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In Afghanistan pochi giorni fa è stata firmata una legge che legalizza lo stupro della moglie da parte del marito, vieta alle donne di uscire senza il permesso di un uomo (il padre prima, il marito poi) e affida i/le figli/e solo ed esclusivamente ai membri maschili della famiglia. Questa notizia l’abbiamo trovata scritta dovunque e i commenti sono stati più o meno tutti gli stessi: “che orrore”, “che schifo”, “che gente disumana”, “che arretrati”, che di qui, che di lì e bla bla bla… però devo anche ammettere che ho trovato persone che mi hanno risposto: “ma non è stupro dai!”.
Dei primi commenti non mi interessa niente, perché la maggior parte delle persone è capace di vedere solo ciò che le fa comodo: è facile dire “che schifo” davanti a questa legge e girare la faccia dall’altra parte quando un brav’uomo italiano picchia/stupra/segrega sua moglie. Mi fanno molto più schifo queste persone della legge afghana in sé. Ora ci tengo a precisare che ripudio questa legge, così come ripudio qualsiasi tipo di sopraffazione nei confronti delle donne, sia essa evidente, come nel caso afghano, che subdola, come per esempio, in Italia, dove le leggi esistono, ma le vittime molto spesso non vengono credute, oppure si cerca di giustificare in tutti i modi chi compie certi atti.
L’approvazione della legge è stata sbraitata ai quattro venti, soprattutto per dimostrare ancora una volta che una cultura diversa dalla nostra, in questo caso la cultura islamica, è inferiore e deve essere pertanto eliminata. Ciò che sfugge ai più è che non esiste una cultura superiore alle altre e che le violenze non possono mai essere definite “cultura”. Purtroppo c’è ancora molta ignoranza da questo punto di vista: mi capita persino di trovare persone che citano alcune frasi del Corano per dimostrare che l’islam è una religione che mortifica le donne e si dimenticano di citare frasi molto simili presenti sulla Bibbia. Il male non sta nella religione, ma negli uomini che interpretano a loro piacimento i testi scritti e prendono in considerazione solo le parti che fanno loro comodo.
Così come i musulmani integralisti opprimono le donne, anche i cattolici hanno oppresso, e continuano tuttora ad opprimere, le donne, svalutandone le capacità, obbligandole a portare a termine gravidanze che non vogliono, relegandole al ruolo di madri e mogli, costringendole a restare con uomini violenti per il “bene” della famiglia, discriminando le lesbiche e molto altro ancora: e tutto questo avviene oggi in Italia, senza scatenare l’indignazione di nessuno, o perlomeno della maggioranza della popolazione. Di sicuro, l'emancipazione femminile non deve assolutamente nulla al cattolicesimo.
Eppure la violenza sulle donne esiste anche in Italia, per chi non lo sapesse: l’ultimo commento che ho citato ne è la dimostrazione lampante. Per la nostra mente è così difficile concepire che un marito stupri sua moglie, talmente difficile che arriviamo a pensare che non sia stupro se una moglie dice di no, perché, essendo una proprietà del marito, la donna ha il dovere di concedersi, non ha una volontà propria, tanto meno libertà.
Recenti fatti di cronaca ce ne hanno dato ampia dimostrazione: a Catania, un uomo ha sgozzato la moglie, perché, a suo dire, si intratteneva in chat con altri uomini. La sua gelosia verso quell’oggetto posseduto (ovvero la moglie) l’ha portato ad ucciderla. La mentalità comune secondo cui le donne non sono persone, ma oggetti di proprietà di qualcuno (ovviamente di sesso maschile), è talmente radicata nella nostra cultura (che noi stupidamente reputiamo superiore), che ancora oggi, nel 2009, le donne muoiono per mano dei loro possessori. Non me la sento di chiamarli mariti o compagni: il sostantivo più appropriato è aguzzini, nonché assassini.
