Nono comandamento: Non desiderare la donna d'altri. No alla violenza sulle donne», come potete vedere nella foto qui sotto inviata da una ragazza che li ha fotografati al volo ieri pomeriggio. Sono il seguito di una campagna organizzata da un'associazione chiamata Trifoglio, nata all'epoca del Family Day, formata da persone della destra papalina, fieramente antiabortista. Molti del Trifoglio hanno iniziato la loro attività come giovani di Storace in An.  Sono molti vicini anche al movimento Con Cristo per la Vita che a Verona già dal 2001 al grido di “basta al peccato” organizzava incontri di preghiera settimanali davanti all’ospedale pubblico nei giorni in cui venivano realizzate le IVG, distribuendo volantini con immagini raccapriccianti e apostrofando le donne che si recavano nella struttura con l’epiteto di “assassine!”.

E adesso parlo io. Innanzitutto questo manifesto mi fa ribrezzo. "Non desiderare la donna d'altri", che vuol dire? Che la donna è un oggetto e appartiene a qualcuno? È proprio per questa stupida, incivile e schifosa credenza che le donne ancora oggi subiscono violenze, soprattutto in famiglia da mariti e compagni che si sentono in diritto di picchiarle, violentarle o ucciderle se gli va, perché le considerano di loro proprietà. Questa gente che appende manifesti del genere in giro per Roma non ci ha mai pensato? Io da donna mi sento offesa e presa in giro a vedere immagini e scritte che sembrano quasi incitare alla violenza domestica: tanto è commessa da chi possiede la donna, giusto? Finché in Italia ci sarà gentaccia del genere convinta di queste cose, la condizione delle donne non potrà mai cambiare. Pensano di difenderci in questo modo? Allora lasciate pure perdere, perché otterrete l'effetto contrario. Preferisco di gran lunga difendermi da sola, piuttosto che avere gente così che sostiene nel 2008 che le donne appartengano a qualcuno.

Per non parlare dell'aborto: ormai ne ho fin sopra i capelli. L'altra settimana mi è persino capitato di discutere con un intelligentone cattolico, antiomosessuali e razzista che è riuscito pure a dirmi che io ammazzo i bambini, perché sono favorevole. Venerdì scorso mi trovavo proprio a Roma e ho visto un manifesto simile con l'immagine di un feto e la scritta: "Quinto comandamento. Non uccidere. No all'aborto".Penso che certe persone non abbiano un minimo di intelligenza, oppure vedono la vita con i paraocchi. Ho parlato di prevenzione, di anticoncezionali, di educazione sessuale, di aiuti alle ragazze madri: ho parlato di tutto quello di cui si poteva parlare, perché pur essendo favorevole all'aborto, non credo che debba essere utilizzato come anticoncezionale, visto tutto quello che c'è a disposizione oggi per evitare le gravidanze indesiderate. Credo però che ogni donna debba essere libera di decidere, perché la maternità è una scelta libera e consapevole, non un obbligo. Addirittura mettersi a fare sceneggiate davanti a un ospedale PUBBLICO (non cattolico, perché l'Italia dovrebbe essere uno stato laico), mi sembra a dir poco osceno. Chi si permette di bollare una donna come assassina perché decide di abortire è un emerito ignorante che dovrebbe imparare a guardare di più se stesso, prima di sputare veleno sugli altri.

Tutto questo è la prova che il nostro è un paese incivile, maschilista e irrispettoso nei confronti delle donne e delle loro sofferenze. Certa gente medievale dovrebbe VERGOGNARSI! Facciamo vedere a tutti che cosa appendono in giro questi finti "difensori delle donne". Spero che qualcuno a Roma abbia la decenza di stracciare questo schifo che è un'altra (l'ennesima) offesa per tutte le donne.