A Torino una terribile storia di violenze e abusi “tramandata” di padre in figlio. Una donna di 34 anni ha denunciato di essere stata stuprata dal padre per 25 anni: aveva denunciato, molto tempo addietro, ma è stata ritenuta inattendibile e psicolabile (strano vero?). Se qualcuno si fosse degnato di ascoltarla le avrebbe evitato altri anni di abusi e sofferenze, ma ascoltare le vittime non ci piace e ci annoia, quindi meglio lasciarle nelle mani di bestie. Il fratello della donna, che l’ha violentata, abusava anche delle figlie e delle nipotine: la 34enne ha allora deciso di non restare con le mani in mano e denunciare tutto. Per fortuna, il suo coraggio e la sua tenacia sono riusciti a sconfiggere il muro di ignoranza, omertà e indifferenza che circonda le vittime di abusi in famiglia, sempre perché per la nostra cultura la famiglia è un nido d’amore in cui è impossibile si verifichino certi fenomeni, che si tende sempre a valutare come sporadici o frutto di ambienti “degradati”. Ma per fortuna c’è anche chi ci fa capire che non è proprio così…
Sempre a dimostrazione della presunta civiltà del nostro paese ecco un’altra storia di violenza: la vittima è una donna della Costa d’Avorio, che ha partorito all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli ed è stata denunciata perché clandestina. I medici hanno pensato bene di sottrarle il bambino e non le hanno nemmeno permesso di allattarlo. Wow. Ma certo, una donna, che fugge dal suo paese in guerra e arriva in Italia disperata in cerca di aiuto, è di sicuro la peggiore delle criminali! Come si fa a commentare? Come si può separare un neonato dalla sua mamma proprio quando entrambi hanno più bisogno l’uno dell’altra? Come si può essere così incivili? È semplicemente inaccettabile...e pensare che ci sono medici che viaggiano per il mondo con l’obiettivo di aiutare persone povere bisognose di aiuto, mentre per altri medici il diritto alla salute vale solo per chi ha tutti i documenti in regola. Sembra un paradosso, eppure è così. È un insulto alla professione medica, che nasce come missione per l'aiuto del prossimo, mentre c'è chi vuole trasformarla in discriminazione e sopraffazione.
Ma proseguiamo, perché le violenze non si fermano qui: a Caserta un imprenditore è stato arrestato con l’accusa di aver stuprato due sue dipendenti che lavoravano in nero, ora si trova agli arresti domiciliari. A Catania un uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza carnale, mentre a Brindisi un infermiere 54enne è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di tre donne ricoverate. A Caserta uno studente 17enne ha stuprato un’amica di 15 anni, mentre a Roma si torna a parlare dello stupro di Capodanno: Davide Franceschini, reo confesso, è accusato di violenza sessuale, lesioni gravi fisiche e lesioni gravissime psicologiche nei confronti di una ragazza 25enne, che è già stata largamente processata in televisione, esattamente in un programma-spazzatura chiamato Porta a Porta. Il pm, contrario alla scarcerazione del ragazzo, ha chiesto il giudizio immediato. A Milano una donna è stata avvicinata da uno sconosciuto, rapinata e violentata; stessa sorte è toccata a una donna russa di 22 anni, stuprata da un 32enne a Caserta. A Cesenatico una 25enne ha subito percosse e un tentato stupro da parte di un collega di lavoro, ora agli arresti. A Genova ritorna il mostro pedofilia: due uomini di 51 e 42 anni sono stati arrestati per aver violentato due ragazzini di 13 e 14 anni. A Matera un uomo di 61 anni è stato arrestato per aver abusato di due bambine di 6 e 7 anni; sono state arrestate anche le "madri" delle giovani vittime che preferivano tacere piuttosto che denunciare.
Davanti a tutto questo (e molto di più: bisogna sempre ricordare che le violenze riportate dai giornali rappresentano solo la punta dell’iceberg), abbiamo davvero poco da criticare all’Afghanistan, anzi, dovremmo abbassare la testa e riconoscere le nostre arretratezze e le nostre vergogne, prima di puntare il dito verso “gli altri”. Le donne in tutto il mondo sono vittime di abusi e violenze inarrestabili e drammaticamente sommerse: questa è la realtà. E sarebbe davvero bello che qualcuno cominciasse a vederla e, perché no, a mettersi d’impegno per cambiarla.
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Argomenti trattati nel post: islam, leggi, molestie, libertĂ , maltrattamenti, cattolicesimo, indifferenza, pedofilia, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, la mia opinione, bambine, stereotipi, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, violenza su figlia, inerzia femminile

Ergastolo. Questa è la condanna pronunciata ieri a carico di Josef Fritzl, padre-mostro che ha segregato, stuprato e schiavizzato per 24 anni la figlia Elisabeth, da cui ha avuto sette figli, uno dei quali lasciato morire pochi giorni dopo il parto e bruciato in una stufa. Ergastolo. Per una volta, questa parola mi suona terribilmente riduttiva, nonostante rappresenti il massimo della pena. In realtà, qualsiasi parola, ahimé, non basterebbe a descrivere quello che è stato e ciò che una ragazza indifesa è stata costretta a subire per 24 lunghi anni; nessuna pena potrà mai risanare le ferite di una figlia tradita proprio da chi avrebbe dovuto proteggerla e amarla. Davanti a tutto questo orrore possiamo solo ammutolirci e mostrare rispetto per la forza e il coraggio di una donna che è finalmente riuscita a liberarsi del suo aguzzino, l’ha denunciato e ha testimoniato contro di lui, e come lei, molte altre.
Possiamo, però, renderci conto che, ancora una volta, la violenza si è consumata in famiglia, all’interno delle cosiddette “mura domestiche” che nulla hanno a che vedere con la tanto sbandierata sicurezza, la protezione e l’amore. Nel contesto famigliare avvengono le peggiori violenze nei confronti di donne e bambini: stupri, percosse, violenza psicologica e chi più ne ha, più ne metta. Non ci sono limiti e confini a questa strage di innocenti.
È davvero quanto di più falso ci sia al mondo trattare questi fenomeni come fossero episodi sporadici, compiuti da persone “malate”, in famiglie disagiate e via dicendo. Non è assolutamente questa la realtà: non esistono differenze di classe sociale o nazionalità quando si parla di violenza, è la società fallocentrica ad essere malata, è la cultura dello stupro la causa. La violenza è tanto universale quanto diffusa e distruttiva, come dimostrano recenti fatti di cronaca nera:
A Roma un uomo ha picchiato e violentato la moglie incinta; sempre a Roma due sorelle di 17 e 18 anni hanno denunciato dieci anni di abusi subiti dal padre. A Povegliano, un uomo è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti della nipotina di dieci anni e a Palermo tre fratelli sono stati arrestati per aver stuprato le loro quattro nipotine. A Matera un 78enne è stato accusato di ripetuti stupri nei confronti della figlia disabile, mentre a Foggia un uomo di 36 anni non ha accettato la separazione dalla moglie e l’ha quindi picchiata e violentata. E potrei andare avanti all’infinito…
Altro che ronde e decreti “antistupri”, altro che violenze solo per strada e per mano di sconosciuti (meglio se stranieri)…quello che vi fanno vedere rappresenta solo un milionesimo della violenza perpetrata nei confronti delle donne e quello che sconvolge è che se ne parla come se fosse l’unica esistente. Tutte le altre violenze sono invisibili, perché riconoscerle significherebbe mettere in discussione la famiglia e tutto il sistema patriarcale che, ancora oggi, ci circonda, ci segrega in casa e ci uccide. Ci fa sentire esseri inferiori, prive di dignità e di libertà, senza la possibilità di scegliere alcunché, perché la nostra vita deve essere programmata e decisa da un uomo, a cui noi dobbiamo appartenere senza se e senza ma e, se qualche volta ci arriva un pugno in faccia è perché, insomma, non abbiamo fatto il nostro dovere…e qui mi fermo. Ho già lasciato importanti spunti di riflessione, per chi li saprà e li vorrà cogliere, ovviamente.
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Uscendo dall’ambito famigliare, vorrei tornare a parlare dello stupro di Capodanno: ci sono due notizie. La prima è che Davide Franceschini è stato portato in carcere, lì dove merita di stare, ma il suo avvocato ha già fatto sapere, indignato, che farà ricorso: il suo assistito, a suo dire, non è paragonabile agli stupratori della Caffarella, in quanto ha commesso un reato “differente”. Ma che significa “differente”? La risposta è semplicissima: Franceschini non è uno “sbandato romeno”, bensì un bravo ragazzo italiano, strappato ingiustamente alla sua casa e alla sua famiglia. Aveva anche dichiarato di essere pentito e questo basta per redimerlo: e che vogliamo di più dalla vita? Ma soprattutto, perché la vittima continua a rompere per ottenere giustizia? Non è contenta che si sia mostrato pentito? E basta no! Quante storie per uno stupro! Che volete che sia? Così la pensa anche il gip, che oggi ha deciso di scarcerare il ragazzo, non perché non abbia commesso lo stupro, ma perché, appunto, è un bravo ragazzo, si è pentito e può quindi tornare a casa. Solo per gli stranieri vale la custodia cautelare in carcere, anche senza prove, anche con il DNA che prova il contrario: si sa che la legge non è uguale per tutti.