Messo in luce da wonderely alle 14:46 di mercoledì, 07 maggio 2008


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (88) | commenti (88) (popup)
Argomenti trattati nel post: aborto, libertĂ , cattolicesimo, violenza domestica, notizie nazionali, la mia opinione, paritĂ , libertĂ  di scelta, violenza di genere, manifesto antiviolenza

Nei prossimi due post si parlerà della Spagna. Spagna femminista, Spagna con 9 donne al governo su un totale di 17 ministri. Spagna con Zapatero, uomo femminista, che non si ferma davanti a pregiudizi di genere e vince con le donne. Spagna che dal 2004 ha emanato una legge molto seria contro la violenza domestica per aiutare DAVVERO le donne.

Pubblico qui un'intervista tratta da Io Donna del 3 Maggio 2008. L'intervista è di Elisabetta Rosaspina, risponde Elena Valenciano, eurodeputata da 9 anni, responsabile Esteri del Psoe, il partito socialista spagnolo.

I più garbati hanno parlato di un governo da guinness. I più villani hanno alluso a una compagnia di sartine o, peggio, da circo, come se alla Difesa fosse stata delegata la donna cannone e, alle Pari Opportunità, una ballerina di flamenco.
Per disapprovare il gineceo al potere, in modo politicamente meno scorretto, si è insinuato che fosse un governo per allodole, composto dall'astuto José Luis Rodriguez Zapatero per distrarre con nove sottane gli spagnoli dalla penuria di liquidità, nelle banche e negli acquedotti di Barcellona e di Valencia. Non risulta che sospetti analoghi abbiano sfiorato il premier finlandese di centro destra, Matti Vanhanen, l'anno scorso, quando formò il suo consiglio dei ministri con dodici donne e otto uomini. Il primo in Europa a maggioranza muliebre. Né si può sapere che cosa accadrebbe in Italia, dove la ripartizione dei dicasteri sembra intenzionata a rispettare ancora un prudente rapporto di uno (per donna) a tre (per uomini). Ma i commenti del neo insediato capo del governo Silvio Berlusconi non sono passati sotto silenzio, a Madrid, dove la segretaria delle relazioni internazionali del Psoe, Elena Valenciano, si è incaricata di difendere dal sarcasmo del primo ministro italiano il "governo troppo rosa": colore che, tra l'altro, in Spagna, non evoca femminilità. Come dimostra il traje de luces, il costume dei toreri, spesso in tono confetto. «Ben venga la reazione di Berlusconi» assicura sorniona, Elena Valenciano, 47 anni, eurodeputata da nove.

Ben venga?
«Sì, è stata pedagogica. È servita a coalizzare, in difesa del governo, anche l'opposizione: la presidente della Comunità autonoma di Madrid, Esperanza Aguirre, otto o nove deputati e le giovani del partito popolare. Questo "machismo dolce", fatto di battute, ironia, scherzi è terapeutico, perché finalmente affiora e diventa visibile. È stata la nostra fortuna che tanti giornalisti spagnoli se ne siano fatti portavoce. Chi ha bollato il nuovo ministero dell'Uguaglianza come un ministero dell'Amore credeva di essere spiritoso, ma ha dimostrato soltanto di non conoscere la Costituzione, che tutela il diritto all'uguaglianza, e non all'amore.»

Anche in Italia: si chiamano Pari Opportunità.
«Non è la stessa cosa. L'uguaglianza è più delle pari opportunità. Include la difesa dalle ingiustizie e dalla violenza domestica.»

Che in Spagna marca record negativi: più di 70 donne assassinate l'anno scorso, 25 dall'inizio di quest'anno...
«È falso che in Spagna ci sia più violenza sulle donne che nel resto d'Europa. L'Italia o la Francia sono certamente agli stessi livelli e nelle nazioni nordiche è anche peggio. La differenza è che qui contiamo le donne uccise. Altrove non si tiene il bilancio, o la raccolta dei dati avviene secondo criteri differenti e quindi le cifre non sono paragonabili. In Svezia si inserisce nell'elenco anche una prostituta assassinata in un parco. Noi non conteggiamo le donne suicide, anche se molte di loro si sono tolte la vita perché non riuscivano più a sopportare la brutalità del marito o compagno. Molti soprusi non vengono denunciati. La legge approvata nella scorsa legislatura ha messo in campo una batteria di mezzi perché le vittime trovino la forza di ribellarsi. Spesso pagano con la vita. Ma è il prezzo della libertà di tutte.»