A proposito della vittima, la seconda notizia è la seguente: pochi giorni fa, la 25enne vittima dello stupro è stata trovata in possesso di droga e qualche bravo giornalista, ligio al dovere, non ha perso l’occasione per redigere il solito articolo subdolo, in cui si descrive la ragazza come una poco raccomandabile. La regola è questa: non si può assolutamente stare con le mani in mano quando lo stupratore è un italiano; bisogna in tutti i modi cercare di salvargli il sederino, perché gli italiani sono bravi ragazzi, cocchi di mamma, che non stuprano quasi mai e, se lo fanno, è perché sono stati provocati in qualche modo da una qualche ragazzaccia, che non vedeva l’ora di essere violentata. Bisogna salvare il culetto a questi bravi ragazzi e qual è l’arma migliore per poterlo fare? Ovviamente screditare la vittima, come se c’entrasse qualcosa il successivo possesso di droga con lo stupro precedente.
Sinceramente, a noi che ce frega se la vittima è stata trovata con della droga? Si annulla lo stupro per caso? Come funziona? C’è una qualche regola matematica da applicare? Oltre alla patente a punti ora si inventeranno pure lo stupro a punti? In base alla "condotta" (e alla nazionalità, perché no) della vittima si tolgono o si aggiungono punti allo stupratore: va in galera chi accumula meno punti. "Vittima trovata in possesso di droga: +100 punti allo stupratore, hai stuprato una poco di buono, quindi puoi pure ritenerti soddisfatto della buona azione compiuta, l’hai castigata per bene, ti meriti un premio”. Se poi si stupra una donna straniera (la nazionalità prediletta resta sempre quella romena) o una prostituta, la quota sale a 200 e così via. È così?
Ancora una volta, come è stato per lo stupro di Primavalle, assistiamo al giudizio popolare di una donna, la cui unica colpa è quella di essere stata stuprata e aver avuto il coraggio di denunciare. Se la droga fosse stata trovata in possesso, per esempio, di un parlamentare, nessuno avrebbe fiatato, ma visto che si tratta della vittima di uno stupro (compiuto da un italiano) ci sono tutti gli elementi per poterla crocifiggere.
Perché in questo paese di falsi moralisti, razzisti e incivili, se vieni stuprata è colpa tua, non ci sono santi. Lo stupratore si giustifica tirando in ballo chissà quali scuse, tutti si commuovono davanti al suo pentimento e tu sei solo la puttana della situazione; nessuno si sognerà mai di chiederti come stai, nemmeno per sbaglio; tutti ti sbraiteranno contro che è ora di smetterla di frignare, senza mai cercare di capire cos'è che ti fa stare tanto male; ignoreranno qualsiasi tua emozione o sensazione, ti diranno che sentirsi male è sbagliato e penseranno che dicendoti questo per magia ti sentirai meglio; ti diranno che dovevi svegliarti prima, come se parlare di uno stupro fosse la cosa più semplice del mondo; ti diranno che se non hai denunciato subito sei una scema e non sei credibile: forse ignorano che nessuno ti caga e che tu ti senti talmente umiliata che l'unica cosa che vorresti fare è mandarli tutti al diavolo, andartene via e stare da sola; ti faranno sentire in colpa, in questo sono tutti bravissimi, e c'è persino chi ti dirà che ti sei inventata tutto, giusto per sentirsi realizzato, perché è così bello dare il colpo di grazia...
È così che funziona, da sempre, dall'età della pietra, e noi ci viviamo ancora.
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Argomenti trattati nel post: razzismo, molestie, libertĂ , maltrattamenti, pedofilia, violenza domestica, stupro, notizie nazionali, notizie internazionali, violenza sessuale, inciviltĂ , incesto, la mia opinione, bambine, stereotipi, femminicidio, discriminazione sessuale, violenza di genere, gravidanza indesiderata, violenza su figlia

No, non è il titolo di una fiaba, ma la mia personalissima interpretazione di un fatto realmente accaduto. Ne ho già parlato nel post precedente, ma ora voglio dargli ampio spazio.