Come ha fatto la Spagna maschilista, reazionaria e cattolica, a diventare la Finlandia del Mediterraneo?
«È stato un processo più lungo di quanto possa apparire e più breve di quello che è avvenuto in altri stati europei. Quella spagnola è stata la società più veloce, da quando è entrata a tutti gli effetti nella comunità europea, 22 anni fa. Avevamo ansia di entrare in questo spazio di libertà. Il cambiamento delle donne, nello stesso arco di tempo, è stato radicale: ora convivono nonne che non avevano diritto di lavorare, di viaggiare e nemmeno di aprire un conto corrente, con nipoti che, a 20 anni, sentono di poter fare tutto, come e meglio degli uomini.»

Compreso il ministro della Difesa al settimo mese di gravidanza. Una mossa mediatica?
«È stato indubbiamente un gesto spettacolare, quello di Zapatero, non soltanto per il numero di ministre, 9 su 17 dicasteri, e per aver istituito il ministero dell'Uguaglianza. Ma soprattutto per aver messo una donna, Carme Chacón, alla Difesa. Il fatto che fosse incinta è stato un colpo di fortuna, non il motivo per cui è stata prescelta.»

Per i militari spagnoli è stata più una provocazione che un colpo di fortuna.
«Le critiche sono venute da un'associazione minoritaria. I due gruppi principali, quello conservatore e quello progressista, non lo hanno percepito come una provocazione.»

Due parole alla sinistra italiana, dopo la batosta elettorale?
«L'abbiamo presa pure noi, in passato, quando Aznar si affermò con una maggioranza assoluta. E, poi, è la prima volta che Veltroni si presenta come candidato premier.»

Anche Berlusconi si presentava per la prima volta nel 1994, ma vinse.
«La differenza è che Berlusconi non rappresenta un progetto politico, ma un modello di interessi. Veltroni ha un gruppo parlamentare abbastanza ampio per tenergli testa.»

E a quando la prima presidente di governo circondata di fotomodelli e showmen?
«Dopo aver tanto combattuto con gli stereotipi per arrivare al potere, una donna cade più difficilmente di un uomo nella tentazione di usare il gossip per aumentare la sua popolarità. No, tra tante trappole, quella sappiamo evitarla meglio di Putin e Sarkozy.»

L'intervista finisce qui. Ecco le nove ministre donne dell'attuale governo spagnolo:

Prima Vicepremier: Maria Teresa de la Vega
Ministra Infrastrutture: Magdalena Alvarez
Ministra Difesa: Carmen Chacon
Ministra Educazione e Sport: Mercedes Cabreara
Ministra per l'Uguaglianza: Bibiana Ado
Ministra Agricoltura e Ambiente: Elena Espinosa
Ministra Pubblica Amministrazione: Elena Salgado
Ministra Casa: Beatrix Corredor
Ministra Innovazione e Scienza: Cristina Garmendia 
 

Ecco infine la statistica di presenza femminile nei parlamenti UE:

Svezia 47.0%
Finlandia 41.5%
Olanda 39.3%
Danimarca 38.0%
Spagna 36.6%
Belgio 35.3%
Austria 32.8%
Germania 31.6%
Portogallo 28.3%
Lussemburgo 23.3%
Lituania 22.7%
Bulgaria 21.7%
Estonia 20.8%
Polonia 20.2%
Lettonia 20.0%
Inghilterra 19.5%
Francia 18.2%
Italia 17.3%
Irlanda 13.3%
Malta 9.2%

Nel prossimo post si parlerà della legge spagnola emanata nel 2004 contro la violenza di genere e la violenza domestica.

 

Messo in luce da wonderely alle 17:01 di lunedì, 05 maggio 2008


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (17) | commenti (17) (popup)
Argomenti trattati nel post: interviste, uomini, paritĂ , donne in politica, stereotipi