In Brasile, una bambina di nove anni veniva stuprata dal patrigno da quando ne aveva sei ed in seguito alle continue violenze è rimasta incinta. Vista la giovanissima età, l'apparato riproduttivo della piccola non è ancora sviluppato, quindi portare avanti una gravidanza comporta un rischio serio per la sua vita. I medici hanno subito chiarito quali potevano essere le conseguenze: rottura dell'utero (e quindi sterilità permanente), morte per emorragia, fistole, e quant'altro. Le prime due sono chiare a tutti, ora vediamo di spiegare in parole povere cos'è una fistola: si verifica una lacerazione molto profonda a livello dell'utero e della vagina che arriva a metterli in comunicazione con il retto (sito posteriormente) e/o con la vescica (sita anteriormente): la bambina ne sarebbe uscita devastata, sempre che fosse sopravvissuta. Una delle conseguenze più gravi della fistola è l'incontinenza fecale e/o urinaria. Molte donne affette da fistole vengono anche emarginate dalla società.
Finita la presentazione della bambina, ora vi parlo delle Bestie: la numero uno è l'arcivescovo José Cardoso Sobrinho, che ha deciso di scomunicare i medici, che hanno somministrato i farmaci abortivi alla bambina e la madre, che ha deciso di far abortire la figlia. Tutte le altre Bestie sono gli esseri immondi che popolano il Vaticano (tra cui il Papa), che hanno ovviamente (avevate qualche dubbio?) appoggiato la decisione del talebano, ops scusate, dell'arcivescovo. Secondo le Bestie, la legge di Dio è superiore a qualunque legge umana e non si può rispondere ad una violenza con un'altra violenza (ovvero l'aborto).
Giunti a questo punto, è doveroso chiedersi: ma che cosa c'è di violento nel salvare la vita di una bambina? Dove sta il rispetto della vita se si condanna a morte una bambina di 9 anni che è incinta perché è stata STUPRATA? Qualcuno me lo spieghi: ma non con le parole di un qualche Vangelo strampalato...usate le vostre parole, usate la vostra testa! Sempre che ne abbiate una...
Proprio ieri il Papa ha fatto il suo discorso dell'8 marzo, parlando del rispetto delle donne e bla bla bla... forse non è ancora chiaro, ma io con le sue parole mi ci pulisco il didietro! Perché non si può parlare di rispetto delle donne e scomunicare dei medici che stanno cercando di salvare la vita di una bambina innocente. Piuttosto teniamo chiusa la boccaccia. Non me ne frega una mazza delle parole, quando poi nei fatti si commettono queste atrocità. Mi fa schifo questa IPOCRISIA. Mi fa vomitare.
Bestie che non siete altro, VERGOGNATEVI. Vergognatevi perché la Chiesa scomunica chi salva la vita di una bambina e nasconde e protegge pedofili e stupratori. VERGOGNATEVI.
Per chi vuole indignarsi fino in fondo, lascio anche questo articolo: potete leggere i pareri-paraculo (perché non si può mai rischiare di tirare fuori i coglioni ed esprimere davvero la propria opinione) di altre Bestie (non voglio svelarvi l'identità, scopritela da voi). Si legge: "Probabilmente è stata la scelta giusta" (probabilmente???), oppure "...resto contrario all'aborto persino in un caso limite come questo. Però quella scomunica mi sembra eccessiva" (no comment), oppure "Non mi tirerà fuori un giudizio su questo episodio..." (non preoccuparti, la caccia alle streghe è finita, parla pure).
Eh già, è così difficile ammettere che questi preti sono CRIMINALI tanto quanto i pedofili e gli stupratori. Molti di loro lo sono già, ma voi non lo sapete perché nessuno ve lo dice: praticamente stuprano i/le bambini/e e, quando i genitori vogliono denunciare, loro si impongono affinché non vengano coinvolte le forze dell'ordine. E sapete come va a finire poi? Che i preti "per punizione" vengono trasferiti da un'altra parte....così possono trovare nuovi/e bambini/e da abusare. Insomma, proprio un bell'affare per questi pezzi di merda! Meglio di così non gli poteva andare!
Ed è sempre più difficile ammettere che sono CRIMINALI...Mamma mia com'è difficile...Quando aprirete gli occhi tutti quanti? Oppure vi fa comodo non vedere...e intanto la vostra omertà distrugge la vita dei bambini...
Tutto l'Amore del mondo alla piccola.
Vedi le altre immagini contro la pedofilia QUI.
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